giovedì 12 dicembre 2019

Un Mondo secondo il Cuore di Dio



Non è cosa facile immaginarsi la vita degli uomini in una forma diversa da come ci si presenta ordinariamente. Tuttavia, l’uomo che superasse con uno sguardo profondo le mille vicende dell’attuale stato del mondo, potrebbe farsi questa domanda: come si sarebbe sviluppata la storia dell’umanità senza il peccato? Questa domanda ha un valore pratico, benché a prima vista non sembri. Lo sforzo di Gesù, nella sua predicazione, è proprio centrato in questo: restituire l’uomo a quello stato nel quale Dio lo “ha creato” e che ha stabilito per lui: «Siate santi, come santo è il vostro Padre celeste» 

Se il peccato non fosse penetrato nella storia dell’uomo, questa si sarebbe sviluppata con la spontaneità con cui si svolge il gioco dei bambini sotto lo sguardo affettuoso del padre; in breve, saremmo bambini felici. Adesso conosciamo il bene e il male, ma non siamo felici. Tuttavia, l’uomo aspira costantemente alla felicità, ma, siccome non la cerca dove l’ha perduta, si è creduto capace d’inventarla. Per un istante pare che la raggiunga, ma quella felicità è fugace, e un’altra “invenzione” viene a riempire il vuoto che aveva lasciato la precedente; e così di seguito. 

Da ciò si potrebbe concludere: le invenzioni, che sono considerate come un progresso, sono conseguenza evidente del peccato. Senza di esso, le “invenzioni”, che sono l’orgoglio dell’uomo “caduto”, non esisterebbero. Questo non vuol dire che non le conoscerebbe; probabilmente le conoscerebbe meglio di quanto non le conosca ora, ma non darebbe loro l’importanza attuale, perché la conoscenza e la gioia del possesso di Dio riempirebbe la sua anima in un modo inconcepibile per noi. Diamo forse importanza alla luce di una lampada quando abbiamo il sole raggiante di mezzogiorno? 
E, tuttavia, quella stessa lampada l’accendiamo a mezzanotte, e se non avessimo visto il sole, crederemmo che quella lampada è insostituibile. Questo ci porta ad una conclusione sommamente semplice: il peccato ha immerso l’uomo nelle tenebre; e questi, in luogo di chiedere a Dio la vera luce, ha creduto di poterla inventare. Le invenzioni tecniche sono le lampade che l’uomo ha acceso in questa oscurità. Esse hanno riaffermato l’uomo in questo mondo, lontano da Dio, così che se ne considera padrone. L’uomo, anche credente, pensa che le invenzioni sono uno sviluppo dell’intelligenza che Dio gli ha dato. Bisogna dirgli che il vero sviluppo dell’intelligenza umana deve avere un’altra direzione: la conoscenza di Dio. 
Per questo Egli gliel’ha data, se non esclusivamente, certo principalmente. Il peccato ha cambiato l’orientamento delle conoscenze dell’uomo: anziché in senso verticale, l’ha realizzato in senso orizzontale. E l’uomo si è talmente approfondito in quelle conoscenze, che è arrivato alla pazzia di credere non necessaria l’esistenza e l’assistenza di Dio. 

Il tornare a quell’infanzia spirituale desiderata da Dio è per l’uomo un’opera più difficile che non la realizzazione di un volo spaziale. Tuttavia, le parole di Gesù sono lì come un invito dolce e forte insieme: «Se non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli», come pure queste altre: «In verità ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può entrare nel regno di Dio» 

Se cerchiamo di approfondire questo ritorno all’infanzia, troveremo diversi elementi fondamentali per costruire l’autentica felicità umana. 

L’attuale angustia dell’uomo ha cessato di essere un’anormalità per diventare qualcosa di normale. Questa condizione è stata causata dall’assenza di Dio. Mai come oggi Dio ha cessato di essere il centro della vita dell’uomo; e questo in un modo cosciente. Altri centri hanno assorbito l’interesse e l’attenzione degli uomini. Ma quelli non sono i centri naturali, voluti da Dio; da ciò i risultati opposti alla vera felicità umana; una specie di distorsione tormenta l’uomo nel più profondo del suo essere . 

Il ritorno all’infanzia predicato da Gesù è la soluzione profonda, che arriva alle radici del male che risiede nell’essere umano, restituendogli la vita “normale”. Per questo è necessario comprendere in che consiste quella nuova nascita, la quale deve essere tradotta in realtà con tutta la generosità della volontà, rinvigorita questa dalla grazia. 
Nessuna zona dell’anima umana può disinteressarsi di questo lavoro rigeneratore. Nel momento che un’altra idea, o un altro lavoro, siano equiparati a questo, quella rinascita non avviene. 
E l’uomo rimarrà in quella condizione di angustia morale- spirituale. 

Quella rinascita è una specie di parto realizzato dall’unione profonda della grazia e della volontà umana. Questa, in sé stessa, non trova altro che un caos di istinti e di passioni che combattono nell’oscurità. Se l’uomo si chiude in sé stesso, credendosi capace di ordinare quel caos, si indurirà progressivamente fino a farsi un Dio. Per un osservatore superficiale quest’uomo può essere arrivato ad un dominio apparente delle forze cieche che si agitano in lui. Ma l’osservatore che ciascuno porta dentro di sé non può non sentire l’inquietudine in cui vive l’altra parte del suo “io”, che si è creduta autosufficiente per rigenerarsi. 
***
JOSÉ BARRIUSO 

"Signore, insegnaci a pregare!"



Raccolta di preghiere della Serva di Dio LUISA  PICCARRETA 

 La preghiera nella Divina Volontà 

...Avendo fatto la Comunione, stavo dicendo a Gesù: «Ti amo», e Lui mi ha detto: “Figlia 
mia, vuoi amarmi davvero? Dì: Gesù, ti amo con la tua Volontà; e siccome la mia Volontà 
riempie Cielo e terra, il tuo amore mi circonderà ovunque e il tuo «Ti amo» si ripercuoterà lassù 
nei Cieli e fin nel profondo degli abissi. Così, se vuoi dire «Ti adoro, ti benedico, ti lodo, ti 
ringrazio», lo dirai unita con la mia Volontà e riempirai Cieli e terra di adorazioni, di benedizioni, 
di lodi, di ringraziamenti nella mia Volontà. Queste sono cose semplici, facili ed immense”. (Vol. 
11°, 02.10.1913). 

a cura di D. Pablo Martín

I Segni dei tempi sono evidenti!



La pace del Signore, che dura per sempre, vi sarà regalata nel Nuovo Regno di Mio Figlio e così la vostra vita si trasformerà nel modo più meraviglioso possibile. Sarà uno dei cambiamenti più belli della vostra vita attuale, perché dove dimora la pace non esistono le guerre, conflitti, l’avidità e l’invidia. Il peccato la non esisterà, ma voi dovete essere preparati per questo meraviglioso tempo!

Approfondite il vostro rapporto con Noi! Visitate i vostri luoghi sacri, partecipate alle messe, andate a confessarvi e pregate!

Chi ha occhi per vedere osservi, chi ha orecchie ascolti, perché i segni dei tempi sono chiari e solo chi si allontana da Noi, li interpreterà per quello che non sono, li “banalizzerà” e li renderà “insignificanti”. Figli Miei chi invece guarda e ascolta veramente con attenzione, capisce in quale periodo vi trovate e che gli avvenimenti della fine dei tempi vengono a voi a grande velocità.

Guardate e ascoltate, perché chi vuole restare cieco e sordo avrà un brutto risveglio.

La vostra Mamma Celeste che vi ama.

Mamma di tutti figli di Dio.

Sant’Agostino



Le lagrime si vedono, ma non si odono; le lagrime scorrono, non risuonano. Eppure hanno la loro voce, come aveva la sua voce il sangue di Abele... Poiché anche le lagrime sono il sangue del cuore. (Serm. 77/B, 6)

IL CURATO D'ARS SAN GIOVANNI MARIA BATTISTA VIANNEY



Un piccolo pastore sotto il Terrore (1793-1794).  

***
I fanciulli dimenticano o si consolano presto e con, poco; e nei terribili mesi in cui la rivoluzione metteva a sangue la Francia, continuavano a cantare e saltellare come i greggi. Giovanni Maria allora viveva lunghe ore in pace, in mezzo alla natura sempre calma, dalla quale l'uomo nemico non aveva cancellato completamente ogni traccia di Dio.  
L'orizzonte di Dardilly è ampio e bello: il paese si eleva all'estremità di un altipiano un po' montuoso, che ha il suo pendio dalla parte di Lione, e di là si distendono il Montd'Or, i colli della Fourvière già abbastanza vicini. È certo però che di tutte queste alture non si interessava molto lo sguardo ed il pensiero di Giovanni Maria; preferiva le sue praterie dilette, già tanto famigliari, che rivestivano del loro verde le valli al Pré-Cusin, al Chène-Rond, o al Chante-Merle, cioè le pasture del suo gregge.  
L'8 maggio 1793 entrava nei suoi sette anni, ed essendo abbastanza grande per potere incominciare ad essere utile, gli fu affidata la guardia del gregge. Da allora, due volte al giorno, conduce al pascolo l'asino, le vacche, le pecore della sua stalla, tenendo per mano Gothon, sua sorella minore, perché i sentieri che guidano alla valle sono tortuosi e difficili. La partenza era stata preceduta da parte di entrambi dalla promessa di essere buoni, promessa che sarà anche facile mantenere, perché, venendo da casa, hanno portato un po' di lana, e, pure restando alla custodia del gregge, lavoreranno la propria calza.  
La profonda valle di Chante-Merle ha perso qualche cosa del suo incanto, delle sue ombre suggestive che disponevano al raccoglimento della solitudine; ma possiede ancora delle attrattive, colle sue aiuole circondate da fiori, quale la rosa canina, da ontani e da tremule. Vi hanno la loro dimora gli uccelli canori e di qui viene precisamente il nome stesso. Dire che Giovanni Maria abbia amato questo incanto di natura è poco: ne conservò sempre un caro ricordo, e, tra le sollecitudini e le acclamazioni della folla, lo si sentirà gettare dei sospiri, ricordando questi campi paterni, perché là era sempre stato felice, avendo avuto il tempo di pregare e di pensare all'anima sua 14.  
La madre dava certo un buon indirizzo in proposito. Appena giunti al prato, il fratello e la sorella si inginocchiavano per offrire a Dio la loro fatica di piccoli pastori, e si mettevano poi alla guardia, sempre solleciti che gli armenti non portassero danno al raccolto dei vicini 15.  
Non vi ha dubbio che Gothon avrebbe passato volentieri il suo tempo a chiacchierare con Giovanni Maria, perché egli conosceva belle storie, le raccontava i fatti dell'antico e nuovo Testamento, le insegnava le sue preghiere e le dava anche dei consigli circa la pietà. «Vedi, Gothon, quando vai alla Messa devi essere molto modesta», e colla pratica le insegnava come avrebbe dovuto comportarsi 16. - Ma il fanciullo, che un giorno era stato sorpreso in contemplazione in una stalla, non cessava di provare questa fame di Dio che è il supremo sospiro delle anime sante. «Fa tu la mia calza - diceva a Margherita _ io devo andare a pregare là, vicino al ruscello» 17. Vi era da quella parte un salice in cattivo stato e Giovanni Maria collocava la statua in un buco del vecchio albero, la circondava di muschio, di fronda e di fiori; poi si poneva in ginocchio e cominciava a sgranare il suo Rosario, sostituendo le sponde del ruscello alla chiesa deserta, ove più nessuno pregava.  
Qualche volta l'angelico giovinetto preparava per la sua statuetta un altare provvisorio e, servendosi della terra del pascolo, costruiva piccole cappelle per collocarvi santi o preti da lui modellati 18. Aveva in questo una certa abilità che l'istruzione avrebbe potuto sviluppare: si sa che costruì colle sue mani una statua della Vergine, «che era discreta»; suo padre stesso si era interessato a farla cuocere nel forno, e fu lungamente conservata nella casa 19. Quando l'altare provvisorio era terminato, Giovanni Maria e Gothon, risvegliando vaghi ricordi di processioni, di Corpus Domini ormai aboliti, ripetevano squarci di sacri canti.  
Vi erano intorno anche altri pastori che non erano sempre ben educati e Giovanni Maria non poteva impedire che venissero a cercare la sua compagnia. In certi giorni specialmente, molti passavano nei campi dei Vianney, contemplando con meraviglia l'altare provvisorio, circondato di verde, e facevano all'artista mille domande, alle quali rispondeva né imbarazzato, né infastidito. Ma questi fanciulli, che avevano pure pressappoco la sua età, che cosa potevano sapere della sua statuetta? Avevano bensì assistito anch'essi alle funzioni che si tenevano nella chiesa, ma che cosa sapevano comprendere delle funzioni domenicali o festive? Fra costoro Giovanni Maria, senza saperlo, diventa un apostolo ed un catechista. In piedi presso il rustico altare, egli ripete quello che ha udito nel silenzio inquieto delle notti. ed insegna le preghiere che aveva imparato da sua madre.  
«Un fanciullo - ammonisce - non deve disubbidire ai suoi genitori, non deve dire bestemmie o parole volgari», e conclude con gravità: «Siamo buoni, amiamo di cuore il Signore». Nelle grandi ombre di Chante-Merle sta per sbocciare una vocazione sacerdotale.  
Siccome l'uditorio poco si adattava a queste prediche, i sermoni dovevano essere necessariamente molto brevi. dava anche delle processioni, e, mentre in tutta la Francia erano state proibite le cerimonie religiose, in questa valle oscura ed ignota al mondo, vi erano dei pastori che seguivano in fila una croce fabbricata con due bastoni, e recitavano il Rosario, accompagnandolo con ingenui cantici. «Ero quasi sempre io che facevo il curato» 20 dirà poi un giorno Vianney, non senza una dolce fierezza, quando ormai altri suoi sogni si saranno avverati.  
Ma quando non erano questi pii divertimenti che radunavano i pastori, Vianney non aveva gusto a trovarsi con loro 21; non amava i loro giuochi rumorosi e turbolenti, e soprattutto non gli garbavano certe proposte che a lui si facevano. Solo alcune volte, col pio intento di fare loro piacere, accettava di giuocare con essi alle piastrelle. Andrea Provin, che fu compagno di infanzia di Giovanni Maria, e che era più giovane di lui solo di due anni, 70 anni più tardi, parlando di questi giuochi, ha potuto dire: «Era molto più destro di noi e ci vinceva facilmente. Quando perdevamo, di solito, eravamo tristi, ed egli, vedendo la nostra pena, diceva: allora non si doveva giocare. Ma infine per consolarci ci restituiva ancora il nostro denaro e ci metteva sempre un soldo di più».  
Spesso portava a Chante-Merle un grosso pezzo di pane ricevuto dalla mamma, e lo divideva con i compagni più poveri, acquistandosi, con questo gesto caritatevole, l'autorità di rimproverare liberamente anche quei compagni più grandi di lui che, in un eccesso di collera, si permettessero di percuotere i loro compagni o le bestie. «Questo non si deve fare - diceva con dolcezza - è peccato». Di solito veniva ascoltato: ma talvolta l'osservazione non garbava al ragazzo vizioso, più vecchio) che allora si permetteva di colpire Giovanni Maria alle gambe, ben sicuro che quei colpi non gli sarebbero stati resi 22.  
Fortuna volle che fra quei ragazzi ve ne fossero alcuni veramente educati e buoni come Francesco Duclos, Andrea Provin, Giovanni Dumond 23; e, quando Gothon non poteva accompagnare suo fratello, il padre permetteva a Giovanni Maria di prendere con sé uno di questi ragazzi. «Vieni - disse un giorno al piccolo Duclos - ho con me un buon desinare e lo divideremo».  
Un giorno, a Chante-Merle, Giovanni Maria si era nascosto li pregare in mezzo ai salici argentati, che fiancheggiavano il ruscello dei Planches. «Dov’è?» domandarono i pastori dei campi vicini. E Francesco Duclos, tradendo col suo piccolo dito il pio eremita, lo indicò, e condusse gli altri verso il salice: lo trovarono inginocchiato in preghiera.  
In un pomeriggio d'estate il fanciullo partiva dalla casa paterna con un carico di grano, che doveva portare fino al mulino dei Saint-Didier, e la figlia dei vicini, Maria Vincent, che era della stessa età di lui, volle accompagnarlo; non avendo trovato difficoltà da parte dei parenti, si misero dunque in cammino in una giornata afosa, e si fermarono in un luogo molto ben ombreggiato per riposare: era questa l'ora delle confidenze. Maria guardava il piccolo fanciullo, così tranquillo, così obbediente, e così dolce nei suoi occhi azzurri.  
- Giovanni Maria, - disse candidamente - se i nostri genitori fossero d'accordo, ci potremmo sposare!  
- Oh no, mai - riprese con vivacità l'altro, mal celando la sua sorpresa - non parliamo più di queste cose, Maria.  
Si alzò, prese la briglia dell'asino, e continuarono la strada verso il mulino.  
Sessant'anni più tardi Maria Vincent, seduta sulla porta della sua casa, colla conocchia in mano, raccontava, senza amarezza e con voce intenerita, questo grazioso idillio, il più bello e forse l'unico della sua vita 24.  
In Giovanni Maria si sviluppava già questa modestia, questa delicatezza innata, che gli fece disprezzare le tenerezze più care e più legittime. «Sapevo che era lecito, - dirà più tardi - tuttavia, qualche volta, ho rifiutato di abbracciare anche la mia povera madre» 25  
***
Canonico FRANCESCO TROCHU 

ORAZIONE A GESU' CROCIFISSO



Eccomi o mio amato buon Gesù, che alla santissima Vostra presenza prostrato, Vi prego col fervore più vivo a stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati e di proponimento di non più offenderVi: mentre io con tutto il cuore e con tutta la compassione vado considerando le Vostre cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Voi il Santo profeta Davide: Hanno forato le mie mani e i miei piedi ed hanno contato tutte le mie ossa. Pater, Ave, Gloria. 

mercoledì 11 dicembre 2019

E’ una lotta per la sopravvivenza della fine dei tempi!



Gesù: figlia Mia. So che questo è molto difficile per te, ma il tempo si avvicina. La Mia Seconda Venuta è più vicina di quanto crediate, per questo abbandonatevi completamente alla Mia protezione. Io infatti verrò a liberarvi dalle grinfie e dalle tentazioni del maligno e chi si abbandona completamente a Me, chi ha completa fiducia in Me e Mi dedica tutta la sua vita, potrà venire con Me e lo attenderà un tempo glorioso.

E’ una lotta per la sopravvivenza della fine dei tempi, perché il male si è diffuso molto : adombra e tenta di sopprimere tutto ciò che è BUONO.

Ricordate che quando la paura, le preoccupazioni, i dubbi e l’ insaddisfazione si diffonde in voi, è il diavolo ad essersi avvicinato di soppiatto a voi! Non date spazio a questi sentimenti, perché vi allontanano dalla via verso di Me! Venite quindi subito a Me  al vostro Gesù, che vi ama tantissimo, affidatateMi ciò che rattrista e opprime il vostro cuore, perché chi concede spazio al diavolo avrà in sé pensieri ingiusti, malvagi e distruttivi, invece chi viene a Me sarà ricolmato con il Mio amore e con la Mia pace.

Figli Miei. L’altro mondo in cui vivete voi, che siete completamente vicini a Me, è quello che vi verrà offerto in completezza dopo i tre giorni di buio. Il salto in quel mondo è meraviglioso però è molto difficile per la maggioranza di voi, conciliare questi due mondi in uno solo è infatti impossibile per chi è completamente immerso nell’attuale mondo, cioè nella vita terrena qui da voi.

Per questo, figli Miei è così importante passare ancora più tempo con e vicino a Me! Ogni santa messa vi regala forza, ogni visita a Me dona pace ai vostri cuori. Chi Mi accoglie nel Santissimo Sacramento dell’Eucaristia vienne rinvigorito e innondato con il Mio amore.

Pertanto venite, figli Miei, venite tutti a Me, ricevete i Miei santi Sacramenti e passate del tempo con Me. Davanti al Santissimo Sacramento potete abbandonarvi completamente a Me e tutto ciò che vi circonda, sarà irrilevante perché la vostra anima anela solo a Me, al vostro Gesù e al ritorno a casa dal Padre! Questo è tutto quello di cui ha bisogno per essere felice perché essa sa, da dove proviene e sa che cosa l’ aspetta con il Signore.

I tempi più difficili devono ancora venire, ma ti assicuro che proteggerò sempre voi, i Miei figli fedeli. Sarò con voi, e agirò per voi, ma voi vi dovete consegnare completamente a Me in modo tale che Io possa compiere i Miei miracoli con voi e attorno a voi.

Io vi amo.
Il vostro Gesù.
Il Salvatore di tutti i figli di Dio.

TRATTATO SULL’INFERNO



ESORCISMO DEL 21/2/1984

 IL CIELO COSTRINGE SATANA A PARLARE

Esorcista - In nome della SS.ma Trinità, del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, in nome di Maria, l'Immacolata Concezione, di' ciò che Dio ti impone di dire; solo la verità, su tutto il resto taci!

Demonio - Io parlo solo quando l'Altissimo o Quella (Si riferisce alla  Madonna) lo vogliono e  mi costringono a questo. Se dipendesse da me, io non parlerei. Noi non vorremmo mai parlare, non avremmo mai voluto dire tutto ciò che l'ossessa ha dovuto dire. Noi vorremmo tacere tacere... tacere... (Grida). Io non voglio parlare.

Esorcista - Tu devi parlare e dire ciò che la SS.ma Trinità e la Madre di Dio ti impongono di dire, che lo voglia o no. In nome…

Demonio - Sì, sono costretto a farlo e questo è per me una tremenda umiliazione. E' spaventoso dover dire cose che servono alla vostra salvezza. Sarebbe meglio per me essere tormentato dal vecchio (Il vecchio è Satana), piuttosto che parlare per voi. Io non voglio parlare.

GLI ANGELI: AIUTO E DIFESA CONTRO L'INFERNO

Esorcista - Di' ciò che il Cielo ti comanda di dire. In nome…

Demonio - Il Cielo vuole che in questo tempo finale vengano invocati gli  angeli,  come abbiamo già dovuto dire altre volte. In questo tempo spaventoso in cui l'Anticristo è già all'opera, anche se non ancora apertamente, è una grave trascuratezza non cercare l'aiuto degli angeli: può portarvi all'eterna rovina. Questa è una verità che io odio e mi tormenta il dovervela dire, perché reca danno a noi dell'inferno, ma sono stato costretto a dirvela dall'Altissimo e da Quella... (Grida come un pazzo). Non voglio parlare!

Esorcista - In nome…

Demonio - Gli angeli possono fare da contrappeso all'inferno, possono neutralizzare le insidie che noi vi tendiamo e il male che cerchiamo di farvi. L'Altissimo ha affidato agli angeli tutti gli uomini e tutto l'universo. Per la loro grandezza, maestà e potenza nessun'altra creatura è paragonabile a loro. Gli angeli sono in Cielo ed anche sulla terra, ma la loro azione a vostro vantaggio resta inefficace se voi non li invocate e se non ponete in essi la vostra fiducia. Esiste un'armonia meravigliosa in questo mondo angelico che noi assolutamente non vorremmo manifestare: tutto è armonia e grazia che solo l'Altissimo (Guarda all'insù) poteva concepire e donare a voi per venirvi in aiuto. Io, Belzebub, sono costretto dall'Altissimo a dirvi questo, anche se non vorrei. Sono costretto a dirvi come sono gli angeli perché ho visto il loro regno e conosco la loro maestà. Avrei preferito non vedere tutto questo, perché il ricordo della loro gloria mi brucia e mi brucerà per sempre. Anch'io avrei potuto essere come loro, ma non ho voluto piegarmi ai disegni dell'Altissimo, non ho voluto servire. No, io non servo, non voglio servire e per questo dovrò espiare per tutta l'eternità! (Urla). Non voglio più parlare!

CHI NON INVOCA GLI ANGELI SI PRIVA DI GRANDI GRAZIE

Esorcista - In nome...

Demonio - E' un grande male per voi, un guaio spaventoso e tragico che non preghiate più i vostri angeli; dovreste pregarli e molto. Se sapeste quali grazie essi possono ottenere a chi li prega! Naturalmente è la Vergine la grande mediatrice di tutte le grazie, ma anche gli angeli possono far molto a vostro vantaggio. Essi sono al servizio dell'Altissimo (Guarda in alto) e sono sempre pronti a ogni suo più piccolo cenno. Tante cose sembrano inutili a voi uomini, ma vi ingannate. Non voglio più parlare.

Esorcista - In nome…

Demonio - Io non vorrei parlare, ma devo! Moltissime grazie vanno perdute per l'umanità perché non prega gli angeli e in particolare gli angeli custodi. Sono moltissimi quelli che non pregano nemmeno una volta all'anno il loro angelo custode, mentre egli sta loro vicino, li serve continuamente e con sollecitudine porta loro aiuto giorno e notte. Gli angeli sono spiriti fedelissimi, santi, puri. Nessuna madre, tranne Lei (La Madonna), è così premurosa con le sue creature quanto l'angelo lo è con voi. E' disastroso non accogliere tali grazie e non pregare questi puri spiriti potenti e servizievoli. Ed, è rovinoso per voi che troppo poco vi si parli del loro aiuto. Basta, non voglio più parlare!

LA VANITA' DELLA GLORIA TERRENA

Esorcista - Parla in nome…

Demonio - Io sono il secondo in altezza (Cioè: dignità) e mi trovai d'accordo con la scelta di Lucifero; per questo fui espulso violentemente dalla beatitudine del regno dei Cieli e fui precipitato nell'oscuro regno dell'inferno. Mille e mille volte al giorno io vorrei recitare le parole degli angeli, se questo mi fosse possibile e fosse utile. Ma ormai non posso più e anche se potessi non mi servirebbe a niente. Io sono dannato, perduto per l'eternità, perduto per sempre! Purtroppo, per mia sofferenza, per mia umiliazione, oggi devo dirvi ancora una parola su ciò che voi uomini avete dimenticato. Proprio in questo vostro tempo, il tempo non della giusta valutazione, ma dell'esaltazione del corpo, ogni pretesto vi appare buono per peccare contro il pudore e la purezza. Anche lo sport vi aiuta in questo. Pensate alle pattinatrici o alle atlete di altri sport: pur di avere più possibilità di vittoria si svestono in maniera esagerata. Ma la ragione vera è un'altra: non è per conseguire più facilmente la vittoria che si spogliano in quel modo, ma per una questione di vanità. Basta, non voglio più parlare!

GUAI ALLE DONNE VESTITE SENZA PUDORE

Esorcista - Continua e di' la verità in nome di...

Demonio - Quante donne oggi, per la superbia della carne, mostrano in maniera provocante il loro corpo! Senza pudore! Senza disagio! Con la più grande naturalezza, fingendo di non rendersi conto che stanno provocando scandalo a tante persone e favorendo così la propria e l'altrui rovina eterna. Quanti e quanti uomini, infatti, e quanti e quanti bambini sono portati a guardarle con malizia! Guai a chi pecca e fa peccare in questo modo! Sono costretto a dire che una donna che non è vestita correttamente talvolta pecca senza esserne pienamente consapevole, ma non per questo è senza colpa, perché genitori, sacerdoti ed educatori almeno qualche volta le hanno parlato del pudore, e se anche non fosse stata educata in questo senso glielo grida la sua coscienza che un certo abbigliamento diventa provocazione e tentazione per chi la vede così poco vestita. E così, quando si ostina a ignorare questo, induce molti uomini e molti bambini e giovani a pensieri peccaminosi, li rende facilmente vittime della passione della carne e li porta a peccare gravemente. L'Alta (Parla della Madonna) a Fatima ha  raccomandato: "Vestitevi decentemente e imparate da me". Ma ora basta, non voglio parlare!

EVA HA RIPARATO NELL'UMILTA' E CON LE LACRIME

Esorcista - Di' solo la verità in nome...

Demonio - "Davanti a Dio l'umiltà è il più bel ornamento". Questo l'ha detto l'Alta. Lei disse anche: "Molti vanno all'inferno per il peccato di impurità". La donna pecca non solo quando si scopre in modo sconveniente, ma fin da quando nella sua mente si propone di far questo. Il volersi affermare non tanto con la bellezza dell'anima (cioè con le virtù), ma col fascino del corpo è già una colpa. E quanto è diffusa questa colpa! E quanto è sottovalutata! Quante donne diventano delle tentatrici per l'uomo, come lo fu Eva! Io, Belzebub, sono stato costretto a dirvi questo, ma non voglio più parlare!

Esorcista - Parla, in nome...

Demonio - Eva, dopo la cacciata dal paradiso terrestre, ha sempre custodito il pudore; ha riconosciuto il suo peccato e si è pentita amaramente. Anche Adamo si è pentito con lei. Hanno pregato insieme e insieme hanno molto pianto. Hanno supplicato l'Altissimo di perdonarli e di concedere loro almeno l'ultimo posto in paradiso. Dopo il loro peccato sono vissuti umilissimi e da allora Eva non ha più creato occasioni neanche per la più piccola colpa. Da allora fu sempre fedele a Dio: ha fatto tutto il possibile; però sarebbe stato meglio se non avesse peccato nel paradiso terrestre. Io non voglio più parlare.

IL CASTIGO PER CHI PECCA CONTRO IL PUDORE

Esorcista - Di' la verità in nome di...

Demonio - Quante donne di oggi creano danni irreparabili nelle anime di molte altre persone, per cui, se pentendosi in tempo riusciranno a salvarsi, in purgatorio dovranno pagare amaramente questo loro peccato: bruceranno in tutte quelle parti del loro corpo che hanno spudoratamente scoperto. I loro torbidi pensieri di oggi e il loro insano e ostinato desiderio di apparire o di provocare daranno vita per loro a un'atroce tortura. Se poi non si convertiranno, bruceranno per sempre all'inferno. La loro pelle ... (Grida). Io non voglio parlare!

Esorcista - Parla in nome…

Demonio - La loro pelle si staccherà a brandelli e cadrà. Allora saranno davvero carne nuda, carne sanguinante, se non si saranno pentite, amaramente pentite fin che erano in tempo, se non avranno espiato per quanto hanno rovinato in altre anime. Questo ve l'ho dovuto dire, ma ora non voglio più parlare.

LA GLORIA DEL MONDO PORTA ALL' INFERNO

Esorcista - Di' la verità in nome di...

Demonio - Tu mi costringi a parlare della tragedia che chiama in causa ogni uomo, obbligato a scegliere tra l'Altissimo e la sua legge da una parte, e il rifiuto di Lui e della sua legge dall'altra... tra la gloria eterna e la dannazione eterna. Io sono costretto a ripetere ciò che un santo sacerdote diceva nell'insegnamento della dottrina ai suoi bambini: "Seguite sempre l'Altissimo in umiltà. Se sarete disprezzati, sopportate questo con umiltà e pazienza, ma fate soltanto ciò che vuole l'Altissimo e osservate sempre i suoi comandamenti. Osservateli fino alla morte. Siate fedeli fino in fondo e l'Altissimo vi darà la corona della vita eterna. (Grida piangendo). Sono parole tremende, ma vere...! Quasi nessuno però ci crede; la mentalità che oggi domina nel vostro mondo è all'opposto: quasi tutti cercano il successo, il potere, il piace- re, la ricchezza. Si vuole essere onorati, ammirati. Soprattutto è idolatrata la bellezza. L'Altissimo non esercita più alcun fascino su di voi, ciò che vi affascina oggi è tutto ciò che si oppone a lui. L'Altissimo vi appare come nemico della vostra gioia e della vostra libertà, gioia e libertà che vi illudete di trovare lontano da lui e contro di lui. E' questo il grande inganno che siamo riusciti a seminare in tutto il mondo.

CHI SERVE LA VERITA' E' CALPESTATO IN QUESTA VITA

Demonio - Chi vive secondo la legge dell'Altissimo non conta niente, è deriso, è calpestato, è disprezzato. Ma sono anche costretto a dirvi che un giorno si capovolgeranno le sorti: i gaudenti saranno colpiti dalla giustizia dell'Altissimo. Per questo, o uomini, pensate alla vostra fine; la vostra vita e i vostri piaceri passeranno molto più in fretta di quanto non pensiate. Chi invece in questa vita ha sofferto ed è stato umiliato per la sua fedeltà conoscerà la gloria per la vita eterna. Sembravano sconfitti, ma appariranno vincitori; sembravano pazzi, ma appariranno come i veri sapienti, perché hanno guardato all'esempio di Colui (Si riferisce a Cristo) che li ha preceduti e sostenuti con la sua forza. Come fu cantato il solenne "Osanna" quando Lui (Si riferisce ancora a Cristo) entrò nei cieli, con altrettanta gioia saranno accolti i suoi nella gloria eterna. Dopo una vita di dolori e di disprezzo, di vergogna e di fatica, di tenebre e di croci ... raccoglieranno e per sempre la gioia meritata. Il pensiero della loro vittoria ci riempie di rabbia. Ma ora bastaaaaa... non voglio più parlare!

LA "BELLEZZA SECONDO IL MONDO" FARA' SPAVENTO

Demonio - Chi ora è disprezzato per la sua fedeltà all'Altissimo splenderà di una bellezza impensabile, ma coloro che in vita si sono insuperbiti per la loro bellezza avranno un aspetto terrificante: essi per primi ne proveranno orrore. I loro volti, un tempo affascinanti e ammirati, diventeranno come il viso di un lebbroso; i loro corpi saranno torturati in eterno dai vermi dell'impurità e sarà pestifero l'odore che emaneranno per i loro peccati. Nulla più resterà della loro bellezza. Ogni dannato contribuirà a fare dell'inferno la "mostra degli orrori". Basta, non voglio parlare!

UMILI DI CUORE, MA FORTI NEL TESTIMONIARE

Esorcista - Parla in nome di...

Demonio - E' difficile accettare di essere umiliati; ma io, Belzebub, sono costretto a dirvi: esercitatevi nell'umiltà, coltivate il pudore e osservate tutti i comandamenti fin che siete in tempo. Umiliatevi e lasciatevi umiliare dagli altri anche se non lo avete meritato. Piegate umilmente il capo, anche se siete nel giusto. Piegate il capo tranne nel caso che sia Dio a non volerlo. Un sacerdote, ad esempio, deve presentare sempre chiaramente e completamente la fede, disposto a combattere in difesa delle verità tradite o taciute dai modernisti che si sono infiltrati nella Chiesa; deve parlare non solo della misericordia, ma anche della giustizia dell'Altissimo; deve parlare del premio eterno e del castigo eterno; deve parlare degli angeli e anche di noi, angeli ribelli e dannati; deve parlare del peccato e non tacere, come molti fanno in questo tempo. Naturalmente anche un laico non deve mai piegare il capo quando è in gioco la verità; se poi per questa sua fedeltà incontrerà grandi lotte e penose opposizioni ... preghi e si sacrifichi per le persone incredule che lo fanno soffrire. Oggi non pochi sacerdoti cattolici si sono smarriti, non sanno più da che parte andare e questo perché, più che restare radicati nella loro fede, si sono lasciati condizionare dalle varie opinioni del momento. Ci sono oggi troppi sacerdoti superbi nello spirito, non fedeli alla verità; per questo nel mondo e nella Chiesa c'è una così grande oscurità e così tanta miseria ed è per questo che i cattolici, che sono veramente tali, e i sacerdoti fedeli soffrono molto: vengono messi da parte come valessero nulla, o addirittura sono trattati come persone squilibrate, o come persone che  hanno abbandonato la retta via. Ma questo è il pensiero degli uomini, non dell'Altissimo. Sono costretto a dirvi: restate fedeli alla verità del vangelo, sostenete e difendete ciò che è vero e ciò che è buono, anche se verrete calpestati come foste gramigna inutile e dannosa; un giorno avrete gioia e gloria per questa vostra sofferta fedeltà! Basta, non voglio più parlare!

Esorcista - Parla in nome…

Demonio - Verrà il giorno in cui questa "gramigna" calpestata e considerata inutile e dannosa verdeggerà e fiorirà. Poveri quei cristiani e quei sacerdoti che per aver abbandonato la via della verità sono diventati ciechi! Ma voi perseverate, rimanete fedeli. Verrà la fine, più presto di quanto crediate. Non voglio dire nient'altro!

OGNI PECCATO PORTA CON SE' IL SUO CASTIGO

Esorcista - In nome...

Demonio - E' tanto breve la vostra vita sulla terra! Brevi sono le gioie del peccato e interminabile, eterna è la condanna. Così pure breve è il tempo delle croci, anche se sembra interminabile, mentre eterno sarà il premio a voi concesso per la vostra fedeltà.

Esorcista - Di' la verità...

Demonio - Quanto poco valgono le gioie del peccato che potete godere in questo mondo, se pensate alla spaventosa situazione che esso porta con sé per l'eternità e spesso già in questa vita! Si, il peccato porta spesso con sé il suo castigo anche in questo mondo. Chi invece soffre in questa vita può essere riconoscente all'Altissimo, perché con le sue sofferenze riduce o elimina del tutto la pena del purgatorio. Non sottovalutate il purgatorio: i dolori che là si soffrono sono terrificanti in confronto ai dolori della vita. L'inferno però è ancora più terrificante e non avrà mai fine. Perciò voi, se foste furbi e saggi, cerchereste di cancellare, fin che siete nella vita terrena, tutte le pene che altrimenti dovreste patire in purgatorio. Pregate l'Altissimo (Guarda in su), pregate per avere da lui la grazia del pentimento, specialmente in questo tempo di quaresima! Pregate per ottenere un vero pentimento del cuore e per divenire  migliori. Io sono stato costretto a dirvi queste cose; ora tocca a voi saperne approfittare.

TRATTATO DELLO SPIRITO SANTO



Divisione del Mondo Soprannaturale.

Abbiamo dunque visto che il mondo superiore, il mondo delle pure intelligenze, governa necessariamente l’uomo e il mondo che gli è inferiore. Logicamente ne risulta che il Re del mondo superiore è il vero Re di tutte le cose. Gli Angeli e gli uomini, forze della na­tura, non sono che i suoi agenti. Tutto dipende da lui ; Egli solo non dipende da alcuno. In conseguenza di ciò parrebbe che nell’ universo tutto dovesse esser pace e unità. Invece altra è la realtà; dappertutto è il dualismo.
Ora il dualismo non è nel mondo inferiore se. non perché è nel mondo superiore; è nel mondo dei fatti, perchè è nel mondo delle cause. La divisione e la guerra son dunque scoppiate nel cielo, innanzi di discendere sulla terra. Come esse sono tra gli uomini, profonde, accanite, universali, permanenti, cosi lo sono tra gli an­geli. In una parola, il mondo soprannaturale, diviso inbuono e cattivo, tale é la seconda verità fondamentale che bisogna mettere in chiaro.
Dio essendo la bontà per essenza, tutto ciò che esce dalle di lui mani non può essere che buono.1 Essendo che una parte degli abitanti del mondo superiore sono malvagi, e che non sono tali per natura, fa d’uopo per necessità concludere eh’essi lo sono divenuti. Nessuno diventa malvagio che per sua colpa. Ogni colpa sup­pone il libero arbitrio. Gli Angeli cattivi sono dunque stati liberi, e hanno abusato della loro libertà. Ma quale è la prova a cui hanno essi volontariamente mancato? 
Se la ragione ne conferma resistenza, la rivelazione soltanto può spiegarne la natura. Sotto pena di sra­gionare eternamente, fa d'uopo dunque interrogare Dio medesimo, autore della prova e testimone dei suoi re­sultati.
Ecco ciò che l'Antico dei giorni dice al suo più intimo confidente: Una gran battaglia ebbe luogo nel Cielo ; Michele e gli angeli suoi combattevano contro il Dra­gone; e il Dragone combatteva, e seco i suoi Angeli.2 
Queste poche parole racchiudono tesori immensi di luce. 
In ciò solamente sta l'origine istorica del male. Dap­pertutto altrove incertezze, contradizioni, tenebre, oscil­lazioni eterne. E poiché siamo giunti al gran problema del mondo, tratteniamoci a considerare ogni sillaba dell’Oracolo divino.
Quale è questo combattimento, praeliumì Essendo gli Angeli puri spiriti, questo combattimento non fu una lotta materiale, come quella dei Titani della mi­tologia; nè una battaglia simile a quelle che si danno sulla terra, dove ora dall’una, ora dall’altra parte i combattenti si assalgono da lontano con proiettili, si pigliano corpo a corpo, si gettano a terra, e si calpe­stano. In ciò essendo gli esseri tanti attori, un combatti­mento di Angeli è puramente intellettuale. È una con­tesa tra puri spiriti, in cui alcuni dicono si a una verità, e altri no. Grande combattimento, praelium magnum. 
Grande è infatti sotto qualunque punto di vista lo si rav­visi. Grande, pel numero e la potenza dei combattenti ; grande, perchè fu il principio di tutti gli altri; grande pei suoi resultati immensi, eterni; grande per la verità che ne fu r oggetto. Per dividere il Gielo in due campi irre­conciliabili, per trascinare nell’abisso la terza parte degli angeli, e per assicurare per sempre la felicità degli altri, bisogna che questa verità tanto contrastata fosse un domma fondamentale.1
Quale può essere la natura di questa verità propo­sta come prova, all’adorazione'delle gerarchie celesti? 
per gli angeli come per gli uomini vi sono due sorta di verità: le verità dell’ordine naturale e quelle dell'ordine soprannaturale. Le prime non oltrepassano le facoltà naturali dell’angelo e dell’uomo. Ma delle se­conde è altrimenti: spieghiamo dunque questo punto di dottrina.
Ogni essere, come opera di un Dio infinitamente buono, è creato per la felicità. La felicità dell’essere consiste nella sua unione col fine pel quale egli è stato creato. Tutti gli esseri essendo stati creati da Dio e per Iddio, la loro felicità consiste nella unione di questi con Dio. Negli esseri intelligenti, fatti per conoscere e per amare, questa unione ha luogo mediante la cognizione e l’amore. Quest'amore e questa cognizione, svolte per quanto lo concedano le forze della natura, costitui­scono la felicità naturale della creatura. Iddio non se ii’è contentato. A fine di procurare agli esseri dotati di intelligenza una felicità infinitamente maggiore, cioè la sua bontà essenzialmente comunicativa, ha voluto che gli angeli e gli uomini si uniscano al Bene supremo, per via di una conoscenza molto più chiara e mediante un amore molto più intimo, che non lo esigeva la loro naturale felicità: quindi, la bontà soprannaturale.
Di qui pure, due sorta di cognizioni di Dio e della verità: una, naturale che consiste nella vista di Dio, in quanto la creatura n’ è capace con le sue proprie forze; 1’ altra soprannaturale che consiste in una vi­sta di Dio, superiore alle forze della natura e infinita­mente più chiara della prima. Questa seconda cognizione è un favore tutt’ affatto gratuito. Gli angeli e gli uo­mini, come esseri liberi, debbono, per assicurarsene il possesso, soddisfare alle condizioni alle quali Iddio lo promette.
Da ciò infine derivano, com’è stato detto, relativa­mente agli angeli ed alfuomo, due sorta di verità: le verità dell’ordine naturale, e le verità dell’ordine so­prannaturale. Gli angeli conoscono perfettamente, com­pletamente, nei loro principiì e nelle loro ultime con­seguenze, nell’insieme e minutamente, tutte le verità dell’ordine naturale, vale a dire che rientrano nella sfera nativa della loro intelligenza. Per essi, in questa sfera, non avvi alcun errore, nessun dubbio:per con­seguenza nessuna possibile contradizione.1 Donde vieneloro questa mirabile prerogativa? daU’eccellenza stessa della propria natura. Spieghiamo ancora questo punto d’alta filosofia, tanto nota alla barbarie del medio evo. e tanto sconosciuta nel nostro secolo dei lumi.
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Monsignor GAUME