giovedì 11 novembre 2021

"Più santi ci sono in Cielo..... .... più il Cielo avrà forza per aiutare la TERRA". QUINDI: SALVIAMO LE ANIME!

 


"Più santi ci sono in Cielo..... 

.... più il Cielo avrà forza per aiutare la TERRA".  


QUINDI: SALVIAMO LE ANIME! 


L'INIZIO DELLE OPERE "PONTE SALVADOR".(Riassunto di José! Spiegazioni da Aaron) 

Padre Victor mi "visitava" regolarmente. Era già glorificato, ma aveva promesso di aiutarci a salvare Nilton e Hilda. 

Più volte ho avuto la stessa visione di padre Victor: su due scogliere, un piede per parte, cercava con le mani di portare Hilda da una parte all'altra. Questo mi faceva sentire male, perché avevo l'impressione di giudicare una persona. Chi ero io per sapere se era in pericolo di essere eternamente persa? Quali peccati aveva commesso in tutta la sua vita per meritare un tale destino? Ma c'era solo una verità: L'ho visto! C'era il precipizio, e la signora Hilda cercò a tutti i costi di salvarsi attraverso le mani del buon prete. 

Il 15/02/1998, ho "ascoltato" di nuovo Padre Victor. Mi ha detto: 

- José, è molto difficile portare Hilda alla salvezza. Penso che Nilton aveva ragione quando mi ha detto qualche giorno fa che "quando va a confessarsi, deve raccontare i suoi peccati e non i peccati degli ALTRI". Dite alla signora Hilda di questa serietà! Noi qui abbiamo già trovato un modo diverso. Poiché è difficile attraversare il precipizio, costruiamo un PONTE. Lanciamo "pietre" fino a quando il buco non sarà riempito. In questo modo la signora Hilda potrà salvarsi.  

(- E come saranno queste "pietre"?) ho chiesto... 

- Sacrifici, penitenze, preghiere, sia dei vivi che dei sofferenti.  Più "pietre" avete, prima il ponte sarà pronto. Quando sarà finito, vedrete la Porta del Paradiso, ha detto! 

Il seguente racconto spiega il processo di liberazione dell'anima di Hilda, mia suocera, che in circostanze normali non sarebbe più in grado di salvarsi. Il disegno indicato dall'Arcangelo San Michele e fatto da me, giorno dopo giorno di preghiera, stava gradualmente formando la costruzione del "terrapieno" di un "Ponte", sul quale, una volta completato, sarebbe stato finalmente possibile attraversare la sua anima, oltre l'abisso che è l'oscurità senza Dio. (Naturalmente, spiritualmente parlando!) 

Sono rimasto sorpreso nel "vedere" il "ponte". Un terrapieno di pietre che collegava le due cime laterali dell'abisso. Era un "argine" troppo bello da descrivere. Fatto di pietre esagonali scintillanti. Cristallo e oro puro. Splendido! Celeste! Divino! 

Ho visto persone "portare le pietre", grandi e piccole. Alcuni enormi sono stati trascinati con grande difficoltà fino alla buca. Ma tutti, piccoli o grandi che fossero, quando arrivavano sul posto si trasformavano in cristalli, della stessa dimensione e si incastravano perfettamente.  Portavano il nome della persona, dell'anima o del glorificato, che vi aveva posto. A volte venivano poste otto o nove pietre per ogni giorno di preghiera. Altre volte solo quattro pietre.  Ho cominciato a chiedermi: perché una tale persona ha messo una pietra? Perché una tale "anima"?  San Michele mi ha dato molte risposte. Il ponte veniva costruito mentre pregavamo le 15 preghiere. In questi momenti potevo "vedere" qualche persona viva, o qualche anima, che portava la sua pietra. Come quel vecchio prete, alto, calvo, rugoso, che portava con grande difficoltà una pietra gigantesca. Si trascinava, inciampava, cadeva a terra. 

Ho avuto una visione di Frate X... Anche lui? Era il vecchio prete che stava confessando Hilda (questa "pietra gigantesca" di cui si parla qui, spiegò più tardi l'Arcangelo, era dovuta al fatto che questo prete, sebbene molto malato e costretto a letto, quando chiese la confessione alla signora Hilda disse: "Se è per la confessione, l'ascolterò"). Cioè, anche se debole, vecchio e stanco, oltre ad essere molto malato, ha assistito con sollecitudine alla chiamata di un'anima. Guarda il potere che il sacerdote ha nelle sue mani!  

Un giorno ho sentito un'anima chiedere: 

- Dove metteremo questa pietra? 

E la risposta che un'altra anima ha dato è stata: 

- Chiedi a Nilton! 

Ero incuriosita perché Nilton non veniva da me da molto tempo, e l'ultima volta era addormentato? 

- Nilton è la "mente" (l'iniziatore) del ponte! Ci insegna come costruirlo(?) 

Ero stupito ma felice... e ho cercato di pregare sempre più fervidamente che tutto andasse velocemente. 


Poi ho chiesto: 

(- E la base, perché è fatta di acciaio e non di cristallo?) 

Poi ho sentito di nuovo la voce di Nilton: 

Stavamo costruendo, con le nostre preghiere e quelle di molti altri un ponte - Per la prima volta da quel giorno del 2 dicembre 1997, quando abbiamo pregato le mille Ave Maria, mi ha parlato. Ho pianto Le fondamenta devono essere solide e sicure! Il ponte di salvataggio della signora Hilda, una persona ancora viva, che, per grazia divina, non era con noi in quei giorni, ma in visita ai parenti. Sono stati 15 giorni di molta preghiera! 

Man mano che i giorni passavano, avevo gradualmente una visione di come sarebbe stato. L'Arcangelo Michele me l'ha spiegato e io ho scritto tutto su un quaderno. Ho anche trasferito quel "disegno" (non sono un designer) sul retro di un calendario. Ognuno dei cristalli incastonati, come ho detto, portava il nome della persona che lo aveva incastonato. I nomi erano scolpiti in oro e venivano messi sulle 'pietre' solo nel momento in cui ero sicuro di chi se lo fosse meritato. Alcune che non conoscevo sarebbero rimaste 'vuote' finché qualcuno non mi avesse detto chi era il 'proprietario' di quella grazia. 

Così pian piano ho capito come si trasferiscono le grazie, chi e perché merita una grazia e come tutti noi, per grazia di Dio, ci salviamo... salvando gli altri. Ho potuto comprendere parte dell'incredibile scambio di grazie tra militanti, sofferenti e glorificati, opera dell'ingegneria millimetrica del Padre Eterno, nel suo meraviglioso Piano di Salvezza.  

Ogni "grazia" concessa da Dio ad una persona, è come una "pietra", o un "cristallo", che viene posto nel "ponte della salvezza", di un'anima. Possono anche, secondo la volontà di Dio, essere trasferiti ad altre anime, secondo i disegni della sua suprema bontà. Questo ci permette, in un certo senso, di "interferire" nel processo di salvezza degli altri, secondo i meriti che il Padre concede, secondo la sua volontà.  Nulla è proibito solo a Dio. Fa quello che vuole, per chi vuole, come vuole, quando vuole senza chiedere a nessuno. E questo include mostrare il Purgatorio e le Anime Sante ad una persona affinché possa aiutare i sofferenti. Dubitare di questa facoltà, come ha detto la Madonna all'inizio, "è dubitare delle infinite potenze di Dio". È dubitare della sua Misericordia, è peccare contro lo Spirito Santo!  

Infatti, la Misericordia di Dio non ha limiti... per coloro che vi fanno ricorso qui sulla terra .... 

La Giustizia di Dio, allo stesso modo, non ha limiti... ma è fatta per l'aldilà! No non vogliono esserne il bersaglio!


PREGHIERA PER GLI AMICI

 

Signore, tu ci hai comandato di amare tutti gli uomini in te e per te: per tutti imploro la Tua clemenza.   Ci sono però molti per i quali Tu hai impresso nel mio cuore un affetto più intimo e familiare: a loro voglio bene con più ardore, per loro voglio pregare con più intensità.

Abbracciali nel Tuo amore, Tu che sei la fonte dell’amore, Tu che mi comandi di amarli e insieme me ne dai la capacità. Se la mia preghiera non vale ad ottenere per loro dei vantaggi perché ti è offerta da un peccatore, valga almeno perché nasce in risposta ad un Tuo comando.

Per te, dunque, che sei l’autore e la fonte dell’amore, per Te, e non per me, continua ad amarli, e fa' che essi pure Ti amino con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l’anima, così che possano volere, dire e fare solo quanto piace a Te e giova al loro bene.

La mia preghiera è troppo tiepida, poiché debole è la fiamma del mio amore, ma Tu, che sei ricco di misericordia, non misurare i doni che Ti chiedo per gli amici sul torpore delle mie invocazioni, ma come la Tua benignità supera ogni amore umano, così la Tua risposta trascenda lo scarso fervore della mia supplica.

Fa' per loro e con loro, Signore, quanto li aiuta a procedere nel cammino che hai tracciato per loro, così che siano sempre e ovunque guidati e protetti da Te, fino a che raggiungano la sicurezza gloriosa del cielo. (S.  Anselmo)


GESÙ BAMBINO NEGLI SCRITTI DI LUISA PICCARRETA

 


«Questa mattina il mio sempre amabile Gesù mi voleva sfuggire, ed io Me l’ho stretto forte forte tra le mie braccia e, volendo Gesù svincolarsi, gli ho detto: “Tu mi insegni. L’altro ieri Tu mi legasti forte, in modo che non ero capace di fare un movimento, ed io ti feci fare, affinché venendomi il destro potessi renderti la pariglia. Ora statti quieto, lasciami fare, che voglio parlarti all’orecchio, molto più che non mi sento voglia di gridare, che pare che questi giorni scorsi avevi voglia di farmi gridare, fingendo di fare il sordo, di non capirmi, ed io ero costretta a ripetere e a gridare per farmi intendere. Io non so, ogni tanto ne fai una delle nuove”. E Gesù: “Io stavo assordato dalle offese delle creature e per distrarmi e sollevarmi volevo sentire la tua voce amorosa, e fingevo di non sentire. Ah, tu non sai qual eco di maledizioni mi viene dalla terra. Le voci di amore, di lode, ecc, spezzano quest’eco pestifero e mi sollevano alquanto”. In questo mentre, mi sembrava che venisse la Mamma, ed io: “Oh, la Mamma, la Mamma! Vieni, o Gesù! Oh, la Mamma!” E Lei: “Ama assai Gesù, tienilo contento, l’amore è la sua felicità”. Ed io: “Pare che in qualche modo è contento, faccio quanto posso ad amarlo; mi pare che puoi renderlo più contento Tu che io”.

E Lei: “Figlia mia, l’amore del Cielo è suo, dell’amore della terra vuole fare acquisto; ecco, perciò, che da questa parte tu puoi renderlo più contento amandolo e molto più soffrendo”. Ed io: “Se sapessi, o Mamma mia, quante me ne fa! Mi lascia, giunge a negarmi le sofferenze e, per castigare, senti che mi disse l’altro ieri, che vuol far venire gente straniera in Italia. Quanta rovina non faranno? Vuole fare proprio delle impertinenze, e per farmi cedere alla sua Volontà mi legò forte forte”. E Gesù: “Che, mi accusi?” Ed io: “Certo che debbo accusarti alla Mamma, perché Lei ti affidò a me, raccomandandomi di stare bene attenta a non farti castigare, e mi disse di essere anche ardita a disarmarti, non è vero, Mamma?” E Lei: “Sì, è vero, e voglio che continui di più, che castighi gravi stanno preparati. Perciò, amalo assai, che l’amore lo raddolcirà almeno”. Ed io: “Farò quanto posso; mi sento di amare Lui solo, tanto che senza di Te so stare, senza di Gesù no, e a Te non ti dispiace, certo, perché lo sai e lo vuoi, che tra tutti debbo amare di più Gesù”. E la Mamma pareva contenta. (Vol. 10°, 19.10.1911)

L'UOMO E LE SUE TRE ETA’

 


Preghiera

In questa seconda età si comincia ad avere il desiderio di Dio. Non si vuol più condurre una vita vuota, dispersa e caotica.

Il tempo diventa tutto un cammino verso Dio, cioè un'elevazione a Dio.

Non spinge più alla preghiera solo il bisogno, ma anche il desiderio vero di riposare in Dio-Amore.

I divertimenti mondani cominciano a perdere la loro attrattiva; comincia a piacere il raccoglimento, la permanenza in Chiesa dinanzi al SS. Sacramento, la meditazione, la lettura spirituale, le giaculatorie.

Dopo visite inutili, spettacoli e divertimenti ci si sente vuoti, scontenti e ci si vuole immergere nella preghiera e nella meditazione per rinfrancare l'anima. Si cerca seriamente di non perdere il tempo. Si ha vero orrore del peccato. Se per disgrazia si cade in peccato mortale lo si piange a lungo amaramente come S. Pietro; si bada diligentemente ad evitare il peccato veniale un po' per timore del purgatorio, un po' per reale desiderio di non offendere minimamente Dio.

Si vogliono compiere puntualmente tutti i propri doveri verso Dio; si bada ad adorarlo come si deve, a ringraziarlo, a lodarlo, ad amarlo sopra ogni cosa, a pregarlo per i bisogni nostri e della Chiesa.

Si stabilisce una regola di vita e si divide la giornata in una parte consacrata interamente a Dio ed in un'altra dedicata al compimento dei propri doveri.

 

1. Pratiche di pietà della seconda età

a) Preghiera del mattino. Appena sveglio dirigi a Gesù i tuoi primi atti d'amore; quindi ringrazia il Signore della buona notte e del nuovo giorno; offri te stesso e le cose tue al Cuor di Gesù e a Maria SS. recitando una formula adatta; ottima quella dell'apostolato della preghiera.

b) Meditazione. Falla giornalmente. La tua meditazione sia un'introduzione alla preghiera, un mezzo per raccoglierti e per estirpare i tuoi difetti. Quanto sia importante a tal fine la meditazione lo dice S. Alfonso: « Comunione e peccato possono stare insieme, meditazione e peccato no ».

c) Messa. Non lasciare nessun giorno la S. Messa e comunione. Nella Messa unisciti al sacrificio e alla missione di Gesù. La Messa sia il principio del tuo sacrificio quotidiano.

d) Rosario. Recitane ogni giorno almeno cinque poste, possibilmente tutte le 20.

e) Vita Eucaristica. Gesù ha voluto fissare in permanenza la sua dimora fra gli uomini nel Tabernacolo. Ivi si trova ad attendere alla sua missione redentrice sino alla fine del mondo.

Se vuoi trovarlo non lo cercare nel passato dei tempi; non interrogare le strade e le città della Terra Santa; non lo cercare nel sepolcro come le pie donne. Non cercare un vivente tra i morti. Gesù è risorto, non è li; ti aspetta nel Tabernacolo.

1) La gioia di Gesù è di stare assieme a coloro che ama. La sua delizia è di stare coi figli degli uomini. Gli uomini sono la sua gioia ed il suo tormento, come la sposa per lo sposo, secondo la loro fedeltà o infedeltà, la loro salute o infermità spirituale.

Egli guarda te in particolare e ti segue dovunque vai; per lui non ci sono distanze, né muri. Egli pensa sempre a te e vuole che tu pure pensi a lui.

Quando ti vede delicato di coscienza, ai suoi occhi sei veramente bello ed affascinante. Quando dalla casa, dal lavoro, dalla strada volgi a lui il pensiero e lo sguardo; quando ti sbrighi presto dalle tue faccende per andare a lui e te ne stai presso di lui a pregarlo, o solo a guardarlo con amore, egli è felice; egli ti guarda con infinito amore ed è tutto tuo.

Gesù ormai non può stare senza di noi; è come una donna la quale finché non ha figli sta contenta senza di essi, ma quando li ha avuti non può stare più senza di essi.

Quando tu gli stai vicino gli fai dimenticare le pene inflittegli dai peccatori. Un tuo atto d'amore ripara mille bestemmie, come egli ha rivelato a Suor Consolata Betrone.

Un cuore acceso d'amore consola e ripara Gesù per un'intera parrocchia indifferente. Quando sei libero, quando non ti resta altro da fare per salvare la tua parrocchia ed il tuo popolo, dopo aver tutto tentato invano, va' a gettarti ai piedi del Tabernacolo ed ivi, pregando e piangendo, trascorri il resto dei tuoi giorni.

2) La gioia di Gesù è di poter far del bene a coloro che ama. Che cosa desidera e a che cosa attende Gesù nel Tabernacolo?

Al compimento della tua perfezione. Quanto più gli stai vicino, tanto più egli ha tempo di lavorarti.

Per questo egli è restato nel tabernacolo esponendosi all'abbandono, all'ingratitudine, ai sacrilegi, all'universale indifferenza e irriverenza per essere a noi luce, conforto, calore.

Quando la tua anima è oppressa da dolori, da disastri familiari, da disinganni non stare a lamentarti cogli amici, a gemere o a imprecare contro gli uomini o contro la tua mala sorte: ma va' a raccontare tutto a Gesù e ad offrirgli le tue pene, perché le metta nel calice delle pene sue e dell'umanità e le offra al Padre in sacrificio di lode e d'espiazione.

Quando la tua anima è assalita dalla tempesta: tentazioni d'impurità, di incredulità, di disperazione, va' a gettarti ai piedi di Gesù, come S. Pietro nella barca che stava affondando, e gridagli che ti salvi; infallibilmente Gesù allora si alzerà e calmerà la tempesta.

Come nell'acqua torbida, in un recipiente, il fango e la polvere pian piano precipitano, e l'acqua diventa chiara; così, quando ci mettiamo a lungo avanti Gesù Eucaristico, ogni fango ed ogni turbamento precipitano e l'anima ritorna serena.

Non ci può essere tempo migliore, dopo quello della sofferenza, del tempo passato presso il Tabernacolo. Lo insegnò Gesù stesso quando Marta si lamentò perché Maria se ne stava ai suoi piedi: « Marta, Marta, sei molto indaffarata e ti affatichi in troppe cose; Maria ha scelto la miglior parte » (Lc. 10,4).

Come gli animali generalmente pigliano il colore della terra o dei vegetali sui quali vivono (es.: grilli, farfalle, afidi), così gli uomini pigliano le qualità di ciò di cui vivono: gli avari diventano duri come l'oro, i lussuriosi sensuali ed egoisti come gli animali, gli amanti di Gesù euricaristico diventano dolci e delicati come Gesù.

Per questo i santi stanno a lungo davanti al tabernacolo: le ore libere dalle occupazioni e spesso le notti intere. Tanti santi avevano quasi il domicilio in Chiesa.

f) Lettura spirituale. La lettura spirituale ha una capitale importanza nella seconda età: essa è il mezzo ordinario di cui Dio si serve per comunicare le sue ispirazioni. La maggior parte dei santi hanno ricevuto lo stimolo alla conversione e alla perseveranza nel fervore dalle buone letture.

Iddio ha voluto l'invenzione della stampa per la formazione dei suoi santi e per la diffusione del suo regno.

Bisogna però che i libri siano ben fatti perché facciano profitto. Tante opere ascetiche o agiografiche sciatte, prive di contenuto, mirabolanti o ampollose sono controproducenti: fanno venire la noia della buona lettura e della stessa vita spirituale.

Non c'è peggio che affidare una buona causa a un cattivo avvocato.

Ho spesso incontrato delle persone indisposte o prevenute contro la stampa cattolica e contro le cose spirituali per aver conosciuto la nostra peggiore stampa. Bisogna scegliere i libri buoni per sostanza e per forma. I libri più efficaci sono le vite dei santi, perché niente trascina quanto l'esempio; ma è pure necessario avere un bagaglio ascettico.

g) Preghiere della sera. Sono la cristiana conclusione della giornata. Non debbono essere rimandate al sonno; meglio anticiparle anche di un'ora.

Fa' quindi l'esame di coscienza, chiedi perdono del mal fatto. Andando a letto seguita a pregare anche solo mentalmente, finché ti addormenti e tutta la notte ti sarà computata come una preghiera.

h) Lavoro. Le occupazioni variano, ma l'intenzione deve essere sempre la stessa: tutto per amor di Dio.

Durante la rivoluzione francese, un prete aveva l'abitudine di dir sempre: « Per il buon Dio », sia confessando, sia andando dagli ammalati, sia mangiando, ecc. Scoperto e portato alla ghigliottina, gli fu chiesto dal boia se avesse qualcosa da dire. Il buon prete disse le ultime parole: « Anche questo per il buon Dio ». E fu decapitato.

Così scorra la tua vita.

Durante il lavoro, specialmente se è materiale, ripeti sempre delle giaculatorie. La tua giornata diventi una preghiera continua.

E quando verrà l'ora della tua morte ripeti per l'ultima volta: « Anche questa, o Signore, per amor tuo ».

i) Confessione. Spesso il tenore della vita spirituale dipende dal confessore, almeno quando non c'è un direttore spirituale santo. Molti abbandonano la vita spirituale o ne perdono i meriti per avere un confessore privo di vita interiore: quelli che il demonio ed il mondo non hanno potuto perdere, spesso vengono perduti da un confessore troppo umano. Chiedi a Dio un confessore santo e dotto, o almeno un direttore spirituale dal quale di tanto in tanto possa pigliare una buona direzione.

Vi son pochi santi perché vi sono pochi santi confessori e direttori spirituali. Una delle opere più grandi e più efficaci per la gloria di Dio è la direzione delle anime; chi ne ha la possibilità non può fare cosa più grande nella sua vita che divenire un direttore spirituale.

La confessione va fatta ogni otto giorni o almeno ogni quindici. Nell'esame preventivo alla confessione bisogna evitare due eccessi: di non pensare a niente o di pensar troppo.

È necessario fare un esame di coscienza, ma non è necessario farlo a lungo, nella vana ricerca di peccati che non esistono. Bastano per l'esame pochi minuti; se nulla affiora è segno che la grazia di Dio è stata più forte della nostra miseria e ci ha preservato da cadute.

Invece allora di crucciarsi per non saper trovare nulla di male, bisogna dar gloria a Dio della grazia che ci ha usata e pregarlo di voler continuare ad assisterci.

Una donna che si tormentava l'anima a pensar sempre i suoi peccati passati, i possibili non detti, le eventuali circostanze taciute e rifaceva sempre le sue confessioni, un giorno, finita la sua interminabile accusa si sentì dire dal confessore: « Ancora c'è qualche cosa ».

« No, rispose la donna, credo non ci sia nulla ».

« Sì, rispose il confessore, c'è ancora qualche cosa: c'è la tua mancanza di fiducia nella mia misericordia che mi offende sopra ogni altra cosa ».

E scomparve. Era Gesù.

Non si deve sempre rivangare il passato, specie dopo avere fatta la confessione generale. La confessione deve essere breve e semplice. Gesù vuole il pentimento ed il proposito di non ricadere.

l) Confessione spirituale. Per confessione spirituale s'intende l'esame di coscienza e l'accusa fatta a Dio stesso con cuore contrito, domandandogli perdono e promettendogli sinceramente di non voler ricadere. Tale confessione si deve fare ogni sera durante le preghiere della sera; ma è bene farla diverse volte al giorno, impiegando anche solo qualche minuto. È il mezzo per tenerci sempre sotto controllo, per riparare immediatamente le cadute fatte e non restare una sola ora in stato di tiepidezza. È un mezzo anche per evitare eventuali altre cadute sia perché così i propositi son sempre freschi, sia perché un esame non deve finire senza uno sguardo preventivo sulle possibili future cadute allo scopo di evitarle.

m) Raccoglimento. Raccogliere significa raccattare, e riunire ciò che è disperso. E’ bene raccogliere le cose proprie: i frutti del proprio giardino, le carte del proprio ufficio, i membri della propria famiglia ecc. Ma quello che soprattutto importa è raccogliere se stesso.

Purtroppo la vita ci sottopone ad una continua dispersione. Disperdiamo energia nel lavoro, intelligenza negli affari, amore nelle creature.

Da mane a sera non facciamo che disperdere frammenti del nostro corpo e della nostra anima, parti del nostro io. Spesso non ne possiamo più di questa continua dispersione e, malgrado l'impegno che richiedono le nostre attività, viviamo intimamente scontenti.

Né contenti possiamo essere perché non siamo contenuti in noi, non siamo interi in noi, né interi col nostro Amore, ma ne siamo fuori e lontani in parte o in tutto.

Quando la dispersione è grande avvertiamo un grande senso di stanchezza e di vuoto. Una cosa sola allora è necessaria: raccogliersi, cioè ritirare il proprio corpo e le proprie energie dalle attività, i propri pensieri dalle cose terrene, il proprio cuore dalle creature e rientrare interi, soli in luogo deserto (nella solitudine della Chiesa o della casa o della campagna), ove nessuno pigli o distragga qualche parte di noi.

Bisogna ritirarsi innanzi a Dio, ché altrimenti il senso di stanchezza o di scontento aumenta e ci getta violentemente o nella disperazione, o nuovamente nel vortice dell'attività, del peccato, del vuoto.

Bisogna rientrare soli, senza farci accompagnare da nessuna creatura, da nessuna preoccupazione. Bisogna dimenticare tutto e metterci interamente dinanzi a Dio, meditando e pregando, come un accumulatore scarico a contatto dell'energia elettrica per essere ricaricato.

Allora tutta l'anima colle sue facoltà sarà in noi, Iddio la riempirà interamente e in noi si ristabilirà la pienezza della vita e della gioia.

Quanto tempo bisogna stare in tale ritiro? Tutto il tempo che è necessario per reintegrarci e ripigliare pieno possesso di noi e di Dio; tutto il tempo necessario, quindi, per rivedere dove e perché avevamo lasciati brandelli di anima e di cuore, quando e perché non siamo stati interi colla nostra volontà, ma abbiamo peccato e trasgredito i propositi; tutto il tempo necessario per saziare l'anima nostra di Dio, per ripigliare la fiducia in Dio, la sicurezza di noi, la pace piena. Il consuntivo del bene e del male, i propositi e la confessione concludono il ritiro.

A questo raccoglimento è necessario dedicare qualche tempo al giorno, qualche giorno al mese, qualche mese all'anno, anche con ritorni alla vita per i nostri più stretti doveri. È questo il passeggio e la villeggiatura dell'uomo di Dio.

Tutte le altre attività passano in secondo ordine, perché nessuno può sostituire la gloria che dobbiamo a Dio, la vita che dobbiamo a noi, come nessuno può sostituirci nei pasti e nel sonno.

Il ritiro bisogna che produca un raccoglimento non solo momentaneo, ma permanente. Bisogna quindi uscire padroni dei propri pensieri e della propria volontà. Bisogna sublimare da ogni cosa il proprio pensiero e da ogni creatura il proprio cuore a Dio.

Bisogna conservare sempre il freno alla lingua, il controllo alle azioni, imbrigliandosi il meno possibile nelle cure mondane, parlando il meno possibile delle cose vane, non scattando mai né dinanzi all'offesa, né dinanzi all'ingiustizia, né dinanzi alla seduzione.

Bisogna essere interi dove si opera, come i saggi, come gli Angeli, come Dio stesso.

ILDEBRANDO A. SAN-ANGELO


Vengo a sconfessare Satana, innalzare la mia Croce e far regnare il Dolore.

 


L’uomo vive da materialista, seguendo vanità illusorie e piaceri fuggenti, che lasciano il cuore a pezzi. Ed ecco che non fa caso del santuario intimo che porta in sè, dove dovrebbe offrire continuamente incenso al suo Dio e Signore, bruciando i suoi vizi, le sue bassezze e vili passioni sull’altare del sacrificio d’amore. Ma questo non É oggi conosciuto nè tantomeno praticato. Attirato dalla mia grande Misericordia, Io vengo ad avvertire il mondo, risvegliare dal loro letargo tante anime piene di illusioni, ingannate e sorde. Vengo oggi in un indicibile abbassamento per attirarle a me e salvarle. Non meravigliatevi di tanta bontà. Io voglio negli Ultimi Tempi dimenticare i peccati del mondo e salvare le anime che vivono accecate dalle loro colpe e dagli errori non voluti. Vengo a sconfessare Satana, innalzare la mia Croce e far regnare il Dolore. Non voglio falsa pietà nè false virtù, nè vizi nascosti e traditori; É venuto il tempo di togliere la maschera a Satana e di rendere manifesto al mondo le sue infami macchinazioni. Voglio che regnino la Purezza, la Croce, il Dolore e la vera santità. 

PIANIFICAZIONE FAMILIARE NATURALE, L'ATTO SESSUALE CONIUGALE E LA PROCREAZIONE

 


Sant'Agostino, Matrimoni adulterini, libro II, capitolo 12, 396 d.C.: "È a questa debolezza, cioè all'incontinenza, che l'Apostolo ha voluto porre rimedio con la divinità del matrimonio. Egli non ha detto: Se non ha figli, che si sposi, ma: "Se non ha autocontrollo, si sposi". Infatti, le concessioni all'incontinenza nel matrimonio sono compensate dalla procreazione di figli. L'incontinenza è sicuramente un vizio, mentre il matrimonio no. Quindi, attraverso questo bene [la procreazione], quel male [la concupiscenza o piacere sessuale] è reso perdonabile. Poiché, dunque, l'istituzione del matrimonio esiste per il bene della generazione, per questa ragione i nostri antenati [i progenitori] entrarono nell'unione del matrimonio e presero legittimamente a sé le loro mogli, solo per il dovere di generare figli. C'era allora una certa necessità di avere figli che non esiste ora, perché "il tempo di abbracciare", [Esdra 3:5] come è scritto, era in quei giorni, ma ora è "il tempo di astenersi dall'abbracciare". Alludendo all'epoca presente, l'Apostolo dice: "Ma io dico questo, fratelli, il tempo è breve; non resta che quelli che hanno mogli siano come se non ne avessero." [1 Cor. 7:29] Donde, con perfetta convinzione, si può dire quanto segue: "Lo accetti chi può" [Matt. 19:12] ma "si sposi chi non sa controllarsi". [Nei tempi passati, dunque, anche la continenza era subordinata al matrimonio per il bene della propagazione dei figli. Ora, il vincolo matrimoniale è un rimedio al vizio dell'incontinenza, cosicché i figli vengono generati da coloro che non praticano la continenza, non con una vergognosa esibizione di lussuria sfrenata, ma attraverso l'atto sanzionato di coniugi legittimamente sposati. Allora perché l'Apostolo non ha detto: Se non ha figli si sposi? Evidentemente, perché in questo tempo di astensione dall'abbraccio non è necessario generare figli. E perché ha detto: "Se non sa controllarsi, che si sposi"? Sicuramente per evitare che l'incontinenza lo costringa all'adulterio. Se dunque pratica la continenza, non si sposi e non generi figli. Se invece non si controlla, che si sposi legittimamente, affinché non generi figli in disgrazia o eviti di averne con una forma più degradata di rapporti sessuali. Ci sono alcune coppie legittimamente sposate che ricorrono a quest'ultima soluzione, perché il rapporto sessuale, anche con il proprio coniuge legittimo, può avvenire in modo illegale e vergognoso, ogni volta che si evita il concepimento della prole. Onan, il figlio di Giuda, fece proprio questo, e il Signore lo uccise per questo motivo. [Cfr. Gen. 38:8-10] Pertanto, la procreazione dei figli è essa stessa lo scopo primario, naturale e legittimo del matrimonio. Ne consegue che coloro che si sposano a causa della loro incapacità di rimanere continenti non devono temperare il loro vizio in modo tale da precludere il bene del matrimonio, che è la procreazione dei figli.

"L'Apostolo stava certamente parlando degli incontinenti quando ha detto: "Desidero dunque che le giovani vedove si sposino, abbiano figli, governino le loro famiglie e non diano all'avversario l'occasione di abusare di noi. Perché alcuni si sono già allontanati per seguire Satana". [1 Tim. 5:14,15] Così, quando disse: "Desidero che le giovani vedove si sposino" [1 Cor. 7:29] ha sicuramente dato il consiglio per sostenere il loro autocontrollo che sta crollando. Poi, affinché non si pensasse solo a questa debolezza del desiderio carnale, che sarebbe stato solo rafforzato dall'atto coniugale, mentre il bene del matrimonio sarebbe stato disprezzato o trascurato, aggiunse immediatamente: "per avere figli, governare le loro famiglie." [1 Tim. 5:14] Infatti, coloro che scelgono di rimanere continenti scelgono certamente qualcosa di meglio del bene del matrimonio, che è la procreazione dei figli. Donde, se la scelta è la continenza, affinché si abbracci qualcosa di meglio del bene del matrimonio, quanto più strettamente è da custodire affinché si eviti l'adulterio! Infatti, quando l'Apostolo disse: "Ma se non hanno autocontrollo, si sposino, perché è meglio sposarsi che 1 Cor. 7:9] non ha detto che è meglio commettere adulterio che bruciare".

Non lasciate “che si dissangui” il vostro stesso popolo, sarebbe un “FALSO” amore per il prossimo!

 


Figlia Mia. Mia cara figlia. Comunica ai figli che devono pregare, perché la loro preghiera è molto utile. Per favore riferiscilo loro. Amen.

I cambiamenti nel vostro mondo non sono buoni, ma tramati e pianificati perfettamente e subdolamente dal maligno.

Come potete lasciarvi imbrogliare così e lasciar “dissanguare” il vostro stesso popolo in nome “dell’amore per il prossimo”!

Figli ergetevi perchè ciò che avviene nei vostri paesi serve alla distruzione del vostro sistema, dei vostri diritti sociali e avviene con il pretesto “dell’aiuto al prossimo”!

Figli ergetevi, ma restate pacifici perchè il diavolo aspetta la vostra “esplosione” per cominciare e ridurre in cenere il vostro paese!

Non fatevi provocare perché presentarvi queste ingiustizie in modo fuorviante è uno stratagemma del diavolo. Esse, infatti,  in modo esemplare sono presentate in primo piano e all’attenzione del mondo, ma in realtà distruggono voi, i vostri paesi, la vostra pace!

Il diavolo vuole far sorgere lo scontento a causa delle grandi ingiustizie cui è sottoposto il vostro stesso popolo e così, l’amore per il prossimo prima messo in primo piano si trasforma invece in odio per l’altro popolo e questo, figli Miei, vi porterà “distruzione”!

State attenti, figli, dovete agire pacificamente! Cercate di risvegliare l’attenzione, dite quello che pesate restando però pacifici e trovate soluzioni pacifiche!

Non prendete i diritti, il sostentamento, i servizi sociali ecc. al vostro stesso popolo “per aiutare” altri, ma INTEGRATE gli altri e sosteneteneteli. Il vostro stesso popolo non deve “sanguinare” per permettervi di aiutare altri, ma deve essere trovata una soluzione in modo benevolo e fruttuoso.

Se né l’uno né l’altro popolo hanno lavoro, uno scopo, un reddito sollevate lo scontento.

Trovate soluzioni da cui traggono vantaggio le persone cioè devono sentirsi accettate e ben custodite. Dovete creare una base per un vivere comunitario e preservare i diritti, il lavoro, i servizi del proprio popolo.

Figli Miei. Questo tema è molto vasto ma sappiate: non lasciate che il vostro popolo “si dissangui” perché ciò causerà discordia e distruzione. Amen. Così sia.

Io vi amo.

La vostra Mamma Celeste.

Madre di tutti i figli di Dio e Madre della Salvezza. Amen.

13 marzo 2015

ALLA RICERCA DEL PARADISO PERDUTO - Dio parla agli uomini per ispirazione...

 


Dio parla agli uomini per ispirazione... 


Luce: 

Dio parla agli uomini per ispirazione. Sono secoli e secoli che parlo al vostro orecchio spirituale ma voi non intendete la mia voce perché non volete ascoltare. 

Le scoperte che ha fatto l'Umanità, le "piccole" scoperte tanto incomprensibili sul loro essersi formate quanto preziose per gli effetti pratici sulla vita dell'uomo son ben nate dietro mia ispirazione per soccorrere alle esigenze primarie di una Umanità "imbestialita". 

Così si è evoluta l'Umanità. Perché solo l'intelligenza unita all'Amore di Dio poteva farla migliorare e progredire. 

Anche oggi non è l'umana scienza da sola, ma l'unione con Dio quella che può fare veramente progredire l'uomo. 

Ove manchi l'unione è il progresso, ma verso la materia, verso l'annientamento della vostra essenza spirituale. E l'uomo è sempre più sordo alle mie ispirazioni, ma soprattutto alla mia Parola che viene irrisa. L' uomo separato da Dio non sale ma precipita nel baratro materiale e spirituale. Per questo devi vivere in Me. 

Vivendo in Me ti fondi con il tuo Creatore e si realizza il ciclo chiuso dell'Amore. Il ciclo chiuso dell'Amore è la forgia che produce l'energia che regge l'universo, perché tutto ha origine nell'Amore, come è nell'Amore il vertice del rapporto che lega la Trinità nostra. L' Amore di Dio non è l'amore dell'uomo. 

Sono in treno. Rientro da un viaggio di lavoro a Roma e sono comodamente abbandonato allo schienale, mentre la carrozza fila via silenziosa e la stupenda campagna romana mi balza incontro dal finestrino.  

Medito. Le 'piccole' scoperte... 

Mi ero sempre chiesto, ad esempio, come avessero mai fatto gli uomini, sin dall'antichità, a conoscere le proprietà delle erbe... 

Mi ero detto: quegli 'stregoni'... avranno ammazzato tante di quelle persone che alla fine, per 'esperienza', di generazione in generazione, avranno imparato. Oppure avranno avuto, certe persone, una 'sensitività' particolare, come ad esempio quella del 'rabdomante', o 'radioestesista' che dir si voglia, che 'sente' e trova l'acqua o gli idrocarburi, o certi minerali facendo risparmiare sui costi di 'perforazione'. Sono fenomeni comunissimi, questi della ricerca dell'acqua, conosciuti da millenni e che ancora oggi nelle campagne vengono utilizzati per scavare pozzi. 

E la medicina omeopatica? Hanno scoperto fin dall'antichità che, se si somministrano ad un malato (similia similibus curantur) in piccole dosi quelle sostanze che nelle persone sane produrrebbero gli stessi sintomi che si vogliono combattere nel malato, il malato guarisce. Se non muore prima... mi dico sorridendo fra me e me. 

Mi viene in mente la storia del Re Mitridate che, per paura di morire avvelenato, si 'assuefaceva' ai veleni assorbendone in piccole dosi per immunizzarsi. Pare che funzioni... 

D'altra parte non potrebbe essere lo stesso principio delle vaccinazioni mediante le quali viene inoculato un agente patogeno, un virus indebolito, che ha il compito di attivare le difese immunitarie dell'organismo? 

E l'agopuntura dei cinesi? Roba da matti. Pungi un dito di un piede e ti risponde la spalla... o la testa. Come avranno mai fatto ad 'indovinare' centinaia e centinaia di punti 'nervosi' sottocutanei pungendo i quali ti guariscono da un disturbo o da una malattia? 

É pazzesco. Ci vuol proprio una pazienza da ...'cinese'. 

Non me lo spiego 'umanamente'. La nostra medicina, basandosi peraltro sulle esperienze degli antichi, fa invece delle 'prove' in laboratorio, esperimenta sulle cavie e poi sugli uomini, poveri loro! 

Ma ve li vedete i cinesi a punzecchiare le persone per vedere se pungendo l'alluce gli passa il mal di stomaco? Non è possibile. 

E allora rimane l'ispirazione. Che cos'è l'ispirazione? Che cos'è la 'sensitività'?  

Non è forse un 'sentire' un qualcosa? Un sentire l'idea di un 'qualcosa'? La 'sensazione' non è forse un'idea non ancora messa bene a fuoco, più o meno conscia, ma comunque sufficiente a farti fare quella determinata cosa? E allora perché Dio non avrebbe potuto ispirare degli uomini, uomini con particolari doni 'naturali, dei 'sensitivi' appunto, per aiutare l'umanità, senza che questi si rendessero neanche conto di essere stati 'ispirati'?  

Come avrebbero potuto mai del resto capire che le idee che gli venivano in mente erano ‘ispirazioni’?  

Certo la sensitività può essere anche una qualità semplicemente 'naturale', come la creatività, la capacità di dipingere, di scolpire, di scrivere, un dono naturale insomma.  

Ma quando è dono naturale o è 'ispirazione'? Dove finisce l'uno e comincia l'altra? 

E per tornare al mondo della ricerca scientifica 'occidentale', non è stato forse scritto che molte delle più grandi scoperte 'scientifiche' sono avvenute come 'per caso'?  

Per caso? Che cos'è il caso? Cos'è il 'caso', realmente? Cosa sono state certe 'intuizioni', i famosi 'lampi di genio', di tanti medici e scienziati?  

L'intuizione, o 'ispirazione' che dir si voglia, non è forse un'idea che ti 'viene' all'improvviso, come se venisse da un mondo estraneo (gli yoghi orientali direbbero: da un diverso livello di coscienza, la 'coscienza cosmica'), talvolta quando non pensi neanche a quella certa cosa, talvolta quando sei invece 'assorto' sulla stessa ma con la mente non propriamente vigile e attiva, e cioè più facilmente 'raggiungibile' da comunicazioni telepatiche, essendo stato parzialmente rimosso il controllo dell'io dal livello della 'coscienza', controllo 'vigile' che costituirebbe altrimenti come una 'barriera'?  

E nella musica? Queste meravigliose composizioni, che ci hanno fatto dire tante volte: "ma questo è 'ispirato'..." e che ti trasmettono delle vibrazioni interiori, delle emozioni profonde? Come possono delle semplici 'percussioni' acustiche di strumenti raggiungere l'orecchio e trasformarsi in suoni 'emotivi'? La spiegazione scientifica c'è, lo sappiamo. Ma è la spiegazione dell'emozione che manca.  

 Perché un certo suono procura una emozione e la procura indistintamente a tutti, come se ognuno di noi avesse codificato dentro al proprio Dna mentale un concetto 'assoluto' del 'bello' che, in quanto tale, suscita 'emozioni'? Come una poesia, no? Non suscita anch' essa delle emozioni tanto da farci dire che anch'essa è 'ispirata'?  

Ispirata da che? Dalla Musa?  

Ecco la Musa. Gli antichi forse avevano colto nel segno. La Musa era una sorta di 'Dea'. 

L'ispirazione gli antichi greci e romani l'avevano collegata a Dio.  

Ma perché, perché queste 'ispirazioni' suscitano 'emozioni'? Può un cervello 'freddo', un organo come lo potrebbe essere un altro, molto più sofisticato ma pure un 'organo', subire 'emozioni'? Oppure le emozioni sono ‘un non so che’ che coinvolge ‘qualcosa’ di più profondo e nobile di un mero 'organo', la 'psiche' appunto, intesa non come elaborazione di pensiero prodotta da un 'organo', ma come un qualcosa di 'spirituale' che 'utilizza' lei stessa l'organo per comunicare con il mondo esterno? Quale è il rapporto fra Psiche e Anima? E quale quello fra anima e corpo? 

La filosofia yoga, i più grandi 'yoghi', spiegano infine che alterando con tecniche particolari (aspirazioni, espirazioni, posture particolari del corpo, ecc.) il nostro stato di coscienza ci possiamo mettere in contatto con il mondo preternaturale, con la Sapienza, cioè con la Conoscenza, che viene da un altro 'livello', un livello 'superiore'. E cosa potrebbe allora essere questo livello di ispirazione se non il 'livello' di Dio? 

Ecco, mentre il 'Pendolino' fugge via veloce, in un'atmosfera confortevole, fresca e ovattata, e le immagini della campagna scorrono rapide davanti al mio occhio che non le vede, penso pensoso a tutte queste cose...e mi dico: perché mai non potrebbe Dio parlare veramente agli uomini per 'ispirazione'? Perché no? 

Guido Landolina 

L'ultimo Papa canonizzato

 


L'AMORE DI UN POPOLO 

Tanta virtù, tanto zelo, tanti sacrifici e tanti benefici dovevano,  necessariamente, volgere ed obbligare all'amore più vivo per il loro Parroco il  cuore dei Salzanesi. 

No! un Parroco, come Don Sarto, Salzano non l'aveva mai avuto. 

Era stata vera la parola del Vescovo Zinelli quando affermava di avere scelto  per Salzano un “Parroco d'oro”: un sacerdote dotato delle più belle virtù, per  cui i Salzanesi avrebbero finito con il restargli riconoscenti. E il signor Paolo  Bottacin, dando un diverso significato alla espressione sfuggitagli nel primo  incontro con Don Sarto, doveva riconoscere che il Vescovo, con la sua scelta,  aveva fatto veramente “qualcosa di bello” per l'importante Parrocchia 180,  salita oramai al primo posto tra tutte le Parrocchie della Diocesi per l'ordine  che vi regnava e per il più che consolante risveglio della vita cristiana. 

Particolare, questo, segnato “a perpetua memoria” nella dichiarazione lasciata  da Sua Ecc. Mons. Zinelli al termine della sua Visita Pastorale a Salzano:  

 “Ottimo lo spirito religioso che vige in Parrocchia; popolazione unita e  concorde attorno al suo Parroco; consolante la frequenza ai Sacramenti; in  bel numero le Comunioni; e molto bene istruiti nella Dottrina Cristiana i  fanciulli; in piena regola ogni cosa spettante al culto divino” 181. 

Aveva, dunque, ragione Salzano di andare superba del suo Arciprete e di  amarlo come lo amava. 

Tutti gli volevano bene, perché egli era come la vita della vita della  Parrocchia e niente si faceva e nessuna decisione era presa nelle famiglie  senza di lui. 

Tutti gli volevano bene. Lo amavano i fanciulli che egli, per custodirli dalle  insidie del male, alla sera raccoglieva in Canonica, adattandosi a giocare con  essi al pallido bagliore di una vecchia lucerna, come se fosse ritornato  fanciullo intorno al focolare della sua umile casetta di Riese 182. 

Lo amavano quei giovanotti che, dimostrando tendenza a pietà, egli istruiva  ed educava alle speranze della Diocesi, coltivando in loro, come a Tombolo, i  primi germi della vocazione sacerdotale per poi inviarli in Seminario, dove,  se poveri, li manteneva con i sudori dei suoi sacrifici e con gli stenti delle sue  privazioni, perché nessuna incipiente vocazione andasse perduta 183. 

Lo amavano i giovani, a cui, dopo giornate di spossante lavoro, preoccupato  del loro avvenire, ricordava l'intemeratezza dei costumi e l'onestà della vita,  partecipando alle loro oneste ricreazioni per tenerli più saldamente attaccati a  sé ed alla fede degli avi 184. 

Lo amavano i padri di famiglia, perché in lui trovavano un cuore che sapeva  comprendere i loro bisogni, le loro angustie, le loro amarezze e i loro dolori  185. 

Lo amavano i vecchi, perché in lui sentivano il conforto delle loro miserie ed  il consolatore dei loro ultimi giorni. 

Lo amavano gli ammalati, perché nella sua grande e silenziosa carità  esperimentavano l'ampiezza del suo cuore ed il sollievo di ogni loro  sofferenza 186. 

Lo amavano i poveri, perché lo vedevano ogni giorno “farsi povero per loro”  187. 

Lo amavano i suoi Cappellani, perché in lui ammiravano il sacerdote umile,  pio e laborioso che, spoglio di ogni vanagloria, ad altro non pensava che alla salvezza delle anime 188. 

Lo amavano le autorità municipali, le quali, per l'alta considerazione in cui lo  tenevano, gli avevano affidato la Direzione delle Scuole Comunali e la  Presidenza dell'Ospedale e della Congregazione di Carità del luogo 189. 

Lo amavano gli stessi non credenti nella sua fede, perché ammiravano il vero  sacerdote di Dio, e, presi dallo splendore delle sue virtù, si tenevano  sommamente onorati della sua amicizia. 

Il nominato israelita Mosè Vita-Jacur non dubitava di affidare all'Arciprete  Don Giuseppe Sarto l’educazione delle sue due nepotine; mentre il nipote  Leone Romanin-Jacur, divenuto Segretario di Stato, si compiacerà di salire  spesso con memore pensiero le scale del Vaticano per rendere omaggio di  affettuosa e fervida venerazione all’antico educatore delle sue piccole sorelle  190. 

Tutti a Salzano gli volevano bene, perché in lui tutti veneravano un “prete  santo” 191. 

*** 

Lo amavano tutti e guai a chi si fosse azzardato di toccare il loro Parroco!  Nel pomeriggio di una Domenica, Don Giuseppe ritornava dalla visita fatta  ad un ammalato, quando, giunto alle prime case della Parrocchia, si imbatté  in alcuni figuri di Dolo, i quali, sghignazzando, tentavano con la loro carretta  di impedirgli il passo. 

Non l'avessero mai fatto! 

Alcuni Parrocchiani che stavano giocando lì vicino, visto lo scherzo di  cattivo gusto che quelle facce da patibolo volevano giocare al loro Arciprete,  smesso immediatamente il giuoco, si precipitarono a prenderne le difese.  Sulle prime volarono parole grosse da ambo le parti. Ma quando un  Salzanese, tale Giuseppe Basso, detto “Ciaresse”, tendendo le braccia e  stringendo i pugni, disse ai compagni: “Basta cole ciàccole: cussì se fa” 192,  fu il segno della battaglia. 

Quei giovinastri, vedendo che le cose volgevano per loro alla peggio,  infilarono rapidamente la strada, dalla quale erano venuti 193. 

Il Beato Pio X, del Padre Girolamo DAL GAL Ofm c. 

SULL'ORLO DELLA NUOVA GERUSALEMME - Alzati dalle tue cadute

 


Alzati dalle tue cadute 


26/09 novembre 

Vedo Gesù caduto a terra con la sua croce sopra di lui. Si alza, mette la sua croce sulla spalla destra, cammina con difficoltà. 

Gesù dice: 

A questo vi chiamo, figli miei amati: che vi alziate dalle vostre cadute, che non restiate più sul terreno del peccato, sul terreno della perdizione, sul terreno della disgrazia; che vi alziate con la vostra croce sulle spalle, che camminiate a testa alta nella speranza che molto presto vedrete: nuovi cieli, nuova terra. 

Riconoscete i vostri peccati; prendete risoluzioni ferme per cambiare, perdonatevi l'un l'altro; evitate i dissensi, vivete in unità, nella gioia e nel giubilo che siete miei figli, che siete pellegrini verso la Patria Celeste. Ubriacati con il vino del mio amore; vino che darà gioia alla tua anima, pace al tuo cuore e luce al tuo spirito. 

Faccio il segno della croce sulle vostre fronti, sulle vostre mani e vi benedico. Amen. Amen. Amen. 

Preghiera per le SS. Anime

 


Questa è la preghiera che S. Bonaventura ha scritto per dare il suffragio alle anime del Purgatorio tramite l'aiuto misericordio- so della B. V. Maria. 

Santa Maria, Madre di Dio, consolatrice degli afflitti e soccorso dei cristiani, dolce Vergine, Madre del nostro Salvatore Gesù e di tutti i fedeli, voi che siete pure la Ma- dre di tutte le povere anime che tanto sof- frono nel Purgatorio, io imploro con confi- denza l'immensa bontà del vostro Cuore, e vi prego d'intercedere presso il vostro di- vin Figlio, affinché pei meriti del suo santo Sacrificio, le anime che sono punite e puri- ficate col fuoco del dolore, come l'oro nel crogiolo, ottengano il sollievo e la libera- zione alla quale aspirano. Così sia. 

I Dieci Comandamenti

 


Alla luce delle Rivelazioni a Maria Valtorta


Il settimo Comandamento: “Non rubare”. 


7.3 Quando si può arrivare a rubare per fame. 

Naturalmente vi è anche chi ruba per fame. È successo agli stessi Apostoli quando - affamati nel loro peregrinare e lontani da centri abitati, in aperta campagna, si inoltrarono in un campo di grano per mangiarne e sostenersi. 

Chi, non potendo procurarsi altrimenti il cibo, ruba per fame e non per vizio, agisce in stato di necessità: non può non avere sopra di sé l'occhio indulgente di Dio. 

A questo proposito val la pena di leggere questa visione di Maria Valtorta a proposito di due fanciullini di quattro e otto anni che avevano osato rubare una crosta di pane caduta per terra vicino al frantoio di uno che era stato tempo prima beneficato da Gesù. 

Assisteremo a un tenerissimo miracolo di Gesù che - dal nulla - in stagione invernale, fa divenire carico di mele un albero nudo che non ne portava nemmeno una. 

Quella di poter creare dal nulla è un diritto di cui molti vorrebbero derubare Dio, negandogli la possibilità di aver creato il mondo dal nulla, l'uomo dal fango (facendolo piuttosto discendere da una scimmia) e da pochi pani e pesci procedere alla loro moltiplicazione; come infine, dopo la Resurrezione, apparire o scomparire a seconda delle circostanze. 

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Un'altra dolce visione di Gesù e due bambini. 129 Dico così perché vedo che Gesù, passando per una vietta fra dei campi, che da poco devono aver ricevuto il seme perché la terra è ancora soffice e scura come quando da poco è seminata, si ferma ad accarezzare due piccini: un maschietto di non più di quattro anni ed una bambina che ne avrà otto o nove. Devono essere bambini molto poveri, perché hanno due povere vesticciuole stinte e anche rotte e una faccina mesta e patita.  

Gesù non chiede nulla. Li guarda soltanto fissamente mentre li carezza. Poi si affretta ad una casa che è in fondo al viottolo. Una casa di campagna, ma ben messa, con una scala esterna che dal suolo sale alla terrazza su cui è una pergola di vite, ora spoglia di grappoli e foglie. Solo qualche ultima foglia già ingiallita pende e ondeggia per il vento umido di una brutta giornata d'autunno. Sul parapetto della casa dei colombi sgrugolano aspettando l'acqua che il cielo grigio e tutto nuvoloso promette.  

Gesù, seguito dai suoi, spinge il rozzo cancelletto, che è nel muricciolo a secco che circonda la casa, ed entra nella corte, noi diremmo aia, dove è il pozzo e in un angolo è anche il forno. Suppongo sia tale quello sgabuzzino dalle pareti più scure per il fumo che ne esce anche ora e che il vento piega verso terra. 

Al rumore dei passi una donna si affaccia sulla porta dello sgabuzzino e, veduto Gesù, lo saluta con gioia e corre ad avvertire in casa. Ecco un uomo vecchiotto e grasso farsi sulla porta di casa e affrettarsi verso Gesù.  

«Grande onore, Maestro, vederti!», lo saluta.  

Gesù dice il suo saluto: «La pace sia con te», e aggiunge: «La sera scende e la pioggia è vicina. Ti chiedo ricovero e un pane per Me ed i miei discepoli».  

«Entra, Maestro. La mia casa è tua. La serva sta per sfornare il pane. Sono ben lieto di offrirtelo col cacio delle mie pecore e i frutti della mia campagna. Entra, entra, ché il vento è umido e freddo...», e premuroso tiene aperta la porta inchinandosi quando Gesù passa. Ma poi cambia subito tono per rivolgersi a qualcuno che egli vede, e dice iracondo: «Ancora qui sei? Vattene. Non c’è nulla per te. Vattene. Hai inteso? Qui non c'è posto per i vagabondi...». E borbotta fra i denti: «...e forse anche ladri come te».  

Una vocina di pianto risponde: «Pietà, signore. Un pane per il mio fratellino almeno. Abbiamo fame...».  

Gesù, che era entrato nell'ampia cucina, allegra per un gran fuoco che le fa anche da lume, viene sulla soglia.  

È già mutato in volto.  

Severo e triste, chiede, non all'ospite ma in generale, pare lo chieda all'aia silenziosa, al fico spoglio, al pozzo oscuro: «Chi è che ha fame?».  

«Io, Signore. Io e mio fratello. Un pane solo, e ce ne andremo». 

Gesù è ormai fuori, nell'aria sempre più fosca per crepuscolo e per imminente pioggia.  

«Vieni avanti», dice.  

«Ho paura, Signore!».  

«Vieni, ti dico. Non aver paura di Me».  

Da dietro allo spigolo della casa spunta la povera bambina. Alla sua misera tunichella sta attaccato il fratellino. Vengono avanti timorosi. Uno sguardo timido a Gesù, uno spaurito al padrone di casa che fa degli occhiacci e dice: «Sono vagabondi, Maestro. E ladri. Poco fa ho trovato costei a raspare vicino al frantoio. Certo voleva entrare a rubare. Chissà da dove vengono. Non sono del luogo».  

Gesù gli dà retta per modo di dire. Guarda molto fisso la bambina dal visetto smunto e dalle treccine spettinate, due codini ai lati delle orecchie, legati in fondo con una strisciolina di cencio.  

Ma il viso di Gesù non è severo guardando la miserella. È mesto, ma sorride per rincuorarla.  

«È vero che volevi rubare? Di' la verità».  

«No, Signore. Avevo chiesto un poco di pane, perché ho fame. Non me l'hanno dato. Ne ho visto una crosta unta là per terra, vicino al frantoio, ed ero andata a raccoglierla. Ho fame, Signore. Ieri mi è stato dato un solo pane e l'ho tenuto per Mattia... Perché non ci hanno messi con la mamma nel sepolcro?».  

La bambina piange desolatamente e il fratellino la imita.  

«Non piangere». Gesù la consola carezzandola e tirandosela a Sé. «Rispondi: di dove sei?».  

«Del piano di Esdrelon».  

«E fin qui sei venuta?».  

«Sì, Signore».  

«È tanto che t'è morta la madre? E il padre non l'hai?».  

«Il padre m'è morto ucciso dal sole al tempo della messe e la mamma alla passata luna... lei e il bambino che nasceva sono morti...». Il pianto cresce.  

«Non hai nessun parente?». 

«Veniamo da tanto lontano! Non eravamo poveri... Poi il padre ha dovuto mettersi a servire. Ora è morto e la mamma con lui».  

«Chi era il padrone?».  

«Il fariseo Ismaele».  

«Il fariseo Ismaele!... (è intraducibile il modo come Gesù ripete questo nome). Sei venuta via di tuo volere o ti ha mandato?».  

«Mi ha mandato, Signore. Ha detto: "Sulla strada i cani affamati"».  

«E tu, Giacobbe, perché non hai dato un pane a questi bambini? Un pane, un poco di latte e un pugno di fieno per letto alla loro stanchezza?...».  

«Ma... Maestro... ho il pane giusto per me... e il latte è poco... e metterli in casa... Sono come bestie randagie costoro. Se si fa loro buon viso non vanno più via...».  

«E ti manca posto e cibo per questi due infelici? Lo puoi dire con verità, Giacobbe? La molta messe, il molto vino, il molto olio e le molte frutta, che hanno fatto celebre il tuo podere quest'anno, perché ti vennero? Te lo ricordi ancora? L'anno avanti, la grandine aveva mortificato i tuoi beni e tu eri pensieroso per la tua vita... Io sono venuto e ti ho chiesto un pane... Tu mi avevi sentito parlare un giorno e mi eri rimasto fedele... e nella tua pena mi hai aperto il cuore e la casa e dato un pane e un ricovero. Ed Io, uscendo, che ti ho detto il mattino di poi? "Giacobbe, tu hai compreso la Verità. Sii sempre misericordioso e avrai misericordia. Per il pane che hai dato al Figlio dell'uomo questi campi ti daranno dovizie di biade, e carichi come se su loro fossero i grani della rena marina saranno d'ulive i tuoi ulivi, e piegati al suolo dal peso i tuoi meli". L'hai avuto e sei il più ricco della contrada quest'anno. E tu neghi un pane a due bambini!...».  

«Ma Tu eri il Rabbi...»  

«Appunto perché lo ero, potevo fare delle pietre pane. Questi no. Ora Io ti dico: vedrai un nuovo miracolo e te ne verrà pena, grande pena... Ma allora, battendoti il petto, di': "Io l'ho meritato"».  

Gesù si rivolge ai bambini: «Non piangete. Andate a quella pianta e cogliete».  

«Ma è spoglia, Signore», obbietta la bambina.  

«Va'».  

La bambina va e torna colla vesticciuola rialzata e piena di mele rosee e belle. 


«Mangiate e venite con Me»; e agli apostoli: «Andiamo a portare questi due piccoli a Giovanna di Cusa. Ella sa ricordare i benefici ricevuti ed è misericorde per amore a chi le fu misericorde. Andiamo».  
L'uomo, sbalordito e mortificato, tenta di farsi perdonare: «È notte, Maestro. L'acqua può cadere mentre sei per via. Rientra nella mia casa. Ecco che la serva va a sfornare il pane... Te ne darò anche per questi».  
«Non occorre. Lo daresti non per amore ma per paura del castigo promesso».  
«Non è dunque questo (e accenna alle mele colte sull'albero prima nudo e che i due affamati mangiano con avidità) non è dunque questo il miracolo?».  
«No».  
Gesù è severissimo. 
«Oh! Signore, Signore, pietà di me! Ho compreso! Tu mi vuoi punire nelle biade! Pietà, Signore!».  
«Non tutti quelli che mi chiamano "Signore" mi avranno, perché non è nella parola ma nell'atto che si testimonia amore e rispetto. Avrai la pietà che hai avuto».  
«Io ti amo, Signore».  
«Non è vero. Mi ama chi ama, perché Io così ho insegnato. Tu non ami che te stesso. Quando mi amerai come Io ho insegnato, il Signore tornerà. Ora Io vado. La mia dimora è nel fare del bene, nel consolare gli afflitti, nell'asciugare le lacrime degli orfani. Come una chioccia stende le ali sui pulcini indifesi, così Io stendo il mio potere su coloro che soffrono e sono tormentati. Venite, bambini. Presto avrete casa e pane. Addio, Giacobbe».  
E, non contento di andare, fa prendere in braccio la bambina stanca: è Andrea che la prende e la ravvolge nel suo mantello; e Gesù prende il bambino e vanno per la viottola ormai scura col loro carico di pietà che non piange più.  
Pietro dice: «Maestro! Gran ventura per costoro che Tu sia sopraggiunto. Ma per Giacobbe!... Che farai, Maestro?».  
«Giustizia. Conoscerà non la fame, perché ha ripieni i granai per molto ancora. Ma la ristrettezza, ché non farà seme il grano seminato, e gli ulivi e i pomi saranno coperti di sole foglie.  
Questi innocenti non da Me ma dal Padre hanno avuto pane e tetto.  
Perché il Padre mio è Padre anche degli orfani, Lui che dà nido e cibo agli uccelli dei boschi.  
Questi possono dire, e tutti i miseri con loro, i miseri che sanno rimanergli "figli innocenti e amorosi", che nella loro piccola mano è stato posto da Dio il nutrimento e con paterna guida Egli li conduce ad un tetto ospitale». 

La visione cessa così, e me ne resta una grande pace.  
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Giacobbe era un contadino che aveva un podere presso il lago di Meron. Una volta, l'anno precedente, aveva ospitato Gesù che in cambio - da bravo falegname quale Egli era - gli aveva riparato l'aratro e benedetto i campi, come ben si è capito leggendo il testo della visione. 
A causa del peccato verso i due bambini, Giacobbe verrà punito nei suoi raccolti, e successivamente sarebbe caduto anche malato, ma avrebbe finito per chiedere perdono a Gesù. 
I due orfanelli, Maria e Mattia, avrebbero invece trovato amore, pace e serenità oltre che sicurezza di vita, perché Gesù li avrebbe affidati e sarebbero stati adottati da Giovanna, discepola di Gesù e moglie di Cusa, procuratore di Erode 130 . 
Dio non fa mai le cose a metà. 

a cura del Team Neval 

Riflessioni di Giovanna Busolini  


Come posso lasciare che la Mia Chiesa corra verso la sua rovina, vivendo senza il Mio Santo Spirito? Ciò non sarà; la difenderò verso e contro tutti.

 


  La Mia Chiesa attuale respinge le manifestazioni del Mio Santo Spirito; Le condanna apertamente e si condanna essa stessa nello stesso tempo, poiché ho detto di non bestemmiare contro lo Spirito. Ma, nella Mia Chiesa, tanto Mi rifiutano, che invio voi, i piccoli, a darle nuova vita, recandole i Miei Messaggi. […] La Chiesa condanna lo Spirito Santo, al quale è proibito di parlare… Figlia, come vuoi che faccia silenzio dinanzi a tanta ribellione contro di Me… Come posso lasciare che la Mia Chiesa corra verso la sua rovina, vivendo senza il Mio Santo Spirito? Ciò non sarà; la difenderò verso e contro tutti.