mercoledì 17 febbraio 2021

La battaglia continua 2

 


 LA MESSA ECUMENICA DI PAOLO VI 

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Siamo proprio alla confusione delle lingue, alla Torre di Babele! E questa situazione, creata testardamente e massonicamente da Paolo VI, non può non richiamarci alla mente il “piano ecumenico” che il canonico Roca6, in contatto con occultisti del Rito Scozzese, del Martinismo e della Teosofia, davanti ai partecipanti del Congresso spiritista e spiritualista del 1889, aveva proclamato dicendo: «IL MIO CRISTO NON È QUELLO DEL VATICANO (…). CRISTO È IL DURO ADAM-KADMON DEI CABALISTI; VALE A DIRE LA “RELIGIONE DELL’UOMO”»7. Cristo, quindi, non è più quella figura divina che afferma: «Io sono la Via, la Verità e la Vita», e «Senza di Me non potete far nulla», perché - come dice ancora il massone Roca - :

 «Per aderire al Cristo, è sufficiente aderire al Principio della giustizia che s’è incarnato nel Cristo e che è il Cristo in Persona»8. 

Ma questo offuscamento di Nostro Signore in semplice “principio”, apre la via all’ecumenismo massonico: 

«Al Cristo-Uomo sofferente, succede, ai nostri giorni, il Cristo-spirito trionfante (l’umanità divinizzata delle Logge - n.d.r.). Il Cristo che così si manifesta nella scienza, sarà riconosciuto dagli ebrei, dagli indù, dai brahmani, dai mahatma, dai cinesi, dai tibetani»9

I riti si semplificheranno per favorire la diffusione dei nuovi concetti ecumenici:

 «Credo che il culto divino, come è espresso dalla liturgia, il cerimoniale, il rito e i precetti della Chiesa romana subiranno, prossimamente, in un Concilio ecumenico, una trasformazione che, restituendo ad essi la venerabile semplicità dell’età dell’èra apostolica, li metterà in armonia con il nuovo stato della coscienza e della civilizzazione moderna»10. 

Il “piano ecumenico” del massone canonico Roca, inoltre, prevedeva che si sarebbe giunti ad una religiosità e alla

«universalità di un cristianesimo, col quale si metterranno in armonia tutti i centri religiosi della terra»11. 

A questo punto, s’impone un giudizio di valore su un ecumenismo così inteso e praticato. È ormai evidente a tutti coloro che osservano e studiano il fatto, che l’odierno ecumenismo non è più una presa di coscienza ed una affermazione della Fede nell’insegnamento di Gesù Redentore, ma bensì una tendenza a superare le differenze - tacendole o reinterpretandole! - tra noi cattolici e i fratelli separati. Da qui, quel liberalismo dottrinale, liturgico e pratico degli ecumenisti cattolici che, “spesso, si spiega con la coscienza che la responsabilità ultima della verità non appartenga loro, e che l’ubbidienza romana dà loro la sicurezza di dire e di fare tutto ciò che non è proibito formalmente dal magistero”12. Nessuna meraviglia, quindi, che ci si preoccupi più dell’unità che della Verità rivelata, anche se questo è ingiurioso a Dio! Ricordo, qui, quel preveggente monito di Pio XII che, nella sua “Humani Generis” (12 agosto 1950) ha detto: 

«crollato quanto costituisce la difesa o il sostegno dell’integrità della Fede, (in primis, la Sacra Liturgia: “lex orandi, lex credendi”), tutto viene, sì, unificato, ma soltanto nella comune rovina». 

L’attuale imprudente ecumenismo fu condannato, sì, anche da Paolo VI13, ma, come sempre in Lui, il Suo agire contraddiceva le Sue parole, proprio come il Suo modo di governare contraddiceva la Sua stessa “Professione di Fede”! E così con Paolo VI si è compiuta la “Riforma” del rito della Santa Messa, ma che fu certamente ispirata da un massonico ecumenismo di radice sincretista. Per questo si sono eliminate, o espresse equivocamente, le “Verità” cattoliche invise ai protestanti, come quelle sull’essenza della Santa Messa; come quelle sul Sacerdozio ministeriale, ordinato al sacrificio della Messa; e perfino sulle forme esterne che hanno adeguato allo squallore dei riti protestanti, dove manca ogni senso del sacro. Però, così, i “fratelli separati” - come ebbe a dire Max Thurian - potranno «celebrare la Santa Cena con le stesse preghiere della Chiesa cattolica». Ma che senso ha quel “celebrare la Santa Cena” se resta ancora “cena” e non è più un “Sacrificio”? Fino al “Novus Ordo” di Paolo VI, l’integrità della Fede, nella Messa di San Pio V trovava “una barriera invalicabile contro qualunque eresia che intaccasse l’integrità del Mistero”; dopo il “Novus Ordo”, invece, le eresie sono pullulate ovunque, a piene mani! “Le ragioni pastorali” - scrissero i cardinali Ottaviani e Bacci, nel loro “esame critico” sul “Novus Ordo” - addotte a sostegno (…) - anche se di fronte alle ragioni dottrinali avessero diritto di sussistere! - non appaiono sufficienti. Quanto di nuovo appare nel “Novus Ordo Missae” e, per contro, quanto di perenne si trova soltanto un posto minore o diverso, se pure ancor ve lo si trova, potrebbe dar forza di certezza al dubbio - già serpeggiante, purtroppo, in numerosi ambienti - che verità sempre credute dal popolo cristiano possano mutarsi o tacersi senza infedeltà al sacro deposito dottrinale, cui la Fede cattolica è vincolata in eterno. Le recenti riforme hanno dimostrato a sufficienza che nuovi mutamenti nella Liturgia non porterebbero se non al totale disorientamento dei fedeli, che già danno segni di insoddisfazione e di inequivocabile diminuizione di Fede. Nella parte migliore del Clero, ciò si concreta in torturante crisi di coscienza di cui abbiamo innumerevoli e quotidiane testimonianze”14. Ancora oggi, le previsioni dei due Cardinali, Ottaviani e Bacci, sono verificabili nella catastrofica crisi di Fede che è tuttora in atto tra i Sacerdoti e i fedeli! Per averne un’idea del disorientamento del Clero, alto e basso, della Fede nell’Eucarestia, basterebbe richiamare alla memoria il Congresso Eucaristico di Pescara - al quale intervenne anche Paolo VI! - in cui il Vescovo locale eliminò la “Processione Eucaristica”, perché “trionfalistica”, e per non urtare la sensibilità dei “non credenti”!.. Basterebbe richiamare anche il Congresso Internazionale di Melbourne, in cui, invece del Santissimo Sacramento, fu portata in processione la Bibbia!.. Basterebbe ricordare il Congresso Eucaristico Internazionale di Lourdes, in cui si è perfino riesumato l’eretico articolo 7 del “Novus Ordo”, per proporlo, poi, a meditazione in un Congresso che scelse, come emblema, un’ostia nera e un calice spezzato!.. Basterebbe ricordare il Congresso Eucaristico Nazionale di Milano (14-22 maggio 1983) in cui l’Eucarestia fu presentata non tanto come Rivelazione di Cristo, quanto rivelazione dell’uomo; in cui venne accusata la teologia scolastica di aver “cosificato” l’Eucarestia; in cui veniva rifiutata la “transustanziazione”, pur ammettendo la Presenza del corpo e del sangue di Cristo, ma senza esser stato transustanziato nulla; in cui la teologia eucaristica slittava verso la sociologia...15

Basterebbe ricordare, infine, il Congresso Eucaristico Nazionale di Bologna (20-28 sett. 1997), in cui i fedeli, invece di venire convenuti per rinnovare i loro sforzi di avvicinamento all’azione salvifica del SS. Sacramento nei confronti di un mondo che distrae di continuo dai richiami di Dio, che li vuole più distaccati dalle quotidianità per realizzare in se stessi una decisa separazione tra l’uomo carnale e l’uomo spirituale, a fine di riuscire a subordinare il primo al secondo, invece sono stati spinti a partecipare ad una specie di “kermesse”, in cui furono fatte anche delle preghiere, ma che questo avvenne, sopratutto, fuori della cattedrale, a tutto campo, e che poi finì non con una solenne processione col SS. Sacramento, ma bensì con un finale di musica rock, alla presenza, addirittura, del Santo Padre e di molto Episcopato!.. Un “nuovo stile”, insomma, di “Congresso eucaristico”, sommerso da un fiume di denaro (23 miliardi di costo generale!), anche per vergognosi “caschè” a certi cantanti abituati a cantare “pezzi” notoriamente sacrileghi, inneggianti al sesso, alla droga e all’aborto!.. Ora, in tutte queste alterazioni e profanazioni del “Sacrificio Eucaristico”, forse le varie Gerarchie avevano dimenticato che esse hanno sempre attirato tremendi castighi di Dio, anche nell’Antico Testamento, benché i “sacrifici” d’allora fossero semplici figure dell’unico e perfetto Sacrificio di Cristo! E allora, perché Paolo VI ha fatto questo ribaltone liturgico nel rito della Santa Messa, pur sapendo che la Santa Messa è il sole della Chiesa cattolica, è la fonte della Luce e dell’Amore divino e della Vita soprannaturale?.. E perché, per fare questo, ha disatteso lo stesso Concilio e i Padri di Esso, che certamente non intendevano arrivare a questa trasformazione, attuata, invece, da Lui col Suo “Novus Ordo Missae”, elaborato non dal Concilio, ma dal “Consilium”, ossia da una “Commissione” che Paolo VI aveva creata il 25 gennaio 1964 col Motu Proprio: “Sacram liturgiam servari, excoli et, pro necessitate, instaurari…”, denominandola: “Consilium ad exequendam Constitutionem de Sacra Liturgia”, con il compito di attuare, “sancte”, quanto era stato stabilito dal Concilio, dopo che Paolo VI, il 4 dicembre 1963, aveva promulgata la Costituzione Liturgica “Sacro-sanctum Concilium”?.. Ma le cose andarono… come andarono!.. Invece di stare ai testi della Costituzione conciliare, i membri del “Consilium” seguirono quei liturgisti progressisti-modernisti che, messi a tacere da Pio XII con la Sua enciclica “Mediator Dei”, ora rivivevano, all’ombra di Paolo VI, attuando la loro deficiente liturgia “spontanea e creatrice”! Basti accennare a quel rivoltoso e beffardo P. Hâring ne “Les chances de la prière”16, dove scrisse che “la liturgie officielle ne donne pas la possibilité de s’exprimer dans une prière spontanée”. A questi parolai della “nuova pastorale” si aggiunsero i neo-teologi con la loro produzione di presunta teologia. Così, mentre il “Consilium” voleva che la “Nuova Messa” fosse solo “Messa normativa”, e che presentata, nell’ottobre 1967, al Sinodo Episcopale, aveva suscitato “le più gravi perplessità tra i presenti… con una forte opposizione e moltissime sostanziali riserve”, in un periodico, destinato ai Vescovi, si è persino scritto sul “nuovo rito”:

«che vi si vuol fare “tabula rasa” di tutta la teologia della Messa, e che, in sostanza, ci si avvicina alla teologia protestante che ha distrutto il sacrificio della Messa».

Come i “fatti” parlano chiaro; ma anche il “Concilio Vaticano II” aveva parlato chiaro, dicendo: 1) «Il sacro Concilio, ubbidendo fedelmente alla Tradizione, dichiara che la Santa Madre, la Chiesa, considera tutti i riti, legittimamente riconosciuti, di uguale diritto e onore (= aequo iure atque honore) e vuole che, per l’avvenire, siano conservati e favoriti…» (Art. 4). Ma questo non avenne per il “rito latino romano”, antichissimo! 2) Il Concilio aveva sancito che si conservasse la “lingua latina”: «Linguae latinae usus, salvo particolari iure, in ritibus latinis servetur» (Art. 36,1), e che «i fedeli sappiano recitare e cantare insieme, anche in lingua latina, le parti dell’Ordinario della Messa che a loro spettano» (Art. 54); 3) «La Chiesa riconosce come proprio della liturgia romana il canto gregoriano, per cui, nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, deve avere il principale posto» (Art. 116). Invece, col “Novus Ordo Missae” di Paolo VI, tanto il “latino”17 quanto il “canto gregoriano” scomparirono del tutto; non solo, ma sparì persino l’“Ordo Missae Romanum” (da notare: che il “Canone” del Messale di S. Pio V è lo stesso del Messale di S. Gregorio Magno!). Difatti, fu così rimaneggiato, che molti convertiti dal protestantesimo ebbero a dire: «Noi abbiamo lasciato tutto, ma ora ritroviamo quello che avevamo lasciato!», e cioè, come disse Evelyn Waugh: «Hanno tolto tutto il misticismo al sacrificio della Messa!»18. Così anche altre “voci” di teologi, sacerdoti e laici che scrissero su riviste, giornali, in area europea, quali: “Itinéraires”, “Courier de Roma”, “Una Voce”, (che si stampa in ogni nazione!)... Come pure tanti libri, quali: “La tunica stracciata”, “Dicebamus heri”, “Super flumina Babylonis”, “L’ultima Messa di Paolo VI”, “Nel fumo di Satana”, tutti di Tito Casini; “La sovversione della liturgia” di Louis Salleron (editr. Volpe); “Essere o non essere” di Marino Sanarica, lettera digressiva al card. Lercaro; “La Messe de saint Pierre aux liens. Les raisons d’un refus respecteux”, in “Itinéraires” 1970; “La nouvelle Messe et la coscience catholique” di Marcel de Corte; “La grande eresia” di Volpe; ecc. ecc.

Per chi vuole una prova riassuntiva, basta che legga il “Breve Esame Critico del Novus Ordo Missae”, presentato a Paolo VI, nel 1969, dai Cardinali Ottaviani e Bacci. È un opuscolo, diviso in otto punti-sintesi delle principali difficoltà: Nel 1° si dice che la “nuova Messa” era solo “normativa”, e che fu “ripudiata” dai Vescovi; Nel 2° si esamina la definizione di “Messa”, quale si leggeva all’art. 7 della “Institutio generalis”, in cui quella “definizione” riduce la “Messa” a una “cena” e a una “assemblea del popolo di Dio”; e “non implica nè la ‘Presenza Reale’, né la realtà del Sacrificio, né la sacramentalità del sacerdote consacrante, né il valore intrinseco del Sacrificio eucaristico, indipendentemente dalla presenza dell’assemblea”; Nel 3° si sottolinea la scomparsa, o lo snaturamento delle finalità della Messa; Nel 4° vengono sottolineate le varie omissioni e le degradazioni dell’essenza della Messa; Nel 5° vi sono fatti dei rilievi sui nuovi Canoni; Nel 6° si fa una grave affermazione: «È evidente che il “Novus Ordo Missae” non vuole più rappresentare la fede di Trento. A questa fede, nondimeno, la coscienza cattolica è vincolata in eterno…». Nel 7° si sottolinea la perdita di molta fede e pietà; Nell’8° si sottolinea che il Messale tridentino, per le divisioni e gli errori esistenti all’interno della Chiesa, è oggi più che mai necessario, e che il suo abbandono è “un incalcolabile errore!”.

Naturalmente, si cercò subito di portare giustificazioni per quella “nuova Messa”. Difatti, il 29 novembre 1969, l’Osservatore Romano riportò un articolo del massone Mons. Bugnini, l’anima nera di quella rivoluzione liturgica, dal titolo: “La Messa di sempre”, in cui Bugnini scriveva:

«Comincia una “nuova epoca” della vita della Chiesa»; ma subito si contraddiceva, aggiungendo: «Non è una “nuova Messa”, perché nulla di essenziale, di genuinamente tradizionale è cambiato. Nel nuovo rito, la Chiesa riconosce, inconfondibili, la voce, il gesto, le parole, i “segni” con i quali, per venti secoli, ha creato attorno all’Eucarestia un alone di fede, di arte e di gioia. È la voce di ieri, la voce di sempre».

Ma sono espressioni tutt’altro che convincenti! I “fatti” rimangono quel che sono! Il “Consilium”, cioè, ha tralignato la volontà del “Concilium”; ha rimaneggiato il “Canone Romano” (inviso a Lutero!) e ha introdotto altri tre Canoni! Ogni giustificazione, quindi, fu fatta solo per giustificare tutti gli “arbitrii” avvenuti in seguito a questa manipolazione, voluta dal modernismo massonico, mentre il “Messale Romano” di San Pio V non consentiva abusi di sorta, essendo le rubriche obbligate “sub gravi”!

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sac. dott. Luigi Villa 

Il problema dell'ora presente. Antagonismo tra due civiltà

 


(I Parte - Guerra alla civiltà cristiana) 


LE SOCIETA SEGRETE ALL'OPERA 


Gli ultimi preparativi.

Dal convento di Wilhelmsbad hanno principio i progressi della setta bavarese la quale dovea dare  l'impulso definitivo alla Rivoluzione. 

"Dopo i lavori storici di questi ultimi anni, dice Monsignor Freppel, (1) non è più permesso  d'ignorare la perfetta identità delle formole del 1789 ed i piani elaborati nella setta degli Illuminati,  di cui Weishaupt e Knigge erano i promotori, e particolarmente nel congresso generale delle loggie  massoniche tenuto a Wilhelmsbad nel 1781. D'altronde, non si potrebbe obliare, con quale premura  accorsero a Parigi, per prendere parte attiva a tutti gli avvenimenti, lo svizzero Pache, l'inglese  Payne, il prussiano Clootz, lo spagnolo Guzman, l'Abarat svizzero di Neufchâtel, l'americano  Fournier, l'austriaco Prey, i belgi Proly e Dubuisson, un principe d'Assia, Polacchi, Italiani,  Olandesi e disertori di tutti i paesi dei quali la Rivoluzione accettò i servigi e fece la fortuna". 

I deputati delle loggie, dopo aver ricevuto il battesimo dell'Illuminismo, fanno ritorno nei loro paesi  ed agitano dappertutto la frammassoneria nel senso che è stato loro indicato: in Austria, in Francia,  in Italia, nel Belgio, in Olanda, in Inghilterra, in Polonia. "Il contagio è sì rapido che ben presto  l'universo sarà pieno d'Illuminati". Il loro centro è ormai a Francoforte, almeno in quanto ad  organizzare l'azione rivoluzionaria. Vedremo quello che vi fu deciso contro la dinastia dei Capeti,  apice dell'ordine sociale europeo. Knigge vi stabilì la sua sede. Di là, stende dall'Oriente  all'Occidente, e dal Nord al Mezzodì le sue cospirazioni, inizia i suoi misteri e recluta quella  moltitudine di teste e di braccia di cui la setta abbisogna per le rivoluzioni che va meditando. 

"Sulla Francia - dice Barruel - la setta ha dei disegni più profondi". Nel piano di Weishaupt e di  Knigge, i Francesi doveano essere i primi ad agire, ma gli ultimi ad essere istruiti. Si faceva calcolo  sul loro carattere". Si era sicuri che la loro attività non avrebbe aspettato a manifestarsi che fosse  venuta l'ora in cui tutta l'Europa sarebbe in rivoluzione per abbattere in casa propria gli altari e il  trono". 

Tuttavia vi erano degli adepti fin dal 1782, i deputati delle loggie che erano stati ammessi al  segreto, al tempo dell'assemblea di Wilhelmsbad. I due più conosciuti, e che doveano avere la parte  più funesta erano Dietrich, sindaco di Strasburgo, e Mirabeau. 

Questi, incaricato d'una missione in Prussia dai ministri di Luigi XVI, si legò intimamente con  Weishaupt e si fece iniziare a Brunswick alla setta degli Illuminati, quantunque appartenesse da  lungo tempo ad altre società segrete. Ritornato in Francia, egli illuminò Talleyrand ed altri colleghi  della loggia Les Amis réunis.(2) Egli introdusse eziandio i nuovi misteri nella loggia chiamata dei Philalèthes. I capi della congiura si occupavano allora principalmente della Germania. Mirabeau  affermò loro che in Francia il terreno era mirabilmente preparato da Voltaire e dagli Enciclopedisti  e che potevano mettersi all'opera con tutta sicurezza. Essi dunque diedero il mandato a Bode,  consigliere intimo, a Weimar, soprannominato Aurelius, ed a quell'altro allievo di Knigge, chiamato Bayard nella setta, e che nel suo vero nome era il barone di Busche, annoverese al servizio  dell'Olanda. 

Le circostanze infatti non potevano essere più favorevoli per la loro propaganda. Come dice  Barruel, "i discepoli di Voltaire e di Gian Giacomo aveano preparato nelle loggie il regno di quella libertá e di quella eguaglianza che divenivano per mezzo di Weishaupt il regno dell'empietà e  dell'anarchia più assoluta". 

"L'eguaglianza e la libertà - questi diceva - sono i diritti essenziali che l'uomo, nella sua perfezione  originale e primitiva, riceve dalla natura; il primo colpo a questa eguaglianza fu portato dalla  proprietà; il primo colpo alla libertà fu portato dalle società politiche o dai Governi; i soli appoggi  della proprietà e dei Governi sono le leggi religiose e civili: dunque, per ristabilire l'uomo ne' suoi  diritti primitivi di eguaglianza e di libertà, è mestieri cominciare dal distruggere ogni religione, ogni  società civile per finire coll'abolizione d'ogni proprietà".(3) 

"Questa grand'opera sarà quella delle società segrete; a queste società la nazione confida i suoi  archivi; e per mezzo di esse l'uomo deve essere ristabilito ne' suoi diritti di libertà e d'eguaglianza".(4) 

Alla venuta di questi due missionari, il Grand'Oriente era come oggidì il gran Parlamento  massonico di tutte le loggie del regno che vi mandavano i loro deputati. Il quadro della sua  corrispondenza ci mostra, nell'anno 1787, non meno di 282 città che aveano, ciascuna, delle loggie  regolari sotto gli ordini di questo Grande Maestro. Soltanto in Parigi, se ne contavano fin d'allora  81: ve ne erano 16 a Lione, 7 a Bordeaux, 5 a Nantes, 6 a Marsiglia, 10 a Montpellier, 10 a Tolosa,  e quasi in ogni città un numero proporzionato alla popolazione. 

Le loggie della Savoia, della Svizzera, del Belgio, della Prussia, della Russia, della Spagna,  ricevevano dal medesimo centro le istruzioni necessarie alla loro cooperazione. In questo medesimo  anno 1787, si contavano, dice Deschamps, secondo fonti storiche molto sicure, 703 loggie in  Francia, 623 in Germania, 525 in Inghilterra, 284 in Scozia, 227 in Irlanda, 192 in Danimarca, 79 in  Olanda, 72 in Svizzera, 69 in Svezia, 145 in Russia, 9 in Turchia, 85 nell'America del Nord, 120 nei  possedimenti d'oltre mare degli Stati europei. 

La parola di Luigi Blanc non è che troppo vera: "Alla vigilia della Rivoluzione francese, la  framassoneria avea preso uno sviluppo immenso; sparsa in tutta l'Europa, essa presentava  dappertutto l'imagine d'una società fondata su principii contrari ai principii della società civile".(5)  Sotto il Grand'Oriente, la Loge des Amis réunis era incaricata della corrispondenza estera. Il suo  Venerabile era Savalette de Lange, custode del tesoro reale, onorato per conseguenza di tutta la  confidenza del sovrano, il che non gl'impediva punto d'essere l'uomo di tutte le loggie, di tutti i  misteri e di tutte le congiure. Egli avea fatto della sua loggia il luogo di piacere dell'aristocrazia.  Mentre i concerti e le danze trattenevano i F... e le S... di alto lignaggio, egli si ritirava in un  santuario in cui non si era ammessi se non dopo aver giurato odio ad ogni culto e ad ogni re. Là  erano gli archivi della corrispondenza segreta, là si tenevano i consigli misteriosi. 

"V'erano - dice Barruel - degli antri meno conosciuti e più formidabili ancora. Vi si evocavano gli  spiriti e si interrogavano i morti, o, come nella loggia d'Ermenonville, si abbandonavano alla più  orribile dissolutezza dei costumi". 

Affinchè la massoneria passasse dalla propaganda dottrinale e dall'influenza morale all'azione  politica, era necessario un lavoro d'organizzazione e di concentrazione di tutte le obbedienze. Lo si  fece, e il duca di Chartres, più tardi Filippo-Egalité, ne era il perno. Questo principe era del tutto  indicato per essere il capo dei congiurati e servir loro d'egida. "Era mestieri fosse potente - dice  Barruel - per appoggiare tutti i misfatti ch'essi doveano commettere; era mestieri fosse atroce,  affinché non si spaventasse del numero delle vittime che doveano trar seco tutti questi misfatti; era  mestieri non avesse il genio di Cromwell, ma bensì tutti i suoi vizi. Egli voleva regnare; ma, simile  al demonio, che vuole almeno delle rovine se non può esser esaltato, Filippo avea giurato di  assidersi sul trono, dovesse pure trovarsi schiacciato dalla sua caduta". Luigi XVI era stato  avvertito, egli rimase in una sicurezza di cui non riconobbe l'illusione che al suo ritorno da Varennes. "Perché non ho io creduto undici anni fa! Tutto quello che oggi io veggo, erami stato  annunziato".(6) 

Filippo era già Grande Maestro del corpo scozzese, il più considerevole del tempo, quando, nel  1772, unì a questa dignità di Grande Maestro quella del Grand'Oriente. 1 suoi congiurati gli  condussero allora la Madre-Loggia inglese di Francia. Due anni dopo il Grand'Oriente si affigliò  regolarmente le loggie di adozione e le fece in tal modo passare sotto la medesima direzione. L'anno  seguente, il Grande Capitolo generale di Francia si univa pure al Grand'Oriente. Infine, nel 1781, si  conchiuse una convenzione solenne tra il Grand'Oriente e la Madre loggia di rito scozzese. 

Fatta così la concentrazione, stavano preparandosi all'azione. In seguito all'adunanza di  Wilhelmsbad, Knigge avea fondato a Francoforte il gruppo degli Eclettici. Questo gruppo non  contava ancora quattro anni di esistenza, e già era abbastanza numeroso e abbastanza diffuso al di  fuori per convocare un'assemblea generale nella Grande Loggia Eclettica. Là fu deciso l'assassinio  di Luigi XVI e del re di Svezia. Il fatto è ormai incontestabile: le testimonianze abbondano. In  primo luogo quella di Mirabeau il quale, all'apertura dagli Stati Generali, disse additando il re:  "Ecco la vittima"; poi quella del conte di Haugwitz, ministro di Prussia, al congresso di Verona,  dove accompagnò il suo sovrano, nel 1822. Vi lesse una memoria che avrebbe potuto intitolare "la  mia confessione". Egli disse che non solamente era stato framassone, ma che era stato incaricato  della direzione superiore delle riunioni massoniche d'una parte della Prussia, della Polonia e della  Russia. "Acquistai allora - egli disse - la ferma convinzione che il dramma cominciato nel 1788 e  1789, la Rivoluzione francese, il regicidio con tutti i suoi orrori, non solo erano stati decisi allora,  ma che erano eziandio il risultato delle associazioni e dei giuramenti. Quelli che conoscono il mio  cuore e la mia intelligenza giudichino l'impressione che queste scoperte produssero in me". 

Nel 1875, il 7 aprile, il cardinal Mathieu, arcivescovo di Besançon, scrisse ad uno de' suoi amici una  lettera che fu comunicata a Léon Pagès e da lui pubblicata. Vi si legge: "Vi fu a Francoforte nel  1784, un'assemblea di framassoni alla quale furono chiamati due uomini ragguardevoli di Besançon  de Raymond, ispettore delle poste, e Marie de Bouleguey, presidente del Parlamento. In questa  riunione venne deciso l'assassinio del re di Svezia e di Luigi XVI... L'ultimo superstite (dei due) lo  disse a Bourgon (Presidente onorario di camera alla Corte) che ha lasciato fra noi grande  riputazione di probità, di rettitudine e di fermezza. Io l'ho molto conosciuto e per lungo tempo;  poichè sono a Besançon da quarantadue anni ed egli è morto di fresco. Egli narrò molte volte il fatto  a me e ad altri". 

Mons. Besson, allora vicario generale del cardinale Mathieu e poi vescovo di Nimes, completò la  rivelazione in questi termini: "Io posso confermare la lettera del cardinale con dei particolari che  non sono privi d'interesse e che mi furono molte volte narrati a Besançon, non solo dal presidente  Bourgon, ma da Weiss, bibliotecario della città, membro dell'Istituto e principale autore della Biografia universale, pubblicata sotto il nome di Michaud. Bourgon e Weiss erano uomini dabbene  in tutta la forza della parola ... Il signor de Raymond visse fino al 1839. Fu lui che rivelò loro il  segreto delle loggie circa la condanna di Luigi XVI, in un'età in cui altro non si deve al mondo che  la verità. Weiss e il presidente Bourgon citavano ancora intorno a questo argomento le confessioni  del barone Jean Debry, prefetto di Doubs. Framassone, convenzionale e regicida, questo  personaggio, che gli avvenimenti aveano illuminato, tenne a Besançon una condotta onorevole, nei  dodici anni che trascorsero dal 1801 al 1814". 

Ma ecco ciò che finirà di convincere. Nei primi giorni di marzo 1898, il R. P. Abel, gesuita di gran  fama in Austria, in una delle sue conferenze per uomini tenute a Vienna nell'occasione della  Quaresima, disse: "Nel 1784, ebbe luogo a Francoforte una riunione straordinaria della grande  Loggia Eclettica. Uno dei membri mise ai voti la condanna a morte di Luigi XVI, re di Francia, e di Gustavo, re di Svezia. Quest'uomo si chiamava Abel. Era mio avolo". Un giornale ebreo, La  nouvelle Presse libre, avendo rimproverato l'oratore di avere con questa rivelazione disonorata la  sua famiglia, il P. Abel disse nella conferenza successiva: "Mio padre, morendo, mi ha imposto,  come sua ultima volontà, di adoperarmi a riparare il male che egli e i nostri parenti aveano fatto. Se  non avessi dovuto eseguire questa prescrizione del testamento di mio padre, in data del 31 luglio  1870, io non parlerei come faccio".(7) 

Decisa la morte del re, bisognava trovare i mezzi di compierla e, all'uopo, trovare un'assembla  composta d'uomini capaci di commettere tale misfatto. 

Agostino Cochin e Carlo Charpentier, in uno studio pubblicato il 10 e il 16 novembre 1904 nell'Action française, dimostrano come la campagna elettorale del 1789 è stata condotta in  Borgogna. Da questo studio e da più altri simili essi giunsero a questa conclusione, verificata da  tutte le loro ricerche, che nello stato di dissoluzione in cui erano caduti tutti gli antichi corpi  indipendenti, provincie, ordini o corporazioni, è stato facile ad un partito organizzato d'impadronirsi  dell'opinione e di dirigerla senz'essere debitore nè al numero de' suoi affigliati, nè al talento de' suoi  capi. Questa organizzazione essi la dimostrano esistente ed operante con documenti d'archivi.  Studiandoli dappresso, rilevandone i nomi e le date, essi pervengono a "foggiare" i massoni, a  trovare le loro traccie in una serie di pratiche le quali, prese separatamente, non hanno nulla di  sorprendente, ma, guardate nel loro insieme, rivelano un sistema ingegnoso e un senso misterioso.  Quando si paragonano i risultati di questo lavorio in due provincie differenti e lontane,  l'impressione diventa sorprendente. 

Di mano in mano che s'avvicina l'apertura degli Stati Generali, le società segrete raddoppiano la  loro attività. 

"Delatori, che non si poteano mai sorprendere - dice Luigi Blanc - facevano circolare da un luogo  all'altro, come per un filo elettrico, i segreti rubati alle corti, ai collegi, alle cancellerie, ai tribunali,  ai concistori. Si vedevano soggiornare nelle città certi viaggiatori sconosciuti, la presenza dei quali,  lo scopo, la condizione erano altrettanti problemi". Egli mostra il Cagliostro che fa la parte di  commesso viaggiatore della framassoneria in Francia e in Italia, in Polonia ed in Russia. 

Nel 1787, si produsse un nuovo cangiamento nella massoneria francese, un nuovo grado fu  introdotto nelle loggie. I F... di Parigi si affrettano a comunicarlo ai F... di provincia. "Io ho sotto gli  occhi - dice Barruel - la memoria d'un F... che ricevette il codice di questo nuovo grado in una  loggia distante da Parigi più di ottanta leghe" (8). 

Le risoluzioni prese dal Grand'Oriente volavano per tutte le provincie all'indirizzo dei Venerabili di  ogni loggia. Le istruzioni erano accompagnate da una lettera concepita in questi termini: 

"Appena avrete ricevuto il mio plico qui unito, ne accuserete la ricevuta. Vi aggiungerete il  giuramento di eseguire fedelmente e puntualmente tutti gli ordini che vi arriveranno sotto la stessa  forma, senza mettervi in pena per sapere da quali mani essi partono nè come vi pervengono. Se  rifiutate questo giuramento, o se vi mancate, sarete riguardato come se aveste violato quelle che  avete fatto nella vostra entrata nell'ordine dei F... Ricordatevi dell'Acqua tofana; ricordatevi dei  pugnali che aspettano i traditori".(9) 

Il club regolatore poteva fare assegnamento almeno su cinquecentomila framassoni, pieni d'ardore  per la Rivoluzione, sparsi in tutte le parti della Francia, tutti pronti a sollevarsi al primo segnale d'insurrezione e capaci di trascinare con loro, per la violenza d'un primo impulso, la maggior parte  del popolo. 

Si vide allora quello che veggiamo riprodursi al presente: la framassoneria avea bisogno per  l'esecuzione de' suoi disegni d'un numero straordinario di braccia; e perciò essa che non ammetteva  fin là nel suo focolare che uomini i quali avessero una certa posizione, vi chiamò allora la feccia del  popolo. Fin nei villaggi, i contadini vi accorrono per udirsi parlare di eguaglianza e di libertà e per  scaldarsi la testa sui diritti dell'uomo. Per siffatta gente, le parole libertà ed eguaglianza non aveano  bisogno per essere intese delle iniziazioni delle retro-loggie, ed era facile ai mestatori d'imprimer  loro con queste sole parole tutti i movimenti rivoluzionari che si voleano produrre. 

Nel medesimo tempo, il duca d'Orléans chiamò alle loggie e fece entrare nella setta le Guardie  francesi. 

Non si fa niente senza denaro e i rivoluzionari meno di ogni altro. 

Il comitato direttivo, presieduto da Siéyès, e che comprendeva tra gli altri Condorcet, Barnave,  Mirabeau, Pétion, Robespierre, Grégoire, non trascurava di raccogliere e di accumulare dei fondi  per la grande impresa. 

Mirabeau, nel suo libro La Monarchie prussienne,(10) pubblicato prima degli avvenimenti dei quali  fu egli stesso uno dei grandi attori, ne parla così: "La massoneria in generale, e soprattutto il ramo  dei Templari, produceva annualmente delle somme immense mediante le tasse dì ammissione e le  contribuzioni d'ogni genere: una parte era impiegata nelle spese d'ordine, ma una parte  considerevolissima entrava in una cassa generale di cui nessuno, eccetto i principali tra i Fratelli,  sapeva l'impiego". 

Il medesimo ragguaglio ci viene fornito dalle carte segrete trovate presso il cardinale de Bernis.  Deschamps cita uno di questi documenti che appartenevano al circolo di propaganda annesso al  comitato direttivo dei Filaleti che avea per missione non solo di cooperare alla Rivoluzione in  Francia, ma di adoperarsi ad introdurla presso gli altri popoli dell'Europa. Si scorge che, il 23 marzo  1790, eravi in cassa la somma di un milione e cinquecentomila franchi, quattrocentomila dei quali li  avea forniti il duca d'Orléans; il soprappiù era stato offerto da altri membri il giorno della loro  iniziazione. La cassa generale della framassoneria contava nel 1790 venti milioni di lire, denari  contanti; secondo il resoconto doveano trovarsi dieci milioni dì più prima della fine del 1791.  Allorchè il Cagliostro venne arrestato a Roma dalla polizia pontificia nel settembre 1789, confessò  che la massoneria avea una grande quantità di denaro sparso nelle banche d'Amsterdam, di  Rotterdam, di Londra, di Genova, di Venezia, ch'egli, Cagliostro, avea ricevuto seicento luigi  contanti, alla vigilia della sua partenza per Francoforte.(11) 

Essendo tutto così preparato, il giorno dell'insurrezione è fissato ai 14 di luglio 1789. 1 framassoni,  ritornati ai dì nostri al potere, sanno bene perché hanno scelto il 14 luglio a preferenza d'altre date  per la festa nazionale. Parigi è irto di baionette e di picche. La Bastiglia cade.(12) I corrieri che ne  portano la nuova alle provincie ritornano dicendo che dappertutto han visto i villaggi e le città in  rivolta. Le barriere in Parigi sono bruciate, in provincia i castelli sono incendiati, ecc. Il terribile  giuoco delle lanterne è cominciato; le teste sono portate sopra delle picche; il monarca è assediato  nel suo palazzo, le sue guardie sono immolate; egli stesso è ricondotto a guisa di prigioniero nella  sua capitale. 

Allora incomincia il regno del Terrore organizzato per lasciare alla setta tutta la libertà di eseguire i  suoi sinistri progetti. 

Ecco come fu inaugurato. 

Verso la fine del mese di luglio 1789, sui diversi punti della Francia, dice Frantz FunckBrentano,(13) dall'Est all'Ovest, e dal Nord a Mezzodì, si diffuse improvvisamente uno strano  terrore, terror pazzo. Gli abitanti dei campi si rifugiavano nelle città le cui porte veniano poi chiuse  in gran fretta. Gli uomini si riunivano armati sui baluardi; erano, si gridava, i briganti. In certi  luoghi, giungeva un messaggero, cogli occhi stralunati, coperto di polvere, sopra un cavallo bianco  di schiuma. I briganti erano laggiù sulla collina posti in agguato nel bosco. In due ore sarebbero in  città. (Frantz Funck-Brentano descrive qui ciò che avvenne particolarmente in Alvernia, nel  Delfinato, in Guienna, ecc.). Il ricordo di quest'allarme rimarrà vivo tra le generazioni che ne furono  testimoni. "La grande paura" fu la denominazione che le si diede nel centro della Francia. Nel  mezzodì si chiamò "il grande spauracchio", "la grande paura", "l'anno della paura". Altrove si  chiamò la "giornata dei briganti" o "il giovedì pazzo", "il venerdì pazzo", secondo il giorno in cui si  produsse il panico. In Vandea il ricordo dell'avvenimento restò sotto questo nome: "i disordini della  Maddalena". Infatti il panico si produsse nella festa della Maddalena il 22 luglio. 

Sotto qual soffio questo spavento, preludio del regime del Terrore, si diffuse così tutto ad un tratto  in tutta la Francia? 

Come spiegarlo se non per l'azione concertata da una setta sparsa su tutti i punti del regno, a fine di  rendere possibili i delitti che si meditavano?(14) 

Per compirli, era necessario il concerto delle teste e delle braccia. Per dirigere le une e le altre,  Mirabeau chiama i suoi F... congiurati nella chiesa dei religiosi conosciuti sotto il nome di  Giacobini; e ben presto l'Europa intera non conosce i capi e gli attori della Rivoluzione che sotto il  nome di Giacobini. Egli attribuisce a sè solo tutto ciò che comprende di più violento, la congiura  contro Dio e contro il suo Cristo, contro i re e contro la società. 

Non abbiamo il cómpito di farne la narrazione, e nemmeno il quadro; lo scopo di questi articoli è  unicamente di rispondere al voto così formulato da Luigi Blanc nella sua Storia della Rivoluzione.  "Importa d'introdurre il lettore nella mina che scavarono allora, sotto i troni e sotto gli altari, i  rivoluzionari, strumenti profondi ed attivi degli Enciclopedisti". 

In quest'antro troviamo tutti i personaggi che hanno avuto la parte più attiva allo sconvolgimento  politico, sociale e religioso della fine del XVIII secolo: Filippo-Egalité, Mirabeau, Dumouriez, La  Fayette, Custine, i fratelli Lameth, Dubois-Crancé, Roederer, Lepelletier de Saint-Fargeau  appartengono alla loggia del Candore; Babeuf, Hébert, Lebon, Marat, Saint-Just a quella degli Amis  réunis ; Bailly, Barrère, Guillotin, Danton, Gorat, Lacépède, Brissot, Camille Desmoulins, Pétion,  Hébert, Collot-d'Herbois, Dom Gesle sono usciti dalla loggia delle Neuf soeurs a cui aveano  appartenuto Voltaire, d'Alembert, Diderot ed Helvétius. Siéyès faceva parte di quella dei Vingtdeux, Robespierre era Rosa-Croce del Capitolo d'Arras. 

È Mirabeau che, il 6 maggio 1789, addita Luigi XVI, dicendo: "Ecco la vittima!". 

È Siéyès che, il 16 giugno, proclama che non può esistere alcun veto contro l'assemblea che  rigenera la Francia. 

È Guillotin che, il 21 giugno 1792, trascina i deputati nella sala del Giuoco della Palla, ed è  quell'altro massone Bailly che improvvisa il giuramento della rivolta. 

È Camillo Desmoulins che, il 14 luglio, nel giardino del Palais-Royal, getta nella folla il grido:  "Alle armi !" segnale del primo assassinio e del saccheggio. 

È La Fayette che, il 21 giugno 1791, spedisce a Varennes quell'altro massone Pétion per catturare il  re fuggitivo e che si fa egli stesso carceriere delle Tuileries. 

Il medesimo Pétion, sindaco di Parigi, abbandona, il 20 giugno 1792, la famiglia reale agli oltraggi  delle orde avvinazzate dei sobborghi. 

E Roederer che, il 10 agosto, dopo un nuovo assalto alle Tuileries, abbandona la famiglia reale alla  Convenzione. 

È Danton che organizza il massacro di settembre, mentre Marat fa scavare un pozzo in via della  Tombe-Issoire, per sotterrare nelle catacombe di Parigi i cadaveri degli scannati. 

È Garat, framassone come tutti gli altri, che, alla vigilia del 21 gennaio, annunzia al re martire la  sentenza di morte senza dilazione. 

Dopo il regicidio, Robespierre diviene il padrone del patibolo. 

Il progetto della framassoneria giacobina, non si limitava a rendere giacobina la Francia, ma l'intero  universo: perciò abbiamo visto l'Illuminismo portato simultaneamente in tutti i paesi. 

La loggia stabilita nella via Coq-Héron, presieduta dal duca di La Rochefoucauld, era divenuta in  modo speciale quella dei grandi massoni e si occupava della propaganda europea; là si tenevano i  più grandi consigli. Quegli che meglio conobbe questo stabilimento è Girtaner. Nelle sue Mémoires  sur la Révolution française, egli dice: "Il circolo della Propaganda è molto differente da quello dei  Giacobini, sebbene tutti e due si uniscano spesso insieme. Quello dei Giacobini è il grande motore  dell'Assemblea nazionale. Quello della Propaganda vuol essere il motore del genere umano. 

Quest'ultimo già esisteva nel 1786; i capi ne sono il duca di La Rochefoucauld, Condorcet e Siéyès.  Il grande oggetto del circolo propagandista si è di stabilire un ordine filosofico, dominante  l'opinione del genere umano. Vi sono in questa società due specie di membri, quelli che  contribuiscono e quelli che non pagano. Il numero dei paganti è di circa cinquemila; tutti gli altri  s'impegnano a propagare dovunque i principii della società ed a tendere sempre al suo scopo". 

I loro sforzi non furono sterili. "Di tutti i fenomeni della Rivoluzione - dice Barruel - il più  sorprendente e disgraziatamente anche il più incontestabile, è la rapidità delle conquiste che hanno  già prodotta la rivoluzione d'una sì gran parte dell'Europa e minacciano di produrre la rivoluzione  dell'universo; è la facilità con cui i suoi eserciti hanno innalzato la sua bandiera tricolore e piantato  l'albero della sua eguaglianza e della sua libertà disorganizzatrici in Savoia e nel Belgio, in Olanda e  sulle rive del Reno, in Svizzera e al di là delle Alpi, in Piemonte, nel Milanese e perfino a Roma".  Quindi, dopo aver accordato al valore dei soldati francesi e all'abilità dei loro capi la parte che loro  è dovuta in queste conquiste, egli soggiunge: "La setta e le sue congiure, le sue legioni di emissari  segreti precedettero da per tutto i suoi eserciti. I traditori erano nelle fortezze per aprirne le porte,  erano fino nell'esercito dei nemico, nei consigli dei principi per farne abortire i piani. I suoi clubs, i  suoi giornali, i suoi apostoli aveano disposta la plebaglia e preparate le vie". 

Barruel dà molte prove di questa affermazione. La storia sincera delle conquiste della Repubblica e  dell'Impero l'ha confermata. 

Delasuss, Henri; 

PER TE, PER I TUOI REDENTI

 


Cinquant'anni di vita religiosa, cinquant'anni confitto alla croce, cinquant'anni di fuoco divoratore: per te, Signore, per i tuoi redenti. Che altro desidera l'anima mia se non condurre tutti a te e pazientemente attendere che questo fuoco divoratore bruci tutte le mie viscere nel cupio dissolvi? Epistolario 4,1032 

PADRE PIO


Purtroppo i miei figli prediletti (sacerdoti) hanno scelto la strada della falsità, facendo scendere le tenebre sui fedeli, ricordate che per tutti i vostri comportamenti renderete conto a Dio, state portando il mio gregge al peccato, state non considerando più il peccato, ciò che insegnate non è più il vero magistero e per questo ne darete conto.

 


Trevignano Romano 16 febbraio 2021

Amori miei, grazie per le preghiere che recitate anche nel silenzio, ogni gesto, ogni parola rivolta a Dio è una preghiera. Figli, continuo a chiedere di essere luci per il mondo e spade per difendersi, noi vi daremo la protezione massima, ma voi pregate, parlate di Dio con calma e dolcezza, spiegate ciò che vi verrà detto dal cielo senza temere perché lo Spirito Santo vi accompagnerà. Figli, pregate per la Russia, la Cina e l’America, saranno causa di scompiglio per il mondo. Riversatevi a Dio Salvatore senza alcun dubbio, siate legati alla vera dottrina. Pregate per coloro che temono questi momenti di buio che stanno arrivando, Io dico loro: non temete perché dovete solo aspirare al Paradiso, tante sono le morti inutili nel mondo, perché state abbassando la testa a l’èlite mondiale, fate attenzione figli miei, il male sta approfittando della vostra debolezza spirituale e fisica per attaccarvi, per questo motivo vi chiedo di essere forti nella fede perché solo così potrete sopportare, rinunciare e andare avanti evangelizzando. Figli miei, i vulcani si risveglieranno quasi contemporaneamente, la natura si sta rivoltando contro questa umanità ingrata e peccatrice. Figli, pregate per la Chiesa, lo scisma è in atto, la Chiesa risorgerà, purtroppo i miei figli prediletti (sacerdoti) hanno scelto la strada della falsità, facendo scendere le tenebre sui fedeli, ricordate che per tutti i vostri comportamenti renderete conto a Dio, state portando il mio gregge al peccato, state non considerando più il peccato, ciò che insegnate non è più il vero magistero e per questo ne darete conto. Le tenebre stanno per scendere su questa terra e i segni del cielo saranno sempre più imponenti, convertitevi ora. L' anticristo sta per affacciarsi pubblicamente prendendo le sembianze di un santo nei modi di fare, parlerà anche di Dio, ma attenzione figli, attenzione! Vivete sempre i miei messaggi e raccogliete più anime possibili. Figlia mia, grazie per essermi fedele sempre, Gesù ti sarà accanto ed io ti consolerò in questa offerta Pasquale. Ora vi lascio la mia benedizione nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, Amen.


 

Pregate per i miei sacerdoti. Sono condotti nell'oscurità.

 


15 luglio 1970 - Vigilia di Nostra Signora del Monte Carmelo

     Madonna - “Pregate per i miei sacerdoti. Sono condotti nell'oscurità.
     “Molti cuori sono induriti alla verità. C'è salvezza nella preghiera. Molti saranno sacrificati nell'inghiottimento. Portate la vostra croce, figli Miei. Tutti i cuori devono salire al Cielo in preghiera.
     “La luce si sta spegnendo. Satana cercherà di spegnere questa luce.
     “L'uomo è diventato arrogante, dimenticando il suo Dio. Molti dei miei devoti hanno perso la loro strada.
     “Madri, vegliate e custodite i vostri figli con la preghiera, perché sono vittime del male.
Evita tutte le forme di intrattenimento
     “Devi evitare tutte le forme di intrattenimento, poiché sono state promosse per la distruzione della tua anima.
     “Mio Figlio sta ancora versando il Suo sangue per i peccati del mondo. Il cuore di una madre si sta spezzando. Accetta questa sofferenza, figli Miei, perché vi ama.
     “Allontanati dai tuoi diversivi satanici, prima che sia troppo tardi! I piaceri ti rendono cieco alla verità e ti mettono sulla strada larga, lontano da Mio Figlio.
     “Le porte dell'inferno sono spalancate. Salva la tua anima e coloro che ami. Solo la preghiera può salvarti.
     “La luce si sta spegnendo. Aprite i vostri cuori allo Spirito Santo. Lasciati guidare dalla luce. Senza mio figlio, sei perso.
     “Sento il luttuoso grido della colomba. Così tante anime andranno perse. "
     [Nel 1969 Veronica vide in visione un grande drago in piedi sulle due zampe posteriori. Si agitava con le sue due zampe anteriori simili a mani, e alla sua destra apparve una bellissima colomba bianca, una piccola colomba che volava senza paura nella faccia del drago mostruoso. Questa tenace colomba continuava a volare ripetutamente avanti e indietro di fronte a questo pericolo.]
     “Il nostro regno è solo un sonno lontano. Portate la realtà di questo ai Miei figli. Il tuo mondo qui è solo temporaneo. "
     [Nell'agosto 1970, quando Veronica stava leggendo questo messaggio su nastro audio, incluse i seguenti tre paragrafi.]
     Veronica -Nel 1969 santa Teresa, in una delle sue locuzioni alla Veronica, sottolineò anche che la parola "morte" doveva essere rimossa dal dizionario, perché non esiste uno stato come la morte, solo l'uscita dal nostro corpo. Perché il vero te è ospitato negli alloggi temporanei per l'anima o lo spirito, l'involucro del corpo umano che versiamo, per così dire, durante il nostro viaggio nel Regno in compagnia dei guardiani celesti, degli angeli o dei santi o di un altro abitante del cielo che nostro Padre sceglie di inviare per scortarci a casa.
Santa Teresa ha promesso di esserci quando arrivo, cioè con la grazia del Padre nostro. Perché Theresa mi ha detto che "cerca la ragazza con le braccia piene di rose" e io la conoscerò.
Quindi puoi vedere che morire è un'aspettativa gloriosa. Sì, ti addormenti e ti svegli dall'altra parte. Naturalmente, in quel momento c'è giudizio per tutti; ma se ami Dio, il Padre e tutta la nostra famiglia in cielo, questo non sarà un transfert così terrorizzante, come sembra sentire la maggior parte delle persone. Perché in realtà non stiamo andando avanti in un posto che è davvero sconosciuto, specialmente quando conosciamo e amiamo tutta la nostra famiglia in Paradiso.
     Madonna - “Non diffamate il santuario di mio Figlio. Visita spesso Mio Figlio, perché ti proteggerà dall'oscurità.
     “L'aquila è stata colta. Non risorgerà ".
     Veronica vide in visione un'aquila distesa sul ventre, con la testa debolmente pendente di lato, che lottava per alzarsi. Le sue piume erano tutte intorno a lui, strappate. C'erano tre creature accanto a lui. Due di loro stavano lasciando la sua forma vinta. Questi due avevano le forme di un drago e di una lucertola. La lucertola aveva una lingua insolitamente lunga. C'era l'altra creatura, la terza, che sembrava un orso, che ancora batteva sull'aquila caduta.
     Madonna - “Non vergognarti della croce di mio Figlio. Perché nascondi la sua croce? L'oscurità copre la Mia Chiesa. Mio figlio è ferito. Rivolgiti a mio figlio.
     “Satana cammina sulla terra. L'abisso è aperto. Sono venuto per salvarti. "
     Veronica - “Vedo così tante anime cadere. Non ne vedo molti salire. "

Visione dell'inferno

     Veronica in questo momento vide le forme di molti essere risucchiati in una grande voragine aperta, la fossa senza fondo, l'abisso. Lo sguardo di terrore mortale, angoscia sconvolta e disperazione le lacerò il cuore mentre cercava disperatamente di stringersi a quelle povere anime, che sembravano aver perso ogni equilibrio mentre si agitavano avanti e indietro, ma scendevano più velocemente. Alla vista di Veronica c'era solo una manciata che si alzava. Veronica si ammalò gravemente in questa scena. Vide così tanti giovani volti familiari tra loro. Fu un vero crepacuore per quel momento, ma il Cielo scelse di cancellare la loro identità dopo che la visione era finita.
     Madonna - “Anche se potete restare soli, perseverate, figli Miei, fino alla fine, e il Regno dei Cieli sarà vostro.
     “Non combattete tra di voi. Pregate solo, perché siete tutti fratelli. Satana cerca di separare i Miei figli con discordia. Non prestare attenzione al suo piano diabolico che ti rende cieco alla verità. Sacrifica il tuo orgoglio, la tua avarizia, la tua avidità. Sii umile di cuore, perché solo come bambini entrerai nel Regno.
     “Gli onori mondani hanno come compagno il dolore. Conserva i tuoi tesori in paradiso.
     “Il mio rosario tratterrà l'oscurità.
     “Il mio cuore è tormentato dal dolore per la caduta del Mio devoto.
     “I genitori devono custodire le anime dei bambini per portarli a Mio Figlio. Lasciati guidare dallo Spirito Santo e tieni il tuo Rosario sempre nelle tue mani.
     “Guarda le visioni dell'inferno inviate prima di te. Grida ad alta voce per la giustizia a Dio ".

Dio dona liberamente e senza vie intermedie la grazia della contemplazione, che non si può in alcun modo meritare

 


La nube della non-conoscenza

E se mi domandi in qual modo tu possa giungere al lavoro contemplativo, prego Dio onnipotente perché nella sua grande grazia e benevolenza te lo insegni lui stesso. E io faccio veramente una cosa buona a farti capire che non sono in grado di dirtelo. Non c’è da meravigliarsi: la contemplazione è lavoro di Dio solo, che egli compie di sua volontà nell’anima di quanti gli sono graditi, senza tener conto dei loro meriti.

Se manca l’aiuto di Dio, non c’è angelo o santo che possa, anche lontanamente, sentire il bisogno di un simile lavoro. E credo che nostro Signore è disposto a compiere questo lavoro con ugual premura e frequenza, anzi, forse con premura e frequenza maggiori, nei peccatori incalliti, piuttosto che in quanti, rispetto a essi, non l’hanno mai offeso gravemente. E Dio agisce a questo modo perché noi possiamo riconoscere la sua infinita misericordia e onnipotenza: egli lavora come vuole, dove vuole, quando vuole.

Tuttavia, non dà questa grazia, né compie questo lavoro in un’anima incapace di riceverli, anche se non c’è nessun’anima, peccatrice o innocente, in grado di accogliere questa grazia senza l’aiuto della grazia stessa. Né Dio l’accorda in base all’innocenza, né la rifiuta per via del peccato. Fa’ bene attenzione a quel che ho detto: la rifiuta, e non la ritira. Ti prego, sta’ attento a non sbagliarti su questo punto, perché quanto più ci si avvicina alla verità, tanto più si deve stare in guardia dall’errore. Quel che intendo dire è ben chiaro e preciso, ma se non riesci a capirlo, lascialo da parte finché Dio non venga a fartelo comprendere. Fa’ dunque così e non ti angustiare.

Attenzione all’orgoglio, che bestemmia Dio nei suoi doni e incoraggia i peccatori. Se tu fossi veramente umile, la penseresti come me riguardo alla contemplazione: Dio la accorda liberamente, senza tener conto dei meriti. Questo dono divino è tale che, quando è presente, mette l’anima in grado di possederlo e di gustarlo. È impossibile ottenerlo in altro modo. La capacità di contemplare costituisce una cosa sola con la contemplazione, senza alcuna differenza, cosicché chi è attratto verso il lavoro contemplativo, costui e non altri è in grado di farlo effettivamente. Se Dio non opera in essa, l’anima è come morta, e non sente né la voglia né il desiderio della contemplazione. Quanto più la vuoi e la desideri, tanto più la possiedi: né più né meno. Tuttavia, non è né la tua volontà né il tuo desiderio, ma un qualcosa di insondabile che ti spinge a volere e desiderare ciò che non conosci. Non preoccuparti, te ne prego, se il tuo intelletto non riesce ad andar oltre: al contrario, continua imperterrito nel tuo lavoro cosa da avanzare sempre più.

Per farla breve, lascia che quel qualcosa di insondabile agisca in te a suo piacimento e ti conduca dove vuole lui. Lascia che sia lui a operare e tu a subire la sua azione. Guarda pure, se ti pare, ma lascialo lavorare da solo. Non immischiarti, come se tu volessi aiutarlo: finiresti per rovinare tutto. Tu devi essere il legno, e lui il falegname; tu la casa, e lui il padrone che vi abita. Per il momento fatti cieco e rigetta il desiderio di sapere il perché e il percome: una simile conoscenza ti sarebbe più di ostacolo che di aiuto. Infatti è già abbastanza se senti dentro di te l’autorevole spinta di quel non so che, e se in questo movimento interiore non hai alcun pensiero particolare nei riguardi di qualsiasi cosa inferiore a Dio: il tuo puro anelito deve andare direttamente a Dio.

Se le cose stanno in questo modo, allora puoi essere ben certo che è Dio in persona, e non altri, a muovere la tua volontà e il tuo desiderio, e senza vie intermedie né da parte tua né da parte sua. Ora, non aver paura del diavolo, poiché non può avvicinarsi a te più di quel tanto. Infatti, per quanto possa essere scaltro, il diavolo può muovere la volontà di un uomo solo saltuariamente, e per vie traverse. Nemmeno un angelo buono può muovere direttamente e in maniera adeguata la tua volontà. Insomma, non c’è nessun altro che possa farlo, se non Dio solo.

Puoi ben capire da queste mie parole, ma ancor più chiaramente per esperienza, che in quest’opera gli uomini non devono assolutamente far uso di mezzi e di vie, né possono sperare di giungere alla contemplazione grazie a chissà quali aiuti. Tutti i mezzi efficaci dipendono da Dio, mentre lui non dipende da niente, e nessun mezzo può portare alla contemplazione.


martedì 16 febbraio 2021

SULLA MIA CROCIFISSIONE

 


08/01/1995

La forza del potere delle tenebre mi ha tradito. L'agonia e la disperazione erano grandi. Dovevo essere sacrificato per il bene di tutti, ma non tutti mi hanno accolto. Sono stato disprezzato, abbandonato, oltraggiato dai Miei stessi servi. Non ho potuto impedire nulla. Le leggi dovevano essere rispettate. 

         Benedetto, mio amato figlio, oggi ti parlerò della mia crocifissione. Era troppo doloroso. Sono stati i momenti più tristi della storia umana. Tra schiaffi, pugni, leccate, ho ricevuto da mani spietate. Loro, le mani assassine, non hanno smesso di picchiarmi. Sputi che ricevevo ogni volta che cadevo. I calci non avevano più limiti. Sono stato arrestato proprio quando la gente aveva più bisogno di me. Ma non si poteva fare nulla. Ero l'Agnello immolato, destinato ad essere crocifisso. La mia croce pesava di più per i peccati che portavo, ma non il peso del legno. Il legno non era niente per me. I peccati erano troppi, i peccati degli stessi uomini che avevo creato. Non avevo altra scelta. Per salvare il Mio popolo, solo la morte per Me garantirebbe di nuovo la Vita. Io, Gesù, ho lasciato che facessero tutto ciò che volevano di Me, per vincere il mio nemico, per il bene di tutti. È stato il momento nella mia traiettoria in cui ho visto il mondo che avevo creato: il fango che si era formato, lo sporco che il diavolo ha messo in testa agli uomini che non potevano vedere la vera luce. Per loro, ero solo una pietra d'inciampo; per i pochi dei miei, ero e sono la vera luce.

         Nella mia flagellazione, gli insulti non tacevano, dai brutti nomi che mi chiamavano. Nell'ora di mettermi in croce, le risate si sentivano da lontano. Loro, i malvagi, erano come avvoltoi, volevano solo divorare la Mia Carne. La misericordia poteva essere ascoltata solo da mia madre e dai miei fratelli, i pochi che mi erano vicini. Nel battere le mazze per mettere i chiodi nelle Mie Mani, ho sollevato il Mio Corpo dalla terra. Nei piedi, quando hanno messo i chiodi, ho pianto, perché erano la sicurezza del Corpo Santo che era tra la gente. Ero sospeso, sollevato senza alcun aiuto da parte mia, mi sono trovato completamente abbandonato. Dall'alto della croce ho guardato in basso, non c'era più nulla per adempiere le Leggi che avevano scritto di Me. Con la Mia morte ho vinto Satana, ma era necessario. Sono risorto dopo tre giorni, portato dagli angeli. "Gloria a Dio nell'alto dei cieli" è quello che ho sentito in quel momento. La mia pace era tornata di nuovo al Padre celeste.

         Ora è giunto il momento che il mondo conosca di nuovo chi sono. Porto con Me la falce per pulire il Mio campo di grano, tagliare ciò che non è buono e raccogliere il buon seme. Semi che avevano le mie radici, che crescevano solo per Me. La luce risplenderà di nuovo. Il sole non sarà più necessario, perché io sono la Luce.  "Venite, benedetti del Padre mio!". (Mt 25,34). Queste saranno le Mie parole che l'umanità ascolterà. "Uscite da Me, maledetti, perché ho avuto fame e sete e voi non mi avete servito nulla". Ora il tuo pagamento è la morte, la morte che ti porterà all'inferno" (Mt 25,41ss).

         Bento, mio caro figlio, ovunque io sia, la tua sedia ti sta già aspettando. Ti appartiene già. Mio amato figlio, tu sei la forza della mia vittoria.

          Io sono Gesù e in te metto il mio amore. Le mie benedizioni.
         
GESU'


E’ impossibile una vita cristiana senza Eucaristia: è una illusione sterile, quella di tanti cristiani, di poter vivere la fede astenendosi dalla Confessione e dalla Santa Comunione - L’Eucaristia è come la pioggia, senza di essa il terreno inaridisce e non produce frutti.

 


DIO  E’ AMORE

E' facile comprendere come l’amore e la fiducia verso Gesù  sono i sentimenti che animarono le prime comunioni  Eucaristiche della storia cristiana, da parte degli apostoli.  Ma, se ci soffermiamo un attimo a riflettere, ammetteremo  che amore e fiducia verso Dio sono i sentimenti che animano  la Fede della Chiesa, e che quindi la Fede della Chiesa, cioè la  Chiesa stessa, è costruita su due pilastri fondamentali: l’amore   e la fiducia verso Dio, che amiamo e conosciamo nella  Santissima Persona di Gesù Cristo, in cui noi crediamo e che  riconosciamo essere nostro Dio, Signore della nostra persona  e nostro redentore.E' evidente la centralità dell’Eucaristia, che  è il punto di partenza della vita cristiana, ma vedremo meglio,  dopo, che Essa è anche il punto di arrivo, cioè il culmine della  vita cristiana stessa.Essa è come un cerchio, da essa partiamo  e ad essa tendiamo. L’Eucaristia è anche il cuore della Chiesa,  ed i suoi polmoni; senza questo cuore  non c’è vita  e senza   questi polmoni non si respira la Grazia Divina.E’ impossibile  una vita cristiana senza Eucaristia: è una illusione sterile,  quella di tanti cristiani, di poter vivere la fede astenendosi  dalla Confessione e dalla Santa Comunione ; per questa  illusoria convinzione molti non progrediscono nella loro vita  spirituale, rimanendo ancorati ai loro difetti, di cui non  riescono a liberarsi, come una nave incagliata in una secca, e  anzi regrediscono divenendo peggiori e scandalo per coloro  che non credono. 

L’Eucaristia è come la pioggia, senza di essa il terreno  inaridisce e non produce frutti.Non si acquistano le virtù  cristiane senza l’Eucaristia, ed in breve tempo le anime che se  ne privano si inaridiscono e diventano permeabili ai vizi e  prossime ad una facile perdita della fede e delle altre virtù  teologali, in modo particolare la speranza, sotto i colpi delle  insidie sataniche, e delle tentazioni del mondo e dei nostri  peggiori istinti, che sono i nostri più temibili nemici. 

Al contrario, le anime che si cibano frequentemente e  degnamente dell’Eucaristia sono come piante bagnate dalla  rugiada e come fiori profumati, che si aprono sotto i raggi del  sole, o piuttosto come alberi di frutta pingui e sovrabbondanti.  Non a caso il Signore Gesù ha usato l’allegoria della vite e dei  tralci: noi siamo tralci della vite sinchè siamo parte della  vigna e riceviamo la linfa vitale dalla pianta, che ci consente  di portare frutto; ma nel momento in cui non riceviamo più la  linfa vitale i tralci si seccano e diventano legna inutile, da  tagliare e bruciare. 

La vite è il Signore Gesù, i tralci siamo noi, la linfa è la  Grazia Divina veicolata dai Sacramenti tutti, ma in modo  particolare dall’Eucaristia, i frutti sono le nostre buone opere  ed in particolare i nostri progressi spirituali, di cui le nostre  azioni sono la conseguenza naturale; la potatura è l’azione  della Divina Provvidenza, che mette a frutto tutti gli eventi  della nostra vita, al fine della nostra santificazione, persino i  nostri errori, persino i nostri peccati (“Tutto concorre al bene  di coloro che il Signore ama” S.Paolo) ; i tralci tagliati  simboleggiano la fine irreversibile della vita di Grazia, che il  rifiuto dell’Amore Divino e dei suoi precetti ci procura, se  siamo ostinati sino al momento della morte ; il fuoco è il  destino dell’eterna separazione da Dio, nostro unico e sommo  bene, questo è l’inferno: per evitare che la nostra vita si  concluda con un dramma, con una tragedia senza fine, non c’è  che un solo rimedio: amare l’Eucaristia, nutrirci  frequentemente di questo Cibo prezioso, adorare la presenza  Eucaristica di Gesù nel mondo, ed infine vivere l’Eucaristia,  che è la cosa più difficile da fare, perché significa testimoniare  la presenza eucaristica in noi, e comportarci come Gesù si  comporta con noi.

Egli infatti divenuto sostituto vittimale per i nostri peccati,  volontariamente, ha offerto la sua vita per noi e dopo aver  fatto questo si è fatto cibo per noi, come una madre farebbe,  non avendo altro da dare ai suoi piccoli.L’esempio del  Pellicano, che ha fatto si che S.Tommaso D’Aquino  paragonasse il Cristo a questo volatile, è perfetto: infatti  mamma Pellicano, non trovando cibo per i suoi piccoli, si  ferisce il petto con il becco e procura di somministrare il suo  stesso corpo ed il suo sangue ai suoi pulcini, felice di farlo,  perché sa che così vivranno e non morranno. 

Gioacchino  Ventimiglia 

Chi è don Luigi Villa?

 


Il Tempio massonico-satanico di Padergnone (Brescia)

Solo più tardi, riuscii a comprendere il vero significato di quelle parole; infatti, alla richiesta di don Villa di fare un sopraluogo a quella “nuova chiesa” di Padergnone, la prima chiesa del terzo Millennio della nostra diocesi, risposi evasivamente, senza convinzione e senza impegni. Fu solo dopo la visita di Benedetto XVI a San Giovani Rotondo che iniziai a comprendere la gravità delle parole di don Villa. Il Papa era andato a San Giovanni Rotondo, aveva celebrato sul sagrato di quel “Tempo satanico” e, anche se presentato come un “tranello” tesogli da alcuni Prelati che lo accompagnavano, aveva “benedetto” quel “Tempio satanico”! Perché quella visita? Perché quella “benedizione”? Perché mettere in campo tutto il peso della massima Autorità della Chiesa, quando non si era riusciti a confutare l’orribile realtà dimostrata su quel “Tempio satanico”? Sì, eravamo proprio ad una svolta! Alla fine di giugno, iniziai le prime visite alla “nuova chiesa” di Padergnone, alle quali seguirono altri sopraluoghi per studi dettagliati, per fare fotografie e prendere misure. La “nuova chiesa” era stata dedicata al “Cristo risorto”. Ma la Religione Cattolica si fonda sulla Croce, cioè sulla volontà di Gesù Cristo di obbedire al Padre e di patire e morire in Croce per offrirci la Redenzione. La sua Resurrezione, invece, non è stata la conseguenza di un atto della sua volontà, ma un atto dovuto alla sua Natura Divina! Perché, allora, quelli che non credono alla divinità di Cristo si entusiasmano così tanto per la figura del “Cristo risorto”?

Per avere una risposta, basterebbe citare le parole di una delle più acerrime nemiche di Dio e della Chiesa cattolica, Alice Bailey, la sacerdotessa del “New Age” e la fondatrice, nel 1921, del satanico “Lucifer Trust” (= La Corte di Lucifero), la quale aveva delineato il “piano” della creazione di una Nuova Religione Universale con queste parole: «Il “Cristo risorto” e non il “Cristo crocifisso” sarà la nota distintiva della Nuova Religione!». Ecco il segreto della dedica delle “nuove chiese” al “Cristo risorto”! Ma cosa intendono realmente costoro con l’espressione “Cristo risorto”? Gesù Cristo è il “Maestro”, ma per loro il “Maestro” massone diviene tale al 15° grado della Massoneria di Rito Scozzese Antico ed Accettato, “risorgendo” dalla condizione di “uomo nel quale si manifesta la realtà definitiva dell’essere uomo, che, in ciò stesso, è simultaneamente Dio”. Cioè il massone dal suo stato precedente, “risorge” diventando “Maestro”, o “Uomo-Dio”, affrancandosi da ogni Autorità divina, perché lui stesso è diventato Dio! Quindi, non il Dio che si è fatto uomo, che è morto in Croce e che “risorge” perché Dio, ma l’uomo che si manifesta Dio, in “Gesù Cristo”, che per costoro è solo il simbolo del “Maestro” massone! Quindi, con l’espressione “Cristo risorto” costoro non celebrano la divinità di Cristo, ma la massonica auto-divinizzazione dell’uomo, e cioè il “Culto dell’Uomo”, come passo indispensabile per procedere al “Culto di Lucifero”! Ma questa è anche la “cristologia” della “nuova teologia” di molti dei nostri Prelati, come l’aveva riassunta, già nel 1946, il grande domenicano Padre Garrigou-Lagrange: «Così, il mondo materiale si sarebbe evoluto verso lo spirito, e il mondo dello spirito si evolverà, naturalmente, per così dire, verso l’ordine soprannaturale e verso la plenitudine del Cristo. Così, l’Incarnazione del Verbo, il Corpo Mistico, il Cristo universale, sarebbero dei momenti dell’Evoluzione… Ecco quello che resta dei dogmi cristiani in questa teoria che l’allontana dal nostro Credo nella misura in cui essa si avvicina all’evoluzionismo hegeliano». E il grande domenicano allora grida: «Dove va la “nuova teologia”? Essa ritorna al modernismo attraverso la via della fantasia, dell’errore, dell’eresia!».

 La responsabilità del progetto della “nuova chiesa” fu di mons. Ivo Panteghini della Curia di Brescia, da qualche anno “Consultore” presso la Pontificia Commissione dei Beni Culturali della Chiesa, alla cui Presidenza vi era il massone mons. Francesco Marchisano, principale responsabile della costruzione del Tempio satanico dedicato a San Padre Pio. La Curia di Brescia approvò il progetto, come pure fece l’Ufficio del culto divino della CEI che, in parte, anche lo finanziò. Mons. Giulio Sanguineti, personalmente accusato di essere massone da don Villa, senza riuscire a controbattere, consacrò la “nuova chiesa” alcune settimane prima di essere sostituito. Il nuovo Vescovo, mons. Monari, appena insediato, non attese molto prima di recarsi in quella “nuova chiesa” a celebrare la Messa. Sulla lapide di consacrazione della “nuova chiesa” spicca la medaglia episcopale di mons. Sanguineti e le due medaglie pontificali di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. 

Lo studio della “nuova chiesa” procedette fino a individuare l’“idea unitaria” del progetto: la dedica della chiesa non era al “Cristo risorto”, ma al “Cavaliere Rosa-Croce” del 18° grado della Massoneria di R.S.A.A., il quale ha il compito di cancellare il Sacrificio di Gesù Cristo sulla Croce dalla faccia della terra, cioè, in altre parole, cancellare il Sacrificio di Cristo nella Messa Cattolica dalla faccia della terra. Il grado di Rosa-Croce, infatti, è in essenza, la rinnovazione figurata e cruenta del Deicidio commesso per la prima volta sul Calvario, come la Santa Messa è la rinnovazione reale e incruenta del Sacrificio di Cristo. Ogni parte della “nuova chiesa” è satura di simbologia massonica e di riferimenti satanici: la fontana esterna, la struttura con le sue tre spirali, il portone di bronzo, il soffitto dell’aula liturgica, la cappella del battistero, i banchi, la statua del “Cristo risorto”, la vetrata, l’altare, il tabernacolo, la croce astile, la vergine della speranza, la cripta, la croce fiammeggiante, l’area verde circostante… Tutto inneggia al Dio Pan, al Dio cabalistico Lucifero, all’Uomo-Dio della Massoneria, ma il centro di tutta l’opera è l’altare e la figura del Cavaliere Rosa-Croce che lo sovrasta. Questo è il segreto più profondo di questa “nuova chiesa”, questa è l’idea centrale. È il Cavaliere Rosa-Croce che compie giustizia contro il Dio che si è fatto Uomo ed ha redento l’umanità, contro il Dio che ha detronizzato Lucifero dal suo potere quasi assoluto che aveva sull’uomo, contro il Dio odiato dalla Massoneria: è il Cavaliere Rosa-Croce che, sull’altare, non rinnova il Sacrifico di Cristo sulla Croce, ma rinnova il DEICIDIO! Tempo fa, l’Autore di un libro sull’Anticristo, mi telefonò chiedendomi di inviargli una ventina di copie dello studio sul “Tempio satanico” di San Giovanni Rotondo, perché doveva tenere una Conferenza. Nel corso della telefonata, mi mise al corrente di un fatto che gli era accaduto poco tempo prima. Insieme ad un gruppo di persone, era andato a far visita ad un esorcista, il quale, informato del suo libro sull’Anticristo, gli raccontò uno strano esorcismo capitatogli. Stava esorcizzando una persona posseduta da Lucifero, quando, ad un tratto, lo udì urlare: «Io ho fatto il mio Trono, nel Gargano!». L’esorcista, rimase stupito, non riuscendo a comprendere il significato di quelle parole. Poi raccontò: «La mattina seguente, per posta, ricevetti una copia di “Chiesa viva” sul Tempio satanico di San Giovanni Rotondo, e, letto lo studio, finalmente compresi le parole di Lucifero pronunciate il giorno precedente!». Ora, se Lucifero, per il Tempio satanico dedicato a San Padre Pio ha urlato: «Io ho fatto il mio Trono, nel Gargano!», ci dovremo forse noi stupire se, un giorno, un altro esorcista ci racconterà di aver udito Lucifero urlare: «Io ho fatto il mio Altare, a Brescia»? Verso la metà di ottobre 2009, uscì il Numero Speciale di “Chiesa viva” n° 420, col titolo: “Brescia: la nuova chiesa parrocchiale di Padergnone è un Tempio massonico-satanico!”. La distribuzione a Brescia, in provincia e in tutta l’Italia fu di enorme vastità. Dopo una settimana, il 21 ottobre, ricevetti una lettera, superficialmente ironica, di Mons. Ivo Panteghini alla quale risposi, il 20 ottobre, in modo serio e dettagliato alle domande postemi, ma anche a quella relativa al tema centrale del Cavaliere Rosa-Croce che non mi fu posta.

Al termine della trattazione di quest’ultimo tema, dopo aver ricordato che Paolo VI stilò una definizione di Messa che non contemplava più il Sacrificio di Cristo sulla Croce e la Presenza Reale, gli scrissi: «Quindi, Paolo VI può meritatamente vantare il titolo di essere il più Grande Cavaliere Rosa-Croce che sia mai esistito!», e poi la conclusione: «Pertanto, nessun Cavaliere Rosa-Croce al mondo, può aspirare, come invece può fare Paolo VI, di meritarsi la gloria della dedica del Tempio satanico di Padergnone!».

Il 6 novembre 2009, alla domanda se la presenza di Benedetto XVI avrebbe potuto essere di qualche beneficio alla “causa di beatificazione” di Paolo VI, mons. Molinari rispose: «Lo spero, non tanto per la beatificazione in quanto tale, ma perché sono convinto che ci sia un tesoro di spiritualità originale nella vita di Paolo VI e che la diffusione di questo tesoro possa aiutare e arricchire la Chiesa di oggi».

L’8 novembre 2009, in occasione del trentesimo anniversario della morte di Paolo VI, e sotto una leggera pioggia, Benedetto XVI atterrò all’aeroporto di Ghedi (nei pressi di Brescia), si recò a Botticino Sera per un omaggio al Santo Tadini, poi, la Messa in Duomo a Brescia, e l’Angelus. Nel pomeriggio, il Papa salutò gli organizzatori della visita al centro pastorale Paolo VI, e poi si recò alla casa natale di Papa Montini e inaugurò la nuova sede dell’Istituto Paolo VI a Concesio, dove assegnò il sesto premio internazionale dedicato al Pontefice bresciano. Una breve visita nella Parrocchia di Sant’Antonino, in cui fu battezzato Giovanni Battista Montini, poi la partenza dall’aeroporto di Ghedi con direzione Ciampino. In tutta questa visita, a Brescia, di Benedetto XVI, non fu fatto neppure un accenno alla “causa di beatificazione” di Paolo VI. Dal giorno della pubblicazione del Numero Speciale di “Chiesa viva” n° 420 dell’ottobre 2009, sulla “nuova chiesa” di Padergnone, a Brescia, negli ambienti responsabili dell’erezione di questo Tempio satanico, è calato un silenzio lugubre e sepolcrale, se non per l’eccezione di un tentativo, mal riuscito, di mons. Luciano Monari di calunniare gratuitamente don Luigi Villa, con una “Nota del Vescovo”, pubblicata sul settimanale della Diocesi di Brescia, “La Voce del popolo” n. 35. Era questo un tentativo per trovare una via d’uscita alla situazione imbarazzante creatasi nella nostra Diocesi, senza dover entrare nel merito delle tesi dimostrate dal nostro studio sul Tempio satanico di Padergnone? E cosa partorirà, prossimamente, questa cappa di piombo che ogni giorno diventa sempre più pesante?

a cura dell’Ing. Franco Adessa