lunedì 11 maggio 2020

Geremia



Geremia comanda a Baruc di scrivere i messaggi del Signore

1Nel quarto anno del regno di loiakim figlio di Giosia e re di Giuda, il Signore diede a Geremia quest'ordine: 2'Procurati un rotolo da scrivere e scrivici i messaggi che ti ho comunicato riguardo al popolo d'Israele e di Giuda e alle nazioni straniere. Scrivi tutto quel che ti ho detto da quando ho incominciato a parlarti durante il regno di Giosia, fino ad oggi. 3Forse gli abitanti di Giuda si convinceranno che io ho davvero intenzione di mandare su di loro una grave sciagura e smetteranno di agire in modo malvagio. Così perdonerò le loro colpe e i loro peccati'. 4Geremia allora chiamò Baruc figlio di Neria, per dettargli tutti i messaggi che il Signore gli aveva comunicato e Baruc li scrisse sul rotolo.

Baruc legge i messaggi del Signore nel tempio

5Quindi Geremia diede a Baruc queste istruzioni: 'Io non posso andare al tempio perché me l'hanno proibito. 6Va' tu al posto mio quando si raduna la gente per un giorno di digiuno. Allora leggerai ad alta voce i messaggi del Signore che hai scritto nel rotolo sotto mia dettatura. Cerca di farli sentire bene, anche a quelli che arrivano dalle città di Giuda. 7Forse pregheranno il Signore di perdonarli e smetteranno di agire in modo malvagio. Infatti il Signore ha detto che è particolarmente indignato e furente contro questo popolo'. 8Baruc figlio di Neria eseguì fedelmente le istruzioni del profeta Geremia: andò nel tempio per leggere i messaggi del Signore che aveva scritto nel rotolo. 9Si era già nel quinto anno del regno di loiakim figlio di Giosia e re di Giuda. Nel nono mese di quell'anno tutto il popolo fu invitato a digiunare per ottenere i favori del Signore. Le popolazioni delle città di Giuda vennero a Gerusalemme per fare il digiuno insieme con gli abitanti di quella città. 10Proprio in questa circostanza, Baruc lesse ad alta voce nel tempio il messaggio di Geremia, scritto nel rotolo. Infatti era andato nella sala di Ghemaria figlio di Safan, segretario di corte. Questa stanza si trovava nel cortile superiore del tempio, nei pressi della nuova porta. 11Michea figlio di Ghemaria e nipote di Safan, sentì Baruc mentre leggeva dal rotolo i messaggi del Signore. 12Allora andò al palazzo reale ed entrò nella stanza del segretario dove era in corso una riunione dei capi. Erano presenti, tra gli altri, Elisama segretario di corte, Delaia figlio di Semaia, Elnatan figlio di Acbor, Ghemaria figlio di Sa fan e Sedecia figlio di Anania. 13Michea riferì loro tutto quel che aveva sentito leggere ad alta voce da Baruc davanti alla gente. 14Allora i capi mandarono ludi figlio di Natania nipote di Selemia e pronipote di Cushi, ad invitare Baruc a presentarsi con il rotolo che aveva letto ad alta voce davanti alla gente. Baruc figlio di Neria prese il rotolo e si presentò davanti a loro. 15Quelli gli ordinarono:
- Siediti e leggi il rotolo anche a noi. Baruc eseguì gli ordini. 16Quando ebbe finito di leggere, i capi si guardarono pieni di paura e gli dissero:
- Dobbiamo proprio riferire tutto al re!
17Poi domandarono a Baruc:
- Spiegaci un po', come mai hai scritto tutte queste cose ?
18E Baruc rispose:
- Geremia mi dettava parola per parola e io ho scritto tutto nel rotolo con l'inchiostro.
19Allora i capi gli dissero:
- Dovete nascondervi tutti e due, tu e Geremia. Non fate sapere a nessuno dove andrete.

La via che state percorrendo decide dove trascorrerete l’eternità!



La via che state percorrendo, decide dove trascorrerete l’Eternità! Riflettete bene dunque se la via sulla quale vi trovate sia la via per la gloria nell’Eternità del Signore!

TUTTE LE ALTRE VIE vi conducono esclusivamente NELL’INFERNO del diavolo, anche se tantissimi di voi dicono che l’inferno non esiste!

Il vostro risveglio sarà tremendo, perché  quando vi troverete appena prima della caduta nell’inferno , non ci sarà più possibilità di ritorno per voi\per la vostra anima. Sarete perduti e non conoscerete la gloria del Signore.

Riflettete bene dunque su quale sentiero vi state muovendo e cambiate strada prima che sia troppo tardi!

Correggete la vostra vita! E correte nelle sante braccia di Gesù

Gridate ora il vostro SÌ a Gesù! Gridatelo pieni di gioia e fiducia e permettete che EGLI partecipi alla vostra vita!

Con materno amore,

La vostra Madre Celeste che vi ama moltissimo. Amen.

I cattivi non fanno alcun tipo di società con i buoni, né quella del regno dei cieli, né quella del fuoco eterno.



AI DONATISTI DOPO LA CONFERENZA


I cattivi non fanno alcun tipo di società con i buoni, né quella del  regno dei cieli, né quella del fuoco eterno. 

6. 8.Ma quando i cattivi sono tollerati per la necessità di  salvaguardare la pace, non si desidera la loro compagnia per essere  complici della loro iniquità, affinché il buon grano assorba insieme  alla zizzania la stessa pioggia soave, conservando tuttavia la  propria fecondità senza diventare sterile come la zizzania, ma l'uno  e l'altra crescano insieme fino alla mietitura, per evitare che,  cogliendo la zizzania, si sradichi anche il grano buono. Quando si  tollerano così i cattivi, essi non condividono nulla della salvezza o  della perdizione con i buoni: Quale rapporto infatti ci può essere tra  la giustizia e l'iniquità? I cattivi non fanno alcun tipo di società con i  buoni, né quella del regno dei cieli, né quella del fuoco eterno: 
Quale connubio infatti può esserci fra le tenebre e la luce? 22 I  cattivi non sono neppure in consonanza di vita o di volontà con i  buoni: Quale intesa infatti può esserci fra Cristo e Belial? I buoni  non condividono con i cattivi né la pena del peccato, né il premio  della pietà: Quale parte infatti può avere il fedele con l'infedele? 23  Mentre si trovano insieme nelle stesse reti, finché non giungono a  riva, entrambi ricevono gli stessi sacramenti divini, ma gli uni sono uniti e gli altri sono separati, qui c'è il consenso e là il dissenso; gli  uni fruiscono della misericordia, gli altri del giudizio. Poiché la  Chiesa canta al Signore la misericordia e il giudizio 24, chi mangia  indegnamente, mangia la condanna, non per gli altri ma per sé 25.  Dello stesso pane, infatti, offerto dalla mano stessa del Signore,  Giuda ricevette una parte e Pietro l'altra; e tuttavia quale consorzio,  quale accordo, quale partecipazione in comune fra Pietro e Giuda,  dal momento che una causa non pregiudica un'altra causa né una  persona pregiudica un'altra persona? 

Sant'Agostino

LA CREAZIONE



DIO CREA AD IMMAGINE DELLA SUA STESSA PERFEZIONE

O Essere sussistente, tanto sufficiente ti sei essendoti, quanto creando! (21-10-59)

Dio, nello stesso atto di vita trinitaria in cui si è, crea nella sua unica Parola, dove, senza tempo, senza principio e senza fine, è detta tutta la vita divina ed umana. Per questo è l’eterno Silente. (19-12-66)

Colui che È fece tutte le creature ad immagine della sua infinita perfezione, e le cose più perfette lo manifestano di più; e così vediamo che, nel Verbo, espressione infinita della Trinità nell’Unità, sono state fatte tutte le cose. (29-9-63)

O Datore di ogni bene! Tu sei la vita infinita; con il tuo potere crei, essendo la ragione d’essere di ogni vita che da Te e in Te è. (25-1-59) 

Nella tua sapienza, mia Trinità una!, ho sorpreso che, ciò che non sei Tu o non è in Te, non è. (19-8-62)

In Dio il volere s’identifica col suo potere; Egli perciò è capace di fare tutto quello che vuole; e poiché i mezzi che ha per realizzarlo sono infiniti, tutte le cose create sono riflesso ed immagine della sua infinita perfezione; per questo, tutto quello che Dio fa è perfetto. (27-10-75)

L’Increato, quando crea, lo fa secondo la sua capacità infinita d’essere, anche se le cose create, per perfezione dello stesso essere di Dio, sono sempre finite; se fossero infinite, Dio sarebbe potuto essere nella sua infinità qualche cosa che non fu, il che è assurdo, perché Egli è tutto nella possibilità senza limiti della sua capacità infinita; e per questo, per essere Egli infinitamente terminato, completo e perfetto in se stesso, il fare di Dio deve essere verso fuori e creando. (19-1-67)

Per esigenza della natura divina, quando Dio opera verso fuori, lo fa secondo la sua stessa perfezione, che si manifesta a noi in esuberante diversità di sfumature attraverso la creazione e, soprattutto, nella sua donazione d’amore verso di noi; la quale sorpassa così pienamente la mente dell’uomo, che gli manca la terra sotto i piedi davanti alla ricchezza e alla perfezione dell’essere, dell’operare e del comunicarsi di Dio in perfezione eterna ed infinita. (4-7-69)

Dio è l’Immutabilità eterna poiché, essendo la perfezione infinita, fa tutto come Egli è: in perfezione totale, che non è soggetta né a tempo né a circostanze. (4-8-70)

Lo spazio, creaturina creata dall’Immenso, fu e, sottomesso al tempo, è per opera di Colui che si È di per sé, in sé e per sé. Egli sostiene tutto e lo mantiene senza sforzo, solo col guardarlo in volontà di permanenza. (7-1-65)

Ascolta, universo intero, che quando l’Immenso cessi di guardarti o ti guardi in volontà che tu smetta di essere, non sarai. Per questo, o Immensità divina, io ti adoro. Tempo, spazio, cantate un inno al Signore perché è l’Immenso. (7-1-65)

LA DEVOZIONE ALLA SACRA FAMIGLIA



Gesù Cristo è nostro fratello, nostro capo, nostro Salvatore e nostro Dio; Egli ci amò tanto che morì sulla croce, ci diede se stesso nell'Eucarestia, ci lasciò sua Madre come Madre nostra, ci destinò come protettore il suo stesso custode; e ci ama tanto che è sempre pronto a darci ogni grazia, ad ottenerci ogni favore dal suo divin Padre, perciò ha detto: «Tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, tutto vi sarà dato».
Maria ci è due volte Madre: tale divenne quando diede al mondo Gesù, nostro fratello primogenito e quando ci generò fra i dolori sul Calvario. Ella ha un Cuore tutto simile al Cuore di Gesù e ci ama immensamente.
Grande è anche l'amore che ci porta San Giuseppe come a fratelli di Gesù e a figli di Maria, come a devoti consacrati. E non è forse la cosa più dolce intrattenersi con delle persone che ci amano e che ci vogliono fare molto bene? Ma chi può mai amarci e farci più bene di Gesù, Maria e Giuseppe, i quali ci amano infinitamente e sogliono fare tutto per noi?

È Mia Volontà che la vita continui sotto il Mio sguardo



"Soprattutto, supplico l'umanità di avere fiducia nella Mia Misericordia, che è anche la Mia Volontà. La Mia Misericordia perdona il cuore pentito. La mia Misericordia mostra alle anime il cammino della rettitudine."


18 gennaio 2020

Ancora una volta, io (Maureen) vedo una Grande Fiamma che ho compreso essere il Cuore di Dio Padre. Egli dice:

“Sono il Signore di tutta la Creazione. Sia l’insetto più piccolo che la montagna più alta sono stati creati dalla Mia Mano. Se volessi ciò, tutta la terra potrebbe essere annientata con il battito del ciglio di uno dei Miei Occhi. È Mia Volontà che la vita continui sotto il Mio sguardo. Parlo qui* per rafforzare il Mio Resto (fedele), che è la forza della preghiera che trattiene la Mia Ira.
“Soprattutto, supplico l’umanità di avere fiducia nella Mia Misericordia, che è anche la Mia Volontà. La Mia Misericordia perdona il cuore pentito. La mia Misericordia mostra alle anime il cammino della rettitudine. È la Mia Misericordia che continua tutto ciò che è vita così come la conoscete, dando all’umanità l’opportunità di pentirsi prima che si abbassi il Mio Braccio di Giustizia. La Mia Volontà e la Mia Misericordia sono una sola cosa. Il Mio prossimo respiro diffonde la Mia Misericordia su tutta la terra e concede all’umanità l’opportunità di pentirsi e di volgersi a Me. Ogni mio respiro è per questo scopo.”
“Fino a che la Mia Misericordia lo vuole, ciò che vive continuerà a vivere, a moltiplicarsi e, si spera, a pentirsi. C’è ancora tempo per cambiare il futuro del mondo con i vostri sforzi.”
Leggi Salmo 2:10-12
E ora, sovrani, siate saggi istruitevi, giudici della terra; servite Dio con timore e con tremore esultate; che non si sdegni e voi periate nel mezzo. Improvvisa divampa la sua ira. Beato chi in lui si rifugia.
Holy Love

Regina della Famiglia



Apparizioni a Ghiaie


Le dimissioni di mons. A. Bramini 

Monsignor Angelo Bramini, il 10 novembre 1947, si  dimise dall'incarico ricevuto dal vescovo di Bergamo. Infatti,  nella lettera inviata il 16 novembre 1947 a don Cesare Vitali, egli  scrive: 

"... Ora le comunico che in data 10 c.m. ho cessato di collaborare ai lavori di indagine e studio dei fatti avvenuti nella sua  parrocchia nel maggio 1944. La ragione è intuitiva. Sono stato  informato che è stata fatta circolare e circola la voce che anche la  Difesa avrebbe dato all'ultimo il voto negativo circa l'autenticità  di quei fatti. È assolutamente falso, e chi ha asserito per primo  questa cosa o non conosce gli atti, o ha mentito. 

La autorizzo a smentire categoricamente quella voce con  chiunque. La verità è invece che la Difesa ha sostenuto, come era  suo dovere, fino all'ultimo suo atto (10 novembre 1947) l'autenticità dei fatti, che non ha presenziato alle adunanze dell'8 luglio e  del 13 novembre per coerenza col suo atteggiamento, che sempre  per coerenza, il 10 novembre ha dichiarato "esaurito il suo mandato" per significare che non intendeva collaborare ulteriormente  ai lavori in corso e in via di conclusione. Né la sua assenza  personale dalle dette adunanze, né la sua ultima dichiarazione  possono essere interpretate come una resa o ritirata, perché a  ciascuno di questi atteggiamenti corrispondono documenti che  escludono negli atti della causa qualsiasi interpretazione del  genere. 

Io ritengo di avere compiuto con rigida scrupolosità il  mandato che mi era stato affidato, e di averlo compiuto nel modo  migliore che mi è stato possibile. Di questo lei può stare  pienamente tranquillo. Per ora non posso dirle di più. Ma spero  che verrà il giorno nel quale potrò dirle molte altre cose. 
Le manifesto tuttavia la mia fiducia che l'ultima parola  possa ancora non essere stata detta. Se, come io penso, il Cielo  ha parlato a Ghiaie, l'ultima parola spetta indubbiamente a  Lui...". 

La ragione delle dimissioni di monsignor Bramini dall'incarico ricevuto, sia dal testo della lettera, sia da quanto ho scritto,  appaiono chiare. Con le sue dimissioni la causa delle apparizioni  di Ghiaie perdeva l'avvocato difensore, la commissione la sua  coscienza critica. Così si arrivò all'atto vescovile del 30 aprile  1948, come vedremo più avanti. 

Severino Bortolan 

IL CURATO D'ARS SAN GIOVANNI MARIA BATTISTA VIANNEY



Una vocazione tardiva (1805-1809).  
Giovanni Maria Vianney a vent'anni.  

* * * 
I progressi di Giovanni Maria durante parecchi mesi furono quasi nulli, ma ciò non ostante egli continuava il lavoro con una intensità impressionante, sostenuto dalla preghiera e dalla mortificazione. La sua nutrizione era misera e sul suo viso non tardarono ad apparire i segni rivelatori dell'esaurimento delle sue forze.  

La zia Humbert, insufficiente a portare a lui un aiuto personale, pensò bene di interessarne il parroco di Ecully; ma l'abate Balley, sacerdote di vita austerissima, non vi aveva badato soverchiamente. «Era - come lo si è descritto - un uomo che avrebbe avuto bisogno di maggiore nutrimento degli altri e che tuttavia digiunava con estremo rigore» 10. «Ricordati, figlio mio, - disse egli a Giovanni Maria. - che bisogna senza dubbio pregare e fare penitenza, ma che bisogna anche nutrirsi e non rovinare la salute».  

Era vicina una crisi d'anima, il cui scioglimento poteva essere fatale. Non v'ha dubbio che la prova di ogni giorno era ben grave per la sua anima spossata, sulla quale la tentazione era scoppiata come l'uragano. Ne seguì per lui, povero studente, un penoso disgusto per tutto ciò che un giorno aveva fatto parte dei suoi sogni ed il suo pensiero ritornò al focolare ed ai campi paterni, ai lavori nei quali col vigore della sua salute aveva conseguito risultati migliori. «Ritornerò a casa mia!» disse in un'amara confidenza al Curato Balley, non meno accorato del suo condiscepolo.  

Uno sguardo era bastato al vecchio maestro perché potesse penetrare nell'anima del suo allievo e leggerne l'intima pena, ma egli sapeva anche quale prezioso tesoro aveva in custodia e gli rispose così: «Dove vuoi andare, mio povero figliuolo? In cerca di dispiaceri?... Tuo padre non desidera che di averti presso di sé; trovandoti così infastidito, ti terra a casa ed allora addio progetti!... addio sacerdozio!... addio anime! 

Addio anime!... Oh, questo mai! Dio non lo permetterebbe. Un tale richiamo di ricordi, il sacerdozio, la salvezza dei peccatori, la messe abbondante, la mancanza di mietitori 12 bastò a scongiurare la dolorosa crisi, né il demonio dello scoraggiamento osò mai più avvicinare quest'anima pura.  

La memoria di lui rimaneva tuttavia quanto mai labile e, secondo la sua stessa testimonianza, non gli riusciva di ritenere nulla. Si rendeva conto del pericolo e per commuovere il Cielo ed affrettarne i divini aiuti, ricorse ad un mezzo eroico, facendo voto di pellegrinare a piedi, mendicando il suo pane nell'andata e nel ritorno, fino al Santuario della Louvesc, vicino alla tomba di San Francesco Regis, apostolo del Velay e del Vivarais.  

 Si era al 1806, durante la bella stagione. Da Ecully al villaggio della Louvesc vi sono circa cento chilometri. Non ostante l'austerità d'asceta, Giovanni Maria rimaneva sempre vivace e vigoroso, e nel fervore del suo progetto non prevedeva che il suo vigore stesso poteva procurargli delle ripulse. Dopo la S. Messa e la S. Comunione partì col bastone in una mano ed il Rosario nell'altra; camminò a lungo, ma dovette infine cedere agli stimoli della fame e della sete, che incominciavano a farsi sentire e si fermò alla soglia di una casa. Che  cosa voleva questo vagabondo? Con la sua aria da santo non meditava forse una cattiva sorpresa? E la sua storia non era affatto inverosimile? I suoi studi? San Francesco Regis? Chi sarà abbastanza ingenuo da credergli? Non si aveva piuttosto, sotto le apparenze di un tranquillo pellegrino, un soldato disertore, un renitente in cammino per le frontiere di Savoia e di Piemonte? Per questo, il giovane viaggiatore fu trattato come un goloso, un poltrone, fu respinto da ogni porta, e lo si minacciò anche di consegnarlo ai gendarmi 13.  

Avrebbe potuto procurarsi il vitto sufficiente, perché, ad ogni eventualità, aveva portato seco del denaro; ma, fedele al suo voto, non volle comperare nulla14, e proseguì il cammino nutrendosi di erbe e dissetandosi all'acqua delle fontane, finché vinto dalla stanchezza, che gli causava una specie di stordimento, e sfinito dalla fame, aprì il cuore alla speranza ed osò entrare in una casa... Lo ricevette una donna che stava svolgendo un gomitolo, la quale, appena vistolo, gli presentò il filo, domandando gli di tirarlo fin fuori della casa. Giovanni Maria credette si trattasse di rendere un servizio e prese il filo, ma appena fu sulla soglia vide chiudersi la porta ... 15. La notte seguente non poté trovare rifugio presso nessuno e fu costretto a riposarsi all'aperto.  

Fortuna volle che incontrasse più lungi anche persone dal cuore meno duro, le quali gli diedero in elemosina qualche pezzo di pane, che gli permise di arrivare estenuato, ma felice, per vie impraticabili, fino al celebre santuario della Louvesc, situato a 1100 metri di altitudine in mezzo alle montagne dell'Haut-Vivarais.  

Giunto al villaggio, suo unico pensiero fu di inginocchiarsi davanti al corpo del Santo 16 per dire il motivo del suo duro viaggio: ottenere «la grazia di sapere abbastanza il latino per studiare la teologia». Questa grazia la ricevette, ma misurata, ridotta, appena sufficiente. Iddio, che ha i suoi disegni su tutte le anime, voleva mettere alla prova la fede del suo servo per prepararlo a combattimenti più eroici.  

Il devoto pellegrino venerò i luoghi che erano stati resi illustri dalla presenza di San Francesco Regis. Attraversò pregando la vecchia chiesa dalla volta a cassettone 17, dove l'apostolo del Vivarais, tormentato da altissima febbre, aveva dato una missione nel Natale del 1640, doppiamente zelante per la salute dei peccatori, perché riteneva essere quella l'ultima sua opera di bene. Il 26 dicembre, divorato dalla sete, l'intrepido apostolo, dopo di avere confessato e predicato dal mattino fino alle due del pomeriggio, aveva celebrato la sua Messa, per poi ritornare di nuovo a confessare sotto una finestra senza vetri, e dopo un poco di tempo aveva perso i sensi. Lo si era portato al presbiterio per poterlo riscaldare, ma, appena riacquistati i sensi, era ritornato al suo confessionale. Circa la mezzanotte del 31 dicembre seguente moriva per etisia ulcerosa, che lo tolse alla terra, nella ancora giovane età di quarantatré anni. Quali esempi e quali incoraggiamenti per Giovanni Maria! Si lasciava impressionare ed entusiasmare da questa lezione, percorrendo la venerata chiesa e l'antico presbiterio, senza minimamente sospettare che verrebbe un giorno in cui altri pellegrini verrebbero alla sua chiesa ed al suo presbiterio per raccogliere insegnamenti simili.  

Alla Louvesc si confessò e ricevette l'Eucaristia. L'aveva accolto un padre gesuita al quale, aprendo il Cuore con piena confidenza, non nasco e che il voto di mendicare durante il cammino gli aveva reso il viaggio molto penoso. Per mantenere la promessa fatta a Dio doveva ancora andare incontro ai medesimi rischi ed ai medesimi affronti anche nel ritorno? Il confessore fu di avviso contrario e gli commutò il voto, colla condizione che durante il ritorno facesse l'elemosina invece di riceverla 18. Fedele a questo indirizzo, rifece il viaggio a piedi, pagando ovunque il suo pane ed il suo  alloggio, e fu generoso verso tutti quelli che imploravano la sua carità. Questo nuovo modo di santificare il suo viaggio gli fu così gradito che un giorno dirà: «Ho esperimentato la verità di quella parola del Vangelo: È meglio dare che ricevere» 19. Ed aggiungeva: «Io non consiglierei mai a nessuno di fare il voto di mendicare» 20.  

Le noie di un tale viaggio gli fecero toccare con mano le miserie della povertà senza rifugio e lo resero sempre più indulgente e più compassionevole verso i poveri erranti della strada 21  
* * *
Canonico FRANCESCO TROCHU 

GESU’ AL CUORE DELLE MAMME



Mai scostante con i tuoi figli... Come sul Cuore di Maria, così sul tuo cuore materno si rifugi l'anima dei tuoi figli e trovi in te il conforto. Non ti rendere mai scostante. Non essere per loro oggetto di critica: essi devono vedere in te la sapienza, l'equilibrio, la maestà, il rifugio di pace, l'amore più puro. Dona loro in retaggio il ricordo della tua fede e della tua preghiera: sono i brillanti più fulgidi della tua vita.

don Dolindo Ruotolo

Cari figli, il cielo e la terra presto si uniranno e il dolore sparirà, perché il Paradiso lo assaporerete.



Trevignano Romano 8 maggio 2018

Amati figli del mio cuore immacolato, grazie per aver ascoltato la mia chiamata nel vostro cuore. Figlia mia, desidero, che tu dica ai sacerdoti di non aver paura, le ore della persecuzione sono arrivate, ma voi aggrappatevi a mio Figlio Gesù e continuate ad evangelizzare sempre la verità. Cari figli, il cielo e la terra presto si uniranno e il dolore sparirà, perché il Paradiso lo assaporerete. Io vi amo, perché voi  siete i miei figli cari e le mie lampade accese, andate avanti e testimoniate la vostra fede sempre. Ricordate, dove c'è Dio, c'è amore e dove c'è amore, c'è la carità. Ora, vi benedico nel nome della Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, il fuoco dello Spirito Santo scenda su di voi. Amen."

SULLA PREGHIERA



L’oggetto della meditazione 

La meditazione si basa sulla lettura, ma quale lettura è adatta per la meditazione? Le vite dei santi, i trattati spirituali dei dottori della Chiesa come sant’Agostino, san Bernardo, san Bonaventura; gli scritti dei mistici come santa Geltrude e santa Teresa, l’Imitazione di Cristo, ma soprattutto le opere sulla Vita e la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Dal tempo dei Padri del deserto, infatti, la lettura classica per la meditazione, alla quale san Benedetto ha dato il nome di Lectio Divina, è la Sacra Scrittura stessa. 

La Sacra Scrittura è l’opera più utile alla meditazione perché tratta direttamente dell’oggetto della preghiera, cioè Nostro Signore Gesù Cristo Stesso. Difatti in queste pagine ispirate e composte dallo Spirito Santo si trova Nostro Signore Stesso, nascondendosi nell’Antico Testamento sotto le figure le più pellegrine e le storie le più diverse, e rivelandosi nel Nuovo Testamento nella piena luce del giorno, perché è il fine proprio dell’Incarnazione di rivelare Dio a noi. 

Secondo il Deuteronomio (32.13) Dio vuole che il Suo popolo raccolga il miele dalla rupe e l’olio da una roccia durissima. Questa rupe da cui bisogna raccogliere la dolcezza è Nostro Signore Gesù Cristo; la roccia durissima su cui bisogna raccogliere l’olio, che è l’unzione della vera devozione, è ciò che manifesta Gesù Cristo, ossia il corpo della Dottrina Cattolica che nel suo splendore e nella sua inassalibile solidità assomiglia ad una roccia di diamante. Solo su questa base si può erigere quella casa o torre forte e stabile che è la preghiera fervente ed efficace. 

Se non meditiamo sul Signore Stesso, rischiamo di perderci nei sogni, nella sentimentalità, e nell’illusione. In una parola, la lettura adatta ci serve sia come oggetto di meditazione, sia come scudo contro le distrazioni. 

La Sacratissima Umanità di Gesù Cristo, la creatura la più perfetta e gloriosa di Dio, costituisce l’oggetto più nobile che l’intelligenza umana si può proporre, ed ad essa si applica la parola seguente del profeta Geremia (9.23): ‘Così, dice il Signore, non si vanti il saggio della sua saggezza e non si vanti il forte della sua forza, non si vanti il ricco delle sue ricchezze, ma chi vuol gloriarsi si vanti di questo: di sapere chi sono Io e di conoscere Me’. 

Meditando sulla Sacratissima Umanità di Nostro Signore ci uniamo a Lui e siamo portati a praticare tutte le Sue virtù come leggiamo nel libro della Sapienza (15.3): ‘Conoscere Voi, infatti, è giustizia perfetta, conoscere la Vostra potenza è radice di immortalità’. 

Ma oltre a questo, la meditazione sulla Sua Sacratissima Umanità ci porta alla Sua Divinità, la divinità di cui abbiamo tutti sete, e non c’è altra via a Dio, perché Nostro Signore Gesù Cristo Stesso ci dice: ‘Nessuno viene al Padre se non per mezzo di Me’. ‘Ego sum ostium’ dice il Signore: ‘Io sono la porta’. Egli è la porta per cui bisogna passare tramite i sacramenti e tramite la nostra preghiera per raggiungere Dio, per unirci a Dio, perché Egli è l’Uomo - Dio, e come ci dice san Paolo nell’epistola ai Colossesi (2.3-9): ‘In Lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità’. 

E così il Prefazio di Natale può essere inteso anche in riferimento alla preghiera mentale: ‘Per incarnati Verbi mysterium nova mentis nostrae oculis lux tuae claritatis infulsit: ut dum visibiliter Deum cognovimus, per hunc in invisibilium amorem rapiamur’: ‘per il mistero del Verbo Incarnato una nuova luce della Vostra gloria ha brillato agli occhi della nostra mente, così che, conoscendo Dio visibilmente, siamo rapiti tramite Lui all’amore delle cose invisibili’. 

Ogni azione, ogni parola che è simbolo di Nostro Signore Gesù Cristo, manifestato nella sacra Scrittura, ci porta ad imitarLo e ad unirci a Lui, ma niente fa questo con più grande potenza che la Sua Passione e Morte. In una parola, la meditazione di Cristo Crocifisso è il segreto della santità, come anche della vera devozione e gioia spirituale. Il profeta Isaia ci insegna: ‘Attingerete acque con gioia alle sorgenti del Salvatore ’. Le acque sono le lagrime della compunzione; attingerle alle sorgenti del Salvatore significa considerare le Sue Sante Piaghe, dalle quali si è riversato il Suo Sangue Preziosissimo in flutti sul mondo. 

Lasciando tutta la scienza umana imparata ai piedi dei maestri più illustri, l’apostolo Paolo dichiara di ‘non sapere altro se non Gesù Cristo e Questi crocifisso’, e la dottrina unanime di tutti i maestri della vita sovrannaturale, fin dall’origine del Cristianesimo, è che la meditazione sulla Passione del Signore è la pratica la più adatta per avanzare sulle orme della santità e per raggiungere la vera contemplazione.  

Scrive il venerabile Louis de Blois: ‘In essa si trova una dolce consolazione per l’anima, un incendio inestinguibile del Divin Amore, un balsamo per tutte le sofferenze, la sorgente dove attingiamo tutte le virtù e il modello di ogni perfezione’. 

Scrive s anta Camilla Battista da Varano: ‘La memoria della Passione di Cristo è come un’arca dei tesori celesti, una porta che dona l’accesso per entrare a gustare il glorioso Gesù, ed una perfetta maestra di tutte le arti spirituali: una fonte inesauribile d’acqua viva, un pozzo profondissimo dei segreti di Dio’. 

Meditiamo un giorno sulla Sua agonia nell’orto del Getsemani, un altro giorno sulla flagellazione, un altro sulla crocifissione; torniamo nel corso del giorno alla scena che abbiamo meditato la mattina e ricordiamo alle tre del pomeriggio ciò che ha fatto a quell’ora sul monte Calvario per amore nostro.  

Meditiamo sull’Uomo sofferente che è allo stesso tempo Dio, quell’immensa, eterna, incomprensibile, onnipotente Maestà Incarnata, secondo le parole attribuite a san Bonaventura: ‘Passiamo dalla porta della Sua umanità per raggiungere la Sua divinità, affinché possiamo conoscerLo e amarLo in tutto ciò che ha detto, ha fatto e soprattutto in tutto ciò che ha sofferto; non aveva altra intenzione che questo: di mostrarci quanto ci ama e di chiamarci ad amarLo in cambio della nostra eterna beatitudine’. 

Padre Konrad zu Loewenstein

STORIA UNIVERSALE DELLA CHIESA CATTOLICA



DAL PRINCIPIO DEL MONDO FINO AL Dì NOSTRI

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DELL'ABATE ROHRBACHER

Molto presto ci sarà una grande carestia. Beati coloro che hanno raccolto i frutti del loro giardino, perché possono vivere delle provviste. Non saranno in grado di spiegare che un altro tempo è sorto.



1 maggio 2020 - Festa della Madre e dello Sposo di San Giuseppe  


 Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

 Oggi, il primo maggio, nella festa della Madonna e di San Giuseppe, abbiamo celebrato una degna e sacra Messa sacrificale in rito tridentino secondo Pio V. 

Miei amati figli, voglio anche che veneriate il mio Sposo, San Giuseppe, perché lo amo molto, perché è sempre stato al mio fianco e l'ho amato molto e il Bambino Gesù ha venerato molto anche il suo padre adottivo. Non potrei immaginare un padre più caro per il mio unico figlio di Dio. Ha dato al mio bambino Gesù tutto l'amore possibile e il bambino Gesù ha restituito il suo amore. 

Per questo tutti noi vogliamo celebrare e onorare la Madre e San Giuseppe in questo giorno. 

Miei amati figli, voi avete sempre portato gioia al Padre Celeste. Avete preso la strada giusta e avete superato anche le difficoltà più grandi. 

Ora, miei cari e fedeli, avete tutti portato pesanti croci. Non disperate, perché è vicino il tempo in cui mio Figlio, il Figlio di Dio, apparirà in grande potenza e gloria. Sarete invidiati perché avrete una protezione completa. Non può succederti nulla.  Supererete le difficoltà perché non sarete oppressi dalla paura e dal panico di Corona. In questo modo si può reagire in modo sicuro e con calma. 

Perché indossi ancora la maschera? Perché questo è diventato un dovere? Il test Corona sarà presto obbligatorio, così come una vaccinazione obbligatoria. Lo vedrai Darò una certezza per i miei fedeli, che mi sono sempre stati obbedienti, che puoi evitare questo obbligo di vaccinazione. 

Miei cari, vi prego di prestare attenzione ai segni del cielo. Vi mostreranno che il mio intervento è a portata di mano. Ci sarà un violento uragano e poi un tremendo terremoto. Molte persone che non credevano nel soprannaturale saranno prese dal panico, altre cadranno in faccia e altre ancora non lo sopporteranno e moriranno. In alcuni punti una grande palla di fuoco rotolerà sulla terra e non potrete evitarla.

Molto presto ci sarà una grande carestia. Beati coloro che hanno raccolto i frutti del loro giardino, perché possono vivere delle provviste. Non saranno in grado di spiegare che un altro tempo è sorto. 

Figli miei, non sentite che il diavolo sta esercitando il suo potere e vuole trovare in voi i suoi seguaci. Non cadete nel male, ma siate vigili e non dimenticate che il maligno è anche astuto.  Nelle vostre file cercheranno di dissuadervi dalla vera fede cattolica. Quindi siate vigili e recitate il rosario ogni giorno. Solo questo vi darà la sicurezza di sopportare le crisi di pericolo. Io, come vostra Madre, vi proteggerò se vi consacrerete al Mio Cuore Immacolato. La protezione e il supporto vi saranno poi forniti. 

Miei amati figli, se pregate non vi accadrà nulla. Sarete derisi e odiati perché quasi nessuno oggi vorrà sapere nulla della vera fede cattolica. Si vive in un completo isolamento.  Si percorre la via del conforto che il maligno ha in serbo per l'errante. 

Ma voi, Miei cari e fedeli del Padre Celeste, prenderete la vostra croce sulle spalle e la porterete volentieri. 

Mia cara piccola, sei sballottata come una pallina da gioco e a volte non sai cosa ti sta succedendo. Ma non indugiate, il Padre Celeste ha bisogno di questi sacrifici per la missione del mondo. 

Combattete figli miei, è giunto il momento per voi di dimostrare che siete i testimoni della vera fede. Un giorno sarete ammirati. Allora il Padre ricompenserà i suoi fedeli e maledirà gli ingiusti. Beati coloro che sono sotto la protezione dell'Onnipotente. Non gli accadrà nulla di male. Rallegratevi allora, perché avete sopportato fino alla fine e la ricompensa sarà vostra. 

Quanto si è amati, si può poi sperimentare nelle dimore eterne. La salvezza sarà tua per sempre. Parteciperete alla festa delle nozze eterne e le gioie eterne sono certe per voi, Miei amati figli. 

In questo tempo di caos in questo mondo, nessuno può aspettarsi che il prossimo si renda conto del valore di ciascuno. Ogni essere umano è un individuo e ha un compito speciale da svolgere nella vita. 

Oggi inizia il meraviglioso mese di maggio, quando si può costruire l'altare di maggio e regalare i fiori di maggio alla cara Madre. Questo vi darà grande gioia. I fiori di maggio possono essere portati anche in offerte speciali. Canta alla Madre molti bei canti mariani. Questo renderà il vostro cuore di nuovo gioioso e gioioso. È un tempo bellissimo che non bisogna lasciarsi sfuggire inutilmente. 

In questo periodo di crisi del coronavirus, ci vuole molta forza per sopravvivere a tutto, perché da tutte le parti si stanno apportando nuovi cambiamenti, e bisogna seguirli. Cercheranno di metterti in un angolo. Poi riceverete l'illuminazione su come dovreste comportarvi. 

Voi, miei amati figli, sentirete di essere amati in un modo molto speciale. Raggi di grazia emanano da voi, che i miscredenti sentono. Allora sarete invidiati per la vostra fede salda. 

Prendete anche il sacramento della penitenza questo mese. Anche questo vi darà la forza speciale di cui avete bisogno. 

Ora vi benedice con tutti gli angeli e i santi, specialmente con la vostra cara Madre Celeste e Regina della Vittoria e la Regina delle Rose di Heroldsbach e la Regina del Rosario di Mellatz nella Trinità nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. 

Non abbandonate la via della vera fede, perché solo essa offre una protezione speciale in questo tempo di crisi. 

Anne Mewis

SAN PIO V IL PONTEFICE DELLE GRANDI BATTAGLIE



IL SOVRANO DI ROMA 

L'incoronazione di Pio V ebbe luogo colla consueta solennità nella basilica di S. Pietro, il 17 gennaio 1566, anniversario della sua nascita. Ma se fu osservato il cerimoniale, gli usi che accompagnavano d'ordinario la cerimonia, furono alquanto modificati. E quantunque queste modificazioni fossero leggere, suscitarono tuttavia dei commenti, e sembrarono, nell'intenzione del Papa, il simbolo e l'annunzio d'un nuovo sistema di governo. 
   Al ritorno del corteo, gli ufficiali della milizia usavano gettare alla folla delle monete, allo scopo di associarla alla festa. Questa munificenza, accolta con entusiasmo, conciliava al nuovo eletto le simpatie del popolo; ma essa degenerò ben presto, provocando urtoni da tutte le parti e dando occasione a delle violenze. Talvolta ne seguivano morti. 
   Pio V soppresse quest'incentivo a disordini. Anziché eccitare i turbolenti e gli ingordi preferì un'equa distribuzione di larghi soccorsi fatti a domicilio alle famiglie povere. Il popolo approvò questa giusta ripartizione, e applaudi quando seppe che si era soppresso il sontuoso banchetto, solito a darsi agli ambasciatori, e che venivano distribuite a monasteri bisognosi le somme considerevoli destinate ai preparativi della tavola. 
   Gli ambasciatori non furono in questo d'accordo col popolo; ma Pio V, saputo del loro malcontento e delle loro critiche, si consolava - diceva - nella speranza d'essere un giorno meglio accolto da Dio in cielo. Per allontanare ogni sospetto di tirchieria, fece distribuire. quarantamila scudi d'oro ai cardinali che ne avevano maggior bisogno, a diversi personaggi ecclesiastici e ai servitori del conclave, ch'egli aveva visto prodigare i loro beni e le loro fatiche in servizio della Chiesa. 
   Edificati da questi primi atti del Papa, i romani deposero le loro apprensioni, e poterono constatare ben presto la cura che Pio V si prendeva di essi e dell'abbellimento della città. Il suo spirito di pietà non l'assorbiva dunque al punto da fargli dimenticare gli interessi della terra. Diversi lavori del tutto profani,da lui fatti eseguire in varie parti della città, attestarono molto bene la sua munificenza. 
   Condusse a termine le mura di cinta di Borgo, restaurò un bastione di Castel S. Angelo, costruì diversi ponti, e con spese ingenti riparò l'antico acquedotto, che da Sulmona recava 1'acqua vergine alla fontana di Trevi, fresca, limpida, abbondante. 
   Durante il primo anno del suo pontificato (9 settembre 1566) fece edificare manifatture di lana e seta, simili a quelle di Firenze, per avviare il popolo minuto all'industria, e migliorarne i costumi col toglierlo alla vita oziosa. Costruì fortezze sulle coste dell'Adriatico e fortificò le città di Ancona e di Civitavecchia. 
   Nonostante la sua attività, Pio V non poteva da solo portare il peso d'una amministrazione tanto complicata. I cardinali gli fecero intendere, che aveva l'obbligo di associarsi nel governo un membro della sua famiglia, ma lo trovarono molto restio a fare un simile passo; poiché se la condotta esemplare di San Carlo Borromeo creava un precedente favorevole, era ancora troppo vivo il ricordo dei Caraffa, per non nutrire dei timori che si ripetessero i medesimi tristi esempi. 
   Quanti altri nipoti di Papi avevano coi loro intrighi e disordini scemato il prestigio dello zio, e compromessi l'interesse e l’onore della Santa Sede in avventure e guerre, che non avevano altro scopo se non l'ambizione e la vendetta! Pio V voleva romperla con gli errori del passato. 
Tuttavia quest'usanza, che produceva alla lunga dei veri mali, non si era introdotta senza buone ragioni. I negoziati continui della corte romana, gli intrighi politici dei piccoli stati italiani, e la difficoltà di avere tra i cardinali un aiutante, scevro di qualsiasi legame o preferenza, consigliarono i Papi del sec. XVI e XVII a scegliere tra i loro parenti un collaboratore estraneo alle influenze dei partiti e unicamente consacrato alla loro causa. Questo cardinale-nipote, ministro degli affari civili, risparmiando allo zio la noia di tutte le questioni particolari, che pure esigevano vigilanze nel governo, permetteva al Papa di impiegare tutte le sue energie per il bene spirituale della Chiesa. 
   Con queste considerazioni gli amici di Pio V si studiarono di indurlo a seguire l'esempio dei suoi predecessori. Libero dalle preoccupazioni materiali, con quanta facilità avrebbe egli potuto consacrarsi alle riforme religiose, cosi attese e cosi urgenti! 
   “Bisognò mettere in opera una grande batteria, scriveva S. Francesco Borgia al rettore dei Gesuiti di Genova. Parecchi cardinali e un ambasciatore addussero molte ragioni, e specialmente il vantaggio di avere un intermediario per i negoziati. Mercoledì scorso tutti i cardinali in concistoro hanno domandato al Papa due grazie: che nominasse cardinale suo nipote, e gli imponesse lui stesso il cappello rosso” (Lett. 8 marzo 1566). 
   Pio V finì col rassegnarsi. “Io lascio a voi ogni responsabilità, disse ai cardinali, vestras oneramus animas”. E poiché San Carlo Borromeo amava di ritornare a Milano, per esercitare nella sua diocesi le sacre funzioni e dedicarsi al ministero pastorale, chiamò a sé un membro della sua famiglia, Antonio Bonelli, di venticinque anni, come lui domenicano. 
   Il Bonelli era figlio di Gardina, sorella del Papa. Maestri e superiori; che conoscevano la sua bella riuscita al Collegio germanico e all'università di Perugia, nutrivano su lui grandi speranze, tanto più che la sua giovinezza austera e pia rispecchiava molto bene la vita dello zio. Anch'egli si chiamava in religione fr. Michele. 
   Si direbbe che nel far questa scelta, Pio V siasi compiaciuto di sopravvivere nel nipote; onde, conferendogli la porpora, volle assegnargli il titolo di S. Maria sopra Minerva e chiamarlo il cardo Alessandrino. E siccome questa investitura non era dovuta né al caso né al capriccio, il Papa credette bene di darle pubblicità, e da uomo energico che non nasconde quanto gli suggerisce la propria coscienza, non volle nominare il Bonelli in una promozione numerosa di cardinali, ma lo preconizzò solo (6 marzo 1566). 
   I soliti mormoratori non ebbero il tempo di scandalizzarsi, poiché il Papa, dando al nipote un ufficio cosi importante, lo premunì subito contro qualsiasi pericolo di orgoglio. 
   “Pio V, continuava S. Francesco Borgia nella lettera al rettore di Genova, non ha voluto imporgli la berretta rossa, dicendo che il nipote deve vestire il suo abito religioso, e nell'assegnargli i familiari ha voluto lui stesso fare la scelta, perché vuole che il Bonelli abbia con sé delle persone che diano buona edificazione”. 
   Il Papa infatti, non contento di esortare il nipote a non dimenticare la sua vocazione religiosa, volle anche regolare la sua casa, col bandire ogni lusso. La rendita d'un priorato di Malta doveva essere sufficiente a fornirgli un onesto sostentamento; né permise che il Bonelli arricchisse i parenti e accettasse donativi. Il nipote si sottomise agli ordini dello zio molto volentieri, perché, essendo disinteressato, non si curava di speculazioni e di ricchezze. 
   La sua nomina fu molto utile alla Chiesa, perché diede al Papa occasione di promulgare una legge che pose per l'avvenire freno a un grande abuso. Per impedire che il patrimonio della S. Sede, destinato a dignitari ecclesiastici o a membri della famiglia del Papa, non corresse pericolo d'esser ceduto, con una bolla del 1567 decretò che lo si avesse solo in usufrutto. I cardinali poi dovevano promettere con giuramento di obbedire a questa prescrizione, e di contrapporsi a chiunque osasse contravvenirvi. Questa bolla Admonet nos, che ha la data del 29 marzo 1567, fu firmata da Pio V, vescovo della Chiesa cattolica e sottoscritta da trentanove cardinali. “Chi contravviene, si dice tra altro, incorrerà ipso facto la pena dovuta agli spergiuri e perpetua infamia. Noi intendiamo inoltre che durante la vacanza della S. Sede, quando gli elettori riuniti in conclave faranno il solito giuramento di osservare le prescrizioni di Giulio II, nostro predecessore, che riguardano l'elezione del pontefice, si impegnino di osservare inviolabilmente, se viene eletto la nostra presente costituzione; e chi sarà eletto faccia. in iscritto la stessa promessa nel giorno della sua esaltazione e nel giorno della sua incoronazione, e lo scritto ne sia come la conferma”. 
   Questo atteggiamento di Pio V verso i nipoti dimostrava molto bene, ch'egli non si lasciava davvero guidare da considerazioni umane. 
   Altri avrebbero veduto nell'esaltazione dei nipoti un'occasione provvidenziale di ridonare alla sua famiglia l'antico splendore. Egli non lo sognava neppure. I diversi tentativi fatti per lusingarlo andarono a vuoto, come non riuscirono le mene di alcuni gentiluomini, sempre pronti alle adulazioni, per ottenere prebende o denaro. 
   Il marchese di Maine s'era affrettato a mettere la signoria di Bosco a disposizione del Papa; ma questi la rifiutò cortesemente. Molti nobili aspirarono alla mano delle sue nipoti, ma rimasero delusi poiché egli alle nipoti non volle concedere che una dote modesta, volendo che si contentassero di sposare giovani della loro condizione. E siccome l'ambasciatore di Savoia patrocinava officiosamente la loro causa, il Papa tagliò netto dicendo: “I beni della Chiesa sono beni dei poveri e i miei parenti saranno abbastanza ricchi, quando ignorano che cosa sia povertà”. 
   Al fratello del cardo Bonelli non permise di imparentarsi con una famiglia principesca, che sospirava ardentemente questo matrimonio, e quando il detto giovane si sposò con una certa Rusticucci, senza nobiltà e senza dote, volle che questa sua nuova nipote entrasse in Roma non già in carrozza o lettiga, ma, secondo il costume di allora, sopra un muletto portando del panieri da campagnuola. Dei suoi nipoti uno solo, Paolo Ghislieri, ebbe una dignità. Avendo combattuto eroicamente nella battaglia di Lepanto, fu fatto governatore di Borgo, dominio situato presso Roma. Ma per le sue malversazioni dovette presto comparire davanti allo zio. Anziché confessare le proprie colpe, cercò di mascherarle sgarbatamente con delle menzogne, onde il Papa fortemente irritato lo depose dalla sua carica, e con un gesto risoluto, indicandogli la candela che illuminava la stanza, gli comandò di lasciar Roma prima che la cera fosse consumata. 

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Card. GIORGIO GRENTE

O Vergine Immacolata



O Vergine Immacolata, Regina del cielo e della terra, io so di non essere degno di avvicinarmi a te. Ma poiché ti amo tanto, oso supplicarti di essere così buona da volermi dire chi sei. Desidero conoscerti sempre di più, sconfinatamente di più, e amarti in modo sempre più ardente, con un ardore senza limiti. Desidero rivelare a tutti chi sei tu, affinché un numero sempre maggiore di anime ti conosca sempre più perfettamente, ti ami sempre più ardentemente. E tu divenga così la Regina di tutti i cuori che battono e batteranno sulla terra. E ciò quanto prima, il più presto possibile. Quando, o Signora, regnerai sovrana in tutti i cuori e in ciascuno singolarmente? Venga presto, o Maria, il giorno in cui ogni uomo riconosca te come Madre e Dio come Padre e tutti finalmente si sentano fratelli. Amen.