venerdì 20 marzo 2020

Regina della Famiglia



L'uomo di fronte alla morte 

La Vergine Maria più volte introduce nel suo messaggio il  discorso sulla morte, o invitando la piccola veggente a pregare  per i peccatori ostinati che non pensano alla morte, o assicurandola non solo che l'avrebbe rivista nell'ora della sua morte, ma  avvolta nel suo manto l'avrebbe portata in cielo. 

Se la sofferenza e la malattia pongono il problema del  senso della vita, lo pone ancora di più la realtà della morte fisica,  con la dissoluzione totale del nostro corpo. Perché vivere, lavorare, soffrire, amare se poi tutto si disperde come fumo nell'aria  e di noi non resterà nemmeno il nome? Non possiamo ridurre la  morte ad un semplice fenomeno naturale. Essa contraddice al  nostro desiderio di vivere e l'uomo guidato dal cuore più che  dall'intelligenza respinge l'idea di una totale distruzione. Dio  creandoci a sua immagine, donandoci lo spirito ha posto in noi  un germe irriducibile alla materia e perciò insorgiamo contro la  morte. Noi sentiamo la morte come un castigo e perciò vediamo  in essa la sanzione del peccato. Dio non ha creato la morte.  Aveva creato l'uomo per l'incorruttibilità e la morte è entrata nel  mondo per l'invidia del demonio. Il potere che essa ha su di noi  manifesta la presenza del peccato sulla terra. Scoperto il legame  tra il peccato e la morte conosciamo meglio la nostra esistenza.  Anche la sofferenza, la malattia derivano dal peccato. La liberazione dalla morte, dalla sofferenza, dalla malattia non avviene  senza condizioni, cioè senza la conversione del peccatore. 

Il pensiero della morte aiuta a lasciare il peccato e a vivere  nella grazia santificante. Esso ci mette dinanzi i nostri limiti. L'esperienza ci dimostra che la vita è breve ed è continuamente insidiata dalla morte. Il pensiero della morte ci ridimensiona nella pretesa di poter fare tutto, di disporre della nostra vita e di quella  degli altri. Ci allontana da quella avidità insaziabile del possesso,  del dominio sulle cose e sugli uomini, dal porci al centro del  mondo, così che tutto debba ruotare attorno a noi e tutti siano al  nostro servizio. Il pensiero della morte ci pone la domanda: che  cosa sarà dopo la vita presente? La risposta non è ininfluente  sulle scelte che facciamo ogni giorno. Se, come dice la fede  cristiana, dopo la morte ci attende il giudizio di Dio il quale  chiederà conto dei doni che ci ha dato, a cominciare dalla vita, e  dell'uso che ne abbiamo fatto, è chiaro che questo pensiero ci  indurrà ad un maggiore senso di responsabilità nelle decisioni che  prendiamo, perché da esse dipende non solo la vita presente ma  anche quella futura, che sarà di gioia o di eterna sofferenza. 
La rivelazione illumina il mistero della morte. Nell'uomo  mai il male, per quanto grande, potrà prevalere sul bene, neanche  il male della morte, che trova la sua sconfitta definitiva nell'universale risurrezione della carne. I cristiani credono e sperano  che, come Cristo è veramente risorto dai morti e vive sempre,  così pure i giusti, dopo la morte, vivranno per sempre in Cristo  risorto e che egli li risusciterà nell'ultimo giorno. 

Severino Bortolan

CRISTO, VITA DELL'ANIMA



IL DISEGNO DIVINO NELLA NOSTRA PREDESTINAZIONE ADOTTIVA IN GESÙ CRISTO


Importanza, per la vita spirituale, della conoscenza del disegno divino. - I. Idea generale di questo disegno: la santità alla quale Dio ci chiama con l'adozione soprannaturale è una partecipazione alla vita divina portata da Gesù Cristo. - II. Dio vuol farci partecipare alla sua vita per renderci santi e colmarci di beatitudine. – III. La santità nella Trinità; pienezza della vita alla quale Dio ci destina. - IV. Attuazione di questo decreto con l'adozione divina per mezzo della grazia: carattere soprannaturale della vita spirituale. - V. Il disegno divino, attraverso il peccato, ristabilito dall'Incarnazione. - VI. Universalità dell'adozione divina; amore ineffabile che essa manifesta. - VII. Fine primario del disegno divino: la gloria di Gesù Cristo e di suo Padre nell'unità dello Spirito.  

 «Dio ci ha eletti in Cristo, fino da prima della creazione del mondo, perché fossimo santi ed irreprensibili davanti a lui; nel suo amore, secondo il desiderio della sua volontà, ci ha predestinati ad essere suoi figli adottivi, per mezzo di Gesù Cristo, a lode della magnificenza della sua grazia, con la quale ci ha resi piacevoli ai suoi occhi, nel suo prediletto Figliuolo» (1).  
   
L'apostolo San Paolo, che era stato rapito al terzo cielo e che, fra tutti, è stato scelto da Dio per «mettere in luce» come dice egli stesso, «l'economia del mistero nascosto in Dio da secoli», traccia con queste parole il disegno divino su noi. Noi vediamo il grande apostolo lavorare continuamente per far conoscere questo disegno eterno, stabilito da Dio stesso per effettuare la santità delle anime nostre. Perché tutti gli sforzi dell’Apostolo tendono, come dice egli stesso, a «mettere in luce questa economia divina» (1)?  
    
Perché solamente Dio, autore della nostra salvezza, e sorgente prima della nostra santità, poteva farci conoscere ciò che desidera da noi affinché giungiamo sino a lui.  

Fra le anime che cercano Dio molte arrivano a Lui con gran fatica. Le une non hanno affatto un'idea precisa di ciò che sia la santità. Ignorando o lasciando da parte il disegno tracciato dalla saggezza eterna, esse fanno consistere la santità in questa o quella concezione uscita dalla loro intelligenza; vogliono guidarsi unicamente da sé stesse.  
   
Attaccandosi a idee puramente umane, che si sono formate, si smarriscono; se avanzano rapidamente è all'infuori della via vera tracciata da Dio. Sono vittime di quelle illusioni contro le quali S. Paolo metteva già in guardia i primi cristiani (2). Altre hanno delle nozioni chiare su punti particolari, ma mancano di colpo d'occhio generale; si perdono nelle minuzie, non avendo vista sintetica, si agitano rimanendo sempre allo stesso posto; la loro vita diventa un vero lavoro, sottoposto ad incessanti difficoltà, lavoro senza slancio, senza entusiasmo e spesso senza risultato, poiché queste anime dànno ai loro atti un 'importanza maggiore o un valore minore di quello che debbono avere nell'insieme.  

È dunque una cosa assai importante, «non correre a caso nella via», come dice S. Paolo (3), ma «in modo da raggiungere lo scopo» (4); conoscere il più perfettamente possibile l'idea divina della santità; esaminare con la più gran cura, per adattarci ad esso, il disegno tracciato da Dio stesso per farci arrivare sino  a lui. Soltanto a tale condizione si effettueranno la nostra salvezza e la nostra santità.  
   
In una materia così grave, in una questione così vitale, noi dobbiamo guardare e pesare le cose come Dio le guarda e le pesa. Dio giudica ogni cosa nella luce, ed il suo giudizio è l'ultima norma di ogni verità. «Non bisogna giudicare le cose a seconda del nostro gusto», dice S. Francesco di Sales, «ma a seconda di quello di Dio: questa è la grande parola. Se siamo santi secondo la nostra volontà, non lo saremo mai bene; bisogna che lo siamo secondo la volontà di Dio» (1). La sapienza divina è infinitamente al disopra della saggezza umana; il pensiero di Dio contiene delle fecondità che nessun pensiero creato possiede.  

Perciò il disegno stabilito da Dio è di una tale saggezza che non può fallire il suo scopo per colpa d'insufficienza intrinseca, ma soltanto per colpa nostra. Se lasciamo all'idea divina ogni potere di operare in noi, se ci adattiamo ad essa con amore e fedeltà, essa diventa molto feconda e può condurci alla più sublime santità.  
   
Contempliamo dunque, alla luce della rivelazione, il disegno di Dio su noi; questa contemplazione sarà, per le anime nostre, una sorgente di luce, di forza e di gioia.  

Beato Dom COLUMBA MARMION

Con Cristo noi avanziamo nella via, e camminiamo sui suoi passi.



Con Cristo noi avanziamo nella via, e camminiamo sui suoi passi. Egli è la nostra guida e la fiaccola ardente che rischiara le nostre vie; pioniere di salvezza, egli ci trascina verso il cielo, verso il Padre, e promette il successo a coloro che cercano nella fede. Ciò che egli è nella gloria, noi lo saremo un giorno, se, con l'imitazione fedele dei suoi esempi, noi diventiamo veri cristiani, altri Cristi.  

S. CIPRIANO, La vanità degl'idoli, c. XV.  

Dio è stato male amato dai Suoi. Ed Io ritorno per farvi cercacare il Mio Cammino che si è perduto



GESÙ:
Dio è stato male amato dai Suoi. Ed Io ritorno per farvi cercacare il Mio Cammino che si è perduto, perché non lo si è mai seguito, o  piuttosto perché non lo si è mai cercato.

La Speranza è la base di tutto.


Senza di essa la vita non ha più sale. E da scialba, diventa pesante. E da pesante ingombrante, fino ad ostacolare gli altri; quelli che vi stanno intorno e vi rifiutano.

Un oggetto è raro secondo il valore che gli si dà. Ma il suo valore non sta nel prezzo, sta nella bellezza semplice. Ma chi può vedere la bellezza dell’anima in questo mondo in cui lo strass ha preso il posto del diamante puro?

Ecco quel che vi deve interessare, tutti ed ognuno:
la Mia Santa Volontà.

Seguirmi non è facile. ImitarMi non è da tutti perché, per imitarMi occorre già avere la stoffa, quella che può ricevere la Mia impronta nel cuore e nello spirito.

Innanzitutto, Io desidero dei ricercatori che sappiano quello che cercano e quello che rischiano di scoprire. CercarMi non è un gioco. Occorre una vera ragione  senza ragionamento. Semplicemente desiderarMi. DesiderarMi senza temere il rischio.

Io sono la più alta montagna, inaccessibile a coloro che temono la vertigine. La vertigine della Mia Conoscenza.

Voi rischiate di scoprirla seguendoMi o, semplicemente, cercandoMi.

Tale è la Mia Volontà.


CercarMi, seguirMi e accettare i rischi che sorgeranno sul Mio Cammino che voi seguite.
ConoscerMi. Voi non arriverete mai a penetrarMi totalmente. Vi occorrerebbero molti secoli. In effetti, vi occorrerebbe l’Eternità per avvicinarMi e, nel corso di questa Eternità, non finireste mai di conoscerMi, pur sapendo chi Io Sono,
perché quaggiù, voi potete già sapere chi Io Sono: DIO.

Dite semplicemente, in ognuno di voi:

 Io sono l’inutile riempito dell’Indispensabile.
Io divento il niente che contiene il Tutto,
 perché l’Essenziale è in me,
 perché Egli Si è lasciato percepire poiché ho appena messo
 la mia volontà
 nella Sua Santa Volontà.


SeguiteMi!





La santità sacerdotale



 L’anno di spiritualità

Nel corso dell’anno di spiritualità, l’aspirante apprende i principi della vita interiore, la vita di unione a Dio ed i fondamenti del combattimento spirituale che essa implica. Quest’anno, compiuto coscienziosamente, deve avere una ripercussione su tutti gli anni successivi e perfino su tutta la vita del futuro sacerdote.


Perché cominciare con un anno di spiritualità?


Una delle ragioni per cui i seminaristi devono prendere sul serio la propria vita spirituale, è il fatto che vogliono diventare sacerdoti. Hanno dunque la grave responsabilità di ricercare la perfezione, la santità44. Le anime che li aspettano contano su questa preparazione, su questa serietà, perché i seminaristi non hanno solo la propria anima da salvare. Dio si aspetta da loro che, con la propria santificazione e più tardi con l’apostolato, salvino forse migliaia e migliaia di anime, non fosse altro che con la loro offerta, il loro sacrificio, forse con la malattia o la persecuzione; che tutta la loro vita sacerdotale sia unita all’offerta di Nostro Signore. Quindi lì hanno ancora un motivo particolare per cercare la propria perfezione in modo profondo e attivo45.


Ci si chiede perché ci siano tante defezioni nel sacerdozio. Forse quei sacerdoti non hanno saputo cosa fosse la preghiera. Hanno pregato superficialmente, per abitudine, per un certo dovere sociale, in qualche modo. Hanno assolto quel dovere nell’esercizio delle loro funzioni, ma non hanno pregato veramente. Non hanno imparato chi è Dio, né in cosa consista la nostra unione con Nostro Signore Gesù Cristo46.


Per questo credo che l’introduzione di un anno di spiritualità nel seminario sia una cosa molto importante.


Negli ordini religiosi, c’è sempre stato il noviziato ma, nei seminari, in generale, ci si accontentava di conferenze spirituali la sera, come ne facciamo qui. Senza dubbio, il confessore ed il direttore di coscienza si sforzavano di fornire ai seminaristi dei principi di condotta spirituale, di sviluppo spirituale, ma ci è parso che non fosse sufficiente.


Da parte mia, all’epoca del mio seminario, ricordo che noi eravamo sovraccarichi di lezioni (non so le lo siate anche voi!) e che padre Guibert teneva un corso di spiritualità all’Università Gregoriana. Ci consigliavano vivamente di seguire quel corso, ma non era obbligatorio. Viste tutte le altre lezioni cui assistevamo, praticamente non ci andava nessuno. Allora non possiamo dire di aver ricevuto una formazione spirituale approfondita e, direi, un po’ scientifica. Che cos’è la vita spirituale? In che consiste? Che cos’è la vita interiore? Che significano queste parole per un cristiano, per un seminarista, per un futuro sacerdote? Sono delle cose importantissime, fondamentali. Si rischiava dunque di fare del seminario un luogo di studi puramente speculativi. Si formavano dei cervelli, ma non sempre dei cuori, dei cuori fatti per amare Dio ed il prossimo. Non dimentichiamo che i nostri cuori sono fatti per elevarsi alla santità, per vivere una vita interiore intensa ed in unione con Dio, con Nostro Signore, con tutti i santi del Cielo. Ecco perché dobbiamo cercare di acquisire le virtù necessarie che ci rendono più simili a Nostro Signore e c’identificano con Lui.


Non dico che tutto ciò ci fosse totalmente sconosciuto, ma insomma ci mancava quest’anno di preghiera, di riflessione, di studio, su cosa sia davvero la vita interiore, la vita di perfezione, la vita di santità47.

Mons. Marcel Lefebvre

SIATE UMILI E CARITATEVOLI



Rinunciate al mondo, voi non dovete appartenere alla carne, né alla materia; voi Mi appartenete e appartenete già al Mio Regno. Ma che questo non vi perda, e non vi riempia di superbia e di orgoglio: siate invece umili e caritatevoli, generosi e riconoscenti verso il vostro Salvatore.

Che la semenza dei vostri frutti metta radici in tutta la Terra. Il Mio Cuore Santissimo si rallegra per l’amore verso il vostro Signore e verso la Mia Santissima Madre. Siate fedeli alle Sacre Scritture, a tutti i  messaggi che Io vi ho dato, non abbandonate il cammino tracciato dalla Mia Santa Passione; non dubitate,  confidate nella Mia promessa… Miei amati, non giudicate i vostri fratelli, ricordate che voi tutti portate  un doppio fardello, il vostro che è alle spalle e l’altro davanti, quello dei vostri fratelli. Non guardate solo  le colpe altrui, il peso dei vostri fratelli. Guardate il vostro!

Fate una catena, un solo muro forte e solido per ostacolare la malvagità e ciò che vomita quel maledetto  del tradimento e dell'inganno. Sarete attaccati da spiriti menzogneri, voi risponderete loro con la Fede nella Mia Parola. Figli Miei, bevete al calice di amarezza che sarà sempre davanti a voi, e vivete nella Divina  Volontà del Padre Eterno. Se seguirete i Miei insegnamenti, vedrete il Trionfo della Mia Divina Misericordia e del Cuore Immacolato e Verginale di Mia Madre; vedrete anche la disfatta di quell'orgoglioso e  di quel superbo: Satana, l’eterno nemico.

Messaggi dettati a Catalina rivas

Consacrazione a Maria Regina della Pace e Mediatrice di tutte le Grazie



Vergine Maria, Regina della Pace e Mediatrice di tutte le Grazie.
Io ti offro e consacro il mio corpo e la mia anima, il mio cuore, tutto quanto sono, tutto quanto ho.
Mi consacro a te per amore e per amare. Mi affido alle tue cure materne.
Voglio, come fece Gesù tutta la vita, onorarti e restare unito al tuo cuore.
Voglio soprattutto, o Madre, imitare la tua purezza, la tua umiltà, tutte le tue virtù.
Voglio, o Madre, offrirmi e lottare ai tuoi ordini affinché venga il Regno di Dio.
Madre, accogli questo mio atto di consacrazione, prendimi come tuo figlio e offrimi insieme a Gesù al Padre Celeste.
Aiutami a essere fedele fino alla morte.
O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria. Amen.

Vivere nel peccato significa crocifiggersi tutti i giorni.



Madre della Pietà a Piedade dos Gerais (MG – Brasile) 08. 03. 2020
Cari figli,
con grande sapienza, con grande santità in cuori che hanno sete di Dio in questo tempo di santità. Il tempo quaresimale è un tempo di riflessione, di preghiera, di più silenzio, ma siamo in un tempo in cui l’umanità soffre grandi persecuzioni del nemico, il demonio, e dobbiamo avere nel nostro cuore sempre la grazia di costruire la pace.
Quest’anno è l’anno della conversione delle famiglie. Le famiglie oggi non sono buoni esempi come dovrebbero essere. È chiaro che esistono famiglie che danno il buon esempio, ma Gesù vorrebbe che fossero di più. Perché molte famiglie non stanno dando ai figli quello di cui i figli hanno bisogno: l’amore, la protezione, l’affetto, l’impegno del sacramento del matrimonio. Il matrimonio è un sacramento. Quando Gesù chiede di pregare per la famiglia, dobbiamo avere presente la famiglia di oggi, del momento attuale, una famiglia che sta andando in rovina.
E tu vivi oggi nell’intimo del tuo cuore questa sofferenza interiore perché, quando sei padre o madre, hai un grande impegno nella vita: i tuoi figli imiteranno il tuo esempio, i tuoi figli seguiranno i tuoi passi, questa è la grande verità. Per questo dobbiamo seguire l’esempio della Sacra Famiglia di Nazareth: esempio di obbedienza, di fedeltà. E oggi in questo messaggio vorrei ricordarvi che la Famiglia di Nazareth era molto umile. Perché è inutile essere una famiglia che non ha umiltà nel cuore.
Oggi abbiamo un tempo difficile sulla Terra, un tempo di grandi prove in cui vedrete grandi segni nel mondo, soprattutto segni di sofferenza – dopo vedrete la grande grazia – e dovete essere preparati. Non è il momento di creare divisione, non è il momento di ferire l’altro, è il momento di pregare, è il momento di stare uniti. Avete tanti anni di cammino alle spalle.
Oggi guardavo mio Figlio Gesù ed Egli ha detto che, per chi vuole realmente essere di Dio, è sufficiente l’incontro con Dio. Se tu hai fatto questo incontro con Dio esso è definitivo, se tu vuoi. Perché c’è un momento in cui non hai ancora aperto il tuo cuore a questo desiderio, e a volte ti chiedi: perché non l’ho ancora incontrato? Perché la mia fede non è ancora quella fede viva? Perché pecco? Anche in un luogo santo? Perché non hai ancora fatto questo incontro con Dio. E tu devi fare questo incontro con Dio perché, nel momento in cui perdi questo incontro con Dio, il demonio inizia a prendersi gioco della tua debolezza. E tu raccogli la sofferenza che stai praticando. Quello che fai diventa il tuo raccolto. Allora è inutile stare in braccio alla Madre, tra le braccia della Misericordia, solo a metà. Devi starci interamente. Che tu sia padre, madre, giovane o bambino. È una sfida dei tempi di oggi. Stare interamente in braccio a Dio. E stando interamente in braccio a Dio ti difenderai sempre dalle trappole del demonio, avrai sempre molta più forza che debolezza, sarai una persona di molta più preghiera.
Perché il demonio oggi ha lanciato diverse trappole sulla terra e queste trappole portano l’uomo a pensare che può tutto, che tutto è permesso. Ma esistono cose delle quali tu sai – là nell’intimo del tuo cuore – che non ti fanno bene. E quello che non ti fa bene è il peccato. Allora vivere nel peccato significa crocifiggersi tutti i giorni. È una cosa diversa dalla crocefissione di Gesù, perché Egli è morto per liberarci, mentre chi vive nel peccato martirizza se stesso, si rende schiavo di questa sofferenza. E può esserci una conseguenza dolorosissima, sia sulla terra sia nel momento in cui concluderai la tua missione sulla terra. Perché il raccolto è certo.
Allora Gesù oggi in questo tempo quaresimale ci chiama a questa vita di santità.
Dovreste guardare di più alla vita dei santi, conoscere la storia dei santi, perché essi hanno detto il loro sì completo tra le braccia di Dio, hanno avuto questo sì. È il sì che voi, figli di Dio, che Dio vuole altrettanto santi, avete bisogno di dire nella vostra vita. Un sì sincero, vero, costruttivo, non è il momento di tentennare: “vado o resto”. Devi andare tra le braccia di Dio, tra le braccia della misericordia, la misericordia che è la nostra salvezza, è il nostro Salvatore. E vincere tutto quello che sai che ti fa male.

Prima cosa: Gesù l’altro giorno ci ha detto nel messaggio che non dobbiamo mai voler stare davanti. Gesù sta davanti, tu cammini con Lui. La prima cosa che dovete fare in questa settimana di preparazione dei vostri cuori per questo tempo quaresimale, in questa domenica, è pensare: “non voglio stare davanti, perché quando voglio stare davanti mi metto davanti a Cristo e davanti a Cristo non farò quello che è giusto. Creerò divisione, sarò sempre annoiato, triste, infelice. Mentre se sto dietro a Gesù allora seguo quello che Egli vuole”. E Gesù cos’è? Unità, fraternità, amore, giustizia. Non possiamo mai dimenticare la giustizia. Anche perché la misericordia cammina insieme alla giustizia divina. Allora dobbiamo seguire sempre i passi di Gesù ricordando che Egli è in testa e noi seguiamo le sue orme. Anche io Maria, la Madre, seguo sempre le orme di Gesù. E voi dovete fare la stessa cosa. Seguire queste orme.
Questo tempo è anche un tempo per di voi di incontrare la croce. Di mettervi ai piedi della croce. Perché il mondo oggi non parla più della croce, non parla più della morte, non parla più della passione, non parla più della sofferenza vissuta da Gesù e del fatto che oggi tante persone vivono la sofferenza, tanti padri, tante madri, tanti figli. Ci vuole il desiderio della santità, il desiderio di essere santi. Pensate che i vostri figli siano felici quando vi vedono fare qualcosa che essi sanno che Dio non approva? Allo stesso modo i genitori: quando i figli fanno qualcosa che Dio non approva, i genitori sono tristi.
Allora dobbiamo metterci ai piedi della croce, questa croce meravigliosa che è il nostro Salvatore, Gesù. Quando ci mettiamo ai piedi della croce abbiamo sempre la visione di Gesù che vive il mistero della sua morte sulla croce. La sofferenza, il sangue versato. Cosa hanno fatto a Gesù? La brutalità, la crudeltà. Ma la Misericordia di Gesù! La Misericordia esce direttamente dal Cuore di Gesù: il Sangue e l’Acqua. Molta misericordia.
Abbiamo fatto una riflessione: perché siamo nel tempo della misericordia? Perché potremmo dire così: Gesù è già morto per noi. Ma il mondo non ha seguito le sue orme. L’uomo vuole sempre stare davanti a Dio: nella scienza, nella sapienza, nello sviluppo, nella tecnologia, nella conoscenza, nelle esperienze. Egli vuole sempre stare davanti a Dio. Perché non vive i dieci comandamenti della legge di Dio. E nemmeno conosce questi comandamenti, per questo non li vive. Perché chi conosce, vive.
Allora mettendoci ai piedi della croce vediamo la misericordia. Il Sangue e l’Acqua, la misericordia per questi nostri tempi di oggi. Per le famiglie, per i giovani, per le nazioni. Per questo mondo in cui – se guardi con gli occhi – non vedrai cambiamenti, non vedrai trasformazioni, non vedrai progresso, miglioramento, vedrai solo un uomo sempre più egoista, un uomo sempre più materialista, un uomo sempre più individualista. Ma se ti metti ai piedi di Gesù sarai capace di essere un uomo come Gesù Cristo vuole che tu sia. Questo vale per l’uomo, la donna, il giovane, il padre, la madre, il sacerdote, la Chiesa, tutti noi. Se ci mettiamo ai piedi di Gesù faremo sempre questa riflessione. Perché quello che è accaduto all’umanità è che l’umanità vive una fede fredda, non una fede forte, quella fede che quando ti svegli sai che Gesù è con te. Anzi, ancora più bello: Egli vive in te.
Per questo nel messaggio del ritiro spirituale Gesù ci ha detto chiaramente: io vivo e regno nei vostri cuori! E noi dobbiamo credere. Se noi oggi preghiamo, camminiamo, evangelizziamo, vogliamo salvare anime, dobbiamo credere a questa promessa di Gesù, che Egli vuole vivere e regnare nei nostri cuori. Per questo è diventato la Santa Eucarestia, la Santa Comunione, l’Alimento. Tu che ricevi Gesù, non vai a Messa tanto per andare, vai per ricevere Gesù. E se sei nel peccato, cerca la liberazione. Perché hai bisogno di Gesù. Hai bisogno che Gesù viva per sempre con te. Nel tuo cuore. Allora anche questa è una bella riflessione di questo tempo quaresimale.
E per concludere questa nostra riflessione di oggi, questa benedizione di oggi, dobbiamo fare la meditazione più preziosa per i tempi attuali, che è vivere il silenzio. Perché l’umanità non sa esprimersi. Il rancore e la volontà di essere sempre al primo posto ti impediscono molte volte di vedere e vivere l’unità, la fraternità. Se tu facessi questo silenzio e prima di cercare di concludere i tuoi obiettivi ti fermassi a pensare: “Cosa farebbe Gesù?”, dato che Egli vive e regna in te, Egli ti darebbe la sapienza. Lo Spirito Santo è con te. Allora cercheresti di più il silenzio.
Perché quello che oggi il demonio vuole fare nella famiglia, nelle comunità, e anche nella Santa Chiesa, è la divisione, la confusione. E noi dobbiamo dire il nostro sì a Dio attraverso la nostra testimonianza di vita, senza divisione, senza confusione, ma in unità e fraternità. Perché la parola che Gesù profetizza per noi in questi tempi di battaglia è: unità, fraternità, comunione e silenzio. Allora dobbiamo vincere. Perché voi state avendo molti attacchi, tutto il mondo oggi vive questi attacchi, non solo voi pellegrini che siete qui. Questi attacchi che ti hanno portato a non avere pace. Allora il mondo è senza pace. E quando sei senza pace sei senza Dio. Perché chi è la pace? È Dio. Se sei lontano dalla pace significa che sei lontano da Dio. Perché se hai Dio hai la pace.
Allora il mondo oggi vive la necessità della pace. Quella pace che Gesù ci ha augurato che fosse con noi, nel nostro cuore. Questa pace si riferisce alla presenza del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo nella nostra vita. Allora ognuno deve fare questa riflessione, rivolgendosi a Dio, mettendosi alla presenza di Dio. Lo specchio per vedere il tuo viso lo hai in casa, lo specchio per vedere il tuo cuore è Gesù, quando ti metti alla presenza di Gesù. È Lui che ti darà la grazia di vedere lo Spirito Santo, di sentire lo Spirito Santo che ti illumina, che ti mette alla presenza del Padre, e tu farai questa riflessione per cercare la tua guarigione.
Perché questo tempo di quaresima è il tempo della guarigione. Gesù è venuto per guarire e ha guarito, ha salvato. Allora è tempo di guarire te stesso. Tu pensi molte volte alla confessione, alla penitenza quaresimale, ma dimentichi la guarigione, la guarigione di te stesso. Come cercare questa guarigione? Come ricevere questa guarigione? Come stare pronto per essere più umile, più semplice, più sapiente, più unito, più fraterno, avere più unione? Perché il mondo oggi è diviso. Il mondo oggi non sta costruendo, sta distruggendo. Perché l’unione costruisce, la disunione distrugge. Allora cosa è necessario fare, figli?
Per molte cose oggi Dio non vuole più quantità, vuole qualità. È inutile che tu abbia quel proposito di quantità, è ora di cercare la qualità. Fare le cose con il cuore. Mettersi tra le braccia di Dio interamente. Vivere la santità è vivere la santità. Nessuno serve due padroni. Nessuno può servire due padroni. Devi fare una scelta. Non pensare che Dio ti renderà schiavo, Dio ti darà la grazia di vivere tutto: canti, danzi, sorridi, manifesti la tua gioia con la tua famiglia, hai la gioia di coltivare questo mondo, di conoscere la bellezza che Dio ha creato per te in ogni angolo di questa terra. Ma in un modo santo e felice, non malato come sono oggi le persone. Dio non ti toglierà niente. Tutto quello che ha fatto lo ha fatto per te. Lo ha fatto con l’amore più grande, perché Egli ti ama. Se voi sapeste quanto Dio vi ama, fareste tutto quello che vi chiede. Perché quello che vi chiede è perché vi ama e vuole vedervi figli santi, figli felici.
Allora camminiamo, perché il cammino ha le spine, e mettiamoci sempre sulle orme di Gesù Cristo. Con grande affetto e amore voglio darvi la mia benedizione.
la Madonna benedice i presenti
Cari figli, vi ho benedetti con molto affetto.
Sono stata molto felice per la vostra unione, per questo momento di preghiera, di silenzio, di responsabilità, di fede, di unità. Seguiamo sempre la Via che Gesù è per noi.

Il messaggio di oggi rivolge ai nostri cuori questa chiamata alla santità, questa chiamata a costruire, non a distruggere. Questa chiamata all’unione, a vincere la divisione. Questa chiamata al silenzio, a vincere questo rumore e avere la pace. Non esiste nessuno che possa stare davanti a Gesù, e chi vuole stare davanti cadrà. Perché Egli sarà sempre la nostra Via, la nostra salvezza, la nostra verità e l’ultima tavola di salvezza. Per questo desidero che siate uniti a Lui e sempre più con Maria, la Madre della Pietà, con il Cielo, con la Sacra Famiglia, con San Giuseppe. Questo mese è dedicato a lui, un mese bellissimo. San Giuseppe è stato esempio di silenzio, esempio di perfezione nel senso di essere quello che Gesù Cristo desiderava: amore, impegno, responsabilità e fedeltà. Ma ha cercato di perfezionarsi sulla via del Signore, del silenzio, della preghiera e dell’affidamento.
Vi auguro pace e serenità in questa lotta per la costruzione della pace. Che Dio benedica tutte le madri, tutti i padri, tutti i figli, la Santa Chiesa, e vi renda un cuore unito e forte.
Ecco la Serva del Signore.
Chiedo sempre a Gesù di benedire i fiori per la guarigione e liberazione dei malati nel corpo e nell’anima. Nella benedizione di oggi prego Gesù anche per le donne del mondo intero. Che siano donne sante, forti e fedeli alla Parola del Signore.

Satana tenta ad ogni costo di avvicinarsi a ognuno di voi


Figli miei, satana tenta ad ogni costo di avvicinarsi a ognuno di voi, soprattutto quando voi siete in  preghiera. Ma la preghiera vi protegge e lo allontana da voi. Io sempre vi proteggerò da tutti i suoi attacchi e da tutte le sue insidie. Io schiaccerò la sua testa. 

Io sono l’Immacolata Concezione, pura e senza macchia di peccato. Con l’amore otterrete tutto quello che chiederete, pertanto, amate. Meditate la Passione di Mio Figlio Gesù Cristo. Onorate le sue Sante Piaghe.

Eccomi, o Gesù



Eccomi, o Gesù, a pié della tua Croce, accanto a Maria, a Giovanni, alla Maddalena.

LA PANDEMIA UNA ROVINA PER L'UMANITA'


AVVISI DALL'ALTRO MONDO SULLA CHIESA DEL NOSTRO TEMPO



Giovanni XXIII e il Concilio 


18 Giugno 1977  

E = Esorcisti  
B = Belzebù 

E: Nel nome della Beatissima Vergine... dì la verità! 
B: Giovanni XXIII ha iniziato il suo pontificato nel 1958; questo Giovanni non era molto ingegnoso, non era molto colto. Di ciò non vorremmo parlare. 
E: Ma adesso è certamente ben alto nel cielo? 
B: Oh, LEI (mostra in alto) vorrebbe che parlassimo di lui e del mal... Concilio, ma ciò non lo vogliamo affatto. Ad ogni modo sarà più semplice per voi, se non parlate del Concilio e se andate semplicemente per la vostra strada. 
E: Nel nome... parla soltanto quello che vuole la Beatissima Vergine! 
B: Oh, Essa vuole appunto troppo, appunto vuole troppo (geme).  
E: Dì. quello che Lei vuole! 
B: Nel 1958 Giovanni XXIIT ha iniziato il suo pontificato: era una soluzione d’urgenza si potrebbe dire, ma tuttavia gli capitò. Era pio ed era pieno di buona volontà; anche se non otteneva sempre quello che aveva veramente progettato. Tuttavia egli ha convocato il Concilio, ma avrebbe fatto meglio a non convocarlo. 
E: Da qual punto di vista avrebbe fatto meglio a non farlo? Nel nome... 
B: Dal punto di vista di LÀ IN ALTO (mostra in alto). 
E: Dì la verità...!
B: Non vogliamo dirlo, non vogliamo predicare. 
E: Visto di laggiù {mostra in basso) era? 
B: Va bene: Non era previsto LÀ IN ALTO, che dopo si vuoti la vasca da bagno assieme al bambino. Ciò non avevano progettato QUELLI IN ALTO (mostra in alto). Stando le cose come adesso, sarebbe difatti stato meglio non convocare il Concilio. É vero che c’erano cose che richiamavano un aggiornamento. Ma come è adesso, il bambino è stato buttato via con l'acqua, cosicché soltanto il diavolo sa fin dove è andato tutto il brodo e nella vasca non è rimasto che sudiciume del bambino che era nel bagno. Sarebbe ben meglio... 
E: Vuoi dire con questo la Santa Chiesa? 
B: Sì, la Santa Chiesa ed il Concilio in genere. Con questo Concilio è stato fatto un grande errore. Intendo che Papa Giovanili non ha detto invano sul letto di morte... (s’interrompe). Si volterebbe ancora oggi nella sua tomba se sapesse come le cose stanno adesso. 
E: Non lo sa? 
B: Naturalmente lo sa. L’ha già riconosciuto sul letto di morte che non era staro abile. Ma era già troppo tardi. Non sapeva che questo Concilio avrebbe conseguenze talmente tremende, trascinanti, straripanti, atroci, mai viste. Pensava di farlo bene. Aveva la buona volontà, pensava di farlo per il bene della Chiesa. Voleva rinnovare qualche cosa, ciò che era veramente da rinnovare. Poteva presagire lui, che dopo queste contraffazioni malvage di Cardinali, gli toglierebbero lo scettro dalla mano e sconvolgerebbero e degenererebbero tutto in simile orribilità? Poteva saperlo questo? L’ha fatto con buona intenzione, perciò è arrivato in cielo, ad ogni modo è salvo. 
E: Nel nome... la verità e soltanto la verità! 
B: Era già umile e giusto, ma non aveva molto ingegno. A suo tempo avrebbe dovuto essere nominato proprio un Papa ingegnoso, che avrebbe saputo come governare la Chiesa e usare lo scettro in modo che nessuno avrebbe potuto contraffarlo. Ma lo capì troppo tardi. In complesso però stava ugualmente nel progetto di QUELLI IN ALTO (mostra in alto), affinché si adempisse la Scrittura. Tutto era ugualmente compreso nel loro progetto, ma per quelli in Alto è ugualmente un brutto spettacolo, come stanno adesso le cose. 
E: Nel nome del Padre…! 
B: Sul letto di morte gli è poi dispiaciuto molto e ha chiamato alcuni dei suoi intimi o che credeva che gli fossero affezionati e disse loro che vorrebbe gridarlo al mondo: Se soltanto non avessi convocato questo Concilio! Che oramai vedeva adesso le sue terribili conseguenze, ma che non poteva più far nulla. Che lui si trovava adesso sul letto di morte e che non poteva più far nulla. Che QUELLO IN ALTO (mostra in alto) l’aiuti, era l’unica cosa che poteva dire ancora. Che gli altri, i pretesi intimi, abbiano la bontà di farlo sapere al mondo ed anche al prossimo Papa per l’amor del cielo. 
E: Nel nome... parla la verità e soltanto quello che vuole la Beatissima Vergine! 
B: Ma i suoi pretesi intimi pensavano: Oh, quello è sul letto di morte, non è più interamente responsabile. Dopo tutto, non si può, quando un Concilio è stato convocato, dire semplicemente: lo sospendiamo, come per un rubinetto, che qualcuno avrebbe aperto e che si potrebbe chiudere di nuovo. Questo Concilio non aveva più una leva che si sarebbe potuto prendere in mano o frenarla. Era allora già troppo avanti per intraprendere qualcosa. La leva era staccata. Era già staccata alla morte di Giovanni XXIII. Naturalmente anche noi [demoni] eravamo presenti, anche noi c’eravamo. Cercavamo pure di cavarci il nostro beneficio. Naturalmente abbiamo fatto tutto affinché questo rubinetto e quest’acqua non potessero più essere fermati. Perciò avete anche dissidi travolgenti, tremendi, simili ad un torrente ed il diavolo sa che cosa d’altro. I suoi intimi dicevano, forse ha dell’arteriosclerosi o qualche cosa dì simile. Stava invecchiando. Può darsi abbia qualche cosa di simile e che non sappia più esattamente quello che dice. Gli ultimi dissero allora fra sé: questo deve assolutamente esser nascosto al mondo. Adesso è già ad un tal punto che tutto è infilato ed allacciato, che questo piede non può più uscire dalla scarpa. 
E: Nel nome...! 
B: Allora venne Papa Paolo VI, intelligente e pieno d’ingegno. Ma come poteva, lui, frenare o sospendere quello che l’altro aveva incominciato? Oltre a ciò Papa Paolo VI ha pure fatto errori all'inizio. Non sapeva cosa Giovanni XXIII ha detto sul letto di morte. Se ne è accorto in seguito, ma troppo tardi. Ad ogni modo non l’ha realizzato a suo grande svantaggio. Ha persino intrapreso ancora alcuni passi, che hanno ancora maggiormente portato alla decadenza. Il suo Pontificato dura adesso già da 14 anni, e questi 14 anni sono stati orribili per lui. Se n’è accorto molto presto, che quello che il Concilio porta con sé, è tremendo, ma troppo tardi. Da un pezzo si rende conto dei suoi errori, già da anni, ma era ciò nonostante troppo tardi. Cammina già adesso su una via terribile, la strada di un martire, come l’hanno dovuto dire già gli altri demoni prima di me, perché non può far nulla in questa caotica situazione, come si verifica adesso. Si dice sempre: Questo è lo Spirito Santo, questo sarà ben lo Spirito Santo. Se per esempio, il «falso» Papa riceve diplomatici e qualsiasi politico, come pare o conviene ai suoi Cardinali, allora il mondo, ad ogni modo il mondo che si dice fedele al Papa esclama: lo Spirito Santo soffia. Sarà lo Spirito Santo. La maggior parte della gente non sà però, che ciò non ha più nessuna relazione con Io Spirito Santo... Adesso non vogliamo più parlare. 
E: Non volete più parlare? Però non hai detto ancora tutto quello che hai da dire, Belzebù. Era diretto dallo Spirito Santo il Concilio, o no? Nel nome...! 
B: All’inizio lo Spirito Santo era ancora presente talvolta, ma già allora non sempre. 

Bonaventura Meyer

giovedì 19 marzo 2020

SE IL MONDO NON SI CONVERTE,


VOI MANTENETEVI IN ALL'ERTA, NON LASCIATEVI INGANNARE.


Geremia



Il suo annunzio contro le nazioni

15Il Signore, Dio d'Israele, mi diede quest'ordine: 'Prendi questa coppa di vino che io ti porgo: è simbolo della mia ira. Su, prendila, e falla bere a tutte le nazioni alle quali io ti mando. 16Quando berranno fino ad ubriacarsi, perderanno la testa a causa della guerra che io manderò contro di loro'. 17Allora presi la coppa dalla mano del Signore e la feci bere a tutte le nazioni alle quali il Signore mi aveva mandato. 18Incominciai da Gerusalemme e dalle città di Giuda, con i loro re e capi. Li feci bere per distruggerli, rovinarli ed essere esempio di maledizione e di scherno, come avviene ancora oggi.
19Poi venne il turno degli altri:
il faraone re d'Egitto, con i suoi ufficiali,
i ministri e tutti gli Egiziani
20e i forestieri che vivono in Egitto;
i re della regione di Uz;
i re filistei delle città di Ascalon,
Gaza, Accaron e i superstiti di Asdod;
21 tutti gli abitanti delle regioni di Edom,
Moab e Ammon;
22 i re di Tiro e Sidone;
re dei paesi che stanno al di là del mare;
23 gli abitanti di Dedan, Tema e Buz;
la tribù che si taglia i capelli sulle tempie;
24 i re dell'Arabia;
i re delle tribù del deserto;
i re di Zimri, di Elam e della Media;
26 tutti i re del nord, vicini e lontani,
uno dopo l'altro.
Insomma, feci bere da quella coppa tutti i regni che sono sulla terra e lasciai per ultimo il re di Sesach. 27 Il Signore mi aveva incaricato di dire loro: 'Il Signore dell'universo, Dio d'Israele, vi ordina di bere e ubriacarvi fino a vomitare e cadere a terra senza potervi rialzare a causa della guerra che manderà contro di voi'. 28Poi aveva aggiunto: 'Se qualcuno si rifiuta di prendere la coppa dalla tua mano e non vuole bere, lo farai bere per forza: è un ordine del Signore dell'universo. 29Io incomincio l'opera di distruzione proprio da Gerusalemme, la mia città. Le altre nazioni pensano forse di cavarsela? No di sicuro! Saranno punite perché farò scoppiare la guerra in tutti i popoli. Lo dico io, il Signore dell'universo.
30'Tu, Geremia, ripeterai fedelmente le mie parole e dovrai aggiungere:
Il Signore ruggisce dall'alto,
dalla sua santa dimora
fa udire la voce come un tuono.
Emette un ruggito potente
contro il suo popolo;
grida forte come quelli che pigiano l'uva.
A tutti gli abitanti della terra,
31fino ai confini del mondo,
giunge l'eco del suo grido.
Il Signore ha iniziato un processo
contro tutte le nazioni:
ogni uomo è chiamato in giudizio
e i colpevoli sono condannati a morte.
32Un disastro si propaga
da una nazione all'altra,
una grande tempesta si alza
dall'estremità della terra'.
Così dice il Signore dell'universo.
33Allora non resterà più nessuno a piangere quelli che il Signore ha ucciso da un'estremità all'altra della terra. Nessuno raccoglierà i cadaveri per seppellirli saranno lasciati come concime nei campi.
34Urlate, capi del popolo, gridate,
rotolatevi nella polvere, guide del gregge!
Ora tocca a voi andare al macello:
sarete abbattuti e fatti a pezzi
come scelti montoni.
35Non c'è rifugio per i capi del popolo,
non c'è scampo per le guide del gregge!
36 Sentite le loro grida,
udite le urla strazianti!
Il Signore fa strage nel loro pascolo,
37 la sua collera ardente distrugge
gli ovili, prima tranquilli.
38 Poi si allontana, il Signore,
come un leone che lascia la sua tana.
La sua collera si è scatenata,
la spada ha distrutto ogni cosa:
il paese è ridotto a un deserto.