venerdì 13 dicembre 2019

LE GRANDEZZE DI MARIA



STATO INSIGNE DELLA VERGINE AL TERMINE DEL COLLOQUIO CON L'ANGELO.

Se mai ho venerato la Vergine nella sua vita, nei suoi pensieri e desideri, nei suoi anni precedenti, molto più la venero in quel momento, in quella elevazione, in quella disposizione con cui Ella proferisce le ultime parole del colloquio con l'Angelo. Nel pronunciare quelle parole Ella entra in uno stato nuovo che viene operato in Lei, ma non da Lei, bensì dalla mano di Dio in Lei, da quella mano medesima che sta per operare il mistero dell'Incarnazione. Quella mano onnipotente e divina che sta per agire nel Figlio medesimo di Dio onde incarnarlo, agisce ora su la Vergine nella quale Egli deve essere incarnato, ed opera in Lei cose grandi, degne di sé e degne pure del trionfo sublime di onore e di gloria che tosto darà a sé medesimo nell'Opera sua per eccellenza.
Dobbiamo parlare un linguaggio più chiaro e di più elevato; esprimendoci con negazioni più che con affermazioni positive; perché le cose divine sono affini alla natura di Dio e ci vengono pertanto spiegate, in modo più elevato, dalla teologia che chiamiamo negativa piuttosto che da quella che è positiva od affermativa: Diremo dunque che la Vergine in quel momento non è in moto ma in [59] riposo, perché è tranquilla; ma pure non e in riposo ma in moto, perché tende a Dio, e ciò con un vigore ed una vivacità ammirabile.
Maria è in un movimento celeste e insieme in un riposo divino; in un movimento che è riposo, e in un riposo che è movimento.
Contempliamo l'occupazione della Vergine in questo momento o riposo, dico che Ella è, non in un'azione, ossia in un atto soltanto, ma in uno stato, perché la sua occupazione è permanente e non passeggera.
Maria pure non è in uno stato soltanto, ma in un'azione: perché ciò che avviene in Lei è vivo e penetrante sino al midollo dell'anima sua 30.
Essa non è (soltanto) in un'azione. né (soltanto) in uno stato ma in un nuovo essere; perché ciò che è in Lei è vivo come la vita medesima, ed è sostanziale, intimo e profondo come l'essere.
Maria è dunque in un essere nuovo, ma in un essere [60] che include essere e non essere tutt'assieme. La Vergine è come in uno stato di non-essere di sé medesima, per lasciar il posto all’essere di Dio ed alla di Lui azione, perché Dio vuole essere in Lei e in Lei compiere il suo capolavoro.
Così Maria non è, non vive, non opera: Dio è in Lei, Dio vive in Lei, Dio opera in Lei. E ciò che è più ancora, Dio in Lei è, vive ed agisce per assumere Lui medesimo in Lei un nuovo essere, una nuova vita; per compiere nella Vergine un'operazione simile a quella che da tutta l'eternità compie in sé medesimo, operazione che si avvicina più che mai sia possibile alle processioni divine nella SS. Trinità.
Orbene, poiché l'operazione suppone l'essere e ne emana (pertanto è proporzionata all'essere), e poiché vi è una relazione di influenza e di eccellenza tra l'operazione e l’essere, quale sarà questo essere nuovo comunicato alla Vergine, essere che corrisponde ad una operazione così insigne? Quale sarà questa vita, sorgente di vita e sorgente di una tal vita? Quale sarà la potenza, la pienezza, l'attualità di quella vita che deve degnamente cooperare con la SS. Trinità nel formare nel mondo un nuovo principio di vita e di grazia? Dopo la Divinità medesima non v'è allora nell'universo nulla di più grande né di più celeste 31. [61]
Prima la Vergine era come l'aurora, ora mi sembra che sia come un sole, tanta è la sua luce; Ella è nell’Oriente di un nuovo stato, ed entra in una condizione che tanto la eleva al disopra di sé medesima, quanto era già elevata al disopra delle altre creature. È una creatura nuova del mondo nuovo, anzi la prima creatura di questo nuovo mondo. Ella ne è il sole, mentre Gesù vuole rimanere nascosta in questo mondo, Egli che è veramente il gran mondo e il Sovrano del mondo che vediamo (universale), e il Salvatore di questo nostro piccolo mondo.
L'istante in cui la Vergine pronuncia queste parole: Ecce ancilla Domini, è quello in cui Ella cambia in tal modo di qualità, ed entra in un nuovo stato; e una tale circostanza deve ispirarci maggior venerazione ancora per quelle parole.         
Mi sembra che in quella risposta all'Angelo la Vergine faccia un voto e una solenne professione, e che entrando in un nuovo Ufficio della Corona nel Regno del Cielo, presti un nuovo giuramento al Re del cielo e gli renda un nuovo omaggio. Un tal voto, un tal giuramento, un tale omaggio sono compresi in quelle belle parole, con le quali Maria fa professione pubblica e solenne del suo completo abbandono al Signore, dicendo Ecce ancilla Domini ecc.: come se dicesse: «Ecce, eccomi al cospetto di Dio e dei suoi Angeli, al cospetto del cielo e della terra, tra il tempo e l'eternità. In questa veduta e in [62] questo pensiero mi costituisco, mi dichiaro e mi professo senza nessuna riserva di qualsiasi diritto, senza nessuna eccezione, per ora e per sempre la servente del Signore: Ancilla Domini. Lo considero, lo riconosco e lo adoro come Signore, come il Signore, come il Signore della mia anima e del mio corpo e come il Signore dell'universo; e per tale sua doppia qualità, mi costituisco sua servente.
«Ma, o bontà, o grandezza; o maraviglia! Egli vuole ch'io sia quella servente fortunata, quella servente unica, predetta nella Scrittura, che a Lui deve servire nell'Opera sua per eccellenza, in questo singolare ministero.
«Egli vuole, ch'io lo consideri non solo come mio Signore, ma come Colui che vuole essere mio Figlio, e ch'io sia la Madre sua. Adoro questo suo volere, e pienamente ad esso mi assoggetto; vi presto il mio consenso, e vi unisco, i miei voti ed i miei desideri sospirandone l'avveramento con tutta la mia possanza di natura e di grazia».
Fiat, dice la santa Vergine; questa semplice parola in un semplice vocabolo include due cose, degne di grande considerazione: un desiderio per amore e un consenso per obbedienza, un consenso così importante che da quello dipende un'opera così grande e così necessaria al cielo ed alla terra. È una parola breve (abbreviata) e che serve a formare nel mondo il Verbo Incarnato ed abbreviato 32, parola pertanto che merita di essere un po' spiegata e meditata, per essere meglio compresa.
Fiat dice dunque la Vergine all'Angelo e a Dio nell'Angelo di Dio, e più ancora a Dio in sé medesima; questa semplice e sola parola comprende un voto, un sospiro dell'Incarnazione; sospiro più divino e più potente che tutti i sospiri di tutti i giusti assieme. [63]
Fiat mihi, soggiunge la Vergine, e con questo secondo vocabolo esprime un secondo voto, un secondo sospiro, cioè, non solo che si compie su la terra il mistero dell'Incarnazione ma che venga operato in Lei medesima; voto che determina, promuove, conclude il suo stato felice ed ammirabile nell’Ordine della grazia, il più insigne nella corte celeste, il primo Ufficio della Corona di Gesù, lo stato felice, divino ed ammirabile della Maternità divina.
«Ch'io entri in questo stato, dice Maria e che si compia, o Dio, o Angelo: o Dio, secondo l'ordine vostro, o Angelo secondo la vostra parola; Secundum verbum tuum! Che quest'opera singolare e divina si compia per quella via singolare e divina che mi viene annunciata: via degna di Dio e dell'opera sua; via altissima e degna dell'Altissimo, via che sublima la mia integrità invece di portarle pregiudizio; via che congiunge la natura con la grazia, e dà ingresso nel mondo all'Autore della grazia e della natura; via per cui l'uomo sarà Dio e Dio sarà uomo, ed io sarò la sua servente e la sua Madre, Madre e Vergine tutt'assieme»!
Tali sono i pensieri, i desideri, le parole della santissima Vergine; sono i dolci e deliziosi frutti di quel divino colloquio; sono i voti santi e felici di Maria rispetto alla Incarnazione del Verbo. Tre 33 voti differenti, ben degni di essere considerati ed onorati, con un amore speciale, nella Vergine e in questo mistero.
Tale è lo stato insigne di Colei che a Nazarét è ignorata, ma dal cielo ammirata; né la Giudea, né il mondo pensano a Lei, ma dopo la Divinità questa creatura privilegiata è l'oggetto più insigne della contemplazione degli [64] angeli nella loro gloria. Dio pensa a Lei e vuole sceglierla per sua Madre, pensa a Lei in quel tempo in cui vuole elevarla ad una tale dignità per renderla Madre sua. Ed ecco come nell'umiltà dell'abbassamento e nella purezza dei desideri della Vergine, nella sublimità di una grazia così singolare e nell'attualità di un'elevazione così sublime, il Verbo eterno ha voluto essere concepito e generato nel mondo. [65]

CARD. PIETRO DE BÉRULLE

PREGHIERA PER TUTTI GLI INFELICI



Signore, insegnaci a non amare noi stessi, a non amare soltanto i nostri, a non amare 
soltanto quelli che amiamo. Insegnaci a pensare agli altri, ed amare in primo luogo quelli 
che nessuno ama. Signore, facci soffrire della sofferenza altrui. Facci la grazia di capire 
ad ogni istante, mentre noi viviamo una vita troppo felice protetta da Te, ci sono di 
milioni di esseri umani, che sono pure tuoi tigli e nostri fratelli che muoiono di fame, 
fame spirituale e materiale, senza aver meritato di morire di fame. Signore, abbi pietà di 
tutti i poveri del mondo. 
Abbi pietà dei lebbrosi ,dei lebbrosi nel corpo e più nello spirito ai quali Tu così spsso 
hai sorriso quand'eri su questa terra; pietà di milioni di lebbrosi che tendono verso la tua 
Misericordia le mani senza dita, le braccia senza mani... E perdona a noi di averli, per 
una irragionevole paura, abbandonati. E non permettere più, Signore, che noi viviamo 
felici da soli. Facci sentire l'angoscia della miseria universale, e liberaci da noi stessi. 
Così sia!

Non permettete che la paura vi domini e vi porti a chiudere i vostri santuari!



Diventerà molto difficile, quando ora presto vi sarà presa, la Santa messa, per questo unitevi figli Miei, e mettete al sicuro tutti i vostri santi oggetti, perché così avrete ancora la possibilità di venire e restare con Noi e celebrare la vostra santa messa secondo l’insegnamento di Gesù!

Non permettete che la paura vi domini e che per questo chiudete i vostri santuari! Questo è proprio quello che il diavolo vuole: mettervi così tanta paura da essere completamente intimiditi dai “suoi” piani senza che egli debba fare altro.

State attenti e tenetevi stretti i vostri sacri libri e sacri oggetti perché vi sarà preso tutto e gli insegnamenti di Gesù saranno sostituiti da insegnamenti pagani e satanici.

Figli Miei. State in guardia e proteggete ciò che avete dal Cielo.

Io vi amo,

Il vostro san Bonaventura. Amen.

Le grandezze di Gesù



Nel mistero della incarnazione Dio ha voluto raffigurare e onorare la sua unità.

Iddio, dopo una eternità di soggiorno, di occupazione e di operazione entro se stesso, volle, per così dire, uscire al di fuori con un nuovo modo di operazione. Dopo le emanazioni interne nelle quali felicemente e divinamente si esercita la sua attività nella Sua Essenza e nella sua Eternità, e che costituiscono le Persone divine nella Santissima Trinità, Egli volle operare fuori di se stesso, perché vi fossero creature capaci di conoscerlo, servirlo e adorarlo. Perciò decise di creare il mondo che noi vediamo.
E mentre dai tesori della sua potenza e sapienza Egli poteva tirare parecchi mondi, non volle produrne che uno solo, e ciò per raffigurare nell’unità della sua opera l’unità della sua Essenza. Ma ancora, contemplando se stesso è nell’amore della sua unità, Egli ha voluto rappresentarla più vivamente e consacrarla più santamente in quel medesimo mondo.
Perciò come aveva fatto un mondo in onore della sua unità, in questo mondo Egli ha voluto scegliere un soggetto, e compiere un’Opera sua speciale, che fosse unica e singolare, non avesse simile, fosse superiore a tutte le altre opere delle sue mani e nella sua eccellenza ed unità avesse una relazione perfetta con la eccellenza e la unità dell’Artefice!.
Quest’opera è il divino mistero della Incarnazione, l’opera suprema della Divinità, il capolavoro della sua potenza, della sua bontà e della sua sapienza, l’opera propria di Dio,—così la chiama il Profeta (Ab 3, 2) con quella parola, Domine opus tuum—opera incomprensibile, e che comprende Dio medesimo, opera e trionfo dell’Amore increato, nella quale l’amore trionfa gloriosamente di Dio stesso; opera e mistero unico e singolare al mondo, che la sapienza eterna ha compiuti come l’opera delle sue opere e il mistero dei suoi misteri; mistero che con la sua presenza benedice il Cielo e la terra, li regge con la sua grandezza, e li santifica con le sue influenze.
Noi vediamo l’Unità di Dio impressa nella unità di questo mistero e scolpita in quest’opera come in un diamante prezioso. In questo mondo si trovano varie creature capaci di essere elevate a tale grandezza; Dio ne sceglie una sola, e lasciando da parte la natura angelica, prende la natura umana per unirla a se stesso. Nella quantità del genere umano si trovano molti soggetti: Dio ne sceglie uno solo, e tra i figli degli uomini non vi è che un solo Figlio dell’uomo che sia Figlio di Dio.
In Dio medesimo vi è pluralità di persone nella unità di Essenza; ma una sola persona si è incarnata, benché il Padre e lo Spirito Santo siano ugualmente potenti per compiere una simile comunicazione della loro sussistenza divina.
Pertanto non vi è qui soltanto l’unità di un mondo come già nella creazione, ma la Unità stessa di una Persona divina e increata, in questo capolavoro della Incarnazione, onora l’Unità di Dio.
Parlando con maggior semplicità e per dare a questo pensiero maggior chiarezza ed ampiezza, diremo che qui non è già l’unità di un mondo terrestre e naturale, materiale e sensibile, che annuncia, loda, adora l’Unità di Dio, ma l’unità di un’opera nuova e di un nuovo mondo, di un mondo di grazia, di gloria e di grandezza, di un mondo tutto celeste, tutto glorioso, tutto divino, di un mondo che eguaglia e include nei suoi confini Dio stesso come una sua parte (se pure è lecito di così parlare).
Gesù, infatti, è un mondo, e un gran mondo, secondo il vero concetto teologico, e per tante altre ragioni che la Filosofia non ha mai avuto per chiamar l’uomo un piccolo mondo. E in Gesù noi adoriamo l’unità di una persona divina, la quale, sussistendo in due nature differenti, divinamente e ineffabilmente è applicata ad annunciare, onorare, servire l’Unità suprema della divina Essenza.

Card. Pietro de Bérulle

Fior di parabole



Ai vendemmiatori 

«… Molte, troppe sono le parole che vi sono dette. Io vi dico queste sole: “Amate Dio. Amate il prossimo”. Esse sono come il lavoro che fa fecondo il tralcio, fatto intorno alla vite in primavera. 
L’amore di Dio e di prossimo è come l’erpice che pulisce il suolo dalle erbe nocive dell’egoismo e delle male passioni; è come la zappa che scava un anello intorno al tralcio perché sia isolato dal contagio d’erbe parassite e nutrito di fresche acque d’irrigazione; è come cesoia che leva il superfluo per condensare il vigore e dirigerlo là dove darà frutto; è laccio che stringe e sostiene insieme al palo robusto; è infine sole che matura i frutti del buon volere e ne fa frutti di vita eterna…». 

tratte dall’Opera di Maria Valtorta 

Per le Lacrime di Conversione



O mio amato Gesù, Tu sei vicino al mio cuore. 
Io sono una cosa sola con Te. 
Io Ti amo. 
Io tengo molto a Te. 
Fammi sentire il Tuo Amore. 
Fammi sentire il Tuo Dolore. 
Fammi sentire la Tua Presenza. 
Accordami la Grazia dell’umiltà,  
affinché diventi degno del Tuo Regno sulla terra come in Cielo. 
Concedimi le Lacrime di Conversione,  
affinché io possa veramente offrire me stesso a Te come un vero discepolo, 
per aiutarti nella Tua Missione di salvare ogni singola anima sulla terra, 
prima che tu venga nuovamente per giudicare i vivi e i morti. 
Amen. 

giovedì 12 dicembre 2019

TESORI DI RACCONTI



Giudizio di Dio in sogno!  

Un giovane nobile e ricco, conoscendo il mondo per quell'ingannatore che è, stabilì di lasciarlo e farsi religioso. Insorsero a frastornarlo mille ostacoli; i parenti e gli amici con le preghiere, il piacere, la libertà con le sue lusinghe; ma soprattutto la madre vedova colle istanze, colle lagrime e con tutti gli artifizi dell'amore materno.  

Ma il giovine saldo nel suo proposito, a tutti dava questa sola ma franca risposta: voglio salvare l'anima mia. E alla madre diceva: Voglio salvarmi; sono al mondo, non per godere il mondo, ma per guadagnarmi il paradiso; questo solo importa, tutto il resto non è che vanità: vada dunque tutto, e l'anima si assicuri ad ogni costo.  

Così disse risoluto, e si ritirò in un monastero. Là cominciò il noviziato con tal fervore, che era specchio d'ogni virtù ai monaci più attempati. Ma poi un po' alla volta si raffreddò. Morta in quel mentre la madre, gli si presentano alla mente la pingue eredità che gli spettava, le delizie, gli agi, i piaceri che poteva godere, gli riesce duro il pane, duro il letto, dure le penitenze del monastero e quasi insopportabili, e già sta in procinto di dare indietro e tornarsene al secolo.  

Ma il Signore ebbe pietà di lui, e lo favorì di una grazia speciale. Una notte, mentre dormiva, gli parve di essere condotto al tribunale di Dio. Si vede attorno molti demoni già preparati ad accusarlo, sente dentro di sé i rimorsi della coscienza, che lo condanna, e legge in volto all'Angelo Custode, malinconico e addolorato, il mal augurio della finale sentenza che lo aspetta.  

Poi fra gli altri vede comparire anche la madre, che con volto beffardo gli domanda: - Dove sono quei bei proponimenti che avevi sempre in bocca: Voglio salvar l'anima mia? Oh ecco qui colui che si voleva salvare ad ogni costo! Oh la bella salute che ti sei procurata! Oh il bel Paradiso da te guadagnato!...  

- A tale rimprovero il giovine, pieno di spavento, si svegliò tutto ansante e sudato, più morto che vivo. Il primo pensiero che gli venne fu questo: se il giudizio sognato mi mette tanta paura, quale spavento mi recherà il giudizio vero al gran tribunale di Dio, cui servo sì languidamente? Se non posso soffrire il volto di mia madre, che mi rimprovera un proponimento violato, come soffrirò il volto di un Dio sdegnato, che mi rinfaccerà la mia infedeltà?  

- Ripigliò adunque il primo fervore, e lo mantenne sino alla morte, alla quale giunse carico di anni e di meriti. Arrivato al punto estremo vide di nuovo comparirgli la madre e sentì dirsi: Oh figlio mio, adesso sì che hai salvata davvero l'anima tua! - Tanta forza ebbe la meditazione del giudizio fatta anche dormendo ...  

DON ANTONIO ZACCARIA 

LA VITA DELLA MADONNA



Secondo le contemplazioni 
della pia Suora STIGMATIZZATA 
Anna Caterina Emmerick 


 La preghiera nella ricorrenza della nascita di Maria Santissima (La novena delle partorienti) 

Ebbi molte visioni su Santa Brigida, la quale mi comunicò alcune rivelazioni che aveva avuto sulla Concezione e la nascita della Madre di Dio. La Santa Vergine, fra l'altro, così le aveva detto: "Se le partorienti celebreranno la vigilia della ricorrenza della mia nascita con digiuni e con la devozione delle nove Ave Maria, onoreranno la mia permanenza nel grembo materno, e se questa commemorazione fosse rinnovata più spesso dalle partorienti anche durante il corso della loro gravidanza, innanzi tutto alla vigilia del loro parto con l'accoglienza dei Santi Sacramenti, allora io porterò le mie preghiere davanti a Dio per loro. In particolare per quelle partorienti che si trovano in circostanze difficili, esorterò Dio a soccorrerle affinché abbiano un parto fortunato". Stamattina ho avuto io stessa un'apparizione della Santa Vergine che, avvicinandosi al mio letto, mi ha detto tra l'altro: "Chi, oggi a mezzogiorno, per onorare la mia nascita e per dimostrare il suo amore per me nel tempo della mia permanenza nel grembo materno potrà recitare le nove Ave Maria e proseguire così per nove giorni, l'Angelo allora riceverà da queste preghiere quotidianamente nove fiori. Egli me li porterà ed io ne farò subito dono alla Santissima Trinità esortandoLa ad esaudire la preghiera dell'orante". Quindi mi sentii come trasportata sopra un'altura fra il cielo e la terra. La terra era mesta ed oscura sotto i miei piedi; in Cielo vedevo i Cori degli Angeli, i Santi ed in mezzo a loro la Santa Vergine dinanzi al trono di Dio. 
Vidi due porte e due troni di gloria innalzarsi alla Vergine,crescere e divenire templi e poi trasformarsi in intere città nate dalle preghiere dei credenti. Era meraviglioso vedere quegli edifici formati da erbe, fiori e ghirlande, che esprimevano la maniera ed il valore dei diversi modi con cui erano state elevate quelle preghiere dai singoli credenti. Gli Angeli ed i Santi prendevano dalla mano degli oranti le loro preghiere sacrificali e le portavano in Cielo. 

Geremia



Geremia parla davanti al tempio

1-3Il Signore ordinò a Geremia di andare al tempio per parlare al popolo di Giuda. Geremia si fermò alla porta d'ingresso, e a tutti quelli che entravano per partecipare alle cerimonie religiose diceva:
'Ascoltate quel che vi dice il Signore dell'universo, Dio d'Israele! Cambiate la vostra condotta e il vostro modo di agire, e io vi lascerò abitare in questo luogo. 4Non fidatevi di quelli che continuano a dire: 'Siamo al sicuro! Abbiamo il tempio del Signore, il tempio del Signore...'. Essi vi ingannano. 5'Piuttosto, migliorate davvero la vostra condotta e il vostro modo di agire. Ognuno agisca con giustizia verso il suo prossimo. 6Basta con lo sfruttamento dei forestieri, degli orfani e delle vedove! Basta con lo spargimento di sangue innocente in questa terra! Basta con il seguire divinità straniere! Vi portano solamente disgrazie! 7Se mi ascoltate, vi lascerò ancora abitare in questa terra che da tanto tempo ho dato ai vostri antenati e per sempre. 8'Non avete niente da guadagnare se continuate a fidarvi di chi vi inganna. 9Voi rubate, uccidete, commettete adulterio, giurate il falso, offrite sacrifici a Baal e seguite divinità straniere che prima non conoscevate. 10E ora venite qui, vi fermate davanti a me, in questo tempio consacrato a me, e dite: 'Siamo al sicuro'. Poi tornate a compiere le stesse azioni vergognose. 11Avete forse preso questo mio tempio per un covo di briganti? Io, il Signore, so bene quel che avete fatto. 12Come primo luogo per farmi costruire un santuario, io avevo scelto Silo. Ora andate a vedere che cosa ne ho fatto, a causa dei peccati del mio popolo Israele. 13Voi avete commesso ogni sorta di male. Quando io vi ho parlato con insistenza, voi non mi avete risposto. 14Quel che ho fatto a Silo, lo farò anche a questo tempio consacrato a me, a questo luogo che vi dà tanta sicurezza perché lo avevo assegnato ai vostri antenati e a voi. 15Vi scaccerò lontano da me, come ho fatto con i vostri connazionali, i discendenti di Efraim'. Questo ha detto il Signore.

Sanctum Rosarium de Beata Virgine Maria



ALTRE PREGHIERE IN LATINO:


Magnificat

Magnificat anima mea Dominum
et exsultavit spiritus meus in Deo,
salutari meo.
Quia respexit humilitatem ancillæ suæ:
ecce enim ex hoc beatam me
dicent omnes generationes.
Quia fecit mihi magna qui potens est,
et sanctum nomen eius,
et misericordia eius, a progenie in progenie
timentibus eum.
Fecit potentiam in brachio suo;
dispersit superbos mente cordis sui.
Deposuit potentes de sede,
et exaltavit humiles.
Esurientes implevit bonis,
Et divites dimisit inanes.
Suscepit Isræl, puerum suum,
Recordatus misericordiæ suæ.
Sicut locutus est ad patres nostros,
Abraham et semini eius in sæcula.

Angelus Domini

V. Angelus Dómini nuntiávit Mariæ,
R. et concépit de Spiritu Sancto.
Ave María …
V. Ecce ancilla Dómini,
R. fiat mihi secúndum verbum tuum.
Ave María…

V. Et Verbum caro factum est
R. et habitávit in nobis.
Ave María …
V. Ora pro nobis, Sancta Dei Génitrix,
R. ut digni efficiámur promissiónibus Christi.
  
Oremus
Grátiam tuam quæsumus Dómine,
méntibus nóstris infúnde:
ut qui, Angelo nuntiánte
Christi Filii tui incarnatióne cognóvimus,
per passiónem Eius et Crucem
ad resurrectiónis glóriam perducámur.
Per eúndem Christum Dóminum nostrum.
Amen.

Regina Cæli
 
Regina cæli, lætare, alleluia!
Quia quem meruisti portare, alleluia,
resurrexit sicut dixit, alleluia!
Ora pro nobis Deum, alleluia! 
Gaude et lætare, Virgo Maria, alleluia,
quia surrexit Dominus vere, alleluia!
 
Oremus: Deus, qui per resurrectionem Filii tui, Domini nostri Iesu 
Christi, mundum lætificare dignatus es: præsta, quæsumus; ut, per eius 
Genetricem Virginem Mariam, perpetuæ capiamus gaudia vitæ. Per 
eundem Christum Dominum nostrum. Amen.
 
Gloria Patri ….

Te Deum

Te Deum laudamus:
Te Dominum confitemur.
Te æternum Patrem
omnis terra veneratur.
Tibi omnes Angeli;
tibi C?li et universæ Potestates.
Tibi Cherubim et Seraphim
incessabili voce proclamant
Sanctus, Sanctus, Sanctus,
Dominus Deus Sabaoth.
Pleni sunt c?li et terra
maiestatis gloriæ tuæ.
Te gloriosus
Apostolorum chorus,
Te Prophetarum
laudabilis numerus,
Te Martyrum candidatus
laudat exercitus.
Te per orbem terrarum
sancta confitetur Ecclesia
Patrem immensæ maiestatis,
Venerandum tuum verum
et unicum Filium,
Sanctum quoque
Paraclitum Spiritum.
Tu Rex gloriæ, Christe.
Tu Patris sempiternus es Filius.
Tu ad liberandum
suscepturus hominem
non horruisti Virginis uterum.
Tu, devicto mortis aculeo,
aperuisti credentibus regna c?lorum.
Tu ad dexteram Dei sedes in gloriaPatris.
Judax crederis esse venturus.
Te ergo quæsumus, tuis famulis subveni,
quos pretioso sanguine redemisti.
Æterna fac cum Sanctis tuis
in gloria numerari.
Salvum fac populum tuum, Domine,
et benedic hæreditati tuæ.
Et rege eos, et extolle illos
usque in æternum
Per singulos dies
benedicimus Te,
et laudamus nomen tuum in sæculum,
et in sæculum sæculi.
Dignare, Domine, die isto
sine peccato nos custodire.
Miserere nostri, Domine,
miserere nostri.
Fiat misericordia tua, Domine,
super nos,
quemadmodum speravimus in Te.
In Te, Domine, speravi;
non confundar in æternum.

LA NASCITA DI GESU’ NELLA DIVINA VOLONTA’



24 dicembre 1926 - Vol. 20

Pene di Gesù nel Seno Materno.

… Mentre sfogavo il mio dolore, il dolce Gesù è venuto da Piccolo Bambino, e gettandosi nelle mie braccia mi ha detto: “…Vuoi sapere come stavo nel seno della Mia Mamma Sovrana e ciò che in Lei pativo? ” Ora, mentre ciò diceva, Si è mosso dentro di me in mezzo al mio petto, steso in uno stato di perfetta immobilità, i suoi piedini e manine erano tanto tesi ed immobili da far pietà, Gli mancava lo spazio per muoversi, per aprire gli occhi, per respirare liberamente, e quello che più straziava era vederLo in atto di morire continuamente. Che pena vedere morire il mio Piccolo Gesù, io mi sentivo messa insieme con Lui nello stato di immobilità. Onde dopo qualche tempo il Bambinello Gesù, stringendomi a Sé, mi ha detto:
“ Figlia mia, il mio stato nel seno Materno fu dolorosissimo, la mia piccola Umanità aveva l’uso perfetto di ragione e di sapienza infinita, quindi fin dal primo istante del mio Concepimento comprendevo tutto il mio stato doloroso, l’oscurità del carcere materno, non avevo neanche uno spiraglio di luce! Che lunga notte di nove mesi! La strettezza del luogo era tale che mi costringeva ad una perfetta immobilità sempre in silenzio, né Mi era dato di vagire, né di singhiozzare per sfogare il mio dolore; quante lacrime non versai nel sacrario del seno della Mamma Mia senza fare il minimo moto, e questo era nulla.
La Mia Umanità aveva preso l’impegno di morire tante volte, per soddisfare la Divina Giustizia, quante volte le creature avevano fatto morire la Volontà Divina in loro, facendo il grande affronto di dar vita all’umana volontà, facendo morire in loro una Volontà Divina. Oh! come Mi costarono queste morti; morire e vivere, vivere e morire fu per Me la pena più straziante e continua, molto più che la Mia Divinità, sebbene era con Me una sola cosa ed inseparabile da Me, nel ricevere da Me queste soddisfazioni si atteggiava a Giustizia, e sebbene la Mia Umanità era santa, era una lucerna innanzi al Sole immenso della Mia Divinità ed Io sentivo tutto il peso delle soddisfazioni che dovevo dare a questo Sole Divino e la pena della decaduta umanità che in Me doveva risorgere a costo di tante mie morti. Fu il respingere la Volontà Divina, dando vita alla propria, che formò la rovina dell’umanità decaduta, ed Io dovevo tenere in stato di morte continua la Mia Umanità e la volontà umana, per fare che la Volontà Divina avesse vita continua in Me per stendervi il Suo Regno.
Dacché fui concepito Io pensavo e Mi occupavo a stendere il Regno del FIAT Supremo nella Mia Umanità, a costo di non dar vita alla mia volontà umana per far risorgere l’umanità decaduta, affinché, fondato in Me questo Regno, preparassi le grazie, le cose necessarie, le pene, le soddisfazioni che ci volevano per farLo conoscere e fondarLo in mezzo alle creature.
Perciò tutto ciò che tu fai, quello che faccio in te per questo Regno, non è altro che la continuazione di ciò che Io feci dacché fui Concepito nel seno della Mamma Mia. Perciò se vuoi che svolga in te il Regno dell’Eterno FIAT, lasciami libero, né dar mai vita alla tua volontà ”.

(Tratta da: Brani scelti dai Volumi di Luisa Piccarreta)

L’UOMO NEL DISEGNO DI DIO



3a MEDITAZIONE
***
Tenete presente che, per capire il testo, donna è detto in questo caso in ebraico ʼishsha e uomo è ʼish. Sono evidentemente termini che si richiamano, uno sembra il femminile dellʼaltro. In realtà gli studiosi dicono che la questione è più complicata; però dal punto di vista del suono e della percezione di uno che legge, ʼishsha è il femminile di ʼish e quindi quando si dice: la si chiamerà ʼishsha perché da ʼish è stata tolta questa, si capisce immediatamente quello che si vuole dire. Si vuole dire che lʼuomo e la donna sono fatti con lo stesso materiale, sono forme diverse ma della stessa realtà, complementari uno con lʼaltro, uno per lʼaltro, in questo rapporto che è un rapporto di vicinanza, di comunione e di dono di sé.
“Per questo lʼuomo abbandonerà suo padre e sua madre e aderirà a sua moglie e i due saranno una carne sola.”
Dove viene data la risposta a quella domanda sorprendente che dicevo allʼinizio: Da dove viene questa forza che spinge lʼuomo ad incontrare la donna e che è così forte da tagliare i legami con la famiglia di origine? Legami che evidentemente sono profondissimi, sono ampi, ma questo ci introduce dentro a un tema che credo sia fondamentale per capire lʼesistenza dellʼuomo, che è il tema del distacco.

La vita dellʼuomo si realizza attraverso un distacco progressivo. Se il feto non si distacca dalla madre, questo è motivo di morte per lʼuno e per lʼaltro. È vero che quel distacco è doloroso, è vero che il bambino che deve cominciare a respirare in modo autonomo patisce un trauma: ce lo diceva Leopardi ieri, che nasce a fatica e la prima cosa che fa è piangere. Piange per questo trauma che è un trauma inevitabile: il passaggio da una situazione di totale dipendenza a quella di una parziale autonomia; deve respirare per conto suo e questo è un distacco doloroso, come tutti i distacchi. Non esistono distacchi non dolorosi; eppure il distacco fa parte della vita dellʼuomo. Dove il distacco non è conosciuto e vissuto, la vita dellʼuomo isterilisce, muore.
Quel distacco che avviene al momento della nascita continua con il cammino della vita. Il Vangelo di Luca ricorda quellʼepisodio di Gesù a dodici anni, nel tempio di Gerusalemme, che in qualche modo è il segno del distacco dellʼadolescenza, quando i figli incominciano ad avere consapevolezza della loro differenza rispetto ai genitori. Lo fanno anche in modo esagerato, nella cultura contemporanea. 
Lʼadolescenza, per certi aspetti, è una invenzione contemporanea, nellʼantichità non cʼera. Ma il senso di questo distacco e del trauma che questo comporta cʼè ed è fortissimo nei figli, che sono costretti ad affrontare la vita con paura e, dallʼaltra parte, con aggressività, tentando addirittura di esagerare il distacco dai genitori, per cui fanno fatica a tenerli per mano in certi momenti della fase della loro crescita.
Ma questo è inevitabile fino a quel distacco che è il distacco del matrimonio: “Lʼuomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due saranno una carne sola”.
Il significato è proprio quello di una maturazione dove la propria identità comporta una alterità. La fusione non è possibile: il cammino dellʼuomo non è un cammino che va verso la fusione con qualcuno, ma verso lʼamore. Mentre la fusione toglie la propria individualità, lʼamore la sviluppa come unʼidentità relazionale: sono me stesso “insieme con”, anzi, “in vista di”, “per”, per il rapporto con unʼaltra persona. Tanto che addirittura dice: “Si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola.”
Nonostante quello che sembra a prima vista, il riferimento non è allʼunione sessuale, ma è a tutto quel complesso di relazioni, di conoscenza, di affetto, sʼintende anche di unione sessuale, a tutta la gamma dellʼesperienza coniugale come una relazione che è la più forte che lʼuomo possa sperimentare con qualcun altro. È a questa dinamica di amore che tende alla globalità, alla pienezza, che fa riferimento il Libro della Genesi.

Potete pensare al significato dellʼinnamoramento come superamento della barriera che separa dallʼaltro. Quello che cʼè di affascinante nellʼinnamorarsi sembra essere proprio questo: la percezione che le barriere siano cancellate. Mentre nei confronti di tutti sono costretto ad avere delle maschere, mi sembra di non riuscire ad esprimermi e mi sembra di non riuscire a capire del tutto quello che ho davanti. Quando mi innamoro lʼimpressione è di capire benissimo, che ci sia una luce, una trasmissione, una comunicazione perfetta. Il ché, naturalmente, è illusione; poco alla volta appaiono cose nellʼaltra persona che al momento dellʼinnamoramento non sono chiare, non si percepiscono: si imparano a conoscere le doti, i difetti, i limiti dellʼaltra persona; ci si rende conto che lʼaltra persona è unʼaltra, quindi deve essere riconosciuta e accettata nella sua alterità.

Qui cʼè la grande crisi del cammino della crescita e della maturazione di un rapporto di amore. 
Quando mi rendo conto che tu sei unʼaltra, devo prendere posizione: o ti rifiuto, ti abbandono, perché non sei quello che volevo; e lʼaltra non è mai quello che volevo io, ma è quello che è lei. Posso avere lʼimpressione che sia la principessa che avevo sognato, però dopo mi devo rendere conto che principessa lo è, ma che non è quella che avevo sognato, perché ha la sua esperienza, ha la sua famiglia, ha le sue relazioni, ha il suo modo di agire, di pensare, di costruirsi che non è il mio, non può essere il mio, o cʼè il passaggio a un tipo di rapporto diverso, che è quello dellʼimparare a prendersi cura uno dellʼaltro e a essere contento di prendersi cura uno dellʼaltro.
È il superamento di quellʼamore narcisista che alla fine cerca sempre e solo se stesso, cerca sempre e solo la propria immagine per sentirsi bello e per affermarsi bello, per cui lʼaltro è semplicemente uno specchio, uno specchio in cui voglio vedere me, mi voglio vedere usando la percezione dellʼaltro. Ma questo è amore sterile: il mito di Narciso termina con la sua morte, con lʼannegamento. Perché quello che fa vivere lʼuomo è lʼalterità, è il rapporto con lʼaltro: questo rende la vita dellʼuomo feconda, feconda di futuro e feconda di speranza.
Si tratta ancora di superare quellʼamore che è fondamentalmente amore di consumo, dove lʼaltro diventa lʼoccasione o lo strumento per sperimentare una emozione o una gratificazione o qualche cosa che interessa a me. Cʼè evidentemente anche questo, lʼemozione cʼè, eccome! Ma quando il rapporto di amore diventa un rapporto di consumo, lʼaltro è evidentemente uno strumento.

Rapporto di consumo vuol dire: (ricordate, lo dicevamo lʼanno scorso) sembra che lʼottica con cui noi siamo portati a sperimentare la vita sia, nella gran parte dei casi, unʼottica di consumo. Come se la vita e il mondo fosse un enorme supermercato dove andiamo a comperare i prodotti che ci interessano, i prodotti che servono per rendermi bello, o contento, o mi permettono di avere quelle emozioni e quelle gioie che mi sembrano irrinunciabili nella vita. E questi consumi sono evidentemente i consumi materiali ma sono anche i consumi psicologici, sono anche i consumi relazionali, sociali, politici: anche la politica può essere considerata come una merce di consumo, come uno strumento per riuscire ad ottenere quello che voglio per me.
Ora, quando lʼamore è valutato e sperimentato così, evidentemente lʼaltro viene percepito come prezioso solo fino a quando risponde ai miei bisogni: ho bisogno di compagnia, ho bisogno di gioia, di una spalla su cui piangere. Fino a che ho questi bisogni e tu me li soddisfi  il rapporto funziona, stiamo bene insieme, siamo contenti, affrontiamo meglio la vita.
Ma quando questo viene meno, quando è noioso il rapporto, non è più quello che sognavo, non mi dà più quelle emozioni che mi aveva dato nellʼadolescenza, non mi fa più sognare quello che sognavo qualche anno fa, allora evidentemente il rapporto infiacchisce, perché quello che teneva insieme era semplicemente la quantità di gratificazioni che dal punto di vista sessuale, psicologico, umano, il rapporto mi dava.
Se invece lʼamore diventa il prendersi cura uno dellʼaltro con la scelta di costruire insieme un progetto di vita, – per cui non ho più un progetto di vita individuale – e ne abbiamo costruito uno di coppia. Può accadere evidentemente che questo progetto di coppia vada in crisi, che non riusciamo a realizzarlo, che ci scontriamo con un ostacolo che impedisce di proceder., Ma se abbiamo il progetto non molliamo mica la presa. Quando uno ha un progetto e ha delle difficoltà, cerca di analizzare le difficoltà e di superarle in qualche modo, o di orientare il progetto in una direzione che diventi realisticamente possibile nella situazione concreta che ha davanti, ma non molla mica il progetto, non ricomincia daccapo, come se niente fosse.
Il cambiamento, lʼottica, è questa qui: “lʼuomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due saranno una carne sola”. Cʼè un unico progetto di vita che realizziamo in due, stando attento uno allʼaltro, prendendosi cura uno dellʼaltro, attraverso un cammino di amore che va verso la maturità.
Perfettamente maturo sarà difficile, ma un rapporto dʼamore narcisista, in cui ciascuno cerca solo se stesso nellʼaltro, è immaturo; un rapporto dʼamore consumista in cui uno cerca nellʼaltro solo la soddisfazione di bisogni o desideri suoi, è ancora immaturo. Quellʼamore che invece gioisce per la vita e per il bene dellʼaltro, questo va verso il senso di responsabilità: ci sentiamo responsabili uno per lʼaltro e tutti e due insieme per la famiglia che abbiamo costruito. Per la famiglia che abbiamo costruito vuol dire per i figli e per tutto quello che sta dentro alla costruzione della nostra vita insieme. Il senso della sessualità nellʼottica biblica è quello.
***
S.E. Mons. LUCIANO MONARI