venerdì 23 aprile 2021
Presto sarete liberati dall’oscuro dominio di Satana!
L’uomo non avrà tempo di prepararsi ad un’emergenza che già ce ne sarà un’altra.
Gesù 04-11-2001
La terra sarà spazzata da capo a fondo perché, Mia diletta, troppo sudiciume si è accumulato, neppure un solo angolo resterà così com’è ora.
Vedrai accadere in poco tempo moltissime cose, come ti avevo preannunciato i fatti si succederanno in rapida sequenza, neppure finirà di accaderne uno significativo che subito ci sarà l’altro simile,
l’uomo non avrà tempo di prepararsi ad un’emergenza che già ce ne sarà un’altra.
Queste prove, amata, servono ad aprire i cuori a Me, anche i più sigillati dovranno rivolgersi a Me vedendo come l’uomo non riesce a dare alcuna soluzione soddisfacente ai fatti.
Santa Veronica Giuliani - ANIME
santa Veronica Giuliani,
ANIME
(peccatori salvati dalle pazzie d’amore – anime create da Dio - redenti)
Noi nasciamo dal Cuore di Dio: Veronica ha compreso profondamente che siamo opera Sua, ognuno di noi è unico e irripetibile, oggetto di un amore straordinario da parte di Dio. Rivestendoci di immortalità Egli ha innalzato fino al cielo la nostra dignità.
25- Il Signore mi fece comprendere la sua onnipotenza e in essa mi fece anche capire un po’ di più quanto gli siamo graditi. Egli, con amore ardente, ci vorrebbe tutti per Sè. E, mentre mi dava questo lume sopra il suo amore, pareva che si andasse unendo sempre più con l’anima mia. Mi pareva di stare così vicino al Signore, che, col suo riflesso, provavo gioia di Paradiso. (D I, 261)
26- Adesso, apprendo e conosco che Dio ci creò simili a Lui, perché noi non dovevamo essere di questa terra, ma per il regno del cielo. Noi siamo di Dio, non ci apparteniamo; siamo usciti dalle sue viscere paterne; ci ha dotati d’infiniti doni. Costiamo tanto, quanto è lo stesso Dio. Lui ci ha creati, Lui ci ha redenti col suo prezioso sangue. Oh! quanto è grande questo beneficio della Redenzione! Rinchiude in sè tutti i benefici che Dio ha fatto dal primo istante che creò il mondo, sino a che durerà. Tutti i beni, tutte le grazie, tutti i doni, qualsisia cosa, togliendone il peccato, tutto è frutto del beneficio della Creazione e della Redenzione. Dio ha fatto tutto, in nostro favore. O anima mia, ora, Dio ti manifesta tutto quello che Lui ha fatto per te e per la tua salvezza. Che pensi? Che fai? (D II, 1251-1252)
27- Dico fra me stessa: Peccatori, animatevi, ricorrete a Dio, fate penitenza dei vostri peccati, non dubitate, Dio è tutto pietà, io ne ho fatto l’esperienza per me stessa, che sono la più ingrata creatura che si trovi sopra la terra, eppure Dio benefica copiosamente quest’anima... Non posso dire altro: Dio è pazzo, fa pazzie d’amore; resto anch’io impazzita, attonita per tanto bene. (D V, 133)
Silvia Reali
MARIA SIMMA LE ANIME DEL PURGATORIO MI HANNO DETTO…
Qual è l'efficacia dell'indulgenza plenaria in punto di morte?
Un uomo mi fece chiedere un giorno di sua moglie morta. La risposta fu che quella donna era ancora in purgatorio. Notate che era membro di parecchie confraternite nelle quali si può guadagnare un indulgenza plenaria in punto di morte. Si sarebbe dunque potuto pensare che non fosse più in purgatorio. Domandai ad un'anima com era possibile tal cosa. Ecco la risposta: Per guadagnare comptenamente un'indulgenza per se stessi, bisogna avere l'anima del tutto staccata da ogni attaccamento terreno. Si domanda molto. Prendete, per esempio, una madre di cinque figli sul letto di morte. Ebbene, questa deve dire a Dio: «Voglio ciò che vuoi Tu, vivere o morire, come Tu vuoi». Si domanda molto. Bisogna già essere vissuti in questi sentimenti per potere raggiungere un tal grado di distacco nell'ora della morte. Quando si inganna. Qualcuno fece delle domande concernenti il destino di una persona di cui diede il nome, l'anno di nascita e l'anno di decesso. La risposta: "Essa è ancora in purgatorio". Egli allora mi disse schernendomi: "Questa volta è chiaro che tutto ciò non è che un trucco: questa donna vive ancora. Pensai: "Come può dirmi un’anima che questa persona è ancora in purgatorio?" Andai dal mio direttore spirituale e gli dissi: "Non voglio più domande, c'è qualcosa che non collima". Con calma, tranquillamente, mi rispose: "Quando avrai nuovamente l’occasione di parlare con quell'anima, dille: «In nome di Gesù, ti ordino di dirmi perché mi hai dato una risposta sbagliata, poiché questa persona è ancora in vita». Feci quello che mi fu consigliato e ricevetti la notizia seguente: "Questa risposta non veniva da un'anima del purgatorio". "Da chi dunque?" L'anima rispose: "Era il demonio sotto le apparenze di un'anima del purgatorio. Quando ti si facevano domande in tutta franchezza tu hai ottenuto delle risposte giuste; quando si inganna, allora solamente il demonio ha il potere di immischiarsene". Il curato, a cui riferii queste parole, mi comunicò questa sua riflessione: "Avevo già pensato che il demonio entrasse in questa faccenda; non si può scherzare con tali argomenti. Bisogna attenersi strettamente alla verità. Il demonio è il padre della menzogna; là dove si mente, egli esercita l'impero della sua potenza
Molti vogliono seguire le cose del mondo e avere un atteggiamento religioso. Vi dico subito che non è possibile, perché non si possono servire due padroni.
Messaggio di Nostra Signora Madre Protettrice degli Afflitti alla Vergine Sovrana
15 aprile 2021
"Cari bambini,
Ecco la serva del Signore!
Figli miei, la porta del mio Cuore si apre stasera per riversare su di voi la grazia della grande Misericordia di Dio! Se anche i miei figli apriranno i loro cuori, potrete certamente sentire il movimento della Bontà del Signore nelle vostre vite. La mia presenza in queste terre è per far conoscere agli uomini il grande Amore Divino del mio Gesù. Egli vi ama molto e mi manda in questo umile luogo perché le vostre orecchie sentano la Sacra chiamata di Dio. Fate un breve momento di silenzio, aprendo i vostri cuori alla chiamata di Dio. Il rumore del mondo ti impedisce di sentire la chiamata della Misericordia. Pregate profondamente facendo sentire ai vostri cuori l'abbraccio del mio Gesù. Non voglio mescolare le cose di Dio con le cose del mondo. Molti vogliono seguire le cose del mondo e avere un atteggiamento religioso. Vi dico subito che non è possibile, perché non si possono servire due padroni. Gli uomini hanno una natura peccaminosa, e così il mio avversario sfrutta il punto più debole dell'essere umano. Il nemico ha sempre desiderato prendere il posto di Dio nella vita di tutti i miei figli. Il male non risparmia sforzi per raggiungere i suoi obiettivi. Io stendo le Mie Mani su di voi e il Mio più grande desiderio è di condurre tutti i Miei figli davanti a Cristo. Non voglio obbligarvi, ma vi consiglio di ascoltare la Mia Voce Materna. Sono qui nella speranza di vedere i Miei figli pregare, amare e perdonare. Io porto dal cielo innumerevoli grazie e le faccio cadere sui vostri umili cuori. Io sono qui in questo luogo e lo chiamo sacro perché è stato scelto da mio figlio Gesù. L'ha scelto per proteggervi dalla malvagità del Mio avversario. Il cielo intercede per la pace e per la conversione degli uomini, ma molti cuori si ostinano a rimanere lontani dalla Grazia Divina. Qui sulla terra il tempo della grazia avrà la sua fine. Questo è il momento del tuo ritorno. Che la Grazia di Dio rimanga sempre nelle vostre vite.
Che Dio vi benedica e vi dia la Sua pace! Ti amo! Rimanete tutti nel nome della Santa Trinità".
IL CURATO D'ARS SAN GIOVANNI MARIA BATTISTA VIANNEY
IL CURATO D'ARS
SAN GIOVANNI MARIA BATTISTA VIANNEY
Al Seminario Maggiore di Lione (1813-1814).
Le fortunate vacanze del 1813. - Il Seminario di Sant'Ireneo a Lione. - Una virtù ammirabile. - Una mente ribelle. Licenziato!... - Una visita al noviziato del Frati. - Un esame al presbiterio di Ecully. - La decisione del Vicario generale Courbon.
Giovanni Maria Vianney non era stato molto fortunato a Verrières. La filosofia di ispirazione cartesiana, che allora vi si insegnava secondo il metodo dell'antica Sorbona, l'aveva appena intravvista e gli era sembrata fredda ed insipida; fu quindi ben felice di ritornare ad Ecully, nel mese di luglio del 1813, per rivedere il suo antico maestro, felice lui pure di riabbracciare il suo allievo. Trovandosi insieme, si comunicarono le loro speranze: «La salita al Sacerdozio era dura, ma la meta era sempre più vicina. E qual sollievo in questo pensiero!... tanto più che - lo si sapeva - il ministero delle anime non avrebbe presentato la medesima aridità della scuola e dei libri». Senza frapporre indugio, l'abate Balley pensò di preparare il suo allievo per il seminario maggiore, approfittando subito di queste vacanze, che erano le migliori ed anche le ultime, delle quali avrebbe goduto in vita sua Giovanni Maria Vianney.
Il seminario di Sant'Ireneo, costruito a Lione, sulla piazza Croix-Paquet, ai piedi della Croix-Rousse, durante la rivoluzione era stato successivamente deposito d'armi ed ambulanza militare; ma il 2 novembre 1805 era stato reso alla sua primitiva destinazione 1. Era una casa immensa a tre piani, coi giardini separati da magnifici viali, ombreggiati da tigli 2. Già da due anni la direzione era stata tolta ai Sulpiziani, in esecuzione del decreto 26 dicembre 1811, che li cacciava da Lione dopo di averli privati del governo di tutti i seminari francesi. Le proteste e le suppliche del Cardinal Fesch furono senza eco per lui come per tutti gli altri vescovi: Napoleone era rimasto inflessibile.
I Sulpiziani furono sostituiti da alcuni preti della Diocesi, «ma i cuori, si disse, erano rimasti a quelli» 3. Correvano dei lamenti circa i direttori, che erano troppo giovani, che non avevano esperienza e che erano stati conosciuti sui banchi della scuola. Ma la loro giovinezza non impediva che fossero tutti uomini eminenti. Era superiore l'abate Gardette. Ordinato prete durante il Terrore, era stato poi condotto in arresto nelle dure prigioni di Rochefort. Lo si conosceva per la sua profonda pietà, il carattere un po' rude, - forse perché aveva molto sofferto, - e la meticolosità nell'osservanza della regola; il nuovo direttore era l'ottimo e distinto abate de la Croix d'Azolette, futuro arcivescovo di Auch; professore di Sacra Scrittura e di Liturgia era l'abate Mioland, giovane prete di appena venticinque anni, affabile e cortese, che sarà poi arcivescovo di Tolosa; l'abate Cholleton che insegnava il dogma e l'abate Cattet, che teneva la cattedra di morale, erano appena usciti dal seminario di San Sulpizio di Parigi; fungeva da economo il modesto abate Menaide. Questi professori possedevano una scienza reale e distinta e, per continuare la tradizione dei Sulpiziani, si sforzavano di formare i seminaristi lionesi alla virtù ed alla scienza.
Giovanni Maria Vianney, che entrava a mettersi sotto la loro direzione nel mese di ottobre, vi trovava Marcellino Champagnat, che lo aveva seguito a Sant'Ireneo, Giovanni Claudio Colin, futuro fondatore della Società di Maria, e Ferdinando Donnet, che morirà a 87 anni, cardinale arcivescovo di Bordeaux.
Vi erano nella regola prescrizioni che dovettero dare un po' di fastidio al nostro vecchio studente e nessuno ci disse in che modo sia riuscito a metterle in pratica. L'abate Lyonnet scrive che, «quando il vescovo andava al seminario, non ometteva mai di dare avvisi circa il contegno ecclesiastico, perché voleva che i suoi preti fossero sempre distinti, negli abiti e nel contegno esteriore. Per questo aveva prescritto l'uso della polvere per i capelli, delle fibbie alle scarpe, ed aveva espresso il desiderio che i seminaristi di Lione, almeno quando uscivano in città, portassero il mantello lungo, come i seminaristi di Parigi»4.
I corsi del 1813-1814 si aprirono poco prima della festa di Ognissanti e furono preceduti dai tradizionali esercizi spirituali. Un futuro canonico teologo di Belley, l'abate Giovanni Agostino Pansut, che finiva in quell'anno il suo corso di teologia, aveva conservato fino a tarda età il ricordo di questo compagno, la cui fisionomia lo aveva profondamente colpito. Quantunque già amasse l'ombra ed il silenzio, Giovanni Maria non poteva passare inosservato. Aveva ventisette anni ed il suo viso già dava l'aspetto di un asceta: in più già allora in tutta la sua persona si leggeva il raccoglimento, la modestia, l'abnegazione di sé e la penitenza portata fino al limite estremo. Se i duecentocinquanta studenti, che erano entrati allora a Lione, fossero stati come lui, il seminario di Sant'Ireneo durante le passeggiate e le ricreazioni avrebbe dato l'immagine perfetta di un convento di trappisti 5.
Ma vi furono anche altri testimoni più assidui che poterono contemplare le meraviglie di un'esistenza così edificante. Sant'Ireneo era diventato troppo angusto per potere contenere convenientemente tutti i suoi allievi e molti dovettero essere collocati insieme nelle sale più spaziose. In questo modo lo studente Vianney ebbe come compagni di camera il giovane Bezacier, col quale non era mai stato, e gli abati Declas e Duplay, che aveva già conosciuto a Verrières. A ricordo di quel tempo l'abate Bezacier lasciò la seguente testimonianza: «Giovanni Maria Vianney era di una perfetta regolarità. Dalla camera ove siamo stati posti non si dovevano fare che pochi passi per vedere la sfilata di un reggimento svizzero, al servizio della Francia e udire la sua bella musica, e molti seminaristi cedevano alla tentazione: ma non mi ricordo elle l'abate Vianney si sia mai scomodato per questo» 6.
Più tardi l'abate Declas, divenuto religioso marista, diceva di lui al nipote, abate Stefano Dubouis: «Ebbi occasione di conoscerlo e l'ho trovato un santo» 6
Né si pensi che il contegno di Giovanni Maria Vianney tendesse alla singolarità: al contrario, «non ebbe mai nulla di straordinario nella sua condotta, ma conservò sempre la più grande semplicità».
«Disgraziatamente, - ci dice l'abate Bezacier, - il risultato dei suoi studi era nullo, perché non comprendeva abbastanza. il latino: qualche volta gli diedi delle spiegazioni, che egli però non capiva, e, malgrado questo, sembrava studiasse sempre» 7.
«Noi sapevamo tutti - ha detto l'abate Pansut - ch'egli non aveva fatto studi regolari, e nessuno si faceva meraviglie della sua pratica insufficienza. Se più tardi operò veri prodigi nella direzione delle anime, lo. dovette, oltre che alla sua continuata applicazione, allo straordinario aiuto di Dio, che si compiacque di colmarlo delle sue grazie» 8.
Il superiore, Gardette, si interessò certamente di questo vecchio seminarista che gli era noto per la sua grande pietà ed applicazione e gli assegnò come ripetitore l'abate Giovanni Duplay, che era uno dei migliori della classe; davanti a lui il vecchio scolaro era meno timido, capiva le domande rivoltegli in francese e dava risposte giuste e di buon senso 9.
Anche il professore Mioland, vedendo la sua difficoltà a comprendere, gli usò la carità di dargli qualche lezione a parte, spiegandogli la teologia in un testo francese molto chiaro, il Rituel de Toulon10; e fu in grazia di questo insegnamento che egli poté acquistare al seminario le nozioni sufficienti. Ma siccome la lingua officiale della scuola e degli esami era la lingua latina, per lui i corsi pubblici diventavano inutili11, e si finì per non interrogarlo più, basandosi sulla triste esperienza fatta.
Non tentiamo neppure di immaginare la sofferenza morale del nostro allievo, che si rendeva conto dell'inutilità dei suoi sforzi. Non vi era a Sant'Ireneo nessuno che più di lui desiderasse il sacerdozio, ma anche non vi era nessuno che ne sembrasse più lontano. E quale non fu la sua pena, quando «dopo cinque o sei mesi i direttori, pensando che non avrebbe potuto riuscire, lo pregarono di ritirarsi?» 12.
Licenziato!... lui, le cui reliquie un giorno vedranno inginocchiato sotto la cupola di San Pietro il Sommo Pontefice che le profumerà d’incenso! Questa fu la prova più crudele di tutta la sua vita, e, quando più tardi parlerà delle sue miserie e delle sue difficoltà, non avrà neppure una parola per questo licenziamento.
«Molti suoi condiscepoli furono certo addolorati vedendolo partire dal seminario teologico» 13. Egli ricevette la sua sentenza con umile rassegnazione e senza lamenti. Cinquant'anni più tardi, il Cardinal Donnet, che fu uno dei suoi confidenti in quell'amarissima ora, ci dice: «È rimasto in me profondamente scolpito il ricordo delle parole piene di umiltà e buon senso, che potei intendere da lui in quella circostanza» 14
Che fare? Vedendosi chiusa la porta del Seminario ritornerebbe al mondo, egli, che non aveva altro desiderio che di darsi a Dio? Ricordò che uno dei suoi compagni di infanzia, Giovanni Dumond, il 27 novembre dell'anno antecedente, aveva preso l'abito dei Frati nel convento lionese del Petit Collège, e nell'anima di lui nacque un sogno nuovo: cambiare veste con veste, dare la sua per quella di un fratello laico; e, prima ancora di avere preso consiglio dal suo maestro l'abate Balley, uscito dal seminario, si diresse a quel convento, che è vicino alla primaziale di San Giovanni.
Trovò il suo amico Giovanni Dumond, divenuto ora frate Gerardo e gli confidò l'amaro segreto con queste parole: «Non so abbastanza latino per essere prete e vengo qui per essere fratello laico». Dopo questa visita ritornò al presbiterio di Ecully, col pensiero di rimanervi solo per qualche giorno.
L'abate Balley lo accolse, lasciò che il suo allievo desse sfogo alle lagrime, ne ascoltò le confidenze; ed infine parlò anch'egli, ma per dire a questo giovane che era chiara abbastanza la volontà di Dio che lo chiamava al servizio degli altari: «Scrivi al tuo amico di Lione - conchiuse - e raccomandagli di non parlare con nessuno di quanto gli hai confidato, perché io voglio che tu continui gli studi» 15. Con questa decisione era necessario tentare un ultimo sforzo.
Maestro e scolaro dapprima pregarono insieme, poi ripresero con confidenza i libri, soprattutto il Rituel de Toulon, che veniva spiegato ora in latino ora in francese, perché si riteneva conveniente che Giovanni Maria sapesse tradurre nella lingua della Chiesa almeno le nozioni essenziali. Lo Spirito di Dio, che abitava in quest'anima, avrebbe poi pensato a colmarne le lacune ed a supplire alla pratica insufficienza. In che modo questo sarebbe avvenuto, l'interessato non lo poteva ancora immaginare e ne provava un'intima pena. Fortunatamente, la sua pietà lo sosteneva e Dio medesimo gli veniva in aiuto. Giovanni Maria Vianney dirà un giorno: «Quando studiavo ero oppresso dal dolore e non sapevo più cosa dovessi fare ... Mi ricordo ancora che un giorno ad Ecully, quando passavo vicino alla casa della Bibost, mi si disse come parlandomi all'orecchio: - Sta tranquillo: un giorno sarai prete» 16.
Si avvicinava l'epoca delle ordinazioni, e l'abate Balley fiducioso, lo fece inscrivere per gli esami che si sarebbero tenuti verso la fine di maggio. Presentando il suo protetto, si appoggiava specialmente sulla considerazione che la diocesi di Belley aveva sempre bisogno di preti e che il suo candidato era ormai entrato nel suo ventinovesimo anno: aveva ricevuto la tonsura da tre anni, e, se era lecito avere ancora qualche fiducia in lui, era tempo che lo si ammettesse almeno agli ordini minori: tutte ragioni che gli sembrarono sufficienti perché non dovesse più oltre tardare.
Quindi, tre mesi dopo la sua partenza dal seminario, l'abate Vianney si presentava ancora fra i suoi antichi condiscepoli, ben felici di rivederlo. Seduto all'ultimo posto, egli attese il suo turno; ma, quando fu introdotto nella sala degli esami, vedendo quell'almo consesso di uomini dotti, presieduto dal Vicario generale Bochard, e risultante di quanto la diocesi intera aveva di più distinto per scienza, si turbò, comprese malo il senso delle domande latine, fu incerto e rispose in un modo assai incompleto ...
Ci fu perplessità nella decisione che lo riguardava. Si conosceva la scienza dell'abate Balley, e si ricordava ancora l'elogio che egli aveva fatto della energia e della pietà del suo allievo. Si doveva rimandare definitivamente questo povero seminarista di buona volontà, oppure solamente prolungare ancora la sua attesa? Si credette di declinare ogni responsabilità, in questo caso difficile, e si disse a Vianney che era libero di entrare in un'altra diocesi, se avesse trovato un vescovo benevolo che lo accettasse. Giovanni Maria ritornò al presbiterio di Ecully la sera di quel medesimo giorno, e narrò la sua nuova disastrosa avventura. L'abate Balley intravvide il pericolo che era stato creato da questa decisione ed il giorno seguente si recò a Lione. Prima di presentarsi all'ufficio del Vicario Generale, passò a domandare consiglio a colui che aveva ricevuto le confidenze della prima confessione di Giovanni Maria, e domandò di essere accompagnato da lui. L'abate Groboz, diventato segretario generale dell'Arcivescovado, lo accompagnò volentieri, tanto più che egli medesimo lo aveva interrogato il giorno antecedente. Quando furono in presenza del Vicario Generale, l'abate Balley non ebbe che a ripetere l'elogio del suo allievo, e l'abate Groboz si unì a lui, narrando antiche memorie; insomma, si trattava certo di un seminarista poco istruito; ma anche di uno dei più virtuosi della Diocesi. Il Vicario Generale si lasciò persuadere e promise di studiare di nuovo questo caso, anzi, in seguito all'insistenza dell'abate Balley, accettò di recarsi il giorno seguente al presbiterio di Ecully, col superiore del seminario maggiore e di tentare là un'altra prova: avrebbero così avuto occasione di rivedere il loro antico discepolo un po' più nella intimità.
«Rassicurato da un passo così favorevole, Vianney rispose molto bene alle domande che gli furono poste e si fu contenti di lui». Tale fu la dichiarazione dell'abate Bétemps, canonico di San Giovanni di Lione, vecchio amico dell'abate Balley e che, alla morte di questi, divenne, per alcune settimane, il confessore del nostro Santo 17. L'abate Bochard partì da Ecully favorevolmente disposto, ma la decisione definitiva non dipendeva da lui.
Dopo la sanguinosa battaglia di Lipsia (20 ottobre 1813) i Russi, gli Austriaci, i Tedeschi, gli Svedesi, gli Inglesi e gli spagnoli coalizzati invasero la Francia. Napoleone era vinto e il giorno 11 aprile dell'anno seguente era costretto a firmare la sua abdicazione, intanto che sua madre e lo zio Cardinale cercavano rifugio presso il Pontefice Pio VII. Il governo dell'archidiocesi di Lione, per l'assenza del Cardinale, veniva affidata al primo dei Vicari Generali, Mons. Courbon, al quale perciò spettava di decidere sulla vocazione dell'abate Vianney, ed a lui non si tralasciò di riferire che l'allievo dell'abate Balley non comprendeva se non la lingua materna e non vi era speranza di potere insegnargli il latino.
Il Vicario Generale si sentì portato alla clemenza, riflettendo anche che il suo arcivescovo non era molto meticoloso in queste accettazioni. Nel Natale del 1812, non aveva forse chiamati in massa anche gli allievi del primo corso di teologia, per ordinarli suddiaconi insieme a tutti gli altri che ancora non avevano ricevuto quest'ordine, a fine di sottrarli più facilmente alla coscrizione? 18.
Il Vicario Generale, semplice e bonario, si accontentò di domandare:
- Ma l'abate Vianney ha pietà? Ha devozione alla Madonna e sa recitare bene il Rosario?...
- Oh... questo, sì: è modello di pietà!
- Un modello di pietà! Ebbene, io lo chiamo e la grazia di Dio farà il resto 19.
L'abate Courbon non ebbe mai un'ispirazione migliore...
Canonico FRANCESCO TROCHU
LA FRAMASSONERIA SOTTO IL PRIMO IMPERO
Delasuss, Henri;
Il problema dell'ora presente. Antagonismo tra due civiltà
(I Parte - Guerra alla civiltà cristiana)
CAPITOLO XIV.
LA FRAMASSONERIA SOTTO IL PRIMO IMPERO
Malgrado i suoi sforzi e i suoi successi, la framassoneria non potè ottenere, dagli sconvolgimenti e dai delitti degli ultimi anni del XVIII secolo, quello che ne avea sperato.
Essa volle una rivoluzione totale e in tutto il mondo. Essa volle distruggere tutto l'ordine di cose esistenti, religione, società e proprietà, per sostituirgli lo stato di pura natura. Ma non lo potè.
L'Impero fu una reazione che la Restaurazione accentuò. Ma per questo la massoneria non disparve. Essa ripiegossi sopra sè stessa, per meditare con quali mezzi più lenti e più sicuri potesse giungere a compiere l'opera che Voltaire e Weishaupt le avevano assegnata. Noi dunque la vedremo, sotto i Governi che si succederanno, adoperarsi ad attraversare le loro buone intenzioni ed a paralizzare i loro sforzi nel bene, ed ispirarli e secondarli nel male; infine ad impadronirsi del potere, ed allora continuare apertamente a realizzare i disegni che gli enciclopedisti, i. framassoni e gli illuminati aveano concepito senza poter da principio condurli a buon termine. Di ciò siamo ora testimoni.
La reazione si fece dapprima nell'ordine religioso.
Il cattolicismo non fu potuto soffocare. La sua dottrina e la sua morale non aveano cessato di vivere nel cuore di molti, e il suo culto medesimo d'essere praticato col pericolo della vita. Quando colui che avea concepito il pensiero ed aveva il potere di ristabilire un certo ordine nella società, volle mettersi all'opera, comprese che per rialzare la Francia dalle sue rovine, bisognava necessariamente cominciare dalla ristaurazione del culto. L'avea dimostrato chiaramente Portalis nel discorso che tenne al Corpo legislativo nella seduta del 15 germinale anno X. Ma qual culto? Nessun altro fuori del culto cattolico sarebbe stato accettato, nessun altro avrebbe potuto vivere. Tutti ne erano persuasi, e Napoleone meglio di ogni altro. Ora, il culto cattolico non poteva essere ristaurato che dal Papa; di qui la necessità d'intendersela con lui. Napoleone lo vide, e tosto iniziò quelle trattative che doveano approdare al Concordato del 1801. Ciò nonostante, la framassoneria era sempre là e non rinunciava per nulla al suo progetto di esterminare il cattolicismo e con lui la civiltà cristiana. Noi dunque la rivedremo all'opera, non più coll'impeto del 93, ma con discrezione, lentamente e, com'essa pensava, più sicuramente.(1)
Dal giorno stesso della conclusione del Concordato - non è facile il dire se ciò avvenisse per ispirazione massonica(2) - incominciarono le riserve, e ben presto le riprese dello spirito anticristiano. Dopo un secolo di incessante lavoro, questo spirito è riuscito ai giorni nostri a rassodare quasi tutte le conquiste fatte dalla rivoluzione, e che sotto la pressione dello spirito cattolico era stata costretta di abbandonare.
La religione cattolica ristaurata avrebbe dovuto essere, come altra volta, la religione dello Stato. Sembra anzi che questo pure fosse il pensiero dì Napoleone, fin dall'inizio delle trattative con Pio VII. Egli volea ristabilire l'antico culto nazionale come culto pubblico, come culto dello Stato, pur lasciando agli individui la libertà di praticarne un altro. Ma ben presto il primo Console mutò pensiero; e tutti gli sforzi furono inutili, quelli dello Spina, quelli del Consalvi, quelli dello stesso Pio VII, per farlo ritornare al progetto primitivo, così naturale, così logico, che dovea imporsi ad uno spirito così perspicace come era il suo.
Anche qui non potremmo dire con sicurezza quanta parte, fin da quel momento, abbia avuto sull'animo di Napoleone, quella Contro-Chiesa che abbiam veduto depositarla del pensiero del Rinascimento, e che, da quattro secoli, lavorava indefessamente, e senza scoraggiarsi, a farla trionfare. Quel che sappiamo si è che la storia ha raccolto dalla bocca del card. Pacca, lo scambio di parole fra Volney e Bonaparte, all'indomani della sottoscrizione del Concordato: "Questo è dunque ciò che avete promesso? - Calmatevi. La religione in Francia cova la morte in seno; ne giudicherete fra dieci anni!".
Si deve ad un giudeo del XVIII secolo, a Guglielmo Dohm, il concetto iniziale dell'eguaglianza dei culti. Egli ne fu l'istigatore e il maestro presso i principi del mondo moderno. Era archivista di S. M. il re di Prussia e segretario al Ministero degli esteri quando scriveva, nel 1781, la sua memoria Sulla riforma Politica della condizione degli Ebrei, indirizzata e dedicata a tutti i sovrani.
Egli espone la teoria dello Stato indifferente in religione, neutro, ateo, e, ciò che è più grave, dominatore di tutte le religioni.
"Il grande e nobile ufficio del Governo - egli disse - consiste nell'attenuare i principii esclusivi di tutte queste differenti società, cattolica, luterana, sociniana, maomettana, in guisa che esse non tornino di pregiudizio alla grande società.
"Che il Governo permetta pure a ciascuna di queste piccole società particolari di avere lo spirito di corpo che le è proprio, di conservare eziandio i propri pregiudizi quando siano innocui; ma che si sforzi di ispirare a ciascuno dei suoi membri un più forte motivo di adesione allo Stato; ed avrà raggiunto il grande intento che deve sempre avere in vista quando le qualità di gentiluomo, di contadino, di dotto, di artigiano, di cristiano o di ebreo saranno tutte subordinate a quella di cittadino".
È pure l'idea napoleonica: questo programma tracciato venti anni prima, Napoleone ha voluto attuarlo.
Dopo lunghi dibattiti, egli riuscì ad introdurre nel Concordato, soprattutto negli articoli organici, fraudolentemente aggiunti, un germe il quale non chiedeva che il tempo di svilupparsi per divenire quest'altra costituzione civile del clero che oggi pare quasi compiuta.
Il Concordato dice così: "Il Governo della Repubblica riconosce che la religione cattolica, apostolica e romana, è la religione della grande maggioranza del popolo francese". In queste parole, non vi è che il riconoscimento d'un fatto, d'un fatto che in quel momento avrebbe potuto non essere e che può modificarsi col tempo; non l'affermazione dei diritto che proviene alla Chiesa cattolica dalla sua origine divina, e dalla condizione unica in cui questa origine l'ha posta. Il Concordato, con quelle parole, veniva implicitamente a riconoscere nel protestantismo e nel giudaismo, in proporzione dei cittadini che ne fanno professione, diritti nello Stato simili a quelli del cattolicismo. Ouesti diritti simili divennero ben presto diritti eguali, ed oggi, sono i protestanti e gli ebrei, i quali di fronte ai cattolici restano sempre un piccolo, assai piccolo numero, che godono una condizione privilegiata.
Il Papa, in data 12 maggio 1801, scrisse al primo Console esprimendogli il suo dolore per questa esigenza: "Non vi nasconderemo anzi vi confesseremo schiettamente, che provammo una viva gioia alle prime proposte che ci vennero fatte per il ristabilimento della religione cattolica in Francia; e la dolce speranza che questa religione sarebbe ristabilita nel suo antico splendore come dominante, ci ha fatto vedere col più vivo dolore quel dispiacevole articolo che, nel progetto ufficiale, è stato proposto come la base di tutti gli altri ... Noi non possiamo astenerci dal mettervi sotto gli occhi, ch'essendo posti da Dio alla difesa di questa religione e della sua propagazione ... non possiamo, con un articolo d'una solenne convenzione, sanzionarne la degradazione ... Se la religione cattolica è quella della maggioranza dei Francesi, potete voi dubitare che i loro voti non siano meglio soddisfatti restituendole il suo primiero lustro? Ne sareste voi trattenuto dall'opposizione di pochi in confronto dell'immensa maggioranza? Per cagion loro, priverete voi la Francia e la pubblica autorità dei grandi vantaggi che loro procurerebbe il ristabilimento intiero della religione cattolica?".
Non se ne fece nulla; e il Papa, per evitare un male maggiore, dovette subire la volontà del Bonaparte.
La questione era di capitale importanza. Emilio Ollivier esagera quando dice che questo articolo del Concordato consacrava la separazione della Chiesa dallo Stato, che ora si reclama come se da un secolo non fosse un fatto compiuto. Lungi dal conservare il principio della separazione, il Concordato sanziona l'unione sotto una forma nuova. È vero che la religione cattolica non è più la religione dello Stato. Ma sebbene meno intimo, meno vantaggioso alla Chiesa che l'antico ordine di cose, questo che gli è stato sostituito dal Concordato non è di un'altra natura. Essa conserva collo Stato dei vincoli, e dei vincoli obbligatorii. Il Concordato ha conservato intatti i principii, non ha consacrato la separazione, "il dogma religioso della Rivoluzione francese".
Ma la rivoluzione, che vuole la separazione, che la vorrebbe dappertutto, l'ha preparata fin d'allora per quanto stava in essa.
Gli Stati separati dalla Chiesa, e la Chiesa romana spogliata del suo temporale dominio, ecco le due preoccupazioni più costanti della framassoneria; ecco il doppio oggetto dei suoi sforzi continui. Fa d'uopo che la Chiesa, per esser dominata, sia anzitutto senza alcun appoggio sulla terra.
Gli è a questo scopo che si tentò di abbassare il cattolicismo in Francia al livello d'una religione qualunque, di diminuire il suo prestigio e la sua forza, di umiliare il clero e di paralizzarlo. Egli rientra in Francia, ma non forma più un Ordine nello Stato, non ha più alcun diritto come corpo, non è che un'unione di individui i quali ben presto non saranno distinti dagli altri che per esser le vittime di maggiori affronti e di maggiori oltraggi. Egli non è più proprietario. Si sa quanto la proprietà è necessaria all'indipendenza; il clero non ne avrà più. I suoi beni, benchè i più legittimi, non gli saranno restituiti; sarà ridotto alla condizione di salariato, e non si riterrà una colpa il privarlo ancora del pane per ricordargli la sua servitù. È vero che l'articolo XV del Concordato dice: "Il Governo avrà cura di lasciare ai cattolici la libertà di fare, se lo vogliono, nuove fondazioni in favore delle chiese", e di ricostituire così l'antico patrimonio della Chiesa di Francia. Ma è noto con quale tattica astuta questa libertà è stata ristretta di giorno in giorno, fino al punto che quasi più non esiste.
Al Governo, che si era già assunto di fornire il vitto e l'alloggio al clero, il Concordato accordò ancora la scelta delle persone da elevarsi alle dignità ecclesiastiche: "Il primo Console nominerà nei tre mesi che seguiranno la pubblicazione della Costituzione apostolica, gli arcivescovi e i vescovi che devono governare le diocesi delle nuove circoscrizioni. Parimenti, il primo Console nominerà i nuovi vescovi alle sedi episcopali che in seguito resteranno vacanti. La Sede apostolica darà loro l'istituzione canonica. I vescovi nomineranno i parroci e non sceglieranno che persone gradite al Governo".
In epoche diverse, i Governi si fecero un dovere di religione o di onestà pubblica di scegliere i più degni; ma, in altri momenti, di partito preso, elessero degl'incapaci ed ancora degl'indegni. Ne diede l'esempio Napoleone. Egli impose al cardinal Caprara ben quindici vescovi costituzionali. Più tardi, egli cercò il modo di far senza l'istituzione canonica. A questo scopo egli convocò un Concilio nazionale; ma non potè riuscire nell'intento. Il che avrebbe significato non solo la dipendenza e peggio il servaggio del clero, ma, addirittura, lo scisma.
Accanto al clero secolare, vi è nella Chiesa il clero regolare. Quest'ultimo poteva trovare nella sua propria costituzione delle condizioni d'indipendenza rifiutate al primo. Perciò Bonaparte si guardò bene di permettere agli Ordini di ricostituirsi. Il decreto del 22 giugno 1804 dichiarò sciolta l'associazione dei Padri della Fede, e "tutte le altre congregazioni o associazioni costituite sotto pretesto di religione e non autorizzate". Inoltre, egli stabilì che: "Nessuna congregazione o associazione di uomini o di donne potrà formarsi in avvenire, sotto pretesto di religione, a meno che non sia stata formalmente autorizzata da un decreto imperiale". Bonaparte diceva d'altronde e ripeteva che non voleva punto saperne di congregazioni inutili, che non eravi a temere ch'egli ristabilisse i frati.(3)
Rispetto al clero secolare, Bonaparte sta sull'attenti che il suo reclutamento non si compia facilmente: non è mestieri che i preti siano numerosi. Trentasettemila e quattrocento curati sono istituiti all'indomani del Concordato; ma il Bonaparte dichiara di non essere obbligato per questo trattato di retribuire che i curati-decani, in numero di tremila e quattrocento. Cionondimeno egli accorda cinquecento franchi ai ventiquattromila vice-curati. Gli altri diecimila, come tutti i vicari, resteranno a carico dei comuni, che generalmente sono troppo poveri o troppo tassati per poter dar loro i mezzi di vivere. Per la qual cosa Roederer, uno dei presidenti dei Consiglio di Stato disse: "I vice-curati non hanno ancora potuto ottenere nulla di quanto era stato loro fissato in nessun comune. I contadini insistettero per avere la loro messa e il loro servizio domenicale come per il passato, ma pagare è ben altra cosa".(4) E questo non incoraggiava certo le vocazioni. Queste non bastano più a riempire i vuoti che la morte moltiplica fra i vecchi ritornati dall'esilio, ed i vescovi sono obbligati, prima di procedere ad un'ordinazione, di mandare a Parigi la lista di quelli ai quali vogliono conferire gli ordini sacri.(5)
Ma vi è di più. Napoleone vuole sorvegliare e dirigere l'insegnamento dei seminari. "Non bisogna - egli dice - abbandonare all'ignoranza e al fanatismo la cura di formare i giovani preti ... Vi sono tre o quattromila curati o vicari, figli dell'ignoranza, e pericolosi per il loro fanatismo e per le loro passioni. Fa d'uopo preparar loro successori più istruiti, istituendo, sotto il titolo di seminari, scuole speciali dipendenti dallo Stato, presiedute da professori istruiti, devoti al Governo e tolleranti. Questi non si limiteranno ad insegnare la teologia, ma vi aggiungeranno una specie di filosofia ed un'onesta mondanità".(6) Noi vedremo ricomparire più tardi queste idee d'insegnare nei seminari una certa filosofia, di insinuarvi una certa mondanità e di preparare i giovani sacerdoti ad essere amici della tolleranza.
Napoleone voleva nel tempo stesso aver mano libera nel culto. Nei negoziati che precedettero la sottoscrizione del Concordato, il Papa reclamava che fosse riconosciuta la libertà della religione e l'esercizio pubblico del suo culto. Questo esercizio era stato proscritto dalla Rivoluzione; premeva che fosse formalmente affermato nel Concordato che queste leggi tiranniche erano già abrogate. Questo punto diede luogo alle più penose discussioni. "A forza d'indicibili fatiche, di patimenti e d'angoscie d'ogni fatta - narra il Consalvi - venne finalmente il giorno in cui sembrava raggiunta la mèta desiderata". Egli aveva fatto riconoscere nell'articolo I della convenzione, la libertà e la pubblicità del culto cattolico. Al momento in cui stava per firmarlo, si accorse che si era sostituito, a sua insaputa, un testo del tutto diverso da quello convenuto. Si dovè ricominciare da capo, e di qui nuove discussioni e negoziati. Il Consalvi, a questa frase: "La religione cattolica, apostolica, romana, sarà liberamente professata in Francia", voleva si aggiungessero queste parole: "Il suo culto sarà pubblico". I commissari francesi aveano ordine di esigere questa aggiunta: "conformandosi ai regolamenti di polizia". Il Consalvi vi presentì un'insidia, e non s'ingannava punto. Quest'insidia, erano gli articoli organici, che il Governo teneva in riserbo e dei quali mai non si era fatto cenno nel corso delle trattative. La Santa Sede protestò solennemente contro questo atto extra-diplomatico. Gli articoli organici vennere mantenuti; furono presentati come tutt'uno col Concordato. Si conosce l'abuso che se ne fece nel corso del secolo XIX, l'abuso di gran lunga maggiore che se ne fa ai dì nostri. I regolamenti di polizia hanno invaso tutto; il sindaco del più umile villaggio ha facoltà di formularne a suo talento. Ben presto il culto pubblico non esisterà più che come un ricordo. Non solo ogni manifestazione, ma perfino ogni segno esteriore di religione finirà per esser interdetto sotto il bel pretesto che non si deve attentare alla coscienza dei liberi pensatori.
La Chiesa non può essere ridotta intieramente alla schiavitù finchè il Papa è libero, e perciò la framassoneria niente chiederà e cercherà con maggiore perseveranza quanto l'abolizione del potere temporale dei Papi, necessario alla loro indipendenza.
Fu sotto l'ispirazione di essa, o per impulso della propria ambizione che Napoleone I tentò di fare del Papa un suo vassallo? Egli non era ancora che il general Bonaparte, che comandava l'esercito in Italia, quando dopo la capitolazione di Mantova sì recò a Bologna per imporvi, disse Thiers: "la legge al Papa". Di là egli scrisse a Joubert: "Io sto trattando con questa pretaglia, e, per questa volta, S. Pietro salverà ancora la capitale cedendo a noi i suoi Stati più belli". All'indomani scriveva al Direttorio: "La mia opinione è che Roma, una volta privata di Bologna, di Ferrara, della Romagna, e di trenta milioni che le togliamo, non possa più sussistere: questa macchina si scomporrà da sè sola". In questa lettera si trova la prima rivelazione diplomatica dell'idea napoleonica, che vedremo sì bene proseguita da Napoleone I, poi da Napoleone III, idea identica all'idea massonica. Il 22 settembre avuto sentore della malattia del Papa, ordinava a suo fratello Giuseppe, "se il Papa morisse, di usare ogni mezzo per impedire che se ne creasse un altro e per suscitare una rivoluzione". Thiers ci dà in questa occasione la ragione ultima di tutto ciò che si fece da un secolo contro il Papato: "Il Direttorio vedeva nel Papa il capo spirituale del partito nemico della Rivoluzione", vale a dire della civiltà pagana. Ecco perchè il Direttorio e il suo generale volevano che non ci fosse più Papa. Nel Memoriale di Sant'Elena, Napoleone espone chiaramente questa idea fondamentale della massoneria, e come da principio egli avea pensato di realizzarla. Parlando dei suoi proclami ai mussulmani, egli dice: "Non era che ciarlatanismo, ma del più alto ... Vedete le conseguenze: io prendeva l'Europa a rovescio; la vecchia civiltà restava bloccata, e chi avrebbe pensato allora di turbare il corso dei destini della nostra Francia e della rigenerazione del secolo?".(7) Annientare la vecchia civiltà, la civiltà cristiana rigenerare il secolo alla pagana, e ciò per mezzo della Francia, ecco la parola che fa conoscere a fondo la storia contemporanea.
Si dimanderà, se questo era il pensiero di Napoleone, perchè ristabilì egli il culto cattolico in Francia? Egli lo spiega nel suo Memoriale: "Quando io rialzerò gli altari - aveva detto - quando proteggerò i ministri della religione come meritano d'essere trattati in ogni paese, il Papa farà quello ch'io gli dimanderò; egli calmerà gli spiriti, li riunirà nelle sue mani e li metterà nelle mie". Ed altrove: "Col cattolicismo io raggiungerò più sicuramente tutti i miei grandi risultati ... All'interno, in casa nostra, i più assorbivano i meno (protestanti ed ebrei) ed io mi proponeva di trattare costoro con una tale eguaglianza che ben presto non si conoscerebbe fra loro alcuna differenza. (In altri termini io arriverò a far regnare l'indifferenza in materia religiosa). All'estero, il cattolicismo mi conservava il Papa, e colla mia influenza e colle mie forze in Italia, io non disperava, presto o tardi, con un mezzo o con un altro, di finire per avere la direzione di questo Papa, e quindi quale influenza e qual credito sul resto del mondo!".(8) Noi vedremo l'Alta Vendita prendere la continuazione di quest'idea e sforzarsi di condurla ad effetto.
Giunto sul trono imperiale, Napoleone non perdette di vista il suo progetto. Sappiamo quello ch'egli fece per confondere nella mente del popolo la vera religione colle eresie, mettendo tutto sullo stesso livello, ciò che fece per giungere a sopprimere a poco a poco ogni culto esteriore, per fare del clero un corpo di funzionari, ed a far senza del Papa nell'istituzione canonica dei vescovi. Tutto ciò non poteva durare, se non riusciva a togliere al Papa la sua indipendenza. Napoleone vi si adoperò a tutto potere. Il 13 febbraio 1806, scriveva a Pio VII: "Vostra Santità è sovrano a Roma, ma io ne sono l'imperatore". Due anni più tardi il generale Miollis s'impadronisce della Città Eterna, e, il 10 giugno, Napoleone pubblica un decreto che riunisce tutti gli Stati del Papa all'impero francese. Il 6 luglio, Pio VII è rapito dal Quirinale, mentre i cardinali sono internati a Parigi o chiusi nelle prigioni dello Stato. Prigioniero egli stesso, il dolce vegliardo, sostenne il doppio assalto della violenza e dell'astuzia che gli si fece per ottenere l'annullamento del Concordato del 1801 e fargliene sottoscrivere un altro in cui gli s'imponeva l'abbandono quasi completo della sua giurisdizione sulla Chiesa di Francia.
Nel Memoriale di Sant'Elena,(9) Napoleone dice che distruggendo così il potere temporale dei Papi egli avea "ben altre viste". Parlando della proposta che avea fatto di un altro Concordato, "io avea il mio scopo - disse - ed egli non lo conosceva"; e, dopo che la firma fu strappata alla debolezza d'un vecchio esausto di forze e terrorizzato, tutti i miei grandi progetti - esclama - si erano compiuti sotto la dissimulazione e il mistero ... Io avrei ingrandito il Papa oltre misura, lo avrei circondato di pompe e di onori, ne avrei fatto un idolo; s'egli fosse rimasto presso di me, Parigi sarebbe divenuta la capitale del mondo cristiano, ed io avrei governato il mondo religioso come il mondo politico". Per poter dirigere il mondo religioso nelle vie che doveano condurre alla "rigenerazione del secolo", non era tanto necessario d'impadronirsi della direzione delle intelligenze, quanto di ridurre il Papa allo stato d'idolo. Napoleone ben lo comprendeva, ed è perciò che istituì l'Università e le diede il monopolio dell'insegnamento. Il massone Fontanes, futuro rettore magnifico dell'Università, interrogato sulla nota di Champagny che avea conchiuso per la ricostituzione dell'Oratorio, dell'Ordine dei Benedettini di S. Mauro e delle congregazioni della Dottrina cristiana, rispose come dicono gli attuali nostri padroni: Nell'insegnamento, come in tutte le cose, è necessaria l'unità di veduta e di governo. La Francia ha bisogno d'una sola Università, e l'Università d'un solo capo". "Così è - replicò il dittatore - voi mi avete compreso". E il massone Fourcroy presentò al Corpo legislativo, nel 6 maggio 1806, un progetto di legge così concepito:
"Art. 1°. Sarà istituito, sotto il nome di Università imperiale, un corpo incaricato esclusivamente dell'insegnamento e dell'educaziona pubblica in tutto l'Impero".
Nella sua opera L'Instruction publique et la Révolution, Duruy loda Napoleone d'avere, coll'istituzione dell'Università, salvata la Rivoluzione e lo spirito rivoluzionario. "Quale meravigliosa creazione questa Università di Francia col suo rettor magnifico, col suo consiglio, co' suoi ispettori generali, co' suoi gradi e colla sua potente gerarchia! che lampo di genio d'aver compreso non essere che una grande corporazione laica che potesse disputare le giovani generazioni agli avanzi delle vecchie corporazioni insegnanti e soprattutto al loro spirito ! Prima del 18 brumaio, si poteva già prevedere il momento in cui la reazione avrebbe riguadagnato nel dominio dell'insegnamento tutto il terreno perduto dal 1789.
Grave pericolo e che non tendeva a niente meno che a mettere in questione, in un assai prossimo avvenire, i principii di tolleranza e d'eguaglianza la cui conquista era stata lo scopo di tanti sforzi e che son rimasti la scusa di tanti eccessi ... Dopo aver raffermato il presente alla Rivoluzione mercè il Codice civile e il Concordato, le assicurava l'avvenire mercè l'educazione. Di tutti i servigi che Napoleone ha resi, io non ne conosco uno più memorando di quello d'avere strappato l'insegnamento ai peggiori nemici del nuovo Governo per affidarlo ad un corpo profondamente imbevuto delle idee moderne".
Che tali sieno stati i pensieri e i disegni di Napoleone, l'affermò egli stesso in termini equivalenti. La sera in cui fu assassinato il duca d'Enghien, Napoleone disse a' suoi famigliari: "Si vuole distruggere la Rivoluzione. Io la difenderò, poichè io sono la Rivoluzione, io, io".(10)
E Napoleone III, interpretando fedelmente questo pensiero nella sua opera Les idées napoléoniennes, rese a suo zio questa testimonianza: "La Rivoluzione morente, ma non vinta, avea trasmesso a Napoleone le sue ultime volontà. Illumina le nazioni - gli deve aver detto - afferma sopra solide basi i principali risultati dei nostri sforzi: fa in largo quello che io dovetti fare in profondità. Sii per l'Europa ciò che io fui per la Francia. Questa grande missione Napoleone l'eseguì sino alla fine".(11)
Difatti, dovunque Napoleone portava le sue armi, vi portava altresì quello che era stato fatto in Francia. Egli stabiliva l'eguaglianza dei culti, uno dei principali risultati presi di mira ed ottenuti dalla setta che ha fatto la Rivoluzione. "Avvi una religione universale - disse il Bulletin du GrandOrient (luglio 1856, p. 172) - che racchiude in sè tutte le religioni particolari del globo: è questa religione che noi professiamo; è questa religione universale che professa il Governo quando proclama la libertà dei culti". Non si è dunque ingannato Pio VII quando diceva nella sua Enciclica del 22 marzo 1808: "Sotto questa eguale protezione di tutti i culti si nasconde e si dissimula la persecuzione più pericolosa e più astuta che si possa immaginare contro la Chiesa di Gesù Cristo, e sgraziatamente la meglio concertata per gettarvi la confusione, anzi per distruggerla, se fosse possibile che le forze e le insidie dell'inferno possano mai prevalere contro di essa".
Napoleone, mentre era intento a stabilire l'eguaglianza dei culti dovunque portava le sue armi, cacciava in pari tempo i religiosi dalle loro case e vendeva i beni ecclesiastici; e per cangiare l'ordine sociale come l'ordine religioso, imponeva la ripartizione forzosa delle successioni, aboliva le corporazioni operaie, metteva sossopra le provincie, distruggeva le libertà locali e rovesciava le dinastie nazionali. In una parola, egli annientava l'antico ordine di cose per istabilirne uno nuovo, facea di tutto per sostituire alla civiltà cristiana, una civiltà della quale i dogmi rivoluzionari sarebbero stati il fondamento e il principio.
SCHIERATEVI DALLA PARTE DEL CIELO, O UOMINI! SE MAI AVETE CREDUTO IN ME, BENE! … QUESTA È L’ORA DI FARLO! SALVATEVI O UOMINI, … SALVATEVI!
Carbonia 22.04.2021
Dio Padre, l’Onnipotente Jahwè guarda il suo popolo che si abbandona a morire nella schiavitù di Satana.
Popolo mio, popolo infedele, perché non ti ravvedi e torni al tuo Creatore?
Vuoi perire calpestato come un verme,
o vuoi essere un vittorioso soldato di Dio?
Ti ho dato le armi per combattere questa situazione infernale, ma tu, amato mio, popolo ingrato, non Mi ascolti, preferisci le frustate del demonio più che seguire i miei appelli. Se non ti sollevi ora non potrai più farlo, la tua schiavitù sarà irrevocabile.
Avanti! … prendi coraggio, o uomo, vieni a servire il tuo Dio, il tuo Creatore, rinuncia a Satana, apri il tuo cuore al tuo Creatore affinché Egli possa forgiarti a Sé e darti forza e vittoria.
Miei amati figli, non state seguendo la Mia Voce, siete spavaldi, privi di ogni sentimento d’amore per Me vostro Dio Amore, sognate la libertà ma di questo passo non l’avrete mai!
State chinando il capo alla Bestia!
State facendo il suo gioco!
Siete dei poveri illusi!
Bevete il suo calice!
Basta figli miei, basta! Aprite i vostri occhi, dite no a questa dittatura malvagia, è Satana che vi gioca, vi vuole segregare a sé nel suo maledetto Inferno.
Credete ai miei appelli, convertitevi! Tornate a Me in fretta! Figli miei, non avete più molto tempo, la corda sta per spezzarsi, tutto andrà a fuoco, … se non Mi ascolterete finirete diritti all’Inferno: anelate forse a questo? Vi state spianando la strada per cadervi dentro!
L’Arcangelo Michele, è pronto ad intervenire con il mio Esercito Celeste per il combattimento finale. Schieratevi dalla parte del Cielo o uomini, se mai avete creduto in Me, Bene! … questa è l’ora di farlo! SALVATEVI O UOMINI, … SALVATEVI!
Non appena si avvertirà il suono del corno, porterò tutti i Miei figli nei miei rifugi dove troveranno ogni conforto, lontano dalla distruzione che verrà sulla Terra.
Miserum est! … Addio!
Figli miei, o voi che avete creduto in Me, che Mi avete servito in fedeltà e amore, sarete presto innalzati a Me e godrete di Me per l’eternità. Amen
Il vostro sacrificio, figli miei, sarà una torre di forza per tutti coloro che rifiutano di accettare la luce in questi giorni bui
26 dicembre 1970 - Vigilia della Sacra Famiglia
Poco prima dell'inizio della veglia della vigilia della Sacra Famiglia, il 26 dicembre 1970, la nostra Madre ha incaricato Veronica di scrivere questo messaggio poetico per tutte le anime amorevoli del giardino delle anime di Dio sulla terra che partecipano alle veglie di riparazione nel Santuario:
Maria, custode dei fiori
In un giardino di anime sta una Signora così bella,
Ella accarezza ogni petalo che diventa debole per la disperazione,
soffia la forza su di loro, porta l'acqua della vita,
Nutre le piante che si sono indebolite a causa della continua lotta della terra.
I fiori si diffondono in colori profusi,
Ogni bocciolo è una bella promessa di un uso celeste.
Tenere mani prendono il gambo piegato e indebolito dal volo
Dall'oscurità della terra che ha chiuso la luce.
Gira il petalo in fiore con mani morbide e tenere
Per affrontare la luce che risplende dalla Sua terra.
Cosparge di polvere di stelle per coprire i fiori con grazia
Mentre crescono sul sentiero che porta dritto al luogo
Dove la più bella dei fiori siede accanto a Suo Figlio
Mentre Lei vi accoglie tutti da una missione ben fatta!
La Madonna - "Il vostro sacrificio, figli miei, sarà una torre di forza per tutti coloro che rifiutano di accettare la luce in questi giorni bui. Mentre voi rifiutate tutte le comodità del corpo, Noi guardiamo i cuori caldi. Il vostro esempio sarà il faro, perché essi hanno chiuso le orecchie alla verità e rimangono accecati dagli interessi e dai piaceri del mondo.
"È triste vedere, figli miei, che la luce ha lasciato molte case. I bambini camminano nelle tenebre. Mio Figlio deve per forza ammonirvi con mano forte? Tanti buoni dovranno poi soffrire insieme a loro. Lo ripeto di nuovo: il castigo che vi sarà inflitto per la disobbedienza e l'allontanamento da Dio sarà più di quanto le vostre menti umane possano concepire".
Onde enormi sulla costa orientale
Veronica - Ho visto grandi onde oceaniche, estremamente alte, almeno dodici piedi, lungo tutta la costa. Sembrava una mappa della East Coast, i nostri Stati Uniti. Le enormi onde si alzavano molto in alto. Grandi buchi e ampie crepe apparvero nella terra. Potevo vedere alti edifici che sembravano cadere in questi buchi. Era molto spaventoso!
La Madonna - "Figlia mia, il mio cuore è triste. Guardo nelle case e vedo il buio dentro, perché i bambini non sentono più l'amore e il rispetto per i loro genitori e per gli altri. È già un modo di vivere. Il più nero dei peccati è entrato nelle case.
"Madri, come osate cadere nel vostro dovere di genitori! Portate i vostri figli al macello! Come osate venir meno al vostro dovere di genitori! E quando cadrete nel vostro dovere di genitori resterete all'inferno per sempre.
"Rinnegate il vostro Dio perché il castigo non è ancora arrivato su di voi? È solo perché Egli è paziente e non si preoccupa di vedere un solo figlio perduto per Lui che il castigo che voi meritate è stato tenuto in sospeso. Ma ogni giorno che continui senza penitenza ed espiazione, ti avvicina alla fine.
"Sì, figlia mia, hai ragione di temere; ma non per quello che può accadere in questo mondo, ma per quello che sarà la tua sorte quando passerai al Regno. Dio guarderà nei vostri cuori e sarete giudicati, non secondo il modo o gli standard del mondo per giudicare, ma il quadro completo. Egli vedrà nel vostro cuore.
"Il vostro paese non può concepire né aspettarsi la vendetta di un Padre arrabbiato! [La Madonna pianse amaramente].
"La Mia voce diventa debole, bambina, piange, ma diventa debole. Per quanto tempo devo versare le mie lacrime per un mondo indifferente? Per quanto tempo devo preoccuparmi per un mondo che si preoccupa delle cose di satana? Ogni persona avrà paura; e i buoni soffriranno, perché temeranno la dannazione che li aspetta per coloro che scelgono di perdere la via.
"Pentitevi ora, mentre siete ancora in tempo! Fate sacrifici e riparazioni per il Suo cuore maltrattato che è già troppo distrutto dai peccati di un mondo indifferente.
"La scelta è sempre stata vostra: il regno di satana o il regno di mio Figlio. Noi ti vogliamo con Noi. Non allontanatevi dalle Nostre suppliche e prendete la via di satana, perché egli sta aspettando di radunarvi nel suo regno dei fuochi.
"Perseverate, figli miei. Accettate il disprezzo del mondo, perché la vostra ricompensa per questa sofferenza sarà più grande di tutti i coltelli che vi lacerano il cuore in questa Missione dal Cielo.
Sacerdoti confusi
"Pregate sempre per i vostri sacerdoti, i vostri pastori, che ora sono confusi. È una via di satana, questa confusione, perché gli uomini diventano deboli per la confusione. Aumentate il numero dei vostri Rosari, perché essi tratterranno sempre le tenebre. Le grazie di cui avrete bisogno verranno dal Padre a causa del Suo grande amore per questo mondo che si oscura.
"Vi amo tutti, figli miei. Mio Figlio spera, ma è in grande disperazione. Pregate, figli miei, pregate sempre. Ricordatevi del vostro rosario.
"Io vi benedico, Mio Figlio vi benedice con la luce del cielo".
"Portate la vostra croce, figli miei. Non lasciatevi influenzare dalle derisioni e dagli insulti che riceverete quando difenderete Mio Figlio. Noi saremo sempre con voi, quindi affrontate il mondo con la Sua croce in mano. Non sarà una missione facile, ma il risultato finale supererà di gran lunga tutte le più grandi gioie delle aspettative.
"Sì, ti odieranno, come hanno odiato Mio Figlio quando ha portato la parola. Rideranno di te come ridevano di Lui. Preparati per questa pesante croce".











