sabato 28 marzo 2020

LAMENTI DIVINI PAROLE DI GESU’ AI SUOI SACERDOTI



LA VERGINE MADRE

"Beati i puri di cuore", dissi un giorno sulla terra. Ma il mondo, mio nemico, non vuol saperne: si arrotola nel fango e si accanisce contro tutto ciò che sa di purezza.
Menti malsane, oggi più che in altri tempi, hanno preso di mira la purezza verginale di mia Madre, mettendola al livello delle altre donne.
Quale insulto per la Regina del Cielo e quale dolore per me! Anche il mio Padre Putativo, il castissimo Giuseppe, è toccato da questa diabolica ondata di fango.
Mia Madre fu purissima prima del parto. Il profeta Isaia preannunciò, secoli prima, che Io sarei nato da una Vergine.
Fu purissima dopo il parto e lo testimonia la Tradizione autentica della Chiesa, confermata dalla sana Cristianità, dai Concili e dal Magistero dei Papi.
Lo testimonia anche e specialmente la risposta data a Gabriele che le aveva annunciato la sua prossima maternità: "Come avverrà ciò, poiché non conosco uomo?". Il che significa che non intendeva conoscerne, perché se avesse voluto vivere la vita comune delle altre donne, non avrebbe dato all'Angelo quella risposta, ma avrebbe detto senz'altro: "Accetto di divenire madre". Fu purissima la Madre mia, Terreno eletto e preparato per far germogliare me, Giglio delle valli. Dava il latte a me, Uomo-Dio; era ininterrottamente in intimità con il Re della gloria e i suoi pensieri erano sempre rivolti al Cielo e non alla terra.
Gli Angeli aleggiavano sulla casa di Nazareth, adorando me e benedicendo la Madre di un Dio fatto Uomo, scelta dalla Santissima Trinità per essere la Regina dei vergini e la Vergine per eccellenza.
Se nel mondo ho schiere di anime vergini, che si sono legate a me con voto, anime che pur con le conseguenze del peccato originale sono angeli in carne, perché dubitare della perenne verginità della Madre mia che fu esente dalla colpa originale. Capolavoro dell'onnipotenza di Dio, arricchita da un oceano di grazia, Creatura eccellentissima da eclissare le virtù delle anime più elette, Faro luminoso dell'umanità, risplendente più che il sole nel firmamento?
La Vergine Madre fu sempre Giglio candidissimo, profumato per inebriare me e la Corte Celeste.
Si ascolti, in proposito, il suo Sposo Giuseppe.

Don Enzo Boninsegna


LE SETTE ARMI SPIRITUALI



Santa Caterina da Bologna 

L'Ostia sacramentale 

Ecco un'altra eccellente grazia concessa da Dio alla religiosa che subì l'apparizione del nemico in forma di crocifisso; e ve la narrerò in tutta verità, a lode di Cristo e argomentazione della nostra fede.  

La religiosa, per più tempo, fu anche fortemente tentata di infedeltà al Sacramento di Cristo, cioè mise in dubbio la consacrazione dell'Ostia. Il dubbio divenne il suo tormento e nemmeno con la confessione riuscì a porvi rimedio; per questo, con grande pena e amaro pianto, non faceva che invocare Dio, quasi continuamente. Più si avvicinava il momento della Comunione e più la tentazione si faceva forte, fino a toglierle il senso di devozione quando si comunicava; e la insensibilità, a sua volta, favoriva la violenza della tentazione. Ricordo di un giorno, mentre nella chiesa di questo monastero stava in ginocchio fra le altre sorelle, come si usa dopo la Comunione, in cui le era cresciuta tanto la tentazione che, quasi ebbra di dolore, si sentiva trascinata al consenso; e nel resistere sul punto di cedere, ora si alzava in piedi e ora tornava a genuflettersi senza avvedersene, tanto era afflitto il suo cuore.  

Ma la bontà divina, se permette la battaglia e la pena, prepara anche la vittoria e il refrigerio. Così, una mattina presto, mentre pregava nella stessa chiesa, Iddio visitò la sua mente e parlò al suo intelletto, per illuminarla sul mistero dell'Ostia consacrata e su tutto ciò che concerne la fede nel medesimo Sacramento: le diede aperta conoscenza della vera presenza di tutta la divinità e di tutta l'umanità di Dio nell'Ostia consacrata dal sacerdote e le mostrò come e in quale modo è possibile che, sotto quella poca specie di pane, sia tutto Dio e tutto uomo; ragionò con lei sui dubbi che la stavano tormentando e su quelli che potesse avere nell'avvenire e li rimosse dalla sua mente, assolvendoli tutti con esempi belli e naturali. Inoltre, le mostrò la totale validità della grazia sacramentale della Comunione, anche se ricevuta senza devozione e per quanto lo spirito sia tentato nella fede o in altre virtù, purché sia accolta con retta coscienza e senza consenso alla contraddizione; anzi, comunicarsi sopportando con pazienza la tempesta dello spirito, è merito maggiore che accostarsi al Sacramento in dolcezza e soavità. Le mostrò, anche, come e in che modo il Figlio di Dio, Cristo Gesù, fosse incarnato per opera dello Spirito Santo e nato dalla Vergine Maria, senza il corrompimento della sua sacratissima e purissima verginità. E, infine, le diede chiara dimostrazione, conoscenza e intendimento della altissima Trinità e di molte altre notabili cose, che tralascio per impotenza e poca memoria.  

Tutto le fu rivelato nella stessa mattina; con quel mezzo, la sua anima fu liberata dalla tentazione e lei rimase in tanta consolazione, che le sembrò di non essere mai stata sottoposta a così grande pena. Ma non basta: dopo la grazia, la prima volta che si comunicò, appena ricevuta l'Ostia consacrata in bocca, sentì e gustò la soavità della purissima carne dell'Agnello immacolato Cristo Gesù; e quel sentire e quel gusto furono di tanto dolce e soave sapore, che non esiste figura retorica sufficiente a fari o intendere; ma essa veramente poté esclamare: - Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente. - e l'anima sua rimanere indicibilmente consolata, e la mente tanto più radicata nella santa fede del Sacramento, che, se tutte le creature le avessero predicato il contrario, non l'avrebbero mossa dalla sua convinzione. Così, la tristezza che l'aveva afflitta si convertì in gioia, tanto che, per nessun motivo, avrebbe desiderato di non essere stata tentata, nel considerare la utilità e la consolazione che ne aveva ricevuto. Dice assai, bene l'apostolo Paolo: «Se noi saremo stati partecipi della Passione, lo saremo anche delle consolazioni.»  

Dopo quei fatti, le rimase un forte e indeficiente desiderio di comunicarsi spesso e provava grande pena e dolore se non lo poteva fare; ma la sollecitudine della divina Provvidenza non trascura i legittimi moti dello spirito: così, una volta, mentre lei, per l'impossibilità di comunicarsi, stava in tanto soave pianto che dai suoi occhi parevano uscire due abbondantissimi rivoli d'acqua, si sentì, in quella ora, veramente comunicata nell'anima dalla bontà divina, in modo indicibile e incomprensibile. A lode di Cristo e conforto delle novelle piante, non ancora ferme e salde nella conoscenza di tanto ineffabile e incomprensibile Sacramento, a causa della nostra mortale ignoranza, incapace di comprendere i misteri divini. Perciò, dilettissime sorelle, se, per divina dispensa, qualcuna di voi fosse molestata di infedeltà al Sacramento dell'Ostia, purché non acconsenta, non tema; anzi, con fiducia riceva il nostro Signore Gesù Cristo, che si degna di venire a noi con amore infinito.

O incomprensibile e somma profondità della umiltà di Cristo! Egli non solo si abbassò a prendere la nostra infima e fragile natura, facendosi obbediente fino a ricevere la morte, ma ancora nel presente, e finché durerà il mondo, si sottopone alla obbedienza col discendere quotidianamente alle sacre parole da lui stesso ordinate, quantunque proferite da uomini e, perciò, soggetti alla colpa. E poiché i sacerdoti, per tale e così eccellente officio, devono essere in tutto santi e puri, non vi stancate, dilettissime sorelle, di pregare Dio per essi, affinché si degni di santificare tutti i loro sentimenti e, con l'aiuto divino, possano più degnamente adempiere a tanto inconsiderabile Sacramento e santamente trattare il Corpo di Cristo, agnello immacolato e mansuetissimo sposo vostro e di tutte le anime caste e verginali.  

Carissime, non vi appaia stretta la via della umile obbedienza, se il vero maestro, Cristo Gesù, incessantemente ne dà esempio all'atto della consacrazione, col donarsi in cibo spirituale all'anima ancora pellegrina, sotto le specie di pane. Perciò

O anima gentile 
non tejare tanto vile 
che non prendi Quello 
che a ti vale venire 
veggendo sua bontade 
esser tanto cortese 
che de sua deitade 
te neja larghe spese. 
Or curriti peccaturi 
e più non indugiati 
ch'El s'è fatto cibo 
perché lo prendiati. 
Oimé de quanto errore 
è pieno el care umano 
che da tanto cibo 
pure vale star luntano . 

Dilettissime sorelle mie, guardate bene che il nemico non vi induca a privare le vostre anime, sotto l'apparenza della umiltà, di tanto merito quanto ve n'è nel cumunicarsi, quando potete farlo lecitamente.  

Desidero anche pregarvi quanto più posso - e non solo voi, ma tutte quelle che verranno dopo di voi - di volere sempre conservare e migliorare, con tutto il vostro impegno, il nome del luogo ove siete state chiamate al cospetto di Dio, per l'osservanza alla santa vita, e al cospetto del popolo cristiano, per buon esempio di perseveranza nell'operare il bene: di volere sempre mantenere e difendere la vostra buona fama, non per ambizione di essa, bensì a lode e gloria del sacratissimo Corpo di Gesù, in onore del quale la venerabile donna Madonna Bernardina fondò questo monastero, e in memoria della visitazione della diletta madre di Cristo, Vergine Maria.  

Chi avrà tanto ardire da presumere di violare l'onore e la buona fama della chiesa di tanto Figlio e di tanta Madre? Orsù, carissime, con diligente studio siate buone guardiane e conservatrici della vostra santità, davanti a Dio e agli uomini. A lode di Cristo e salute di tutti i suoi membri. Amen.

Illuminata Bembo 

La battaglia continua



LA LINGUA LATINA

L’abbandono della lingua latina, come lingua della Chiesa, avvenne il 30 novembre 1969, quando ebbe inizio - obbligatorio! - l’uso del “Missale Romanum Novi Ordinis”; da allora cessò, praticamente, di esistere in tutti i Riti della Liturgia, cominciando dal rito stesso della santa Messa.
L’enciclica “Mediator Dei” di Pio XII ne aveva già parlato, denunciando le gravissime conseguenze dell’abbandono della lingua latina in Liturgia, ma il Vaticano II, con deliberato proposito, le ignorò, sapendo bene dove si doveva arrivare.
Ecco cosa scrisse Pio XII nella sua “Mediator Dei”:

«... È severamente da riprovarsi il temerario ardimento di coloro che, di proposito, introducono nuove consuetudini liturgiche».
«Così, non senza grande dolore, sappiamo che accade non soltanto in cose di poca, ma anche di gravissima importanza. Non manca, difatti, chi usa la lingua volgare nella celebrazione del Sacrificio Eucaristico; chi trasferisce ad altri tempi, feste fissate già per ponderate ragioni...».
«L’uso della lingua latina, come vige nella gran parte della Chiesa, è un chiaro e nobile segno di unità e un efficace antidoto ad ogni corruttela della pura dottrina...».

Anche nella sua “Allocuzione al Congresso Internazionale di Liturgia Pastorale” aveva detto:

«Da parte della Chiesa, la liturgia attuale esige una preoccupazione di progresso, ma anche di conservazione e di difesa;.. crea del nuovo nelle cerimonie stesse, nell’uso della lingua volgare, nel canto popolare... Sarebbe, tuttavia, superfluo ricordare, ancora una volta, che la Chiesa ha serie ragioni per conservare fermamente, nel rito latino, l’obbligo incondizionato, per il Sacerdote Celebrante, di usare la lingua latina, come pure di esigere, quando il canto gregoriano accompagna il Santo Sacrificio, che questo si faccia nella lingua della Chiesa...».

Ma il Vaticano II fu di parere diverso. Il problema della lingua latina fu deciso con l’art. 36 della “Commissione Liturgica”, mediante quattro paragrafi, i due ultimi dei quali distruggono ciò che il primo aveva garantito, impegnando la parola solenne del Concilio! Ecco il contenuto dell’intero capitolo 36:

1) “l’uso della lingua latina sia conservato nei riti...”;
2) “... si possa concedere l’uso della lingua volgare in alcune preghiere, in alcuni canti, ... ecc.”;
3) le forme e le misure erano lasciate alla discrezione e decisione delle Autorità ecclesiastiche territoriali;
4) ma finisce con annullare, praticamente, tutto!..

Il testo della prima “Instructio, art. 57: Inter Oecum. Concilii”, dichiarava che la competente Autorità territoriale poteva introdurre il volgare in tutte le parti della Messa (escluso il Canone). Ma, ad avvilire anche il Canone ci pensò un’altra “Instructio”, la “Tres abhinc annos” con l’art. 28,
in cui si legge:

«la competente Autorità ecclesiastica territoriale, osservando quanto prescrive l’art. 36, par. 3° e 4° della Costituzione Liturgica, può stabilire che la lingua parlata possa usarsi anche nel Canone della Messa...».

Quindi, con l’art. 57 della “Inter Oecum. Conc.”, la competente Autorità territoriale poteva chiedere al Papa la facoltà di “violare” i confini segnati dall’art. 36 della Costituzione Liturgica! Una “violazione” che, de facto, si considerava “una corretta esecuzione della legge”!.. La “tres abhinc annos”, invece, saltò lo steccato allegramente, come si espresse, infatti, con un linguaggio da caserma, Mons. Antonelli, il 20 febbraio 1968:

«Con la recita del Canone in lingua italiana, decisa dalla Conferenza Episcopale Italiana... l’ultimo baluardo della Messa in latino... viene a crollare».

Così, mentre la lingua araba è tuttora il veicolo dell’islamizzazione che tiene uniti i musulmani nella loro fede e li spinge contro i cristiani d’ogni paese, al contrario, la soppressione della lingua latina nella Chiesa cattolica fu il “delitto perfetto” di Paolo VI col quale infranse l’unione di tutto il popolo cristiano proprio nella loro unica vera Fede! I modernisti, così, poterono benedire il Vaticano II per aver ottenuto questo, e in maniera “ch’era follìa sperar”! (Manzoni).
Con questo ennesimo atto fraudolento, Paolo VI veniva a “canonizzare” le istanze ereticali del Conciliabolo di Pistoia, condannate da Pio VI con la Bolla “Auctorem fidei”, e da Pio XII con la “Mediator Dei”!..
Il “MODERNISMO”, con Paolo VI, era salito al potere, nonostante che la Tradizione e il Diritto canonico fossero contro la riforma liturgica. Difatti, la “Costituzione Liturgica” conteneva obblighi e impegni solenni:

1) L’uso della lingua latina nei Riti Latini, rimane la norma, non la eccezione (Art. 36, paragrafo 1°);
2) L’art. 54, comma 2°, vuole che i sacerdoti abbiano a “provvedere” (“provideatur”) che i fedeli sappiano cantare e recitare, anche in lingua latina, le parti dello “Ordinario”.
3) L’art. 114 fa obbligo, anche ai Vescovi, di conservare il patrimonio della musica sacra tradizionale, e di tenere fiorenti le “scholae cantorum” per la esecuzione di quella musica della Tradizione.
4) L’art. 116 fa obbligo “di dare la preminenza” al canto gregoriano.

Quindi, ogni singola legge esecutiva delle Conferenza Episcopali doveva essere eseguita - per obbligo “sub gravi”! - da ogni Autorità a tutti i livelli; un obbligo che avevano assunto con “giuramento”, indicato da Paolo VI in data 4 dicembre 1963, quando firmò la “Costituzione Liturgica”, scrivendo: “In Spiritu Sancto approbamus” - “omnia et singula, quae in hac costitutione Constituzione edicta sunt”. Quindi, furono illegittime le disposizioni arbitrarie della Conferenza Episcopale, come quella dell’uso volgare nella Messa, appunto perché tale facoltà era negata dal testo del par. 3 dell’art. 36:

«spetta alla competente autorità ecclesiastica territoriale... decidere circa la “ammissione” (quindi, non circa l’obbligo!)la “estensione” (ma solo come concessione, non “obbligo” di adottarla!) della lingua volgare».

A render più manifesto l’abuso di potere da parte dell’Episcopato del Vaticano II, ci sarebbe il Canone 9 della Sessione XXII del Concilio di Trento che dice:

«Si quis dixerit lingua tantum vulgari celebrari debet... anathema sit!».

Ora, questa “scomunica” non fu mai abrogata, né lo poteva essere, in quanto l’uso della lingua latina, da parte del sacerdote celebrante, è obbligatorio per evitare un sicuro pericolo di corruzione della dottrina sul mistero del Sacrificio Eucaristico1.

È certo, ormai, che il testo dell’Offertorio e delle tre Preci Eucaristiche dei Canoni, aggiunti al Canone Romano Antico, è infetto di formule che si possono dire “eretiche”.
Ad esempio: la formula, in lingua italiana, della Consacrazione della specie del vino nel Calice - ove la traduzione è a doppio titolo - si legge: “Qui pro vobis, et pro multis, effundetur” (tempo futuro semplice, forma passiva = a: “sarà sparso”), la CEI, invece, ha fatto tradurre: “È il Sangue... sparso (participio passato) per voi e per tutti”.
Ora, questa traduzione della CEI del “pro multis effundetur” in “sparso... per tutti”, è un’offesa all’intelligenza dei preti - che dovrebbero sapere anche di “latino”! - ma, soprattutto, è un’offesa a Cristo che, “pridie cum pateretur”
(cioè, quando istituì il sacrificio della Messa) non poteva dire:
“Prendete e bevete, questo è il Mio Sangue, sparso per voi”, perché era ancora da spargere!
Quid dicendum, allora?.. Come non porsi il gravissimo problema di coscienza che ne è scaturito? Papa Innocenzo XI, condannando 65 proposizioni contenenti altrettanti “errori” di morale lassa, stabilì anche il principio - obbligante la coscienza “sub gravi”! - che non è lecito seguire un’opinione solamente probabile, bensì è necessario seguire la sentenza più sicura quando si tratta della validità dei Sacramenti. Ora, la Messa contiene il problema dogmatico della Consacrazione! Come non porsi anche questo problema della “traduzione” dal latino in italiano (e nelle altre lingue volgari), tanto più che l’art. 40 della Instructio “Inter Oecum. Concilii” dice chiaramente:

«Le traduzioni dei testi liturgici si facciano sul testo Liturgico Latino»!..

Ci riempie di stupore anche il modo in cui fu tradotto, e poi imposto dalle Conferenze Episcopali di recitare in volgare, durante la Consacrazione delle sacre specie, anche il testo della formula consacratoria, che, in luogo di “... Corpus meum, quod pro vobis tradetur” (= a: per voi tradito, o consegnato), fu tradotto: “mio Corpo, per voi offerto” (participio passato, che indica solo un ricordo, un “memoriale”, ma che è smentito dal “pridie quam pateretur”, per cui il participio passato non avrebbe senso!).
Peggio ancora nella formula di consacrazione del Calice: In luogo di: “... Sanguinis mei... qui pro vobis et pro multis effundetur”, fu messa la traduzione: “Questo è il Calice del mio Sangue”... poi, viene ripetuta di nuovo la parola:
Sangue, ma che non c’è nel testo latino corrispondente. “È il Sangue... sparso” (participio passato, in luogo del tempo futuro: sarà sparso: “effundetur”), “per voi e per tutti” (in luogo di “per voi e per molti” (del corrispondente testo latino, riconfermato anche dalla Costituzione Apostolica di Paolo VI!).
Anche qui, allora, ci possiamo avvalere del diritto che ci conferisce lo stesso Vaticano II, al cap. 2 della “Declaratio de libertate religiosa”, secondo la quale

«... in materia religiosa, nessuno sia sforzato ad agire contro la sua coscienza, né sia impedito, entro debiti limiti, di agire in conformità ad essa coscienza... privatamente o pubblicamente, in forma individuale o associata...».

Perciò, chi è fedele alla Tradizione, “in rebus maximi momenti”, secondo la legge liturgica pre-conciliare, è certamente dentro i “debiti limiti”, più e meglio di chi sta, al contrario, dentro l’altra linea post-conciliare!

sac. dott. Luigi Villa 

Preghiera di guarigione interiore personale



"Gesù, ti presento tutte le mie paure: la paura di essere rifiutato da Dio, la paura nei confronti degli altri, la paura di certi luoghi e animali, la paura dinanzi al futuro e a situazioni difficili, la paura di dare una brutta impressione di me stesso.
Ti presento tutte le mie insicurezze, i miei dubbi, le mie incertezze, il disprezzo che a volte sento di me stesso e della mia vita.
Per queste paure e insicurezze mi sento come in mezzo a una tempesta.
Tu hai detto agli apostoli sul lago di Galilea in tempesta: "Coraggio, sono io, non temete!".
Dillo anche a me e nel mio cuore si placheranno le onde furiose dell'insicurezza e della paura.
Liberami da ogni dubbio e incertezza irragionevole, da ogni disprezzo di me stesso e della vita.
Sii Tu il mio coraggio, la mia sicurezza, il mio punto d'appoggio, la mia forza di vivere e di agire.
Infondi in me il tuo Spirito Santo che è Spirito di potenza e di libertà.
Cuore di Gesù, confido e spero in te.
Gesù, ti presento tutte le tristezze, le angosce, gli affanni, il senso di solitudine, di isolamento, di fallimento; tutti gli stati di depressione, disperazione, sfiducia, abbattimento e avvilimento in cui tanto spesso mi trovo.
Con le mie forze non riesco a uscire da questi stati d'animo di tristezza e di depressione. Intervieni tu. Come sei apparso a due ai discepoli di Emmaus lungo la strada e hai rimesso speranza nei loro cuori e sorriso sui loro volti, così vieni accanto a me.
Liberami da questi stati d'animo. Riempi il vuoto del mio cuore e della mia vita, fammi emergere da ogni tristezza e abbattimento.
Infondi in me lo Spirito Santo, Spirito di conforto e di gioia, di speranza e di forza. Cuore di Gesù, confido e spero in te.
Gesù, ti presento tanti penosi stati d'animo, in cui spesso mi trovo: mancanze di pace e di serenità, emotività e ipersensibilità, senso di vergogna o di colpevolezza, rimorsi e scrupoli, insoddisfazione e tedio della vita, pensieri di suicidio e di ribellione, forti inclinazioni al peccato, sentimenti di odio e di vendetta.
Sono conflitti e complessi interni che spesso mi fanno soffrire e rendono il mio cuore sconvolto e agitato, ferito e malato.
Vie umane che ho percorso non mi hanno guarito. Anzi alcuni ricorsi a persone sbagliate hanno peggiorato la situazione.
Con le mie forze non riesco a uscirne fuori.
Intervieni Tu, che hai detto agli apostoli nel cenacolo: "Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in me e nel Padre mio ".
All'inizio di tanti conflitti interiori c'è stato una mancanza d'amore e solo l'amore può guarirli. Io confido nel tuo amore. Tu mi ami. Hai dato te stesso per mio amore. Che io senta il tuo amore e in questo amore io ritrovi la quiete, il controllo di me stesso, la pace e una vita nuova.
Liberami da questi miei penosi stati d'animo.
Infondi in me il tuo Spirito Santo, i cui frutti sono amore, pace, gioia.
Cuore di Gesù, confido e spero in te.
Gesù, ti presento tutti i problemi che rendono difficile il mio rapporto con gli altri: fanno sorgere in me sentimenti di aggressività, ira, odio, rancore e creano divisione, chiusura, sfiducia reciproca, gelosia, invidia.
Tutto questo è fonte di grande disagio interiore e amareggia le relazioni con gli altri, anche con persone a me care. Con le mie forze non riesco a superare questa triste situazione.
Intervieni Tu, che hai detto: "Pace a voi. Amatevi come io vi ho amato ".
Mi hai dato l'esempio della più grande carità verso tutti e sempre.
Guarisci i miei rapporti con gli altri. Cambia il mio cuore. Rendilo misericordioso e generoso come il Tuo.
Dammi la grazia di perdonare e amare tutti e sempre; di vivere in armonia e solidarietà; di essere operatore di pace e di bontà, di amore e di unità in ogni mio ambiente.
Infondi in me il tuo Spirito Santo che è Spirito di amore e di riconciliazione, di servizio e di donazione.
Cuore di Gesù, confido e spero in te.
Grazie, Gesù, per quello che stai facendo per la mia guarigione interiore. 
Grazie per il ristoro, il sollievo, la serenità, la forza, la pace, la gioia che stai dando al mio cuore."

(autore: Padre Emiliano Tardif)

Geremia



La lettera di Semaia

24-25Il Signore dell'universo, Dio d'Israele, affidò a Geremia un messaggio per Semaia, originario di Nechelam. Egli di propria iniziativa aveva mandato lettere a tutto il popolo rimasto a Gerusalemme, al sacerdote Sofonia figlio di Maasia e agli altri sacerdoti. Nella lettera indirizzata a Sofonia, egli scriveva: 26'Il Signore ti ha messo al posto del sacerdote Ioiada ed ora sei tu il sacerdote responsabile del servizio d'ordine nel tempio. È tuo dovere far legare con catene e con un collare di ferro gli esaltati che si mettono a fare i profeti. 27E allora, perché non sei intervenuto contro Geremia di Anatot che ha parlato al popolo come se fosse un profeta? 28È colpa tua se ha potuto mandarci a dire, qui a Babilonia: 'Sarà lunga per voi! Perciò costruite case e abitatele, coltivate orti e mangiatene i frutti''. 29Il sacerdote Sofonia lesse questa lettera davanti al profeta Geremia. 30Allora il Signore diede a Geremia l'ordine 31di far giungere a tutti i deportati questo messaggio a proposito di Semaia, originario di Nechelam: 'Semaia vi ha parlato come se fosse un profeta, ma io non l'ho mandato. Poiché vi ha spinti a fidarvi di cose non vere 32io, il Signore, punirò Semaia di Nechelam e i suoi discendenti. Nessuno della sua famiglia resterà in mezzo a voi, potrà godere del benessere che sto per concedere al mio popolo. Infatti egli ha spinto il popolo a ribellarsi contro di me. Così dice il Signore'.

GESU’ AL CUORE DELLE MAMME



Un bulbo di fiore o un povero sterpo? Custodisci la pace come il tesoro più ricco della casa. Dove regna la pace regno io, Re di pace. È più bello il rinnegamento del proprio giudizio e della propria volontà che il penoso sacrificio di un dissenso familiare. Ogni condiscendenza è un bulbo che fiorisce. Ogni ostinazione è uno sterpo che genera un roveto pungente.

don Dolindo Ruotolo

Giurare fedeltà al magistero di Bergoglio?



LA SFIDA AL CIELO


Per far splendere il Sole Infinito di Lucifero, però, si deve vincere la sfida al Cielo: la totale eliminazione del Sacrificio di Cristo sulla Croce dalla faccia della terra. Questo è il compito affidato a Bergoglio.
Noi, però, sappiamo dalla Madonna de la Salette che «Satana s’innalzerà con orgoglio nell’aria per andare fino in cielo, ma sarà soffocato … cadrà  e sarà gettato, per sempre, con tutti i suoi negli abissi eterni dell’inferno!».
Ma in attesa del momento in cui verrà gettato il guanto di questa sfida al Cielo, i traditori di Cristo continuano a parlare di “Pace” e di “Ecumenismo”, insistendo sulla necessità di abbandonare la “vecchia dottrina” della Chiesa di Cristo, per accogliere una “nuova dottrina” che porterà all’unione di tutte le religioni e di tutti i popoli, come unica garanzia per la Pace mondiale.  

del dott. Franco Adessa


SE MI APRI LA PORTA...



Io perdono e dimentico

Ah, se i peccatori conoscessero la mia divina bontà, non esiterebbero un momento a ricorrere a Me, specialmente quando i loro peccati non fossero compiuti con fredda malizia.
Per un vostro sospiro d'amore per Me, lo perdono e dimentico una lunga catena di manchevolezze che la vostra fragilità vi fa commettere.
Se tutti gli uomini, dopo una colpa, mi chiedessero perdono e soccorso, lo farei già della terra un Paradiso. È la malizia e la protervia dopo il peccato che Mi paralizza e Mi costringe ad essere giudice severo.
Gettati nelle braccia della mia misericordia con la massima confidenza: Io aggiusto tutto bene. Sono il buon Pastore oggi, come lo ero ieri e come lo sarò domani.
Anzi: è quando sbandate e vi sperdete, che vado in cerca per ricondurvi all'ovile. Ritorna fra le mie braccia pentita, e sarai sempre accolta paternamente!
Se devo fare da mediatore, bisogna ben che vi sia una causa da perorare. Se il tuo cuore non dà che frutti acerbi o cattivi, dammeli lo stesso. Essendo roba esclusivamente tua, ne sento compassione, anzi l'accetto e la gradisco.
Un medico non guarda se l'ammalato ha delle belle qualità, ma soltanto bada a quello che richiede da lui. Così lo non cerco nell'anima che il modo di guarirla. lo sono il migliore dei medici perché, se voglio, posso risanare.
lo sono sempre vicino all'anima tribolata; sono maternamente premuroso per chi sa di essere malato, e sono il rifugio del reietto e dell'abbandonato.

Se le creature mi conoscessero come sono, mi amerebbero davvero di vero cuore e con tutta l'anima loro. È l'ignoranza che tiene indietro l'amore.
Amami, credi al mio amore per te e per tutte le creature uscite dalle mani onnipotenti del vostro Dio. lo sono felice in Cielo: eppure mi fate compassione, mi occupo di voi e vi amo tanto.
Se sapeste come sto sempre, con l'orecchio della mia misericordiosa bontà, proteso per accorrere subito, appena mi desiderate! Appena cercate, volo a soddisfare ogni vostro possibile desiderio.
Ma ben pochi mi trattano confidenzialmente. Sono molto rare le anime che confidano in Me con quella pienezza di fede, che sforza l'onnipotente mia Volontà. Dov'è quella fede che, in tutte le vicende della vita, sa prendere saggiamente e santamente in bene quanto succede?
Per molte anime lo non sono più l'unico e vero Signore, che conosce e ha cura di ogni cosa creata. Sarei un essere passivo, che tutto vede e tutto tollera (secondo loro) con indifferenza glaciale.
Che torto mi fate pensando così! Che oltraggio al mio Divin Cuore, tutto premura e attenzione anche per il minimo di voi!

DON RENZO DEL FANTE

Preghiera di liberazione



INVOCAZIONE AL PADRE

Padre, liberaci dal male, cioè dal maligno, la persona e la potenza che è tutto male.
Il maligno è stato sconfitto dal tuo Figlio Gesù, crocifisso e risorto, e dalla sua Madre, la Vergine Maria, la Nuova Eva, l'Immacolata.
Ora si avventa contro la sua Chiesa e contro tutta l'umanità, perché non giunga alla salvezza.
Anche noi siamo sotto la sua pressione, siamo in tempo di lotta.
Liberaci da ogni sua presenza e influenza. Fa' che non cadiamo sotto la sua schiavitù. Padre, liberaci dal male.
Padre, liberaci da tutti i mali che ci fa il maligno. Liberaci dal vero grande male delle nostre anime, il peccato, al quale ci tenta in tutti i modi.
Liberaci dalle malattie del corpo e della psiche, che egli causa o sfrutta per farci dubitare del tuo amore e farci perdere la fede.
Liberaci dai malefici che ci fanno i maghi, i fattucchieri, i seguaci di satana.
Padre, liberaci dal male.
Padre, libera le nostre famiglie dai mali che provengono dal maligno: divisioni tra sposi, tra genitori e figli, tra fratelli, danni sul lavoro e la professione, corruzione morale e perdita della fede.
Libera le nostre case da ogni insidia, da ogni infestazione, da ogni presenza del diavolo, a volte sensibile con rumori e disturbi.
Padre, liberaci dal male.

venerdì 27 marzo 2020

SUPREMO APPELLO



... Il Cristo si va formando attraverso i secoli - ognuno può darmi accrescimento coi suoi sforzi, con le sue virtù ... Mi tarda di essere completo, di avere assimilato a Me tutte le anime che ancora mancano a formare il mio Corpo mistico e a dargli la maggiore espansione possibile. Io « aspiro » le anime, col sospiro del mio Cuore, ma esse non si lasciano prendere. Come la mia Voce non può giungere ad esse attraverso tutti gli ostacoli che han frapposto tra Me e loro, così non si lasciano attrarre dal sospiro del mio Cuore, per la pesantezza dei loro desideri tutti rivolti alla terra. Eppure se le anime sapessero quanto le amo e che tormento è per Me la loro resistenza!

La virtù non è tale se non viene provata.



La virtù non è tale se non viene provata. Dio permette le tentazioni affinchè col suo aiuto liberamente ci decidiamo per Lui e avanziamo nella santità. Infine ci darà il premio che non muore.


I doni profusi dallo Spirito Santo su PADRE PIO



Coronazione di spine 

Fra Modestino scrive: “...Nel gennaio del 1945, seguendo la messa di Padre Pio al lato dell'altare, i miei occhi si posarono sulla fronte e dietro la nuca del celebrante. Notai che la sua carne, in quel punto, sembrava come intrecciata e sulla fronte presentava dei foruncoletti simili a punture di spine. Spesso poi Padre Pio portava il dito medio della mano destra alle tempie e faceva dei gesti come se volesse sollevare qualcosa che gli stava dando fastidio. Notai, infine, conficcata nella sua fronte, una piccola croce di circa tre centimetri. (Frà Modestino da Pietrelcina, Io...testimone del Padre, Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, San Giovanni Rotondo, V edizione, 2001, pag. 75-8) 

Maria Pompilio: bollicine rosse e appuntite in prossimità della fronte.  

Maria Pompilio scrisse nelle sue memorie che una mattina, mentre si trovava vicino al Padre, notò fra i suoi capelli, in prossimità della fronte, alcune bollicine rosse ed appuntite come sproni, ma quando fece per toccarle, il Padre, voltandosi con tanta calma le disse: "Lascia stare. Non guastare l'opera di Dio." (Marianna Iafelice, in Voce di Padre Pio, Settembre 2011, pag. 58) 

Domanda dell'inquisitore Mons. Raffaello Rossi a Padre Pio il 20 giugno 1921, ore 16,30: "C'è chi dice che qualche segno le viene anche in testa?". Risposta di Padre Pio: "(Ridendo). Oh! Per amore del Signore! Che vuole che risponda! Qualche volta mi sono trovato con dei bollicini in fronte o in testa, ma non ci ho dato mai nessun peso, né mai mi è passato per la cima dei capelli di dirlo ad alcuno!..." (Francesco Castelli, Padre Pio sotto inchiesta “L’autobiografia segreta”, Editrice Ares, Milano, 2008, pag. 247) 

G. C. 

Profezie Madonna di Anguera



“ARRIVERÀ IL GIORNO IN CUI CI SARANNO DUE TRONI, MA SOLO SU DI UNO SIEDERÀ IL VERO SUCCESSORE DI PIETRO. Sarà questo il tempo della grande confusione spirituale per la Chiesa. Restate con la verita”.


Anguera  23/12/2008

IL MISTERO DEL PURGATORIO



IL VERO AMORE DEL PROSSIMO E LA VERA CARITA'

19 dicembre 1931
Il santo discernimento comprende anche un mirabile amore del prossimo - esso non è guidato dalle  simpatie umane, ma dalla giustizia divina. Anche l'amore del prossimo deve essere guidato da Dio  per portare in sé la santa ragionevolezza. Anche questa virtù deve essere pura. Non si deve essere  umanamente buoni, ma divinamente buoni. Solo nel Purgatorio ho imparato a conoscere le  mancanze e le colpe, che si possono commettere anche nell'amore del prossimo. Ho visto anime  che in vita erano note per le loro opere di carità, eppure nel Purgatorio dovevano espiare per il loro  deficiente amore del prossimo. Perché questo? Molti hanno fatto il bene, e spesso molto bene, là  dove sentivano una inclinazione di simpatia. In un altro luogo, dove non provavano questa inclinazione, ed il bisogno invece era assai più grave, sono stati capaci di passare oltre, insensibili. Dio  mi ha mostrato queste colpe, ed ho visto che queste anime avevano sentimenti terreni ed umani: si  lasciavano guidare dalle loro simpatie. E queste simpatie non valgono davanti a Dio. Il vero amore del prossimo, che poggia sull'amore di Dio, non conosce la simpatia, ma solo l'amore. Quando uno  vuol agire in tutto per amore di Dio dirige intero il suo cuore secondo le necessità del prossimo e  non secondo il capriccio della simpatia.
Non importa a chi si fa il bene, purché si voglia fare il bene. Tuttavia, nel fare il bene si deve  essere anche intelligenti e prudenti; nell'amore del prossimo si devono tenere presenti alcuni  ostacoli da cui l'amore è inceppato. Si potrebbe, e avviene sovente, afferrare l'amore per sé invece  che per Dio e perciò essere amati troppo e troppo umanamente: qui l'amore deve essere intelligente  e prudente.
Ai nostri fratelli dobbiamo dare sempre Gesù e non noi stessi. Su questo punto ho visto nel Purgatorio molte cose che non posso descrivere. Ciò mi ha insegnato ad essere prudente. Questa prudenza mi ha talora reso triste, perché spesso ho dovuto trattenere il mio amore che voleva gettarsi  avanti, desideroso di aiutare. La prudenza, in qualche modo, mi tratteneva, e spesso mi ha fatto  piangere per amore represso. Allora Gesù mi consolava e mi ripeteva: «Sappi che in cielo potrai  amare finalmente come ti piace di amare!». Allora, sempre, io mi consolavo. Perfino nel compiere  il bene si deve interrogare Gesù e consigliarsi con Lui, per corrispondere alle intenzioni di Gesù, per  non frapporre nulla al loro cammino.
Non si può fare il bene là dove tutto viene dissipato; dove Dio non vuole che si dia. Perciò è così  necessario consigliarsi con Gesù, aiutare quando Gesù vuole aiutare. E perciò è così necessaria la  santa ragionevolezza anche nell'amore del prossimo. Per essa ci si rivela ciò che è giusto, soprattutto quando abbiamo pregato. Ci sono stati anche casi in cui Gesù mi ha detto: «Tu fai di più  quando non fai niente - qui il bisogno deve trarre qualcosa di grande da me». Quante volte già il  Signore mi ha trattenuto, quando il mio amore voleva spingersi infuocato avanti, e intervenire;  allora Egli mi ha detto semplicemente: «Qui devi pregare... allora avrai fatto la cosa migliore».
Poi il Signore mi ha mostrato i piani della sua provvidenza ed io ho visto che dovevo lasciarlo  fare: ho visto che talvolta la necessità portava già in sé la salvezza contro i pericoli interiori. Su  questo punto ho già tanto imparato e compreso; ho già guardato così in fondo nel Purgatorio; allora  la istintiva volontà del cuore si pone dalla parte di Dio e per la prima volta si riconosce che quella  bontà poteva essere priva di saggezza e di intelligenza. In tutto, in tutto si deve per prima cosa  aderire con una santa ragionevolezza allo Spirito Santo; poi saremo retti dalla sapienza di Dio: le  migliori intenzioni devono essere purificate dalla preghiera, da uno sguardo innalzato a Dio; da cui  vengono ogni sapienza e bontà e per cui la bontà del nostro cuore diviene buona. E allora è sempre  la Sua bontà che è buona...
Vedo che mi sto inoltrando in un altro tema: mi riscuoto e ritorno nuovamente al Purgatorio.
Come sono diversi da quelli del nostro mondo stolto i pensieri laggiù! Potessero le povere anime  ritornare indietro, quante cose ci direbbero e ci insegnerebbero, e quanti vizi nascosti troverebbero  in noi, anche vizi occultati in una virtù.
La vera e santa bontà cerca solo di fare in tutto il bene di Gesù. E dove troviamo Gesù? Lo troviamo  in ogni luogo dove ci siano vero bisogno, vera necessità, poiché Egli ha voluto essere bisognoso di  aiuto, per poter dire a coloro che amano: «Tu mi hai aiutato». Dappertutto dove c'è una sincera,  reale, effettiva necessità, sia essa materiale o spirituale, là c'è Gesù.
Oh, questo pensiero! Le povere anime conoscono meglio che non durante la vita terrena la condiscendenza misericordiosa della verità e noi vogliamo imparare da essa ad essere buoni sul serio a  fare del bene a Lui. Bisognerebbe tenere in ben maggior conto Gesù nel suo nascondimento di povertà e di bisogno!
Gli uomini usano dimostrare rispetto soprattutto a quelli che hanno denaro e ricchezze e onore e  sono dappertutto ricevuti con molta considerazione. Ma non convengono massimamente onore,  attenzione, amore a coloro che sono sempre respinti e non vengono considerati, e sulla terra non  valgono molto? In costoro Dio stesso, il re dei poveri, viene a noi come ospite. E non dovrebbero  costoro avere il posto di onore fin dentro il nostro cuore? Perché per costoro vale la parola di Dio: «Voi l'avete fatto a me stesso». Essi sono il grande «a me» della degnazione misericordiosa di Dio;  a questo «a me» conviene il massimo onore.
Sulla terra onoriamo in taluni il denaro e la ricchezza, onoriamo l’uomo; ma nei poveri onoriamo  Dio stesso...
Ma ci sono anche uomini che, nonostante il denaro e la ricchezza, sono poveri, perché hanno una  pena nel cuore, o una qualche necessità. I fortunati possono essere poveri anch'essi, e anche lì con  le parole buone e le buone azioni possiamo assistere Gesù. Sempre dove c'è un bisogno, c'è Gesù  che ci rivolge una preghiera... Il più caro, il più bello, il più degno di onore fra i nostri ospiti, non è  l'uomo che ha fortuna e ricchezza e benessere, ma il povero, sia egli povero internamente o esteriormente; il ferito, perché egli è Gesù, Egli è là, dove in un angolo sta il Crocifisso.
Chi riceve un beneficio deve a sua volta beneficare. È così bello essere beneficatori di Dio! Non  beneficare per comperare così il proprio onore, non beneficare secondo la propria inclinazione, ma  secondo l'intenzione e l'amore di Dio.
Nel Purgatorio ho contemplato innumerevoli anime che non fecero il bene con retto sentimento ed  anche tanti, tanti benefattori dallo spirito farisaico. Non avrei mai potuto credere, se il Purgatorio  non fosse stato il mio maestro. Ho molto sofferto per riuscire a credere e comprendere tutto questo,  perché il mio cuore voleva avere troppa fiducia e fede nel mondo, e Dio lo dovette prendere con sé  nella scuola del Purgatorio.
Anche le anime che si compiacciono di giudicare hanno la loro conversione nel Purgatorio.  Quanti hanno giudicato capricciosamente, guidati anche qui dalla simpatia e dall'antipatia. Nulla di  profondamente fondato, nulla di giusto era a fondamento dei loro pensieri.
Differenti categorie che io trovo nel Purgatorio: alcune hanno le loro incrostazioni e il loro duro involucro in un punto, altre in un altro; parecchie portano la durezza nel mezzo della loro mollezza,  la colpa nel mezzo della virtù.
Gesù non può servirsene per il Cielo. Col suo amore Egli deve renderle tutte pure e tenere. Ma chi  sempre con amore distingue il bene dal male, per sincerarsi della verità, per non lasciarsi ingannare  e imprigionare dalla menzogna, così da appoggiare il male (e queste sono la santa prudenza, santa  saggezza e intelligenza), questi non condanna e non è giudicato. Come sono felici le anime  quando sono libere da questo vizio, il vizio del giudicare... Poiché le anime di coloro che amano il  giudicare sentono molto più tagliente nell'anima propria il giudizio di Dio. Ci sono spesso anime  che fino alla morte sono rimaste fedeli alla loro ingiusta «giustizia».
È dunque bene che secondo questa intenzione si preghi assai spesso per ottenere di agire retta-mente  e nutrire pensieri di amore nelle situazioni favorevoli, e in quelle sfavorevoli.
Qui non possono pronunciare la loro parola né la simpatia né l'antipatia, ma solo l'amore: questa è  giustizia. Certo possiamo sempre mantenere l'occhio acuto, per preservarci, in questo mondo  cattivo, dall'inganno e dal raggiro. Questo comanda anche la santa ragione, che ci ammonisce ad  essere prudenti.
Se una cosa ha una ragione, il divino discernimento lo rivela: allora essa è già nell'ordine. Ma in  molte anime il bene ed il male non hanno nessun motivo o determinazione: la loro simpatia è il loro  giudizio, o lo è la loro avversione: così mancano la divina giustizia e verità e tutto è vacuo e vuoto,  solo è presente la contaminazione dell'anima. Troppo si può fare spinti dalla simpatia o  dall'avversione, quando lo Spirito Santo non ci guida. Per gli uni un uomo è santo, per gli altri è  malvagio, oppure ciò che è santo appare cattivo e ciò che è cattivo appare santo: il giudizio discende  semplicemente dall'inclinazione, senza fondamento e senza scopo. Non c'è nulla in esso che giovi  all'anima; solo il vuoto ed inutile giudizio umano; nulla che guidi al bene o metta in guardia contro  il male, ma la sterile ed inane simpatia od antipatia. A che giova essa per la vita e per l'eternità?  Dove c'è puramente capriccio umano o inclinazione umana... Oh, povere anime, come devono  spasimare nel raggio dell'eternità e della verità, esse che hanno tanto vissuto di insincerità e di  superficialità! Ma le anime che in tutto furono mosse da un motivo santo ed amoroso, che da ogni  cosa trassero un ammaestramento per il tempo e per l'eternità, che rettamente cercarono di distinguere il male dal bene, per trovare solo la verità e non sostenere mai ciò che fosse ingiusto -  queste anime saranno chiamate verità dalla eterna verità, chiamate amore dall'eterno amore e  innalzate al cielo.
Già il Purgatorio dice quanto deve essere meraviglioso il Cielo - altrimenti Dio non imporrebbe  una purificazione così severa ed esatta dell'anima. Oh, prepariamoci fin d'ora, pieni di desiderio, alla  purezza del Paradiso!

LAMENTI DIVINI PAROLE DI GESU’ AI SUOI SACERDOTI



IL CROCIFISSO DEVOZIONE SORPASSATA?

Una moderna e deplorevole corrente di pensiero che circola tra alcuni sacerdoti vuol rinnovare tutto e su tutto ha da ridire. Non risparmia neppure me Crocifisso.
"Le immagini di Gesù Crocifisso? Roba di altri tempi! - dicono alcuni - Erano le menti ingenue del tempo passato che amavano questi segni sensibili, queste strane forme di devozione. Ma in questo attuale risveglio e rinnovamento della Chiesa e della società le immagini del Crocifisso vanno messe da parte." Cosa dovrei rispondere a questi sacerdoti ... rinnovatori, nemici della mia croce?
Innanzitutto rinnovate voi stessi nello spirito! E poi, perché impedire che i fedeli mi contemplino Crocifisso? Non ci sono qua e là nel mondo vari monumenti che ricordano i grandi uomini della storia? E non vi tenete care le foto che richiamano alla vostra mente il volto di persone a voi care, vive o defunte? Quale uomo è più grande e più degno dell'Uomo-Dio? Quale persona al mondo può essere a voi più cara di me Redentore?
L'immagine di me Crocifisso ha portato molti alla vera conversione e ha formato tanti santi. Quante volte ho dimostrato al mondo, con dei prodigi, quanto lo gradisca l'immagine di me inchiodato sulla Croce, versando Sangue vivo dalle ferite e talvolta schiodando le mie mani per abbracciare dei peccatori pentiti!
E voi, miei discepoli e miei ministri, considerate come una devozione sorpassata il culto alla mia immagine di Crocifisso? Quale stoltezza!
Piegate piuttosto le ginocchia, umiliatevi, baciate le mie Piaghe e meditate sugli insegnamenti che vi dà un Dio Crocifisso, svenato per salvarvi!
Chi mi contempla inchiodato sulla Croce e sente amore per me, difficilmente guasta la sua condotta e si lascia oscurare la mente fino a seguire il turbine di questo mondo.
Chi non ama il Crocifisso, non mi conosce e non conoscendomi non può imitarmi e non imitandomi non opera nulla di concreto nella sua vita.

Don Enzo Boninsegna