lunedì 27 gennaio 2020

PIO IX



La nostra biografia di Pio IX comincia il 16 giugno 1846, giorno dell'elevazione di Giovanni Maria Mastai Ferretti al soglio pontificio.

Sui cinquanta quattro anni precedenti, molto può essere ed è stato scritto ma poco può essere trattenuto dalla storia. Nella vita di Giovanni Maria Mastai Ferretti ciò che conta sono i trentadue anni di pontificato, il più lungo nella storia della Chiesa dopo quello di san Pietro.

Pontificato non solo lungo ma denso di avvenimenti, di lotte, di contrasti. Se è vero che nella storia della Chiesa non esistono pontificati tranquilli, è certo che quello di Pio IX ha qualcosa che lo distingue tra tutti gli altri. Esso riassume lo scontro tra la Chiesa cattolica e la civiltà moderna sorta dalla Rivoluzione francese: uno scontro che, nei primi tre anni di pontificato di Pio IX, il triennio centrale dell'Ottocento, esplode in tutta la sua drammaticità, costringendo il Papa neo-eletto a una difficile scelta, tra i principi e le istituzioni che egli incarna, e le idee del secolo, verso cui sente un'indubbia attrazione.

 La scelta di Pio IX produrrà tra il Papato e la Rivoluzione uno "strappo" che è all'origine della "leggenda nera" destinata ad avvolgere il nome del Pontefice. Egli viene presentato come un "nemico dell'Italia" e contrapposto al quadrilatero dei Padri della patria: Vittorio Emanuele, Cavour, Garibaldi e Mazzini. In realtà Pio IX amò profondamente l'Italia e se, in un primo tempo, pensò che il pensiero politico di Gioberti potesse offrire un fondamento ideologico a questo sentimento, si rese ben presto conto del radicale equivoco del "neo­guelfismo". La rottura, avvenuta a Gaeta nel 1849, con Gioberti, Ventura e Rosmini, tre punti di riferimento del suo triennio filo-liberale, costituì un punto di non ritorno del suo pontificato. Pio IX comprese infatti la portata della posta in gioco, che andava ben al di là dell'unificazione della penisola e rimandava all'essenza del conflitto tra la Chiesa e il risorgimento italiano, e ne trasse le conseguenze.

Un grande filosofo scomparso, Augusto Del Noce 1, descrivendo l'itinerario intellettuale di questa "Rivoluzione italiana", ha mostrato l'esistenza di una linea culturale egemone in epoche storiche e forme politiche diverse quali il risorgimento, il fascismo, l'antifascismo repubblicano. L'elemento di continuità di questo filone culturale è costituito, secondo Del Noce, dall'idea che il processo storico non possa venir altrimenti compreso che come un'inarrestabile tendenza verso l'immanenza e la secolarizzazione, in ogni caso verso la definitiva eliminazione del soprannaturale e del trascendente dalla storia.

 Dall'hegelismo di De Sanctis al neomarxismo gramsciano, tale linea di pensiero ha condizionato non solo la riflessione filosofica, ma anche quella storica in Italia, per lo stretto nesso che l'immanentismo postula tra la storia e la filosofia, tra la praxis e la teoria che in essa si invera. In particolare, l'intera cultura italiana, dominata da quello che Del Noce ha definito il "crocio-gramscismo" accademico 2, fu condizionata, fin dal suo inizio, dal problema delle origini e dello sviluppo del risorgimento e del suo rapporto, storico e ideologico, con la Rivoluzione francese.

Nella prospettiva immanentistica fino a oggi dominante, la Rivoluzione francese è vista infatti come la tappa ineliminabile di un processo di secolarizzazione e di "autoliberazione" dell'umanità di cui Antonio Gramsci ha indicato le altre fasi salienti nel Rinascimento e nella Riforma, nella filosofia tedesca, nella economia classica inglese, nel liberalismo laico e nello storicismo che è alla base di tutta la concezione moderna della vita. «La filosofia della praxis - ha scritto Gramsci - è il coronamento di tutto questo movimento di riforma intellettuale e morale. (...) Corrisponde al nesso Riforma protestante + Rivoluzione francese» 3.

La prospettiva di Pio IX può dirsi esattamente antitetica a quella gramsciana. Essa si presenta come una visione della storia e della società intimamente contro­rivoluzionaria secondo la quale il Rinascimento, il protestantesimo e la Rivoluzione francese costituiscono le tappe di un processo plurisecolare che si propone come fine la liquidazione della Civiltà cristiana e l'edificazione, sulle sue rovine, di una Repubblica universale, anarchica e ugualitaria 4.

A questo processo rivoluzionario, Pio IX contrappose non solo la sua testimonianza personale di fedeltà alla Chiesa, ma la coerenza di un'azione pubblica vasta e articolata. È questa azione pubblica dopo l'elezione al pontificato, non la vita privata di Pio IX, a costituire l'oggetto del mio studio.

Pio IX venne definito come personalmente santo, ma politicamente sprovveduto. A questo cliché, fondato sulla separazione nell'uomo tra la dimensione privata, santa, e quella pubblica, peccaminosa, si ispira ancora oggi la storiografia più accreditata. Ma Pio IX non può essere scomposto: la politica in lui non si può scindere dalla religione, la vita privata da quella pubblica. Il suo pontificato è intimamente legato agli avvenimenti storici del suo tempo e di essi ci offre una profetica chiave di lettura.

 La sua visione politica, non priva di ingenuità agli esordi del suo pontificato, si fece via via più lucida, soprattutto dopo le "svolte" storiche del 1848 e del 1859. Questa visione politica presupponeva una grande teologia della storia, fondata sull'antagonismo morale delle due città destinate a lottare fino alla fine dei tempi: la Civitas Dei, incarnata dalla Chiesa cattolica, e la Civitas Diaboli, che nel secolo di Pio IX aveva assunto il ruolo della Rivoluzione italiana ed europea.

Pio IX comprese l'impossibilità di una conciliazione tra l'istituzione divina, a cui Gesù Cristo aveva affidato la missione di annunciare la Verità, e quelle forze rivoluzionarie, che si facevano portatrici di una radicale negazione della legge naturale e cristiana. Egli visse questo antagonismo come la scelta inconciliabile tra Cristo e Belial.

Pio IX fu oggetto, durante la vita e dopo la morte, di giudizi disparati, di sentimenti di amore e di ammirazione, e di attacchi passionali, di odio e di disprezzo 5. Nessuna figura storica degli ultimi due secoli può dirsi forse tanto discussa, ma allo stesso tempo tanto poco conosciuta dagli stessi ambienti cattolici.

Per fare conoscere Pio IX occorre discuterlo; discuterlo significa interpretarlo, dare un significato alla sua vita pubblica sullo sfondo degli avvenimenti del suo tempo. Parlare di Pio IX significa dunque, necessariamente, interpretare attraverso la sua figura la storia dell'Ottocento.

Una biografia di Pio IX, oggi, non può che essere una lettura critica del suo pontificato. È questo il fine del mio studio, la cui prima parte consiste in una ricostruzione storica del pontificato di Pio IX sul grande sfondo della lotta tra la Chiesa cattolica e le forze rivoluzionarie nel XIX secolo; la seconda parte si sofferma sul suo magistero, culminato in tre atti supremi: la definizione del dogma dell'Immacolata Concezione (1854), il Sillaba (1864) e il Concilio Vaticano I (1869-70).

Dei tre atti di Pio IX, quello che ha dato luogo a maggiori polemiche è indubbiamente il Sillabo, di cui pure con ammirevole coraggio non è mancato chi ha reso un pubblico elogio 6.

Il Sillabo appartiene ai documenti destinati a entrare nella storia per il loro carattere simbolico: sancisce l'antitesi tra la concezione cristiana della società e la visione relativista e secolarizzata che poi prese il sopravvento. In questo senso esso può essere considerato un documento profetico. Lo è nella misura in cui la Civiltà moderna, nata dalla Rivoluzione francese, scossa da intime e violente contraddizioni, attraversa oggi una terribile crisi. Le radici del naufragio della nostra epoca stanno nel secolo che l'ha preceduta e il Sillabo ce ne offre una lucida diagnosi su cui occorrerebbe meditare.

Il dogma dell'Immacolata Concezione costituisce la premessa teologica del Sillabo ed è a esso intimamente connesso. Il Concilio Vaticano I apporta la soluzione ai mali denunciati dal Sillabo, presentando il Papato romano come l'unica forza in grado di combattere e vincere la Rivoluzione e di promuovere la rinascita di un'autentica civiltà universale. Questi atti illuminano e giudicano il risorgimento italiano.

Gli eventi dell'ultimo trentennio ripropongono, a distanza di centocinquant'anni, il Magistero e la teologia della storia di Pio IX. La sua figura, apparentemente sommersa dalle rovine del potere temporale nel XIX secolo, grandeggia oggi sulle ben più vaste macerie della civiltà del XX secolo che si chiude. La solenne beatificazione di Pio IX, il 3 settembre 2000, non celebra solo l'eroicità delle sue virtù, ma innesca inevitabilmente un'analisi retrospettiva del ruolo storico del suo pontificato. E se l'eroismo nella vita privata viene chiamato santità, quello nella vita pubblica si chiama grandezza.

Roberto De Mattei

SULLA PREGHIERA



Dio, Dio mio, a Voi dallo spuntare della luce io veglio. Ha sete di Voi la mia anima, in quanti modi di Voi la mia carne. In una terra deserta, senza cammino, e senza acqua: così nel santuario sono apparso davanti a Voi, per vedere la Vostra potenza e la Vostra gloria (Salmo 62.1-3). 


LA PREGHIERA IN GENERE 

Chiediamoci cos’è la preghiera, perché pregare, come pregare, ed il rapporto tra la preghiera e la vita. 


1. Cos’è la Preghiera? 

Una definizione classica della preghiera ci è data da san Giovanni Damasceno (Expositio Fidei 68; De Fide Orthodoxa 3.24) con la parola: ‘La preghiera è l’elevazione dell’anima a Dio o la domanda a Dio di beni convenienti’. Vogliamo proporre la prima parte di questo enunciato come definizione della preghiera in genere, e la seconda parte come definizione della preghiera di petizione.  

Il pregare in genere, dunque, può essere inteso come l’azione di elevare l’anima a Dio, o di alzare il cuore a Dio. 

2.  Perché pregare? 

La risposta più facile a questa domanda è: perché il Signore ci comanda di pregare, ossia di pregare sempre, colle parole: ‘Bisogna sempre pregare’ (Lc. 18.1), e ancora: ‘Vegliate e pregate in ogni momento’ (21.36). Similmente dice san Paolo: ‘Pregate incessantemente’ (1Tess. 5.17). 

Vediamo dunque che la preghiera è un’opera di giustizia, in quanto viene comandata da Dio. In quanto riguarda Dio costituisce la virtù della religione. Ma è anche un’opera di altre virtù, soprattutto dell’umiltà, che pratichiamo quando ci sottomettiamo a Dio nella preghiera; della Fede; della fiducia nella Sua tutela e provvidenza; e dell’amore verso di Lui ‘che cresce con ogni colloquio’, come ci insegna il Catechismo di Trento. San Pietro d’Alcantara scrive che lo scopo immediato della preghiera è di farci ottenere la devozione e la facilità di superare le conseguenze del Peccato originale: la pigrizia, la malizia, e la ripugnanza a fare il bene.  

In breve allora, la preghiera ci aiuta a praticare parecchie virtù e, di conseguenza, a crescere nella santità. Ma anche ci protegge dal peccato, dall’ira divina, e dal demonio. Quanto alla preghiera di meditazione ed al peccato mortale, sant’Alfonso Maria de’ Liguori ci insegna che è impossibile meditare e peccare mortalmente allo stesso tempo: chi pecca mortalmente e comincia a meditare ‘o rinuncia al peccato o rinuncia alla preghiera’. Chi non prega, invece, è spinto verso il peccato mortale. Dunque la domanda per noi è semplice: vogliamo essere salvati o non lo vogliamo? Se vogliamo essere salvati: preghiamo! 

Ci sono persone che dicono: ‘Conduco una vita buona ma non prego’. Questo però non è possibile perché non agiscono in modo giusto verso Dio: non agiscono con la giustizia, né con le altre virtù enumerate sopra. Non rivolgono mai uno sguardo su Dio. Ma che preparazione è questa per la vita eterna, cioè per la visione beatifica di Dio? Come possono aspettarsi di essere accolti a braccia aperte da Dio nel Regno dei Cieli dopo la morte, se non Gli hanno dedicato neanche un pensiero sulla terra? O se non hanno fatto lo sforzo minimo di assistere alla Santa Messa la domenica? Se ciononostante muoiono in istato di Grazia, sicuramente dovranno aspettare la Visione beatifica per lungo tempo in Purgatorio come hanno fatto aspettare Dio a lungo in terra.  

Ci sono altre persone che dicono: ‘Sì! Prego, certo!’. Ma la preghiera consiste in un ‘Padre Nostro’ o in una ‘Ave Maria’ nel letto mentre si addormentano. Ma quando le cose non vanno bene nella loro vita, si ricordano di Lui per supplicarLo di rimediare ai loro errori, se non per accusarne Lui. 


3.  Come pregare? 

Occorre pregare con umiltà, perché sta scritto nel Salmo 101 che: ‘Iddio guarda all’orazione degli umili e non disprezza la loro preghiera’ e ‘l’umiliazione di chi si umilia andrà oltre le nubi’ (Ecclesiasticus 35.21). ‘L’umile che prega si presenta con la forza di attrazione del vuoto per l’Essere che vuole riempirlo’ dice Padre Augustin Guillerand, certosino. ‘Nessuna resistenza da abbattere, nessuna presenza da eliminare, nessuna trasformazione da operare. Non vi è che da entrare, prendere il posto, rispondere ad un’attesa e colmarla’. 

Occorre pregare con fervore, come dice sant’Agostino: ‘Di solito la preghiera si fa più con gemiti che con parole, più con lagrime che con formule. Iddio pone le nostre lagrime al Suo cospetto e il nostro gemito non è nascosto a Lui, Che tutto ha creato per mezzo del Verbo, e non ha bisogno di parole umane’. 

Occorre pregare con fiducia, con la sicura speranza di essere esauditi, come ci ammonisce san Giacomo (1.6), chiedere ‘con fede, senza affatto esitare’; inoltre col cuore aperto, come insegna di nuovo il Catechismo romano: ‘Chi viene a pregare nulla tace, nulla nasconde, ma tutto svela fiduciosamente, rifugiandosi nel grembo di Dio dilettissimo Padre’. 

Bisogna pregare in modo raccolto, interiore, ed intimo come il Signore ci rappresenta con l’immagine della camera chiusa (Mt. 6.6): ‘Ma tu quando preghi, entra nella tua camera e, chiuso l’uscio, prega il Padre tuo in segreto e il Padre tuo, che vede in segreto, te ne renderà la ricompensa’.  

Commenta san Giovanni Cassiano : ‘Preghiamo nella nostra camera quando ritiriamo il nostro cuore intieramente dal tumulto e dal chiasso dei pensieri e delle preoccupazioni, e, in una sorta di cuore a cuore segreto e di dolce intimità, riveliamo al Signore i nostri desideri. Preghiamo con uscio chiuso quando supplichiamo senza aprire le labbra ed in un silenzio perfetto Colui Che non si cura delle parole, ma guarda il cuore. Preghiamo in segreto quando parliamo a Dio solamente attraverso il cuore e la devozione dell’anima, e non manifestiamo che a Lui le nostre domande; così che gli stessi poteri avversari non ne possano indovinare la natura’. 

Infine, si deve pregare con assiduità, come la vedova che vinse il giudice ingiusto con la sua assiduità e insistenza. ‘E se talvolta viene meno la volontà, dobbiamo chiedere a Dio la forza di perseverare’, dice il Catechismo. 


4.  Il rapporto tra la preghiera e la vita 

Abbiamo visto brevemente cos’è la preghiera, perché pregare, e come pregare. Osserviamo adesso che la preghiera deve far parte di una buona vita, poiché più amiamo Iddio nel compiere i Suoi comandamenti e più amiamo il prossimo con la benevolenza, l’aiuto benefico, e la dimenticanza delle offese, più efficace sarà la nostra preghiera. Come scrive san Giovanni Evangelista: ‘Tutto ciò che chiediamo riceveremo, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo le cose che sono gradite ai suoi occhi’ (1Gv. 3.22); e come dice il Signore: ‘Se rimanete in Me e le Mie parole rimangono in voi, chiedete quanto vorrete e vi sarà concesso’ (Gv. 15.7). 

Proviamo dunque a condurre una buona vita facendo tutto per Dio e ritirandoci da tutto ciò che è male e che ci distrae da Lui. Pensiamo a Lui, facciamo brevi preghiere giaculatorie, come: ‘Signore Mio Dio abbi misericordia di me’ durante la giornata, offrendo a Lui tutte le nostre gioie e sofferenze. Proviamo a vivere nella Sua Presenza, perché così possiamo alzare il cuore a Dio e pregarLo sempre, come ci ha comandato. 

Padre Konrad zu Loewenstein

Regina della Famiglia



Apparizioni a Ghiaie


Undicesima apparizione, lunedì 29 maggio 

Il dott. Giulio Loglio che ieri era assente, oggi è presente all'apparizione. Egli scrive nella relazione: 
"Una folla imponente l' attendeva e numerosi erano gli  infermi. Alle 18,10 la piccola Adelaide fu portata sul luogo dell'apparizione e dopo 20 minuti di preghiera iniziò la visione, e  precisamente alle 18,32. Eccone i rilievi: il polso da 80, dopo 10  minuti, ridiscende a 70; riflesso corneale presente; ammiccamento presente; anestesia alle punture di spillo; non reagì ad un  colpo di rivoltella sparatole vicino; ha invece risposto ad una  domanda sussurratale dalla dott.ssa Maggi di Pontida. La visione  termina alle 18,50. Non fu possibile interrogare la fanciulla". 
La dott.ssa Maggi, alle osservazioni del dott. Loglio, aggiunge: 
"Come nella precedente visione la bimba ebbe timore della folla che la subissava. La visione ebbe luogo alle 18,32 e durò  ancora 18 minuti. 
Recitò il Rosario e si ripeté il bisbiglio: le chiesi se era venuta la Madonna ed essa mi rispose: "Sé, l'è riada". La risposta non fu pronta ma si fece aspettare qualche secondo. 
Così non batté ciglio a tutti i colpi d'arma da fuoco sparatile vicino dalla G.N.R. per far indietreggiare la folla che ci travolgeva e schiacciava. 
Pregò muovendo ad intervalli le labbra; il polso ebbe lo stesso comportamento delle sere precedenti: 80 prima della  visione, 70 durante questa; l'occhio fu sempre limpido, lucente,  splendente, si velò a volte di tristezza fugace e di pace serena  guardando sempre ad oriente fissamente in avanti". 

Dal quaderno di Adelaide: 
"Anche in questa apparizione la Madonna apparve con gli angioletti; vestiva di rosso col manto verde e la sua manifestazione fu preceduta da due colombi e dal punto luminoso. Fra le  mani aveva ancora due colombi dalla piuma oscura e sul braccio la corona del Rosario. 
La Madonna mi sorrise e nei disse: "Gli ammalati che vogliono guarire devono avere maggiore fiducia e santificare la loro sofferenza se vogliono guadagnare il Paradiso. 
Se non faranno questo, non avranno premio e saranno severamente castigati. Spero che tutti quelli che conosceranno la  mia parola faranno ogni sforzo per meritarsi il Paradiso. Quelli  che soffriranno senza lamento otterranno da me e dal Figlio mio  qualunque cosa chiederanno. Prega molto per coloro che hanno  l'anima ammalata: il Figlio mio Gesù è morto sulla croce per salvarli. Molti non capiscono queste mie parole e per questo io  soffro. 
Mentre la Madonna portava la mano alla bocca per mandarmi un bacio con l'indice e il pollice uniti, le due colombine  le svolazzarono d'intorno e accompagnarono la Madonna mentre  si allontanava adagio adagio". 

Severino Bortolan 

TRATTATO DELLO SPIRITO SANTO



Divisione del Mondo Soprannaturale.

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E il combattimento ebbe luogo nel cielo, in Coelo.  Qual’è questo cielo? Sonovi tre cieli o tre sfere di ve­rità: il cielo delle verità naturali; il cielo della visione beatifica; il cielo della fede, intermediario tra i due  primi. Abbiamo visto già che fino dal primo istante  della loro creazione, gli angeli conoscono perfettamente  nel loro insieme e nelle loro ultime conseguenze, tutte  le verità dell'ordine naturale. Questa conoscenza forma  la loro gloria, statuendo l’immensa superiorità di que­sti sull'uomo,. Così non havvi, da parte loro nessun  interesse a protestare contro alcuna di queste verità.  Nessuna possibilità di farlo ; imperocché ogni essere  ripugna invincibilmente alla sua distruzione. Le verità  dell’ordine naturale essendo connaturali agli angeli,  protestare contro di esse sarebbe stato un protestare  contro l'essere proprio: il negarle poi, sarebbe stato una  specie di suicidio: dunque la battaglia non ebbe luogo  nel cielo delle verità naturali.
Tanto meno ebbe per teatro il cielo della visione  beatifica; poiché questo, come ricompensa della prova, è  l’eterno soggiorno della pace. Ivi, tutte le -intelligenze  angeliche ed umane, poste in faccia alla verità con­templata da esse senza velo, confermate nella grazia,  unite in carità e confermate nella gloria, vivono della  stessa vita, senza opposizioni, senza divisioni e senza  possibili gare.
Qual’è dunque il cielo del combattimento? Evidente­ mente la dimora, o lo stato nel quale gli angeli dove­ vano, come l’uomo, subire la prova per meritare la  gloria. In che questa consisteva? certamente ancora  nell’ammissione di qualche mistero sconosciuto dell’or­dine soprannaturale. Questa ammissione, per essere me­ritoria dovea costare. Essa ebbe dunque per oggetto  qualche mistero il quale, al cospetto degli angeli, sem­brava urtare la loro ragione, derogare alla propria ec­cellenza e nuocere alla gloria loro.
Ammettere umilmente questo mistero sopra la parola  di Dio, adorarlo a malgrado delle sue oscurità e delle ri­pugnanze della loro natura, a fine di vederlo dopo averlo creduto; tale era la prova degli angeli. Con quest'atto  di sottomissione, queste intelligenze sublimi, curvando  la loro fronte luminosa dinanzi all'Altissimo, gli dice­vano: « Noi non siamo che creature; voi solo siete  l'Essere degli esseri. La vostra sapienza è infinita;  grande com’ essa, la nostra non è. La vostra carità ag­guaglia la vostra saggezza; noi abbracciamo nella pie­nezza dell'amore il mistero che vi degnate rivelarci. »  Nei consigli di Dio, quest'atto di adorazione, che im­plica l'amore e la fede, era decisivo per gli angeli, come  un atto simile lo fu per Adamo, come lo è per ognuno  di noi: chiunque non crederà, sarà condannato.1
« E Michele e gli angeli suoi combatterono contro  il Dragone. Michael et angeli ejus praelìabantur cum Bracone. Appena venne proposto di credere a questo  domma, uno degli arcangeli più luminosi, Lucifero,  mandò il grido della ribellione: « Io protesto: ci si vuol  far discendere, ed io salirò. Si vuole umiliare il mio  trono, io lo innalzerò al di sopra degli astri. Io sederò  sul monte dell’alleanza, ai fianchi dell'Aquilone. Io e  nessun altro, sarò simile all' Altissimo.% » Una parte  degli angeli, ripete: « noi protestiamo.3 »
A queste parole, un arcangelo, luminoso quanto Lu­cifero, esclama: «Chi è simile a Dio? chi può rifiutarsi  di credere, di adorare ciò che propone alla fede e al­l’adorazione delle sue creature? Io credo e adoro.1 »  La moltitudine delle celesti gerarchie ripete: « Noi cre­diamo e adoriamo. »
Lucifero ed i suoi aderenti non appena commessa la  colpa essendo stati puniti, si viddero cangiati in de­moni orribili, e furono precipitati negli abissi di quel-  l’inferno, che il loro stesso orgoglio avea scavato.2 Spaventevole severità della giustizia di Dio! Quale  n’è la causa, e donde viene ch’egli abbia avuto mise­ricordia per l’uomo e non per un angelo? La ragione  sta nella superiorità della natura angelica. Gli angeli  sono immutàbili, mentre l’uomo non lo é. San Tom­maso dice: « essere un articolo della fede cattolica,  che la volontà degli angeli buoni è confermata nel bene,  e la volontà dei cattivi, ostinata nel male. La causa di  questa ostinazione non è nella gravità della colpa, bensì  nella condizione della natura. Fra l'apprensione dell’angelo e l’apprensione dell’uomo avvi questa differenza, che l’angelo comprende o afferra immutabilmente  col suo intelletto, come noi stessi afferriamo i primi  principii che conosciamo. Al contrario l’uomo, con la  sua ragione, apprende o afferra la verità, in una ma­niera variabile, andando da un punto all’altro, avendo  pure la possibilità di passare dal si al no. Di guisa  che la sua volontà non aderisce a una* cosa che in un  modo variabile, conservando essa altresì la facoltà di  distaccarsene, e di appigliarsi alla cosa contraria. Di­verso è il caso della volontà dell'angelo: essa aderisce  stabilmente e immutabilmente.1 »
Noi conosciamo l’esistenza, il luogo ed il risultato  della prova; ma qual ne fu la natura? In altri termini:  qual’è il domina preciso, la cui rivelazione diventò la  pietra d’inciampo, per una parte delle celesti intelli­genze? 

Monsignor GAUME

SUPREMO APPELLO



... Ecco la mia vera Mammola: si è messa nell'ombra per secoli, per lasciar tutta la luce al mio Vangelo. Che è mai la gloria che le si rende, in paragone di quella che merita? Imparate da Lei, che è stata davvero dolce ed umile di cuore, come Me. Lei, sì, è stata un altro Gesù. Essa si è annientata per Me! Il suo Cuore ed il mio sono una cosa sola. Non separate quello che Dio ha unito! Come vorrei vederlo onorato accanto al Mio! ... Chi parla del Cuore della Madre mia? E' ancora poco amato perché è poco conosciuto. Lo presentano troppo teologicamente, o troppo sentimentalmente. La verità è semplice, figliuolini miei, ed è genuina come il Vangelo. Il Cuore di Maria è una miniera dalla quale non si è ancora estratto il vero tesoro. Sono fiumi di santità. Passerà il mondo, prima che l'abbiate approfondito. Il mio Cuore è uscito dal suo Cuore ...il Sangue di cui vi abbevero è il sangue suo verginale, immacolato. Le mie Carni che vi ho immolate, le ho prese da Lei. « Tutta la bellezza della figlia del Re le viene dall'interno ». La gloria di quel Cuore sono Io, il frumento degli eletti e il vino che fa germogliare i vergini. Madre del Dio e Madre della Chiesa, Io l'ho costituita Madre di ogni anima. A lei affido i cuori dei miei figli. Andate a Maria! Anime « mariane » Io voglio anime formate da Lei. E' Lei la donna del Vangelo a cui è stato affidato il lievito della grazia e tre misure di farina perché le lavori e faccia levare «tutta la pasta».
Oh! se lavora la Madre mia! Essa ha mescolato le lagrime sue e il Sangue del suo Figlio alla pasta affidatale. Che mai uscirà da quelle mani, da quel lavoro? ... E v'impiega i secoli ... La Madre mia lavora sempre ... lavorerà finché vi sarà ancora un atomo di farina, un'anima sola da salvare e una stilla di lievito, una goccia sola del Sangue mio divino, ansiosa di comunicare la virtù sua fecondatrice.

La Battaglia Finale del Diavolo



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Questo libro svela ed analizza le macchinazioni politiche, che hanno  chiaramente influenzato l’atteggiamento di alcune autorità diplomatiche  del Vaticano nei riguardi del Messaggio di Fatima. Non v’è alcun dubbio  che i fautori della “Ostpolitik” conciliatoria del Vaticano considerino il  Messaggio di Fatima assai scomodo. Ma è comunque improbabile che  queste semplici considerazioni diplomatiche, da sole, abbiano potuto  persuadere il Vaticano ad ignorare un messaggio proveniente dal Cielo. Per  riuscire in questo, ci deve essere per forza qualcos’altro in gioco, una forza  più profonda e più oscura della semplice diplomazia.
Questo malessere più profondo e oscuro è il vero soggetto di questo  libro: la Chiesa Cattolica è stata trasformata in modo tale da lasciare i  fedeli confusi e disorientati, mentre chi non ha Fede si trova davanti una  Chiesa che mantiene solo in apparenza la sua normale funzione, ma che in  realtà dietro a quella maschera cela una trasformazione radicale.
Vista da fuori, la Chiesa Cattolica sembrerebbe un istituzione che  cambia assai lentamente e con grande riluttanza. Il processo di riforme  iniziato dal Vaticano II negli anni ’60 ha portato tuttavia a dei cambiamenti  senza precedenti nella Chiesa (quali, ad esempio, le Messe in lingua locale,  l’abbandono dell’abito talare, ecc.) che possono essere sembrati drammatici  per chi li ha vissuti internamente ad essa, ma che sono passati quasi  inosservati per chi ne era all’esterno, perché a confronto con i cambiamenti  che hanno caratterizzato il mondo nell’ultima metà del ventesimo  secolo, la Chiesa sembrava resistervi strenuamente, mantenendo i propri  insegnamenti riguardo al celibato sacerdotale, all’ordinazione delle donne,  alla contraccezione, al divorzio e all’aborto. In tutti questi casi, la Chiesa  sembra tuttora fermamente radicata nel mantenere e difendere quelle  posizioni che ha fatto proprie nel corso degli ultimi 2 millenni.
Ma questo vuol dire forse che l’indirizzo del Vaticano sia di stampo  marcatamente tradizionalista? Ad un estraneo che valutasse certe cose  solamente sulla base delle dichiarazioni pubbliche del Papa, potrebbe anche  sembrare così. Ma come spiega questo libro, chi vive all’interno della Chiesa  sa bene che la realtà è tutt’altra. La Chiesa Cattolica odierna non è quella che  sembra all’esterno, e questo divario tra la percezione pubblica di essa e le Sue  condizioni reali è al cuore stesso della controversia su Fatima. Perché anche  se alcune tradizioni vengono tuttora difese ufficialmente, per certi versi,  molte altre sono state invece abbandonate o minate alle loro fondamenta. Inoltre, mentre quelle posizioni che vengono ancora difese  ufficialmente ricevono una vasta eco mediatica, delle altre che sono state  invece abbandonate o corrotte non se ne parla praticamente mai. I Cattolici  che una volta condividevano tutta una serie di credenze in tutto il mondo,  vagano ormai alla deriva senza una meta o un obiettivo comune, costretti  a seguire una guida sempre più contraddittoria ed incerta, a tutti i livelli. Persino il successore di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI (il cui ruolo  nella controversia di Fatima, svolto al tempo come Cardinale Joseph  Ratzinger, verrà analizzato in queste pagine) ha riconosciuto che questa  crisi riguarda l’inconsistenza con cui si tramanda la Tradizione Cattolica, che viene ormai difesa ufficialmente solo in merito a certi punti specifici,  mentre molti altri vengono abbandonati o minati alle fondamenta. Questa  crisi ha spinto Papa Benedetto a dichiarare, nello storico Motu Proprio  del 7 luglio 2007, che la Messa tradizionale in Latino non era “mai stata  abrogata” e che tutti i sacerdoti sono liberi di officiarla, oltre a chiedere  in generale “un’ermeneutica della continuità”, per risolvere la percezione  che viene data di una vera e propria “rottura” con il passato stesso della  Chiesa – due raccomandazioni sorprendenti, che hanno confermato ancor  più l’esistenza di questo malessere profondo e oscuro, diagnosticato già  nella prima edizione di questo libro e che continua a colpire la Chiesa  anche anni dopo, ora che va in stampa questa seconda edizione. La Chiesa  Cattolica, un tempo considerata monolitica, ormai non lo è più. Il suo  elemento umano è pieno di divisioni e fratture che questo libro individua  alla radice, rivelando una leadership Cattolica divisa, nella quale la prima e  più evidente dicotomia è proprio quella tra il Papa, che crede ardentemente,  ed i suoi subordinati più immediati, che non credono affatto come lui.
La prima edizione di questo libro ha esaminato dettagliatamente le  azioni di quattro ecclesiastici Vaticani di alto rango, i quali oramai non  rivestono più le posizioni che avevano all’epoca: il Cardinale Ratzinger,  ovviamente, è ora il nostro Santo Padre Benedetto XVI; Il Cardinale Angelo  Sodano è andato in pensione nel 2006 e non è più Segretario di Stato  del Vaticano; Il Cardinale Dario Castrillón Hoyos, all’epoca Prefetto della  Congregazione per il Clero, è stato rimpiazzato nel 2006 dal Cardinale  Claudio Hummes. Solo il quarto prelato del Vaticano, l’ex Arcivescovo  Tarcisio Bertone, rimane una pedina chiave nella vicenda di Fatima,  insieme allo stesso Pontefice. Dopo aver servito come Segretario della  Congregazione per la Dottrina della Fede, sotto il Cardinale Ratzinger,  Bertone è stato elevato a rango di Cardinale ed ha sostituito Sodano come  Segretario di Stato. In questa veste, Bertone è diventato il protagonista  principale del dramma di Fatima, in quanto si è assunto la responsabilità  di continuare a perpetrare quella che il nostro libro definisce “la linea del  partito,” ecumenica e diplomatica, architettata del Segretario di Stato nei  confronti del Messaggio di Fatima e del Terzo Segreto in particolare.
La seconda edizione di questo libro continua a documentare  ampiamente il ruolo di tutti quei quattro prelati nella campagna intrapresa  per far “chiudere il libro” su Fatima, in quanto “espressione politicamente  scorretta” di credenze tradizionali Cattoliche. Anche se è impossibile essere  certi delle motivazioni di ciascuno di loro, è altrettanto impossibile non  concludere che le loro azioni abbiano contribuito all’attuale crisi di fede  e di disciplina nella Chiesa. Tuttavia, cambiamenti radicali nel dramatis  personae ed il nuovo pontificato di Benedetto XVI hanno imposto, in questa  seconda edizione del libro, un certo cambiamento di approccio ai gravi  problemi in esso affrontati; questi “aggiustamenti” saranno evidenti a chi  ha letto la prima edizione.
Questa seconda edizione prende anche in considerazione i grandi sviluppi  che ha avuto la vicenda di Fatima a partire dalla pubblicazione, nel 2006, del  libro Il quarto segreto di Fatima di Antonio Socci, il noto intellettuale e scrittore  Cattolico, un tempo amico e collaboratore del Cardinale Bertone nonché dell’allora Cardinale Ratzinger. Il libro di Socci contiene l’indagine, da lui  inizialmente avviata al fine di confutare i “Fatimiti” e le loro teorie, secondo  le quali l’apparato Vaticano (ora guidato da Bertone e dalla sua Segreteria  di Stato) avevano nascosto un testo del Terzo Segreto che spiegherebbe  l’ambigua visione del “Vescovo vestito di bianco.” Dopo aver studiato la  prima versione di questo libro, tuttavia, Socci scoprì che i “Fatimiti” avevano  ragione, e che “è certo” che un testo riguardante un qualcosa di “indicibile”  sia tenuto nascosto – un testo che, come scrive Socci, conterrebbe le “parole  della Madonna [che] preannunciano una crisi apocalittica della Fede, nella  Chiesa, a partire dalla sua sommità” e ”anche una spiegazione della visione  … (rivelata il 26 giugno 2000).”1
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Padre Paul Kramer

MARIA MADRE DI DIO



Figli, non indurite i vostri cuori... La massoneria non viene da Dio, ma da Satana ed è inserita all'interno della Chiesa, cercando di allontanare tanti dal cammino della verità e dei sacramenti. Chi muore come massone non andrà in paradiso, ma al fuoco dell'inferno.

Geremia



I boccali di vino, segno della collera di Dio

12Il Signore Dio d'Israele mi disse: 'Geremia, va' a dire alla gente che ogni boccale deve essere riempito di vino. Tutti ti risponderanno che lo sanno benissimo. 13Allora dirai loro che io, il Signore, riempirò di vino gli abitanti di questa regione: i suoi re che siedono sul trono di Davide, i sacerdoti, i profeti e gli abitanti di Gerusalemme, finché non saranno tutti ubriachi. 14Poi li farò sbattere l'uno contro l'altro, giovani e vecchi, e andranno in frantumi come boccali. Non avrò pietà, compassione e misericordia: li distruggerò completamente'.

STORIA UNIVERSALE DELLA CHIESA CATTOLICA



DAL PRINCIPIO DEL MONDO FINO AL Dì NOSTRI

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DELL'ABATE ROHRBACHER

domenica 26 gennaio 2020

LA MISERICORDIA DIVINA NELLA MIA ANIMA



8.1.1936. Quando andai dall'Arcivescovo e gli dissi che Gesù voleva da  me che pregassi per impetrare la Misericordia divina per il mondo e che  sorgesse una congregazione che impetrasse la Misericordia divina per il  mondo e lo pregai perché mi concedesse l'autorizzazione per tutto quello  che Gesù voleva da me, l'Arcivescovo mi disse queste parole: « Per  quanto riguarda le preghiere, sorella, l'autorizzo, anzi l'esorto a pregare il  più possibile per il mondo e ad impetrare per esso la Misericordia di Dio,  poiché tutti abbiamo bisogno di Misericordia e certamente anche il confessore non le impedisce di pregare secondo questa intenzione. Per  quanto riguarda questa congregazione attenda, sorella, che le cose si  dispongano un po' più favorevolmente. Questa faccenda per sé è buona,  ma non bisogna affrettarsi; se è volontà di Dio, un po' prima o un po'  dopo si farà. Per qual motivo non dovrebbe esserci? Dopo tutto ci sono  tante diverse congregazioni, qui di anche questa sorgerà, se Dio lo vuole.  La prego di stare pienamente tranquilla; il Signore può tutto. Procuri di  stare strettamente unita a Dio e stia di buonanimo ». Queste parole mi  procurarono una grande gioia. Dopo che avevo lasciato l'Arcivescovo,  udii nell'anima queste parole: « Per confermare il tuo spirito parlo  attraverso i Miei rappresentanti, in conformità di quello che  esigo da te, ma sappi che non sarà sempre così. Ti  contrasteranno in molte cose e per questo si manifesterà in te  la Mia grazia e che questa faccenda è Mia, ma tu non aver  paura di nulla, Io sono sempre con te. Sappi ancora questo, figlia Mia, che tutte le creature, sia che lo sappiano, sia che non  lo sappiano, sia che vogliano, sia che non vogliano, fanno  sempre la Mia volontà».

Diario di Santa Sr. Faustina Kowalska 

PREGHIERA ALLA S. FAMIGLIA



Cuori molto uniti di Gesù, di Maria e di Giuseppe, io pongo tutta la mia confidenza in voi; governate e proteggete la nostra famiglia perché non cada oggi, domani e sempre in nessuna disgrazia, in alcun errore, in alcun peccato, e in alcuna insufficienza di lavoro utile e di carità soprannaturale.
Cuore santissimo di Gesù, abbi pietà di noi. Cuore immacolato di Maria, prega per noi. Cuore purissimo di San Giuseppe, prega per noi.

(Della Confraternita dei S. Cuori di Gesù, Maria e Giuseppe - Brasile, 1785)

IL VANGELO DALLA SINDONE



Dio è amore

La terza conclusione è che Dio veramente è amore, come dice l'apostolo S. Giovanni. Dio è come il sole: egli non ha bisogno degli uomini, ma gli uomini hanno bisogno assoluto di lui per poter vivere.
La sua natura è di amare e beneficare, come la natura del sole è illuminare e riscaldare.
Ciascuno di noi muore per forza superiore, non per volontà propria.
Nessun uomo va di sua spontanea volontà incontro alle torture e alla morte, ma fa di tutto per sfuggirle.
Gesú ha voluto morire ed ha voluto andare incontro alle torture.
«Per questo, egli dice, mi ama il Padre, perché io sacrifico la mia vita per nuovamente riprenderla. Nessuno me la toglie, ma la do io da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla» (Mt. 10.17).
Quando si avvia a Gerusalemme dice chiaramente: « Ecco, saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà dato nelle mani dei gran Sacerdoti e degli Scribi. Essi lo condanneranno a morte e lo consegneranno a Gentili, perché lo scherniscano, lo flagellino e crocifiggano, ma il terzo giorno risorgerà» (Mt. 20,18-19).
S. Pietro, che tanto amava Gesú, gli dice quello che probabilmente gli avremmo detto anche noi: «E allora non andare!»
Gesú gli risponde rudemente: «Va indietro, Satana, tu mi sei di impedimento» (Mt. 16,23).
Ma è mai possibile che gli uomini prendano prigioniero un Dio, lo leghino, lo spoglino, lo flagellino, lo incoronino di spine, lo sputino, lo pestino tutto, o appendano nudo con chiodi, come oggetto di ludibrio in una croce e restino a insultarlo fino a quando muore?
Gli Ebrei restarono scandalizzati di questo: conclusero che Gesú non poteva essere il figlio di Dio; e come ultima concessione per potergli credere gli fecero questa sulla croce: « Se sei il figlio di Dio scendi dalla croce » (Mt. 27,40). I Greci e i Romani, sentendo che i cristiani adoravano un Dio crocifisso, rispondevano invariabilmente: «Ma voi siete pazzi!».
Viene spontaneamente da dire e agli Ebrei e ai Greci e Romani: «Avete ragione! »
E se Gesú non avesse dimostrato la sua divinità con la prova formidabile della sua resurrezione, né noi, né nessun altro uomo avrebbe creduto che Gesú è Dio. Avremmo conservato una stima immensa per la sua bontà, per la sua saggezza e per la sua dottrina; ma avremmo cercato una qualunque altra spiegazione ai suoi miracoli.
È veramente inconcepibile che il creatore e reggitore dell'universo, il dominatore della spaventosa forza della materia, colui che gioca non solo coi fulmini, ma con le « novae » e « supernovae » coi « pulsar » e coi « quasars », colui che fa germogliare tutti i fili d'erba e tutte le piante, colui che fa nascere, vivere e morire tutti gli animali e tutti gli uomini, colui che guida i popoli e le stelle si sia lasciato far fare tutte queste torture dagli uomini.
La nostra fortuna è questa: di essere stati creati dal DioAmore. E Gesú, parlando della sua prossima passione, dice: « Ho da essere battezzato con un lavacro (di sangue) e come sono angustiato fino a quando lo compio! » (Lc. 12,50) Ma perché questa sete di un martirio cosí spaventoso come quello della croce?
La risposta è ancora la stessa: Per dare al Padre e agli uomini la massima prova d'amore. Dio è amore e non vede l'ora di salvare l'umanità dall'inferno e di dare a tutti gli uomini che a lui si rivolgono la possibilità e la certezza di raggiungere la felicità del Paradiso. Con la sua passione Gesú compie l'opera che il Padre gli aveva affidata, di redimere, salvare congregare in uno tutta l'umanità. Tale congregazione è la Grande Opera compiuta da Gesú, la Chiesa, ossia il suo Corpo Mistico, ossia il regno di Dio, formato dagli uomini che nel loro cuore fanno regnare Dio.
Il Corpo Mistico non è altro che l'unione super-organica ossia mistica e perfettissima di tutti gli eletti tra loro e con Gesú, cosí da divenire insieme una cosa sola e da venire consumati nell'unità e nella felicità (Gv. 17,23).
Quando Gesú con la sua opera avrà completato il numero degli eletti consegnerà tale regno al Padre; e allora Dio sarà tutto in tutti (I Cor. 15,28).
Ma per poter regnare Dio tutto in tutto l'uomo e in tutti gli uomini e per rendere completa la nostra felicità, era necessaria la nostra resurrezione. A tal fine Gesú, prima di morire, avendo amato gli uomini li amò sino alla fine e istituí l'Eucarestia; con essa egli diviene in noi il germe della resurrezione e il pegno della gloria futura.

IL PURGATORIO NELLA RIVELAZIONE DEI SANTI



« NOVISSIMA TUA!... »


Sorella Morte

Eccoci al letto di un cristiano morente: la Chiesa gli ha già impartito l'ultima benedizione; per l'ultima volta ha sentito riposar sul suo cuore il Cuore santissimo di Gesù nel Sacramento dell'amore. Quel Dio che si era fatto amico di lui -  e di quale amicizia! - fin da quando con la prima Comunione  era disceso nel suo petto, sapendolo infermo ha lasciato il suo  tabernacolo per venire a visitarlo, e fra le mani del suo ministro  ha percorso, inosservato le vie della città, ovvero, seguito da  pochi fedeli, gli aspri sentieri della campagna; ha fatto il suo  ingresso in quella stanza funerea, trasformata per un momento  in santuario, si è posato su quelle labbra che il soffio della  morte agghiaccerà fra brevi istanti, ed in un mistico ed intenso colloquio con la sua anima gli ha lasciato intravedere i misteri  della vita avvenire e gli splendori della eternità beata. Indi  l'estrema Unzione, come ad atleta che debba prepararsi alla  pugna. Intorno a quel letto i parenti mormorano a bassa voce  parole e preghiere e se ne allontanano solo per dare sfogo alle  lacrime. L'orecchio del morente è già stato ripercosso dal  formidabile appello: - Parti adunque, o anima cristiana!... - Ed  ecco all'improvviso un movimento convulso scorrere per quel  corpo irrigidito, ed un singhìozzo soffocato por fine al rantolo  dell'agonia: esso ha esalato l'estremo sospiro morto. Si  sollevano allora da ogni parte i gemiti e i lamenti della  famiglia, che si appressa a colui che or non è altro che un  cadavere; gli vengono chiusi quegli occhi che non si apriranno  mai più fino al giorno dell'universale giudizio; gli vengono  conserte le mani in attitudine di preghiera, e molte volte, per nascondere ai viventi l'orrore della morte, vien posto un velo su quel volto sfigurato; quindi gli amici e i vicini si allontanano  tessendo l'elogio del defunto. Finalmente tutto piomba nel  silenzio. Questo è l'aspetto esteriore del gran dramma della  morte, che per quanto ci possa sgomentare, non è davvero il  più importante. Noi abbiamo considerato il defunto disteso sul  letto funebre con le mani congiunte, col Crocifisso sul petto,  nell'attitudine così ben descritta da Lamartine, in quei suoi  mirabili versi. Dai sacri ceri ormai l'ultima fiamma guizzava, e  il prete mormorava il canto sì dolce della morte, a lamentevole  nenia simile, che la donna mormora al pargolo assopito. Di  speranze la sua fronte le tracce serba ancora, e sul suo volto di  beltà soave un raggio spira; il labile dolore la sua grazia  v'impresse, e la severa sua maestate vi scolpì la morte.

Sac. Luigi Carnino


I SEGNI DI DIO



ANTICO TESTAMENTO 

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Il grande Maestro italiano più esoterico di tutti i riti massonici, quello di Memphis Misraim, Francesco Brunelli, richiama, in un'unica citazione, De Chardin e Marx, riconoscendo l'affinita' del loro pensiero con quello massonico. 
Il massone Lepage ha dichiarato: "Io non penso che i teologi possano riconoscere il padre Teilhard de Chardin come uno dei loro; ma e' certo che tutti i massoni, bene addentro alla loro arte, lo possano salutare come loro fratello in spirito e verita'". 
Lo scrittore Pablo Maria la Porcion afferma che Teilhard de Chardin fu "massone dell'ordine Martinista. Questo Ordine massonico ha, come dottrina base, l'evoluzione! Lo stesso Scrittore prova che il Ministro della Giustizia del Governo di Petain, nel 1940, sul "Libro d'oro della Sinarchia" (massonica), avrebbe scritto la seguente postilla: "Pietro Teilhard de Chardin e' il rappresentante della Sinarchia presso la Chiesa "Cattolica". Pablo del la Porcion conclude affermando che, oggi, l'antico sospetto e' certezza indubitabile: cioe' che e' certo che Pierre Teilhard de Chardin fu un "massone" dell'Ordine Martinista!". 

Dalla negazione dei miracoli della Genesi e' altresi' scaturita la teoria del "materialismo marxista" dannosissima per l'umanità. xxiii 
" In seguito alzammo gli occhi alla Madonna che ci disse con bonta' e tristezza:"Avete visto l'inferno dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. Se faranno quel che vi diro', molte anime si salveranno ed avranno pace. La guerra sta per finire; ma se non smetteranno di offendere Dio, durante il pontificato di Pio XI ne comincera' un'altra ancora peggiore. 
Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta (Lucia ritenne che la "straordinaria" aurora boreale nella notte del 25 Gennaio 1938 era il segno di Dio per l'inizio della guerra), sappiate che e' il grande segno che Dio vi da' che sta per castigare il mondo per i suoi crimini, per mezzo della guerra, della fame e delle persecuzioni alla Chiesa ed al Santo Padre. 
Per impedirla, verro' a chiedere la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato e la comunione riparatrice nei primi sabati. Se accetteranno le mie richieste, la Russia si convertira' ed avranno pace; se no, spargera' i suoi errori per il mondo, promovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avra' molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte. Finalmente, il mio Cuore Immacolato trionfera'. 
Il Santo Padre mi consacrera' la Russia, che si convertira', e sarà concesso al mondo un periodo di pace." xxiv - "A proposito della beatificazione di 122 martiri della guerra civile spagnola uccisi dai miliziani rossi il papa ha esclamato:"La forza della fede, della speranza e dell'amore si e' mostrata più forte della violenza. E' stata vinta la crudelta' dei plotoni di esecuzione e l'intero sistema dell'odio organizzato". xxv 

La Madonna, invece, per dimostrare  la verita' delle parole bibliche per cui "Nulla e' impossibile a Dio" (Luca 1,37) e per ovviare alle interpretazioni umane di coloro che "Sono usciti di mezzo a noi ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma doveva rendersi manifesto che non tutti sono dei nostri" (1 Giovanni 2,19) e che "Verra' giorno, infatti, in cui non si sopportera' più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verita' per volgersi alle favole" ( Timoteo 4,3), ha mostrato a Fatima e a Medjugorje il miracolo del sole. Il miracolo del sole e' stato il segno visibile richiesto e concesso dalla Vergine perchè tutti credessero. A Fatima  un autorevole testimone oculare, il dott. Jose' Maria Proenca de Almeida Garret, professore nell'Universita' di Coimbra, lo descrisse cosi':"Erano quasi le due del pomeriggio, una pioggia torrenziale cadeva sulle persone in attesa. Il sole trapasso' con i suoi raggi la fitta coltre di nubi e gli occhi di tutti si rivolsero lassu' come magnetizzati. Il sole apparve come un disco dai chiari contorni, lucente, ma non abbagliante; possedeva la luminosita' chiara e iridescente come una perla, sembrava una ruota splendente proveniente dall'involucro argenteo di una conchiglia, non aveva la minima somiglianza col sole che spunta fra la cortina nebulosa. Il disco solare non era indistinto o velato, ma invece si stagliava chiaro dallo sfondo e dall'atmosfera circostante. Questo disco variopinto e lucente sembrava preso da un movimento frenetico: ruotava su se stesso con enorme velocita', allo stesso tempo si liberava dal firmamento ed avvicinava, rosso di sangue, alla terra minacciando di stritolare tutto con la sua furia infuocata". xxvi 

Anche a Medjugorje i prodigi solari sono stati numerosissimi, molti testimoni oculari li hanno visti, specialmente all'inizio delle apparizioni, e li hanno filmati xxvii . 
***
di Arrigo Muscio

SE MI APRI LA PORTA...



Grande obbedienza

Io non ho mai cercato di comparire e di comandare; vi ho sempre dato l'esempio di grande obbedienza. Cerca di stare soggetta anche tu.
Non voler essere neppure il piedestallo di una bella statua, perché se fosse artistico, sarebbe tenuto anch'esso in considerazione e apprezzato. Sii piuttosto come il pavimento che sta di sotto, che nessuno vede e potrebbe essere di qualunque materia.
Mi incarico poi Io di dare valore a questo volontario nascondimento e a renderlo prezioso. Vale più un atto di puro amore, che tutte le cariche e gli onori di questo mondo...

Fa' conto di essere come scomparsa, di non esistere più; e allora non ti farà pena se sei dimenticata, posposta ad altre persone e tenuta per niente.
Sii silenziosa, unita a Me, e nulla ti mancherà per essere felice con il tuo Gesù. Non v'è riposo, né dolcezza né soddisfazione più completa dell'esercizio della vera umiltà.
Taci sempre quando ti accorgi che il tuo interno è sconvolto. Le tue malinconie sono prodotte dal tuo amor proprio. Che tu ne senta le punture, è naturale; ma Io vorrei che subito ricorressi a Me, facendomi dono dell'umiliazione subita e della confusione che ne è derivata.
L'umiliazione accettata fa sempre bene! Tiene in equilibrio lo spirito e toglie le vertigini alla superbia. Accetta le umiliazioni come permesse dalla mia mano paterna, e credimi che ti sono più vantaggiose che non le lodi e le carezze.
Capisco come sia altéra la vostra natura. È ben per questo che Io vi apprezzo tanto quando sapete umiliarvi. L'umiltà è il midollo della vostra personalità. Con essa rinunciate alla vostra orgogliosa indifferenza per consacrarvi a Me.

La tua santità deve essere un tessuto di atti umili, senza appariscenza esteriore. Sarà un lavoro conosciuto e apprezzato da Me, anima cara, che ti farà sempre più bella agli occhi miei e gradita alla Madonna.
Così, al riparo dell'amor proprio, diventerai padrona di una miniera di grazie per te e per il tuo prossimo, senza che nessuno se ne avveda.
Ecco il tuo ideale: vivere nascosta nel mio Cuore; che nessuno ti veda, né sappia cosa farne di te.
La vera e soda pietà si trova soltanto nel nascondimento voluto e cercato con saggezza e rettitudine di cuore. 

DON RENZO DEL FANTE 

È il risultato del vostro tempo!



I tempi sono duri per molti dei Nostri figli e la vostra resistenza è messa a dura prova. Questa non è  una prova inflitta da DIO, ma è il risultato della vostra perdita di fede, della vostra società dell’io e della diffusione di  Satana nel vostro tempo.

Se tutti i Nostri figli fossero restati sulla retta via, allora la vostra terra oggi sarebbe bella e non ci sarebbe tutta questa sofferenza e miseria che spezza il cuore a molti dei Nostri figli e pesa oscura e opprimente  sulle loro anime.

Figli Miei. Non è ancora troppo tardi. Dichiaratevi  adesso per Mio Figlio, il vostro Salvatore e gran parte  del male della vostra terra verrà allontanato da voi.

Pregate, figli Miei, pregate perché la vostra preghiera ottiene moltissimo.

Io vi amo. Pregate per i peccatori, così aiutate a portare il Bene sulla vostra terra. Amen. Così sia.

La vostra Mamma Celeste che vi ama.

Mamma di tutti i figli di Dio. Amen.

Geremia



La sorte di una cintura di lino

1Il Signore mi disse: 'Va', comprati una cintura di lino e legatela ai fianchi. Però non lavarla'. 2Io comprai la cintura, come aveva detto il Signore, e me la misi attorno ai fianchi. 3Dopo un po' il Signore mi disse: 4'Prendi la cintura che hai comprato e che porti ai fianchi. Va' al torrente Fara e nascondila tra le pietre'. 5Io andai e la nascosi là dove mi aveva detto il Signore. 6Molto tempo dopo il Signore mi disse ancora: 'Va' a riprendere la cintura che hai nascosto nel torrente Fara'. 7Ritornai al torrente, cercai nel posto dove avevo nascosto la cintura e la tirai fuori: era completamente marcita e non serviva più. 8Allora il Signore mi parlò 9e mi disse: 'Allo stesso modo farò marcire la grande superbia di Giuda e di Gerusalemme. 10Questo popolo malvagio ha rifiutato di ascoltare le mie parole; è stato ostinato e ribelle, ha onorato e servito altri dèi. Perciò lo farò diventare come questa cintura che non serve più a niente. 11Io volevo legare a me il popolo d'Israele e di Giuda proprio come si lega una cintura ai fianchi. Volevo che fossero il mio popolo, il mio onore e la mia gloria, ma essi non hanno voluto ascoltarmi'.