martedì 22 ottobre 2019

Esercizi di realtà



Il primo passo per poter rendere la fede qualcosa di radicalmente rivoluzionario dentro la nostra vita è quello di liberarci di dio. Volutamente dio è scritto con la lettera minuscola. Perché il dio di cui dobbiamo liberarci è quello creato dalla nostra testa, dai nostri ragionamenti, dalle nostre paure, dalla nostra storia, dalla nostra immaginazione. Molto spesso il cristianesimo che ci ha deluso non è quello reale, ma quello che ci siamo creati dentro la nostra testa. Molte volte dio è stato per noi una via di fuga, una droga per scappare dalla realtà, per sopportare delle situazioni, per esorcizzare la paura. Ma finito quel momento è tornato a far parte dell’insieme di cose che mettiamo in atto per continuare a rimanere a gallaFinchè non ci libereremo da questo dio soggettivo non potremmo lasciare spazio a Dio vero, quello oggettivo, quello che non è creato dalla nostra testa e dalla nostra immaginazione. Il Dio che ci ha davvero dato la vita, che è venuto al mondo, che è morto per noi, che è Risorto, che ci ha salvati.
La differenza è seria ed è sostanziale. Immaginate di stare a camminare in un deserto, il sole picchia, e il caldo si fa sentire. Il sudore scorre sulla vostra fronte, la bocca vi si asciuga e la voglia di bere cresce in voi passo dopo passo, ma all’orizzonte non ci sono oasi, fonti, rubinetti di soccorso. Quel bisogno di acqua, è un bisogno reale, oggettivo. Non è creato da qualche nostra paranoia o fissazione. E’ un bisogno vero e concreto. Quale soluzione adottiamo? Quale via d’uscita scegliamo? Potremmo fermarci, chiudere gli occhi e immaginarci l’acqua. Convincerci che più penseremo intensamente a quell’acqua più ci disseteremo. A cosa ci porterà una simile scelta? Alla delusione e alla morte, perché nessuno sforzo della nostra immaginazione può rispondere a un bisogno concreto che proviamo. L’acqua non è la creazione di un mio ragionamento. L’acqua è qualcosa di oggettivo a me. O c’è o non c’è. Non ci sono alternative.
Ugualmente è così per quella sete di felicità e di senso che portiamo nel cuore. Non è una sete creata da un nostro capriccio. È una sete vera, concreta, totale. È il bisogno di amare e di sentirsi amati. Il bisogno di avere un senso, di gustare la vita con una pienezza che sentiamo premere in noi come mancanza. L’inquietudine che ci attanaglia è come il rantolo e l’affannarsi di un uomo assetato nel deserto che cerca disperatamente acqua e riesce con le sue forze solo a portarsi alla bocca sabbia. In questa esperienza estrema del nostro limite e della nostra sete, è lì che incontriamo Dio. È lì che capiamo che Lui non è un hobby del fine settimana, o una tradizione confusa con il folklore dei nostri paesi. Dio è essenziale a noi, come l’ossigeno per il corpoSiamo fatti per Lui, come una pianta è fatta per il sole anche se vive aggrappata alla terra. Quel sole ne è il principio vitale nascosto, segreto, ma essenziale. E questo Dio non può coincidere con la nostra immaginazione. Non può essere il Dio creato della nostra fantasia.
Eppure la stragrande maggioranza di noi non è “credente”, è semplicemente “credulona”, perché si accontenta di un dio psicologico, di un dio creato dalla nostra paura e dalla nostra insicurezza, un dio dipinto dai nostri sensi di colpa e da educazioni non sempre impeccabili. Molte stagioni della nostra vita le viviamo feriti dalla delusione che un dio così ci lascia addosso. Dobbiamo liberarci da questo dio, o non avremo mai spazio e tempo da offrire al Dio Vero. E non lasciare spazio a questo Dio vero significa non lasciare spazio al Senso della vita che viviamo. E quando uno non prova, non sente, non percepisce più il senso, man mano perde interesse nella vita, si deprime, si annichilisce, smette di vivere per al massimo sopravvivere.
Ma questo capovolgimento avviene attraverso un esercizio faticoso e costante. Soppiantare un dio soggettivo con il Dio vero, quello reale, è fatica che costa una decisione profonda da parte nostra. L’unico ingrediente necessario è l’ingrediente della fedeltà, della costanza. Non cambierà tutto da un minuto all’altro. Cambierà tutto con il tempoMa non un tempo qualsiasi, ma un tempo nuovo, riempito da “esercizi di realtà”, che giorno dopo giorno ci riscatteranno dall’isola che non c’è della nostra testa e ci riporteranno con i piedi per terra, davanti a Lui. Perché la realtà è il luogo dove Dio parla, dove Dio si manifesta. La differenza che passa tra la nostra immaginazione e la realtà, è la stessa differenza che passa tra la fotografia di una persona che amiamo, e la persona che amiamo in carne ed ossa. Se dovessimo scegliere tra queste due cose cosa sceglieremmo? Preferiremmo abbracciare una foto? Parlare ad una foto? Dormire con una foto? Piangere con una foto? Certamente no. Sceglieremo la realtà, che nel bene o nel male supera sempre la nostra immaginazione. Ma questa scelta è il prodotto di una “fedeltà quotidiana”, di una “fedeltà costante”. Essere incostanti o intermittenti, significa fare più danno di ciò che era il punto di partenza. Ma la fedeltà e la costanza sono cose che si imparano un po alla volta. Dobbiamo essere pazienti e forti con noi stessi. Risoluti e amorevoli. E come un bambino un po’ alla volta impara a camminare e a parlare, anche noi un po alla volta cominceremo a restare in piedi e a capirci qualcosa.
Non ci resta nient’altro allora che cominciare a capire cosa sono e come si vivono gli “esercizi di realtà” con i 4 filmati  : 

Esercizi di Realtà 1  ASCOLTARE

Esercizi di realtà 2   VEDERE

Esercizi di realtà 3   MANGIARE

Esercizi di realtà 4   AMARE


di Don Luigi Maria Epicoco

E DIFFONDE SUL MONDO LA SPERANZA, LA SALVEZZA, LA GIUSTIZIA E LA PACE



Questo nostro mondo così pericolosamente assetato di acqua non potabile! Vuole sperare e porre la sua fiducia nelle promesse fallaci. Cerca salvezza, giustizia, pace e si affida alle armi atomiche, alla violenza, all'oppressione del debole e del povero.
Ricordiamo le gravi parole di Giovanni Paolo II in apertura dell'Anno Santo: "Fa', o Signore, che questo Anno Santo della tua redenzione diventi pure un appello al mondo contemporaneo, che vede la giustizia e la pace sull'orizzonte dei suoi desideri, e tuttavia, concedendo sempre maggiore spazio al peccato, vive giorno per giorno in mezzo a crescenti tensioni e minacce e sembra avviarsi verso una direzione pericolosa per tutti!... O Signore Gesù Cristo si dimostri più potente l'opera della tua Redenzione! Questo implora da te in questo Anno la Chiesa mediante tua Madre, che tu stesso hai dato come Madre di tutti".

TESORI DI RACCONTI




 Un figlio amoroso  


Un generale invitò un giorno a pranzo inaspettatamente tutti i suoi ufficiali subalterni, e a metà del pranzo uscì fuori col dire, che non sapeva che fosse avvenuto del suo orologio, che poco prima aveva avuto fra mano, e dato a vedere in giro ai convitati, che ne ammiravano la preziosità. La faccenda divenne seria; furono fatte mille congetture più o meno sospettose, e tutti gli ufficiali per mostrare la loro innocenza si alzarono e vuotarono le loro tasche. 
Non ve ne fu che uno, il cui contegno parve imbarazzato. Si fece rosso in volto e senza vuotare le saccocce come gli altri, si limitò a dire che dava la sua parola d'onore, che ei nulla sapeva dell'orologio. A tale protesta, tutta la società parve confusa e malcontenta: si parlò poco insino alla fine del pranzo, e gli invitati partirono presto. La sera medesima ad ora tarda, l'ufficiale, che si era rifiutato dl vuotare le tasche, fu chiamato dal generale, il quale così gli disse benignamente:  

- Vi prego, signore, di perdonarmi se oggi vi ho compromesso: il mio orologio fu ritrovato. Sappiate che la tasca era a caso scucita, e l'orologio era caduto tra la fodera e il panno, senza che me ne accorgessi. Ma permettetemi che vi domandi per qual motivo vi mostraste così imbarazzato, ricusando di vuotar le tasche come gli altri. A tale richiesta un lieve rossore comparve di nuovo sul volto del giovane, e rispose con un mendicato sorriso:  

- In quel punto mi trovava in saccoccia un pezzo di pane e formaggio, che dovevano essere il mio pranzo, non avendo potuto prevedere l'onore di essere invitato alla vostra tavola.  
- La vostra frugalità mi par eccessiva e mi reca meraviglia, ripigliò il generale, deriverebbe essa forse da avarizia!  

- Ah no, generale! - Avete forse debiti da pagare, i quali vi costringano a tanta parsimonia? Veramente no non ho diritto di entrare nei vostri particolari interessi, pure vi sarei grato di tal confidenza,  

- Io non posso rifiutarmi alle vostre brame, o mio signore, e voglio appagarle. 
Sappiate dunque che la mia sobrietà, che vi reca tanto stupore, proviene dall'amore che porto alla vecchia ed ottima mia madre, la quale essendo inferma si trova in bisogno della mia assistenza. Per far qualche risparmio, tre giorni per settimana non mangio a desinare che pane e formaggio, ma di questo sacrificio sono largamente ricompensato pel piacere che provo di poter così soccorrere colei che mi diede la vita. Ecco il vero motivo della confusione che voi notaste. - Il generale, asciugatasi una lagrima, disse con voce commossa:  

- Certo voi siete un buono ed amoroso figliuolo, e dovete quindi essere un prode e valoroso guerriero, e però m'incarico del vostro avanzamento. Da oggi in avanti poi voglio avervi mio commensale giornaliero, affinché possiate ancor meglio assistere vostra madre. E battendogli amichevolmente la spalla: Siamo dunque intesi, mio caro ufficiale, soggiunse: addio, a rivederci domani a mezzodì. Così l'ufficiale esperimentò come Iddio disponga che anche in questa vita venga premiata la pietà verso i genitori, e il generale conobbe quanto convenga andar cauti nel giudicare i propri simili, perché spesso può avvenire che noi riputiamo triste quell'azione che invece è buona.  

DON ANTONIO ZACCARIA 

I MIEI COLLOQUI CON LE POVERE ANIME



Michele il falegname

In estate io vidi tre volte ad A...., una donna alla villa andare in su e in giù con una espressione indimenticabilmente triste. Quando la interrogai, mi rispose: "Nessuno prega per me!". Alle altre domande rimase muta. Allora non mi era ancora stato detto che io dovevo pregare con loro. Per questo l'apparizione durava sempre poco. Pregare è anche un sollievo per me. Dopo ho meno paura.
11 Marzo 1923. Ero appena a letto alle undici che qualche cosa entrò. Pensai che fosse mia sorella e non accesi subito la luce; ma poi sentii subito che cosa era. Sotto la porta c'era il falegname Michele, un ex sacrestano; non so quando egli morì. Gli dissi subito:
"Si - falegname Michele, che vuoi da me?" Allora fece un grido e sparì. Ora è il mio bambino che devo curare. Adesso viene tutte le notti, fa paura, perchè non si sa che cosa fare con lui. Era rimasto una mezz'ora dalle 4 alle 4 e mezza. Cammina sospirando per la stanza, non ha un bell'aspetto. Ma il Signore mi aiuterà.
13 Marzo alle undici e trenta è di nuovo qui. Io dico: "Sabato viene celebrata una S. Messa per te, lasciami in pace; che cosa hai fatto? Rispondi una buona volta!" - "Furto sacrilego!" grida. Io: "Posso aiutarti?" Egli fa un cenno col capo e sparisce.

EUGENIA VON DER LEYEN

CONDUCI TUTTI GLI UOMINI ALLA SORGENTE D'ACQUA VIVA CHE SCATURISCE DAL SUO CUORE



La sorgente di acqua viva! "O voi tutti assetati venite all'acqua, chi non ha denaro 'venga ugualmente..." (Is 55, 1). La sete di Dio... L'uomo ha sempre sete ma non sempre va alla fonte di acqua viva: "Hanno abbandonato me, sorgente di acqua viva per scavarsi cisterne, cisterne screpolate che non tengono l'acqua" (Ger 2, 13).
Le "cisterne screpolate": gli idoli di sempre, rilucidati a nuovo: piacere, potere, denaro, sesso, droga, violenza. Acqua sporca che non può togliere la sete: "Ci hai fatti per te e il nostro cuore non ha quiete finché non riposi in te" esclama S. Agostino, iniziando a scrivere le sue "Confessioni".
Guai a lasciare l'acqua di sorgente per l'acqua delle pozzanghere. Può venire il momento che inutilmente la cercheremo: "Ecco verranno giorni - dice il Signore - in cui manderò la fame nel paese, non fame di pane, né sete di acqua, ma di ascoltare la parola del Signore. Allora andranno errando da un mare all'altro e vagheranno da settentrione ad oriente, per cercare la parola del Signore, ma non la troveranno (Am 8, 12). Guai a chi sfida con arroganza la pazienza di Dio!
Chi riconosce il proprio peccato, la propria indigenza, chi sa di essere "terra arida, deserta, senz'acqua, (Sal 62, 2), costui ha altra sete. "Di te ha sete l'anima mia...". "L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente..." (Sal 41, 3).
A questa sete dà risposta Gesù: "...Chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente che zampilla per la vita eterna" (Gv 4, 14).
Per la vita eterna, perché è la stessa acqua che ci disseterà nell'eternità: "Non avranno più fame né avranno più sete, né li colpirà il sole né arsura di sorta perché l'Agnello che sta in mezzo al trono sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti dell'acqua della vita" (Ap 7, 16-17). Sarà quest'acqua di vita eterna come un fiume: "Mi mostrò poi un fiume di acqua viva limpida come cristallo che scaturiva dal trono di Dio e dell'Agnello" (Ap 22, 1).
Il trono dell'Agnello: la croce glorificata di Cristo, il pulpito glorioso da dove il suo Cuore trafitto dal soldato divenne per noi sorgente di acqua salutare.
Quel Cuore santissimo a cui ci guida Maria Nostra Signora del Sacro Cuore.


lunedì 21 ottobre 2019

ANGELI IN AZIONE


ANGELI FASULLI

Gli angeli sono esseri personali, spirituali, servitori e messaggeri di Dio (Cat 329). Sono creautre personali e immortali e superano in perfezione tutte le creature visibili (Cat 330). Per questo motivo, è davvero triste vedere che molta gente ha una considerazione totalmente sbagliata degli angeli e che mai cercheranno la loro amicizia perché non credono che siano persone; anzi arrivano a confonderle con energie o forze impersonali, incapaci di pensare o di agire da se stessi come individui.
Purtroppo se una persona si reca in libreria troverà diversi libri relativi agli angeli, che offrono fortuna e denaro, o aiutano ad ottenere un buon successo. Questa sembra l’unica cosa che interessa ad alcune persone.
Altre persone considerano gli angeli alla stregua di schiavi degli uomini, come se tutto ciò che loro chiedono debba venir automaticamente esaudito. Secondo costoro gli angeli possono rispondere a qualunque domanda riguardante ogni tipo di argomento o possono intercedere in qualunque evento, come se fossero robot, e quindi, per loro gli angeli agiscono senza intelligenza e senza libertà. Tutto ciò è quanto mai lontano dalla realtà. Gli angeli sono buoni, ma non schiavi. Loro obbediscono a Dio e sono a sua disposizione per aiutarci.
Taluni confondono gli angeli con i propri sentimenti. Parlano di angeli interiori ed esteriori. Inoltre impongono loro i nomi più disparati possibili. Alcuni dicono che vi siano angeli legati ai segni zodiacali, o ai giorni della settimana o ai mesi o legati all’anno, o, persino, angeli legati ai colori o ai sentimenti.
Sono tutte idee totalmente sbagliate, quanto mai lontane dalla dottrina cattolica.
Non mancano coloro che tengono corsi e conferenze per insegnare a comunicare con gli angeli, cosicché solo gli iniziati possono farsi capire e aiutare da loro.
Alcuni sostengono che si debbano mettere sei candele e sei vasi al cui interno sono inserite sei richieste e attendere una determinata ora affinché gli angeli giungano in nostro aiuto.
Nel libro Giocando con gli angeli di Hania Czajkowski, si suggerisce il miglior modo per ottener consigli dagli angeli e intessere una buona comunicazione con loro. Nel libro si spiega un gioco magico per cui, combinando due serie distinte di carte (che in totale sono 104), si arriva a dialogare con gli angeli e ad ottenere risposte ai nostri problemi.
In questo stesso libro è inclusa una Cassetta di primo soccorso angelico, utile per curare tutte le ferite dell’anima con considerevoli dosi d’affetto e tenerezza angelica. Sembrerebbe che, in questo caso concreto, si possa ottenere qualunque cosa attraverso le carte, le quali contengono oracoli con tutte le risposte alle nostre domande e necessità.
Altri sostengono che il dialogo con gli angeli possa realizzarsi attraverso i sogni o le meditazioni trascendentali o, ancora, alcune preghiere speciali. Propongono di svolgere alcuni riti per migliorare il dialogo: come mettersi particolari vestiti, giacché ciascun colore attrae un certo tipo di angelo. Alcuni parlano pure di cristalli angelici, i quali sono ricolmi di energia angelica e servono per comunicare con loro. Chiaramente questi cristalli e altri oggetti di contatto costano parecchio e non sono di certo per i poveri.
Si vendono anche talismani e oggetti pieni di energia angelica per difendersi dai propri nemici. In alcune botteghe si vendono essenze di angeli e liquidi di distinti colori per comunicare con differenti categorie di angeli.
Taluni, che si ritengono esperti dell’argomento, affermano che il colore rosa sia adatto per comunicare con l’angelo custode; l’azzurro per entrare in contatto con gli angeli che guariscono; il rosso per comunicare con i serafini... Secondo costoro ci sono angeli specialisti nel trovar marito o nel guarire dal cancro o dall’aids o dai problemi alla gola o allo stomaco. Altri sono specialisti nell’insegnare a guadagnare facilmente del denaro e ad ottenere un lavoro. Ogni angelo è associato ad un mestiere. Angeli per gli architetti o gli ingegneri o gli avvocati, i medici, etc.
Normalmente questi sapienti, o meglio questi saputelli, su temi concernenti gli angeli accettano la reincarnazione e credono che vi siano angeli per gli uomini in questa vita e per le successive vite che seguiranno. Parlano di angeli e di reincarnazione! Quanto di più contradditorio per un cristiano! I seguaci della Nuova Era affermano che non ci sono angeli caduti o demoni. Tutti sono buoni; sostengono che i demoni non sono malvagi. Mescolano gli angeli con l’occultismo e, a volte, affermano che gli angeli sono extraterrestri o la reincarnazione di uomini superiori, che già passarono per questo mondo... Per quanto riguarda le opinioni, sembra che tutte abbiano lo stesso valore. Ma noi, noi non possiamo credere a tali barbarie, che possono portarci alla confusione o alla negazione dell’esistenza di questi esseri così puri e così belli, nostri compagni di cammino, che Dio ci ha dato come amici per aiutarci nelle nostre lotte e nelle difficoltà della vita.
Per questo si selezionino i libri che si decide di leggere, si abbia la prudenza di non assistere a corsi o conferenze sugli angeli tenuti dalle sette o dai gruppi non cattolici e, soprattutto, si conosca ciò che afferma la Chiesa nel Catechismo e che ribadiscono i santi che hanno vissuto in intima comunione con gli angeli e sono quindi un esempio per noi.

Padre ángel Peña O.A.R.

PERCHÉ' VENGA IL SUO REGNO



Il Regno che è già venuto e che ancora deve venire.
"...Con Cristo e in Cristo il regno di Dio è già venuto sulla terra e tuttavia è lo stesso Gesù che ci insegna a pregare perché questo regno venga. In realtà, è la potenza di Dio che instaura il regno, ma siamo noi a doverlo accogliere... Il regno di Dio ci offre le sue ricchezze di verità e di grazia e dobbiamo seriamente domandarci se queste ricchezze diventano nostre ogni giorno di più". (S. Garofalo). Regno di Dio che non è un affare nostro, personale e basta. Perciò è necessario che facciamo posto ai nostri fratelli nella nostra preghiera. Cristo è morto per tutti.
Di questo regno Maria è "portio maxima, portio optima, portio praecipua, portio elettissima": la parte più grande, la parte migliore, la parte precipua, la parte elettissima (Ruperto di Dentz). 


domenica 20 ottobre 2019

Santi Martiri del I – II e III Secolo


 Il primo Martire dell'Era Cristiana: Stefano. 

Il primo Martire dell'Era Cristiana è il diacono Stefano. I libri canonici rimandano, a riguardo della lapidazione di Stefano, agli Atti degli Apostoli, mentre Maria Valtorta ci offre qualcosa di più dettagliato nella visione del 7-8-44. 

Il processo a Stefano e la sua lapidazione 4. 

(Poema: X, 30)
L'aula del Sinedrio, uguale, e per disposizione e per persone, a come era nella notte tra il giovedì e il venerdì, durante il processo di Gesù. Il Sommo Sacerdote e gli altri sono sui loro scanni. Al centro, davanti al Sommo Sacerdote, nello spazio vuoto dove, durante il processo, era Gesù, è ora Stefano. Egli deve aver già parlato, confessando la sua fede e testimoniando sulla vera Natura del Cristo e sulla sua Chiesa, perché il tumulto è al colmo e nella sua violenza è in tutto simile a quello che si agitava contro il Cristo nella notte fatale del tradimento e deicidio.
Pugni, maledizioni, bestemmie orrende sono lanciati contro il diacono Stefano che, sotto le percosse brutali, traballa e vacilla mentre con ferocia lo stiracchiano qua e là.

Ma egli conserva la sua calma e dignità. Anzi più ancora. E' non solo calmo e dignitoso, ma persino beato, quasi estatico. Senza curarsi degli sputi che gli rigano il volto, né del sangue che gli scende dal naso violentemente colpito, alza, ad un certo momento, il suo volto ispirato e il suo sguardo luminoso e sorridente per affissarsi su una visione nota a lui solo. Apre poi le braccia in croce, le alza e le tende verso l'alto, come per abbracciare ciò che vede, poscia cade in ginocchio esclamando: «Ecco, io vedo aperti i Cieli, ed il Figlio dell'Uomo, Gesù, il Cristo di Dio, che voi avete ucciso, stare alla destra di Dio».
Allora il tumulto perde quel minimo che ancora conservava di umanità e di legalità e, con la furia di una muta di lupi, di sciacalli, di belve idrofobe, tutti si slanciano sul diacono, lo mordono, lo calpestano, lo afferrano, lo rialzano sollevandolo per i capelli, lo trascinano, facendolo cadere di nuovo, facendo ostacolo con la furia alla furia, perché, nella ressa, chi cerca di strascinare fuori il martire è ostacolato da chi lo tira in altra direzione per colpirlo, per calpestarlo di nuovo. Tra i furenti più furenti vi è un giovane basso e brutto, che chiamano Saulo. La ferocia del suo volto è indescrivibile.
In un angolo della sala sta Gamaliele. Egli non ha mai preso parte alla zuffa, né mai ha rivolto parola a Stefano né ad alcun potente. Il suo disgusto per la scena ingiusta e feroce è palese. In un altro angolo, anche lui disgustato e non partecipante al processo e alla mischia, sta Nicodemo, che guarda Gamaliele, il cui volto è di una espressione più chiara di ogni parola. Ma, ad un tratto, e precisamente quando vede per la terza volta sollevare Stefano per i capelli, Gamaliele si ammanta nel suo amplissimo mantello e si dirige verso un'uscita opposta a quella verso cui è strascinato il diacono.
L'atto non sfugge a Saulo, che grida: «Rabbi, te ne vai?». Gamaliele non risponde.
Saulo, temendo che Gamaliele non abbia capito che la domanda era diretta a lui, ripete e specifica: «Rabbi Gamaliele, ti astrai da questo giudizio?».
Gamaliele si volge tutto d'un pezzo e, con uno sguardo terribile tanto è disgustato, altero e glaciale, risponde soltanto: «Sì». Ma è un "sì" che vale più d'un lungo discorso.
Saulo capisce tutto quanto c'è in quel "sì" e, abbandonando la muta feroce, corre verso Gamaliele. Lo raggiunge, lo ferma e gli dice: «Non vorrai dirmi, o rabbi, che tu disapprovi la nostra condanna».
Gamaliele non lo guarda e non gli risponde. Saulo incalza: «Quell'uomo è doppiamente colpevole, per aver rinnegato la Legge, seguendo un samaritano posseduto da Belzebù, e per averlo fatto dopo esser stato tuo discepolo».
Gamaliele continua a non guardarlo e a tacere. Saulo allora chiede: «Ma sei tu forse, anche tu, seguace di quel malfattore detto Gesù?».
Gamaliele ora parla e dice: «Non lo sono ancora. Ma, se Egli era Colui che diceva, e in verità molte cose stanno a dimostrare che lo era, io prego Dio che io lo divenga».
«Orrore!», grida Saulo.
«Nessun orrore. Ognuno ha un'intelligenza per adoperarla e una libertà per applicarla. Ognuno dunque l'usi secondo quella libertà che Dio ha dato ad ogni uomo e quella luce che ha messo nel cuore di ognuno. I giusti, prima o poi, li useranno, questi due doni di Dio, nel bene, ed i malvagi nel male».
E se ne va, dirigendosi verso il cortile dove è il gazofilacio, e va ad appoggiarsi contro la stessa colonna contro la quale Gesù parlò alla povera vedova che dà al Tesoro del Tempio tutto quanto ha: due piccioli. 3È lì da poco quando lo raggiunge nuovamente Saulo e gli si pianta davanti.
Il contrasto tra i due è fortissimo.
Gamaliele alto, di nobile portamento, bello nei tratti fortemente semitici, dalla fronte alta, dai nerissimi occhi intelligenti, penetranti, lunghi e molto incassati sotto le sopracciglia folte e diritte, ai lati del naso pure diritto, lungo e sottile, che ricorda un poco quello di Gesù. Anche il colore della pelle, la bocca dalle labbra sottili, ricordano quelle di Cristo. Solo che Gamaliele ha la barba e i baffi, un tempo nerissimi, ora molto brizzolati e più lunghi. 
Saulo invece è basso, tarchiato, quasi rachitico, con gambe corte e grosse, un poco divaricate ai ginocchi, che si vedono bene perché si è levato il manto ed ha solo una veste a tunica corta e bigiognola. Ha le braccia corte e nerborute come le gambe, collo corto e tozzo, sorreggente una testa grossa, bruna, con capelli corti e ruvidi, orecchie piuttosto sporgenti, naso camuso, labbra tumide, zigomi alti e grossi, fronte convessa, occhi scuri, piuttosto bovini, per nulla dolci e miti, ma molto intelligenti sotto le ciglia molto arcuate, folte e arruffate. Le guance sono coperte da una barba ispida come i capelli e foltissima, però tenuta corta. Forse, per causa del collo così corto, pare lievemente gobbo o con spalle molto tonde. 
Per un poco tace, fissando Gamaliele. Poi gli dice qualcosa sottovoce. Gamaliele gli risponde, con voce ben netta e forte: «Non approvo la violenza. Per nessun motivo. Da me non avrai mai approvazione ad alcun disegno violento. L'ho detto anche pubblicamente, a tutto il Sinedrio, quando furono presi, per la seconda volta, Pietro e gli altri apostoli e furono portati davanti al Sinedrio perché li giudicasse. E ripeto le stesse cose: "Se è disegno e opera degli uomini, perirà da sé; se è da Dio, non potrà essere distrutta dagli uomini, ma anzi questi potranno esser colpiti da Dio". Ricordalo».
«Sei protettore di questi bestemmiatori seguaci del Nazareno, tu, il più grande rabbi d'Israele?».
«Sono protettore della giustizia. E questa insegna ad essere cauti e giusti nel giudicare. Te lo ripeto. Se è cosa che viene da Dio resisterà, se no cadrà da sé. Ma io non voglio macchiarmi le mani di un sangue che non so se meriti la morte».
«Tu, tu, fariseo e dottore, parli così? Non temi l'Altissimo?». «Più di te. Ma penso. 5E ricordo... Tu non eri che un piccolo, non ancora figlio della Legge, ed io insegnavo già in questo Tempio con il rabbi più saggio di questo tempo... e con altri, saggi ma non giusti. La nostra saggezza ebbe, tra queste mura, una lezione che ci fece pensare per tutto il resto della vita. Gli occhi del più saggio e giusto del tempo nostro si chiusero sul ricordo di quell'ora e la sua mente sullo studio di quelle verità, udite dalle labbra di un fanciullo che si rivelava agli uomini, specie se giusti. I miei occhi hanno continuato a vigilare e la mia mente a pensare, coordinando eventi e cose... Io ho avuto il privilegio di udire l'Altissimo parlare per mezzo della bocca di un fanciullo, che fu poi uomo giusto, sapiente, potente, santo, e che fu messo a morte proprio per queste sue qualità. Le sue parole di allora hanno poi avuto conferma dai fatti accaduti molti anni dopo, all'epoca detta da Daniele... Misero me che non compresi avanti! che attesi l'ultimo terribile segno per credere, per capire! Misero popolo d'Israele che non comprese allora e non comprende neppur ora! La profezia di Daniele, e quella d'altri profeti e della Parola di Dio, continuano e si compiranno per Israele cocciuto, cieco, sordo, ingiusto, che continua a perseguitare il Messia nei suoi servi!».
«Maledizione! Tu bestemmi! Veramente non vi sarà più salvezza per il popolo di Dio se i rabbi d'Israele bestemmiano, rinnegano Javé, il Dio vero, per esaltare e credere in un falso Messia!».
«Non io bestemmio. Ma tutti coloro che insultarono il Nazareno e continuano a fargli spregio, spregiando i suoi seguaci.
Tu sì che lo bestemmi, poiché lo odi, in Lui e nei suoi. Ma hai detto giusto dicendo che non c’è più salvezza per Israele. Ma non perché vi sono israeliti che passano nel suo gregge, ma perché Israele ha colpito Lui, a morte».
«Mi fai orrore! Tradisci la Legge, il Tempio!».
«Denunciami allora al Sinedrio, perché io abbia la stessa sorte di colui che sta per essere lapidato. Sarà l'inizio e il compendio felice della tua missione. E io sarò perdonato, per questo mio sacrificio, di non aver riconosciuto e compreso il Dio che passava, Salvatore e Maestro, tra noi, suoi figli e suo popolo».
 Saulo, con un atto d'ira, va via sgarbatamente, tornando nel cortile prospiciente all'aula del Sinedrio, cortile nel quale dura il gridìo della folla esasperata contro Stefano. Saulo raggiunge gli aguzzini in questo cortile, si unisce a loro, che lo attendevano, ed esce insieme agli altri dal Tempio e poi dalle mura della città. Insulti, dileggi, percosse continuano ad esser lanciati contro il diacono, che procede già spossato, ferito, barcollante, verso il luogo del supplizio.
Fuori delle mura vi è uno spazio incolto e sassoso, assolutamente deserto. Là giunti, i carnefici si allargano in cerchio, lasciando solo, al centro, il condannato, con le vesti lacere e sanguinante in molte parti del corpo per le ferite già ricevute. Gliele strappano prima di allontanarsi. Stefano resta con una tunichetta cortissima. Tutti si levano le vesti lunghe, rimanendo con le sole tuniche, corte come quella di Saulo, al quale affidano le vesti, dato che egli non prende parte alla lapidazione, o perché scosso dalle parole di Gamaliele, o perché si sa incapace di colpire bene. 7I carnefici raccolgono i grossi ciottoli e le aguzze selci, che abbondano in quel luogo, e cominciano la lapidazione. Stefano riceve i primi colpi rimanendo in piedi e con un sorriso di perdono sulla bocca ferita, che, un istante prima dell'inizio della lapidazione, ha gridato a Saulo, intento a raccogliere le vesti dei lapidatori:
«Amico mio, ti attendo sulla via di Cristo».
Al che Saulo gli aveva risposto: «Porco! Ossesso!», unendo alle ingiurie un calcio vigoroso sugli stinchi del diacono, che solo per poco non cade, e per l'urto e per il dolore.
Dopo diversi colpi di pietra, che lo colpiscono da ogni parte, Stefano cade in ginocchio puntellandosi sulle mani ferite e, certo ricordando un episodio lontano, mormora, toccandosi le tempie e la fronte ferita: «Come Egli m'aveva predetto! La corona... I rubini... O Signore mio, Maestro, Gesù, ricevi lo spirito mio!». 
Un'altra grandine di colpi sul capo già ferito lo fanno stramazzare del tutto al suolo, che si impregna del suo sangue. Mentre si abbandona tra i sassi, sempre sotto una grandine di altre pietre, mormora spirando: «Signore... Padre... perdonali... non tener loro rancore per questo loro peccato... Non sanno quello che...».
La morte gli spezza la frase tra le labbra, un estremo sussulto lo fa come raggomitolare su sé stesso, e così resta. Morto.
I carnefici gli si avvicinano, gli lanciano addosso un'altra scarica di sassate, lo seppelliscono quasi sotto di esse. Poi si rivestono e se ne vanno, tornando al Tempio per riferire, ebbri di zelo satanico, ciò che hanno fatto.
  Mentre parlano col Sommo Sacerdote e altri potenti, Saulo va in cerca di Gamaliele. Non lo trova subito. Torna, acceso d'odio verso i cristiani, dai sacerdoti, parla con loro, si fa dare una pergamena col sigillo del Tempio che lo autorizza a perseguitare i cristiani. Il sangue di Stefano deve averlo reso furente come un toro che veda il rosso, o un vino generoso dato ad un alcolizzato.
Sta per uscire dal Tempio quando vede, sotto il portico dei Pagani, Gamaliele. Va da lui. Forse vuole iniziare una disputa o una giustificazione. Ma Gamaliele traversa il cortile, entra in una sala, chiude la porta in faccia a Saulo che, offeso e furente, esce di corsa dal Tempio per perseguitare i cristiani. 

A cura di Mario Ignoffo

GESU' EUCARISTIA l’amico che ti aspetta sempre


IL SACERDOTE 

Un giorno in Spagna, Giovanni Paolo II, durante uno dei suoi viaggi pastorali, si trattenne a salutare un sacerdote ammalato su una sedia a rotelle, che gli disse: «Santità, io ho offerto la mia vita per la Chiesa». Raccontano che il Papa rispose: «Siamo già in due». Sarai tu capace di offrirti come loro? Gesù ti vuole santo. Lo era il grande mistico francese padre Lamy. Amava tanto Gesù Eucaristia che Egli lo premiò con un grande miracolo. Il 15 marzo 1918, un’esplosione distrusse la chiesa della sua parrocchia di La Courneuve. Rimase distrutto l’altare con il tabernacolo, ma la pisside con le quaranta Ostie consacrate rimase miracolosamente integra in aria, persino il panno che la copriva era pulitissimo.
Tuttavia, spesso ci lamentiamo di sacerdoti che abbandonano il loro ministero o portano avanti una vita mediocre o fanno parlare per la loro condotta. Preghiamo per loro. Santa Teresa di Gesù racconta: «Una volta mentre andavo a comunicarmi, vidi due demoni che circondavano il povero sacerdote... e vidi il mio Signore nella sua maestà posto in quelle mani nell’Ostia che stava per darmi; ed era evidente che quelle mani lo avevano offeso e capivo che quell’anima era in peccato mortale... Lo stesso Signore mi chiese di pregare per lui e che Egli lo aveva permesso per farmi comprendere la forza delle parole della consacrazione e fino a che punto Egli non smette di esservi per quanto cattivo sia il sacerdote che le pronuncia... Capii quanto i sacerdoti sono più obbligati degli altri ad essere buoni e quanto sia grave ricevere il Santissimo Sacramento in modo indegno e quanto il demonio sia signore dell’anima in peccato mortale» (V 38, 23). 

Angel Peña

LA PREGHIERA


“Bisogna trasformare tutta la nostra vita in un'aspirazione unica a Dio.
E' in questa preghiera che noi vivremo la nostra filiazione divina e uniti al Cristo parteciperemo alla sua missione di universale salvezza.
Non abbiamo potere sulle cose e sugli uomini: il nostro potere è sul cuore di Dio.
E noi sentiamo che è per questo potere che noi vivremo
quell'amore fraterno che vuole la salvezza di tutti.”
Don Divo, dalla Meditazione “Siamo monaci”

Gregorian Chant The Abbey Of Notre Damede Fontgombault


NON DIMENTICHIAMOLI


La preghiera per i nostri cari defunti 
è un bisogno del cuore, 
è un dovere che noi abbiamo verso coloro 
che in vita ci amarono tanto 
e ci fecero del bene.
 . Caterina da Genova


 “...il tempo perso in vita...”

“Le anime del Purgatorio soffrono pensando al tempo perso in vita e che avrebbero potuto impiegare per guadagnarsi meriti per accedere al Paradiso; non è più possibile, infatti, dopo la morte, acquisire ulteriori meriti”.
O Dio onnipotente ed eterno, cosa ho mai fatto nella mia vita per meritarmi il premio eterno? Le cose di questo mondo hanno quasi sempre assorbito i miei sensi e i miei pensieri. Ti ringrazio perché mi concedi altro tempo per riparare al male compiuto e per guadagnarmi meriti per il Paradiso. Mi dolgo con tutto il cuore per essermi allontanato da Te, o Dio di somma bontà. 
O Gesù, tu hai promesso di abitare con noi per sempre: fa’ che nulla conti tanto quanto l’amarti ed il servirti. Abbi pietà di me e dei nostri fratelli del Purgatorio.
O Maria, Madre di Dio, piena di grazia, vieni in aiuto alle Anime del Purgatorio con la tua potente intercessione. Per mezzo di essa, possa Gesù, il tuo amatissimo Figlio e nostro Signore, concedere loro di partecipare alla sua gloria e alla sua beatitudine.
Padre Nostro, Ave Maria, Eterno Riposo

AIUTACI A VIVERE COME TE NELL'AMORE DI TUO FIGLIO



Vivere nell'amore di Gesù. Cioè vivere uniti a Gesù. "Rimanete in me e io in voi... Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla.
"...Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore" (cfr. Gv 15, 19).
"Rimanere". Cioè non andar via: da dove? Dall'amore che Gesù ha avuto ed ha per noi.
E come si fa a rimanere fermi in quest'amore? "Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore" (Gv 15, 10). Dunque fedeltà senza ripensamenti nell'aderire a Cristo e nell'osservare il suo comandamento.
Quale comandamento? Quali comandamenti? "Questo è il mio comandamento che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati" (Gv 15,12). Come Gesù, che ha portato frutto perché ha percorso la via della croce, cioè la via dell'amore e del dono di sé.
Forse ci sentiamo scoraggiati: come arrivare a tanta altezza?
"Aiutaci a vivere come te...". Il desiderio della meta, lo sgomento per la nostra debolezza, suscitano la preghiera umile e fiduciosa. Qualsiasi preghiera a Maria ci conduce a Gesù. Ella per esperienza sa che l'unico modo di essere giusti è quello di essere davvero "conformi all'immagine del Figlio suo". (Rm 8, 29).
Ci sembra impossibile la salita verso la vetta dell'amore di Cristo? Ci sembra difficile rimanere ancorati a Lui? Lei è la guida, Lei è l'amore... 

sabato 19 ottobre 2019

Le grandezze di Gesù


Della eccellenza e singolarità del sacro mistero della Incarnazione

Il Verbo divino, splendore, potenza e Gloria dell’Eterno Padre, essendo mandato al mondo, ha voluto stabilirvi una scuola santa e divina, diretta e animata dal suo spirito, per parlare alla terra il linguaggio del Cielo, per insegnare agli uomini la scienza della salvezza e innalzarli ad una sublime conoscenza di Dio. In questa scuola si manifesta sulla grandezza dell’Essenza di Dio e la pluralità delle sue Persone, sulla profondità dei suoi disegni e la singolarità delle sue opere, quanto dalla ragione non potevano conoscere.

1. Sublimità, profondità e eccellenza del mistero della Incarnazione

Uno dei primi e principali articoli che ci viene insegnato in questa scuola di sapienza e di salvezza è il sacro mistero della Incarnazione. Mistero sì elevato che sorpassa l’altezza di tutti i pensieri degli uomini e degli Angeli; mistero sì eccellente che contiene e comprende in sé Dio e il mondo; mistero sì profondo che da tutta l’eternità è nascosto nel più segreto pensiero dell’Antico dei giorni e nel proprio seno dell’eterno Padre, in un modo sì alto e ineffabile che il grande Apostolo lo chiama giustamente e più volte il Mistero nascosto, da tutta l’eternità, in Dio Creatore di ogni cosa (Ef 3, 9; Col 1, 26).
Eppure questo mistero sì alto e sì insigne, sì profondo e sì nascosto, si compie nella pienezza dei tempi, nel mezzo della terra, per esser esposto alla vista della terra e del Cielo, tanto è pubblico; e vi si compie per essere l’oggetto della fede dei popoli, l’ancora della loro speranza, la causa della loro salvezza e il compimento della gloria di Dio nell’universo.
Questo mistero, infatti, apre il Cielo, santifica la terra, glorifica Iddio procurandogli l’omaggio di una adorazione nuova, ineffabile, sconosciuta prima alla terra ed anche al Cielo stesso, poiché prima il Cielo possedeva bensì degli spiriti adoratori e un Dio adorato, ma non aveva ancor visto un Dio adorante. Per questo mistero, Dio trovasi sulla terra nell’abbassamento della sua grandezza; e coperto della nostra debolezza, rivestito della nostra mortalità, sta in mezzo a noi come uno di noi, per operare la salvezza del mondo.
Per questo mistero la terra è un Cielo, e un nuovo Cielo, nel quale Dio abita in un modo più sublime e più augusto, più santo e più divino che non abitava prima nel più alto dei Cieli. Nella fede, nell’amore e nel culto di questo mistero sacratissimo Dio stabilisce, sulla terra, per se stesso e non già per mezzo dei suoi Angeli e servi, una Religione ch’Egli riservava agli ultimi tempi e che non avrà mai né fine né cambiamento; così pure questo mistero porta gli ultimi segni della sua potenza, del suo amore e della sua stessa sapienza.
Questo mistero deve essere l’oggetto della santa e divina occupazione della Chiesa. La pietà delle anime più elevate deve trovarvi le sue delizie, contemplando in un’estasi di stupore e di ammirazione. Vi si manifestano, in un modo ineffabile, la Maestà di Dio nella sua Essenza, la distinzione delle sue Persone, la profondità dei suoi disegni; in quest’opera unica, di eminente dignità e singolarità, Dio ha voluto comprendere quanto vi è di grande, di santo, di ammirabile, e farne come un compendio e un riassunto di tutto quanto la fede ci rivela e ci insegna di Dio e delle sue opere. Mistero divino! centro dell’esser creato e increato! unico soggetto nel quale Dio ha voluto, e per sempre, comprendere e ridurre in piccolo il mondo e se medesimo, la sua propria infinità e insieme la grandezza dell’universo.

Card. Pietro de Bérulle

Cara Anima,






creata a immagine e somiglianza di Dio, il nostro Signore Gesù vuole farti conoscere il più grande dono fatto a tutta l’umanità, di cui tu fai parte “Il richiamo ed il ritorno della creatura all’ordine, al suo posto e nello scopo per cui fu creata da Dio”.

Prima di tutto leggiamo dalla Sacra Scrittura (Bibbia), come avvenne la creazione dell’uomo, e del comando che il Signore Iddio gli diede, (Genesi 2,17): “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male, non devi mangiarne, perché quando tu ne mangiassi, certamente moriresti”.
Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza con le tre facoltà: memoria, intelletto e volontà , che solamente a Lui appartenevano . In più come dono gratuito, che lo elevava dalla sua natura umana alla partecipazione della natura Divina, ebbe la Divina Volontà , datagli da Dio Stesso , come suo possesso.
L’uomo non avrebbe mai dovuto staccare dalla Volontà di Dio Creatore, la sua volontà umana libera, riconoscendo la Volontà di Dio, quale forza, vita indispensabile e primaria a dare vita alla sua volontà umana.
 Quale fu il peccato originale?. Nella prova che Dio fece all’uomo, il demonio convinse Adamo a staccare la sua volontà da quella di Dio. Adamo lo ascoltò e così l’uomo morì e perse la Divina Volontà quale dono e tutti i doni soprannaturali ricevuti da Dio , e da re del creato quale era, divenne servo di tutti, ramingo e mendicante.
Dio però nella sua grande bontà e amore verso il capolavoro della creazione (l’uomo), ritrasse a sé il dono della Divina Volontà rifiutata, senza distruggerlo, ma nel suo grande amore verso l’uomo , non lo abbandonò a sè stesso, ma gli promise il Redentore (Genesi 3,15).
Infatti dopo parecchi secoli, Dio formò il suo popolo in Abramo, nostro padre nella fede, il quale popolo con le sue preghiere, ottenne, per amore di Dio, il tempo della Redenzione, con l’incarnazione del Verbo, la Parola, nel grembo purissimo della Vergine Maria , Colei che più di tutto e di tutti ha attirato dal cielo il Redentore Dio a venire sulla terra; LEI che fin dal suo Immacolato Concepimento – dotata straordinariamente di ragione e di volontà – rinunciò davanti alla Santissima Trinità alla sua volontà umana per vivere sempre e solo di Volontà Divina. Questa è stata la calamita principale, determinante, decisiva, a che il Verbo Eterno scendesse dal Cielo per incarnarsi nel suo Santissimo grembo, a salvare l’umano genere.
Gli apostoli un giorno hanno detto a Gesù : “Insegnaci a pregare”. E Gesù insegno’ loro il Padre Nostro, dove si chiedono a Dio Padre diverse cose, ma il centro, il cuore di tutta la preghiera è : “Venga il Tuo Regno sia fatta la Tua Volontà come in cielo così in terra”, quella volontà stessa rifiutata dall’uomo nell’Eden terrestre , e che tutt’ora regna in Cielo .
Fare la Volontà di Dio !
S. Pio da Petralcina , diceva nel suo epistolario :In tutti gli umani event , imparate anche voi maggiormente di riconoscere e di adorare in tutto la Divina Volontà . Ripetere spesso quelle divine parole del nostro carissimo Maestro :” Fiat Voluntas Tua sicut in caelo et in terra “. Sì ! Questa bella esclamazione sia sempre nel vostro cuore e sul vostro labbro in tutte le vicende della vita vostra “ ( Ep. III )
“ RICONOSCERE “ , che non è ancora il “ Vivere dentro “ , ma è il primo passo verso questa Meta .
Ora dopo 2000 anni che Santa Madre Chiesa ripete quotidianamente il Padre Nostro, Gesù Cristo ha voluto ridonare alla sua creatura umana , il dono di vivere di Volontà Divina, purchè questa (la creatura) lo voglia questo dono e si disponga ad accoglierlo, disperdendo la propria volontà in quella di Dio, dando vita solo a quest’ultima, e si adopri con tutte le sue forze a conoscere questo Regno della Divina Volontà.
Ora facciamo attenzione: Osserviamo come per entrare in una nuova stanza , dobbiamo uscire completamente , dalla stanza vecchia dove ci trovavamo prima , ma non con un piede sì e l’altro no , ma con tutti e due i piedi , cioè completamente e totalmente , così , allo stesso modo , non potremo entrare nel Regno della Divina Volontà , Dono senza confronti di Dio Padre alla sua creatura , se prima non usciremo completamente e totalmente dalla stanza della nostra volontà umana libera .
Diversamente , tutto rimarrà una semplice illusione , non certo realtà !
Vedete: Se non prendiamo davvero coscienza del nostro “ io “ , non possiamo comprendere nemmeno Dio e tutti i suoi favori e le sue Grazie .
Noi siamo perché Dio l’ha voluto , e l’ha voluto con un atto d’amore perfetto ; noi siamo perché Lui E’ , esiste ; e noi saremo fin che Lui lo vorrà . Nessuno potrà allungarci la vita di un solo istante , se non è nel suo disegno di Dio .
Più conosceremo il nostro nulla , e più conosceremo Dio : Creatore , Redentore , e Santificatore !
Una volta presa coscienza che siamo nulla , non poco ma NULLA , non avremo più il coraggio di fare niente se non “ IN DIO GESU’ “ ; e come ? rimanendo come morti sulle sue braccia .
Sappiamo dalla Genesi , come nel Regno della Creazione Dio ha creato dal nulla tutte le cose; poi dal S. Vangelo , come nel Regno della Redenzione , Dio ha operato per ottenere la salvezza di ogni anima ; in fine , dagli scritti dati a Luisa , come nel Regno della Divina Volontà , Dio non crea , non opera MA VIVE , VIVE , e aspetta la sua creatura perché voglia vivere pienamente in Lui , per vivere tutto ciò che vive Lui.
Il poggio, il modello, l’esempio per poter vivere come Maria Santissima di Volontà Divina, e perché questo dono fosse conosciuto e fosse a disposizione di tutta l’umanità, Iddio nel suo amore eterno, scelse sulla terra un’anima concepita come tutti con il peccato originale, lei visse liberamente e amorosamente solo di Volontà Divina, rinunziando alla sua umana , innamorata della Croce più della sua stessa vita ; il pensiero dominante della sua vita , era : se accetti la Croce , Gesù ti ama e tu Lo ami ; ma se non accetti la croce , Lui ti ama , ma tu non Lo ami .
 Quest’anima è Luisa Piccarretta, nata il 23.04.1865 a Corato (Bari) ed ivi passata all’eternità il 04.03.1947.
Anima vittima che preparò agli uomini la via per vivere di Volontà Divina, affinché – come ha detto Gesù – la creatura ritorni all’ordine, al suo posto e nello scopo per cui fu creata da Dio. Sotto l’ubbidienza dei suoi confessori, e del suo Sposo Gesù, scrisse 36 quaderni - volumi, con i quali fare conoscere i benefici, le grazie, le altezze e santità, finora mai ottenute, che vengono concesse a chi vuole vivere di Divina Volontà , e il modo per viverci dentro.
Unica condizione è che la creatura rinunci realmente e totalmente a usare la sua volontà umana ribelle, causa di tutti i suoi mali; e anche in questi tempi , fratelli , ne siamo più che mai testimoni.
Certo che “in tempi peggiori non potevamo imbatterci” così disse S. Padre Pio da Pietralcina, e questo a causa della volontà umana staccata dalla Divina Volontà.
Il Revisore Ecclesiastico di questi scritti di cielo, come li chiama Gesù , incaricato dalla Santa Chiesa (amico confidenziale di S. Pio X) è stato Sant’Annibale Maria di Francia, il quale fu anche il primo zelante diffusore di detti scritti.
Nella lettera a Luisa scritta il 14.02.1927, disse di questi scritti , essere solo di Gesù e di nessun altro .
Questa anima eletta da Dio a fianco di Luisa per 17 anni è stata elevata alla gloria – onori degli altari il 16 maggio 2004 da Sua Santità Giovanni Paolo II°.

Questo pensiero non è tratto dagli scritti di Luisa , ma trovato circa 15 anni fa , e mi sembra che sia perfettamente in linea con il suo pensiero e con il pensiero si nostro Signore :
“ QUANTO SEI ILLUSO SE PENSI CHE IL MONDO POSSA APPAGARE LA TUA SETE DI FELICITA’ ! NULLA TI DICO !!! “ NULLA “ CHE IL MONDO TI POSSA DARE , VALE SOLO UN ATTIMO DELLA MIA FELICITA’ !!!! ED IO TE NE VOGLIO DARE UNA ETERNITA’ INTERA , FIN DA ORA !!!! ASCOLTAMI !!! CREDIMI !!! SEGUIMI !!!!
  Il tuo Gesù che ti ama !

Roberto Lorenzetto

Preghiera Portare il cielo alla terra



Che cosa è la preghiera 

Chiedere o formulare una domanda 

Pregare è chiedere a Dio le benedizioni di cui si ha bisogno, o esprimergli i nostri desideri o ciò che bramiamo. 

1 Cronache 4:10 
Jabets invocò il Dio d'Israele, dicendo: "Oh se tu mi 
benedicessi e allargassi i miei confini e la tua mano fosse 
con me e mi preservassi dal male sì che io non abbia a 
soffrire!" E Dio gli concesse ciò che aveva chiesto. 

Gesù disse che dovevamo chiedere: 

Matteo 21:22 
E tutto ciò che chiederete in preghiera, avendo fede, lo 
otterrete. 

Giovanni 16:23b,24 
In verità, in verità vi dico che tutto ciò che domanderete 
al Padre nel mio nome, egli ve lo darà. Finora non avete 
chiesto nulla nel mio nome; chiedete e riceverete, affinché 
la vostra gioia sia completa. 

Non permettetevi di criticare gli altri, perché questo è un peccato!



Maria Madre di Dio

Ci saranno sempre persone che credono di dover fare del male agli altri per un motivo o per un altro. L’ipocrisia è un peccato, ricordatelo parlare male degli altri è anche questo peccato, ricordatelo! Siate buoni gli uni con gli altri e non attaccatevi! Cercate sempre di capire, avvicinatevi con amore e non giudicate! Solo Dio Padre può giudicare, perché solo LUI sa chi e come siete realmente, cosa fate, in quali situazioni vivete, cosa realizzate, e come espiate! Non permettetevi quindi mai di criticare gli altri, perché anche questo è un peccato!

AMORE



(carità – misericordia – circolo d’amore – pazzie d’amore) 

Dio dà l’amore, l’amore è pascolo della vita, l’amore è vita dell’anima, ella ad altro non pensa, non vuole altro che amore; non per se, ma per rendere a Dio lo stesso amore suo. (D V, 195) 
 
santa Veronica Giuliani