giovedì 14 maggio 2020

AMMONIZIONE AI FRATI



REGOLE ED ESORTAZIONI


5 E dobbiamo avere in odio il nostro corpo con i suoi vizi e peccati, poiché quando noi viviamo secondo la carne, il diavolo vuole toglierci l’amore del [Signore nostro] Gesù Cristo e la vita eterna e vuole perdere se stesso con tutti nell’inferno; 6 poiché noi per colpa nostra siamo ignobili, miserevoli e contrari al bene, pronti invece e volonterosi al male, perché, come dice il Signore nel Vangelo: 7 «Dal cuore procedono ed escono i cattivi pensieri, gli adulteri, le fornicazioni, gli omicidi, i furti, la cupidigia, la cattiveria, la frode, la impudicizia, l’invidia, le false testimonianze, la bestemmia, [la superbia], la stoltezza, 8 Tutte queste cose cattive procedono dal di dentro del cuore dell’uomo, e sono queste cose che contaminano l’uomo».
              9 Ora invece, da che abbiamo abbandonato il mondo, non abbiamo da fare altro che seguire la volontà del Signore e piacere unicamente a Lui.

S. Francesco d’Assisi

Regina della Famiglia



Apparizioni a Ghiaie

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Il ruolo del Cortesi 

La Signorina Sidlauskaitè ha avuto occasione di esaminare  il soggetto dopo molti mesi e ha potuto controllare il giudizio di  normalità. 
Nel suo volume Ella si chiede che cosa è "normale". Se non  si vuole giocare con le parole per fini di non buona dialettica,  diciamo che un fanciullo è normale quando non presenta una  deviazione di sviluppo, né un arresto, né alcuna anomalia nelle  singole funzioni o nel loro giuoco complesso tali che si debba  porre diagnosi di una fra le molti sindromi psicopatologiche che  si incontrano nel periodo infanto-puberale. Naturalmente nei  limiti dell'età del soggetto. Anzi, poiché taluno parla, in alcuni  casi, di subnormalità (espressione per noi erronea), escludiamo  che nel nostro caso si possa parlare di subnormalità. Siamo  sempre disposti a riesaminare la bambina insieme con altri, o  psicologi o psichiatri, che conoscano però la tecnica moderna  degli esami dei soggetti nell'età evolutiva, per determinare se noi  siamo incorsi in errore e quale. 
Dico che siamo disposti a fare questo esame con chi conosca la tecnica. Il che, permetta, non ci sembra il caso suo. 

1) Ella cita una serie di reattivi e non si capisce bene se Ella  li abbia usati. Ora, come già Le ho scritto in risposta ad una Sua  lettera, Ella fa a questo proposito delle affermazioni che lasciano  noi dubbiosi. Lo Zimmermann, che Ella cita, è un fabbricante di  Lipsia che ha messo in commercio i reattivi di Binet e Simon  modificati da Bobertag. Ebbinghaus e Ranschburg non hanno mai ideato reattivi mentali. Dubitando di me, ho scritto al  mio buon amico Ranschburg se ne aveva ideato che io non  conoscessi; mi ha risposto (poco prima di entrare nel campo di  concentramento, perché ebreo) che non ne ha mai ideati. David  è un nome ignoto agli psicologi. E via dicendo. 

2) Ella attribuisce notevole attività psicosensoriale alla Adelaide Roncalli; la espressione si presta ad equivoci. Sarebbe  bene Ella spiegasse che cosa vuol dire. Comunque se Ella intendeva riferirsi alla attività rappresentativa, si deve dire che è piuttosto scarsa; molte bambine, anche normali, la presentano molto  più vivace; se Ella intendeva dire capacità di concentrare i  poteri attentivi, si deve dire altrettanto; ed altrettanto si deve  dire per l'attività dei singoli recettori sensoriali. È da escludersi  uno sviluppo superiore alla norma della attività fantastica. La  espressione "pseudologia" che Ella usa fa ritenere che Ella  pensi ad una forma isterica; la pseudologia è infatti un sintomo  dell'isterismo. Siffatta forma è da escludersi. 

3) Ella dimostra di non avere conoscenza nel suo scritto delle caratteristiche della fanciullezza, tanto è vero che le sembra anormale o elevato ciò che è proprio dell'età dei 7 anni. Ciò  non stupisce: l'esaminare fanciulli non è stato, che io sappia, il  suo campo di studio. 
Passando ad altro punto della sua memoria osservo che  Ella ci accusa di non aver esaminato la Adelaide Roncalli in  rapporto alle sue "visioni". Ma se noi lo avessimo fatto  avremmo commesso un grossolano errore metodologico. Io anzi  ho raccomandato caldamente alla Signorina Sidlauskaitè di non  porre mai domande alla Adelaide Roncalli aventi riferimento a  "visioni" o a fatti simili. Noi abbiamo voluto, e dovuto dare un  puro giudizio tecnico, oggettivo sulla vita psichica della Adelaide Roncalli nel momento in cui fu sottoposta al nostro esame. 

È necessario poi che io Le ricordi un complesso di fatti  che meritano di essere presi in considerazione e che debbono  essere tenuti presenti.

La bambina nel periodo delle "visioni" è stata certamente  sottoposta ad uno shock psichico, o almeno fu collocata in situazioni che certamente hanno avuto influenza sulla sua vita. Tanto  che io raccomandai a Lei, e ritengo che Ella lo ricordi, che la  bambina venisse collocata in ambiente sano, che non le si parlasse più delle "visioni" e si facesse in modo che essa le dimenticasse o non desse loro importanza. Avvenne invece il contrario. La bambina fu insistentemente interrogata: fu trattata da  adulti come fosse una adulta; fu vezzeggiata all'inverosimile.  Quando non vi fosse altra testimonianza, vale quello che ho  visto io stesso con i miei occhi; ossia il modo nel quale Ella la  trattava, la prendeva in braccio, la coccolava, le parlava ecc.  Anche gli interrogatori, dei quali Ella riferisce nel Suo volume,  sono fatti in modo da provocare la ben nota reazione di difesa.  Io non so se l'Adelaide Roncalli ha imparato o no a mentire:  data l'età lo escludo: ammetto invece che un ambiente artificiale  (il comportamento degli uomini) può dare ragione delle manifestazioni e delle risposte dell'Adelaide Roncalli. Dico cioè che il  trattamento, fatto per troppo lungo tempo alla bambina, da parte  di chi era entusiasta, di chi nutriva speranze, di chi era diffidente, ecc., fu il peggiore che si poteva fare: quindi si è avuta  certamente una deformazione o una deviazione del carattere,  ovvero, forse, una esagerazione di ciò che già esisteva; quindi è  facile capire come la bambina si sia difesa con risposte oggettivamente bugiarde. 

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SHEMA YISRAEL by Micha'el Ben David HEBREW - ENGLISH


Preghiere di guarigione fisica personale



"Signore Gesù, credo che sei vivo e risorto. Credo che sei presente realmente nel Santissimo Sacramento dell'altare e in ciascuno di noi che crediamo in te. Ti lodo e ti adoro. Ti rendo grazie, Signore, per essere venuto da me, come Pane vivo disceso dal cielo.
Tu sei la pienezza della vita, tu sei la risurrezione e la vita, tu Signore, sei la salute dei malati.
Oggi ti voglio presentare tutti i miei mali, perché tu sei uguale ieri, oggi e sempre e tu stesso mi raggiungi dove mi trovo. Tu sei l'eterno presente e mi conosci. Ora, Signore, ti chiedo d'aver compassione di me. Visitami per il tuo vangelo, affinché tutti riconoscano che tu sei vivo, nella tua Chiesa, oggi; e che si rinnovi la mia fede e la mia anima. Abbi compassione delle sofferenze del mio corpo, del mio cuore e della mia anima. Abbi compassione di me, Signore, benedicimi e fa che possa riacquistare la salute. Che cresca la mia fede e che mi apra alle meraviglie del tuo amore, perché sia anche testimone della tua potenza e della tua compassione.
Te lo chiedo, Gesù, per il potere delle tue sante piaghe per la tua santa Croce e per il tuo Preziosissimo Sangue. Guariscimi, Signore! Guariscimi nel corpo, guariscimi nel cuore, guariscimi nell'anima. Dammi la vita, la vita in abbondanza. Te lo chiedo per l'intercessione di Maria Santissima, tua Madre, la vergine dei dolori, che era presente, in piedi, presso la tua croce; che fu la prima a contemplare le tue sante piaghe, e che ci hai dato per Madre.
Tu ci hai rivelato d'aver preso su di te i nostri dolori e per le tue sante piaghe siamo stati guariti. Oggi, Signore, ti presento con fede tutti i miei mali e ti chiedo di guarirmi completamente. Ti chiedo, per la gloria del Padre del cielo, di guarire anche i mali della mia famiglia e i miei amici. Fa che crescano nella fede, nella speranza e che riacquistino la salute per la gloria del tuo nome. Perché il tuo regno continui ad estendersi sempre più nei cuori attraverso i segni e i prodigi del tuo amore. Tutto questo, Gesù, te lo chiedo perché sei Gesù. Tu sei il Buon Pastore e noi siamo le pecorelle del tuo gregge.
Sono così sicuro del tuo amore, che prima ancora di conoscere il risultato della mia preghiera, ti dico con fede: grazie, Gesù, per tutto quello che farai per me e per ciascuno di loro. Grazie per i malati che stai guarendo ora, grazie per quelli che stai visitando con la tua Misericordia. Gloria a te Gesù."

(autore: Padre Emiliano Tardif)

VEDO IL MIO POVERO PAPA RANNICCHIATO IN PREGHIERA.



Pace a voi!
Siate meritevoli del mio amore e venite a Me per amore, non perché Io ve lo comando
Il mio richiamo è solo nell’amore, nell’infinito amore che nutro per voi, figli miei.

Amate creature mie, oggi rivolgo a voi tutto il mio dire:
Il tempo dei dolori è iniziato con l’allontanamento dalla Sede di Pietro, del mio Vicario Papa Benedetto XVI. La sua castità è grande in Me, il suo cuore è pieno di Me. Rispondetemi come lui Mi risponde, state al suo seguito perché presto esordirete al suo fianco.
Uomini di Galilea, eccovi giunti alla fine di un tempo vecchio, il sole è per sorgere nuovo, il Cielo è in attesa di compiere le sue meraviglie.
Benedetti figli, l’organo della Chiesa riprenderà nella sua melodia e Mi richiamerà.
Rivolgo a voi tutti, figli dell’Amore, il mio riverente Sacro Cuore. Credete fermamente in Me, o uomini, Io sono la Via, la Verità e la Vita, solo in Me avrete la pace e l’abbondanza di ogni bene.
La grazia di Dio Padre discenda su di voi, apra i vostri cuori all’amore. Sia ora la vostra conversione, il vostro dono totale a Dio, a Colui che vi ha creati. Egli vi richiama a Sé, non perdete tempo, questa è l’occasione di stare tutti uniti per vincere contro Lucifero.
La terra del Brasile piangerà.
Il Tempio di Roma, profanato dai maledetti serpenti, chiede giustizia!
La Mia Casa è sconsacrata!

Vedo il mio povero Papa rannicchiato in preghiera, il suo manto lo avvolge per la sua età. Egli chiede misericordia al suo Dio e chiede il suo anticipato ritorno.
L’ora è segnata, ormai tutto è pronto, il sipario sta per calare su questa Umanità perversa.
Sto entrando con la mia Potenza a distruggere il Male e rimediare ogni cosa in Me. Il Bene trionferà e tutti voi che avrete aderito a questo mio grido di salvezza sarete con Me in Paradiso.

Genti tutte, state con gli occhi puntati verso il cielo perché ecco che la sorpresa sarà grande per tutti.
Dio trionfa sempre, EGLI È! Aggrappatevi al suo Sacro Cuore, urlateGli tutto il vostro sì fedele, chiedete a Lui la grazia della salvezza.
Carbonia 11.05. 2020

TRATTATO SULL’INFERNO



L'INFERNO ESISTE?

Nella Costituzione Lumen gentium, il concilio Vaticano Il ricorda con parole della Scrittura l'alto destino verso il quale siamo incamminati: "Con verità siamo chiamati, e lo siamo, figli di Dio, ma ancora non siamo apparsi con Cristo nella gloria (cf Col 3, 4), nella quale saremo simili a Dio perché lo vedremo qual è. Oltre ad affermare questo destino glorioso, il Concilio non manca di segnalare il grande rischio che corre l'uomo, se usa male della libertà: "Siccome poi non conosciamo né il giorno né l'ora bisogna, come ci avvisa il Signore, che vegliamo assiduamente affinché, finito l'unico corso della nostra vita terrena, meritiamo con lui di entrare al banchetto nuziale ed essere annoverati tra i beati" (cf Mt 25,31-46), né ci si comandi, come ai servi cattivi e pigri, di andare al fuoco eterno nelle tenebre esteriori dove "ci sarà pianto e stridore dei denti".

Prima di regnare con Cristo glorioso, noi tutti compariremo "davanti al tribunale di Cristo, perché ciascuno ritrovi ciò che avrà fatto quando era nel suo corpo sia in bene che in male", e alla fine del mondo "ne usciranno, chi ha operato il bene a risurrezione di vita, e chi ha operato il male a risurrezione di condanna" (Gv 5,29).

Tutti risusciteremo, come insegna il Signore nelle parole riferite da san Giovanni: "chi ha operato il bene a risurrezione di vita; chi ha operato il male, a risurrezione di condanna": alcuni per il cielo e altri per l'inferno. La verità di fede dell'inferno, rivelata varie volte nel Nuovo Testamento, dev'essere accettata alla luce di un'altra verità centrale della nostra fede: il Signore ha manifestato il suo desiderio che "tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità".

Davanti alla realtà dell'inferno e al concetto che l'uomo ha di Dio, spesso sorge la perplessità nel cuore dell'uomo. "Se Dio desidera così" la salvezza dell'uomo, possiamo domandarci con Giovanni Paolo II, "se Dio per questa causa dona suo Figlio..., può l'uomo essere dannato, può essere respinto da Dio? Può Dio, il quale ha tanto amato l'uomo, permettere che costui lo rifiuti così da dover essere condannato a perenni tormenti? E, tuttavia, le parole di Cristo sono univoche. In Matteo egli parla chiaramente di coloro che andranno al supplizio eterno". Come si coniugano queste due verità? Come possiamo affermare la nostra fede in un Dio che è Amore e che desidera salvare, e che è al tempo stesso Giustizia definitiva e non ammette che restino impuniti i crimini degli uomini? Non sono domande nuove: hanno turbato i pensatori nel corso della storia, da Origene, nel III secolo, fino ai nostri giorni.

Domande alle quali si risponde facendo ricorso alla Rivelazione e accettando l'esistenza del mistero: il mistero dell'Amore di Dio e della sua Giustizia, e il mistero del peccato e dell'indurimento del cuore dell'uomo.

Nella parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro il Signore affronta un argomento che ha preoccupato nei secoli precedenti: come mai a volte all'empio le cose vanno bene in questa vita e al giusto vanno male. Nell'Antico Testamento viene progressivamente rivelata la soluzione al problema: anzitutto viene affermato che qui in terra, alla fine, il Signore fa giustizia. E la risposta che troviamo, per esempio, nel Salmo 36: "Sono stato fanciullo e ora sono vecchio, non ho mai visto il giusto abbandonato, né i suoi figli mendicare il pane... Ho visto l'empio trionfante... Sono passato e più non c'era, l'ho cercato e più non si è trovato". Nel libro di Giobbe, gli amici insistono sul fatto che le sofferenze di Giobbe dipendono dai suoi peccati: soffri?, dunque hai peccato, per questo vieni castigato. Nella seconda parte si fa un passo avanti: un altro personaggio, Elifaz, parla del mistero della provvidenza divina: non possiamo chiedere spiegazioni a Dio, che è troppo grande perché lo possiamo comprendere. E Giobbe, da parte sua, manifesta la sua speranza nell'aldilà, dove si risolve il problema della retribuzione. Nella parabola del ricco epulone, il Signore usa l'espressione "seno di Abramo".

Nell'Antico Testamento era stata data una rivelazione progressiva sulla sorte di coloro che muoiono: in principio si afferma l'esistenza dello Sheol, dove riposano i morti, tanto i giusti quanto gli ingiusti; i profeti stabiliscono come dei gradi nello Sheol: gli empi stanno nella sua parte più profonda. Al tempo della predicazione di Cristo, gli ebrei sapevano dai salmi che il giusto spera da Dio la liberazione dallo Sheol, che non è più un dormitorio comune ma significa l'inferno in senso stretto.

Già dal libro della Sapienza la diversa sorte degli uni e degli altri nell'aldilà era stata posta in maniera sempre più chiara: il destino dell'empio è la morte la permanenza nello Sheol; i giusti hanno la vita eterna in comunione con Dio. Questi stanno nel seno di Abramo, che non è un luogo di tormento, ma di gioia. È importante anche l'affermazione di Daniele: anche l'empio risusciterà. Gli uni risusciteranno "alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l'infamia eterna".

LA PRESENZA REALE



IL CULTO DELL'EUCARISTIA
O Signore, ho amato il decoro della tua Casa.
Salmo XXV, 8.

Un giorno una donna, una buona adoratrice, si appressò a Gesù per adorarlo. Seco recava un vaso d'alabastro pieno di prezioso unguento, che sparse sulla persona di Gesù, per onorarne la divinità e la santa umanità e per attestargli il suo amore.
Perché, disse il traditore, non si è venduto per trecento denari quest'unguento per darne il prezzo ai poveri?
Ma Gesù difende la sua serva e dice: Perché inquietate voi questa donna? imperocché ella ha fatto una buona opera verso di me. Dovunque sarà predicato questo Vangelo per il mondo, si narrerà ancora in sua ricordanza quel che ella ha fatto.
Ecco l'applicazione di questo tratto dell'Evangelo.

I. - Nostro Signore dimora nel SS. Sacramento per ricevere dagli uomini gli stessi omaggi che ricevette da coloro che ebbero la ventura di essergli vicini durante la sua vita mortale. Egli è là affinché tutti possano rendere personalmente i loro omaggi alla sua Santa Umanità. Anche quando questa fosse la sola ragione dell'esistenza dell'Eucaristia, noi dovremmo essere beati di poter rendere a Nostro Signore in persona i nostri omaggi di cristiani.
Per questa Presenza il culto pubblico ha la sua ragione di essere, ha una vita. Togliete la reale Presenza, e allora come renderete alla Santissima Umanità di Nostro Signore la venerazione, gli onori che le sono dovuti?
Nostro Signore come uomo non è che in Cielo e nel SS. Sacramento. Soltanto per mezzo dell'Eucaristia noi possiamo quaggiù avvicinarci al Divin Redentore, proprio a Lui, in persona, vederlo, parlargli; senza di essa il culto diviene astratto.
Per essa noi andiamo a Dio direttamente, ci avviciniamo a Lui come durante la sua vita mortale. Come saremmo infelici se dovessimo, per onorare l'Umanità di Gesù Cristo, riferirci soltanto a ricordi di diciannove secoli fa! Questo può bastare nella cerchia del pensiero; ma come mai rendere un omaggio esterno ad un passato così lontano? Noi ci contenteremmo di ringraziare senza prender parte ai misteri che onoriamo. Ma non è così; io posso recarmi ad adorare come i pastori, prostrarmi come i Magi. No, noi non abbiamo a rammaricarci di non essere stati a Betlemme o al Calvario.

II. - La presenza di Gesù non solamente è la vita del culto esterno, ma ci porge ancora l'occasione di fare l'elemosina a Nostro Signore. Sì, per questo rispetto noi siamo più felici che i Santi del Paradiso, i quali ricevono da Nostro Signore, ma non possono più dargli nulla. E pure Gesù ha detto: E' maggior ventura il dare che il ricevere. Noi diamo a Gesù! Noi gli diamo del nostro danaro, del nostro pane, del nostro tempo, dei nostri sudori, del nostro sangue. Non è questa la soddisfazione più grande?
Nostro Signore scende dal Cielo soltanto con la sua bontà; non possiede altro e attende dai suoi fedeli tutti i mezzi di cui abbisogna per la sua esistenza tra noi: la chiesa, la materia per il Sacrificio, i vasi sacri, i lumi, quanto è necessario perché egli discenda fra noi e rimanga realmente presente nella SS. Eucaristia: noi gli diamo tutto!
Senza quei lumi, senza questo piccolo trono, Nostro Signore non può uscire dal Tabernacolo. Siamo noi che glieli diamo, tanto che gli possiamo dire: Sei pure sopra un bel trono, Gesù! Ebbene siamo noi che te l'abbiamo elevato, noi che abbiamo aperta la porta della tua prigione, noi che abbiamo squarciata la nube che ti nascondeva, o Sole d'amore: vibra ora i tuoi raggi in tutti i cuori!
Così Gesù è nostro debitore. Certo egli può pagare i suoi debiti e li pagherà. Si è fatto garante per conto dei suoi membri poveri e sofferenti e ci renderà il centuplo di quanto avremo fatto al più piccolo dei suoi fratelli. Ma se Gesù paga i debiti degli altri, a più forte ragione pagherà i propri. Che altrimenti nel giorno del giudizio noi gli potremmo dire: Ti abbiamo visitato non soltanto nei tuoi poveri, ma Te stesso, la tua adorabile Persona, che cosa ci darai in cambio?
Il mondo non capirà mai queste cose. Date, date ai poveri, ma perché dare alle chiese? a che pro? E' roba sprecata tutta questa profusione sugli altari! E così si diventa protestanti. Ma la Chiesa, la Chiesa vuole un culto vivente, perché essa possiede il suo Salvatore vivente sulla terra.
Oh noi felici che ci possiamo costituire una rendita eterna col dare a Nostro Signore! E ciò è poco?

III. - Ma bisogna dire di più: se dare a Gesù è una beata consolazione, è ancora per noi un vero bisogno. Sì, noi abbiamo bisogno di vedere, di sentire Nostro Signore presso di noi e di onorarlo coi nostri doni.
Se per impossibile Nostro Signore non volesse da noi che omaggi interni, andrebbe contro un bisogno imperioso dell'uomo: noi non potremmo amare senza dimostrare il nostro amore con prove esterne, con atti di amicizia, di affettuosa espansione. Per questo la misura della fede di un popolo l'avete senz'altro nella sua generosità verso le chiese. Se i lumi brillano, se i sacri lini sono puliti, i paramenti convenienti e ben conservati, oh, là vi è fede, là!
Ma se Nostro Signore è privo di sacri paramenti, in una chiesa che sembra piuttosto una prigione, là si manca di fede.
Che miseria su questo punto in certi paesi! Si dà per tutte le opere di beneficenza, ma se domandate per il Santissimo Sacramento, non si sa quel che vogliate dire!
Per ornare l'altare di qualche santo, per un luogo di pellegrinaggio ove si operano delle guarigioni, via, si dà ancora: ma al Santissimo Sacramento? Ben poco.
Il Re sarà dunque dimenticato, mentre i servi sono riccamente vestiti? Ah! non si ha fede, la fede attiva, la fede che ama: non si ha che una fede di testa, una fede inoperosa. Quanti protestanti in pratica, dal nome cattolici!
Nostro Signore è là: gli si domandano senza posa favori: la sanità, una buona morte; ed alla sua povertà non si fa l'onore del più piccolo regalo! Ma allora chiudete la bocca: voi l'insultate!
Dice l'apostolo S. Giacomo: Se al fratello e alla sorella che mancano di vesti e del vitto quotidiano alcuno di voi dica: «Andate in pace, riscaldatevi e satollatevi», e non si da loro il necessario al corpo, che gioverà? Così se la fede non ha le opere è morta. Voi vi ridete del povero? voi siete omicida!
Or bene, eccovi Gesù Cristo che non ha cosa alcuna e tutto attende da voi. Se gli dite: Io ti adoro, ti riconosco quale mio Re, ti ringrazio della tua Presenza nel SS. Sacramento, - e se intanto non gli date nulla per l'onore del suo culto, voi l'insultate!
Quando un parroco è costretto a servirsi di paramenti sconvenienti, laceri, perché non né ha altri, è spesso colpa dei parrocchiani ed è un grave scandalo. Tutti possono dare qualche cosa a Nostro Signore e l'esperienza attesta che per lo più non i grandi né i ricchi fanno gli onori del culto eucaristico, ma la massa del povero popolo.
Un giorno Nostro Signore osservava i Farisei che mettevano nel gazofilacio grosse somme e non si mostrava punto commosso. Ma ecco una povera donna vi depone due piccole monete che erano quanto possedeva: Gesù l'ammira, il suo Cuore né è commosso e non può trattenersi dal dire ai suoi Apostoli che quella povera vedova aveva dato più di tutti gli altri, perché aveva dato della sua sostanza.
Così pure chi si assoggetta ad una privazione per poter dare una candela, un fiore, da più di quelli che facilmente possono portare ricche offerte: Gesù non guarda tanto alla quantità nei doni, ma al cuore che li offre. Date, date dunque a Nostro Signore! Consolatelo nel suo abbandono, soccorrete alla sua povertà.

IV. - Ma eccovi ancora di più.
Gesù è qui per nostro amore. Ebbene, quando si crede alla sua presenza e lo si ama, io non comprendo come non gli si doni qualche cosa.
Lasciate anche in disparte la questione dei meriti e delle grazie che ottenete con i vostri doni: non è un grandissimo onore quello di poter dare qualche cosa a Nostro Signore, di poter onorare il Re?
Non tutti, si sa, sono ammessi a presentare i loro omaggi ad un re della terra: questo non si ottiene che a forza di protezione. E neppure a un amico di condizione superiore alla nostra oseremmo presentare per la sua festa un mazzo di fiori, se non avessimo con lui molta familiarità. Ebbene Gesù è Re, essendo quegli stesso che fa i re, e tuttavia deroga all'etichetta dei re della terra, permette che gli presentiamo continuamente i nostri omaggi, li aspetta!
Ah, quanto onore per noi! Profittiamone: non abbiamo che il tempo di questa vita per dare. Se quaggiù Iddio si degna ricevere dalle vostre mani, ah! possiate avere spesso la consolazione di dire: Ho dato a Nostro Signore!
In cambio, Egli si darà a voi.

di San Pietro Giuliano Eymard

Prezioso Canto in Ebraico (Salmo 130)


13 Maggio 2020 – La preghiera e il sacrificio vi portano nell’accettazione della Santa Volontà di Dio per voi



È la mancanza della Verità che confonde le scelte dell'uomo tra il bene e il male. Ed è questa confusione e mancanza di Verità che produce scarso discernimento. Ed è per questo che alcune nazioni sono avviluppate da due pesi e due misure e di esse non ci si può fidare"


Festa della Madonna di Fatima
La Madonna si presenta come Nostra Signora di Fatima e dice:
“Sia lodato Gesù. Cari figli, sono venuta da voi tante decadi or sono* per chiamarvi alla sfida della speranza nel futuro. Allora vi avevo detto che la vostra speranza era avvolta nelle vesti della preghiera e del sacrificio. Oggi, sono qui** per offrirvi lo stesso consiglio. Questo consiglio è la soluzione a tutti i mali della terra. Senza la preghiera e il sacrificio, l’umanità non può avvicinarsi a Me. Non posso dirigere le sue scelte di libero arbitrio se essa sceglie di rimanere lontana da Me e dalla Verità.”
“La preghiera e il sacrificio vi portano nell’accettazione della Santa Volontà di Dio per voi. In questi giorni, e in questi tempi, l’umanità vede il libero arbitrio come un diritto di scegliere qualsiasi azione – anche azioni peccaminose e malvagie – quale suo diritto davanti a Dio. Non c’è alcuno sforzo di compiacere Dio quando le coscienze si formano nella mancanza della Verità. È la mancanza della Verità che confonde le scelte dell’uomo tra il bene e il male”.
“Ed è questa confusione e mancanza di Verità che produce scarso discernimento. Ed è per questo che alcune nazioni sono avviluppate da due pesi e due misure e di esse non ci si può fidare. Questo è il motivo per cui i non-problemi si trasformano in grossi problemi. Le soluzioni chiare vengono offuscate dalla mancanza di Verità. L’anima deve desiderare di trovarmi nella Verità.”
Holy Love

LA’ DOVE CIELO E TERRA SI INCONTRANO



La preghiera e la Messa nella vita del cristiano


Possiamo pregare dovunque

Questa abitudine alla presenza di Dio, questa familiarità semplice e intensa con lui non si improvvisa.  Ci si arriva, con la grazia di Dio, dopo un lungo esercizio.  Perciò non disdegnate di ricorrere, se necessario, a una rete di accorgimenti sensibili che vi richiamino immediatamente al pensiero di Dio: passate accanto a una chiesa? - quante ne trovate sul vostro cammino nel centro della nostra città! - e subito vi viene alle labbra un saluto a colui che lì, dentro un tabernacolo, vi attende e vi ama;  oppure passate davanti a un luogo in cui sapete che si offende Dio, e magari lo sentite e lo vedete offeso per le strade dove camminate?, immediatamente vi esce dal cuore un atto di amore e di riparazione;  aspettate un autobus o fate la fila davanti a un ufficio o dentro un negozio?, ecco che la vostra impazienza può trasformarsi in preghiera che fa nascere un sorriso di buon umore al posto del cruccio o della irritazione.  E come dimenticare le dolci immagini della Madonna dipinte sui muri di molte case?   Forse già le conoscete e tante volte, passando, avete rivolto uno sguardo affettuoso a colei che segue con occhio materno tanta gente che cammina per le nostre strade, forse dimentica di Dio o che porta nascoste nel cuore preoccupazioni e sofferenze.
 Sono davvero innumerevoli richiami che possono aiutarvi ad innalzare il cuore a Dio durante la giornata;  perfino il saio disadorno di un frate o la tonaca di un prete - orami così poco usuali per le strade della nostre città secolarizzate - se per qualcuno sono motivo di disagio o di fastidio, possono essere per molti un “segno”, e a voi che avete fede, possono suscitare nel cuore un’invocazione: “Signore, che i tuoi preti siano buoni e fedeli!”.
 Possiamo pregare dovunque e in molti modi: con le parole o senza parole quando ci mettiamo in silenzio davanti al Signore alla maniera del contadino di Ars che stava in chiesa senza dire una parola, e al Santo Curato che gli chiedeva che cosa stesse facendo rispondeva: “Lui mi guarda e io lo guardo”; possiamo pregare con i sospiri che sono il linguaggio del cuore e rivelano i desideri e le profonde aspirazioni dell’anima; possiamo pregare con le lagrime quando le lasciamo cadere come silenziose parole di gioia e di dolore nelle mani di Dio che le raccoglie e le conserva; possiamo far diventare preghiera la fatica, la paura, i contrattempi, le umiliazioni, i successi, le cose che ci mancano e quelle che abbiamo in abbondanza…Non c’è nulla che possa impedirci di pregare perchè tutto può diventare occasione di incontro con Dio, o motivo per innalzare a lui il nostro cuore..

Ferdinando  Rancan

Padre Nostro in Aramaico - La Preghiera del Signore


Le grandezze di Gesù



Alla santa umanità di Gesù

O Umanità Santa, sola, fra tutte le creature, elevata dall’Eterno Padre alla filiazione divina, non già adottiva soltanto, ma naturale, per essere unita per sempre al suo Verbo e associata alla sua Divinità in unità di Persona! Così siete santa, benché in altro modo, della stessa santità che rende il Verbo Santo e il Santo dei Santi; e siete la causa di tutta la Santità del Cielo e della terra! Io vi lodo, vi amo e vi adoro nella unione personale che avete con la Divinità nella vostra vita nuova, che possedete nella sorgente della vita! Vi lodo, vi amo e vi adoro nella intima e segreta comunicazione delle divine Perfezioni che vi appartengono in un modo singolare come ad una natura sussistente nella Divinità, senza alcun pregiudizio delle condizioni e dei limiti del vostro essere creato!
Vi lodo nella dignità infinita e in tutti i poteri e uffizi che ricevete in tale qualità, nella relazione, appartenenza e appropriazione che avete verso la SS. Trinità; col Padre, nella filiazione del Verbo umanato da Lui generato; col Figlio, nella Sussistenza che da Lui ricevete; con lo Spirito Santo, nella operazione per la quale Egli vi produce e vi unisce al Verbo!
Vi lodo infine nello stato supremo, tutto divino, tutto ammirabile, al quale siete elevata per la unione ipostatica; e in tutte le conseguenze, pertinenze, e dotazioni che sono dovute a tale stato divino, secondo l’ordine della Potenza, della Sapienza e della benevolenza dell’Eterno Padre per una natura che gli è così vicina, e che ha con Lui una intimità la più grande possibile dopo la sua stessa Essenza, essendogli intima e congiunta per la sussistenza del Figlio suo!
In tale stato e sussistenza, o Umanità santa, voi siete un abisso di meraviglie, un mondo di grandezze, un cumulo di eminenze e di pregi singolari; siete il Centro, il Circolo e la Circonferenza di tutte le emanazioni di Dio fuori di se stesso! Siete il capolavoro di Dio, l’opera nella quale, come uscendo da se stesso, Egli esaurisce la sua grandezza, la sua potenza, la sua bontà, e nella quale si rinchiude Egli medesimo, per far parte, in certo qual modo, dell’opera sua, rialzarla al disopra di tutte le opere delle sue mani, impreziosirla e deificarla per se stesso!
Voi siete il trono di gloria e di grandezza, dove la pienezza della Divinità abita unicamente, divinamente, corporalmente, come dice il grande Apostolo e degno araldo della gloria di questo altissimo mistero (Col 2, 9).

Card. Pietro de Bérulle

Io sono il tuo nulla, o mio Dio!



Mio Dio, eccomi io vengo per fare la tua volontà!
È questo il grido, espressione di amore e di confidente abbandono nel Tuo Cuore di Padre, che parte dal profondo del mio essere, che vuole annullarsi in Te!
Io sono il tuo nulla, o mio Dio: serviti di me, usami quando e come Tu vuoi!
Madre santa, rinnovo la consacrazione di tutta me stessa al Tuo Cuore Immacolato: prendimi come sono e rendimi come il Signore mio Dio mi chiede di essere, a suo onore e gloria!
Grazie, mio Dio, perché la tua volontà si compie in me e per me e per quanti lavorano a tua lode e gloria! Amen!

L’IMMINENTE SCIAGURA COLPIRÀ LA TERRA.



Dio Padre, l’Onnipotente Jahwè, avverte il suo amato popolo dell’imminente sciagura che colpirà la Terra.
Sentite il mio appello, o uomini, ravvedetevi perché Io, il Dio Onnipotente, metterò fine a questa maledizione di Satana.
Mando tra voi il mio Unigenito e vi forgio a vita nuova, anticipo il tempo per grazia ai miei eletti, tutti coloro che nell’attesa hanno urlato il mio intervento.
Io, Dio Padre, l’Onnipotente Jahwè, dichiaro la fine di questo mondo di peccato, apro la mia nuova Terra con tutti i miei eletti.

Disordini infiniti ora entreranno e provocheranno dolore e morte. Il nuovo ordine mondiale pensa di omettere la mia esistenza, … il suo fallimento è proprio in Me: … IO SONO L’ETERNO!
Andate alla mia Carità, o uomini, non disdegnate questo mio urlo di salvezza.
Il vostro Cibo è in Me, Io vi elargirò tutto di Me. La vita senza di Me non è vita ma è morte! Avanti, cospargetevi il capo di cenere e supplichevoli della mia Misericordia prostratevi a Me.

Il temporale è in atto, il mio sublime atto di misericordia è per tutti coloro che si convertiranno ora. Non posso dare altro tempo, tutto è compiuto, l’abominio è dichiarato, l’uomo iniquo sta per cadere! …IO SONO! Ricordate:… IO SONO!
Sposerò i miei eletti, essi parteciperanno alla mia Gloria, e nella mia Città santa abiteranno, Io li rinnoverò in Me.
Uscite dalle vostre iniquità, o uomini, il vostro tempo è finito, il terribile uragano è per entrare a gamba tesa, non potrete trovare rifugio se sarete lontani da Me.
La Terra tremerà ovunque, il cielo impazzirà, tuoni e lampi sulla Terra, la vostra vita si fermerà per sempre “SE” non sarete tornati a Colui che vi ha creati.
Uomini di Gerusalemme, le porte dell’Inferno sono aperte per i bastardi mentre per voi il Cielo si schiude per attrarvi a Sé.
Saranno ore terribili ma tutto deve succedere.
IO SONO !
Carbonia 11.05.2020

TRATTATO DELLO SPIRITO SANTO




Monsignor GAUME

Cristiani, musulmani, ebrei, hanno lo stesso Dio? NO!


Cristiani, musulmani, ebrei, hanno lo stesso Dio? NO!



MONOTEISMO E TRINITA 

La nostra religione cattolica, secondo Paolo VI, sarebbe "una delle tre grandi religioni monoteiste". La religione cattolica, così, si accomunerebbe all'ebraica e all'islamica, perché queste "tre espressioni professano un identico monoteismo attraverso le tre vie più autentiche"I. Ma anche Giovanni Paolo II, nella "Tertio Millennio adveniente", arriva perfino ad auspicare che si possano preparare "incontri comuni, in luoghi significativi per le grandi religioni monoteiste" (paragrafo 53).
Ora, di fronte a queste affermazioni papali, si resta sbalorditi e sconcertati! Come si fa a sostenere che giudaismo e islamismo siano due delle "tre vie più autentiche" di fede, e che si possano preparare "incontri comuni" tra loro? Ma non sono erronee e persino aberranti queste affermazioni  per le gravi implicazioni che comportano? .. Infatti, eguagliare il nostro Dio a quello del giudaismo e dell'islamismo, per il fatto che sarebbe "Uno", si dovrebbe tacere della "Trinità", come elemento primariamente distintivo della nostra Religione, perché, in Dio, la Trinità delle Persone è inseparabile dall'unità della natura. Quindi, è erroneo e falsificante l'affermare e il propagandare che il Dio dei cristiani è "Uno" come quello degli Ebrei e dei Musulmani. I monoteisti, infatti, sono intrinsecamente differenziati tra loro, perché solo il Dio cristiano è trinitario. E questo è differenza ontologica, è differenza di natura, è differenza, quindi, irrinunciabile, che pone il nostro Dio in un Cielo a cui le altre due religioni monoteiste non possono neppure aspirare!
Inoltre, non va dimenticato che la nostra Fede differisce dalle altre non solo quando professiamo di credere in un Dio-Trinitario, ma anche quando professiamo la fede in Dio come unico Dio. San Tommaso d'Aquino, il principe dei Dottori della Chiesa, scrive:
«Credere a Dio non spetta agli infedeli, in quanto è un atto di fede. Essi, infatti, non credono che Dio esista nelle condizioni determinate dalla Fede. E quindi, in verità, non credono Dio, poiché ( •.. ) nelle cose semplici, se (in loro) c'è un difetto di conoscenza, non si conoscono affatto»2. E altrove specifica: «L'incredulo manca della vera conoscenza di Dio, e, con una conoscenza falsa, a Lui non si avvicina, ma si allontana maggiormente»3
Quindi, l'atto di fede è solo un atto cristiano. Il Dio esistente e creduto è solo quello rivelato da Gesù Cristo. Per Lui, le altre religioni, più che "religioni" sono "superstizioni"!
 Una simile affermazione, che sembra dirimere ogni discussione, oggi, però, sembra non valere più, dopo lo slogan ormai di moda: "cercare piuttosto ciò che è in comune tra le religioni di specie diverse".
È un detto-aforisma, questo, che Giovanni XXIII usò, per la prima volta, in apertura del Vaticano Il, nonostante che tutti i Papi precedenti avessero sempre insegnato il contrario. Nel loro Magistero, infatti, avevano distinto e separato la nostra religione, esaltandone le parti principali, per cui Essa solo è santa, e facendo di questa sua "santità" come la forma dei fattori di divisione nel mondo4• Stando, poi, a San Tommaso d'Aquino, noi cattolici, con gli "altri monoteisti" non abbiamo in comune nemmeno Dio:
«Chi non aderisce, come a regola infallibile e divina, all'insegnamento della Chiesa, che scaturisce dalla prima verità rivelata nella Sacra Scrittura, non ha l'abito della Fede, ma ne accetta le verità per motivi diversi dalla Fede. Se uno, per esempio, conosce una conclusione, senza il termine medio che lo dimostra, di essa non ha evidentemente la scienza, ma solo un'opinione»5
Quindi, quel "cercare piuttosto ciò che è in comune tra le religioni di specie diverse" non può essere che un atto grave, sotto due aspetti: quello metafisico e quello della Rivelazione.
l) L'aspetto metafisico: il mettere in comune cose diverse costituirebbe un'unità solo se si mettono assieme le "essenze", non le cose marginali. Ora, nella religione cristiana, l'unità non può avvenire, perché l'essenza è il Figlio. L'essere cristiani, quindi, non è un fatto accidentale, ma antologico. Infatti, noi siamo di Cristo, non solo come suo possesso, ma per partecipazione alla Sua natura.
2) L'aspetto religioso: c'è da rilevare che il Cristianesimo è discriminante, in quanto noi non siamo di fronte a una  filosofia, a un sistema religioso, ma bensì a una Persona divina, che ha rivelato il Mistero divino, e che riassume in Sé tutta la Rivelazione. Quindi, se si esclude Cristo, si esclude il principio della nostra religione, si esclude tutto il Cristianesimo. Cristo ha niente a che fare con le altre religioni; anzi, ne è "pietra d'inciampo"! Egli divide i popoli: quelli che Lo adorano e quelli che non Lo adorano. Perciò, chi adora Gesù Cristo, adora anche Dio; chi non adora Gesù Cristo, non adora nemmeno Dio. Quindi, escludendo Cristo, si esclude anche la Sua Parola, la Sua Autorità, la sua Legge, il suo Ordine, il suo Pensiero, il suo Amore, lo Spirito Santo. E questo vuoi dire escludere la Rivelazione stessa!

sac. Luigi Villa

11 maggio 2020 – Vivete le vostre vite per compiacere Me e gli altri



"Le decisioni che prendete nel momento presente determinano la vostra eternità. Nessuno raggiunge la santità limitandosi soltanto al pensare ad essa. Dovete, con tutto il cuore, amare Me senza riserve"


Ancora una volta, vedo una Grande Fiamma che ho conosciuto essere il Cuore di Dio Padre. Egli dice:

“Vi ho parlato ultimamente in riguardo alle decisioni. Le decisioni che prendete nel momento presente determinano la vostra eternità. Nessuno raggiunge la santità limitandosi soltanto al pensare ad essa. Dovete, con tutto il cuore, amare Me senza riserve. Allora, voi siete pronti a prendere decisioni santificanti. Il peccato è il cattivo frutto del porsi al primo posto – (al di sopra) di Me e di tutti gli altri. Questo tipo di amore è peccaminoso e distruttivo per la vostra fede”.
“Vivete le vostre vite per compiacere Me e gli altri. Questo tipo di amore altruista porta buoni frutti e fa del vostro cuore una luce in mezzo alle tenebre del peccato che sta consumando il cuore del mondo. Questo amore disinteressato può cambiare la direzione del futuro del mondo”.
Leggi Efesini 5:6-11
Nessuno vi inganni con vani ragionamenti: per queste cose infatti piomba l’ira di Dio sopra coloro che gli resistono. Non abbiate quindi niente in comune con loro. Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come i figli della luce; il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. Cercate ciò che è gradito al Signore, e non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto condannatele apertamente.
Holy Love

mercoledì 13 maggio 2020





AMOR PROPRIO 

“Chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la  sua croce e mi segua”. Per seguire Gesù dobbiamo  imparare a lottare. Veronica nel suo cammino ha  combattuto dure battaglie contro il proprio egoismo. Lei ci  insegna che per accogliere la grazia dobbiamo liberare il  cuore dal nostro “io”. 

Quanto mi abbia dato da fare è cosa incredibile; e mi sembra che il  difficile e più crudele nemico che abbiamo, siamo noi stessi. (D I,  286) L’amor proprio è quell’impedimento per cui l’amore di Dio  non ha tutto il dominio in me. (D III, 1105) 

santa  Veronica Giuliani

Figli, basta con il silenzio per paura, ma testimoniate e cantate inni al Signore, il silenzio, per paura non porterà la pace, ma sarà un sottomettersi alle seduzioni del demonio.



Trevignano Romano, 12 maggio 2020.

Cari figli, grazie per essere uniti nella preghiera e per aver ascoltato la mia chiamata nel vostro cuore. Amati figli miei, non temete, non ragionate con la testa, ma con il cuore. Affidate a me tutte le vostre paure e Io sarò sempre con voi. Presto, mio figlio Gesù arriverà a distruggere il giardino che Satana si è creato: non credete alle sue bugie e alle sue illusioni. Quanti purtroppo fanno parte di questo giardino putrido! Solo il Signore porterà letizia, pace, gioia e amore. Mio Figlio è davvero costernato per la profanazione del suo corpo che è in atto. Figli, basta con il silenzio per paura, ma testimoniate e cantate inni al Signore, il silenzio, per paura non porterà la pace, ma sarà un sottomettersi alle seduzioni del demonio. Ora vi lascio, ma sappiate che Io sono con voi. Ora vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen