venerdì 12 marzo 2021

VIGANO' INTERVISTA RADIO SPADA

 


Mons. C.M. Viganò: "Non possiamo continuare a difendere la causa e l’origine della crisi presente solo perché non vogliamo riconoscere di essere stati tratti in inganno: questa ostinazione nell’errore sarebbe una colpa peggiore dell’errore stesso"



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INTERVISTA A RADIO SPADA

di S. E. Mons. Carlo Maria Viganò

 

 

 

RS: Buongiorno Eccellenza, La ringraziamo per il dialogo che intratterremo. Partiamo da Galleria neovaticana, il libro di Marco Tosatti di cui Lei ha scritto la prefazione. Ci permetta di raccontarLe un aneddoto: non era passata che qualche ora dall’annuncio dell’invio in stampa che già su Twitter si manifestava un profilo con un sondaggio – basandosi solo sulla copertina e sul titolo, evidentemente – per chiedere quanto fosse evangelico stampare un volume dedicato a scabrose accuse e a fatti non sempre edificanti. Cosa risponderebbe a questa obiezione?

CMV: Mi sia qui permesso di ricordare che Benedetto XVI nei mesi che precedettero la sua decisione di assumere il titolo singolare di “papa emerito”, istituì una Commissione cardinalizia, presieduta dal Cardinale Herranz, e composta dai Cardinali Tomko e De Giorgi, con l’incarico di svolgere un’accurata indagine concernente le notizie riservate diffuse da Vatileaks. In quell’occasione, dovetti insistere con il Cardinale Herranz perché potessi deporre, atteso che non era sua intenzione interrogarmi nonostante fossi coinvolto in prima persona come autore dei documenti riservati destinati al Pontefice, che erano stati trafugati e consegnati alla stampa. Consegnai loro un corposo dossier in cui rendevo conto di tutte le disfunzioni e della rete di corruzione di cui ero venuto a conoscenza e che ebbi a fronteggiare come Segretario Generale del Governatorato. Accompagnai quel dossier con una lettera, in cui tra l’altro scrissi: “Sono molto addolorato per il grave danno procurato alla Chiesa e alla Santa Sede dalla fuga di tanti documenti riservati… Se vi sono dei responsabili per tali atti inconsulti, ben più grave è la colpa di chi si è reso responsabile di tanta corruzione e degrado morale nella Santa Sede e nello Stato della Città del Vaticano, e quella di alcuni cardinali, prelati e laici che, pur sapendo, hanno preferito convivere con tanta sporcizia, addormentando le loro coscienze pur di compiacere al superiore potente e far carriera. Spero che almeno questa Commissione Cardinalizia, per amore alla Chiesa, sia fedele al Santo Padre e faccia tutta la pulizia necessaria da Lui voluta e non permetta che questa Sua iniziativa sia ancora una volta insabbiata… Numerosi sono stati i giornalisti di vari paesi che hanno cercato di contattarmi… Sono stato zitto, per amore alla Chiesa e al Santo Padre. La forza della verità deve sgorgare dall’interno della Chiesa e non dai media… Prego per Voi Cardinali, perché abbiate il coraggio di dire la verità al Santo Padre; e prego per il Santo Padre, perché abbia la forza di far sì che essa venga alla luce nella Chiesa.”

 

Quella mole di informazioni, assieme alle altre prove raccolte dai tre Cardinali, avrebbe consentito un’operazione di pulizia: tutto è stato insabbiato! e può solo costituire un ulteriore elemento di ricatto per i nomi ivi contenuti e, da ormai otto anni, un’occasione di discredito nei confronti di chi viceversa ha servito fedelmente la Chiesa e la Santa Sede.

Necesse est enim ut veniant scandala; verumtamen væ homini per quem scandalum venit (Mt 18, 7). Denunciare la corruzione dei chierici e dei Prelati si è imposto come un gesto di carità nei riguardi dei fedeli e un atto di giustizia nei confronti della Chiesa martoriata, perché da un lato mette in guardia il popolo di Dio dai lupi travestiti da agnelli e li mostra per quello che sono, e dall’altro dimostra che la Sposa di Cristo è vittima di una conventicola di lussuriosi avidi di potere, allontanati i quali essa può tornare a predicare il Vangelo. Non è chi porta alla luce gli scandali che pecca contro la carità evangelica, ma chi quegli scandali li compie e li copre. Le parole del Signore non danno adito ad equivoci.

RS: Come si sa, andando oltre il tema morale, risulta impossibile non individuare nel tracollo dottrinale il cardine stesso della crisi nella Chiesa. In relazione a questo, in più occasioni Lei ha manifestato una critica serrata al Vaticano II. Sul punto Le chiederemmo una specificazione ulteriore. Parlando con Sandro Magister ha attaccato: «la favola bella dell’ermeneutica – ancorché autorevole per il suo Autore – rimane nondimeno un tentativo di voler dar dignità di Concilio ad un vero e proprio agguato contro la Chiesa». Possiamo dunque chiarire che il problema non è individuabile solo dal Vaticano II ma nel Vaticano II? Detto in altri termini: il processo rivoluzionario ha avuto una svolta con il “Concilio” e non solo dopo il “Concilio”? Non semplicemente lo spirito vaticansecondista, ma anche la lettera è da mettere sotto accusa?

CMV: Non vedo come si possa sostenere che vi sia un presunto Vaticano II ortodosso di cui nessuno ha parlato per anni, tradito da uno spirito del Concilio che pure tutti elogiavano. Lo spirito del Concilio è ciò che lo anima, quello che ne determina la natura, la particolarità, le caratteristiche. E se lo spirito è eterodosso mentre i testi conciliari non sembrano essere dottrinalmente eretici, questo è da attribuire ad un’astuta mossa dei congiurati, all’ingenuità dei Padri conciliari e alla connivenza di quanti hanno preferito guardare altrove, sin dall’inizio, piuttosto di prendere posizione con una chiara condanna delle deviazioni dottrinali, morali e liturgiche.

 

I primi ad essere perfettamente consapevoli dell’importanza di mettere mano ai testi conciliari per poterli poi usare per i propri scopi furono Cardinali e Vescovi progressisti, in particolare tedeschi e olandesi, con i loro periti. Non a caso essi fecero in modo di rifiutare gli Schemi preparatori preparati dal Sant’Uffizio e ignorarono i Desiderata dell’Episcopato mondiale, ivi compresa la condanna degli errori moderni, specialmente del comunismo ateo; riuscirono anche ad impedire la proclamazione di un dogma mariano, vedendo in esso un «ostacolo» al dialogo ecumenico. La nuova leadership del Vaticano II fu possibile grazie ad un vero e proprio colpo di mano, al ruolo preminente del Gesuita Bea e dall’appoggio di Roncalli. Se gli Schemi fossero stati mantenuti, nulla di quello che uscì dalle Commissioni sarebbe stato possibile, perché essi erano impostati sul modello aristotelico-tomistico che non permetteva formulazioni equivoche.

 

La lettera del Concilio va quindi messa sotto accusa perché è da questa che è partita la rivoluzione. D’altra parte: sapreste citarmi un caso nella storia della Chiesa in cui un Concilio Ecumenico sia stato deliberatamente formulato in modo equivoco per far sì che ciò che esso insegnava nei suoi atti ufficiali venisse poi sovvertito e contraddetto nella pratica? Ecco: basta questo per catalogare il Vaticano II come un caso a sé, un hapax sul quale gli studiosi potranno cimentarsi, ma che dovrà trovare soluzione da parte dell’Autorità suprema della Chiesa.

RS: Come è avvenuta la Sua presa di coscienza in relazione a questa crisi? Un processo graduale? Un fatto immediato e sviluppatosi nel breve periodo?

CMV: La mia presa di coscienza è stata progressiva, ed è iniziata relativamente presto. Ma comprendere, o iniziare a sospettare che quanto ci fu presentato come frutto dell’ispirazione dello Spirito Santo fosse in realtà suggerito dall’inimicus homo non è bastato a far crollare quel senso di sofferta obbedienza alla Gerarchia, anche in presenza di molteplici prove della malafede e del dolo di alcuni suoi esponenti. Come ho già avuto modo di dichiarare, quello che allora vedevamo concretizzarsi – parlo ad esempio di alcune novità come la collegialità episcopale o l’ecumenismo o il Novus Ordo – potevano apparire come dei tentativi di venire incontro al comune desiderio di rinnovamento, sull’onda della ricostruzione del dopoguerra. Dinanzi al boom economico e ai grandi eventi politici, la Chiesa sembrava doversi in qualche modo svecchiare, o così ci dicevano tutti, ad iniziare dal Santo Padre. Chi era abituato alla disciplina preconciliare, all’ossequio all’Autorità, alla venerazione del Pontefice Romano non osava nemmeno pensare che quello che ci veniva surrettiziamente mostrato come un mezzo per diffondere la Fede e convertire alla Chiesa Cattolica tante anime era in realtà un veicolo, un inganno dietro cui si celava, nella mente di alcuni, l’intenzione di cancellare progressivamente la Fede e lasciare le anime nell’errore e nel peccato. Quelle “novità” non piacevano quasi a nessuno, men che meno ai laici, ma ci erano presentate come una sorta di penitenza da accettare, avendone in cambio una maggior diffusione del Vangelo e la rinascita morale e spirituale di un mondo occidentale prostrato dalla Guerra e minacciato dal materialismo.

 

Cambiamenti radicali iniziarono con Paolo VI, con la riforma liturgica e la drastica proibizione della Messa tridentina. Mi sentii personalmente ferito ed impotente quando, come giovane segretario all’allora Delegazione apostolica di Londra, la Santa Sede proibì all’Associazione Una Voce la celebrazione di una sola Messa secondo il Rito Antico nella cripta della Cattedrale di Westminster.

 

Durante il Pontificato di Giovanni Paolo II alcune delle istanze più estreme del Concilio trovarono una spinta propulsiva nel pantheon di Assisi, negli incontri nelle moschee e nelle sinagoghe, nelle richieste di perdono per le Crociate e l’Inquisizione, con la cosiddetta purificazione della memoria. La carica eversiva di Dignitatis humanae e di Nostra ætate fu evidente in quegli anni.

Venne poi Benedetto XVI e la liberalizzazione della liturgia tradizionale, fino ad allora ostentatamente avversata, nonostante le concessioni papali successive alle Consacrazioni episcopali di Ecône. Malauguratamente le devianze ecumeniche non cessarono nemmeno con Ratzinger, e con esse l’ideologia conciliare che le giustificavano. L’abbandono di Benedetto e l’avvento di Bergoglio continuano ad aprire gli occhi a moltissime persone, soprattutto ai fedeli laici.

RS: Tema distinto ma connesso a questo è quello relativo ai protagonisti della stagione conciliare e post-conciliare. Fermiamoci un attimo sulla figura di Ratzinger: risulta innegabile, pur con sfumature diverse, il ruolo del teologo bavarese tanto al Vaticano II quanto dopo (ricordiamo che dal 1981 al 2005 è stato Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, dal 2005 al 2013 ha regnato sul Soglio di Pietro, dal 2013 è “Papa emerito”). Da parte nostra il giudizio sulla portata del ratzingerismo è certamente negativo: sotto la sua amministrazione della CdF hanno prosperato quelle stesse devianze che oggi vediamo “fiorire” in modo esplicito; appena eletto al Soglio ha tolto la tiara dallo stemma pontificio; ha proseguito sulla via dell’ecumenismo indifferentista rinnovando le scandalose celebrazioni di Assisi; a Erfurt è arrivato al punto di affermare «Il pensiero di Lutero, l’intera sua spiritualità era del tutto cristocentrica», nel Motu proprio Summorum Pontificum ha definito la Messa di sempre e il Novus Ordo come due forme dello stesso rito (quando al contrario implicano due teologie totalmente diverse); ha poi creato questo ibrido improbabile del “Papa emerito vestito di bianco” che – al netto delle intenzioni, che non giudichiamo – sembra essere non solo un pericoloso equivoco, ma un ingranaggio quasi necessario del dualismo che anima l’attuale dinamica della dissoluzione ecclesiale. Questi pochi esempi, cui ne potrebbero seguire molti altri, sono a nostro avviso rivelatori del fatto che Ratzinger, da sempre e pur con ruoli e posizioni non identiche, è stato dall’altra parte della barricata. Abbiamo già visto la Sua affermazione sulla «favola bella dell’ermeneutica», ma anche in altre occasioni Lei ha fatto notare alcuni aspetti problematici del pensiero di Ratzinger. Ci riferiamo in particolare a una sua recente dichiarazione su LifeSiteNews in cui ha sostenuto: «Sarebbe però auspicabile che egli, soprattutto in considerazione del Giudizio Divino che lo attende, si allontani definitivamente da quelle posizioni teologicamente errate – mi riferisco in particolare a quelle dell’Introduzione al cristianesimo – che sono ancora oggi diffuse in università e seminari che si vantano di chiamarsi cattolici». Le chiediamo dunque: se dovesse sintetizzare il Suo giudizio sul pensiero del teologo bavarese cosa direbbe ai nostri lettori? Inoltre: Lei ha avuto la possibilità di operare a stretto contatto con Benedetto XVI, cosa può dirci di lui sul piano umano? Non è – sia chiaro – una domanda su aspetti riservati, ma sulla personalità che ha potuto conoscere da vicino.

CMV: I punti che avete elencato, pur con alcune sfumature, mi trovano purtroppo concorde, non senza un vivo dolore. Molti atti di governo di Benedetto XVI sono in linea con l’ideologia conciliare, della quale il teologo Ratzinger è da sempre strenuo e convinto sostenitore. La sua impostazione filosofica hegeliana lo ha portato ad applicare lo schema tesi-antitesi-sintesi in ambito cattolico, ad esempio considerando i documenti del Vaticano II (tesi) e gli eccessi del postconcilio (antitesi) componibili nella famosa “ermeneutica della continuità” (sintesi); né fa eccezione l’invenzione del Papato emerito, dove tra l’essere Papa (tesi) e il non esserlo più (antitesi) si è scelto il compromesso del rimanerlo solo in parte (sintesi). La stessa mens ha determinato quanto è avvenuto per la liberalizzazione della liturgia tradizionale, affiancata al suo contraltare conciliare nel tentativo di non scontentare né i fautori della rivoluzione liturgica né i difensori del venerando rito tridentino.

 

Il problema è quindi di matrice intellettuale, ideologica: esso emerge ogniqualvolta il teologo bavarese ha voluto dare una soluzione alla crisi che affligge la Chiesa: in tutte queste occasioni la sua formazione accademica influenzata dal pensiero di Hegel ha creduto di poter mettere insieme gli opposti. Non ho motivo di dubitare che Benedetto XVI abbia voluto a suo modo compiere un gesto di conciliazione con le istanze del tradizionalismo cattolico; né che egli non sia consapevole della situazione disastrosa in cui versa il corpo ecclesiale; ma l’unico modo per restaurare la Chiesa è seguendo il Vangelo, con uno sguardo soprannaturale e con la consapevolezza che Bene e Male, per decreto di Dio, non possono esser messi insieme in un fantomatico juste milieu, ma che sono e rimangono inconciliabili e opposti, e che servendo due padroni si finisce per scontentare entrambi.

 

Per quanto riguarda la mia conoscenza diretta di Benedetto XVI, posso dire che negli anni del suo Pontificato in cui ho servito la Chiesa in Segreteria di Stato, al Governatorato e come Nunzio negli Stati Uniti, mi sono fatto l’idea che egli si sia circondato di collaboratori inadeguati, inaffidabili o anche corrotti, che hanno ampiamente approfittato della “mitezza” del suo carattere e di quella che potrebbe essere considerata come una certa sindrome di Stoccolma soprattutto nei confronti del Card. Bertone e del suo Segretario particolare.

 

RS: In alcuni articoli apparsi su CatholicFamilyNews.com si faceva notare come la Sua posizione sulla situazione della Chiesa sia prossima a quella di Mons. Bernard Tissier de Mallerais, uno dei quattro Vescovi consacrati da Mons. Lefebvre. Dalla stessa fonte si riportava una Sua frase secondo cui lo stesso Mons. Lefevbre sarebbe un confessore esemplare della Fede. Alla luce anche della ferma critica al Vaticano II e, d’altro canto, della Sua non adesione al sedevacantismo, verrebbe da ipotizzare che l’impostazione che Lei promuove sia molto vicina a quella della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Può dirci qualcosa in proposito?

CMV: Da molte parti del mondo cattolico, specialmente nei milieux conservatori, si sente affermare che Benedetto XVI sarebbe il vero Papa e che Bergoglio sarebbe un antipapa. Questa opinione si basa da un lato sulla convinzione che la sua Rinunzia sia invalida (per il modo in cui è stata formulata, per le pressioni esercitate da forze esterne o per la distinzione tra munus ministerium papale) e dall’altro sul fatto che un gruppo di Cardinali progressisti avrebbe cercato di far eleggere al Conclave del 2013 un proprio candidato, in violazione delle norme della Costituzione Apostolica Universi Dominici Gregis di Giovanni Paolo II. Aldilà della plausibilità di queste argomentazioni, che se confermate potrebbero invalidare l’elezione di Bergoglio, questo problema può esser risolto solo dall’Autorità suprema della Chiesa, quando la Provvidenza si degnerà di porre fine a questa situazione di gravissima confusione.

RS: Parliamo del futuro. In questi anni burrascosi Lei ha inteso servire la Chiesa con interventi scritti, con video, partecipando a iniziative e con tutte le attività che chi La segue ben conosce. Per il domani intravede la possibilità che la Sua missione episcopale prenda forme diverse? Pensa a qualche attività specifica? Con una più marcata presenza pubblica?

CMV: La mia età, le vicissitudini di questi ultimi anni e la situazione della Chiesa non mi permettono di fare progetti, come peraltro non ho mai fatto in tutta la mia vita. Lascio che la Provvidenza disponga di me come crede, mostrandomi di volta in volta la via che devo percorrere. Spero di tutto cuore che la mia testimonianza, specialmente per quanto riguarda la comprensione dell’inganno che si sta consumando nella Chiesa, permetta a Cardinali, a miei Confratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio di aprire gli occhi, in un gesto di umiltà, di coraggio e di confidenza nella potenza di Dio. Non possiamo continuare a difendere la causa e l’origine della crisi presente solo perché non vogliamo riconoscere di essere stati tratti in inganno: questa ostinazione nell’errore sarebbe una colpa peggiore dell’errore stesso.

 

RS: La ringraziamo per aver risposto alle nostre domande: speriamo non manchino occasioni per confronti futuri.

 

 

11 Marzo 2021

Feria Quinta infra Hebdomadam III in Quadragesima

 

 

Vedi anche: https://www.radiospada.org/2021/03/%f0%9f%94%b4-intervista-bomba-di-mons-vigano-in-esclusiva-per-radio-spada/

 

Del 12 Marzo 2021

ATTACCAMENTO INVIOLABILE ALLA RELIGIONE CATTOLICA

 


NECESSARIO MASSIMAMENTE AI TEMPI NOSTRI CALAMITOSI


RISPOSTE GENERALI  AGLI ASSALTI DEGLI EMPI


Non istate ad ascoltar giammai tutta questa sorta di gente pericolosa; dite pure nel vostro cuore: Io credo la Chiesa Cattolica, io credo tutto ciò che essa insegna. Non vi dimenticate che è per mezzo del disprezzo dei Ministri della Chiesa , e della loro autorità, che il demonio prepara la strada allo scisma , all'eresia, ed alla perdita della Fede. Siate paghi di pensare, che tutto ciò che hanno detto i nemici del la nostra santa Religione contro di lei, è stato già confutato vittoriosamente dai più grandi ingegni del Cristianesimo. Basta il nominare i Tertulliani, gli Agostini, gli Origeni, i Girolami, i Bergier, i Bossuet, i Gerdil, i Muzzarelli, ed i Milner, e tanti altri antichi, e moderni.

Persuadetevi che è l'ignoranza, e la passione, non l'amore della verità e della salute, che fa parlare contro la Religione, ed i suoi Ministri. Tutti quelli che vogliono filosofare contro la Religione, e criticare la Chiesa ignorano spesso le prime verità del catechismo. Si danno dell'importanza presso la gente idiota, ma avvertono bene di non aprirla bocca alla presenza delle persone istrutte in queste materie; L'esperienza ogni giorno lo dimostra. I nemici della nostra santa Religione hanno forse molto spirito e talento per qualunque altra scienza, ma con questo spirito, e talento possono essere ignorantissimi in materia di Religione: or qual pazzia è ella mai questa di voler parlare di ciò che non si conosce? L'apostolo S. Giuda avea ragion di dire; Bestemmiano ciò che ignorano. Insomma i nemici della Religione Cat tolica sono quasi sempre di cattiva fede. Non credono essi stessi ciò che spacciano, e se fanno mostra di dubitar di tutto non è che un empia ipocrisia. Essi credono loro malgrado, e molti lo confessano alla loro morte, e si disdicono. Voi vedete dunque che tutta questa gente non ha da avere presso di voi veruna autorità.

LA CONFESSIONE - Un grande Sacramento e il colloquio più bello per noi

 


Quest’anno, per prepararci alla Pasqua, vorrei parlarvi del Sacramento della Confessione, un argomento che mi sta molto a cuore!

 

La Confessione fatta bene può portare numerosi frutti perché mette in moto le nostre facoltà che ci introducono in una vera riscoperta di Dio! È la grande occasione che ci permette di ricominciare il cammino in cui ci siamo fermati, arenati… in cui abbiamo perduto di vista il Signore della vita che, nonostante tutto, ci ama e attende il nostro ritorno a Lui! È un momento di Grazia potente, solenne direi, per chi ama il Signore, che sa tramutarsi in una celebrazione di ringraziamento per il perdono ricevuto e per la Misericordia dell’Amore di Dio che, venendo ad abitarci, riempie l’anima di Pace e ci mette in festa!

Il cardinal Martini invitava, prima della confessione dei peccati, alla “confessio laudis”, cioè a proclamare la lode del Signore per i tanti doni che ci fa sul nostro cammino. Se facciamo l’esame di coscienza ogni sera ci ritroviamo come dei bimbi pieni di regali: pensiamoci bene, quanti doni riceviamo ogni giorno! Avviciniamoci alla Confessione con questo sentimento di gratitudine! Solo dopo, consigliava Martini, c’è la “confessio vitae”, cioè la richiesta di perdono per i peccati che abbiamo commesso. Tanti sono, infatti, i peccati in cui ci possiamo imbattere e il cercare un Sacerdote per manifestare il nostro malessere è qualcosa che ridona vita, speranza e gioia di vivere! Il nostro Dio d’Amore è sempre pronto a perdonare e a far sì che i nostri cuori si aprano a Lui e alla Sua bellezza di Padre misericordioso!

Il fatto stesso che apriamo il nostro intimo al Sacerdote qualcosa può cambiare perché non siamo più da soli, ma c’è un’anima sacerdotale che ci accompagna, ci consiglia, ci attende con la sua offerta e la sua preghiera per noi! Certo il perdono dei peccati non possiamo darcelo da soli, ma è da chiedere a Gesù, perché non è mai frutto dei nostri sforzi ma è un dono dello Spirito Santo che ci ricolma della Sua Misericordia.

La parola del Confessore ci fa capire la gravità del nostro peccato, ci aiuta a vincerlo con quella modalità che è più adatta al nostro modo di essere e alle nostre personali inclinazioni: ci educa! Questo aiuto diventa balsamo per noi perché è come acqua viva che fa bene al cuore e risolleva dal nostro malessere!

Bello è aprire il nostro intimo nella Confessione; a volte è così salutare che porta in noi un senso di letizia, di pace, di gioia, di propositi santi che ci mette in comunione con il Signore! È un’esperienza che ci arricchisce, un’esperienza profonda che ci mette a tu per tu con Dio e ci fa sentire il Suo Amore e il Suo perdono! Sì, un’esperienza di misericordia che lo stesso Confessore fa insieme a noi, penitenti di sempre; esperienza che chiamerei accoglienza pura, reciproca, fraterna che riempie il cuore di gioia e di liberazione interiore! Per questo, sempre il Card. Martini, come terza parte della Confessione, suggeriva la “confessio fidei”, che è la proclamazione davanti a Dio dopo aver ricevuto il perdono sacramentale: “Credo nella Tua potenza sulla mia vita!”. 

Per cacciare il male che si annida nel nostro cuore e che ci porta al peccato occorre il Sacramento della Confessione. Il nostro Atto di dolore, il “Confesso a Dio Onnipotente” e la preghiera aiutano il nostro cuore e la nostra mente perché quel colloquio con cui il Sacerdote ci aiuta a riflettere e a capire ci porti a riappropriarci di noi stessi, di quel qualcosa che ci è sfuggito o abbiamo perduto e che solo la Grazia del Sacramento potrà ridonarci in pienezza! Non dimentichiamo che il Confessore è ministro del perdono di Dio che ci rimette in piedi, ci addita la strada e ci spinge fra le braccia del Padre che ci sta aspettando.

Proviamo a chiederci davanti a Dio come possiamo esaminare la nostra coscienza al meglio. Un aiuto possiamo trovarlo soffermandoci sulle alte indicazioni dei dieci Comandamenti; sulla bellezza delle Beatitudini; sulle sode Virtù Teologali e sui meravigliosi frutti dello Spirito Santo che sono: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, longanimità, mitezza, modestia, controllo di sé. Frutti a cui dovremmo dare maggiore spazio perché ci abitino e possano diventare per noi la perla preziosa! Lasciamoci interpellare con una buona dose di riflessione, interrogandoci con pura sincerità.

Nel colloquio con il Sacerdote noi andiamo a manifestare il malessere al medico della nostra anima; fra noi e lui non ci sono solo i nostri peccati, ma c’è il Sangue di Gesù che ci lava da ogni colpa e vi è l’inesauribile potente Amore del Padre che si è espresso nella Pasqua di Gesù, nostro Signore.

Andiamo con gioia al Sacramento della Confessione, senza badare a quel senso di pudore o disagio che può sorgere, perché non ha ragione di esistere; siamo peccatori come tutti e abbiamo bisogno del perdono e dell’abbraccio del Padre che ci ama!

Non lasciamoci prendere dallo scoraggiamento, ma puntiamo in alto, continuando a lavorare su noi stessi, imparando a fare la Confessione con una disposizione che mette a nudo la nostra anima e da cui deve sfociare una sincerità spiazzante! Teniamo presente che l’Amore di Dio è sempre più grande del male che abbiamo potuto fare! Non temiamo le cadute che immancabilmente possono arrivare, a volte è solo perché il buon Dio in questo modo permette di mantenerci nell’umiltà!

Soffermiamoci sull’esame di coscienza da fare prima di ogni Confessione, per aiutarci a scoprire le fragilità in cui cadiamo.

Certamente non è tanto il fare la lista dei nostri peccati ma il vedere, aiutati dallo Spirito Santo, i vari aspetti della nostra vita: quanti peccati di non amore nelle nostre giornate con il prossimo, in famiglia, con il vicino di casa… con la persona fastidiosa incontrata sulle scale o all’angolo della strada!

È bello mettere a nudo le nostre miserie: l’irascibilità del momento che non ci ha permesso di ragionare con la magnanimità di Dio; il non ascoltare la nostra coscienza nelle relazioni che l’ambiente offre; la mancanza di pace per dare spazio a quella amarezza che porta a ripiegarci su noi stessi per accarezzare l’eterna ferita; la carenza di zelo nel non saper trasmettere la nostra esperienza di Dio…

Quante volte manchiamo di benevolenza, di bontà, di comprensione, di altruismo, di pazienza, di buone maniere, di spirito di sacrificio, di incapacità di donare gratuitamente il proprio talento!

Nella Confessione spesso ci ritroviamo a ripetere ogni volta le stesse fragilità, ma questo non ci deve scoraggiare perché la vita continuamente ci insegna che i nostri difetti sono strutturali, ci appartengono, fanno parte di noi, del nostro temperamento, del nostro bagaglio psìchico… Proprio per questo possiamo armarci e combatterli con le armi della preghiera, della vigilanza, del dominio di noi stessi, perché avvenga davvero quel desiderato cambiamento! Arriverà, magari anche a distanza di anni, ma arriverà! Preghiamo la Vergine Maria perché sappia darci lei quel volto nuovo che abbiamo imparato a sognare!

È importante avere il dolore dei nostri peccati, sapendo che valiamo molto più di qualsiasi nostro errore! Abbiamo bisogno di imparare ad avere uno sguardo d’amore e comprensione su noi stessi, perché siamo chiamati da Dio a portare nel mondo qualcosa di bello che ci appartiene, frutto della Grazia, che fa parte della nostra gioia cristiana e scaturisce proprio dal perdono di Dio, dal sentirci amati da Lui nonostante tutto!

Signore, donami amore e portami a saper dominare me stesso; rendimi affabile, rispettoso, delicato, amante del bene. Insegnami, Signore, a saper donare il mio tempo, i miei talenti, le mie attitudini per il bene comune! Dammi di amarTi e che io possa saper fare tutto per la Tua gloria e solo per Tuo amore!

Il frutto di una buona Confessione è anche una grande gioia interiore che solo il buon Dio può dare e permette alla nostra anima di irradiare luce e calore. Con questo Sacramento l’anima si affina, diventa più esigente con sé stessa, incontra il suo Gesù, si accende di amore e cerca di piacere a Lui solo!

È molto utile per me che l’anima si accusi anche del disturbo che le recano le tentazioni perché acquista forza nel combatterle, mentre il nemico, con questa apertura, fugge a gambe levate! E allora la mia viva esortazione è quella di dire sempre tutto al proprio confessore perché mi sembra un’arma vincente per mettere in fuga il nemico!

Carissime e carissimi, quanta gratitudine scaturisce nell’anima al momento dell’assoluzione! Quanta pace si presenta in noi e ci fa capire che chi si lascia modellare dalla Grazia, riceve da Dio il dono di affinare anche coloro che l’ascoltano! È un mirabile scambio di cui solo l’Amore di Dio ci fa dono e a volte permette che quasi si tocchi con mano! 

  Insegnaci Signore a cercare il Tuo perdono, il Tuo abbraccio e la forza della Confessione maturi in noi la capacità di fare guerra alle nostre inclinazioni non buone! Lebbra dell’anima è il peccato, ne siamo convinti e perciò a Te veniamo per chiederTi di liberarci, di renderci forti in ogni tentazione! Vieni, Signore, accendici d’amore per Te e saremo capaci di vincere, di mortificare il nostro “io” che spinge dove non è salutare per noi! 

Guariscici, Signore, avvincici a Te e saremo anche noi i Tuoi figli amati, anche se rimarremo i servi inutili di sempre!

Suor Lina Iannuzzi delle Suore Marcelline


Il miracolo del sole

 


Il 9 marzo 2021, questa anima californiana ha “visto” il numero 137 del Libro blu. Questo messaggio è stato originariamente dato a P. Stefano Gobbi il 13 ottobre 1977, nel sessantesimo anniversario dell'ultima apparizione di Fatima - quando avvenne il “miracolo del sole”. 

 

Il miracolo del sole

Amati figli, camminate fiduciosi. Oggi ricordi con gioia il segno che, sessant'anni fa, diedi in questo luogo da me scelto per manifestarmi; lo chiami il "miracolo del sole". Sì, figli, anche il sole, come tutta la creazione, obbedisce alle leggi stabilite dal suo Creatore. Ma a volte può agire diversamente quando Dio lo richiede. Anche il sole, come tutti gli esseri della creazione, si comporta in obbedienza alle leggi di Dio. Attraverso questo miracolo ho voluto indicarvi che la mia vittoria consisterà nel ricondurre gli uomini ad una docile obbedienza alla volontà del nostro Dio. Ma il sole è la fonte della luce. La terra sboccia e si apre al suo calore; vivi su questa terra per la luce che ti dà. La tua attività inizia con il suo sorgere; e con la sua impostazione il tuo lavoro si ferma.

Ho così voluto indicarvi che la mia vittoria consisterà, soprattutto, nel far risplendere di nuovo la luce sul mondo e sulla Chiesa. Il mondo sarà nuovamente illuminato perché si offrirà completamente all'adorazione e alla glorificazione di Dio. Nella Chiesa, una volta dissipata l'oscurità dell'errore, dell'infedeltà e del peccato da cui è attualmente eclissato, la luce della Verità, della Grazia e della Santità risplenderà ancora una volta. Gesù risplenderà così tanto nella vita della Chiesa che Lei stessa sarà la luce più grande per tutte le nazioni della terra. Ma la più grande vittoria del mio Cuore materno e immacolato sarà far risplendere Gesù nelle anime di tutti i miei figli.

Alcuni dei presenti in questo luogo oggi pensano: "Che grande meraviglia sarebbe se il miracolo del sole si ripetesse!" Ma ogni giorno lo ripeto per ognuno di voi! Quando ti guido lungo il sentiero di mio Figlio, quando ti aiuto a essere guarito dal peccato, quando ti guido alla preghiera e quando ti formo alla santità, è la luce di questo Sole che faccio risplendere sempre più fulgidamente nelle vostre anime e nelle vostre vite: il sole di mio Figlio Gesù. E così il miracolo del sole che ha avuto luogo qui è stato solo un segno. Gli occhi dei presenti hanno percepito questo straordinario fenomeno che ha fatto credere a molti nell'azione di vostra Madre, il cui compito è di far ardere nel cuore di tutti gli uomini la luce di Gesù, il vero Sole del mondo.

Di Cristo o del mondo

 


Mediocrità mondana e idealismo evangelico

La mediocrità, che è congenita all'uomo carnale, lo colpisce profondamente nei suoi modi di vivere e di agire, ma ancora di più e più ancora nei suoi modi di pensare.

Così, concretamente, l'uomo carnale - e il cristiano pelagico è un uomo che non è così cattivo, l'uomo non è così male, l'uomo eminentemente carnale-considera, da un lato, che  (ha un buon background), e d'altra parte, crede di non essere chiamato ad un'alta perfezione (è sufficiente che sia decente, che non faccia danni fisici o economici agli altri). E per quanto riguarda il mondo, pensa anche che il mondo non è così male (c'è molto di buono in esso), e che pretendere che sia perfetto è una chimera (basta che non ci sia la guerra e che sia possibile vivere). 

Il cristianesimo, invece, vive una speranza molto alta, basata in tutta certezza sulla misericordia onnipotente del Salvatore. È convinto che sia l'uomo che il mondo attuale sono in una situazione semplicemente terribile; ma spera, con la più ferma speranza, che attraverso la grazia di Cristo possano arrivare ad una meravigliosa perfezione, qualunque sia la loro situazione qualunque sia il loro presente attuale. L'uomo può - deve - arrivare alla santità. Il mondo può e deve diventare il Regno di Dio. Inoltre, il credente che l'idealismo evangelico di Cristo sarà finalmente realizzato senza fallire, e che un giorno, con tutti i nemici - anche la morte - sottomessi, "Dio sarà tutto in tutte le cose" (1 Cor 15,28).


Pessimismo e ottimismo 

Prima ci riferivamo all'ingenuo pelagiano. Ma la verità è che ottimista pessimista le qualificazioni o sono così ambigue che, nella maggior parte dei casi, non significano quasi nulla. Converrà dunque che li lasciamo discretamente da parte. Ottimismo e pessimismo, troppo spesso, sono giochi di parole. Ma con le parole non conviene giocare. In ogni caso, e senza che lo sentiamo come un precedente, si potrebbe dire qui che molto pessimista il cristianesimo riguarda l'uomo e il mondo abbandonati alle proprie luci e forze, ed estremamente ottimista quanto alle reali possibilità che l'uomo e il mondo hanno di raggiungere la perfezione con la grazia di Cristo. Da questo atteggiamento viene lo slancio apostolico verso la conversione dell'umanità, e il lavoro speranzoso per la trasformazione evangelica del mondo.


L'uomo e il mondo sono totalmente malvagi?  

Sia il male dell'uomo adamitico che il male del mondo secolare non lo è, nonostante l'evidente inclinazione dell'uomo al male, naturalmente, totale, e del mondo, persiste anche in loro un'indubbia capacità di bene.  Ricordiamo a questo proposito alcune formulazioni classiche dei trattati sulla grazia, che riassumono la fede della Chiesa. Sono affermazioni che vengono fatte di solito sull'individuo, ma sono perfettamente applicabili all'umanità nel suo insieme, cioè a al mondo.


  Pelagianesimo e consigli evangelici 

"Se volete essere perfetti, andate, vendete i vostri beni e dateli ai poveri, e avrete un tesoro in cielo". Vieni e seguimi.

Queste parole di Gesù hanno sempre governato nella Chiesa ogni ricerca sui mezzi di perfezione cristiana. Anche nel nostro studio, manterranno sempre il loro indiscusso primato. 

Ora, senza l'umile consapevolezza della grande fragilità del mondo, non si comprende l'opportunità di rinunciare al mondo, e sia i laici che i religiosi producono forme contraffatte di spiritualità cristiana, deboli e sterile. Allo stesso modo, una visione pelagiana del mondo ci impedisce di vivere la rinuncia  ad esso - spirituale in tutto, materiale anche nel religioso. 

I cristiani, allora, diventano sempre più mondani nella mentalità e nei costumi, perdono la pratica della vita cristiana, e infine perdono anche la loro fede. 

INFORMAZIONI SPIRITUALI IMPORTANTI È NECESSARIO SAPERE PER ESSERE SALVATI

 


"5. L'impurità, dice Sant'Agostino, è un vizio che fa guerra a tutti e che pochi vincono. "La lotta è comune, ma la vittoria rara". Quante anime miserabili sono entrate in gara con questo vizio, e sono state sconfitte! Ma per indurvi ad esporvi alle occasioni di questo peccato, il diavolo vi dirà di non aver paura di essere vinti dalla tentazione. "Non voglio", dice San Girolamo, "combattere con la speranza della vittoria, per non perdere talvolta la vittoria". Non voglio espormi al combattimento con la speranza di vincere; perché, impegnandomi volontariamente nella lotta, perderò la mia anima e il mio Dio. Per evitare la sconfitta in questa lotta, è necessaria una grande grazia di Dio; e per renderci degni di questa grazia, dobbiamo, da parte nostra, evitare le occasioni di peccato. Per praticare la virtù della castità, è necessario raccomandarsi continuamente a Dio: non abbiamo la forza di conservarla; quella forza deve essere il dono di Dio. "E siccome sapevo", dice il Saggio, "che non avrei potuto essere continente se Dio non me lo avesse dato, ... andai dal Signore e lo supplicai." (Sap. 8.21) Ma se ci esponiamo alle occasioni di peccato, noi stessi forniremo alla nostra carne ribelle le armi per fare guerra all'anima. "Né", dice l'Apostolo, "cedete le vostre membra come strumenti di peccato per l'iniquità". (Rom. 6.13) Spiegando questo passaggio, San Cirillo di Alessandria dice: "Tu stimoli la carne; la armi e la rendi potente contro lo spirito". San Filippo Neri era solito dire che nella guerra contro il vizio dell'impurità, la vittoria è ottenuta dai codardi - cioè da coloro che fuggono dalle occasioni di questo peccato. Ma l'uomo che si espone ad esso, arma la sua carne, e la rende così potente, che gli sarà moralmente impossibile resistere ai suoi attacchi.


"6. "Grida", dice il Signore a Isaia, "tutta la carne è erba". (Isa. 40.6) Ora, dice San Giovanni Crisostomo, se tutta la carne è erba, è tanto sciocco per un uomo che si espone all'occasione del peccato sperare di conservare la virtù della purezza, quanto aspettarsi che il fieno, in cui è stata gettata una torcia, non prenda fuoco. 

"Metti una torcia nel fieno, e poi osa negare che il fieno bruci". No, dice San Cipriano; è impossibile stare in mezzo alle fiamme e non bruciare. "Impossibile est flammis circumdari et non ardere". (De Sing. Cler.) "Può un uomo", dice lo Spirito Santo, "nascondere il fuoco nel suo petto, e le sue vesti non bruciare? o può camminare sui carboni ardenti, e i suoi piedi non essere bruciati?" (Prov. 6.27, 28) Non essere bruciati in tali circostanze sarebbe un miracolo. San Bernardo insegna che conservare la castità e, allo stesso tempo, esporsi all'occasione prossima del peccato, "è un miracolo più grande che resuscitare un morto".

Il primo sigillo è l‟apostasia.

 


APOCALISSE 

Mia amata figlia prediletta, dii ai Miei figli che nessun uomo ha la conoscenza o l‟autorità per rivelare la verità contenuta nel Libro della Rivelazione. 

Non importa quanto esperti si possano considerare di essere, sono solo Io, Gesù Cristo, Salvatore e Redentore del genere umano che ha l‟autorità per rivelare, al mondo, ciò che è contenuto nel Libro della Verità. 

Solo io, l‟Agnello di Dio ho il diritto di consegnare la verità, data al Mio discepolo Giovanni Evangelista, lo strumento della verità, al mondo di oggi. 

Il primo sigillo è l‟apostasia osservata non solo tra i non credenti, ma tra coloro che professano di conoscere Me e tra coloro che pubblicamente proclamano il loro amore per Me. 

Questo è il momento in cui la vera fede sarà distorta, quando a voi, figli Miei, é mostrata una dottrina annacquata, che è un insulto ai Miei insegnamenti 

Bambini vi dico che quando vedete presentarsi nuove false fedi e dottrine religiose, saprete che questo è il momento in cui il primo sigillo sta per essere rivelato. 

Guardatevi intorno e cosa vedete? Religioni che rendono omaggio a nuovi dei di cui non avete mai sentito parlare. Religioni basate sulla fantascienza, pari a una sciocchezza e che sono vuote di sostanza. Entità spirituali che non sono di questo mondo, ma molti credono che rappresentano il regno del Padre Mio Celeste. 

Prestate attenzione ora poiché vivete nella immaginazione. 

Nessuna di queste credenze metafisiche rappresentano la verità. 

Ogni dottrina che insegna l‟importanza di mettere se stessi prima di tutto il resto è una dottrina che nasce da satana. 

Non ascoltate. Voltate le spalle a questo inganno crudele. 

Coloro che cercano falsi dèi e dedicano la loro vita a idolatrare falsi dei sono persi per Me. 

Non posso salvarvi, a meno che non vi fermate e Mi pregate per avere consiglio. 

Voi e tutti coloro che consapevolmente si allontanano adesso dal re delle tenebre sarà dato il dono del discernimento, se Mi pregate in questa Crociata di  preghiera (36) Aiutami a onorare il vero Dio 

Gesù aiutami perché sono smarrito e confuso 

Non conosco la verità della vita dopo la morte 

Perdonami se Ti offendo onorando falsi dei che non sono il vero Dio 

Salvami e aiutami a vedere la verità con chiarezza e salvami dalle tenebre della mia anima 

Aiutami a venire alla luce della Tua Misericordia. 

Amen. 

C‟è un solo Dio, i l Padre, il Figlio e lo Spirito Santo in una Santissima Trinità. 

Qualsiasi altro dio viene da Satana, non importa quanto attraente sia l‟apparenza. 

Vi prego di non sprecare la vostra vita eterna impegnando la vostra fedeltà a quelle fedi che onorano pratiche new age, compresi Reiki, Yoga, meditazione New Age, tarocchi, chiaroveggenza, letture psichiche e il culto dell‟angelo connesso con maestri ascesi. 

Lentamente ma sicuramente queste pratiche dell‟occulto vengono accettate non solo dalla vostra società, ma dalle Chiese Cattolica e Cristiana. 

Queste false dottrine religiose si stanno diffondendo così velocemente che hanno distrutto miliardi di figli di Dio che ormai hanno trovato cosi tanto falso conforto dentro di loro che non riconoscono l‟esistenza del Dio unico e vero. 

Il tuo Gesù. 

7 Marzo 2012

La battaglia continua 3

 


IL MODERNISMO

Il Santo Pio X definì il “Modernismo”: la “sintesi di tutte le eresie”, ossia il “compendio di tutti gli errori”.

Certo, i buoni fedeli non sanno nulla e quindi non possono capire dov’è il sottile veleno delle sue teorie, che possiamo dire l’agnosticismo, il panteismo, il luteranesimo, il razionalismo, per finire nel naturalismo e nell’ateismo.

Siamo, ormai, allo scoperto delle “due città” di S. Agostino, ossia alla città di Dio e a quella di Satana, due campi nitidamente separati.

L’enciclica di S. Pio X, la “Pascendi Dominici Gregis” (1907) è un documento che c’insegna a combattere questo nefando Movimento. Anche il Concilio Vaticano I prevenne con ammaestramenti e definizioni, colpì a morte le teorie moderniste, che vorrebbero spiegare l’introduzione della religione cristiana nel mondo con teorie soggettivistiche d’immanenza e di monismo evolutivo. 

Così, nella teoria modernista non è Dio che crea l’uomo, ma è l’uomo che crea un Dio adatto alla sua coscienza, per cui deve avere quel culto che più garba al suo modo di vedere e di vivere, ossia: un Dio selvaggio per i selvaggi, un Dio bello ed esteta in Grecia, giuridico marziale per Roma, feticcio nelle Indie, un Dio, perciò, falso ed eretico. 

Mentre i pagani avevano idoli di pietra, di piante, d’animali, i moderni pagani hanno degli idoli fantastici, sentimentali, “idola mentis”, come direbbe S. Agostino.

Ora, i modernisti, razionalisti come Loisy, Harnac, Labanca, Renan e altri simili, si vogliono foggiare con la religione e con la fede e la morale, ma con un proprio modo di vedere. E quindi riducono la fede a un sentimentalismo, ad un’emozione, cioè, che resta dentro i confini del sentimento, da cui segue che ogni religione è vera, sia che i sentimenti si rivolgano a Gesù Cristo, a Maometto, al dio Jeova oppure al dio Budda, cancellando, quindi, San Paolo che afferma:

«uno è il Signore, una la Fede, uno il Battesimo, uno Iddio, il quale è padre di tutti gli uomini e domina tutte le cose».

Quindi, Gesù fondò la sua Chiesa ed Egli ne è la pietra angolare ed ivi si insegna una sola dottrina, immutabile ed eterna, la sola Verità.

Certo, gli Apostoli previdero che, in ogni tempo, ci sarebbero stati ogni sorta di modernisti e di novatori. San Giuda Taddeo ammoniva i fedeli di guardarsi da loro, per non essere trascinati nell’empietà: «In novissimo tempore venient illusores secundum desideria sua fabulantes in impietatibus; hi sunt qui segregant semetipsos, animales, spiritum non habentes».

Anche l’apostolo San Paolo raccomanda a Timoteo di vigilare, perché verrà un tempo in cui molti non vedranno più la sana dottrina, ma, pei propri gusti, cercheranno maestri che racconteranno favole su teorie inventate, false e fallaci. Per questo, Gesù ci diede un criterio di verità per conoscere l’albero buono e quello cattivo: “ex fructibus eorum cognoscetis eos”. Noi cristiani non scopriamo la verità, ma col lume della ragione e della Fede scopriamo le verità soprannaturali: il mistero della Trinità, dell’Incarnazione, dell’Eucarestia, della Risurrezione dei morti; sono verità di divine rivelazioni, non di umane invenzioni.

Il “Modernismo”, invece, (che non è nuovo, ma vecchio fin dai tempi di Adamo!) è la peste della società, perché vi si ragiona sui trampoli, scambiando le cause, confondendo la logica, per cui esso è una vera malattia, un nome nuovo dello scetticismo, del naturalismo, del razionalismo. Il Modernismo, quindi, è solo un ennesimo tralcio infecondo, staccato dalla vite vera, il Cristo, per cui verrà, poi, gettato ad ardere nelle fiamme infernali.

È bene ricordare che la Chiesa guarda sempre impavida in faccia a tutte le tempeste. È da venti secoli che la Chiesa non fugge. Le tempeste passeranno e la Chiesa drizza la prora verso nuove conquiste, non per raccogliere tesori del mondo, ma per pescare e salvare le anime, in virtù del nome di Gesù, fuori del quale non c’è salute.

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sac. Luigi Villa

PIANIFICAZIONE FAMILIARE NATURALE, L'ATTO SESSUALE CONIUGALE E LA PROCREAZIONE

 


LA PROCREAZIONE È LO SCOPO PRINCIPALE DEL MATRIMONIO


È una legge divina, un dogma della fede (de fide), che il fine primario del matrimonio è la procreazione (generare figli) e l'educazione dei figli. Papa Pio XI decreta che "è al di là del potere di qualsiasi legge umana" insegnare altrimenti.

Papa Pio XI, Casti Connubii (# 8), 31 dicembre 1930: "Togliere all'uomo il diritto naturale e primordiale del matrimonio, circoscrivere in qualsiasi modo i fini principali del matrimonio stabiliti all'inizio da Dio stesso nelle parole "Crescete e moltiplicatevi", è al di là del potere di qualsiasi legge umana. ... Questo è anche espresso succintamente nel Codice di Diritto Canonico [1917] [Canone 1013]: 'Il fine principale [o scopo] del matrimonio è la procreazione e l'educazione dei figli'".

Un commento pratico al canone 1013 spiega che: "non ci può essere alcuna controversia sull'oggetto primario del matrimonio. La perpetuazione del genere umano è voluta dal Creatore, che fin dalla creazione del genere umano ha designato i mezzi per questo scopo... Il Santo Ufficio condanna l'opinione difesa da alcuni autori recenti che negano che la procreazione dei figli sia il fine primario del matrimonio, e considerano i suoi fini secondari non subordinati al suo fine primario ma indipendenti da esso." (1 aprile 1944; Acta Ap. Sedis, XXXVI, 103.) 

Non potrebbe essere più chiaro sia dalla Legge Naturale che dagli insegnamenti della Chiesa che "Il fine primario del matrimonio è la procreazione e l'educazione dei figli". (Codice di diritto canonico del 1917, canone 1013) Pertanto, è un'eresia insegnare che la procreazione e l'educazione dei figli non è l'unico fine primario del matrimonio. Qualsiasi piano deliberato dall'uomo per frustrare l'atto coniugale tentando di rendere impossibile il concepimento è un peccato grave contro questo scopo primario del matrimonio.

Il Codice di diritto canonico del 1917, canone 1081: "Il consenso matrimoniale è un atto di volontà con il quale ciascuna parte dà e accetta il diritto perpetuo ed esclusivo sul corpo per il compimento di azioni che per loro natura riguardano la procreazione dei figli." Un commento pratico al Canone 1081 spiega che: "Il Canone, nello specificare lo scopo per cui il diritto sul corpo scambiato, indica anche ciò che è lecito e ciò che è illecito in questa materia per le persone sposate. Tutto ciò che contribuisce alla procreazione dei figli è lecito, mentre qualsiasi uso del corpo dell'altro impedisce la procreazione è illecito". Qualsiasi piano dei coniugi per impedire il concepimento quando si impegnano nell'atto coniugale è illecito. Poiché impedisce la procreazione, non contribuisce alla procreazione dei figli, ma lavora contro di essa.


Non siate disobbedienti, figli miei, non siate sordi alla voce di Dio.

 


Messaggi della Regina del Rosario e della Pace di Itapiranga


Manaus (AM), Giovedì 11 Marzo 2020

Pace al tuo cuore!

Figlio mio, Io vengo dal cielo perché vi amo immensamente. Dio mi manda ad aiutarvi, ma molti non vogliono rispondere ai messaggi che il Divino Amore vi rivela attraverso di Me. Dio vi parla, ma voi non lo volete ascoltare. Vi chiama a Se, ma non viene ascoltato, perché molti dei suoi figli peccano e sono ribelli, con il cuore duro come la pietra e accecato da Satana.

Io chiamo l’umanità a Dio, ma essa non sente la Mia voce che vuole portarvi la vera pace, ma al contrario gli uomini sentono le voci e le menzogne del mondo che li affligge, li fa disperare e li massacra. 

Non siate disobbedienti, figli miei, non siate sordi alla voce di Dio. 

Tornate (a Lui ndr) il prima possibile, perché Egli desidera il vostro bene e la vostra salvezza eterna, prima che i grandi eventi dolorosi inesorabilmente avvengano in tutto il mondo

Pregate, pregate, pregate molto e avrete discernimento, luce e forza per superare ogni male. 

Vi benedico tutti: nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!



Manaus (AM), Sabato 6 Marzo 2021

Pace al tuo cuore!

Figli miei, Io vostra Madre, la Regina del Rosario e della Pace, vi invito alla conversione sincera e alla preghiera. Tornate a Dio, tornate a Dio, tornate a Dio. Pentitevi dei vostri peccati e cambiate vita. Grandi calamità devasteranno sempre più il mondo se voi non ascolterete i miei appelli e non assumerete un serio atteggiamento di conversione nella vostra vita.

Non giocate con la vostra salvezza; essa è preziosa e importante per Dio e per me. Io vi amo e desidero la vostra conversione sincera, perché da essa verrà la vostra salvezza. Pregate il Rosario, per imparare a fare ogni giorno la volontà di Dio, avendo la forza di dire no al demonio e sì a Dio ed al suo Regno d’amore. Benedico tutti: nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!

LA’ DOVE CIELO E TERRA SI INCONTRANO

 


La preghiera e la Messa nella vita del cristiano


La preghiera più grande: la Santa Messa

 E veniamo al momento più intenso e culminante della nostra preghiera: la santa Messa.  Vi ho già ricordato che l’Eucarestia è la più alta e sublime preghiera che mai sia stata fatta sulla terra, perché è lo stesso sacrificio compiuto da Gesù sulla croce.  La Chiesa è scaturita ed è cresciuta sempre intorno all’Eucaristia e lo stesso avviene per la vita spirituale di ogni cristiano.  Perciò la Santa Messa è chiamata dal Concilio Vaticano II: “Fonte e apice di tutta la vita cristiana”.   Vorrei che questa espressione fosse anche per voi non solo un richiamo a tutta la meravigliosa dottrina teologica intorno alla Santa Eucaristia e alla Santa Messa, ma vorrei che fosse anche un’esperienza gustosamente vissuta nella vostra vita di discepoli del Signore.

 Fare della Santa Messa il centro della vita spirituale vuol dire portare a Dio, attraverso il sacrificio del suo figlio Gesù, consegnandola nelle sue mani trafitte, tutta la vostra giornata: il lavoro, la fatica, le gioie, gli affetti, le preoccupazioni e anche le vostre debolezze e, insieme, nutrendovi del Corpo dolcissimo di Cristo che diventa cibo e viatico per il vostro cammino, identificarvi con lui facendovi testimoni del suo amore nel mondo, e significa anche prendere la croce del Signore e piantarla in mezzo a tutte le attività umane.   Perciò, quando qualcuno mi dice che ha la fede, che crede con tutta convinzione nel Signore ma non frequenta o frequenta solo raramente la Santa Messa, devo rispondergli che la sua fede è ben poca cosa, che è ben lontana da quella fede che trova nell’Eucaristia non solo il suo mistero più alto - misterium fidei - ma anche la sua consumata perfezione nell’amore: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui” (Gv. 6,56).

 Fratelli miei, desiderate la Messa, amate la Messa, vivete la Messa.  Esiste un comandamento del Signore che ci ordina di santificare il suo giorno ed esiste un precetto grave della Chiesa che indica nell’incontro di ciascuno e di tutti con l’Eucaristia il modo insostituibile di santificare la domenica e le altre feste indicate dalla Chiesa.  Ebbene, invitandovi caldamente a compiere con sincerità e umiltà questo atto di obbedienza a Dio e alla Chiesa, vi esorto anche: ”Non fate le cose soltanto quando vi sono comandate, non limitatevi strettamente al precetto, liberate l’amore dentro il vostro cuore, lasciate agire la fede viva e forte che accende il desiderio della santità e di una vita generosamente cristiana;  il Signore viene verso di voi con l’abbondanza del suo amore e dei suoi doni, non rispondete come gli invitati della parabola lasciando cadere l’invito, non chiudetevi dentro l’indifferenza o l’insensibilità che trovano facili scuse per sottrarsi all’amore.  Se voi conoscete solo la misura indicata dall’obbligo, come potete capire il Signore che conosce la misura dell’amore?

 Nelle nostre chiese vi vengono offerte tutti giorni sante messe nelle ore più comode e più accessibili: al mattino per le persone che possono disporre del mattino, come le madri di famiglia, gli anziani...; al pomeriggio per le persone che possono disporre del pomeriggio;  alla sera per coloro che, terminato il lavoro, sulla strada di casa possono godere di questo incontro con il Signore e portare a lui le fatiche della loro giornata.   Fratelli miei, un giorno il Signore ci chiederà conto di tante possibilità che egli vi ha offerto e di cui, forse, abbiamo profittato così poco.

 Cercate infine di partecipare alla Santa Messa con le migliori disposizioni interiori: raccoglimento, l’umiltà, la contrizione;  combattete la fretta fermandovi per qualche minuto di ringraziamento e lottate contro le distrazioni penetrando con la fede il rito che seguite con i sensi.  Pensate alla fortuna enorme che abbiamo - è un dono stupendo della sua misericordia - di poter raggiungere, oggi, il Signore Gesù nel mistero pasquale della sua passione, morte e risurrezione, e vedere così compiersi in noi la sua salvezza.  L’Eucaristia, annullando tanti secoli e tanta distanza, ci rende il Signore così vicino da poterlo toccare e mangiare, da potergli dire le cose più intime come se sentissimo il battito del suo cuore divino.

 Che il Signore vi aiuti a capire tutto questo; vi dia purezza di fede e generosità di amore, perché non avvenga che Egli debba aspettare inutilmente sul suo altare i vostri appuntamenti mancati.

Ferdinando  Rancan

Le grandezze di Gesù

 


a) Il Verbo divino è proprietario della natura assunta

Colui che con tre dita sostiene tutto il mondo è Colui pure che sostiene la Umanità in Gesù, ma in un modo più potente e più singolare; Egli la fa sua; la santifica e la deifica nella sua persona. Donde segue che la vita e le azioni di quella natura umana non le appartengono più; benché da essa procedano sempre come dal loro principio, non sono più di sua proprietà né in termini di logica, né in termini di diritto e di morale.

Mi rincresce dovermi trattenere in questo soggetto e usare espressioni che si addicono alla scuola ed alle tesi scolastiche meglio che al pulpito e a istruzioni sulla fede. Ma il lettore vorrà perdonarmi, perché vi sono obbligato dalla necessità di ovviare per modo di precauzione, alle difficoltà che ci muovono alcuni. E a questi vorrei fare una preghiera, ed è che o per modestia osservino il silenzio, o almeno si compiacciano di considerare attentamente e di approfondire le verità che la fede ci insegna, affinché si riconosca che abbiamo tutti uno stesso sentimento accompagnato dalla carità, come ci comanda 1’Apostolo (Rm 12, 16; Fil 2, 2).

Non si accorgono che, contestando le verità qui esposte, sconvolgono il fondo del cristianesimo, il quale ha per suo tesoro e per sua sostanza le azioni e le sofferenze della Umanità di Gesù, non già semplicemente in quanto umanità, ma in quanto umanità del Verbo: umanità la quale, e nella sua natura e nelle sue azioni e nelle sue qualità, appartiene ad un Essere divino, increato, infinito, che ne rialza l’Essenza, lo stato, il merito sino ad una esistenza e sussistenza increata, sino ad una condizione e dignità divina, sino ad un prezzo e valore inestimabile.

Le azioni della Umanità assunta non possono in termine di logica essere attribuite a lei medesima come proprie. Non convengono, infatti, esclusivamente ad essa sola, come richiede ciò che logicamente è stimato proprio; poiché convengono pure ad un supposto che è estraneo a questa Umanità, se la consideriamo semplicemente nello stato e nei limiti della natura.

E ciò è pur vero ancora secondo ogni diritto sia comune e naturale, sia divino e soprannaturale. Il Verbo eterno, sostituendosi al diritto della natura umana come persona e Persona divina, per un potere e un amore infinito si appropria quella Umanità, la unisce a se stesso, la fa sua, vi abita e vi riposa come in una natura sua propria, la tira fuori dei limiti dell’uso comune e naturale, la consacra con la unzione della sua divinità, e assume diritto e autorità sopra di essa, sopra le sue azioni e in generale sopra tutto quanto le appartiene.

Tutto quanto è in Gesù poggia sulla ipostasi della sua divinità: il Verbo eterno, come supposto e supposto divino della umana natura, è il proprietario di tutte le azioni e sofferenze di essa; Egli le porta, le eleva; le deifica nella sua propria Persona, portando, elevando, deificando la sostanza di essa natura umana, per mezzo della quale sono aderenti alla Divinità come per un comune legame di inerenza ipostatica.

È dunque evidente che il Verbo in tal modo ha diritto e autorità legittima di usare e disporre dello stato, della vita, dei patimenti della sua umanità come di cosa che gli appartiene ed è veramente, santamente e divinamente sua, per il potere ammirabile ed il possesso singolarissimo che si è degnato prendere di quella natura e di tutto quanto le spetta, essendo essa spogliata di se stessa e degnamente rivestita di Lui medesimo.

Card. Pietro de Bérulle


LA CONFESSIONE


 

PRESERVERÒ I MIEI FIGLI DA OGNI CATASTROFE E LI MANTERRÒ SALDI NEL MIO SENO.

 


Carbonia 10-03-2021   –  ore 16.47

É tempo di cose nuove nell’Amore.
Dio è con voi! Piccole creature mie, state in attesa di Me perché quando meno ve l’aspettate ecco che Io Mi manifesterò ad ognuno di voi.
Sono l’Amore Perfetto, Sono il Dio dell’Eterno Bene!

Avanti, piccoli miei, servi miei fedeli e giusti, soldati dell’Amore, avanzate come Dio Padre vi comanda, come il Cielo vi vuole con Sé.
Preserverò i miei figli da ogni catastrofe e li manterrò saldi nel mio Seno.

Il tempo è benigno per i miei figli, essi Mi seguono come Io comando, mentre il resto di questa Umanità infedele si diletta nelle cose del mondo, abbraccia le cose del mondo e disegna ancora la propria vita nelle cose del mondo.

Questa Terra è in pericolo, non si placa l’ira di Dio che permette tutto ciò che avviene perché l’uomo non si concede più a Dio, si allontana da Lui, piega le sue ginocchia a Satana, il nemico di Dio, … si abbandona alle sue falsità, alle sue illusioni.

Poveri figli miei, dove andrete a finire di questo passo? Il tempo che vi ho concesso è ormai concluso, il mio Calice è versato, il tuono è per essere avvertito in tutto l’Universo.

Ecco creature mie, dilette mie creature, ecco che Io intervengo, vengo a separare tutto ciò che è male da ciò che è buono, metterò i Miei alla mia destra e i miei nemici alla mia sinistra, … sia fatta la volontà di Dio perché sia la salvezza per il mondo.

Ascoltate la mia voce, o uomini, non perdetevi nelle luci di questo mondo, non ascoltate la parola dell’uomo ma fissatevi nella Verità in Dio.
Grazierò ogni mio figlio e lo metterò a regnare al mio fianco, egli sarà felice in eterno e benedetto in Me sarà, perché Io lo abbraccerò a Me, lo consacrerò a Me, nel mio Seno egli abiterà in eterno.

Beati coloro che credono alla Verità! Beati coloro che ascoltano la mia Parola, essi godranno di tutto ciò che il Padre ha preparato per loro.
Il Giardino è aperto per abbracciare tutti i figli di Dio, metterli in situazione di amore e pace, essi godranno di tutti i profumi che Dio ha preparato per loro, nelle delizie del suo Tutto entreranno e saranno eternamente nell’Amore, eternamente gaudenti.

Figlioli, voi che siete venuti da lontano, voi che abbracciate l’Amore, voi che siete sempre con Maria Santissima nella preghiera del santissimo Rosario, Io vi benedico e vi colmo delle mie grazie, non abbiate timore di andare in battaglia, sarete vincitori con Maria, perché Maria sarà Vincitrice in Me. Ella, Corredentrice nell’Opera di salvezza, metterà tutti i suoi figli al mio possesso e li donerà a Me, santi e immacolati nell’amore.

Siate puri figli miei, siate come Dio vi desidera, siate creature in Dio, manifestatevi in Lui e cercate solo Lui. Abbandonate completamente le cose del mondo, tutto è finito, a breve la cenere coprirà ogni città perché il fuoco verrà dal cielo e sarà pianto e stridore di denti per chi non ha voluto unirsi al Padre per essere il Lui salvo.

Procedete nell’Amore, avviatevi alla fine di questo tempo, un evento straordinario succederà presto e sarà per i figli di Dio, mentre grande dolore ci sarà per tutti i figli del demonio.
Rinchiuderò presto Satana e i suoi accoliti all’Inferno e riaprirò questa Terra alle bellezze del Cielo, … Cielo e Terra si uniranno per essere una cosa sola.

Il Padre oggi vi benedice e vi abbraccia a Sé, state al suo comando, siate figli degni di essere stati chiamati servi di Dio, perché chi è servo di Dio è già salvo. Servo è uguale a figlio e non servo come si pensa, … il Cielo ha un linguaggio differente da quello dell’uomo, da quello della Terra.

Abbandonatevi alla voce di Dio per essere come Dio vi vuole, sapienti della sua Parola e delle sue Cose. In Dio c’è la Bellezza del suo Tutto che a breve conoscerete.

Vi abbraccio, vi benedico e vi esorto ad essere sempre più fedeli al Vero Magistero della Chiesa.

Dio in voi! Maria SS. in voi!
La SS. Trinità vi abbraccia a Sé.


 

Pastore testimonia che la manna cade ancora nelle regioni dell'Africa. L'Università ha analizzato il materiale e lo ha dichiarato idoneo al consumo

 


Allora il Signore disse a Mosè: "Ecco, io farò piovere per te pane dal cielo; e il popolo uscirà e raccoglierà la porzione ogni giorno per ogni giorno, così che io possa provarlo se camminano nella mia legge o no. (Esodo, 16, 4)

Durante l'esodo ebraico dall'Egitto alla Terra Promessa, Dio fornì cibo al popolo sotto forma di manna, un cibo descritto come friabile e dal sapore dolce, che cadeva dal cielo ogni mattina.

Il pastore avventista Gérson Pires de Araújo ha rivelato in un video pubblicato di recente che durante un anno in cui ha lavorato come volontario in Africa insegnando teologia ai seminaristi in Angola, ha appreso di una regione del paese in cui c'erano segnalazioni che la manna descritta dal La Bibbia cadeva ancora sul campo.

Curiosi di andare almeno nel luogo in cui sarebbe caduto il cibo, lui e sua moglie si sono recati sul posto, accompagnati da altri fratelli angolani, e hanno scoperto che, sebbene in piccole quantità, la manna cade ancora. Nel video, il pastore Araújo spiega che, nella regione, c'è una missione cristiana e che i suoi volontari hanno attraversato molte privazioni dal 1939, quando ci furono le prime notizie sulla caduta della manna in quella zona.

Più recentemente, un bambino ha scoperto la manna mentre gli adulti si sono riuniti per definire cosa fare per procurarsi il cibo poiché era una stagione secca. Secondo la testimonianza, il bambino sarebbe tornato con le mani piene di fiocchi bianchi e dicendo che gli uomini vestiti di bianco avrebbero detto che potevano nutrirsi di quello.

“Non c'è una spiegazione naturale per questo, perché è un luogo specifico, e non è in grandi quantità perché non ce n'è bisogno. Quindi, mi chiedevo: perché è caduto lì, dal momento in cui è caduta una grande quantità? Per me, quando analizzo un po 'il modo in cui Dio tratta i suoi figli, è che Dio vuole ancora dire quanto segue:' Figlio mio, se un giorno hai bisogno, non aver paura, non preoccuparti, perché io sosterrò voi'. Mi ha ricordato quel passo della Bibbia che dice che il tuo pane e le sue acque saranno giuste. Qualunque cosa accada, fintanto che siamo figli di Dio, fidati completamente di Lui, non moriremo di fame ”, ha commentato il pastore.

Araújo ha dichiarato di aver portato in Brasile, avvolta nella carta, una piccola quantità di manna che è riuscito a raccogliere il giorno in cui si è recato nella regione, e l'ha portata in analisi in un laboratorio dedicato allo studio delle messe presso l'Università di Campinas (Unicamp), ei risultati dei test indicano che la composizione della manna contiene fruttosio, glucosio, sali minerali e amminoacidi, il che la rende adatta al consumo umano.

 

giovedì 11 marzo 2021

FAMIGLIA DI GRANDE RISPETTO

 


Nel tuo cuore faccio la Mia dimora. Le mani che usi, sono pulite per scrivere i miei disegni. Io, Gesù, sono sempre in attesa di te, di questo momento così prezioso. Mentre mi guardi, Benedetto, caro figlio, ti vedo sempre più felice, e questo è solo l'inizio. Per non inciampare nelle parole, parliamo molto lentamente.

          Bento, mio amato figlio, oggi ti parlerò dell'educazione, che è molto importante per Me. Io, Gesù, Padre e Figlio, uso lo stesso Nome, un Nome che è al di sopra di ogni cosa. Formiamo la famiglia per vivere solo per noi. La famiglia, è una collegata nell'altra. Nessuno può essere separato dall'Albero della Vita. Le sue radici sono piene delle grazie della bontà di Dio. Crescono verso un solo cammino, cioè verso l'amore. È infinito, mettendo la giustizia su coloro che la meritano. Mia madre era l'inizio della famiglia. Ha fatto quello che doveva essere fatto: ha ricevuto il Figlio di Dio, ha dato tutto il suo amore per Me. Non mi ha lasciato neanche un momento abbandonato. Si è presa cura di me con il più grande zelo. Io, Gesù, nel suo grembo mi sono sentito così sicuro che ho giocato dentro di lei. La sua educazione era straordinaria, il suo modo materno mi dava una tale gioia che io, come Padre e come Figlio, mi sentivo lodato per aver creato una donna così bella, così amabile, così amorevole. Io, il Salvatore dell'umanità, ho vissuto solo lodandola. Le ore che ho vissuto accanto a Lei sono state solo gioia. Giuseppe si è preso cura di Me come un padre di grande gelosia; gelosia, ma dell'amore che aveva per Me. Ha cercato tutto ciò che volevo per compiacermi. Noi tre formavamo una Famiglia del più grande esempio sulla faccia della Terra.

          Questo segno l'ho lasciato sulla terra perché tutti mi seguissero, ma il diavolo, così invidioso, distruggeva questo amore. Quello che ha fatto: ha preso le creature con la forza, le ha usate in modo arretrato. "Non dovete, dice alle donne, vergognarvi quando volete avere degli uomini. Buon divertimento! Non c'è niente di cui aver paura. Metti tutto quello che hai da mostrare, quello che hai, solo così otterrai quello che vuoi". Ma io, Gesù, non posso più sopportare di vedere il mio mondo in un mare di fango.

          Il mio dolore è grande. Guardo con grande tristezza la Terra e vedo che tutto si distrugge. La vergogna è rimasta solo in poche persone. Anche le mie lacrime non smettono di cadere. L'educazione è ciò che manca. Il Mio Nome è usato sulla bocca di coloro che non sono buoni, ma invano chiamano il Mio Santo Nome. Non sanno cosa significa l'Amore: l'Amore è Dio; l'Amore è Me, Gesù, Via che porta all'eternità. Non è giusto lasciare che usino il Mio Nome per i piaceri della carne. Parole che mi fanno male, usate anche nei loro angoli. Non puoi sopportare questa gara. Io, Gesù, mi vergogno, caro figlio Benedetto, di questo disprezzo che fanno di Me. Sulla bocca di coloro che non sono buoni vengo giudicato di nuovo come quando fui portato sulla croce, che solo le bestemmie furono ascoltate. L'Ostia Santa cade nella bocca di coloro che Mi fanno più male. Il mio corpo è santo, è sacro. Sono stato ingannato da questi elementi che non meritano nulla da Me. Come posso mostrare misericordia a coloro che mi fanno tanto male? Non c'è modo, il modo è quello di pulire la Mia Terra. Userò tutti i castighi necessari: piogge, terremoti, venti e malattie per iniziare a spazzare la terra.

          Bento, figlio caro, dì a quelli che mi temono che non devono avere paura, Io mi prendo cura di quelli che Mi amano; come ha fatto Mia Madre. Troverò sempre un modo affinché i Miei piccoli angeli innocenti non soffrano così tanto. Come un padre amorevole li libererò da tutti i mali. La Mia Porta è aperta per tutti questi Miei cari figli. Gesù sono io, fonte di ogni misericordia.

           Un bacio, Benedetto, per te e per tutti quelli che mi amano.

GESU'