venerdì 24 gennaio 2020

SAN PIO V IL PONTEFICE DELLE GRANDI BATTAGLIE



L'INQUISITORE

Nel tempo che fr. Michele era superiore del convento di Alba, la Riforma protestante, sotto pretesto di commercio, andava insinuandosi attraverso le terre lombarde. Il S. Ufficio, avendo saputo del danno che essa faceva in mezzo alle anime, risolse di opporle un'energica resistenza. E poiché molti ecclesiastici, consapevoli o no, s'erano lasciati sedurre dalle nuove dottrine, i cardinali preferirono di porre la loro fiducia in un uomo coraggioso e sicuro, e scelsero il priore domenicano di Alba, il quale fissò la sua dimora a Como col titolo e l'ufficio d'inquisitore. 
   Fr. Michele si mostrò presto ben capace di eseguire gli ordini ricevuti. Era necessario essere nel tempo stesso vigile custode, intrepido difensore e giudice. Egli comprese che una tale missione lo esponeva a delle ostilità pericolose. Un altro, più debole, avrebbe indietreggiato; lui vi andò coraggiosamente, poiché nessuna fatica, nessuna avversità avrebbe potuto abbatterlo. Qualora gli venisse segnalato qualche centro di propaganda di libri proibiti, penetrava arditamente nei covi degli eretici, a fronte alta, con parola recisa, ordini inflessibili. 
   Questa vigilanza gli procurò molti affronti; e la contraddizione veniva alle volte di dove meno era attesa. Un libraio di Corno nel 1549 aveva sparsi segretamente in quella regione dei libri proibiti. Fr. Michele, informato del fatto, gli proibì di venderne anche uno solo. Il libraio sconcertato, ricorse al vicario capitolare, che amministrava la diocesi vacante. 
   La gelosia aveva forse suscitato in quell'ecclesiastico qualche risentimento contro l'inviato di Roma, che esercitava ufficialmente giurisdizione nella diocesi? O il vicario volle cogliere l'occasione di suscitare una lite, per far richiamare il frate? Il fatto sta che radunò i canonici, li guadagnò alle sue idee, fece loro presenti i privilegi aboliti, e in nome della propria dignità suggerì loro di fare qualche rappresaglia. I canonici risposero al sequestro dei libri con una mano levata. Il libraio menò trionfo e col libraio l'eresia. 
   Ma il castigo non tardò a venire. Forte del suo diritto, fr. Michele, per difendere l'onore e gli interessi della. religione, scomunicò il vicario e il capitolo. Questo atto destò del rumore, che andò crescendo, allorché il S. Ufficio, approvando le misure del frate, citò i colpevoli a comparire. In certe ore di effervescenza anche i migliori perdono la calma; i turbolenti soffiano nel fuoco per accrescere il disordine, e i furbi se ne valgono per i loro interessi. 
   Minacce e ingiurie piovvero da ogni parte; tutti si misero d'accordo per recar pregiudizio al frate. Si sollevò la ragazzaglia, che assali fr. Michele con scherni e sassi; il conte della Trinità gli fece sapere che l'avrebbe fatto gettare in un pozzo; e i canonici si appellarono all'autorità civile del governatore di Milano;  Ferdinando di Gonzaga, ben lieto di intervenire nella vertenza e mettere un freno all'esercizio di un'autorità che secondo lui s'erigeva contro la sua, annullò le decisioni di fr. Michele, e lo citò a comparire davanti a sé. 
   Il Ghislieri si diresse verso Milano senza alcun timore; ma preavvisato che sulla strada si era predisposta un'imboscata, raggiunse la città attraverso sentieri segreti, lasciando che gli assassini attendessero inutilmente. 
   Il governatore, credendo che il prestigio dell'autorità ducale potesse intimorire il frate, quando l'ebbe davanti gettò su di lui uno sguardo pieno di fierezza, e quindi si ritirò nei suoi appartamenti, senza rivolgergli neppure una parola. Ma né la fierezza dello sguardo né l'atto comico del duca fecero alcuna impressione su fr. Michele, il quale avvertito che, dopo quelle millanterie, sarebbe stato incarcerato, parti in fretta per Roma, ove giunse la vigilia di Natale del 1550, scosso nella salute e assai stanco. 
   Andò al convento di S. Sabina. Il priore, ben lontano dal sospettare che sotto quella tonaca polverosa si nascondesse una persona di tanto merito, gli domandò se veniva cosi male in arnese per ricevere la tiara. Ma il priore, quando ebbe saputo chi era fr. Michele, si penti assai della celia. 
   Era allora prefetto del S. Ufficio il cardo Caraffa, fondatore con S. Gaetano dell'Ordine dei Teatini. Questo “calabrese dal sangue caldo” , vecchio di alto e nobile aspetto, dal viso macilento, dagli occhi vivi e profondi, presiedeva la Congregazione da poco istituita, con tanta energia e vedute personali cosi imperiose, che a qualcuno sembrava volesse usurparsi le prerogative del Papa. Nessuno poteva sottrarsi all'incanto della sua conversazione e all'influsso del suo sapere. La sua scienza vasta e precisa destava meraviglia. Parlava cinque lingue, e spiritoso com'era, sapeva rendere interessante la conversazione con uscite piene d'arguzia. I visitatori uscivano talvolta, senza avere potuto interrompere il suo discorso, e dovevano constatare che, presi da meraviglia, avevano invertite le parti, e che invece d'essere stati ricevuti in udienza, l'avevano data. 
   Per quanto attivo e facondo, questo cardinale menava una vita da monaco, e lo dimostrarono chiaramente le sue eroiche sofferenze tra i Teatini, e durante gli orribili massacri del 1527. Il carattere risoluto del Ghislieri doveva piacere a quest'uomo alquanto impetuoso, con un fare da dittatore. Nel primo incontro, il Caraffa indovinò subito quanta virtù e quale energica volontà possedesse il domenicano e risolse di servirsi di lui per la riforma della Chiesa, accordandogli tutta la sua fiducia. 
   Dietro proposta del Caraffa, i cardinali ratificarono le misure prese dal Ghislieri, e come segno di approvazione l'incaricarono di dirimere una questione, sorta tra due nobili ecclesiastici di Coira, città principale dei Grigioni. 
   Qualche consigliere troppo prudente, sapendo che il paese aderiva al luteranesimo, gli insinuò cautamente, che conveniva 'nascondere l'abito domenicano. “Non sia mai, rispose il frate; accettando questa missione, ho pure accettata la morte, e non potrei morire per una causa più gloriosa”. 
   A Bergamo mostrò ugual coraggio. Un avvocato, buon parlatore assai popolare, certo Giorgio Medulaccio, esaltava impudentemente il protestantesimo. Combatterlo, sarebbe stato un esporsi a gravi danni. Pr. Michele credette bene di non tergiversare, e ne ordinò l'arresto. Tutta la città si commosse, accesa d'ira contro di lui. Ma egli, affrontando lo sdegno della folla, l'arringò con quel calore e quella chiarezza precisa, che attirava un giorno nella sua scuola tanti uditori, e dopo aver giustificata l'incarcerazione del colpevole, e annunziati i castighi spirituali che sarebbero stati inflitti ai suoi complici, li fece allontanare dal carcerato, e poté istruire in pace il processo. 
   Un solo partigiano, e non dei più deboli, continuava a sostenere l'avvocato, il vescovo della città, Mons. Sorazo, il quale, sedotto dalle nuove dottrine, propendeva verso l'eresia. Segretamente spergiuro, s'apprestava a, corrompere i suoi diocesani. Ghislieri lo fece chiamare. Il vescovo rispose colla violenza, e assoldate delle persone a lui fedeli, le lanciò notte tempo contro il convento che ospitava il frate. Ma questi riuscì a sottrarsi all'attentato, e guadagnando nascostamente Roma, ottenne senza difficoltà la deposizione del vescovo indegno. 
   La forza e la destrezza di fr. Michele Ghislieri, l'audacia con cui egli si burlava degli ostacoli e dei pericoli, quasi avesse una specie di previsione che la sua via divinamente tracciata non sarebbe andata a perdersi nell'abisso, riempiva di meraviglia il Caraffa. Essendo morto nel 1551 il Commissario generale del S. Ufficio, il prefetto volle scegliere per quella carica il Ghislieri, e ne fece approvare la scelta da Papa Giulio III, quantunque il Maestro generale dell'Ordine avesse presentati al cardinale diversi ottimi religiosi. 
   Quest'importante carica, coi molti privilegi annessi, elevava d'un tratto a un'alta dignità il religioso che ne era investito. Le gelosie non tardarono però a destarsi. Ma il Caraffa rispose che giudicava l'Alessandrino “uomo atto a sostenere le più elevate dignità ecclesiastiche”. Sorpreso dapprima di questo onore, ma consapevole del suo dovere, il nuovo Commissario si mise subito al lavoro, e colla sua vigilanza e i suoi servigi giustificò ben presto la fiducia posta in lui dal Papa e dai cardinali. 
   Non bisogna però figurarselo come un uomo fiero, sempre pronto a combattere, a punire a sangue freddo, più inteso insomma a infliggere castighi che a convertire i colpevoli. Il suo zelo era guidato da una fede purissima e da una grande carità. Visitava ogni giorno i detenuti e discuteva volentieri con essi, per dissipare i loro dubbi. Li sovveniva con elemosine, e questo frate rigido, ch'essi conoscevano esatto e inflessibile quando sedeva in tribunale, li costringeva, per mezzo di delicate premure, a riconoscere la rettitudine delle sue intenzioni e la sua grande generosità. 
   Il suo zelo era ricompensato da conversioni, non dovute certo ad alcun interesse, come avvenne di Sisto da Siena. Questo francescano, inebriato dagli applausi che coronavano le sue temerarie predicazioni, aveva a poco a poco finito con l'insegnare dottrine eretiche. Due volte catturato, due volte recidivo, veniva già condotto al supplizio, quando il Commissario, commosso per la sua ancor giovane età e per il suo bell'ingegno, tentò di compiere presso di lui un passo decisivo. Pregò e fece delle speciali mortificazioni. Sisto si lasciò convincere, e, ottenuto la grazia, si fece domenicano, e visse religiosamente dando a tutti edificazione di buona vita. 
   In questo frattempo mori Giulio III. Il Sacro Collegio elesse Papa il cardo Caraffa; ma egli, benché ottuagenario, disse che la sua ora non era ancor venuta, e interpose tutta la sua autorità, perché venisse eletto il cardo Cervini che prese il nome di Marcello II. 
   Ventidue giorni dopo la S. Sede era di nuovo vacante, e il Caraffa, accettando la tiara (3 maggio 1555), volle chiamarsi Paolo IV. Fin dal principio del suo pontificato si fece premura di dimostrare a fr. Michele tutta la sua benevolenza. Lo confermò nella carica di Commissario, e poi nonostante le sue riluttanze lo promosse al vescovado di Sutri e Nepi, diocesi vicine a Roma. Appena consacrato, il Ghislieri pensò di prender possesso della diocesi, ma fu trattenuto da un ordine formale del Papa. Dopo vive istanze poté partire, e cominciare la riforma del popolo a lui affidato. 
   Ma l'indifferenza incontrata, accrebbe le prime inquietudini della sua coscienza, cosicché egli non tardò a pregare il Papa di liberarlo da ogni responsabilità. Paolo IV, che l'aveva creato vescovo, per promuoverlo in seguito a una dignità più alta, invece di accettare la rinunzia, gli procurò maggior confusione, dicendogli apertamente: “Vi metterò ai piedi una catena si forte, che non vi passerà più pel capo l'idea di ritornare al vostro convento”. Poco dopo il vescovo Ghislieri, con grande suo dolore, veniva elevato alla porpora cardinalizia. 

Card. GIORGIO GRENTE

QUANTE VOLTE HO SENTITO GESU’ VICINO A ME!



Quel Dio onnipotente che, per la Fede, ha tratto dalle pietre i figli di Abramo: quel Dio grande e buono che a diffusione della Fede usa sovente adoperar le cose deboli per confondere le forti, e ciò che non è per confondere quello che è, onde tutti riconoscano che le cose più mirabili sono opera non dell'uomo, ma di Dio: Lui, il Signore e Padre nostro mi ha portato su questa terra lontana, su questo fiume immenso e lontano, perché testimoniassi la Fede.
  
Sostenuto dalla grazia del Signore, e dalla bontà materna della Chiesa, ho evangelizzato i piccoli, gli umili, il popolo, ho procurato di evangelizzare i poveri, di confortarli con la Fede e con lo spirito di cristiana carità. Confesso che avrei dovuto far molto e molto di più, e ne chiedo perdono al Signore. Ho evangelizzato i piccoli, gli umili, il popolo, il povero popolo, che, avvelenato da teorie perverse, è strappato a Dio e alla Chiesa.
  
Nel nome della Divina Provvidenza, ho aperto le braccia e il cuore a sani e ad ammalati, di ogni età, di ogni religione, di ogni nazionalità: a tutti avrei voluto dare, col pane del corpo, il divino balsamo della Fede, ma specialmente ai nostri fratelli più sofferenti e abbandonati. Tante volte ho sentito Gesù Cristo vicino a me, tante volte l'ho come intravisto, Gesù, nei più reietti e più infelici.
  
Questa Opera è tanto cara al Signore, che parrebbe l'Opera del Suo Cuore; essa vive nel nome, nello spirito e nella Fede della Divina Provvidenza: non ai ricchi, ma ai poveri e ai più poveri e al popolo, mi ha mandato il Signore.

S. Luigi Orione

Non potreste fare regalo più bello e prezioso ai vostri piccoli!



Figli Miei è così importante che voi doniate il vostro SÌ a Mio Figlio, perché solo così potrete essere guidati sulla vera via della conoscenza e dell’amore. Dovete abbandonarvi completamente a Mio Figlio e preparare i vostri bambini per LUI e per la Sua Seconda Venuta. Ciò è molto importante, perché i bambini dai sette anni in su vivranno l’Avvertimento e anche i loro cuori devono essere preparati per questo grande e così meraviglioso avvenimento. Dovete preparare anche i più piccoli delle vostre famiglie, perché Gesù abita in ciascuno di voi, ma può ”abitare e agire” solo là dove il cuore è aperto EGLI.

Figli Miei. Preparate i vostri piccoli per Mio Figlio e fateli battezzare! Regalate loro la partecipazione alla catechesi e portateli a fare la Prima Comunione non appena hanno raggiunto l’età adeguata! Fate crescere i vostri bambini nella fede e nella fiducia in Mio Figlio, visitate i Nostri luoghi sacri e partecipate alle Sante Messe con loro! Avvicinateli alla vita con Gesù, insegnate loro a vivere la loro vita con Gesù! Un regalo più bello e più prezioso non lo potreste fare ai vostri bambini perché voi regalate loro l’Amore del Signore, nella magnificenza e nella gloria.

In profondo e intimo amore,

la vostra Mamma Celeste che vi ama.

Ritorno a casa



Cristiani, atei ed ebrei convertiti alla fede cattolica


Sven Stolpe (1895-1996)

Scrittore, nacque in Norvegia nel 1895. Racconta nei suoi scritti autobiografici: Contrassi la tubercolosi e nel 1927 dovetti trasferirmi al sanatorio Agra in Svizzera, dove conobbi una trentina di studenti bavaresi, tra i quali vi erano molti cattolici. Per un periodo, durante la mia permanenza lì, divisi la mia stanza con un teologo cattolico Siefried Huber. Restai stupefatto dinnanzi al nuovo mondo che mi si aprì dinnanzi, grazie alle conversazioni con i miei compagni. I miei saggi francesi condussero diversi dei suoi lettori al cattolicesimo. Ricevetti lettere di persone che mi dimostravano gratitudine per aver contribuito al loro ingresso nella Chiesa. La mia sorpresa era tanto maggiore in quanto io stesso non ero cattolico. 
Dopo la seconda guerra mondiale mi recai con la mia famiglia a Parigi. Lì ebbi contatti con circoli cattolici e lì la provvidenza mi condusse all’Abbazia Sainte Marie dove il Padre Charles Massabki mi ricevette nella Chiesa... La maggior parte dei miei libri degli ultimi anni, sempre basati su temi religiosi, furono accettati nella Svizzera protestante con più calore che non le mie precedenti opere... Ancor più, ritenni che il mio lavoro dovesse risvegliare l’interesse svedese per il medioevo cattolico. Per questo pubblicai studi dettagliati su personaggi santi. 
è stato uno dei più famosi scrittori svedesi. 

Padre ángel Peña


LODE ALLA TRINITA’



Lode alla Trinità
Che è armonia e vita
E principio creatore dell’essenza di tutte le cose.
E’ anche gloria della schiera degli angeli,
mirabile splendore dei misteri
agli uomini ignoti,
e vita in tutte le creature

Io sono Eucaristia



Gli disse Simon Pietro: «Non mi laverai mai i piedi!».

Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me».(Giovanni 13,8)

Piccola anima che amo,

ti riconosci? Anche tu, come Pietro, non riesci a accettare un Dio che serve, che si umilia fino alla fine per esaltare te, perché ti ama. Tu mi ami e anche Pietro mi amava e proprio per questa ragione rifiutò, con tanta determinazione, il servizio umiliante che offrivo.

Come ho gradito l’amore imperfetto di Pietro, ugualmente gradisco il tuo, ma vengo ad insegnarti ad amare fino alla perfezione perché sono il Maestro. Io ti insegno ad amare come Io amo. Ascoltami.

Come ai miei tempi terreni gli uomini si aspettavano un Messia potente e terribile, che avrebbe riportato giustizia e diritto, e non poterono riconoscere il Dio Bambino apparso nella scena del mondo in debolezza, ugualmente, in ogni generazione, gli uomini non sanno riconoscere il Dio che si umilia e serve tutti, anche i traditori.

Comprendi cosa significa conversione? Significa rinunciare alle proprie convinzioni.

Comprendi cosa significa credere al Vangelo? Significa accogliere Dio che viene in vesti che umanamente non puoi riconoscere e credere alla sua Parola che, oggi come sempre, tiene salde le fondamenta dell’universo, operando sempre quello che dice.

Chi mi riconobbe subito, nelle mie Apparizioni, dopo la Risurrezione? Come mai, in principio, nessuno mi riconobbe?
Erano abituati a conoscermi nella carne, ma da Risorto dovevano imparare a riconoscermi per mezzo della fede.
Questo insegnai a loro prima della mia ascensione. Così è anche per te, oggi.

Io, il tuo Dio vivo e vero, vengo a te in Corpo, Sangue, Anima e Divinità per mezzo della Santissima Eucaristia. Umilmente nascosto nelle specie del pane e del vino vengo a satollarti di vita eterna, portandoti ogni grazia di cui hai bisogno per continuare il tuo cammino verso il Cielo. Ad ogni celebrazione della Santa Messa, Io stesso, per mezzo del sacerdote, pronuncio le Parole sacre della consacrazione. Quelle Parole che compiono immediatamente il prodigio della trasunstanziazione e Io, il tuo Dio, divento cibo per te.

Ti invito al banchetto sacro dove Io sono Colui che ti serve in tutto, fino a farsi cibo: riesci a pensare un annichilimento più grande? E riesci a credere che il tuo Dio ti ami talmente tanto da farsi pane per alimentare la tua vita? Questo è un grande mistero che ti chiedo di credere poiché ho detto: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. (Giovanni 6,54)

E ho detto anche: “Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?”(Giovanni 11,40)

Il tuo Dio viene a te, per mezzo dell’Eucaristia, per rimanere con te tutti i giorni fino alla fine del mondo e per servirti incessantemente. Se tu credi di ricevere nella Santa Ostia il tuo Salvatore, ti comporterai di conseguenza e vedrai i prodigi che Egli compie nella tua vita. Io ti assicuro che non esiste miracolo più grande su questa terra della Santissima Eucaristia, nella quale Io sono Presente, Vivo e Vero, per accoglierti, per amarti, per servirti e perché tu abbia parte con Me, che sono morto e risorto per te.

Cosa significa avere parte con Me?

Significa accogliere il tuo Dio per quello che realmente E’ e lasciarsi trasformare in Lui, nella sua Vita, nella sua Missione, nella sua Gloria di Figlio di Dio: a ognuno secondo il Disegno Divino, nelle diversità personali e nella complementarietà che formano il Corpo Mistico.
Significa accogliere il Mistero dell’unità di Dio con gli uomini e degli uomini tra di loro, e cioè desiderare di amare tutti come Lui ama tutti senza fare differenze.

Significa voler diventare dono per i fratelli perché Dio si è fatto Dono per te.

Significa rinnegare se stessi per seguire il Signore: questa è la Comunione.

Significa renderti conto che sei una pietra viva della Santa Chiesa di Dio.

Quando il sacerdote ti offre il Corpo del Signore e tu, ricevendolo, dici: “Amen” sai cosa stai dicendo? Con quella parola tu dai il tuo assenso al Signore a rinnovare il suo mistero in te.

E poi, ricevuto il Corpo e Sangue del tuo Dio, hai in te la forza per operare insieme con Lui, per portare la sua Luce nel tuo vivere quotidiano. La celebrazione non termina quando esci dalla Chiesa, ma deve continuare nella tua vita, perché tu hai ricevuto la Santissima Eucaristia e sei diventata un tabernacolo vivente.

La moltiplicazione dei pani e dei pesci che operai nel mio ministero fu un nulla rispetto alla moltiplicazione della grazia che avviene ad ogni consacrazione e ad ogni santa comunione.

Tu sei chiamata a partecipare con gioia a questo mistero di salvezza, ringraziando il tuo Dio.

Avere parte con Me significa portarMi nelle strade del mondo, continuare, insieme a Me, il rendimento di Grazie a Dio, Datore di ogni bene, essere pronti, insieme a Me, ad umiliarsi per innalzare i fratelli. Significa vivere in pienezza la carità per trovare, in essa, la gioia piena a cui anela il tuo cuore. Io servo con gioia perché amo.

Ho detto: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri.(Giovanni 13,34)”

Piccola anima mia, da sola questo è impossibile, ma tutto puoi in Colui che ti dà forza. (Filippesi 4,13)

Vivere la Comunione significa credere che puoi amare con il mio Cuore, perché Io vengo ad amare con il tuo cuore. Credi alla mia Parola e permettimi di aiutarti a compiere quello che non potresti da sola: amare e trovare nell’amore la tua gioia.

Piccola anima, siediti e stai comoda, voglio prendere ancora asciugamano, acqua e catino per lavarti i piedi e lo farò, se tu me lo permetti. Ceneremo insieme e ci rallegreremo e poi Io con te e tu con Me andremo a lavare i piedi ai nostri fratelli e saremo beati, perché faremo la Volontà di Dio, nostro Padre.

Queste cose ti ho detto, usando anche similitudini, perché tu possa meglio comprendere la grandezza della tua vocazione: l’Amore eterno.

Piccola anima, ti amo.                                                                       
 
Gesù Eucaristia 

giovedì 23 gennaio 2020


RIMANETE NEL MIO AMORE



PICCOLO TRATTATO DI CARITA'
   
«1 - Per amarmi, o anima religiosa, con tutto il cuore, dice Gesù, mi devi amare in tutte le creature e sempre dare la preferenza al prossimo, perchè lo devi amare più di te stessa.
   
2 - Tu devi, per amore, considerare d'ora innanzi le tue sorelle come tante ostie consacrate, nelle quali, attraversando l'apparenza, tu non veda più che me. Questo ti renderà uguale con tutte, perchè non farai più distinzione: uno solo è il tuo Gesù, nascosto sotto qualunque persona.
   
3 - Mi amerai in tutte ugualmente; mi compatirai, mi aiuterai, e soprattutto, se ti capiterà di avere qualche cosa da soffrire dal tuo caro prossimo, lo nasconderai nel tuo cuore come si fa con le cose preziose, che si tengono nascoste per non correre il rischio di perderle.
   
4 - Dal canto tuo, procurerai di non mai far soffrire alcuno. Questo ti costerà, perchè dovrai sempre sacrificarti, ma ricordati che dire sacrificio è dire amore, e dire amore è dire sacrificio.
   
5 - Aiuterai il prossimo più che potrai col buon esempio; ricordati che tu devi essere, nella Comunità, come la personificazione della mia Bontà, della mia Misericordia, della mia Carità, e quindi sempre studiati d'anteporre gli interessi del prossimo ai tuoi.
   
6 - Aiuta poi tanto il caro prossimo col raccomandarmelo. Tu hai ogni potere sul mio Cuore: sappiatene valere. Ricordati che la benignità deve sempre galleggiare in tutto. Non farti mai giudice del tuo prossimo, ma scusalo sempre. Se tu lo scusi, lo ti scuserò presso il mio Divin Padre.
   
7 - Che ti vengano dei pensieri contro la carità, non è male. Le cattive erbe nascono insieme alle buone anche senza seminarle; il tuo lavoro è di estirparle subito e di piantarvi invece una pianta buona.
   
8 - Tieni il tuo prossimo come la pupilla del tuo occhio, come lo tengo te come la pupilla del mio Occhio divino.
   
9 - lo voglio che tu tenga il tuo caro prossimo nel tuo cuore come in una serra d'amore. Nella serra, i fiori prendono il sole, ma non sono colpiti dalla tempesta, nè sono scossi dal vento; questo è ciò che voglio da te per il caro prossimo. Che tu esponga il prossimo al sole, cioè che gli lasci passare ogni sorta di squisite attenzioni, di quelle che scaldano il cuore; ma tutto ciò che potrebbe anche menomamente ferire il prossimo o farlo un po' soffrire, che tu lo allontani da lui, che tu lo prenda su di te, come fanno i vetri, che ricevono su di sè la pioggia, la tempesta, la nebbia, ma non lasciano nulla di ciò passare sui fiori.
Ricordati sempre che questa è una massima evangelica: devi amare il prossimo tuo come lo l'ho amato, quindi più di te stessa. Se tu sapessi come lo riposo in un cuore così caritatevole! Vi trovo le mie delizie e le faccio gustare all'anima, che inondo di pace, di gioia, di consolazione celeste.
   
10 - Nei tuoi rapporti spirituali poi, devi desiderare per il tuo prossimo tutto quel bene che desideri per te e favorirlo nel tuo prossimo come in te stessa».

PREGHIERA

«O Gesù, amante delle anime, che sei morto per riscattarle, non le lasciar perdere a qualunque costo.

   O Gesù, vuoi tu lasciar andare perdute quelle anime per le quali sei morto in croce? Tu sei la resurrezione e la vita: siilo adunque di tanti cuori, che sono da tanto tempo sepolti nelle tenebre della morte. Io ti ringrazio fin d'ora della vittoria riportata sull'infernale nemico che li teneva schiavi del peccato, perchè tu stesso mi hai assicurato che avrei ottenuto tutto, quando avessi chiesto con confidenza.

O amabile divin Cuore, ricco di grazie di ogni genere, che desideri ardentissimamente il vero bene degli uomini, la salvezza delle loro anime, potessi far sì che tutti ti amassero, che tutti pensassero almeno un poco, al come e quanto ci hai amato!».

Suor Benigna Consolato Ferrero

OPERA DEI "TABERNACOLI VIVENTI"



Il grande dono di Gesù agli uomini d'oggi tramite Vera Grita

9-I-1968 Gesù Eucaristico. Scrivi, scrivi e obbedisci a Me, e offri l'obbedienza alla Mamma mia. Voglio che i Tabernacoli Viventi aumentino, si diffondano nel mondo, nell'umanità. Io voglio andare lontano, per le strade del mondo, da un punto all'altro della terra, dei mari. Pregate perché si moltiplichi la mia Misericordia, perché il mio Amore si diffonda nelle anime. Andate, cercate anime da Me preparate alla mia Opera d'Amore. Parla questa sera di Me, della mia Opera d'Amore all'altra anima che ti è vicina, chiedi preghiere a questo fine: Io la unirà in spirito a voi, miei Tabernacoli, perché tutti possiate servire alla mia Causa. Dì a p. G. che approvo il suo apostolato in seno alla sua famiglia e che dai suoi congiunti trarrà, con la mia Grazia, grandi frutti. L'Opera deve essere portata a Torino, presso i Sacerdoti Salesiani sotto la protezione della Madre mia Ausiliatrice, perché Ella non manchi di donarvi gli aiuti celesti che vi devono assistere perché lo, Gesù Eucaristico, mi confonda in ogni tipo di anime in mezzo a voi. Pregate, pregate perché le anime da Me preparate ricevano Me. Voglio che a Torino la mia Opera si diffonda fra i Sacerdoti salesiani, ed essi sapranno preparare altre anime che vivono nel mondo, ma non del mondo, a ricevere Me. Queste mi porteranno nelle strade, nelle case, nelle famiglie, perché Io viva vicino ad altre anime lontane da Me, perché queste sentano costantemente la mia Presenza eucaristica. Cadrà la volontà ribelle; cederanno le idee sbagliate, alla verità; cadrà l'ostinazione al male, la menzogna, la falsità. Tutto questo avverrà perché Io, a loro insaputa, starò vicino a loro, e la mia Grazia picchierà con insistenza amorosa alla porta della loro anima finché essa si schiuderà al mio Amore, alla Fede. Da Torino dovranno partire altre anime per portarmi altrove e ovunque. Ovunque: cioè in paesi, in altre provincie e città. Da Firenze, alla Liguria; e quindi a Roma. Si, il Papa vi attende, il Papa lo sa. Si preparino anime sacerdotali per quest'Opera che voglio estesa in tutto il mondo. Andate a Torino. Presentate la mia Opera all'Opera salesiana. Voglio che là si cominci presto, si cominci subito. Manda questi messaggi a p. G., a Don B. lo ispirerà loro il da farsi. Tu lascerai tutto per Me, per la mia Opera, e questa ferita t'accompagnerà finché vivrai. Io ti darò allora la ferita del mio Amore ardente. Quando giungerà il momento sappimi dare il tuo Fiat, nel Fiat della Madre mia al Padre mio eterno. Prega, prega perché tu riconosca e incontri il Sacerdote che Io ti manderà per lavorare - per un tratto - insieme. Chiedi preghiere, offri sacrifici, mortificazioni, e quello che, nelle tue miserie, sai dare. I solchi devono allargarsi, perché la mia Vita vi scorra e trovi sempre sentieri preparati, pronti ad accogliermi. Per ora sono sufficienti questi messaggi che tu, figlia mia, della Croce, trasmetterai a Firenze e a Lombriasco. I due Sacerdoti da Me ora ricordati, saranno ispirati ad andare dove Io li manderà nei mio santo Nome, per la mia Gloria fra voi, anime mie benedette. Ora va, e chiedi preghiere. Maria, la mia dolce Mamma, non ti lascia, non ti lascerà mai. Maria, la mia Mamma ti perdona. Ella ti aiuterà, ti trarrà dal basso ove ancora sei, ma attraverso la sofferenza, e tu sai che sofferenza è Gesù, ché Gesù, il tuo Gesù, è tutto nella sofferenza, nella Croce, nella Croce d'Amore, nelll'unione della Croce. Io vivo dite, e anelo che tu viva di Me. Sì, certo, non solo il mio saluto per p. G., per D. B., ma a loro il mio Cuore di Eterno Sacerdote, ferito, sanguinante d'Amore per loro, per tutti i miei Sacerdoti. Ecco, lo ora li nascondo in Me, e li avvolgo nella Luce del mio ardente Amore. Gesù vi ama, Gesù è felice di stare con voi, Gesù è consolato perché sta con voi. 

“IL VICARIO” DI HOCHHUTH E IL VERO PIO XII



LA “ACCUSE” DI HOCHHUTH E LE “RISPOSTE” DELLA STORIA

***
C) LE QUESTIONI POLITICHE

1) Il “Rapporto Bérard” e 
2) i “due telegrammi” del Weizsâcker

Il 7 agosto 1941, il maresciallo Pétain incaricava il sig. Bérard di “informarsi sulle reazioni avvenute in Segreteria di Stato per la recente legislazione francese sulla condizione degli ebrei”. 
Bérard stese un lungo rapporto2 in cui afferma che lo Statuto francese «non sollevava né critica né disapprovazione, né avrebbe suscitato alcuna protesta» da parte del Vaticano. 
È bene che ricordiamo, subito, che lo “Statuto francese”fu “redatto” per volontà espressa del Governo di Berlino. Lo stesso Poliakov rileva che Bérard scrisse il suo “rapporto” in modo da non aver fastidi personali. 
La “Storia”, però, non finisce qui. Il 13 settembre 1941, il maresciallo Pétain, presenti gli Ambasciatori di Spagna e Brasile, chiese al Nunzio Apostolico, Mons. Valeri, il suo giudizio sullo Statuto. Questi, expressis verbis, lo disapprovò. Pétain reagì, affermando che i “suoi Superiori” (Pio XII e Segreteria di Stato) non la pensavano così. Ma il Nunzio continuò a disapprovare, rincarando, anzi, come lo Statuto era ispirato ai princìpi nazisti del razzismo, ripetutamente condannato dalla Chiesa. Il maresciallo, smascherato, promise di dargli, in visione, il “Rapporto Bérard”.
Il Nunzio, ipso facto, gli lasciò una “nota di protesta”, sui punti che riguardavano direttamente le prescrizioni ecclesiastiche. 
Riferì, poi, a Roma, l’episodio, e se ne ebbe un lar go elogio per il suo operato e l’assicurazione che i “due Prelati”, interpellati dal sig. Bérard, non avevano dato quella facil “assicurazione”, come, invece, Bérard aveva riferito nel suo “Rapporto”.
Poco tempo dopo, radio-Londra, e altre emittenti, trasmettevano la “notizia” che la Santa Sede aveva mandato una “protesta ufficiale” al Governo di Vichy! 
Anche qui, dunque, è evidente o l’ignoranza o la mala fede dell’Autore. 

2) Per i “due telegrammi” di Weizsâcker, del 17 e del 28 ottobre 1943, prima bisognerebbe rievocare quelle spasmodiche giornate di terrore, per le razzìe continue e la caccia all’uomo, fatte dai nazisti, a Roma, il 16 ottobre. 

La prima prodezza degli occupanti tedeschi fu di estorcere, dagli ebrei, residenti in Roma, 50 chili di oro, con un vero e proprio ricatto. «In caso diverso - sono parole testuali di Kappler - 200 tra voi verranno, presi e deportati in Germania, alla frontiera russa, o, altrimenti resi innocui»3. Pio XII, appreso il fatto, fece sapere, immediatamente, al Presidente della Comunità ebraica, che, se non fossero riusciti a raccogliere, entro le 36 ore stabilite, i 50 chili d’oro, avrebbe supplito la Santa Sede. 
Il Presidente, dott. Ugo Foà, scrisse: «... non si rese necessario di approfittare di questa generosa of ferta, ma il nobile gesto del Vaticano non resta, perciò, meno significativo; né minore fu il sollievo che durante la ansiosa giornata della rac colta ne derivò a tante migliaia di persone, sulle quali incombeva la minaccia di Kappler». 
Nell’opuscolo, intitolato: “Ottobre 1943”, sotto il titolo “Cronaca di una infamia”, si legge: «Non fu questo il solo atto col quale, schierandosi, anche in Italia, dalla parte degli Ebrei oppressi, la Santa Sede, apertamente, dimostrò di disapprovare la crudele ed aberrante persecuzione contro di essi, intrapresa dai tedeschi, in pieno secolo XX, facendo impallidire, al confronto, - tanti e tanti furono gli orrori da loro commessi!
- le più atroci cronache medioevali... Ogni qualvolta le circostanze lo permisero, l’azione moderatrice della Chiesa Cattolica, e quella personale del Sommo Pontefice Pio XII, si spiegarono, spesso, con efficacia, e sempre, con alta nobiltà d’intenti, a favore degli Israeliti italiani, perseguitati». 
Di più: il Santo Padre diede ordine immediato per una duplice azione: l’una, incaricando Mons. Hudal4 e Padre Pancrazio Pfeiffer5 perché agissero presso il comandante militare, il generale Stahel; l’altra, contemporanea, convocando, presso il Segretario di Stato, Card. Maglione, l’Ambasciatore di Germania, Weizsâcker.

Così, mentre Mons. Hudal faceva pressioni e domandava la cessazione, immediata, degli arresti, il Cardinal Maglione protestava, con parole forti, presso l’Ambasciatore tedesco, per quella iniquità, chiedendone la fine immediata. 6
Solo inquadrati così, i due telegrammi sono comprensibili.
Il primo, del 17 ottobre chiedeva la cessazione delle razzie, per evitare, soprattutto, le complicazioni che sarebbero sorte dopo una “probabile protesta” di Pio XII; il secondo, del 28 ottobre, voleva scongiurare una ripresa delle razzie, e, specialmente, quella più temuta: la “deportazione del Papa da Roma”, come era in animo di Hitler. 
Anche tutto questo fu “ignorato” da Hochhuth! 

***

1P. Leiber, gesuita, fu segretario di Pio XII durante tutto il Suo Pontificato.
2 Il “Rapporto” venne trovato, poi, tra le carte di Vichy, e pubblicato dalla “Documentation Juive”, nel 1945, e riportato, in seguito, dal Poliakov , nel suo volume: “Il nazismo e lo sterminio degli ebrei”.
3 A questa prima spoliazione ne seguirono altre. Il 29 settembre 1943 i tedeschi invasero gli Uffici della Comunità ebraica; ne asportarono tutti i registri, e portarono via 2 milioni di  lire che trovarono in cassa. Il 3 ottobre successivo, saccheggiarono la Biblioteca della Comunità, una delle più ricche d’Europa, e quella del Collegio Rabbinico Italiano. Il 16 ottobre prelevarono e deportarono, in massa, gli ebrei trovati in casa loro, senza riguardo né all’età, né al sesso, né alle condizioni di salute. I deportati furono 2.091 (1.077 uomini, 743 donne, 281 bambini). Quelli che ritornarono furono 101; 73 uomini e 28 donne.
4Mons. Hudal, tedesco, era rettore di Santa Maria dell’Anima.
5Nato a Brunner (Baviera) nel 1872, P. Pfeiffer fu per 30 anni consecutivi Generale dei Salvatoriani. All’occupazione di Roma, da parte dei tedeschi, conobbe il comandante Sthael, connazionale. Questi ammirò, subito, l’uomo colto, intelligente, illuminato, lo studioso profondo e di vasto impegno. Ma P. Pfeifer pensò, subito, invece, di giovarsi della simpatia suscitatasi nel suo connazionale a suo riguardo, per scopi di pura carità. Per questo Pio XII, saputa la cosa, gli lasciò mano libera di trattare; lo fece intermediario tra la Santa Sede e il Comando tedesco. Cominciò, così, l’opera del santo sacerdote, assidua, diuturna. E fu un frequente pellegrinare presso il Comando e presso la Santa Sede. 
Fu lui a smontare il mostruoso progetto di fare di Roma una piazzaforte del sistema difensivo tedesco, che avrebbe fatto dell’eterna Città un cumulo di macerie! Fu lui che operò tutti quei “salvataggi”, di ebrei, in città e fuori. Fu lui che trattò col generale Kesserling per ottenere la dichiarazione di “città ospedaliera” per Ascoli e di tutta la zona a sud e a ovest del Tronto. Fu lui che salvò Chieti, Ascoli Piceno, Aquila, Orvieto... Fu lui che ottenne, ancora all’ultimo istante prima della partenza dei tedeschi da Roma, un altro “regalo” dal comandante della piazza: la vita ed un uomo! 
Quante vite ha salvato? Nessuno saprà mai quanti ebrei, all’ordine del Papa, egli abbia salvato, nascosto, protetto. Prima di morire, distrusse molti documenti del suo archivio privato. 
P. Pancrazio Pfeifer aveva lavorato per Dio, non per la Storia! Ma il suo ardente spirito di carità era stimolato e sorretto dalla carità inesausta di  Pio XII! Quanta fiducia avesse Pio XII in lui, lo si può vedere, anche, in questo altro episodio; uno dei tanti! Quando l’arcivescovo di Chieti S.E. mons. Giuseppe Venturini, si rivolse a Pio XII per implorare un Suo intervento, il Papa gli consigliò di rivolgersi a P. Pfeiffer. Ecco il testo originale della lettera del 28 maggio l945, da cui stralcio il brano a “testimonianza”: «... quando la mia città di Chieti doveva assolutamente sfollare ed essere saccheggiata e distrutta, io ricorsi al Santo Padre; e più con le lagrime che con le parole Lo supplicai di venirmi in aiuto. E Pio XII, dopo avermi confortato, «Vada - mi disse - dal Padre Pancrazio Pfeiffer che può tutto, e farà tutto!». E così fu. Per opera di questo buon Padre noi fummo salvi».
6E questa “fine” sarebbe avvenuta, forse, se le razzie non fossero dipese dalla polizia segreta, nazista, che riceveva gli “ordini” solo dal servizio di sicurezza della Cancelleria del partito.
Da richiamare, ancora, il principio di Pio XII, in questi frangenti politici:
«salvare, per primo, la vita!»... «senza lasciarci andare a pericolose prese di posizioni che potessero esasperare i nazisti, e finire di scatenare la loro bestialità» (P. Leiber).

sac. Luigi Villa

La nube della non-conoscenza



Anche ai nostri giorni gli attivi si lamentano dei contemplativi,
così come Marta fece con Maria.
Causa di tutte queste lamentele è l’ignoranza

Proprio come allora Marta si lamentò di sua sorella Maria, così ancor oggi gli attivi si lamentano dei contemplativi. Infatti, ammettiamo che ci sia uno — non importa se uomo o donna, secolare o religioso: non faccio eccezioni — che si sente portato dalla grazia di Dio e da una buona direzione spirituale ad abbandonare ogni attività esteriore per dedicarsi completamente alla vita contemplativa, secondo le sue attitudini e la sua coscienza, non senza il permesso del suo direttore spirituale: in men che non si dica ecco i suoi fratelli e le sue sorelle, i suoi migliori amici e molti altri ancora che non sanno niente del suo forte desiderio interiore o del tipo di vita a cui si consacra, levare contro. di lui ogni genere di lamentele, rimproverarlo aspramente e dirgli a chiare lettere che sta perdendo tempo. Ed eccoli poi raccontare un mucchio di storie, alcune vere, altre false, sulla caduta di uomini o donne, che si eran votati anch’essi a tal genere di vita in passato. Mai una volta, però, che parlino di chi è riuscito a perseverare.
Sì, lo riconosco: molti di quelli che hanno abbandonato il mondo solo in apparenza, sono poi caduti, e questo càpita ancor oggi. Siccome non hanno voluto lasciarsi guidare da un vero direttore spirituale, invece di diventare servi di Dio e suoi contemplativi, sono divenuti servi e contemplativi del diavolo, si sono rivolti all’ipocrisia e all’eresia, oppure sono caduti nella follia e in molti altri mali, a scandalo di tutta la santa chiesa.



Una breve giustificazione dell’autore del libro sul fatto
che tutti i contemplativi dovrebbero scusare pienamente
gli attivi che parlano o agiscono contro di loro


Qualcuno potrebbe pensare che io porto poco rispetto a Marta, questa santa del tutto particolare, paragonando le sue parole di rimprovero nei confronti della sorella a quelle degli uomini del mondo o viceversa. Sia ben chiaro che io non intendo affatto mancare di rispetto né a lei né a essi. Dio non voglia che io dica in questo libro qualcosa che possa gettar discredito su qualcuno dei servi del Signore, a qualunque grado appartenga, e in special modo su questa sua santa del tutto particolare.
Penso, infatti, che si debba comprendere e scusare appieno la sua lamentela se si considera il momento e il modo in cui la fece. La causa prima di tutto quel che disse, era la sua ignoranza. Non c’è da stupirsi se in quel momento. Marta non sapeva in qual modo Maria era occupata: credo proprio che non avesse sentito parlar molto in precedenza di una simile perfezione. Inoltre, quel che disse, lo disse in maniera cortese e succinta. Perciò la si deve considerare pienamente scusata.
Allo stesso modo, penso che questi uomini e queste donne del mondo che vivono nella vita attiva, hanno tutte le buone ragioni per essere scusati delle loro parole di rimprovero, cui si è accennato poco sopra. E non importa se si esprimono in maniera rude: bisogna tener conto della loro ignoranza. Come Marta sapeva ben poco di quel che sua sorella Maria stava facendo, quando lei si lamentava con nostro Signore, così le persone del nostro tempo sanno anch’esse ben poco o niente di quel che si propongono i giovani discepoli di Dio quando lascian da parte gli affari di questo mondo e si sforzano di diventare servi speciali di Dio in spirito di santità e giustizia. Che se invece lo sapessero, son proprio sicuro che non parlerebbero e non agirebbero a quel modo. Perciò penso che dobbiamo ritenerli scusati in qualsiasi caso: non conoscono alcun genere di vita migliore di quel che essi stessi vivono.
Inoltre, quando penso alle innumerevoli colpe che io ho commesso in passato, sia in parole che in opere, a causa della mia ignoranza, allora mi viene in mente che se voglio essere scusato da Dio per questi miei peccati d’ignoranza, anch’io devo aver pietà e misericordia per gli altri, scusando sempre quelle parole e azioni che derivano dalla loro ignoranza. Altrimenti, non farei certo agli altri quel che vorrei che essi facessero a me.

NON C’È un solo servitore di Dio oggi fra voi, che sia in grado di fare miracoli con le proprie capacità!



Figlia Mia. Dì per favore ai Nostri figli, che le Mie apparizioni fra voi sulla terra sono un grande regalo da parte di Dio Padre per tutti voi, perché grande è il Suo amore per voi. E’ per quest’amore che EGLI permette questi miracoli, affinchè ciascuno di voi trovi la strada verso di Me e verso Mio Figlio e possa incominciare così la via di ritorno verso casa al Padre Celeste.

Figli Miei. Siate gioiosi e felici perché l’ora della misericordia non è ancora finita e finchè perdura, Dio nostro Padre Celeste farà miracoli per i Suoi figli!

EGLI vi dona grazie con amore e con benedizione e mostra anche ai più increduli che NOI esistiamo, che NOI siamo qui per voi e spiega QUELLO che dovrà accadere, COME accadrà e PERCHÉ!

Aprite i vostri cuori per le Sue Parole! Apritevi al Suo amore! Accettate tutti i Suoi generosi regali! Non appena l’ora della misericordia sarà terminata, vi coglierà la giustizia e i castighi saranno grandi e pesanti per chi non ha accettato i doni del Signore!

Convertitevi quindi per tempo, perché il grande giudizio verrà e non vi resta più molto tempo.

Figli Miei. RegalateCi il vostro SÌ, salvatevi così dal diavolo e dalla dannazione eterna perché non appena la mano del Signore si abbatterà, essa colpirà tutti quelli che credono di poter vivere senza di LUI, il Padre Onnipotente.

Dichiaratevi quindi per Gesù e accettate il Sigillo del Dio Vivente. In questo modo resterete preservati dalle piaghe e da altre miserie e sofferenze ma potrete entrare nel Nuovo Meraviglioso Mondo! Quelli invece, che non accettano i miracoli che ora presto verranno, che parleranno contro le Mie apparizioni e cercheranno di portare lontano gli altri dall’unica vera via, che Noi annunciamo in questi e in altri messaggi, saranno responsabili davanti a Dio nostro Signore e grande sarà la loro punizione, se non si convertono per tempo.

Figli Miei. Credete e abbiate fiducia e accettate i Miei miracoli! Miracoli che Dio vostro Padre, permette per voi attraverso di ME, la Sua umile serva e altri Santi Servitori che NON vivono in mezzo a voi, ma che vivono al fianco del Signore, il nostro Padre Onnipotente.

Vi avvertiamo però anche riguardo ai falsi atti miracolosi dei vostri manipolatori lupi camuffati da agnelli, perché essi NON furono mandati da Dio, ma servono unicamente il diavolo, che li ha mandati per i suoi scopi egoistici sulla terra!

NON esiste oggi, fra voi, UN servitore di Dio che è in grado di compiere miracoli per proprie capacità personali!

Credete e abbiate fiducia e non lasciatevi abbagliare da falsi atti miracolosi perché sono opera del diavolo! Io, la vostra Santa Mamma Celeste vi avverto, perché chi si lascia ingannare da questa falsità è molto vicino all’inferno!

Abbiate fiducia soltanto in Mio Figlio e non negli uomini!

In profondo amore,
la vostra Mamma Celeste che vi ama.
Mamma di tutti figli di Dio e Madre della Salvezza. Amen


“Figlia Mia. I falsi sono pronti. Dì questo ai Nostri figli, perché bisogna che siano avvertiti.
Io ti amo, il tuo Gesù. Amen.”

Per condividere il Calice della Sofferenza con Cristo



“Concederò la Misericordia per i peccatori più incalliti in cambio del vostro dono della sofferenza. Questa è la Crociata di Preghiera per voi, se volete condividere il Mio Calice della Sofferenza. Recitatela, per tre volte, quando potete, ma preferibilmente durante ogni periodo di digiuno.” 

Mi prostro davanti a Te, caro Gesù, e ai Tuoi Piedi,  
per compiere ciò che vuoi da me, per il bene di tutti. 
Lascia che io condivida il Tuo Calice della Sofferenza. 
Accetta questo mio dono in modo che Tu possa salvare quelle povere anime che sono perdute e senza speranza. 
Prendi me, nel corpo, così che possa condividere il Tuo Dolore. 
Tieni il Mio Cuore nelle Tue Sante Mani  
e porta la mia anima in unione con Te. 
Attraverso il mio dono della sofferenza,  
lascio che la Tua Divina Presenza abbracci la mia anima,  
affinché Tu possa redimere tutti i peccatori  
e riunire tutti i figli di Dio nei secoli dei secoli.
Amen. 

Sono i miracoli delle apparizioni là dove una volta sono già avvenute!



La via che state percorrendo è pericolosa perché vi trovate nei pressi degli abissi dell’inferno. Quando la vostra ora giungerà, sarà facile per i demoni degli abissi spingervi nell’inferno, visto che ci siete già tanto vicini.

Figli Miei. Gesù viene e allora voi dovete essere preparati per LUI. Sua Madre compirà miracoli per illuminarvi, aprirvi gli occhi sugli avvenimenti che stanno per arrivare, perché una volta che il mondo andrà verso la sua fine, sarà troppo tardi per la vostra conversione. Questi miracoli convertiranno moltissime persone, ma anche questa volta, così come molte volte nella vostra storia, anche questi miracoli saranno messi in dubbio da quelli che vi vogliano allontanare dalla Verità, perché il vostro benessere non è il loro obiettivo, ma lo è il controllo e il potere su di voi con la reggenza dell’anticristo e del diavolo.  Tenetevi quindi pronti, perché quando questi miracoli accadono, voi dovete riconoscerli come tali. Sono le apparizioni miracolose là dove esse sono avvenute già in precedenza.

Figli Miei. Non ognuno di voi potrà vedere la vostra Madre della Salvezza, perché questo è riservato ai figli prescelti, però accadranno molte conversioni e molti le testimonieranno.

Figli Miei. Svegliatevi! Preparatevi! Non chiudetevi ancora di fronte alla Verità! Io il vostro Santo Padre Celeste ve ne prego, perché vorrei donare il Mio amore a tutti voi e vorrei vedervi liberati dall’odio, dalla miseria e dalla sofferenza.

Così sia.

In profondo e sincero amore,

il vostro Padre Celeste.

Creatore di tutto ciò che è.

Amen.