giovedì 19 marzo 2020

Preghiera allo Spirito Santo



Vieni, luce vera,
vieni, vita eterna,
vieni, mistero nascosto,
vieni, tesoro senza nome,
vieni, realtà ineffabile,
vieni, felicità senza fine,
vieni, luce senza tramonto,
vieni, risveglio di coloro che sono addormentati,
vieni, resurrezione dei morti,
vieni, Onnipotente, che sempre crei, ricrei e trasformi col tuo solo volere.
Vieni, tu che sempre stai immobile ed in ogni istante tutto interamente ti muovi e vieni a
noi distesi nelle tenebre, o tu che sei sopra tutti i celi.
Vieni, gioia eterna, vieni, Tu che hai desiderato e che desideri la mia anima miserabile.
Vieni, Tu il solo dal solo, perché tu lo vedi, io sono solo.
Vieni, Tu che mi hai separato dal tutto e mi hai fatto solitario in questo mondo.
Vieni, Tu che sei divenuto tu stesso il mio desiderio, che mi hai fatto desiderare te, che sei
l'assolutamente inaccessibile.
Vieni, mio respiro e mia vita,
vieni, consolazione della mia povera anima.
Vieni, mia gioia, mia gloria, mia delizia senza fine.

Simone il Nuovo Teologo

mercoledì 18 marzo 2020

Il vero amore per il prossimo



Portare un sacrificio a favore dei vostri prossimi è vero amore altruistico – allora amate il  prossimo più di voi stessi. – E se date poi ciò che a voi è ugualmente desiderabile, allora lo amate come voi stessi. – IO pretendo solamente questo amore per il prossimo; ma anche  questo deve essere esercitato nella libera volontà, ed allora vi apporterà della benedizione spirituale. 

Ma quando siete pronti al sacrificio, se voi rinunciate volontariamente per poter dare al prossimo,  allora questo amore per il prossimo è molto più prezioso e con ciò anche il successo per la vostra  anima molto più grande. – All’uomo è concesso una misura dell’amor proprio, perché tale è  necessario per l’adempimento del compito terreno – affinché l’uomo conservi la sua vita corporea,  che si rivolga a sé stesso per quanto necessita il corpo per poter trascorrere la vita terrena. Soltanto questo amor proprio non deve superare la misura, in modo che l’uomo non pensi al suo prossimo,  che rivolge tutto solo a sé stesso, cioè che il suo amore è orientato erroneamente.

Per questo IO aggiungo le Parole: “come te stesso!” – L’uomo può ora quindi utilizzare la misura  nel suo pensare ed agire. Egli deve, se vuole adempiere la Mia Volontà, pensare nello stesso modo  al suo prossimo come egli pensa a se stesso. E secondo la volontà d’amore del cuore, l’uomo  adempirà ora con più o meno facilità il Mio Comandamento.

Ma chi mette se stesso dietro al prossimo, il suo cuore è volonteroso nell’amore in ultra misura, ed  egli giungerà molto facilmente alla perfezione. – Ma avete la libertà. IO vi ho bensì dato il  Comandamento dell’Amore, ma chi non lo vuole adempiere, non bada al Comandamento – e chi ha  l’amore in sé, non ha bisogno del Mio Comandamento. – E solo questo è il vero amore, che è attivo  da sé stesso, senza esserne sollecitato da Comandamenti.

Ma l’uomo a cui viene fatto notare il Mio Comandamento d’Amore, può ora anche eseguire delle  opere d’amore senza spinta interiore – inizialmente soltanto stimolato da questo Comandamento,  finché in lui si accende sempre di più la scintilla d’amore, ed ora rende l’uomo stesso felice se si  attiva amorevolmente nei confronti del suo prossimo. – Ma solo allora viene valutato qual è lo  scopo dell’amore.

Ama il tuo prossimo come te stesso. – Ogni uomo possiede amor proprio, e questo è anche  giustificato, ma non deve superare l’amore per il prossimo, cosa però è il caso quando l’uomo passa  oltre al bisogno del prossimo e crede di non poter dare niente, perché egli stesso non possiede  molto. – Egli deve condividere anche il poco con lui e non ne subirà alcun danno, perché se lo fa  per amore, egli sarà abbondantemente ricompensato.- Ma IO Stesso gli misuro di nuovo come egli  ha misurato. L’uomo amorevole non pensa prima, egli da anche con sacrificio, e la sua ricompensa  sarà davvero grande nel cielo – perché egli diventerà sempre più ricco più egli rende i prossimi  felici. Egli potrà ricevere molto amore ed essere unito con ME, perché egli stesso si è trasformato in  amore.

Amen.

Bertha Dudde 27 novembre 1954

VITA DI CRISTO



VITA GIOVANILE DI CRISTO  


Betlemme  

Il Figlio di Dio fatto uomo era stato invitato a entrare nel Proprio mondo per un uscio secondario. Esiliato dalla terra, Egli nacque sotto il livello della terra: in un certo senso, fu il primo Uomo delle Caverne registrato dalla storia. E di là scrollò la terra fin dalle fondamenta. E siccome era nato in una caverna, tutti quelli che volevano vederLo dovevano abbassarsi. Abbassarsi è segno di umiltà. Gli orgogliosi rifiutano di abbassarsi e, quindi, non riescono a trovare la Divinità; mentre coloro che sottomettono il proprio ego ed entrano si accorgono di trovarsi non già in una caverna ma in un nuovo universo, nel quale un Bambino siede in grembo alla madre reggendo sulle dita il mondo. La greppia e la Croce sono dunque situate alle due estremità della vita del Salvatore! Il quale aveva accettato la greppia perché non c'era posto nella locanda, e la Croce perché gli uomini avevano detto: «Non vogliamo quest'uomo per nostro re».  

Sconfessato al momento di cominciare, respinto al momento di terminare, giacque al principio nella stalla d'un paese straniero, e alla fine nella tomba d'un paese straniero.  

Un bue e un asino erano ai due lati della Sua greppia in Betlemme, due ladri dovevano fiancheggiare la Sua Croce sul Calvario. Dove nacque fu avvolto in fasce, e di nuovo in fasce fu avvolto nella tomba: fasce simboleggianti le limitazioni imposte alla Sua Divinità allorché aveva assunto forma umana.  

Ai pastori che custodivano le greggi nelle vicinanze, gli angeli dissero:  

«Questo vi sia di segnale: troverete un bambino avvolto nelle fasce e coricato in una mangiatoia» (Luca 2: 12).  

Stava già portando la Sua Croce: la sola croce che un Bimbo potesse portare, una croce di povertà, di esilio e di limitazioni. Già il Suo intento d'immolarsi rifulgeva nel messaggio che gli angeli andavano cantando sopra i colli di Betlemme:  

«Oggi, nella città di Davide, è nato a voi un Salvatore, ch'è il Cristo Signore» (Luca 2: 11)  

Già la cupidigia veniva sfidata dalla Sua povertà, mentre l'orgoglio cozzava contro l'umiltà di una stalla. Il fatto che sia avvolto in fasce il potere divino, il quale può ben fare a meno di accettare limiti di sorta, significa il più delle volte uno sforzo troppo intenso per quelle menti che ambiscono solo il potere e che non possono intendere il concetto della condiscendenza divina, ossia come «il ricco abbia a diventar povero affinché attraverso la povertà Sua noi possiamo diventare ricchi». Il maggior segno con cui la Divinità potesse palesarsi agli uomini era appunto l'assenza di potere (al modo com'essi lo intendono), e cioè la vista di un Bambino che aveva detto che quaggiù sarebbe venuto circondato dalle nuvole del cielo e che ora invece appariva avvolto in fasce terrene.  

Colui che gli angeli chiamano il «Figlio dell’Altissimo» si era calato nella terra rossa dalla quale noi tutti siamo nati, per essere in tutto simile, fuor che nel peccato, agli uomini fragili e decaduti. E sono appunto tali fasce che costituiscono il Suo «segno».  

Se Colui che è l'Onnipotenza stessa fosse venuto accompagnato dai fulmini, non si potrebbe parlare di «segno».  

Non c'è «segno» ove non avvenga alcunché di contrario all'ordine naturale delle cose; talché, per esempio, «segno» non è lo splendore del sole, ma l'eclisse. Egli disse che, l'ultimo giorno, la Sua seconda venuta sarebbe stata preannunziata da «segni nel sole», con ciò intendendo forse che un gran buio si sarebbe fatto sulla terra: a Betlemme il Figlio di Dio venne in un’eclisse, così che solo gli umili di spirito potessero riconoscerLo.  

Solo due specie di persone trovarono il Bambino: i pastori e i Re Magi, cioè i semplici e i dotti, quelli che sapevano di non saper nulla e quelli che sapevano di non saper tutto. Non riuscirà mai a vederLo l'uomo d'un solo libro; non riuscirà mai a vederLo l'uomo che presume di sapere. Neppure Dio può rivelare checchessia agli orgogliosi! Soltanto gli umili possono trovare Dio!  

Per dirla con Caryll Houselander, «Betlemme racchiude in sé il Calvario, allo stesso modo che il fiocco di neve racchiude in sé l'universo». Il medesimo concetto fu espresso dal poeta che disse che se avesse conosciuto in tutti i suoi aspetti il fiore cresciuto nel muro screpolato avrebbe conosciuto «l'essenza di Dio e l'essenza dell'uomo». Analogamente, gli scienziati ci dicono che l'atomo racchiude in sé il mistero del sistema solare.  

Non fu la Sua nascita a proiettare un'ombra sulla Sua vita e a menarLo quindi a morte; fin dal principio era la Croce, e proiettò la propria ombra contro la Sua nascita. Di solito i mortali passano da una realtà nota a una realtà ignota, vittime di forze che non riescono a controllare; talché possiamo parlare di «tragedie».  

Egli invece visse tra due realtà conosciute, passando dalla realtà della Sua venuta, cioè dalla Sua condizione di «Gesù» o «Salvatore», al compimento della Sua venuta, cioè alla morte sulla Croce. Nella Sua vita, pertanto, non ci fu tragedia, poiché la tragedia implica l'imprevedibile, l'incontrollabile, ciò che è soggetto al fato.  

La vita dell'uomo moderno è tragica ove si abbiano l'oscurità spirituale ed una colpa irredimibile. Ma non vi furono, nel caso di Cristo Bambino, forze ch'Egli non riuscisse a controllare; non vi fu, da parte Sua, sottomissione alcuna a catene fatali e inevitabili: vi fu, invece, un «adombramento», ché la microcosmica greppia, al pari di un atomo, riassume la macrocosmica Croce sul Golgota.  

Nel Suo Primo Avvento, Egli prese il nome di Gesù, cioè «Salvatore»; e solo in occasione del Secondo Avvento prenderà il nome di «Giudice». Prima di assumere natura umana non aveva nome Gesù: esso si riferisce propriamente a ciò che venne ad unirsi alla Sua condizione divina, non già a ciò che esisteva fin dall'eternità. Taluni dicono: «Gesù ha insegnato», come direbbero: «Platone ha insegnato», senza mai pensare che il Suo nome significa «Colui che salva dal peccato».  

Dopo ch'Egli ebbe ricevuto questo nome, il Calvario divenne, in senso assoluto, parte di Lui: l'Ombra della Croce che cadde sulla Sua greppia copri anche il Suo nome. Era questa «l 'opera del Padre Suo»: qualsiasi altra cosa le sarebbe stata estranea. 

Venerabile Mons. FULTON J. SHEEN 

Il Legame del Cielo …. con la Terra



Una soave Poesia

Ciò voglio io dirvi oggi.

     Ora voi pure offrite in sacrificio a Me


“CIO’ VOGLIO DIRVI IO OGGI”

9. Io voglio annunciarvi mediante questa figliola tali cose: il Padre vuole oggi annunciarvi che Egli ha dato inizio all’esodo dei Suoi figlioli. - “Ma di che esodo si tratterà?” -  Non di certo come per esempio fanno gli uomini i quali cambiano casa, città, oppure Paese. Questi se ne vanno assieme ai loro familiari a visitare la nuova abitazione e si consigliano e si consultano tra di loro; infine, stabiliscono l’abitazione e l’occupano con armi e bagaglio per non far più ritorno alla vecchia dimora.

10. Anche i Miei figlioli se ne vanno per non ritornare più; e i loro diletti familiari spirituali, anch’essi li accompagnano, però senza armi né bagaglio, perché ciò sarebbe troppo pedantesco e noioso, e perciò non può venirvi concesso.

11. Quello che ai Miei figlioli occorre, per il loro bene corporale e spirituale, essi lo troveranno in parte già pronto, ed in parte potranno in breve tempo procurarselo. Quindi ora è il tempo che non vi procacciate più cose inutili, cioè non più di quanto è strettamente necessario, poiché tutto quello che fa rumore e che dà nell’occhio viene lasciato indietro; queste cose se le prenderanno poi coloro che saranno rimasti. Considerate dunque tutto quello che vi procurate attualmente, come cera. Voi possedete ancora troppe cose inutili.

12. Un tanto sia detto in quanto concerne il mondo. Lo spirituale voglio spiegarvelo Io. Voi adesso non comprendete bene come Io, da un lato, vada dicendo che voi potete contrarre matrimonio, mentre dall’altro vi consiglio di non farlo e di non procurarvi nulla. Come va intesa questa cosa? Per voi che vedete è molto facile. Voi dovete provvedervi del necessario e lasciar da parte ogni cosa futile. I ciechi nello spirito certamente non Mi comprenderanno.

13. Udite ancora: “Una campana suonerà, la quale non ha mai ancora suonato, ed uno squillo sarà udito sopra tutta la Terra”. - “Questa cosa appare alquanto incredibile e di sapore mistico ed oscuro”, così pensate voi. Ebbene, la campana significherà il crollo quasi simultaneo di tutte le miniere di carbone, ed anche delle altre. Ma quando ciò si verificherà, sappiate allora che è il Padre il Quale fa suonare la campana al cui squillo voi dovete fare attenzione. Questo suono si propagherà quasi con la velocità del vento da un Paese all’altro. A mezzo dei giornali che voi leggerete, voi giungerete a sapere quasi contemporaneamente come staranno le cose.

14. Io vi dico: “Questo è il primo mietitore il quale mette la falce alla zizzania, ed egli taglia fino a tanto che ha compiuto il suo lavoro”. Questo primo mietitore (falciatore) è però il Maligno spirito stesso in quanto egli vuole far entrare gli uomini in possesso di molto denaro, allo scopo che essi non abbiano il tempo, nel turbamento della felicità del denaro, di pensare a Me, di pregarMi e di sacrificare a Me il loro lavoro.

15. Egli, il Maligno, soltanto, dimentica nella sua cecità, che i sostegni del terreno sul quale lavorano i minatori è divenuto vacillante, e che soltanto alla Mia Grazia è dovuto se già da lungo tempo questa catastrofe è stata impedita. Poiché Io ho comandato agli angeli di mantenere questo ponte fradicio fino a tanto che non sia giunto il tempo di prendere il Maligno stesso nella sua propria trappola.

16. Egli diventerà furente e nella sua ira cercherà di arrecarvi del danno. Ormai sta in voi di prestare più fede a Me che a tutte le trame che egli ordisce. Egli avrà per appoggio la sapienza falsa accumulata dagli scienziati del mondo, i quali appena posticipatamente dimostreranno con precisione che così sarebbe dovuto accadere.

17. Ma voi, ai quali già oggi vado annunciando tali cose, voi sapete la ragione per cui i sostegni della Terra vengono mantenuti ancora. Non smarritevi, poiché Io sono con Voi! Io conosco i cuori dei Miei figlioli, e so che Mi sono devoti. Abbiate fede nel Padre, voi che siete dei buoni figlioli. Non disperate, perché Egli solo può difendervi ed anche vi difenderà e vi libererà dalle insidie del Maligno, le quali con l’iniziare del Regno dei mille anni hanno raggiunto la fine. Il Mio avversario farà ogni sforzo possibile per accalappiarvi, usando sapienza, arti ed ogni sorta di piccole macchinazioni. Però voi restateMi fedeli e siateMi devoti; amateMi come il Padre vostro, il vostro Protettore, vostro Dio e Signore; così vado dicendovi del continuo Io, che sono il Padre di ogni Vita e di ogni benedizione.

SANT’AGOSTINO



E se poi Dio è più interiore a te di te stesso, non c'è dove fuggire da Dio irato, se non verso Dio placato. Altrove non hai scampo. (En. in ps. 74, 9) 

PADRE PIO E IL DIAVOLO



Gabriele Amorth racconta... 

Esorcismi e indemoniati 

Sempre nella Positio abbiamo trovato un episodio riferito da un sacerdote, don Pierino  Galeone. «Nel 1949 stetti vicino al padre tutto il mese di luglio. Fu un anno denso di fatti. 
...Un'altra mattina Padre Pio confessava netta sacrestia detta chiesetta antica. Si trovava a destra, entrando sia per la porticina sia dalla chiesetta amena in sacrestia, L'angolo era riservato da due tende. Dal centro, dove le tendine non combaciavano perfettamente, riuscivo a vedere il Padre. Mentre la gente, ordinatamente, si avvicendava atte confessioni, io recitando il breviario, seguivo e vedevo il Padre. A un tratto un uomo robusto, occhi piccoli e neri, capetti brizzolati, dalla giacca scura e dai pantaloni rigati, entrò dalla chiesetta in sacrestia per la porticina a destra dell'altare. Sospesi la recita del breviario e, incuriosito dal fare strano di quell'uomo, mi fermai a osservarlo. Senza attendere il turno passò avanti a tutti ed entrò dal centro, dove si congiungevano le tendine, rimanendo ritto davanti al Padre, che non riuscivo a vedere più. Dopo due minuti circa lo vidi scomparire sotto terra, con le gambe divaricate. Rimasi colpito dal fatto, ma non turbato. In cuor mio dissi: "Padre, non sto capendo nulla, desidero però che un giorno mi faccia conoscere cosa è successo". Mentre andavo pensando così, alzai gli occhi verso il Padre e lo rividi Gesù, giovane, biondo e bello, tutto tirato all'indietro sulla sedia, dove era seduto, intento a guardare quell'uomo che cadeva giù. Subito dopo il Padre, tornando normale, gridò forte: “Giovanotti, vi volete sbrigare?". Il fatto passò inosservato a quelli che attendevano e subito fu ripreso il turno delle confessioni. Hanno seguente eravamo tutti in veranda. Si parlava col padre del libro Celestino VI di Giovanni Papini, dove si afferma che un giorno, dopo tanti millenni di Inferno, anche i demoni andranno in Paradiso. Padre Pio stava zitto, ma accennava col volto di non condividere quello che era scritto nel libro. Gli fu chiesto il suo parere. Egli così rispose: “Ricordo di aver letto che un povero sacerdote era in sacrestia a confessare la gente. A un tratto vi entrò un uomo sulla quarantina, occhi neri, capelli brizzolati, giacca nera, pantaloni rigati, e passando avanti a tutti, si presentò davanti al confessore, rimanendo in piedi. Il sacerdote lo invitò a mettersi in ginocchio, ma quello rispose: ‘Non posso', e credendo che fosse ammalato gli chiese subito i peccati che aveva fatto. L'uomo disse tanti peccati da sembrare come se tutti i peccati del mondo li avesse commessi lui. Il sacerdote, dopo aver dato gli opportuni consigli, invitò ancora una volta quello strano penitente a piegare almeno il capo, perché stava per impartirgli l'assoluzione. Quegli rispose ancora: ‘Non posso'. A questo punto" raccontava Padre Pio, “il sacerdote disse: ‘Amico mio, al mattino quando ti infili i pantaloni, la testa te la pieghi un po', sì o no?'. L'uomo guardò con sdegno il sacerdote e rispose: ‘Io sono Lucifero, nel mio regno non esiste piegatura'. Padre Pio concluse: ‘Se Lucifero e i demoni non si possono piegare a Dio, non possono, tanto meno, andare mai in Paradiso'. Dopo altri naturali chiarimenti, Padre Pio si alzò per ritirarsi nella cella n. 1. Sotto lo stipite della porta mi avvicinai a lui e gli dissi: ‘Padre, quel sacerdote di cui avete raccontato l’aneddoto eravate proprio voi. Il fatto vi capitò l'anno scorso, giù in sacrestia, e io ero presente Padre Pio si rattristò, e piangendo, mi rispose: ‘Sì, è vero, è capitato anche a me, ma è vero pure che l'episodio l'ho letto su di un libro'». 

MARCO TOSATTI 

PIO IX



Il mito del "Papa liberale"

«Ci serviremo delle lagrime reali della famiglia e dei presunti dolori dell'esilio - aveva scritto Nubius il capo dell'Alta Vendita - per formarci dell'amnistia un'arma popolare. Noi la chiederemo sempre, felici di ottenerla il più tardi che sia possibile, ma la chiederemo ad alte grida» 29.

Il primo atto del pontificato di Pio IX, nel trigesimo della elevazione alla tiara, il 16 luglio 1846, fu la concessione dell'amnistia ad oltre 400 detenuti ed esuli politici, subordinando il perdono alla semplice firma di una dichiarazione di fedeltà 30. Il gesto di clemenza era privo, nelle intenzioni del pontefice, di reale significato politico. E tuttavia, come sottolinea padre Martina, «raramente la storia presenta un caso analogo di un provvedimento che, malgrado le sue modeste proporzioni, abbia provocato reazioni così vaste, profonde, durature. 

L'amnistia fu la scintilla che, caduta sulle polveri che si erano accumulate da tempo, fece divampare l'incendio in tutta Italia e in larga parte dell'Europa. O, se vogliamo, fu l'inizio di un delirio collettivo dell'opinione pubblica, parte spontaneo e parte artificiosamente montato, che ebbe la sua conclusione nelle rivoluzioni europee del '48. Si trattò quindi di un fenomeno non solo religioso ma essenzialmente politico, di un evento non solo italiano, ma europeo» 31.

In quell'«artificiosamente montato» non è difficile trovare le vere cause del «delirio collettivo dell'opinione pubblica» che, dal luglio del 1846 all'aprile del 1848, creerà, attorno al nome di Pio IX, il mito del Papa "liberale", frutto in realtà - come osservò Salvatorelli - di un «sistematico sfruttamento» 32 delle iniziative del pontefice, per realizzare lo storico "abbraccio" tra la Chiesa e i principi della Rivoluzione francese.

Nicola Roncalli, nella sua Cronaca di Roma, ricorda come il giorno stesso della pubblicazione dell'amnistia, un'enorme turba, con bandiere e torce a vento, percorse il Corso e le strade principali di Roma acclamando Pio IX 33. Le manifestazioni si ripeterono nei giorni successivi in maniera talmente vibrante da sorprendere e turbare il Papa, che invitò il popolo alla moderazione. A questo primo provvedimento, che fu presentato come una sconfessione dei metodi usati dal precedente pontefice, ne seguiranno altri che avevano tutta l'aria di annunciare un nuovo spirito, come la scelta a suo principale collaboratore di mons. Giovanni Corboli-Bussi 34 conosciuto per la sua "apertura" alle idee moderne, e la creazione fatta già alla fine di luglio di una commissione destinata a prendere in esame un programma di riforme amministrative. Malgrado il primo documento dottrinale del nuovo Papa, l'enciclica Qui pluribus del 9 novembre 1846 35, costituisca una chiara condanna dei principi del liberalismo e possa essere considerata, come osserva Martina, «la prima e migliore confutazione del mito di Pio IX» 36, il clima di eccitazione aumentò rapidamente in tutto lo Stato pontificio e poi negli Stati italiani 37 e Pio IX venne acclamato come un principe riformatore e "liberale" che simboleggiava il Risorgimento italiano 38.

Il conte Solaro della Margarita si fermò a Roma fino al 12 settembre, per poter essere presente alla festa della Natività della Santissima Vergine, celebrata dal Papa nella chiesa di Santa Maria del Popolo. Pio IX «vi andò in gran pompa, fra migliaia di bandiere bianche e gialle, fra una moltitudine di popolo che echeggiar faceva l'aria di evviva; balconi e finestre erano pomposamente addobbate, le fregiavano iscrizioni allusive all'epoca che si inaugurava. Non mi piacque l'insieme, e vidi che i tempi si facevano grossi» 39.

A metà novembre arrivò a Roma Marco Minghetti che incontrò a sua volta Pio IX e i suoi collaboratori e ci lascia un significativo ritratto del suo principale consigliere: «Monsignor Corboli Bussi, dopo il Cardinale (Gizzi), era primo nella Segreteria di Stato. Gracile della persona, pallido del malore che presto lo condusse alla tomba. La natura sua era candida e gentile, e sapendosi che il proclama dell' amnistia era stato da lui redatto, godeva il favore popolare. Egli era figlio di un antico liberale, e cospiratore per la patria; ma aveva seguito tutt'altro ordine di idee. Devoto sino al misticismo, coltissimo nelle scienze sacre, e digiuno delle civili, egli precorreva col pensiero alle riforme che dovevano farsi per migliorare le condizioni materiali e morali delle plebi. Aveva delle idee che oggi si direbbero socialiste, mentre poi affermava risolutamente che tutti erano già disingannati sulle riforme politiche e che a queste non doveva pensarci. Difendeva, o scusava gli atti di coloro che parevano più avversi al pensiero di Pio IX, e non si lasciava punto commuovere dalle voci che attribuivano ai gendarmi e alla polizia provocazioni e violenze. Ondeggiava quant'altri mai sul da farsi, e sperava più nell'azione personale, benefica degli uomini, che nelle istituzioni, o nelle riforme» 40.

L'8 novembre si tenne la solennità del Possesso cioè la presa di possesso della Basilica di San Giovanni in Laterano, «madre e capo di tutte le chiese di Roma e del mondo». Gli immediati predecessori di Pio IX avevano eseguito questa cerimonia senza pompa esterna. Pio IX volle rinnovare invece l'antica tradizione, allo scopo di risollevare lo splendore della Chiesa e delle sue istituzioni. Al segno dato con lo sparo del cannone, mosse dal Quirinale un magnifico corteo; in testa i dragoni, dagli alti berretti di pelle d'orso con le piume bianco-gialle, gli svizzeri con le corazze di acciaio, i ciambellani laici con le uniformi del Cinquecento, i prelati e i vescovi nei loro indumenti violacei, tutti su cavalli riccamente bardati. Seguiva la carrozza di gala del Papa, tirata da sei cavalli neri e circondata dagli svizzeri a cavallo e a piedi.

Il corteo passò accanto al Campidoglio, all'Arco di Tito e al Colosseo, dove migliaia di persone accolsero con acclamazioni il Papa, che continuamente benediceva. Tutto il tratto di via dall' Arco di Tito al Colosseo era stato addobbato dagli ebrei, riconoscenti al Papa per i benefici che egli aveva elargito loro.

Arrivato in piazza San Giovanni in Laterano, il Papa fu accolto dal senatore di Roma principe Orsini e dai canonici di San Giovanni che lo introdussero fino al trono, eretto davanti alla porta del Giubileo, dove Pio IX ricevette le chiavi della Basilica, una d'argento, l'altra d'oro. Il Pontefice fu portato quindi in trono sotto al baldacchino dove, per la prima volta dopo l'incoronazione, assunse nuovamente in capo la Tiara.

Dalla gran loggia della facciata impartì quindi la benedizione apostolica a una moltitudine di circa centomila persone prostrate sulla piazza. «Quando il Papa pronunziò l'amen, cominciò il suono di tutte le campane, e tuonarono i cannoni collocati accanto alla chiesa di Santa Croce, ma sopra questo frastuono echeggiavano le interminabili grida di Evviva» 41. «La divisa dello stendardo pontificio bianca e gialla che per lo innanzi era colore di vituperio - ricorda il padre Bresciani - divenne a un punto lo splendore del sole e della luna che sprazzano i cieli d'oro e d'argento» 42.


Roberto De Mattei

Oltre la morte



I Santi e il Purgatorio

Edvige Carboni, la stimmatizzata di Cerdeña, morta a Roma nel 1952 in fama di santità, racconta nel suo Diario che un giorno, mentre pregava davanti a un crocifisso, le si presentò una persona circondata da fiamme di fuoco e ascoltò una voce che le diceva: «Sono N. N. Il Signore mi ha permesso di venire da te affinché mi aiuti e mi consoli delle pene che devo patire in purgatorio. Offri per me tutte le tue preghiere lungo due anni, affinché possa uscire da qui ed entrare nella gloria».
Un altro giorno, nell’ottobre 1943, le si presentò un uomo vestito da ufficiale, che le disse: «Sono morto in guerra e vorrei che celebrassero per me alcune messe, e che tu e tua sorella offriste per me le comunioni». Dopo alcuni giorni, si presentò di nuovo splendente e disse: «Sono russo e mi chiamo Paolo Vischin, Ora vado in paradiso e pregherò per voi. Grazie».

P. Angel Peña

Ho offerto la mia guancia a chi mi percuoteva e sono stata oppressa dall’ingiustizia.



Signore, non hanno saputo 
apprezzare il Tuo Grande Amore,
questo Amore che nessun diluvio può spegnere,
nessun torrente può sommergere;
ed ora Ti dico che
la mia forza se n’è andata
e la mia anima è priva di consolazione.
Penso Tu mi abbia dato
il colmo d’amarezza.
Cosa deve ancora accadermi?
Ho offerto la mia guancia a chi mi percuoteva
e sono stata oppressa dall’ingiustizia.
I Tuoi agnelli che avevi raccoltosono ora dispersi.
Ho pigiato da sola nel torchio;
degli uomini del mio popolo
neanche uno era con me.

Io non ho bisogno dei filosofi e saggi del vostro tempo, e nemmeno dei maestri; Io ho bisogno della debolezza ... della povertà ... della semplicità ...



Io sono

- molti di voi oggi dicono: beviamo e mangiamo oggi, domani saremo morti; non mentite a voi stessi ... tornate in voi e volgetevi verso di Me, vostro Dio; obbedire alla Mia Legge è amare Me e chi vive nell’amore vive in Me; Io non ho bisogno dei filosofi e saggi del vostro tempo, e nemmeno dei maestri; Io ho bisogno della debolezza ... della povertà ... della semplicità ... vedi? stanno arrivando i giorni in cui porrò la Mia Legge nei vostri cuori;

Io vengo in questi giorni di Misericordia per preparare le nazioni e ricordare loro che Io posso purificare la vostra stessa anima da azioni vili e morte che possono portare al fuoco eterno; - ma il cuore di questa generazione si è indurito e sebbene parli apertamente alle nazioni, esse continueranno a non ascoltarMi; vieni, prendi la tua croce e seguiMi, Io benedico ogni passo che tu fai;

ho invitato molti al Mio banchetto, ma pochi desiderano venire, così Io vi dico: ora andate dal povero! andate dal cieco! alcuni li troverete già morti, ma non preoccupatevi, Io li risusciterò; vi ho risollevati e risolleverò molti altri; così andate dal povero e dal sofferente ed assicuratevi che la Mia Casa sia riempita! coloro che sono stati invitati per primi al Mio banchetto ma hanno rifiutato di venirci, resteranno sorpresi di vedere il cieco che ha riacquistato la vista ed il povero, ricco della Mia Conoscenza! ed il morto risuscitato alla vita!

prosperate nelle Mie Ricchezze e non deperite! siate costanti e lavorate per la Mia Gloria ... piccoli, cancellate il vostro egoismo; il Mio Regno è prossimo ora; siate zelanti e seguite la Mia Parola; mantenetevi puri ed imparate ad annullare voi stessi così che il Mio Spirito respiri in voi;

- vi ho scelto, Miei angeli, non perché siate meritevoli, ma in quanto siete poveri e miserabili; glorificate ancora il Mio Nome riunendovi per servirMi;

siate attivi in tutte le opere di bene - Io sono sempre con voi;

Apocalisse di S. Giovanni



LA TERZA COPPA  DELL’IRA DI DIO

L’unico rimedio alla guerra, quindi, non può essere che il cambiamento del cuore degli uomini, una conversione e un ritorno a Dio, al Cristo Redentore che solo può ristabilire la nostra personalità al completo.
Purtroppo, la triste predizione della Bibbia rimane sempre di attualità. L’uomo non accetta da Dio né la diagnosi né la cura, e perciò cerca sempre di risolvere da solo i suoi problemi, e la paura che avrà sempre della guerra gli preparerà l’animo ad accettare perfino l’Anticristo, che si rivestirà d’agnello e assicurerà una soluzione terrena di pace e di benessere. Ma S. Paolo chiama falsa questa speranza che l’uomo porrà nell’Anticristo: 

«Quando diranno: pace e sicurezza, allora, subito, un’improvvisa rovina verrà loro addosso, come le doglie alla donna incinta; e non scamperanno affatto» (1 Tess. 5, 3).

E allora? Sembra che siamo entrati già in un conto alla rovescia che vuole sfociare in uno sforzo finale per dirigere il mondo senza Dio.
La miccia è stata innescata quando gli Ebrei hanno stabilito la loro dimora come Nazione, in Palestina, rimpiazzando gli Arabi che vi vivevano ormai da molti secoli. Da allora, le ostilità tra Israeliani e Arabi non sono più cessate. E poiché gli Ebrei non abbandoneranno mai questa terra e gli Arabi non accetteranno mai la loro occupazione delle loro terre, ed essendo per loro, il cacciare gli Israeliani, un problema di onore razziale e di dovere religioso, la crisi del Medio Oriente continuerà a crescere fino a diventare la più grave minaccia per la pace nel mondo. 
E come facevano Albert Pike e Giuseppe Mazzini a sapere, nel 1870-71, quando pianificarono le Tre Guerre mondiali del 20° secolo, che sarebbe nato lo Stato d’Israele e che questo avrebbe portato ad un conflitto con gli Arabi e provocato la Terza Guerra mondiale?
Albert Pike e Giuseppe Mazzini erano i due vertici dell’Ordine degli Illuminati di Baviera, fondato da Adam Weishaupt, che fu scelto da Mayer Amschel Rothschild. Inoltre, non si può dimenticare che gli ebrei che iniziarono ad emigrare in Palestina avevano un luogo sicuro in cui vivere: i vasti possedimenti che i Rothschild possedevano in quel Paese. Ora, il mondo è sull’orlo di un precipizio.

Il profeta Daniele, circa 2.500 anni fa, aveva detto che «... il popolo di un principe che verrà distruggerà la città e il Santuario... e farà cessare il sacrificio e l’offerta....» (Dan. 9; 26-27) 

Ora, la Distruzione del secondo Tempio avvenne mediante i Romani, sotto Tito. Quest’altro secondo Principe stabilirà un “patto saldo” con Israele, garantendo sicurezza e protezione. E Israele, così, potrà ristabilire i sacrifici e tutte le usanze cerimoniali della legge di Mosè, il che richiede pure la ricostruzione del Tempio, perché – secondo la legge di Mosè – solo nel Tempio di Gerusalemme possono essere offerti i sacrifici.
Dunque, l’Anticristo porterà sotto il suo controllo tutte le Nazioni della terra e il mondo sembrerà tirare un respiro di sollievo. Solo i credenti in Cristo si opporranno al suo governo, ma verranno perseguitati sotto ogni forma: economica, politica, religiosa. E saranno massacrati in massa perché saranno di ostacolo alla “fraternità umana”. «Prima, infatti, dovrà avvenire l’apostasia e dovrà essere rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere, che viene detto Dio, o è oggetto di culto, additando se stesso come Dio» (2 Tess. 3-4).

Ma sarà il segno che Armagheddon è alle porte. E i credenti di Gerusalemme fuggiranno sui monti o tra le rocce di Petra, memori della promessa divina (Mt. 24; 16).
Ma Dio mostrerà all’uomo che le promesse dell’Anticristo non hanno alcuna consistenza, lasciandolo precipitare nella guerra totale: 

«E al tempo della fine, il re del mezzogiorno verrà a cozzo con lui (il capo d’Israele)» (Daniele 11, 40 a).

Chi sarà questo “re del mezzogiorno”? Non pochi studiosi della Bibbia lo hanno identificato in una confederazione arabo-africana che, sotto la guida dell’Egitto si getteranno contro Israele, per invaderlo. Ma sarà l’inizio della campagna di Armagheddon: 

«... e il re del settentrione gli piomberà addosso (al capo d’Israele) come turbine, con carri e cavalieri e con molte navi; entrerà nel suo territorio invadendolo». (Daniele 11, 40).

La Russia e i suoi alleati, quindi, lanceranno un’invasione del MedioOriente anche perché questa è un’area strategica che unisce geograficamente i tre continenti: Europa, Asia, Africa. E Israele è al centro di quest’area. 

Ezechiele descrive questa invasione:

 «... in quel giorno (...) verrai dal luogo dove stai, dall’estremità del settentrione; tu con dei popoli numerosi teco (...) una grande moltitudine, un potente esercito; e salirai contro il mio popolo d’Israele come una nuvola che sta per coprire il Paese. Questo avverrà alla fine dei giorni: io ti condurrò contro il mio Paese ...» (Ezech. 38; 14-16).

a cura del dott. Franco Adessa

GESU’ AL CUORE DELLE MAMME



A te che vai sposa

Gesù all'anima:
Tu, figlia mia, fondi oggi la tua nuova famiglia e la fondi con un Sacramento, nel nome della Santissima Trinità, nel nome e con la benedizione mia e di Maria Santissima. Ricorda quel che fece Dio al principio del mondo. Egli creò l'uomo ad immagine e somiglianza sua e poi dall'uomo creò la donna, come aiuto, unendoli: due in una sola vita. Anche oggi è l'uomo che sceglie la donna, come cavandola dal suo costato, dal suo cuore, e sono due in una sola vita per la grazia sacramentale. Tu ed il tuo sposo, col Sacramento, mettete la base alla più perfetta unione posta da Dio e dovete mantenere quest'armonia mirabile: uniti per la Fede e la pratica della Fede. Uniti nei pensieri e nelle aspirazioni: due in uno, nell'amore soprannaturale e nel connubio. Sarebbe ed è, purtroppo, un assurdo un uomo senza fede unito con una donna religiosa o viceversa; un uomo vizioso ed una donna santa o viceversa. Come possono essere due in uno? Non si sposano le corde in un unico suono armonico? Sì, una è più grande, una più piccola, ma debbono essere accordate per non essere una stonatura urtante. E come si accordano? Un suono più basso si eleva, uno più elevato si abbassa: è una cessione scambievole, dalla quale nasce l'armonia. E voi, col cedere qualche cosa dei vostri pensieri e della vostra volontà, sarete una sola armonia. Non litigate, non vogliate avere predominio, armonizzatevi nell'amore, nel rispetto scambievole, nel compatimento, nella dolcezza, nella condiscendenza e nella pace. E se accadesse un dissenso, toglietelo subito con un atto di  umiltà e di dolcezza, ricordando le Parole Divine: Il sole non tramonti sulla vostra ira (Ef 4,26). Fonte di pace e di armonia sono lo Sacramentato; perciò comunicati spesso insieme al tuo sposo, senza rispetto umano e recita ogni giorno con lui il Rosario. Pensate tutti e due ai figli che avrete e che dovrete educare nel Divino Amore; nel vostro stesso interesse, perciò, togliete dalla casa ogni figura sconcia ed adornatela di me Crocifisso e di Maria Santissima. Ogni figura impura alle pareti o al televisore vi attira una dissonanza di peccato. Ogni parola turpe vi degrada. Vinci le difficoltà della tua vita con la mansuetudine e la preghiera.

don Dolindo Ruotolo