giovedì 12 marzo 2020

Madre Santissima aiutami a pregare come sai fare Tu



Madre Santissima aiutami a pregare come sai fare Tu, Ti chiedo perdono se Ti prego poco.
Madre mi è difficile fare la volontà di Tuo figlio Gesù, la strada è lunga e in salita trovo difficoltà nel portare la croce, ai primi affanni il mio cuore cede.
Madre di Dio Ti prego dammi la Tua mano e conducimi da Tuo figlio Gesù, a piangere sotto la croce e a chiedere perdono dei miei peccati.

Madre di tutti i Popoli Ti amo e Ti voglio bene.

L'INFERNO VISTO DAI SANTI



L'inferno visto da Sr. Maria Giuseppa Menendez 

Suor M. Giuseppa Menendez, Religiosa del Sacro Cuore, nacque a Madrid il 4 febbraio 1890 e morì il 29 dicembre 1923. Sr. M. Giuseppa Menendez fece varie visite all'inferno. Ecco quanto vede e narra in una di queste: "In un istante mi trovai nell'inferno, ma senza esservi trascinata come le altre volte, e proprio come vi devono cadere i dannati. L'anima vi si precipita da se stessa, vi si getta come se desiderasse sparire dalla vista di Dio, per poterlo odiare e maledire. L'anima mia si lasciò cadere in un abisso, in cui non si poteva vedere il fondo, perché immenso ... Ho visto l'inferno come sempre: antri e fuoco. Benché non si veggono forme corporali, i tormenti straziano i dannati come se i corpi fossero presenti e le anime si riconoscono. Fui spinta in una nicchia di fuoco e schiacciata come tra piastre scottanti e come se dei ferri e delle punte aguzze arroventate s'infiggessero nel mio corpo. Ho sentito come se si volesse, senza riuscirvi, strapparmi la lingua, cosa che mi riduceva agli estremi, con un atroce dolore. Gli occhi mi sembrava che uscissero dall'orbita, credo a causa del fuoco che li bruciava orrendamente. Non si può né muovere un dito per cercare sollievo, né cambiare posizione; il corpo è come compresso. Le orecchie sono stordite dalle grida confuse, che non cessano un solo istante. Un odore nauseabondo e ripugnante asfissia ed invade tutti, come se si bruciasse carne in putrefazione con pece e zolfo. Tutto questo l'ho provato come le altre volte e, sebbene questi tormenti siano terribili, sarebbero un nulla se l'anima non soffrisse. Ma essa soffre in un modo indicibile. Ho visto alcune di queste anime dannate ruggire per l'eterno supplizio che sanno dover sostenere, specialmente alle mani. Penso che abbiano rubato, poiché dicevano: Dov'è ora quello che hai preso?... Maledette mani!... Altre anime accusavano la propria lingua, gli occhi... ciascuna ciò che è stato causa del suo peccato: ben pagate sono adesso le delizie che ti concedevi, o mio corpo!... E sei tu, o corpo, che l'hai voluto!... Per un istante di piacere un'eternità di dolore! Mi pare che nell'inferno le anime si accusino specialmente di peccati d'impurità. Mentre ero in quell'abisso, ho visto precipitare dei mondani e non si può dire né comprendere le grida che emettevano ed i ruggiti spaventosi che mandavano: Maledizione eterna! ... Mi sono ingannata!... Mi sono perduta!... Sono qui per sempre... per sempre... e non c'è più rimedio!... Maledizione a me! Una fanciulla urlava disperatamente, imprecando contro le cattive soddisfazioni concesse al corpo e maledicendo i genitori, che le avevano data troppa libertà a seguire la moda ed i divertimenti mondani. Da tre mesi era dannata. Tutto questo che ho scritto, conclude la Menendez, non è che un'ombra in paragone a ciò che si soffre nell'inferno". Quanto visto dalla Menendez si può così riassumere: a) L'inferno è un abisso di cui non si può vedere il fondo, perché immenso, con antri dappertutto e fuoco. b) I dannati cadono nell'inferno non sospinti da una forza esterna, ma da una forza misteriosa interna. Vi si precipitano, quindi, da se stessi, gettandovici come se desiderassero sparire dalla vista di Dio, per poterlo odiare e maledire. Questo sottrarsi da Dio equivale, in fondo, alla pena del danno consistente, appunto, nella privazione della vista di Dio: la pena più atroce anche se difficile a descriversi. c) Assieme alla privazione della vista di Dio, si aggiungono tormenti a non finire, che i dannati patiscono nell'anima e anche nel corpo come se lo avessero: è la pena del senso. e) Detta pena del senso è espressa in toni sconcertanti: la Menendez è spinta in una nicchia di fuoco e schiacciata come tra piastre scottanti e come se dei ferri e delle punte aguzze arroventate s'infiggessero nel suo corpo. Sente come se le si volesse, senza riuscirvi, strapparle la lingua, cosa che la riduce agli estremi, con un atroce dolore... Le sembra che gli occhi le escano dall'orbita, a causa forse del fuoco che li bruciava orrendamente. Ella non può né muovere un dito per cercare sollievo, né cambiare posizione; il corpo è come compresso. Le orecchie sono stordite dalle grida confuse, che non cessano un solo istante. Un odore nauseabondo e ripugnante asfissia ed invade tutti, come se si bruciasse carne in putrefazione con pece e zolfo. Tormenti terribili che sarebbero, però, un nulla se l'anima non soffrisse. f) Ma l'anima soffre in un modo indicibile. La veggente ha visto alcune di queste anime dannate ruggire per l'eterno supplizio che sanno di dover sostenere. g) Per ogni peccato ci sono pene speciali. I dannati per ladrocinio soffrono specialmente alle mani, poiché dicevano: Dov'è ora quello che hai preso?... Maledette mani!... Altre anime accusavano la propria lingua, gli occhi... ciascuna ciò che è stato causa del suo peccato: "Ben pagate sono adesso le delizie che ti concedevi, o mio corpo!... E sei tu, o corpo, che l'hai voluto!... Per un istante di piacere un'eternità di dolore!". Pare però che nell'inferno le anime si accusino specialmente di peccati d'impurità: i mondani, precipitano nell'inferno emettendo grida e ruggiti spaventosi da non potersi comprendere. Una ragazza urla disperata: "Maledizione eterna!... Mi sono ingannata!... Mi sono perduta!... Sono qui per sempre... per sempre... e non c'è più rimedio! ... Maledizione a me!". Impreca contro le cattive soddisfazioni concesse al corpo e maledice i genitori, che le avevano data troppa libertà a seguire la moda ed i divertimenti mondani. h) Per quanto si voglia, è quasi impossibile esprimersi sulla realtà dell'inferno. Quanto scritto - dice la Santa - "non è che un'ombra in paragone a ciò che si soffre nell'inferno ". 

Padre Antonio Maria Di Monda

Cristiani, musulmani, ebrei, hanno lo stesso Dio? NO!



IL SIMBOLO ATANASIANO  

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Si prenda "caso Maometto". Egli ha preso il nocciolo  delle sue idee dalla Bibbia e dagli scritti apocrifi che circolavano  anche in Arabia, amalgamando i suoi "versetti" a delle pretese  rivelazioni (non certo soprannaturali!) che resero falsa la sua  religione, ispirata dal Demonio. Come si poteva accertare, in  quell'anno 610, che Dio avrebbe parlato a Maometto, in arabo,  come si è scritto, fantasiosamente, sulla rivista "La Vie" (Paris)  nel novembre 1979? .. 
Più che lecite, quindi, furono le reazioni che si ebbero tra i  fedeli quando videro che dei Vescovi regalavano argento e  terreni, (come ad Annecy, in Francia), o delle cappelle cattoli­ che, come a Lilla, a Lavai, ad Argenteuil e altrove, ma anche  in Italia, a Reggio Emilia, a Modena, a Roma, a Milano ... per  farle trasformare in moschee! .. Forse che quei Vescovi avevano  ancora la vera fede cattolica? .. 
Certo, il via a questo sconquasso della fede cattolica fu dato  dall'infausto Vaticano II che, nella "Lumen Gentium" (18) ha  affermato che "i musulmani adorano con noi il Dio Unico";  e, in "N ostra Aetate", ha persino scritto che "la Chiesa guarda  con stima i musulmani che adorano il Dio Uno, vivente e  sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del Cielo  e della Terra" (19). 
Ma sono stravaganze storiche e teologiche queste afferma­ zioni, perché l'lslam rifiuta, decisamente, a Dio l'attributo di  "Padre", e rinnega Gesù come "Figlio di Dio"; come pure  nega la divinità e non accetta l 'Incarnazione, e scambia  l'arcangelo Gabriele per lo Spirito Santo, e afferma che, sul  Golgota, non è stato crocifisso Cristo, ma un suo sosia e  ridicolizza la Risurrezione e nega la Redenzione! .. 
Perciò, che significato può avere anche quel loro "Dio  misericordioso", se manda all'inferno i cristiani senza alcu­ na remissione (22), e se chiama i suoi fedeli alla "Jihad"  (guerra santa) contro di loro, perché "infedeli"? .. 
E poi, come può essere uguale al nostro Dio, quando il loro  "Allah" avvilisce la donna, vuole la poligamia, la schiavitù,  nega la visione beatifica ai suoi stessi eletti, promettendo,  come "paradiso", una specie di "harem" con giovanetti e belle onne dai grandi occhi neri, racchiusi in padiglioni? .. Potrebbe  bastare anche solo questo per dire che la Chiesa cattolica non  poteva assolutamente dire che "i Musulmani adorano con  noi il Dio Unico"! Possibile che i "Padri conciliari", firmatari  della "Lumen Gentium" e della "Nostra aetate", non sapes­ sero che l'Islam rifiuta categoricamente e furiosamente di  essere identificato con il Dio-Trinitario del cattolicesimo?  Certo, il Dio-Creatore è il Dio di tutto il creato, uomini  compresi, di ogni tipo, colore, razza e religione, ma questo non  basta per poter usare l'espressione: "avere lo stesso Dio",  perché il nostro è "Trinitario", mentre quello dell'Islam è  semplicemente un falso "dio"! 
Comunque, teologicamente, non si potrebbe neppure dire  che noi adoriamo lo stesso "Dio, creatore del cielo e della  terra", come lo si afferma, invece, nella "Nostra Aetate".  Basta ricordare il nostro "Credo" che dice: "vero Dio da Dio  vero, generato non creato, consustanziale al Padre e per  mezzo del quale tutto fu creato"; e ricordare anche il Van­ gelo di San Giovanni: "Tutte le cose per mezzo di Lui furono  fatte, e senza di Lui nulla fu fatto di ciò che esiste". 
Quindi, anche la "creazione" del Padre avvenne assieme  al Figlio, per cui come si può accettare l'attribuzione di "crea­ tore" a un "dio" che rigetta il Figlio (Gesù Cristo) come  mediatore? 
Ora, questo rifiuto del Cristo rivela che l'ispiratore  dell'Islam non può essere stato che il demonio. Lo ha detto,  del resto, esplicitamente, proprio lo stesso apostolo San Gio­ vanni Evangelista: "Chi è il mentitore se non chi nega che  Gesù è il Cristo? Egli è l'anticristo, che nega il Padre e il 
Figlio. Chiunque nega il Figlio non ha neanche il Padre; chi  confessa il Figlio ha anche il Padre"zs. 
E questo mi richiama un passo di M o ns. Cauly, che, alla fine  del secolo scorso, insegnava; "Come un tempo, per il popolo  eletto, così Dio volle per la sua Chiesa una minaccia e un castigo sempre pronti: è nel piano provvidenziale che  l'islamismo si tenga alle porte della cristianità, per castigare  le ribellioni dei popoli battezzati, risvegliarli dal loro sonno,  stimolare le loro virtù e provocare il loro eroismo" (p. 28).  Purtroppo, oggi, l'Islam ha oltrepassate quelle porte e  proprio con l'aiuto del Vaticano II, contro tutto il Magistero  papale anteriore! 
E sarà bene ricordare anche le sagge e profonde parole del  grande padre domenicano Garrigou-Lagrande: "le verità,  nelle false religioni, non ne sono l'anima, ma sono le serve  dell'errore"! 
Ed è proprio così! Difatti, sono specchietti per allodole quei  "passi" del Corano dove si loda Gesù e Maria; dove si narra  la sua nascita miracolosa; dove lo si dice "verbo di Dio", ma  dove tali omaggi non sono altro che omaggi rivolti a un  semplice "profeta" inferiore a Maometto! 
Per questo, Joseph Hours scriveva: "se è vero che la  peggiore forma di menzogna è quella che, in apparenza,  contraddice il meno possibile la verità, la menzogna che  consiste nel dire di Cristo tutto il bene possibile, meno che è  Dio, è la più pericolosa di tutte". 
Certo, anche un musulmano sincero può salvarsi, ma sarà  sempre per i meriti della Redenzione di Cristo, e non per  l'lslam! Perciò, la frase che si legge in "Nostra Aetate": "La  Chiesa guarda con stima i Musulmani che adorano il Dio  Unico ... ", va accettata solo nel senso di ''in quanto musulmani",  o solo "in quanto persone" creature di Dio? .. 
Quindi, la frase del Vaticano II, che pare perentoria, è invece  ambigua, perché se l'appartenere all'Islam costituisce un diritto  incondizionato alla mia stima di cattolico, questo non varrebbe  affatto, perché la Chiesa aveva sempre insegnato che bisogna  odiare l'errore; perciò, in quanto appartenenti a una falsa religio­ ne, devo solo la mia preghiera per la loro conversione alla  religione del vero Dio, mentre, invece, "in quanto uomini",  creatura di Dio, merita la nostra stima ogni persona che non  si renda indegna della sua condizione di "figlio di Dio"!  Di conseguenza, il funesto "dialogo inter-religioso" ( volu to dal V ati c ano II anche con l' Islam!) è una prova chiara della  grave "crisi" che ha colpito la Chiesa Cattolica che, oggi,  possiamo dirlo, senza paura di smentita, è succube del  "modernismo", combattuto e condannato da San Pio X! 
Se ne ha una prova anche nella dichiarazione comune del  1984, fatta dal "Segretariato per l'Unità dei Cristiani" e dal  "Consiglio Ecumenico delle Chiese", dove si propongono di  lavorare assieme per l'unità, in una sola fede (! !) e in un unico  culto (30). Ma chi non sa (o dovrebbe sapere!) che questo  "Consiglio" opera, fin dal 1948, per creare una "religione  mondiale unica", in vista del "Nuovo Ordine Mondiale"?  Purtroppo, di fronte a un Cristianesimo in dissoluzione, solo  l'lslam è rimasto ancora fermo e fedele ai suoi princìpi, certo  della sua vocazione universale. La comunità mondiale dei  musulmani, la "Ummah", è la sola unita, in un blocco unico.  Per questo, il "dialogo inter-religioso" non può fare che il 
gioco dell'Islam, mentre la Chiesa sembra voglia suicidarsi,  rinunciando persino alla conversione di quei milioni di musul­mani che vivono anche nei paesi cattolici europei. E questo  avviene perché, nella Chiesa cattolica, non deve esserci più  l 'imperativo "docete", imposto da Gesù Cristo, ma bensì il  montiniano "dialogate" con tutte le religioni! Ma questo  azzerare la Rivelazione è infedeltà, è inganno, è tradimento  della Fede e, persino, ingiustizia! 

l) È "infedeltà" al Vangelo di Cristo, il cui "messaggio"  è: "andate e istruite tutte le genti!" 26; 
2) È "inganno" verso i cristiani, ai quali si nasconde la  realtà dell'Islam, e si nasconde che il "dialogo" con  l'Islam è possible solo a prezzo di concessioni sui nostri  dogmi; 
3) È ''tradimento" della Fede, perché dialogare con l' Islam  è un allontanamento certo dalla nostra dottrina cattolica.  4) È "ingiustizia" anche verso gli stessi musulmani, ai quali non si fa conoscere il vero volto del Cristianesimo,  tutto centrato sul "Dio-Uno-Trino", per condurli alla  conversione attraverso la conoscenza della Rivelazio­ ne Divina, la cui pienezza è Cristo, unico Mediatore  tra il Padre e gli uomini. 

*** 
Ricordiamo, perciò, che il "sentire cum Ecclesia" non può  essere interpretato come una ubbidienza cieca alla Gerar­ chia, perché la prima e assoluta ubbidienza, nella Fede, è 
solo a Dio. "Per primo, sia servito Nostro Signore"21. Il "dialogo  inter-religioso", invece, esige alterazioni, occultamenti dottrinali  che condizionano il dialogo, mettendo in non calo la figura di  Gesù Cristo. Voglio ricordare, perciò, le belle parole che il  cardinale Tosi scrisse in una lettera al Papa XI, nella quale  chiede la beatificazione di Pio X: «Mi piace immaginarlo - scrive- mentre rimette, in testa del Cristo benedetto, l'au­ reola della Divinità che il mondo e il modernismo volevano  distruggere»2s! 
Quell'aureola, appunto, che l'Islam Gli nega! 

sac. Luigi Villa

SAN PIO V IL PONTEFICE DELLE GRANDI BATTAGLIE



IL CARDINALE 

Se il Ghislieri godeva la fiducia del Pontefice, se l'era guadagnata senza bassezze. 
   Simile a quei negozi, che, come afferma Montluc, non hanno retro bottega, egli parlava al Pontefice con una franchezza, capace di fargli perdere ogni influenza. Si dice che al Concilio di Trento un prelato di santa vita, libero e franco, il B. Bartolomeo dei Martiri vescovo di Braga, nel Portogallo, rivolgendosi ai cardinali, abbia pronunziate queste famose parole: “Questi illustrissimi signori avrebbero bisogno di un'illustrissima riforma”. Senza esprimere in una maniera casi aperta la propria opinione, il cardo Alessandrino non era punto lontano dal sottoscrivere tali parole. 
   Quando perciò, all'uscita da un banchetto, Pio IV manifestò l'idea di conferire la porpora ai giovani principi Ferdinando de' Medici e Federico Gonzaga, il primo di tredici anni, il secondo di ventuno, mentre il S. Collegio o esplicitamente o tacitamente non rifuggi dall' approvare la proposta, solo l'Alessandrino osò contraddire. Pieno di deferenza, ma con quella energia che lo rendeva inaccessibile a ogni timore, fece presenta al Papa che una tale nomina era contraria ai recenti decreti del Concilio, che il governo della Chiesa non doveva mettersi in mano a dei ragazzi, e che l'ora e il luogo sembravano poco propizi a una decisione di tanta importanza. 
    Questa franchezza impressionò il Pontefice; ma purtroppo le istanze importune dei Medici resero inutile la resistenza dell'Alessandrino. L’avvenire giustifico i suoi timori, perché il troppo giovane card. de' Medici, alla morte del fratello, mutò il capello cardinalizio con la corona di Toscana. 
   Ma l'Alessandrino poté almeno aver il conforto che le ragioni per le quali aveva posto il suo veto a tale elezione erano fondate. E all'ambasciatore fiorentino, il quale in una visita di protocollo lo ringraziò insieme al S. Collegio di aver aderito ai voleri del Papa, rispose con fierezza: “Signor ambasciatore, dispenso Vostra Eccellenza da qualsiasi atto di gratitudine, perché io sono stato l'avversario di questa promozione”. Poco dopo il Ghislieri essendo di nuovo stato consultato dal Papa per un altro affare, gli si mostrò contrario. Il re di Francia Carlo IX desiderava che il cardo Farnese, legato della S. Sede in Avignone, cedesse la sua carica al card. Carlo di Barbone. Pio IV sarebbe stato favorevole; ma il Ghislieri gli espose i pericoli che ne sarebbero seguiti, e ne ottenne un vero bene per la Chiesa. 
   Per quanto uno possa rassegnarsi ad accettare le ragioni perentorie di chi lo contraddice, tuttavia quando è troppo contraddetto, finisce di irritarsi. Il Papa, pur riconoscendo che le osservazioni dell' Alessandrino erano ben fondate, veduto sì spesso contrariato nei suoi disegni, perdette la pazienza. Ma il Ghislieri, che non faceva alcun conto delle considerazioni umane, ed era sempre veritiero, continuava a dare degli avvisi che a certi suoi colleghi parevano fin troppo liberi. 
   Pio IV dimostrava per i suoi nipoti una grandissima sollecitudine. Nessuno senza dubbio la meritava tanto quanto S. Carlo Borromeo, la cui virtù imponeva silenzio alle critiche dei censori. Molti però le provocavano. 
    Il S. Padre s'era mostrato implacabile contro i parenti di Paolo IV. Temeva forse che il suo successore nutrisse poca benevolenza verso i suoi? Volle perciò assicurare almeno la loro fortuna con l'adesione del S. Collegio. Convocati in concistoro i cardinali, espresse il desiderio che si assegnasse a suo nipote Annibale Altemps, cognato di S. Cado Borromeo, la somma di 100.000 ducati. La Camera Apostolica avrebbe provvisoriamente pagati gli interessi, e a tempo opportuno fornito il capitale. 
   Pio IV aveva creati quarantacinque cardinali. Come si diportarono essi in questa occasione? Il desiderio del Papa sarebbe stato soddisfatto, se l'Alessandrino con parole ben ponderate e calme, che davano peso a quanto diceva, non avesse manifestata la sua meraviglia e proposti i motivi per cui non vi poteva acconsentire. A suo avviso il tesoro pontificio, gravato di debiti, non poteva sopportare un simile peso, e quand'anche l'avesse potuto, non conveniva alienare una tale somma a danno delle opere pie e dei poveri. 
   Il disinteresse manifestato dal cardinale dava maggior peso alla causa ch'egli difendeva; ma il suo ardire fu giudicato temerità. Si dice che Pio IV in quell' occasione si sia lasciato andare a parole di biasimo, e che per Roma corresse che l'Alessandrino fosse caduto in disgrazia. Anzi c'era chi diceva sottovoce che fosse stato dato ordine di chiuderlo in Castel S. Angelo. La calma e l'influenza moderatrice di S. Carlo impedirono questa ingiustizia. Però, in segno della sua disapprovazione, il Papa ordinò che il Grande Inquisitore lasciasse gli appartamenti del Quirinale, e che gli venissero limitati i suoi ampi poteri. 
   Queste disposizioni del Pontefice non facevano alcuna impressione sull'animo retto e disinteressato dell' Alessandrino, il quale trovava nella sua coscienza pura un conforto, per avere adempito il proprio dovere. E questo gli bastava. Non era uomo da fomentare partiti e mescolarsi cogli spiriti caparbi, che si rallegrano pili di contraddire che di convincere, o che godono nel recar dei dispiaceri. Per sottrarsi agli intrighi di corte, risolse di ritornare nella sua diocesi di Mondovì; ma la nave che trasportava la sua roba e i suoi libri fu catturata da pirati algerini che infestavano le coste della Toscana. 
   Era questa una disposizione della Divina Provvidenza, che l'avvertiva di non abbandonare Roma? Anche i membri del S. Ufficio erano intervenuti presso il Papa, perché impedisse la partenza del loro eminente prefetto, in circostanze tanto difficili. Un violento attacco del male, che doveva un giorno condurlo al sepolcro, fece credere al cardinale che la sua ultima ora fosse vicina, ed egli stesso volle comporre il suo epitaffio da porsi nella chiesa della Minerva. 
   Mentre l'Alessandrino si riaveva dalla sua malattia, Pio IV caduto gravemente infermo, terminava piamente tra le mani di San Carlo Borromeo e di San Filippo Neri un pontificato oscurato bensì da difetti, ma al quale la felice conclusione del Concilio di Trento conferiscono una certa aureola di grandezza 7 . 
   Per l'Alessandrino era passata definitivamente l'ora di lasciar Roma, e senza ch'egli lo potesse prevedere, Dio disponeva che non se ne allontanasse mai più. 

Del Card. GIORGIO GRENTE

MISTICA CITTA’ DI DIO



COMPOSIZIONE DELLA «MISTICA CITTÀ DI DIO»

I decreti romani sull'autenticità dell'opera

Nel secolo XVIII, nell'ultimo tentativo, per così dire, che i sostenitori della causa della Venerabile fecero per ottenerne la glorificazione, Roma promulgò perfino due decreti sopra l'autenticità della Mistica Città di Dio. Il fatto è che agli occhi della Santa Sede il processo di beatificazione di suor Maria era legato al problema dei suoi scritti, soprattutto della sua grande opera, la Mistica Città di Dio. Prima di procedere alla sua beatificazione era indispensabile procedere all'esame degli scritti e affrontare i problemi teologici implicati in essi. L'opera che presentava più difficoltà sotto questo aspetto era la Mistica Città di Dio. Era pertanto certo che quest'opera fosse realmente di suor Maria? Questo è il primo punto da risolvere. Se non era la vera autrice dell'opera, in tal caso il processo poteva andare avanti senza tener conto di lei; però se suor Maria era l'autrice, bisognava sciogliere prima le riserve teologiche che pesavano su di lei. Tale era il punto di vista di Roma.
Per risolvere il problema dell'autenticità dell'opera si fecero portare a Roma gli otto volumi autografi, che esistono nel monastero di Agreda, i quali furono sottoposti ad un esame peritale. Conseguenza di tale accertamento fu il decreto di autenticità, emesso dalla Sacra Congregazione dei Riti l'8 maggio 1757, decidendo che, a giudicare dall'identità della scrittura di questi volumi e degli altri scritti, certamente di sua mano, risulta che la predetta Mistica Città di Dio fu scritta da suor Maria. Questo primo decreto si basa, dunque, sull'identità di calligrafia che c'è tra l'originale della Mistica Città di Dio e altri scritti autografi della Venerabile.
È’ evidente però che, assolutamente parlando, questo non basta per provare che lei fu l'autrice formale dell'opera, poiché è possibile che sia stata una semplice copista o amanuense di un'opera concepita e redatta in precedenza da un altro. A tal fine, in Roma si procedette ad un secondo esame, fondato questa volta sullo studio approfondito delle caratteristiche dello stile, confrontandolo con altri scritti che certamente sono della celebre monaca. Questo secondo esame raggiunse ugualmente un esito in favore dell'autenticità: era evidente l'uniformità dello stile tra l'opera e altri scritti autentici della Venerabile. Questo secondo decreto porta la data dell'11 marzo 1771. Risultato di tutto questo fu la sospensione definitiva, o «silenzio perpetuo», che Clemente XIV impose alla causa di beatificazione della Venerabile. Dato che risultava essere lei l'autrice dell'opera e che sulla detta opera pesavano riserve teologiche gravi, si proibiva di proseguire ulteriormente la causa della sua beatificazione.
La prova dell'autenticità fu, pertanto, la causa dell'arresto del processo.
A considerare tutto non sono mancati, sebbene posteriormente, coloro che hanno supposto che ci furono influenze decisive di altre mani nella composizione di quest'opera. Così, per esempio, il p. Andréa Ivars, OFM, fondandosi su alcuni passi della corrispondenza di suor Maria con Filippo IV, avanzò l'ipotesi che il p. Pietro Manero, francescano, avesse dovuto influire sulla seconda e definitiva redazione della Mistica Città di Dio, tanto che arrivò a mettere in discussione la vera paternità dell'opera.
Per chiarire nei limiti del possibile questi estremi, si ritiene utile ricordare brevemente la genesi dell'opera, la sua lunga gestazione, la storia delle sue due redazioni; fissare le date, confrontare i dati che risultano dalla medesima opera con quelli che risultano dagli altri scritti della Venerabile o delle persone che ebbero a che fare con lei; mettere a confronto lo stile di quest'opera con quello di altri scritti indubbiamente suoi; conoscere i direttori che ebbe, le date in cui la diressero; altre persone che, per quel che sappiamo, ebbero a che fare con lei e tutti gli altri dati che fanno al caso.

Suor Maria di Gesù
Abbadessa del Monastero dell’Immacolata di Agreda dell’Ordine dell’Immacolata Concezione



MI SENTO MARCIO SIGNORE




- MI SENTO MARCIO PER AVERTI TENUTO SULLE MIE BRACCIA E NON TI HO CAPITO.

- MI SENTO MARCIO PER I PECCATI CHE HO COMMESSO.

- MI SENTO MARCIO PER NON AVERTI RICONOSCIUTO NEL PROSSIMO.

- MI SENTO MARCIO PERCHE' NON HO AIUTATO CHI AVEVA BISOGNO DI AIUTO.

- MI SENTO MARCIO PER TUTTE LE VOLTE CHE TI HO OFFESO.

- MI SENTO MARCIO PERCHE TU CI HAI CREATO E NOI CI STIAMO DISTRUGGENDO.

- MI SENTO MARCIO STIAMO DISTRUGGENDO IL MONDO.

- MI SENTO MARCIO PER L'UCCISIONE DEI BAMBINI INNOCENTI.

- MI SENTO MARCIO PER GLI OMICIDI CHE SI COMMETTONO.

- MI SENTO MARCIO PER LE GUERRE.

- MI SENTO MARCIO PER IL POPOLO CHE NON TI ASCOLTA.

- MI SENTO MARCIO PER AVERTI ABBANDONATO SULLA CROCE.

- SIGNORE AIUTAMI, ILLUMINA IL MIO CUORE TOGLI IL MARCIUME PER METTERE LA TUA LUCE.

- SIGNORE ILLUMINA LA MIA MENTE PER POTER CAPIRE LA TUA PAROLA ED EVANGELIZZARE.

- SIGNORE FA CHE IL MIO SGUARDO SIA FISSO SEMPRE SU DI TE E CHE ASCOLTI SEMPRE LA TUA PAROLA.

- SIGNORE TI PREGO ASCOLTAMI IO HO BISOGNO DI TE...

Pregate per i Vescovi e i Sacerdoti che non hanno più la luce del Signore nelle loro vite



Messaggio della Regina del Rosario e della Pace

Pace miei amati figli, pace!

Figli miei, Io vostra madre, vi amo e vengo dal Cielo per garantirvi la Mia Benedizione e Protezione materna. Non rattristatevi e non perdete la fede. Confidate nella protezione del Signore e nell’aiuto divino. 
Pregate affinché la verità trionfi su tutto il male e le bugie e perché Dio faccia cadere tutti gli uomini corrotti e malvagi che agiscono segretamente per distruggere la vita di migliaia di miei figli. Tutto questo a causa del denaro, del potere e dell’egoismo personale, perché le loro anime sono possedute dall’oscurità di Satana. 
Dio è più grande di tutto e di tutti e trionferà sempre su tutti i mali.
Vi chiedo da molto tempo di convertirvi e cambiare il corso delle vostre vite, ma non sono ascoltata o accolta nei cuori di molti dei miei figli, perché sono accecati dal peccato, con i loro cuori attaccati al mondo e le loro preoccupazioni.
Ricordate, figli miei: tutto in questa vita passa e nulla è eterno. Combattete per il Paradiso, combattete per la vita eterna insieme a Mio Figlio. Pregate per comprendere le Mie parole di Madre.
State vivendo i tempi delle prove, prima che i segreti in questo mondo accadano. Pregate per i Vescovi e i Sacerdoti che non hanno più la luce del Signore nelle loro vite e che non sanno più essere un esempio di vicinanza e fede in Dio per i fedeli in questi tempi, perché il   peccato e il mondo hanno distrutto tutto il bene e la grazia divina nelle loro anime, così tanti fedeli soffrono e si sentono soli e abbandonati dai loro pastori.
Pregate per loro affinché non siano tentati o sopraffatti dalle bugie e dagli errori di Satana, perché così tanti si lasciano trascinare dalla sua coda mortale, rovinando la santità e la purezza delle loro anime con seduzioni malvagie e velenose. Satana agisce e i Ministri di Dio cadono a terra senza forza, massacrati dai peccati. I lupi divorano le pecore, distruggendo la fede, la speranza e l’amore in loro, e i pastori fuggono nella paura, perché non credono più nel grande dono ricevuto da Dio, con il potere del loro sacerdozio. Se credessero veramente, nessun danno li colpirebbe o distruggerebbe la loro vocazione e missione sacerdotale così sublime e santa.
Prega per i Ministri di Dio, figli miei, che credano sempre di più, altrimenti verrà il giorno grande, doloroso e triste, in cui l’Eucaristia sarà rimossa da voi per sempre, in molti luoghi, perché il mondo ha smesso di adorare e credere in Dio. 

Pregate, Pregate, Pregate. 

Ritornate alle vostre case con la pace di Dio. Vi benedico tutti: nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!
Quando la Beata Madre mi ha detto che l’Eucaristia sarebbe stata rimossa per sempre in molti luoghi, ho capito che i seguaci di Satana stanno cercando di fare tutto in modo che i Ministri di Dio siano perseguitati, distrutti fisicamente, spiritualmente, moralmente e nella fede, in modo che i fedeli vengono lasciati senza la Messa e l’Eucaristia, diventando deboli e abbattuti, scambiandola per imitazioni economiche o vietando l’accesso di molti ad essa. Se non preghiamo, raggiungeranno questo obiettivo in molti luoghi, ma non altrove. Preghiamo molto che questi giorni tristi e terribili non raggiungano il mondo, che il diavolo non raggiunga le sue intenzioni malvagie.
29 Gennaio 2020

IL VANGELO DALLA SINDONE



Gesú è la nostra resurrezione

A Marta piangente per la morte del fratello Gesú dice: «Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se è morto vivrà; e chi crede in me non morrà in eterno » (Gv. 11,25).
Abbiamo visto nella Sindone, insieme alla foto delle immense sofferenze di Gesú, la conferma archeologica al racconto storico della risurrezione di Gesú. Gesú è veramente risorto.
La passione di Gesú ci commuoverebbe come quella di un qualunque uomo, ma non ci interesserebbe; né ci interesserebbe la sua resurrezione, se l'una e l'altra fossero senza conseguenza per noi. Ma se da essa dipende la nostra sorte, esse diventano la cosa piú interessante per noi. Per mezzo della passione di Gesú abbiamo la redenzione dalla schiavitú di Satana e il perdono dei nostri peccati, come dice S. Paolo: « Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, e sono gratuitamente giustificati dalla sua grazia, mediante la redenzione che è in Gesú Cristo. Dio, infatti, ha esposto pubblicamente lui come propiziatorio, mediante la fede nel suo sangue, per manifestare la sua giustizia con il perdono dei peccati commessi anteriormente, collegato con l'attesa paziente di Dio per manifestare la sua giustizia nel tempo presente, in modo da mostrarsi giusto lui e giustificare chi ha fede in Gesú » (Rom. 3,23-26).
E se Gesú è Dio, come lo è, si avvereranno infallibilmente le sue parole. «Non vi meravigliate di questo, perché viene l'ora in cui tutti quelli che sono nei sepolcri udranno la sua voce, e quelli che hanno operato il bene ne usciranno per la risurrezione della vita; quelli, invece che fecero il male, per la resurrezione della condanna» (Gv. 5,28-29).
S. Paolo ci spiega che questo avverrà per mezzo della resurrezione di Gesú: « Vi richiamo ora, o fratelli, il Vangelo che vi ho annunziato, che voi avete ricevuto, nel quale perseverate, e per il quale siete sulla via della salvezza, se lo ritenete cosí come io ve l'ho predicato, a meno che non abbiate creduto senza frutto. Infatti, vi ho trasmesso, prima di tutto, quanto anch'io ho ricevuto, che Cristo è morto per i nostri peccati, secondo le Scritture, che fu sepolto e risuscitò il terzo giorno, secondo le scritture, che apparve a Cefa e poi ai Dodici. Apparve pure a piú di cinquecento fratelli in una sola volta, dei quali i piú vivono tuttora, mentre alcuni sono già morti. Apparve quindi a Giacomo, poi a tutti gli Apostoli. Infine, dopo tutti, è apparso anche a me, come all'aborto. lo sono, infatti, il minimo degli Apostoli, neppure degno d'essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Ma per la grazia di Dio sono quello che sono, e la grazia che egli mi ha dato, non fu vana, ma ho lavorato piú di tutti loro; non io, ma la grazia di Dio con me. Ora è questo che tanto io quanto gli altri Apostoli predichiamo e che voi avete creduto.
Ora se si predica che Cristo è risuscitato da morte, come mai alcuni di voi dicono che non esiste la resurrezione dei morti?
Se non vi è resurrezione dei morti, nemmeno Cristo è risorto.
Or, se Cristo non è risorto, è vana dunque la nostra predicazione e vana è pure la vostra fede.
Anzi, diventerebbe manifesto che noi saremmo falsi testimoni di Dio, perché per Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato Cristo, mentre non l'avrebbe risuscitato, se i morti non risorgono; perché se i morti non risorgono, neppure Cristo è risorto. Se Cristo poi non è risorto, la vostra fede è vana; voi siete ancora nei vostri peccati. E quindi anche quelli che si sono addormentati in Cristo sono perduti. Se noi riponiamo la nostra speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo i piú miserabili di tutti gli uomini.
Ma ecco che Cristo è risorto, primizia di quelli che dormono » (I Cor. 15,1-20).

SE STARAI CON ME TI PARLERO’ DI ME



(Gesù racconta dalla Croce)


La via della Croce

Due soldati camminavano davanti a me e due dietro. Tutt' attorno c'era il popolo che preso dalla curiosità voleva godersi lo spettacolo fino in fondo.
Dopo aver percorso un breve tragitto mi accasciai a terra sotto il peso dell'asse che portavo sopra le spalle. I soldati che stavano dietro di me m'aiutarono a rialzarmi con veemenza e mi rimisero in piedi non curanti dei dolori lancinanti che mi procurava il legno sulle nude piaghe. Il sangue mi grondava da tutte le parti del corpo.

Pensai a mia madre e provai una fitta al cuore quando mi accorsi che mi veniva innanzi. Mi seguiva silenziosa, e il suo volto, per quanto addolorato, sprigionava una luce d'amore dalla quale mi sentii abbracciare.
"Madre, sii benedetta fra tutte le donne, perché hai aderito sempre alla volontà del Padre mio" .
Mi trascinavo a stento e i soldati, vedendo che non riuscivo più a stare in piedi, fermarono un uomo, un certo Simone di Cirene. Faceva il contadino, tornava stanco dal lavoro e per qualche denaro accettò di aiutarmi a portare l'asse.
Una donna si fece innanzi e con grande pietà mi asciugò il volto, mi sentii refrigerato e, per ricompensare la sua carità, le lasciai impresso il mio volto nel panno. Altre donne mi consolavano durante il cammino con pianti e gemiti e, malgrado fossi allo stremo delle forze, le avvertii delle future sofferenze che si sarebbero abbattute su di loro e sui loro figli.
Il Calvario dista dal Pretorio meno di un chilometro. Così, giunti sul monte con la velocità di chi vuole sbarazzarsi della prova del delitto, buttato l'asse per terra, m'hanno spogliato completamente e disteso supino.
Un carnefice m'ha inchiodato i polsi al patibolo e legata la fune al petto.
Altri due m'hanno innalzato sullo stipite già pronto e infisso al terreno.
Fermati i due assi della croce hanno allentato la fune e il mio corpo, scivolando verso il basso, s'è assestato con un orribile strattone. Poi hanno inchiodato anche i miei piedi.
Le immagini dei ricordi si esauriscono. C'è solo da attendere che tutto si compia. Abbassando lo sguardo rivedo mia madre sostenuta dal braccio di Maria Maddalena e Maria di Cleofa. C'è anche Giovanni, lui solo fra tutti gli apostoli. Li affido l'uno all'altra, perché l'uno dell’altra avranno bisogno.
Ad un tratto sento una voce che mi dice: "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso ed anche noi". È uno dei due malfattori che sono crocifissi con me.
L'altro però lo rimprovera, dicendogli: "Noi moriamo per le nostre iniquità ed è giusto, ma lui che male ha fatto?" e poi rivolto a me dice: "Gesù, quando sarai arrivato nel tuo regno, ricordati di me".
Cosa sa lui di me e del mio regno? Ne avrà sentito parlare fra la folla solo durante il tragitto dal Pretorio al monte dove siamo crocifissi, ma la predisposizione alla verità lo ha illuminato dentro, così mi percepisce per quello che sono, Re del Regno dei Cieli, e comprende pure in così poco tempo che appartenere al mio regno è solo una questione di amore. Mi volto verso di lui e gli dico: "Oggi ti porterò con me in Paradiso".
Nello stesso istante il sole si eclissa, il cielo diventa buio, l'aria si fa molto calda, irrespirabile, è l'afa che precede i temporali. Si fa un grande silenzio. In questo momento ho la percezione di essere uno di voi, ho appeso sì il peccato alla croce, ma ancora non basta. Sono gli ultimi momenti della mia vita. In quest'attimo mi vedo tutto uomo ed il Padre mio non più dentro di me, ma di fronte a me, tutto Dio nella meraviglia della sua perfezione; ho un grido: "Dio mio, Dio mio perchè mi hai abbandonato?" .
Lo chiamo "Dio mio" perchè proprio ho bisogno di gridarla questa verità. Io uomo fatto peccato e lui il mio Dio. Così imploro il perdono per i miei crocifissori e per tutti gli uomini, mi porgo a lui ed in nome di tutti gli uomini lo richiamo: "Padre", gli dico, "adesso che tutto è compiuto, depongo nelle tue mani il mio spirito, torniamo a casa perché  ormai i miei fratelli conoscono la via e potranno, se lo vorranno, abitare nelle stanze che tu, o Padre, hai loro preparato".
Il Padre mi apre il suo seno e mi dice: "Vieni servo buono e fedele, vieni fratello dei fratelli, vieni amore mio incarnato".
Questa è l'agonia. Torno a guardare la folla, questa volta oppressa, impaurita per l'atmosfera che si è creata attorno. Al di là di ogni ragione la natura creata per amare si ribella nel vedere l'amore crocifisso, ma al di là di ogni ragione, proprio perché crocifisso, l'amore può aprirsi all'infinito poiché non lo farà più con le braccia, ma con il cuore il quale e il solo che amando si dilata all'infinito.
Sono le ore quindici, emetto l'ultimo respiro. Muoio. Ma risorgerò, non vi lascio orfani, vi manderò lo Spirito Consolatore che vi insegnerà ad amare come Io vi ho amati.

RIFLESSIONE

La persona "uomo" sta in mezzo tra il Padre Creatore e il Cristo Redentore. Attorno a lui vi è uno spazio che si chiama libero arbitrio.
Se l'uomo non distende le sue braccia a mo' di crocifisso, all'Uno per ritrovare l' Altro, non potrà mai essere inserito nel Progetto di DIO, che è quello di dargli una Dimora stabile ed eccellente per il suo spirito. L'uomo può anche rifiutarsi di entrare a far parte di questa perfezione e fuggire attraverso quegli spazi che Dio gli ha lasciato attorno e che si chiamano libertà. Ma sarà una meteora, che rimarrà a roteare nell'infinito spazio, che non è lo Spazio Infinito, e lì rischierà di permanere in una eternità dove, al di là della luce del sole, c'è solo tenebra.
Fratelli, se vivremo nei cieli di Cristo, Cristo ci renderà suo cielo e, ad imitazione del Serafico Padre, saremo gaudenti uomini di Paradiso.
A lode di Cristo e del Santo Francesco d'Assisi. Amen.

INGINOCCHIATEVI E PREGATE DAVANTI AL CROCIFISSO, IL FLAGELLO DELLA MORTE È DIETRO L’ANGOLO!



Maria Santissima, Madre di Gesù e Madre vostra, stende il suo Manto per prendere in Sé i suoi figli.
Amati figli, la Terra è infestata da demoni bramosi di anime! Pregate figlioli, tenetevi lontano dal peccato, mettete in voi la veste bianca e, con queste parole, dite al malefico serpente: Siamo figli di Maria e siamo figli di Gesù, nessun male ci colpirà perché, nella nostra fedeltà a Dio, camminiamo.
Il sarcasmo degli uomini lontani da Dio, porterà molto a soffrire, essi stramazzeranno nelle loro canzonature perché saranno avvolti dal male.
Dio richiama questa Umanità al ravvedimento urgente, ma non trova risposta, e il suo dolore cresce sempre di più, la sua agonia è infinita.
Volgo un appello a tutti gli uomini: non mostratevi indifferenti al richiamo del vostro Dio Creatore, non mettetevi contro di Lui perché la morte non vi prenda con sé. Non potete nulla senza l’aiuto di Dio, siete come canne al vento. Non siate stolti, o uomini, non mettetevi nella condizione di morte ma aprite il vostro cuore alla Vita per poter accedere alla vita eterna.
Siete piccini, non potete nulla contro il vostro Dio Creatore, le vostre labbra maledicono Chi ha dato la propria vita per la vostra salvezza. Ah, siete ipocriti e stolti! Ravvedetevi prima che il sole si spenga e la luna non dia più la sua luce.
Sarete privati di tutto se non vi deciderete per Dio perché Dio vi abbandonerà nelle mani della morte. Non stracciatevi le vesti, o uomini, ma stracciatevi il cuore, donatevi a Colui che vi ha salvati. L’ora entra tremenda su questa Umanità che non vuole capire, che crede fermamente nell’uomo anziché nel suo Dio Creatore.
Volgono alla fine gli istanti che vi sono stati concessi, tutto è per essere buio, è giunto il momento della Giustizia Divina!
Se non crederete a questo mio appello di conversione, … se non drizzerete il vostro cammino per la via indicatavi dal Cielo, sarete travolti dai flagelli che ora si susseguiranno uno dietro l’altro e vi porteranno a morte certa. Dove non c’é Dio non c’è salvezza: … questo sia chiaro per tutti!
Avanti, o uomini, guardatevi intorno, cosa trovate di buono? Nulla! In verità la morte si aggira su tutta la Terra e l’Umanità geme a causa della propria stoltezza.
Gli uomini sono malvagi! Sollevatevi figli miei, alzate i vostri cuori all’Altissimo, riconoscetelo quale vostro Dio e amatelo con tutto il vostro cuore, chiedetegli perdono con cuore sincero e chiedete a Lui di salvarvi, perché solo Lui è Colui che salva, Lui è Dio!

Inginocchiatevi e pregate davanti al Crocifisso, il flagello della morte è dietro l’angolo, non siate stolti, tornate al Padre vostro, a Colui che vi ha creati e vi attende per riabbracciarvi a Sé e donarvi in Sé la vita eterna nella gioia.
Sono con voi, state al mio fianco, fatevi condurre a mio Figlio Gesù per essere salvati. Amen!
Maria, Madre della salvezza.
Carbonia 11.03.2020

NEL FUOCO ETERNO SENZA AMORE



IL DESTINO DEI GIUSTI E DEGLI EMPI

Sono 23 i luoghi nei quali i Vangeli fanno riferimento al fuoco dell'inferno, con espressioni che non attenuano la serietà del castigo annunciato nell'Antico Testamento. Come insegna con evidenza la parola del ricco epulone, il destino dei giusti e degli ingiusti, nella fase escatologica, è differente: "Ecco lui "Lazzaro" è consolato e tu "il ricco" sei in mezzo ai tormenti". La medesima verità viene insegnata in molti altri passi, per esempio: "Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti".
Un'altra pagina che afferma la diversa sorte dei giusti e degli ingiusti, è il cosiddetto discorso escatologico (capitoli 24 e 25 di san Matteo): "Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sua sinistra". Nel Nuovo Testamento, servendosi costantemente di termini usati dall'Antico Testamento, il Signore e gli apostoli fanno riferimento alla condizione di dannazione eterna con diverse espressioni, oltre a inferno: Geenna, abisso, fornace ardente, tenebre esteriori, luogo di tormenti, morte seconda, ecc. Giovanni Paolo II, in linea con la tradizione teologica e magisteriale, ne offre una linea interpretativa: "Le immagini con le quali la Sacra Scrittura ci presenta l'inferno devono essere interpretate correttamente. Esprimono l'estrema frustrazione e vuoto di una vita senza Dio. L' inferno, più che un luogo, indica la situazione a cui giunge colui che liberamente e definitivamente si allontana da Dio, fonte di vita e di gioia".
Con dichiarazioni della Sacra Scrittura così perentorie, la fede nell'esistenza dell'inferno nel corso della storia della Chiesa è stata costante: i Padri apostolici riprendevano le formule del Nuovo Testamento; e i primi simboli della fede affermavano l'esistenza della condanna, come per esempio quello detto Quicumque o Simbolo atanasiano, nel quale si afferma: "E quanti operarono il bene, andranno alla vita eterna; quanti, invece, il male, nel fuoco eterno".
Nei primi secoli, solo alcuni gnostici negarono l'esistenza dell'inferno, sostenendo invece che coloro che non si salvano, saranno annientati. Ma questo "non stare con Cristo" il Signore non lo spiega come annientamento, bensì come tormento e dolore eterno. Gli avventisti e i testimoni di Geova, basandosi su un'esegesi assai poco fondata, difendono oggi, come anticamente alcuni gnostici, l'annientamento totale di quanti non fanno parte del numero degli eletti. Fra i successivi documenti magisteriali sono da evidenziare le definizioni sull'esistenza dell'inferno date dal Concilio Lateranense IV (anno 1215) (nel quale viene definita anche l'eternità delle pene), dal Concilio di Lione (anno 1274) e da quello di Firenze (anno 1439) (in cui viene dichiarato che la condanna inizia immediatamente dopo la morte).
Le più importanti affermazioni dogmatiche sull'inferno sono raccolte nella Bolla Benedictus Deus di Benedetto XII (anno 1336), nella quale si legge: "Noi inoltre definiamo che, secondo la generale disposizione di Dio, le anime di coloro che muoiono in peccato mortale attuale, subito dopo la loro morte discendono all'inferno, dove sono tormentate con supplizi infernali". Come osserva il cardinale Joseph Ratzinger, la dottrina dell'inferno si scontra con la nostra idea di Dio e dell'uomo, ma è fortemente radicata nell'insegnamento di Gesù. Tanto che non è possibile alcuna incertezza: è un dogma di fede con una base molto solida nel Vangelo e negli scritti apostolici, sia quanto all'esistenza dell'inferno che all'eternità delle pene.
Dicono fra loro sragionando: "La nostra vita è breve e triste; non c'è rimedio, quando l'uomo muore, e non si conosce nessuno che liberi dagli inferi. Siamo nati per caso e dopo saremo come se non fossimo stati. È un fumo il soffio nelle nostre narici, il pensiero è una scintilla nel palpito del nostro cuore. Una volta spentasi, questa, il corpo diventerà cenere e lo spirito si dissiperà come aria leggera. Il nostro nome sarà dimenticato con il tempo e nessuno si ricorderà delle nostre opere. La nostra vita passerà come le tracce di una nube, si disperderà come nebbia scacciata dai raggi del sole e disciolta dal calore. La nostra esistenza è il passare di un'ombra e non c'è ritorno alla nostra morte, poiché il sigillo è posto e nessuno torna indietro. Su, godiamoci i beni presenti, facciamo uso delle creature con ardore giovanile! Inebriamoci di vino squisito e di profumi, non lasciamoci sfuggire il fiore della primavera, coroniamoci di boccioli di rose prima che avvizziscano; nessuno di noi manchi alla nostra intemperanza. Lasciamo dovunque i segni della nostra gioia perché questo ci spetta, questa è la nostra parte" (Sap 2,1-9).

(Tratto dalla rivista mensile “Papa Giovani” – Sacerdoti del Sacro Cuore (Dehoniani)

Da Roma non viene nulla di buono!



Ascoltate con attenzione Miei amatissimi figli, e guardate con attenzione, perché nulla di buono viene da Roma! Il Mio cosiddetto “rappresentante”, NON è nominato da Me, la Sacra Sede di Pietro è imbrattata da feccia e vergogna!

I Miei insegnamenti vengono distrutti da quelli, che si nominano “credenti”, ma essi non credono in Me e nel Padre, ma credono nella bestia, alla quale accordano sempre più potere, in modo che la vostra terra e voi, Miei amatissimi figli, pieni di paura siate esposti al male e alle atrocità del diavolo. Essi vi schiavizzeranno e vi uccideranno, ma la giusta mano di Mio Padre li colpirà e mentre tutti i figli a Me fedeli verranno a Me, i responsabili pagheranno per ogni atto malvagio che hanno compiuto!

Figli Miei. Non abbiate paura perché, la fine è vicina! Pregate, e allontanate così i più grandi orrori! Soltanto la vostra preghiera ha questo potere! Non siate in collera, non siate tristi, ma siate fedeli a Me. Molto presto Io starò di fronte a voi e i vostri cuori proveranno sollievo e saranno riempiti di nuova speranza!

Questo sarà il Mio grande segno, grazie al quale riconoscerete chiaramente che ciò che Noi vi diciamo qui è tutto vero, perché quando viene il grande Avvertimento Mi potrete tutti vedere e potrete vivere i rimanenti giorni terreni in perfetta, completa devozione con speranza e gioia per quello che verrà! Io vi mostrerò cosa dovete fare e cosa dovete modificare per entrare nel Mio Regno. Rallegratevi quindi per questo grande giorno, che toglierà i dubbi ai dubbiosi e che aiuterà miliardi dei figli a correggersi e a quelli che accoglieranno il Mio Avvertimento come una chance, sarà aperta la strada che conduce a Me.

Figli Miei. Questo sarà un giorno di gioia!

In profondo amore,

il vostro Gesù. Amen.


“Figli Miei. Questo giorno cambierà per sempre la vostra esistenza. Imparerete a comprendere e riceverete una seconda possibilità. Rallegrativi, perché il Signore vi “illuminerà”! Purtroppo però anche in questo meraviglioso gioioso avvenimento non tutti i figli “andranno con Gesù”, cioè alcuni resteranno fermi e continueranno ad adorare il diavolo. Altri, che non si sono preparati, saranno sopraffatti dalla “frequenza della purezza” di Mio Figlio e moriranno. Per questi sarà uno shock cui non sopravviveranno. Pregate per tutti questi figli, perché cadranno nelle mani del diavolo, se non regalano a Gesù il loro SÌ.

Figli Miei. Preparatevi. Il giorno è molto vicino e voi non sapete quando giungerà. Purificatevi e preparatevi quindi, perchè quando il giorno viene, dovete essere pronti.

In profondo amore e unione.

La vostra Mamma Celeste che vi ama.

Madre di tutti i figli di Dio e Madre della Salvezza.

Amen.”

mercoledì 11 marzo 2020

Regina della Famiglia



La Sacra Famiglia insegna il silenzio 


Nella visione simbolica appare la Sacra Famiglia, ma nessuno dei suoi membri parla. Tuttavia il loro insegnamento è  chiaro ed eloquente e ci richiama al valore del silenzio sia  esterno che interno, il quale crea la condizione per l'orazione, la  meditazione e la contemplazione, senza le quali non si può progredire nella vita spirituale. Il silenzio che viene proposto non è  solo la fuga dai rumori che inquinano l'ambiente in cui viviamo,  o dalle fantasie e pensieri che ci distraggono dal nostro lavoro  spirituale, ma è soprattutto rifiuto di voler primeggiare, rifiuto  della gloria data dagli uomini. 
Nazareth ci insegna ad occupare l'ultimo posto, a farci 
piccoli, ad amare il nascondimento. 
Il Vangelo parla poco di San Giuseppe. Non cita una sua  parola. Il grande taciturno entra in scena alla sfuggita, si  nasconde nello splendore di Gesù e di Maria e scompare prima  che la gloria di Cristo salga all'orizzonte. Dopo la sua morte,  cade attorno a lui un grande silenzio. È nel silenzio e nella solitudine di Nazareth che Dio ha parlato a Maria ed ella ha accolto  questa parola così che in lei il Verbo si è fatto carne. A riguardo  della nascita di Gesù, San Luca scrive: "Mentre erano a  Betlemme si compì il tempo in cui Maria doveva avere un  bimbo. Dette alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in  pannolini e lo mise a giacere in una mangiatoia, perché non cera  posto per loro nell'albergo" (Lc 2,6-7). Il racconto del fatto più  importante della storia del mondo è una lezione di umiltà.  Mentre il silenzio e le tenebre avvolgevano ogni cosa, venne la  luce nel mondo, entrò la Parola nella storia dell'uomo. Nella vita  trascorsa a Nazareth Maria e Gesù sono immersi nel silenzio,  sono nascosti nella loro identità agli occhi di tutti e ciò per  trent'anni. Alcuni episodi offrono qualche sprazzo di luce: la  presentazione di Gesù al tempio con le parole di Simeone ed  Anna; Gesù ritrovato nel tempio fra i dottori della legge. Ma poi tutto ritorna nella normalità di una famiglia che seguiva le abitudini del popolo ebreo, nell'obbedienza alla legge del Signore.  Dalla grotta di Betlemme alla croce del Calvario si snoda la vita  terrena avvolta nel silenzio, nel nascondimento. Adelaide, tra le  virtù rappresentate dai quattro animali, parla anche del silenzio  familiare. Non è il silenzio che viene dall'indifferenza e dall'incapacità di comunicare con i propri cari, nell'ambito della stessa  famiglia,. ma il silenzio dettato dalla pazienza, dall'umiltà, dal  perdono, dall'amore di chi sa ascoltare gli altri. 

Severino Bortolan