giovedì 23 giugno 2022

LA VERGINE MARIA - Maria si conservò nella sua piccolezza, dando vita in sé soltanto alla Volontà Divina

 


Maria si conservò nella sua piccolezza, dando vita in sé soltanto alla Volontà Divina 

“Piccina mia, nei veri piccoli non può entrare la cattiveria. Sai tu quando incomincia a entrare il  male, la crescenza? Quando incomincia a entrare il proprio volere. Come questo entra incomincia ad  empirsi e a vivere di sé stessa, e il Tutto esce dalla piccolezza della creatura; e a lei sembra che la sua  piccolezza si ingrandisce, ma, grandezza da piangere, non vivendo del tutto Dio in lei, si scosta dal suo  Principio, disonora la sua origine, perde la luce, la bellezza, la santità, la freschezza del suo Creatore.  Sembra che cresce innanzi a sé e forse innanzi agli uomini, ma innanzi a Me, oh, come decresce! Forse  si farà anche grande, ma non sarà mai la mia piccina prediletta, per cui, preso d’amore verso di lei,  perché si conserva quale l’ho creata, la riempio di Me e la faccio la più grande, e nessuno potrà  pareggiarla. 

Ciò feci con la mia Celeste Mamma. Tra tutte le generazioni Lei è la più piccola, perché non entrò  mai il suo volere in Lei come agente, ma sempre il mio Volere Eterno, e questo non solo la conservò  piccola, bella, fresca, quale da Noi era uscita, ma la fece la più grande di tutti. Oh, come era bella,  piccola per sé stessa, grande, superiore a tutti in virtù nostra! E’ solo per la sua piccolezza che fu  innalzata all’altezza di Madre di Colui che la formò. Sicché, come vedi, tutto il bene dell’uomo è il fare la  mia Volontà, tutto il male è il fare la sua. Perciò, per venire a redimere l’uomo scelsi la mia Madre,  perché piccola, e per mezzo suo come canale Me ne servii per far scendere sull’uman genere tutti i beni  e i frutti della Redenzione. 

Ora, per fare che il mio Volere fosse conosciuto, che aprissi il Cielo per far scendere il mio Volere  sulla terra e vi regnasse come in Cielo, dovevo scegliere un’altra piccola tra tutte le generazioni.  Essendo l’opera più grande che voglio fare, il reintegramento dell’uomo nel suo principio, donde uscì,  aprirgli quel Volere Divino che lui respinse, aprirgli le braccia per riceverlo di nuovo nel grembo della  mia Volontà, la mia infinita Sapienza chiama dal nulla la più piccina. Era giusto che fosse piccola: se  una piccola misi come a capo della Redenzione, un’altra piccola dovevo mettere a capo del «FIAT  VOLUNTAS TUA, come in Cielo, così in terra».  

Tra due piccole dovevo racchiudere lo scopo della creazione dell’uomo e dovevo realizzare i miei  disegni su di lui: per mezzo di una dovevo redimerlo, lavarlo col mio sangue dalle sue brutture, dargli il  perdono; per mezzo dell’altra dovevo farlo ritornare al suo principio, alla sua origine, alla nobiltà perduta, ai vincoli della mia Volontà da lui spezzati, ammetterlo di nuovo al sorriso della mia Eterna Volontà, a baciarsi insieme la sua e la Mia e fare vita una nell’altra. Era solo questo lo scopo della creazione  dell’uomo, e a ciò che Io ho stabilito nessuno potrà opporsi. Passeranno secoli e secoli; come nella  Redenzione, così anche in questo, ma l’uomo ritornerà nelle mie braccia, quale fu da Me creato (…) 

E poi, la vita della mia Volontà è già stata sulla terra, non è del tutto nuova, sebbene fu come di  passaggio. Ci fu nella mia inseparabile e cara Mamma. Se la vita della mia Volontà non ci fosse stata in  Lei, Io, Verbo Eterno, non avrei potuto scendere dal Cielo; Mi sarebbe mancata la via per scendere, la   stanza dove entrare, l’umanità per coprire la mia Divinità, l’alimento per nutrirmi; Mi sarebbe mancato  tutto, perché tutte le altre cose non sono adatte per Me. Invece, col trovare la mia Volontà nella mia  diletta Mamma, Io trovavo lo stesso mio Cielo, le mie gioie, i miei contenti. Al più, feci cambio  d’abitazione, dal Cielo alla terra, ma del resto nulla cambiai; ciò che avevo in Cielo, in virtù della mia  Volontà posseduta da Lei, lo trovavo in terra, e perciò con tutto amore vi scesi a prendere in Lei umana  carne…” (16°, 10-11-1923) 

negli scritti di Luisa Piccarreta

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