sabato 7 dicembre 2019

“Il Vicario” di Hochhuth e il vero Pio XII



«Il dovere non è di piangere, ma di costruire».
(Pio XII)


Fu la sera del 20 febbraio 1963 che si rappresentò la prima volta, a Berlino, il lavoro teatrale “Il Vicario”1di Rolf Hochhuth2; lavoro che, nelle intenzioni dichiarate dell’Autore, è un processo postumo alla memoria di Pio XII. 
Da allora, furono molte le polemiche, appassionate, suscitate un po’ dappertutto.3E si spiega. L’azione teatrale è solo il motivo di una sentenza già emessa. Secondo Hochhuth, Pio XII “sapeva” che nei “lager” nazisti, cintati di filo spinato e di torrette-spia, munite di mitragliatrici, si sterminavano milioni di innocenti. Eppure tacque... Perché? 
L’Autore presenta Pio XII in un atteggiamento privo di compassione umana, e privo di coscienza a tutela della legge.
Lo presenta come un personaggio alto, ieratico, aristocratico.
Lo presenta in atto di ricevere, con cupido interesse, un grosso assegno, frutto di una parte di dividendi di industrie belliche. Lo presenta preoccupato, per le industrie, le miniere e le altre imprese a cui è legata, finanziariamente, la Santa Sede.
Lo presenta, chiuso in un freddo calcolo politico, ansioso solamente del futuro d’Europa e del mondo, (che lui vorrebbe salvo dal comunismo), per cui Gli pare valida difesa il nazionalsocialismo di Hitler, e la guerra stessa, atta ad indebolire il comunismo, sì da renderne più facile il superamento, alla fine del conflitto. 
L’azione teatrale si svolge secondo tre direttrici

1) c’è un problema di coscienza, posto dalla rivolta di un
giovane gesuita contro la criminalità anonima; 
2) c’è il “silenzio” politico-diplomatico di Pio XII; 
3) c’è la tentazione dell’ateismo che mette in questione il
cristianesimo stesso. 

Come si vede, l’operetta del giovane Autore, è uno sfacelo completo del “Vicario di Cristo” di fronte ai suoi doveri, spirituali e umanitari! 
Benché l’Autore affermi di “non voler fare opera di storico”, tuttavia, alla sua prosa, fa seguire una “appendice” di “documenti” di comodo, accuratamente trascelti (e artefatti!) che dovrebbero suf fragare la sua tesi preconcetta. Ma è, appunto, questa sua condanna, così enorme e perentoria, portata
sul teatro, come davanti a un giudizio popolare, senza possibilità, quindi, di difesa, che provoca una doverosa reazione, e una giusta rivalutazione alla luce della Storia.5
Per uno storico serio, l’inchiesta documentaria e l’esame critico dei documenti, la ricerca dei testimoni, e la loro interrogazione, per poterne valutare l’apporto oggettivo, è il minimo che si possa richiedere. Non si scrive una “Storia” senza una seria e completa documentazione!
Ora Rolf Hochhuth stesso confessa - nelle successive polemiche - e deplora per “non aver avuto accesso agli archivi vaticani e russi”.
È ovvia, quindi, la faziosità, e la grossolana dif famazione6, per la mancanza di “documenti” probativi. Anche di quelli riportati, apparirà chiaramente come egli abbia lasciato in disparte (volutamente?), tutti quelli che potevano contraddire i risultati ai quali l’Autore voleva pervenire.
L’eterogeneità dei documenti, (poi abilmente riprodotti e ospitati a chiaro scopo libellistico7), dice subito di quale serietà scientifica sia sempre permeata certa stampa anticlericale!
Il successo del libello teatrale, comunque, sta solo nello “scandalo”; nel suo presentare, cioè, come un cinico o un pavido, Colui che, invece, fu l’Uomo più benemerito e grande del periodo storico della Seconda Guerra mondiale; Colui che fu rimpianto dagli statisti d’ogni Paese e confessione, affermando che la Sua scomparsa aveva “impoverita” e “diminuita” l’umanità; Colui che, da vero “Vicario” di Cristo, trasformò la Chiesa nell’evangelico samaritano, raccogliendo milioni di vittime, e difendendo, su ogni terra, la vita di tutti contro la morte.
Ma la “calunnia” è stata sempre l’arma dei mediocri e dei disonesti; l’arma che ha colpito Cristo medesimo e i suoi seguaci. Il detto volteriano: “calunnia, calunnia, che qualcosa resta!” è di quotidiana attualità.
Così, la spudorata “calunnia” del mediocre drammaturgo tedesco ha saputo turbare molte coscienze male informate o superficiali.
Il suo tentativo di screditare la figura gigante di Pio XII, (“Defensor Civitatis”, e “Pastor Angelicus”!), sarebbe rimasto inascoltato o isolato se l’ateismo comunista e paracomunista non se ne fosse impadronito, per agitarlo al pubblico malsano o sprovveduto.8
L’occasione è sempre buona, infatti, per sfogare le loro basse passioni contro un Pontefice che aveva visto chiaro sul nazismo e sul comunismo; sui crimini nazisti e su quelli, non meno gravi, della Repubblica Sovietica!
L’odio hitleriano si basa sull’ideologia razzista; quello di Kyczko (e dei dirigenti sovietici) si basa sulla ideologia comunista. 
Il comunismo è contro la religione perchè sa che è l’elemento-base per la conservazione dei popoli. Distruggendola, sa di distruggere l’utilità storica e culturale dei popoli che vogliono annientare.
Il nuovo programma del partito comunista parlava di “cancellazione” delle diversità nazionali, delle altre nazioni, cioè, non russe dell’URSS, così da fonderle, per creare una massa innaturale e artificiosa col nome di “popolo sovietico”. Per questo avevano distrutto le Chiese ucraine: ortodossa e cattolica. Per questo, Stalin parlò contro i “nazionalisti borghesi ucraini”! 
L’antisemitismo comunista, perciò, fu anch’esso criminale come quello nazista; appunto perchè mirava ad annientare la dignità dell’uomo, facendolo un semplice strumento. 
Ancora: antisemitismo e genocidio sono sempre andati abbinati. Stalin tentò di distruggere il popolo ucraino in generale (come lo affermò Krusciov al XXII Congresso del Partito comunista dell’URSS), e finì con l’antisemitismo più feroce. 
Hitler cominciò con l’antisemitismo e finì con il genocidio, contro il popolo ucraino e altri popoli slavi. Il libello antisemita “Giudaismo senza abbellimenti”, perciò, fu un altro atto provocatorio contro gli Ebrei in generale, e contro gli 840.000 Ebrei, in particolare, che ancora vivevano in Ucraina. 
Gli scopi dei dirigenti del Cremlino furono vari: seminare discordia tra gli ucraini e gli Ebrei; gettare sul popolo ucraino la macchia di antisemitismo; coinvolgere l’Accademia delle Scienze di Kiev , compromettendola come istituzione scientifica agli occhi del mondo. In sede di politica estera, il Cremlino volle, con questo libello, conquistare le simpatie del popolo arabo per l’URSS; in politica interna, il partito comunista russo, temendo un fronte comune dei popoli dell’URSS, nella lotta per la libertà, (Ebrei compresi!) cercò di aizzare un popolo contro un altro, per dividerli. È la solita politica del “divide et impera’”.
La stampa comunista, perciò, avrebbe dovuto avere il coraggio di dire che la guerra contro gli Ebrei era ancora in atto oltre cortina. Si proibì loro di aprire scuole di lingua yiddish, loro lingua materna; giustiziarono gli ebrei, di continuo, sotto l’imputazione di presunti reati economici; (negli ultimi anni, su 198 giustiziati, ben 102 sono ebrei!) furono chiuse le loro sinagoghe; (negli ultimi sette anni, ne chiusero ben 3.961); si timbrarono i loro passaporti col marchio di “nazionalità ebraica”; e via via... 
È ancora evidente che questo continuo suicidio morale costituisce un gravissimo reato contro la persona umana, paragonabile, ancora a quello compiuto dai nazisti a danno degli ebrei!

sac. Luigi Villa

OPERA DEI "TABERNACOLI VIVENTI"



Il grande dono di Gesù agli uomini d'oggi tramite Vera Grita

7-I-1968 Gesù Eucarestia. Come nelle grandi cose opero nelle piccole, sempre Io, con la mia Grazia. Io vi raduno, vi faccio incontrare, vi divido, ma vi ritengo sempre uniti in Me, sotto l'ombra delle mie Ali. È l'Opera mia che avanza, Io che scendo fra gli uomini, Io che vado in mezzo agli uomini, Io che sto nelle vostre famiglie, Io che vi chiamo. Gesù a p. G. vuole molto bene. Egli mi dà gloria, e in lui Io sono consolato, amato, e... dimenticato. P. G. non deve scoraggiarsi: ha la mia Grazia, ha Me. Se la lotta lo schiaccia, si appoggi a Me; ami Me, soffra con Me. Sentirà il mio abbraccio di Padre, di Fratello, di Sposo. Io sono Gesù sceso dai Cieli per stare in mezzo agli uomini, per condividere con voi la vostra vita, per vivere di voi affinché voi viviate di Me. Come i primi Cristiani, voi siete i primi portatori di Gesù, e cioè i primi Tabernacoli Viventi. Si è iniziata una nuova era di Me, di Cristianesimo, di Cristo in voi. Anche per voi, quindi, le lotte, le tribolazioni..., ma anche per voi la Vittoria; poiché Io, Gesù Eucarestia, vincerò, trionferò. Sì, i fili tessuti con la mia Grazia nelle vostre anime stanno iniziando lo stupendo lavoro di unificazione sensibile e visibile: ecco il mio lavoro nelle vostre anime. I fili della mia Grazia ora si sono incontrati nel piano della divina Provvidenza, e il mio Segreto d'Amore viene rivelato a molti: ai chiamati dal Padre mio. Sì, p. G. riceverà molte grazie da Me. Digli che la sua fiducia in Me deve essere senza limiti, poiché la mia è un'Opera di Fede e di Amore. Io, Gesù Eucarestia, lo benedico, lo custodisco, lo immergo nel mio prezioso Sangue affinché la sua anima rimanga in Me, qui, nel mio Costato. Questo il suo Gesù, Gesù sofferente, Gesù Sacerdote Eterno, Gesù Fratello, Gesù Sposo, ha dettato alla sua povera Vera, perché il mio Amore per p. G., la mia predilizione, gli sia rivelata anche attraverso l'ubbidienza e la fragilità della più povera delle mie creature. Se questa ne è stata smisuratamente indegna, essa ora è purificata dal mio Sangue, dalla mia Passione, dalla mia Grazia. Essa è sposa in Gesù nella sofferenza, perché Sorella Sofferenza sarà il mio Amore costante per lei. Tragga ciascuno motivo d'amore per Me, poiché tutto è sempre Opera della mia Misericordia. Io ho scelto Vera perché essa era il "Mondo" con dolori, peccati, sofferenza, sfiducia... la Mia madre l'ha salvata. Nel mio prezioso Sangue è stata lavata l'anima sua. Ora questa presenta agli occhi di Dio le cicatrici del passato. Sì, essa è nella sofferenza; di questa non la priverò mai, poiché è sposata alla mia Passione. Essa sa che la sofferenza è stata e sarà il primo dono di Me. Altro dirò solo a lei, perché solo da Me trovi conforto. Non altri, ma solo Io per lei, perché lei non abbia che Me. Dio Uno e Trino vi abbraccia e vi benedice. Maria SS., la mia dolce Madre, vi ama, vi benedice, vi aspetta. 

Cuore di Gesù, Figlio dell’eterno Padre!



 “Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio suo” (Gv 14,13).
     Gesù ci ha lasciati su questa terra, però, come un padre che ama, ci indica vari modi per poter rimanere uniti a lui e non sprofondati nella terra. Sa bene che siamo molto miseri, che la terra ci attrae, le tentazioni tormentano, che nel vortice della vita terrena è così facile dimenticare il cielo. Ci indica dunque il modo, per impetrare sempre e sempre di nuovo le grazie dal cielo, e pregando, avere la certezza di non pregare invano e di essere certamente esauditi. Riceveremo tutto ciò che domanderemo nel nome di Gesù. Sicuramente tutto? Sì, se chiederemo al Padre, che è nei cieli, ciò che ha valore, cioè i doni celesti. Così spesso diamo assalto al cielo per delle sciocchezze terrene infantili, per un po’ di fango, che oggi c’è e presto si dissolve, e non sappiamo chiedere, implorare le grandi, le sante grazie di Dio, che ci assicurano il cielo, che avvicinano a Lui, che ci distaccano dalla terra, innalzando l’anima verso le chiare, luminose regioni della vita soprannaturale.
     O Gesù, guarda la mia miseria e insegnami a pregare!


MADRE ORSOLA LEDÓCHOWSKA

"Signore, insegnaci a pregare!"



 La preghiera divina di chi vive nel Volere Divino 

“Figlia mia, la preghiera è musica al mio udito, specialmente quando un’anima è tutta uniformata alla mia Volontà, in modo che in tutto il suo interno non si scorge che una continua attitudine [= atto] di vita di Volontà Divina. Quest’anima è come se uscisse un altro Dio e mi facesse questa musica. Oh, come è dilettevole! Trovando chi mi rende la pariglia, può rendermi gli onori divini. Solo chi vive nel mio Volere può giungere a tanto, (per)ché tutto il resto delle anime, ancorché facessero e pregassero molto, saranno sempre cose e preghiere umane (quelle) che faranno, non già divine; quindi, non avranno quella potenza e quella attrattiva al mio udito”. (Vol. 6°, 06.01.1906). 

Raccolta di preghiere della Serva di Dio LUISA  PICCARRETA 

MESSAGGIO DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO ALLA SUA AMATA FIGLIA LUZ DE MARIA 4 DICEMBRE 2019



Amato Popolo Mio:

IL MIO CUORE DESIDERA TENERVI DENTRO DI SÈ, PER FARE IN MODO CHE NIENTE VI SEPARI DA ME.

Vi chiedo costantemente di essere messaggeri del Mio Amore, della Mia Pace, però per quanto l’importanza dei Miei appelli aumenti, aumentano pure le distrazioni ed il letargo nel quale i Miei stanno vivendo.

Per questo vi chiamo nuovamente alla preghiera, a ricevermi nell’Eucaristia debitamente preparati, vi chiedo di CONOSCERMI e di addentrarvi nell’Amore di Mia Madre, nella Sua Parola che è stata data nel mondo, che vi anticipa il dolore di questa generazione causata della disobbedienza e della superbia con le quali si è ribellata contro di Me.

Io vi chiamo per Amore, il tempo dell’uomo non è il Mio tempo. Vi trovate davanti al mare di peccati che satana riversa ed inietta costantemente nella mente, nel pensiero e nel cuore dell’uomo, cosicché vi rifiutiate di seguirmi e vi rifiutiate di riconoscervi peccatori, cercando di far ricadere sui vostri fratelli il peso di azioni sconsiderate, imprudenti, superbe ed affrettate.

OGNUNO È STATO CHIAMATO PER NOME, PERCHÈ MI SEGUA! 
(Cfr. Lc 18,22).

L’UOMO NON È STATO UBBIDIENTE, SI È DISTRATTO ED HA PRESO ALTRE STRADE DOVE HA TROVATO IL MALE CHE, A CAUSA DELLA DEBOLEZZA SPIRITUALE, ROVINA I MIEI FIGLI, APPROFITTANDONE PER PORTARLI AL CAOS, ALLA DIVISIONE E ALLA SEPARAZIONE TOTALE DALLA MIA VOLONTÀ.

È in questo modo che il male penetra nelle persone che sono deboli, perché c’è poca preghiera o addirittura manca totalmente ed anche perché le persone non si pentono e non fanno riparazione per i loro peccati.
Il male penetra anche in quelli che non Mi ricevono e che sono lontani da Mia Madre, che hanno una fede tiepida e ai quali basta una sola parola per rinnegarMi o per giustificare la loro disobbedienza nei Miei confronti.
Questo ed altro ancora è il Mio Popolo.

IO VI CHIAMO DI FRONTE ALL’URGENZA DI QUESTO MOMENTO IN CUI IL MALE LI SI STA IMPOSSESSANDO DEI MIEI FIGLI E LI MANIPOLA, SATANA SI APPROFITTA DELLA FEDE PRECARIA DEI MIEI FIGLI, PORTANDOLI A COMMETTERE CONTINUE OFFESE AI NOSTRI SACRI CUORI.

Siete un Popolo che è incamminato verso il precipizio, perché continuate ad insistere ad agire nell’indifferenza. MI SOFFOCATE, MANIPOLANDOMI CON LE DITA DELLE MANI E MI TRATTATE CON IRRIVERENZA E CON UNA TOTALE MANCANZA DI RISPETTO, SENZA RENDERVI CONTO DI CHI SONO E DI QUELLO CHE SONO.

I MIEI ANGELI VERSANO LACRIME NEL VEDERE COME STATE FIRMANDO LA VOSTRA CONDANNA QUANDO MI RICEVETE SENZA UN VERO PENTIMENTO DEI VOSTRI PECCATI, SENZA RIPARARE I DANNI COMMESSI.
È per questo e per tanti altri motivi ancora che vengo profanato ed è per questo che vi faccio giungere la Mia Parola, perché vi convertiate urgentemente. 

TRASFORMATE LA VOSTRA VITA!

Cercatemi, privi dell’ego umano mal indirizzato.
I Miei figli sono i semplici e gli umili di cuore, quelli che si pentono e, come bambini, non hanno rancore nei loro cuori. (cfr. Mt 11,29)

Vi ho chiesto di mantenere la Fede. Quanti Mi seguiranno? E quanti di quelli che si autodefiniscono Miei fedeli seguaci, stanno rimanendo lungo la strada senza fare progressi a causa dell’orgoglio o perché non riescono a perdonare, oppure a causa della vanagloria o della superbia, che riflettono un disagio interiore?

Quando guardo alla Mia Chiesa, vedo tanti figli che stanno aspettando che siano i loro fratelli ad agire, per non compromettersi davanti alla società.
Vedo la Mia Chiesa che sta accogliendo pratiche che vanno contro la Mia Volontà e facendolo si stanno precipitando nell’abisso, compiacendo satana nel commettere eresie, profanazioni e negazioni di quella che è la Mia Volontà.

QUANTI SONO QUELLI CHE AVANZANO E QUANTI QUELLI CHE CON LE DISTRAZIONI SI ADDORMENTANO LUNGO LA VIA E SI IMMERGONO NELLE LORO PENE, SENZA CONSIDERARE LE MIE!

Le Mie pene sono le anime che si perdono, le Mie pene sono gli adoratori di satana, le Mie pene Mi portano a guardare il Mio Popolo che Mi rifiuta, che Mi offende, che Mi disobbedisce, che commette sacrilegi e di conseguenza si perde lungo il cammino.  

Io Ho chiamato tutti alla salvezza, ma quanti di quelli che erano sulla retta via hanno disertato!

POPOLO MIO, L’OSCURITÀ STA AVANZANDO SUL MIO POPOLO,
LE DEVASTAZIONI DEL MALE SULLA MIA CHIESA NON SI FARANNO ATTENDERE E DI CONSEGUENZA AUMENTERÀ IL PATIMENTO.

LE PERSECUZIONI DEI MIEI FIGLI AUMENTERANNO FINO AL PUNTO CHE PER ADORARMI LO DOVRETE FARE DI NASCOSTO.

Quando pregate dovete offrire la preghiera con il cuore in pace, con spirito contrito e con amore per voi e per i vostri fratelli, altrimenti sono parole vuote.

Amato Popolo Mio: questo è il momento della decisione, del coraggio, della dedizione, della fede, dell’Amore, della Carità, della Speranza, di un grido di fronte alla tribolazione in cui state vivendo e che cresce ogni momento, di fronte ad una creatura umana che si è privata del Mio Amore di propria volontà.

La Terra è sottoposta a costanti cambiamenti, che sono avvenuti in ogni epoca della storia dell’umanità, ma i cambiamenti precedenti che hanno riguardato l’umanità e la terra non hanno mai raggiunto la portata che stanno raggiungendo ora e che raggiungeranno in seguito.

I flagelli si abbatteranno uno dopo l’altro, senza interruzione, senza permettere che un popolo possa aiutare l’altro e vi porteranno a vivere un dolore straziante.

Io vi avverto, non perché Mi temiate, ma perché vi affidiate a Me e a Mia Madre, come nessuna generazione ha mai fatto prima.

Pregate in ogni momento (cfr. Ef. 6, 18) mettendo in pratica la preghiera.

Pregate figli Miei, pregate per il Messico, il suo suolo tremerà e questo farà entrare i vulcani in attività.

Pregate figli Miei, pregate per il Costa Rica, patirà a causa del tremore
della terra.

Pregate figli Miei, pregate per l’Italia debilitata, tremerà ed i Miei figli patiranno l’invasione dell’idolatria.

Pregate figli Miei, pregate per la Spagna.

Tornerà il subbuglio, l’agitazione attraverserà le strade, l’uomo, dominato dagli ordini di coloro che tengono l’umanità con il fiato sospeso, si solleverà contro qualsiasi cosa.

Pregate figli Miei, pregate. L’Albania piangerà.

Pregate in unità figli Miei, pregate gli uni per gli altri, quest’istante non è più un istante.  È imprescindibile che il Mio Popolo offra senza sosta.

IL MIO CUORE SANGUINA A CAUSA DEL DOLORE CHE STA PER RIVERSARSI SUL MIO POPOLO.

Vi benedico con il Mio Amore, vi benedico con la Mia Pace.

Il vostro Gesù

AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO
AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO
AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO


COMMENTO DI LUZ DE MARIA

Fratelli:

Nel guardare il nostro amato Signore Gesù Cristo con il Suo Divino Cuore Sanguinante, mentre esprime questo suo appello d’Amore, io tremo, perché magari nel leggere questo messaggio senza meditarlo, si potrebbe pensare che sia uno dei tanti. Ma non è così. 

Nostro Signore mi ha fatto vedere la Sua sofferenza per noi, per l’ ”umanità”.
Una sofferenza costante, a causa di un essere umano indurito che guarda al suo personale compiacimento e cammina senza usare quell’intelligenza che ci sta dicendo: questa generazione non sta agendo secondo la Divina Volontà e gli eventi che stanno succedendo nella creazione, gli eventi che concernono lo stesso uomo, le reazioni e le azioni dell’uomo, non sono quelle normali. Ma nonostante ciò il Popolo di Dio non si sofferma a meditare.

Non stiamo vivendo quello che è sempre successo, stiamo vivendo eventi della storia portati alla loro massima potenza.  

Questo è il momento di inginocchiarsi e fare in modo che l’ego dell’uomo si pieghi ed ubbidisca a Dio, di modo che il cuore di carne trovi il suo compiacimento nell’affidarsi a Cristo e nell’essere sempre della nostra Madre Santissima. 

Amen.

NELLA BASILICA DI GUADALUPE CRISTO NON NATO SI È RESO PRESENTE…



Dichiarazione del dott. Maurizio Checa, presidente responsabile del Movimento della Vita dell’Armata Bianca in Mexico che ha realizzato unitamente al Dott. Armando Ruiz Galindo il monumento ai Bimbi non Nati a Metepec, sull’origine della straordinaria immagine.

“Cari amici dell’Armata Bianca,
Durante i giorni di preparazione alla festa della Vergine di Guadalupe del 2003 Padre Andrea D’Ascanio celebrò varie volte nella Basilica del Tepeyac in Città del Messico perché la Vergine della Vita lo aiutasse nella battaglia contro l’aborto che conduce da anni.
Dopo la Celebrazione Eucaristica, offerta per i bambini vittime dell’aborto, chiesi alla Vergine cosa volesse da noi dell’Armata Bianca e in che cosa potevamo servirla. Istintivamente mi sentii spinto a scattare una foto alla Sua immagine, rinnovandole la richiesta.
Quando poi fu sviluppata quella fotografia vedemmo una luce bianca nel grembo della Vergine. Si scoprì che la luce non proveniva da alcun riflesso e oltre ad essere una luce bianca, pura e intensa, presentava la forma di un embrione con un alone intorno


Era Cristo “non nato” che si era reso presente: la Vergine aveva voluto mostrarci il Suo Figlioletto Gesù perché in Lei Lo adorassimo vero uomo e vero Dio fin nel suo grembo e testimoniare così che l’uomo è uomo dal momento del concepimento.
Presentandosi come tabernacolo di Cristo, voleva ricordarci che suo Figlio sta con lei nel silenzio, come quei bambini che nel grembo delle loro madri saranno assassinati nel silenzio.
Gesù ci dice: “Qualunque cosa avete fatto a uno di questi piccoli lo avete fatto a Me”. Dobbiamo difendere la vita del nostro prossimo dal concepimento fino alla morte così come Maria ha custodito il Bimbo Gesù ed è stata unita a Lui dal concepimento al Calvario, alla resurrezione, alla vita eterna.

L’ing. Luis Girault di México ha confermato che il negativo della foto non è stato modificato e la luce non proviene da alcun riflesso, ma scaturisce dall’interno dall’immagine della Vergine di Guadalupe.



La vocazione di Geremia



Il Vangelo non è solo questione di belle attività, di grandi manifestazioni … cose tutte necessarie perché abbiamo anche bisogno di stimoli che ci prendono, che ci entusiasmano, ci accendono il desiderio di condividere con altri il cammino di discepoli di Cristo; ma il Vangelo ha il suo “zoccolo duro” (A.Manenti), cioè porta con sé valori che non cadono direttamente sotto il nostro naso, che non sono subito comprensibili perché non rispondono alle nostre inclinazioni naturali (perdonare, perdere per acquistare …). Alcune cose del Vangelo non si capiscono perché ci ragiono, ma perché mi lascio amare, mi apro alla meraviglia, allo stupore di un Dio che sale sulla croce per me.
Per apprendere questa follia della Croce, la follia di Dio per ciascuno di noi, abbiamo bisogno di seguire la “via dell’oltre”, quella che mi apre e mi fa amare la “logica di Cristo”.
Pensando a quella che potrebbe essere la tua esperienza “su strada”, del tuo entusiasmo ma anche del tuo timore, delle difficoltà, vorrei proporti la vocazione, la chiamata di un giovane profeta: Geremia.
 Chiamata- Vocazione: binomio da temere o indice di una verità essenziale … Noi siamo dei chiamati. Esistiamo e sappiamo di esserci perché qualcuno ci chiama per nome.La nostra vita non è un caso; la nostra vita entra in un progetto più grande che è il sogno di Dio per ciascuno di noi.
Geremia è un giovane (circa 25 anni). Il testo ci offre coordinate storiche e geografiche ben precise (vv. 1-2). Appartiene a una famiglia sacerdotale, respira dell’aria cultuale, della preghiera, i sacrifici, etc. Forse come te, Geremia non è totalmente all’oscuro in materia di religione!
E’ importante notare che a questo giovane, in una data ben precisa –tredicesimo anno del regno di Giosia , v.2 – viene rivolta la parola del Signore (v.4).L’azione di Dio non si realizza in uno spazio astratto, ma all’interno di un quadro storico reale. Un luogo, un contesto storico, una persona: Dio entra sempre nella storia e ci raggiunge nella nostra quotidianità, lì dove siamo.Ricorda la chiamata dei discepoli: Matteo al banco delle imposte (Mt 9,9); i discepoli sulle loro barche (Lc 5,2-11); Maria nella sua quotidianità (Lc 1,26-38).
Dio entra nella concretezza della nostra storia, se ne fa carico e aiuta anche noi a fare altrettanto: con Lui non esiste alienazione dalla realtà. Dentro una storia ci raggiunge e attraverso la storia ci invia per raggiungere i nostri fratelli. E questo può costare fatica, derisione, disillusione soprattutto nei riguardi di quelle manìe di grandezza che continuamente riformuliamo. Geremia tutto ciò l’ha vissuto nella sua esperienza profetica, ad un certo punto si è sentito anche preso in giro da Dio <>(Ger 20,7), e il Signore gli ha dovuto ricordare che Egli non è venuto meno alla promessa, che tutto gli era stato preannunziato al momento della chiamata.
Il Signore non ci prende per il naso, ci prende sul serio! Non promette nulla che poi non mantenga, ma ti mette nella verità del cammino … <> (Mc 10,30).Il testo può essere diviso in due sezioni principali: la chiamata (vv.1-4) e l’invio (vv.17-19).
Al centro abbiamo le due visioni del mandorlo e della pentola (vv.11-16).
“Mi fu rivolta questa parola del Signore: <>”(vv.4-5)
                        TI HO CONOSCIUTO – TI HO CONSACRATO – TI HO STABILITO
E’ innanzitutto l’azione di Dio che fonda la missione del profeta.
E’ Dio che irrompe nella tua vita e la inserisce in un orizzonte più ampio.
C’è un inizio che anticipa la stessa esistenza terrena – “prima di formarti nel grembo”-  ed evidenzia che la chiamata ha origine là dove ha origine la vita stessa dell’uomo, cioè in Dio. Geremia apprende che se egli è profeta, lo è non perché qualcosa si è aggiunta alla sua storia, ma perché lui è stato concepito ed è nato per quella missione che Dio gli rivela (cf. Is 49,5; Lc 1,41).
“Ti ho consacrato”, cioè ti ho scelto, separato dalla folla. Questo termine non ha nulla a che vedere con l’assenza di peccato quanto piuttosto a un nuovo modo di entrare in relazione con Dio. Già inserito in un  contesto sacerdotale, Geremia riceve il sigillo di una consacrazione più profonda, cioè più antica … “Prima ancora che tu vivessi questa esperienza ecclesiale o prima ancora che tu ti accorgessi di Me … Io avevo già pronunciato il tuo nome … non sei qui per caso”.
Da qui la nomina “Ti ho stabilito profeta delle nazioni”, quali? Storicamente per Geremia poteva essere Giuda, stato vassallo dell’Assiria, ma universalmente chi entra al servizio di Dio è chiamato ad allargare il campo di azione perché quel Dio che dirige la storia è Signore del mondo e a questo sei inviato come voce di Dio.
Ricordalo! Il profeta non porta sé stesso, né il suo messaggio ma Dio e la Sua Parola.
Questo deve farci riflettere su quanto le nostre scelte siano fondate su un vero discernimento di quella che è la volontà di Dio per noi.Sono nato e cresciuto in parrocchia o forse mi sto riavvicinando adesso o sono alle prime armi in un cammino di fede. Bene! Ma vedo nel momento che vivo la scelta originaria di un Dio che dal grembo materno mi ha chiamato a quest’oggi? Ho coscienza che il mio cammino, il mio servizio è risposta alla sua chiamata? Che non è solo una mia iniziativa che mi fa stare bene con me stesso e con gli altri?
 <> (v. 6)
Geremia non sembra essere dello stesso parere di Dio; aveva altro per la testa; aveva anche lui un progetto. Geremia si oppone, mette avanti delle difficoltà oggettive. Il profeta è l’uomo della parola e lui è giovane e i giovani nelle assemblee devono mantenere il silenzio o parlare solo se interpellati. Lui non si sente del calibro di Elia, Isaia … E’ giovane, inesperto, “non sa parlare”.
Riecheggia l’obiezione di Mosé al Signore quando lo invia al Faraone: <> (Es 4,10).
L’impresa è grande, è difficile: chi può mostrare di essere all’altezza della missione che Dio gli affida? Solo chi si fida e si mette in cammino, giorno dopo giorno. Ecco l’imperativo di Dio:<> (vv. 7.8)
 “La scelta di realizzarsi nel progetto di Dio si fonda sulla indefettibile fedeltà di quest’ultimo all’uomo attuata definitivamente in Cristo” (C. Corbella)
 Dio ci stana dalle nostre tranquille sicurezze e ci lancia nella lotta, innanzitutto con noi stessi. Ma l’esempio di Geremia ci dice che Dio può trasformare l’uomo chiuso in se stesso, può lavorarlo e farne lo strumento adatto.Quante delusioni, amarezze, batoste … perché abbiamo confidato solo nelle nostre capacità! Quanti “no” detti per paura, vergogna, timore della delusione!
Ripercorriamo la storia:
  • Chi sono io per andare dal faraone e far uscire gli Israeliti dall’Egitto? … Io sarò con te. Questo sarà per te il segno che io ti ho mandato … (Es 3,12)
  • Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te … Non temere Maria … concepirai un figlio … (Lc 1.28.30.31)
  • Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28,20)
 Davanti a Dio non vige la logica del successo o dell’idoneità – guarda ai pescatori di Galilea-  non è sulle tue capacità ma sulla Sua promessa che bisogna camminare:
<> (Lc 5,5)  e non sulla logica del mio mestiere!
Dio non chiede senza dare. Non nasconde le difficoltà, parla infatti di protezione (Ger 1,8) ma promette il Suo aiuto e la Sua vicinanza.
“Il Signore stese la mano e mi toccò la bocca” (v.9): questa scena riprende le grandi teofanie delle vocazioni di Isaia e Ezechiele.
Isaia viene toccato, purificato nelle labbra attraverso dei carboni presi dal fuoco dell’altare (Is 6,6-7); Ezechiele viene invitato a mangiare il rotolo della Parola di Dio, rotolo dolce come il miele in bocca (Ez 2,9;3,3); l’autore dell’Apocalisse invitato anch’egli a mangiare il “piccolo libro” lo troverà dolce alla bocca ma amaro alle viscere (Ap 10,9): il profeta è l’uomo della parola, ma di quella parola che egli stesso deve lavorare, fare sua per poi donarla. La Parola sarà sempre l’unica forza del profeta, “spada a doppio taglio”, con la quale si presenterà al mondo, e sarà parola “possente” perché “io metto le mie parole sulla tua bocca”(v.9): è Parola di Dio.
“Sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia … non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi” (Mt 10,20).
Ma … se questa Parola è fatta propria dal profeta, se è ascoltata, meditata, pregata, vissuta.
E’ Parola donata per “sradicare e demolire, distruggere e abbattere, edificare e piantare” (v.10). E’ Parola che mette nella verità aiutandoci a sradicare, demolire ciò che non è ad immagine di Dio; e proprio perché demolisce il falso, può formare l’immagine vera, “edifica, pianta”.
Il profeta non è uno scomodo banditore di sventure, ma colui che avendo fatta sua la Parola che ha ricevuto, può donarla ai fratelli nella condivisione gioiosa delle meraviglie che Dio ha compiuto in lui per primo, abbattendo ed edificando, sradicando e piantando.
Gesù dice di non “essere venuto a portare pace ma una spada” a “separare” (Mt 10,34-35); davanti a lui, Parola di verità, entriamo in lotta con noi stessi e siamo costretti a separare ciò che non è conforme a questa Parola. Davanti a Lui si fa verità perché la casa della nostra vita possa essere costruita sulla roccia salda che è Lui (Mt 7,21-27).
Nelle immagini del “ramo di mandorlo”(v.11) e della “pentola inclinata”(v.13), Geremia scorgerà i segni di un Dio che non dorme ma che “vigila” sulla storia e che non teme di additare all’uomo il suo peccato: l’idolatria, la perversità dell’uomo che eliminando Dio si fabbrica egli stesso i “suoi”déi e li adora condannandosi all’infelicità e all’insoddisfazione.
“Ti faranno guerra ma non ti vinceranno perché io sono con te per salvarti”(v.19).
Dio esige il coraggio di una fiducia illimitata quando promette ciò che sembra impossibile: fare di un uomo fragile “una città fortificata, una colonna di ferro, un muro di bronzo”(v.18). La vicenda di Geremia ci mostrerà che questa promessa si realizzerà: la capitale crollerà, si apriranno brecce nelle sue mura e le sue colonne crolleranno.
Ma il profeta resterà!
Tutte le ideologie sono crollate e ne sono nate di nuove; solo Dio è rimasto sempre lo stesso, ancora capace di dare “fastidio”.
Abbi un’unica paura: quella di mancare di fedeltà a Dio. Paura non perché Lui ti possa “segare” con un fulmine a sorpresa ma paura di ferirlo perché Lui si fida di te.
La vocazione è una cosa bella, ma è esigente ed è vero. Ma rimane una cosa bella perché Dio è Bellezza, Lui è il Pastore Bello (kalòs) che tii chiama (kalèo) alla Bellezza.

Carmelitane