sabato 31 agosto 2019

IN ADORAZIONE



-Testimonianza di Catalina RIVAS-


LE PROVE DELLA SUA PRESENZA

Abbiamo avuto l’opportunità di andare a predicare in un Carcere di Massima Sicurezza e, all’uscita, la Guardia che ci accompagnava mi disse:
“Grazie di essere venuta, Signora.
Dio voglia che le sue parole siano giunte ai Reclusi, perché ne hanno veramente bisogno!”.
Gli chiesi come gli erano sembrate le mie parole.
Rispose:
“Certamente buone, ma lei stava predicando ai Reclusi della Casa Circondariale Penale e non a noi!”.
Gli risposi che avevo predicato l’Amore di Gesù a tutti quelli che mi ascoltavano e che lui e le altre Guardie avevano bisogno di quell’Amore, esattamente come i Carcerati; che noi tutti abbiamo bisogno del Vangelo e dell'Amore di Dio e che questi benefici non si trovano in nessuna altra parte e in nessuna altra persona.
Era un Giovedì Santo.
Quella sera, Gesù si era prodigato, pieno di Misericordia, nel padiglione dei “puniti”, dove molti avevano paura di entrare.
Noi abbiamo sentito che Gesù stesso ci aveva aperto la sbarra per giungervi e che Egli era il nostro Anfitrione (Padrone di casa).
Ed è stato così, poiché ci furono molte Confessioni.
Il mio Direttore Spirituale confessava, mentre un coro si alternava tra le mie prediche e le preghiere.
Dalle cinque del pomeriggio alle dieci di sera, erano passati dal Confessionale tanti uomini rudi, gioendo in un modo indimenticabile del cambiamento che si sperimenta quando si ritorna alla vita, dopo venti o cinquant'anni di morte spirituale.
Avevano ottenuto una nuova matricola sul  loro petto:  invece di  un numero,  ora avevano stampata la parola “Perdonato”.
Davanti a Gesù, nel grazioso Ostensorio della Cappella, stavo ricordando quel giorno e quelle persone; mi chiedevo come si fosse sentito Gesù il “Giovedì Santo”, allora e ogni anno… e che cosa avesse provato mentre lavava i piedi ai suoi Discepoli!

“Figlia cara, voglio che rimangano fissati, nella tua memoria e scolpiti nel tuo cuore, tutti i dettagli della scena che rivivo, ora, davanti ai tuoi occhi.
Quel  “Giovedì”  erano  tutti  pieni  di  entusiasmo: conoscevo  a  fondo  quegli  uomini,  ai  piedi  dei  quali  Mi  sono inginocchiato e leggevo nel loro cuore, senza avere bisogno di essere informato da loro sul segreto delle loro Anime.
Non ignoravo, in particolare, che uno di loro ordiva un “Progetto Satanico” e si preparava contro di Me, come l’animale che, rabbioso, morde la mano del padrone, che gli dà da mangiare”.

Mi strinsi la testa tra le mani, singhiozzando per la tristezza che sentivo nella Voce del Signore.
Quando tornai a guardare, vidi Gesù e alcuni uomini (i suoi Apostoli), seduti al tavola.
Gesù si alzò e, togliendosi il mantello, rimase con una Tunica bianca.
Prese un asciugamano e se lo legò intorno alla vita.
Già in altre occasioni, il Signore mi aveva fatto il regalo immenso di permettermi di contemplare scene come questa, ma sempre con una sfumatura diversa, qualcosa di differente da quanto stavo vedendo ora.
In questa occasione, mi colpì il fatto di vederLo vestito in modo così semplice, senza il suo bel Manto.
Gesù continuò a raccontarmi:

“Era il vestito di un servo, di uno qualsiasi della Razza d'Israele, poiché questa era esentata da tale servizio.
Detenevo  nelle  mie  Mani  il  Potere  Sovrano, quell’Autorità  Universale  che  il  Padre,  nella  sua  Bontà, Mi  aveva comunicato.
In quel preciso momento, il mio Sguardo li penetrò e volle prevenire la crisi che avrebbe scosso la generosità dei miei Apostoli.
Erano tutti infuocati,  infiammati e promisero di seguirMi fino ala morte, ma gli entusiasmi dello Spirito non sopprimono la debolezza della carne ed Io conoscevo l’avvenire.
Tutta la mia Vita umana racchiude un Mistero: Io passavo la mia Esistenza amando i Miei.
Il Figlio, Esegeta (Interprete) di Dio, realizzava così, come Uomo e per gli Uomini, la definizione del Padre: “Dio è Amore”.
È per questo che voi dovete cercare, nel mio Cuore, il senso e l’importanza di questa Ora Suprema: Io, che avevo speso la mia Vita, amando, vi riservavo una Testimonianza Suprema della mia Carità, il culmine dell’Amore alla fine della mia Esistenza!
Sperimentai, allora, con una Forza straordinaria, il Sentimento che provò la tua amata mamma e tutti quelli che se ne  vanno in Grazia, sapendo che la vita è soltanto un passaggio verso la Casa del Padre e che la prospettiva della separazione ravviva l’affetto verso coloro che se ne vanno da parte di quelli che restano.
Figli miei, chiedete che Io vi addestri e vi rivesta della mia Grandezza di Uomo-Dio e con le Mie umiliazioni, scelte volontariamente, affinché, almeno nella vostra piccolezza umana, riusciate a scendere dal vostro piedistallo di miseria e a servire i vostri fratelli.
Non sono chiusi i Tabernacoli, sono chiusi i vostri cuori!
Troppo pochi riescono a capire come Io, che sto nascosto e rinchiuso, ho la libertà di manifestarMi, di farMi sentire vivo, lì, nell’Ostia, che ognuno di quei Tabernacoli racchiude.
La mia Presenza può essere notata, se si tiene sgombra la mente, il cuore e l’Anima.
Chi accorre così, davanti a Me, riceve prove della mia Presenza Eucaristica, poiché suscito questo meraviglioso prodigio, proprio per avvicinarMi a voi, per accogliervi, per consolare chi soffre per la vita che passa”.

Che duri di comprendonio sono gli Uomini e le Donne nel non pensare a tutto questo!
Nel momento in cui Gesù sta per andare ad offrirsi alla Volontà del Padre, per salvarci, sapendo tutto ciò che Era dall’Eternità, nel Presente e ciò che sarebbe stato nei Secoli dei Secoli, dopo la sua Resurrezione e Ascensione al Cielo, il suo Amore giunge al culmine e lo esprime, non abbracciando i suoi Discepoli, ma lavando i loro piedi e asciugandoli con l'asciugamano con cui si era cinto i fianchi.
Continuò il Signore, dicendo:

“E dirai al mio Popolo che preghino per le loro Autorità, in modo speciale per le Autorità della Chiesa, che i Potenti  cerchino, con la più grande avidità, onori e gloria, che  gli Uomini corrano dietro ai titoli,  per farsi chiamare “Benefattori” o “Salvatori” e che i Governanti impongano il loro Potere ai Cittadini sudditi: è ciò che normalmente l’uomo si aspetta, perché queste sono glorie che vengono dal Mondo.
Ma, all'interno della mia Chiesa, tra le Comunità Ecclesiali, non dovrebbe mai succedere questo.
Le Autorità Ecclesiastiche devono assolutamente piegarsi al loro dovere, per compiere esclusivamente il desiderio della Gloria di Dio.
La Transustanziazione (trasformazione del pane e del vino in Corpo e Sangue di Cristo) è un prodigio non illusorio: è un prodigio che permane.
Siete voi che Mi chiamate, sono Io che Mi partecipo completamente e non è solamente un pane benedetto!
Non si transustanzia nulla, se il pane resta solo pane, poiché in questo modo non ci sarebbe cambiamento di sostanza.
Ho detto:
“È il mio Corpo” - e questa affermazione ha la Forza della mia Onnipotenza, se viene pronunciata dai miei veri Ministri.
Poveri e infelici quei Ministri che mettono in dubbio le mie Parole e fanno tanto danno alle Anime…
Io perdo Sangue, visibilmente, in molte Ostie, davanti ai loro occhi, perché abbiano la certezza che i Miracoli continuano a compiersi dinnanzi alla loro incredulità, oggi come ieri o più di ieri…Dovrà, forse, l’asino umiliare nuovamente l’Essere Umano, inginocchiandosi davanti alla mia Presenza Eucaristica? (*)
Spiega  loro  che  Io  Mi  sforzo,  con  tutti  i  mezzi,  per  strappare  dalle  grinfie  del  mio  Avversario  un’Anima  già  compromessa.
Che sto lottando, instancabilmente fino alla fine, manifestando all’Anima una estrema delicatezza ed una pazienza senza limiti.
Le faccio sapere, esternamente e nel suo interno, che nulla Mi sfugge del dramma che si svolge nel suo cuore o nella sua mente, nella sua Anima o nei suoi sensi.
Tutto Io metto da parte e chiedo solo ciò che è meno disposta a darMi: la sua volontà”.

(*) - Sentendo che Gesù mi parlava di un asino e non sapendo affatto a cosa si riferisse, consultai un Teologo, il quale mi spiegò che si trattava di un episodio della vita di Sant’Antonio da Padova, che sicuramente è molto conosciuto da tutti i Sacerdoti e Religiosi, ma non dalla maggioranza dei laici o, almeno, da quei laici ai quali il Signore vuol far pervenire questo “libretto”.
Ritengo, pertanto, importante trascrivere il testo che il Teologo mi fece avere.
“Nella vita di Sant’Antonio da Padova, accadde un fatto sorprendente e conosciuto da tutti.
C’era un eretico, chiamato Guillardo, che non credeva alla Presenza Reale di Gesù nell’Eucaristia, nonostante le numerose Conversioni ottenute dalla Predicazione di Sant’Antonio.
Quell’eretico viveva confondendo la gente con i suoi errori.
Un giorno, Sant’Antonio ebbe, in pubblico, una conversazione con Guillardo e questo si vide umiliato e incapace di contestare la magistrale difesa che il Santo gli opponeva.
Allora, per uscire da quella umiliante situazione, chiese al Santo di fare un Miracolo, così avrebbe creduto alla Presenza Reale di Gesù nell’Eucaristia.
Ed ecco, cosa gli propose:
“Io ho una mula: la lascerò per tre giorni senza mangiare e, se dopo questo digiuno rinuncerà al pasto che le offrirò, per adorare l’Ostia Consacrata che tu le presenterai e nella quale tu dici esserci Cristo, Vero e Reale e Sostanziale, allora, abbraccerò in pieno la Dottrina della Chiesa Cattolica”.
Sant’Antonio, mosso da Dio, accettò la proposta e trascorse quei tre giorni in preghiera e penitenza.
Terminato il terzo giorno, Sant’Antonio celebrò la Santa Messa e, poi, senza togliersi i Paramenti Sacri, prese l’Ostia Consacrata e, accompagnato da una moltitudine di fedeli, si presentò in mezzo alla piazza.
Guillardo fece uscire dalla stalla la mula affamata e le mise davanti il foraggio.
Allora, il Santo, dirigendosi verso la mula, le disse:
“Nel Nome del tuo Creatore, che tengo nelle mie mani, ti comando di prostrarti immediatamente davanti a Lui, perché gli eretici riconoscano che tutta la Creazione è soggetta all’Agnello che si immola sui nostri Altari”.
Davanti all’ammirazione di tutti i presenti, la mula, affamata per il digiuno, ignorando del tutto il suo pasto che Guillardo le offriva, si diresse davanti al Santissimo Sacramento, sostenuto dal Santo e, piegando le due zampe anteriori, rimase prostrata, immobile, in un atteggiamento di profonda riverenza.
Questo fatto fece convertire non solo Guillardo, ma anche molti eretici che avevano assistito alla sfida.
Per questo prodigio, che si diffuse rapidamente in tutto il Mondo, Sant’Antonio ricevette l’appellativo di “Martello degli Eretici”.
È una vera Testimonianza storica, riconosciuta pubblicamente”.

"O buon Gesù, il tuo Sangue mi salvi nel giorno dei giudizio".



S. Domenico vide una volta la Beata Vergine Maria aspergere col Sangue di Cristo i fedeli che erano accorsi per ascoltare le sue prediche.
Un'altra volta vide un fedele che nella vita fu devoto di Maria al tribunale di Dio: la bilancia pesava dalla parte della condanna. La Madonna versò allora una goccia del Sangue di suo Figlio sul piatto della misericordia. E' bastato questo perchè la bilancia cambiasse posizione: quell'anima fu salva.

VISITA A MARIA SANTISSIMA



Santissima Vergine Immacolata e Madre mia Maria, a te che sei la Madre dei mio Signore, la Regina del mondo, l'Avvocata, la Speranza, il Rifugio dei peccatori, ricorro io che sono il più miserabile di tutti. Ti onoro o Regina, e ti ringrazio di tutte le grazie che mi hai fatto finora, soprattutto di avermi liberato dall'inferno, tante volte da me meritato.
Ti amo, Signora amabilissima e per il grande amore che ho per te, ti prometto di volerti sempre servire, e di fare quanto posso perché tu sia amata da tutti. Ripongo in te tutta la mia speranza di salvezza. Accoglimi per tuo servo, coprimi con il tuo manto. O Madre di misericordia, per la tua potenza presso Dio, liberami dalle tentazioni, ottienimi la forza di vincerle fino alla morte. O Madre mia, per l’amore che porti a Gesù io ti prego di aiutarmi sempre, ma soprattutto nell'ultima ora della mia vita. Non lasciarmi o Maria, finché non mi vedrai già salvo in cielo, a benedirti e a cantare la tua misericordia per tutta l'eternità. Amen.

S. ALFONSO M. DE LIGUORI

ILDEGARDA DI BINGEN


***
Ancora una volta, già più avanti negli anni, quasi alla fine della sua vita, Ildegarda descrive in una lettera in risposta ad un giovane monaco vallone, Guibert de Gembloux, che voleva essere informato a riguardo: “Sin dalla prime infanzia e fino all’ora presente - ha più di settant’anni - trovo la mia gioia in questa visione; in questa visione la mia anima sale fino alle altezze del firmamento. Quanto io nella visione vedo, non l’avverto con gli occhi che vedono quanto sta di fuori, né l’ascolto con le orecchie esteriori, né l’avverto con il pensiero del mio cuore, né con altra mediazione dei cinque sensi. Piuttosto lo vedo nell’anima mia ad occhi aperti, perché mai ho provato la perdita di conoscenza propria dell’estasi, mentre questa visione io l’ho da sveglia, di giorno come di notte.  E la luce che io vedo non ha a che fare con il luogo in cui mi trovo; è molto, molto più luminosa di ogni nube che porta con sé il sole e non riesco a scorgerne né altezza, né lunghezza, né larghezza. Mi è stato fatto conoscere il suo nome: ombra della luce vivente. Come il sole, la luna, le stelle si specchiano nell’acqua, così in questa luce mi si presentano, sfavillanti, scritti, parole, virtù, azioni e quanto lo vedo e apprendo nella visione lo conservo a lungo nella memoria, perché mi basta di vedere alcunché nella visione per ritenerlo a mente, Vedo, ascolto e so, tutto nello stesso tempo e in un istante apprendo perfettamente quello che poi so…non so nulla che non abbia veduto”.
Neanche Ildegarda stessa può spiegare ciò che le succedeva. Interessante è notare che Ildegarda qui, come nelle altre volte quando parla delle sue visioni, insiste sul fatto che le ha da sveglia e non nel sonno o in sogni. Per esempio, autori come il celebre Ruperto di Deutz, uno scrittore che ha commentato tutta la Scrittura in non so quanti volumi, le sue visioni le ha avuti in sogni, ma c’era
questa differenza nell’interpretazione dei sogni al tempo di Ildegarda: che i sogni degli uomini avevano valore, invece quelli delle donne, no. Così Ildegarda dice qui che quello che ha visto non
ha nulla a che fare con i sogni.
I genitori di Ildegarda l’affidano ad una giovane, perché l’introduca alla vita religiosa. Nel capitolo 59 della Regola di San Benedetto leggiamo che i genitori possono offrire il figlio ancora bambino a Dio,  basta che avvolgano la carta dello scritto della loro donazione e la mano del bambino nella tovaglia dell’altare e così l’offrono. E questa offerta è definitiva.  Ildegarda più tardi, quando parla di questo tipo di offerte, le giudica negativamente; dice che bisogna dare al figlio, giunto all’età adulta, ai quindici – vent’anni, la possibilità di decidere egli stesso. Non è giusto farne l’offerta; lei non è la sola a pensare così.

***
Sr. ANGELA CARLEVARIS osb

IL PADRE NEGLI ULTIMI TEMPI



"Voglio essere come un bambino piccolino... che tira la veste al suo Papà e con il sorriso gli chiede le cose più semplici, che al mondo possono sembrare le più impossibili..."
La piccolina del Padre

Come avverrà il "ritorno" del Figlio dell'uomo?
 
«Come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo»
La folgore non si sa da dove viene, e così sarà della venuta del Figlio con la Potenza del Padre. Prenderà tutti di sorpresa, perché noi la attendiamo dal di fuori, in maniera eclatante; mentre sarà una cosa tutta spirituale, che opererà nel profondo delle coscienze. Gli ebrei aspettavano un Messia trionfatore, e venne umile e povero. Noi stiamo attendendo il suo ritorno tra cadere di stelle e fragore di tuoni, e invece sta avvenendo nel silenzio dei singoli spiriti.
Tale venuta, già preparata nell'intimo delle coscienze, nel tempo stabilito sarà manifesta e rapida, improvvisa, come la folgore che in un istante nasce, si sviluppa, rompe le tenebre, illumina. Vuol dire che gli uomini, man mano che saranno interiormente pronti, vedranno in un istante un raggio dello splendore divino e lo accetteranno, perché nessuno può rifiutare la Luce una volta che la ha vista. Come è accaduto a San Paolo, a Sant'Agostino, a San Benedetto, a San Francesco....

SPIRITO SANTO



Vieni, o Spirito di Dio, Principio della vera Sapienza, e fa che i redenti temano sopra ogni altro male il peccato, e bramino sopraogni altro bene i beni eterni del Cielo, affinchè sia finalmente rinnovata la faccia della terra.

venerdì 30 agosto 2019

IL MISTERO DEL SANGUE DI CRISTO



Dopo la colpa, la via del Sangue

Né la mente, né il cuore, né le labbra sanno formulare l'espressione corrispondente alla sublimità delle operazioni di Dio. Da tre giorni l'anima è insistentemente attratta alla contemplazione del Verbo generato nel seno del Padre. E una elevazione ineffabile a cui non può trasportare che la grazia, non potendo da noi, non solo penetrare, ma neppure avvicinarci ai Misteri di Dio [...]
Contemplando la generazione eterna del Verbo nel seno del Padre, si rende omaggio al Padre e allo Spirito Santo: si onora il Mistero dell'Unità e della Trinità di Dio, dai quali si espandono, come torrenti di luce, gli infiniti Misteri della Potenza, della Misericordia, della Grazia, dell'Amore per noi; i Misteri eccelsi, inconcepibili, intrinseci della sua Gloria [...].
Dalla contemplazione del Verbo nel Cuore di Dio, la grazia mi porta a contemplare il Cuore di Dio nel Verbo Incarnato. Gesù mi porta a piè della sua Croce; la sua delizia è la sua passione, perché essa ripara alla nostra immensa cecità.
Accanto al suo Cuore, palpitante di misericordia, intendo che la via più sicura, più breve e più rapida per tornare al seno di Dio, dopo la colpa, è quella del Sangue. In esso, siamo rigenerati, e, per esso, possiamo risalire alla contemplazione della generazione del Verbo.
Comprendo ora che la elevazione nei Misteri è più fruttuosa di qualunque forma di preghiera, di qualunque altro slancio dell'anima. Voglio adorarti, Signore, come i Santi, come gli Angeli, come la Vergine! q. 12

SR. M. ANTONIETTA PREVEDELLO


SPIRITO SANTO



Vieni, o dolce Vincolo, che lega Creatore e creatura, aduna nella vera Chiesa tutte le nazioni, e col dono della tua Pietà riaccendi ed accresci in noi quel fuoco che Gesù venne a portar sulla terra per rinnovarla. 

Madre Maria Candida dell’Eucaristia



Quando ci decidiamo ad amare la Croce e a porre in essa le nostre delizie, essa allora diventerà leggera!

LA VERITA' ALL'AMMALATO GRAVE



Vedere che un Tizio, senz'accorgersene, è minacciato da un pericolo gravissimo e imminente, e non avvertirlo, è cosa affatto disumana. Ora, la stessa qualifica meriterebbero coloro che sono attorno a un infermo colpito da malattia mortale, a rapido decorso, e volutamente si astengono dal rivelarglielo, anzi fanno di tutto, mediante la sciagurata "bugia pietosa", per illuderlo. "Per non impressionarlo", dicono. E intanto non temono d'impressionarlo convocando attorno a lui altri medici, oltre l'ordinario, e specialisti per tenere consulti urgenti, seguiti forse da immediati interventi.
In una circostanza così tremendamente seria, quando il tempo sta per sciogliersi nell'eternità, non si pensa al torto che s'infligge a un tale ammalato. Si dimentica che egli è soggetto di diritto, e se si affida ad esperti per conoscere la diagnosi esatta del suo male, ha un diritto inalienabile di sapere, nel modo più conveniente, si capisce, il suo vero stato di salute. La formula sistematica della simulazione e dell'inganno viola interessi maggiori dell'infermo, mette in pericolo beni radicali, definitivi ed eterni del paziente. Egli può aver assoluto bisogno di mettersi in regola con Dio, di regolare situazioni che implicano ingiustizie e peccati.
E' dovere quindi dei parenti, dei sanitari, del sacerdote, a cui si può affidare l'incarico, di dirgli con graduale delicatezza la verità, profittando del tempo ancora disponibile, ma prima che non sia troppo tardi. Se tale rivelazione può esser dolorosa, ha pure in sé un contenuto di ricchezze incalcolabili per chi muore e per chi resta: per quello la serenità di un preparato incontro con Dio, per questi la pace della coscienza. Farsi cooperatori di una condanna eterna non è certo pietà e benevolenza, ma crudele tradimento! E dicasi lo stesso di quelli che impediscono a un malato, per lasciarlo tranquillo... gli ultimi sacramenti.

RICORDA: "Se c'è un momento in cui l'uomo ha bisogno di conoscere quel che succede, per quanto amaro sia, è proprio quello che precede la morte. Potrebbe avere qualcosa di decisivo da dire e da fare per sé o per gli altri che, una volta spirato, non potrebbe più né dire ne fare. E forse, da quel qualcosa di decisivo potrebbe acquistare un significato un'intera esistenza apparentemente insignificante" (G. K. Chesterton, La sfera e la Croce).

O MADRE DI MISERICORDIA



O Maria, Madre dei Figlio di Dio, noi ti lodiamo. Tu sei la più santa, la più umana di tutte le creature del Signore. Tu sei la più grande, la benedetta tra tutte le donne della terra.
Tu sei anche la più umile, la più compiacente. Tu sei, da sempre, la Madre di Dio.
O Maria, tu hai anche accettato di essere la Madre piena di misericordia di tutte le umane generazioni, che non cessano di proclamarti beata.
Da venti secoli ormai, presso il tuo Figlio, nella gloria celeste, è come se tu visitassi la terra. Ti metti in ascolto dei discepoli del tuo Gesù, ti chini sui peccatori...
O Maria, perché la nostra gioia sia piena TU non desideri che una cosa, che noi accettiamo pienamente Gesù.
O Madre di misericordia, in questo giorno, in questo luogo, noi sentiamo il bisogno di riceverti, più profondamente ancora come nostra Madre: di prenderti con noi, sempre di più, nello scorrere dei giorni e degli anni. Tutto affidiamo al tuo materno sguardo, alla tua tenerezza, alla tua preghiera di intercessione: le nostre anime, le nostre volontà, i nostri cuori, il tesoro della nostra fede, i nostri limiti, i nostri insuccessi, le gioie, le riprese, le nostre responsabilità, le relazioni umane, gli sforzi per comprendere la nostra difficile epoca; tutta la nostra vita, fino all'ultimo respiro. Tutto ciò che siamo e tutto ciò che abbiamo lo mettiamo nelle tue mani...
O Madre fa' che possiamo sentire la tua presenza materna tanto discreta ma tanto efficace...

(Giovanni Paolo II)

SAN GIOVANNI DELLA CROCE



Il povero che è nudo verrà vestito e l’anima che si spoglia dei suoi appetiti disordinati, dei suoi affetti e delle sue negligenze, sarà vestita da Dio con la sua purezza, il suo gusto e la sua volontà.

I Dieci Comandamenti



Alla luce delle Rivelazioni a Maria Valtorta

Il quarto Comandamento: “Onora il padre e la madre”. 


4.4.1. «La Giustizia non sarebbe giustizia se non usasse la stessa misura verso chi non onora i figli.». 
 

Come dice Gesù in un dettato diretto personalmente alla mistica Maria Valtorta54, Dio sarebbe ingiusto se solo verso i figli usasse severità per i loro comportamenti sbagliati verso i genitori. Lo stesso vale infatti sull’altro versante.  
E Maria Valtorta che tanto ebbe a soffrire da una madre che, in vita, non fu certo fra le più dolci e sollecite verso i bisogni della figlia inferma, fu, per il suo amore inarrendevole, causa di salvezza per la stessa. 
 
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Dice Gesù: 
«Ascolta, Maria. Conosci la parabola55 di quel padre che ha due figli: uno dice: “Sì, padre mio”, e poi non fa nulla; l’altro dice: “No, padre mio”, e poi fa quello che il padre gli chiede? 
Non voglio qui farti meditare sui doveri dei figli e sulla bellezza dell’ubbidienza. No. Dico solo che forse quel padre non era un modello di padre. Prova ne sia che i figli non lo amavano: uno mentisce, l’altro risponde con un rifiuto che supera poi con sforzo soprannaturale. 
Non tutti i figli sono perfetti, ma anche è verità che non tutti i genitori sono perfetti. Il comandamento dice56: “Onora il padre e la madre” e chi lo contravviene pecca e sarà punito dalla Giustizia divina. Ma la Giustizia non sarebbe giustizia se non usasse la stessa misura verso chi non onora i figli. 
Onorare nel linguaggio antico vuol dire: trattare con del riguardo riverenziale una persona. Ora se è doveroso onorare coloro che ci hanno dato la vita ed hanno provveduto ai nostri bisogni di infante e di fanciullo, non è meno vero che anche si deve, dai genitori, onorare le creature che Dio ha concesso di avere ed ha affidato alle creature che le hanno generate perché le allevino santamente. 
Troppo sovente i padri e le madri non riflettono che essi divengono depositari e custodi di un prodigio di Dio Creatore. Poiché ogni esistenza nuova è un prodigio del Creatore. Troppo sovente i genitori non pensano che dentro quella carne generata dalla carne e dal sangue umano vi è un’anima creata da Dio e che deve essere cresciuta ad una dottrina di spirito e verità per essere riconsegnata a Dio degnamente. 
Ogni figlio è un talento57 affidato dal Signore ad un suo servo. Ma guai a quel servo che non lo fa fruttare, lo lascia inerte disinteressandosene, oppure, peggio ancora, lo disgrega e corrompe. Se a colui che non veglia ad arricchire il talento vivo del buon Dio, Dio chiederà con voce severa il perché e comminerà un lungo castigo, a colui che disperde e uccide l’anima di un figlio, Iddio, padrone e giudice di tutto ciò che è, con inesorabile verdetto comminerà eterna pena al genitore omicida della parte più preziosa del figlio: la sua anima. 
Questo nel campo generale. Ora al lato particolare. Sai come devi tu amare tua madre per poterla continuare ad amare? Di un amore unicamente spirituale. L’altro... è inutile.  
Ella non lo vede, non lo capisce, non lo sente. E vi calpesta sopra facendoti sanguinare nella tua umanità. Perciò ti dico: amala solo spiritualmente. Ama cioè e adoperati per la sua povera anima. Né ti dico oltre poiché sei figlia e non voglio che insieme si manchi d’onore ad una madre. Io sono Dio e Giudice. Lo potrei fare. Ma con te non lo voglio fare. Anche se un genitore manca va rispettato perché è “genitore”. 
Ama la sua povera anima. Ha molto bisogno della tua carità di figlia. I padri e le madri che peccano verso i figli hanno bisogno, in ordine alla vita eterna, dell’aiuto dei figli e del perdono dei figli per avere alleggerita la pena. 
Rifletti molto su quanto dico senza che Io abbia bisogno di aggiungere altro. Se tu ti fermi a considerarla come donna non puoi onorarla. Ne convengo. Ma considera che è un’anima figlia di Dio e molto, molto, molto rudimentale. La tua carità di figlia deve adoperarsi a riparare le sue deficienze, devi arricchirla tu perché non si presenti troppo povera al Dio Giudice. 
Hai pietà degli infermi e hai amore per i pargoli. Ma quale puerizia spirituale è più puerizia di quella di tua madre? E quale infermità spirituale è più infermità di quella di tua madre? Abbraccia perciò il suo spirito oscuro e pesante e alzalo verso la Luce. 
Difficile amore quello spirituale. Lo so. Ma è amore di perfezione. È l’amore che ho avuto Io per tanti, mentre ero mortale. Io sapevo chi mi avrebbe tradito. Sapevo chi mi avrebbe rinnegato. Sapevo chi sarebbe fuggito nell’ora tremenda. Nulla mi era oscuro. Ebbene, ho compiuto prodigi immisurabili d’amore spirituale - poiché la mia Carne e il mio Sangue fremevano di ripulsione quando sentivano a sé vicini i pavidi, i rinnegatori e specie il traditore - per cercare di salvare i loro spiriti. 
Molti ne ho salvati così. Solo i posseduti completamente dal demonio completamente dico, furono tetragoni al mio lavacro d’amore spirituale. Gli altri, posseduti da una passione sola, furono salvati avanti o dopo la mia Morte. Giuda, Caifa, Anna e qualche altro, no, poiché i sette principi dei demoni li tenevano avvinghiati con sette corde, e coorti di demoni erano in loro a compiere il lavoro che fece di loro le gemme dell’Inferno. 
Tu ama così. Farai il tuo dovere e mi ti mostrerai discepola vera.  
Riguardo a lei, lascia a Me l’uffizio di Giudice.  
Va’ in pace, anima cara, e non peccare.» 
>>> 

a cura del Team Neval

Riflessioni di Giovanna Busolini 
 


È una preghiera che vi proteggerà dal male



Signore dammi la forza di oppormi al male.
Signore, abbi pietà di me. Signore esaudiscimi.
Signore non permettere che il diavolo abbia potere su di me.
Signore abbi pietà di me. Signore esaudiscimi.
Signore regalami il dono di essere sempre nel tuo amore, di viverlo e di distribuirlo agli altri.
Signore, abbi pietà di me. Signore esaudiscimi.
Signore sii sempre con me. Guidami, occupati di me e mostrami la via verso di Te.
Signore, abbi pietà di me. Signore esaudiscimi.
Signore, illuminami con il tuo Santo Spirito e regalami il dono del discernimento tra il bene e il male, tra il giusto e lo sbagliato.
Signore abbi pietà di me. Signore esaudiscimi.
Signore voglio essere tuo per l’eternità. Aiutami a essere così come tu mi vorresti.
Signore abbi pietà di me. Signore esaudiscimi.
Amen.

giovedì 29 agosto 2019


LE TENTAZIONI



Si presenta un colloquio ideale, tra Santa Teresa ed un'anima desiderosa d'imitarla. 

ANIMA
Io sento di essere miserabile e perciò fremo davanti alla tentazione! È cosí penoso lottare contro le suggestioni del demonio! 

S. TERESA
Fremere? Perché? Da parte mia, mi abbandonavo pazientemente fra le braccia di Gesù. Medita quanto ti suggerisco e ricordalo nel tempo della prova: Umilia il tuo cuore ed abbi costanza; sopporta i ritardi di Dio e non ti agitare nel tempo dell'oscurità.
In tante anime c'è un grande orrore ed odio per le suggestioni del demonio; tutto ciò non nuoce e non dà superiorità al nemico, il quale si contenta di annoiare ed inquietare le anime, poiché non può fare altro. Ma coraggio! Tu disprezza il più che sia possibile questi turbamenti, poiché il disprezzo è il più utile rimedio.

ANIMA
Possono venire delle tentazioni cosí forti, che il semplice disprezzo pare a me non sia sufficiente a superarle. Insegnami come fare per mettermi al di sopra della tentazione!

S. TERESA
Ma perché cerchi di metterti al di sopra della tentazione?
Alle anime grandi è dato volare al di sopra delle nubi, quando rugge la tempesta; per te basta che sopporti l'acquazzone. Dopo ti asciugherai al sole dell'amore divino. Così facevo io! Nei momenti piú aspri, non potendo liberarmi dal peso umiliante della tentazione e degli impulsi della natura, cercavo ugualmente di amare Dio. Allora questo peso mi diventava leggero come tutto il resto. Talvolta si devono amare anche le proprie debolezze. Durante la mia vita non desideravo che una sola cosa ed è quanto istintivamente chiesi alla Venerabile Madre Anna di Gesù, quando mi apparve: È contento di me il buon Dio? - La risposta fu: Sí, Dio è contento di te, anzi contentissimo, e non ti domanda altro che le tue piccole manifestazioni d'amore ed i tuoi desideri! -
È dunque vero che Gesù dimentica le infedeltà e che i desideri di perfezione gli sono presenti ed allietano il suo Cuore adorabile.
Oh, quanto è ammirabile la capacità del cuore umano per il bene! Tutto quanto esso vuole e desidera, anche se non può realizzarsi, Dio lo reputa come se fosse effettuato. Lo comprendi ora? Persuaditi che, nella vita spirituale, Dio stima maggiormente la grandezza dei tuoi desideri che la perfezione delle opere.

Anche nel tempo della malattia e soprattutto negli ultimi momenti della nostra vita il Sangue di Gesù ci offre salvezza.



Nella vita di S. Francesco Borgia si legge questo terribile fatto. Il santo stava assistendo un moribondo e, prostrato a terra accanto al letto con un Crocifisso, con calde parole esortava il povero peccatore a non rendere inutile per sé la morte di Gesù. Ad un tratto il Crocifisso cominciò a grondare Sangue vivo dalle piaghe: un miracolo voluto da Dio per invitare il peccatore ostinato a chiedere perdono di tutte le sue colpe. Tutto fu inutile. Allora il Crocifisso staccò una mano dalla croce e, dopo averla riempita del suo Sangue, l'avvicinò a quel peccatore, ma ancora una volta l'ostinazione di quell'uomo fu più grande della misericordia del Signore. Quell'uomo morì col cuore indurito nei suoi peccati, rifiutando anche quel dono estremo che Gesù aveva fatto del suo Sangue per salvarlo dall'inferno.

Il Sacro Cuore



Una devozione quantomai attuale

Nella nostra epoca assistiamo all’apice di un graduale e insidioso processo di scristianizzazione della società, che mira a distruggere ogni influenza del Vangelo nella vita dei popoli, sostituendo a poco a poco la vecchia Cristianità con un ateo «regno dell’Uomo», emancipato completamente dalla Legge divina. Questo processo viene sviluppandosi fin dal XV secolo, cioè da quando prese piede un umanesimo antropocentrico e neopagano. Col tempo esso si è esteso dall’àmbito artistico-culturale a quello religioso, politico e socio-economico, per finire con l’imporsi nella vita pubblica con i totalitarismi del XX secolo e, più recentemente, con la propaganda socioculturale anarchica dell’attuale periodo «postmoderno», in cui si pretende di negare e svellere ogni radice cristiana del mondo europeo e dell’intero Occidente.147
Come rievoca Giovanni Paolo II, «purtroppo, alla metà dello scorso millennio, ha avuto inizio, e dal Settecento in poi si è particolarmente sviluppato, un processo di secolarizzazione che ha preteso di escludere Dio e il Cristianesimo da tutte le espressioni della vita umana. Il punto d’arrivo di tale processo è stato spesso il laicismo e il secolarismo agnostico e ateo, cioè l’esclusione assoluta e totale di Dio e della legge morale naturale da tutti gli ambiti della vita umana».148
Pio XII ha così descritto l’avanzare di questo processo, che possiamo denominare la Rivoluzione, con la «r» maiuscola: «Questo nemico (...) si trova dappertutto e in mezzo a tutti; sa essere violento e subdolo. In questi ultimi secoli, ha tentato di operare la disgregazione intellettuale, morale e sociale dell’unità nell’ organismo misterioso di Cristo. Ha voluto la natura senza la grazia, la ragione senza la fede, la libertà senza l’autorità; talvolta l’autorità senza la libertà». La Rivoluzione ha dapprima proclamato «Cristo sì, Chiesa no»; poi «Dio sì, Cristo no»; infine ha negato ogni legame dell’uomo col suo Creatore, proclamando: «Dio è morto, anzi Dio non è mai stato». Concludeva il Papa: «Ed ecco il tentativo di edificare la struttura del mondo sopra fondamenti che Noi non esitiamo ad additare come principali responsabili della minaccia che incombe sull’umanità: una economia senza Dio, un diritto senza Dio, una politica senza Dio»149.
La più recente fase del processo rivoluzionario è quella esplosa nel mondo dal 1968, nel tentativo di compiere la dissoluzione della famiglia, della moralità pubblica e della civiltà, per imporre sulle loro rovine il dominio sociale delle passioni disordinate, specialmente della sensualità. Questa fase, giustamente definita come «rivoluzione culturale», agisce pacificamente mediante la moda, la pubblicità e i mass-media, producendo sempre più caos e persino morte spirituale, quando non anche fisica. Ammonisce Giovanni Paolo II: «Oggi il cuore, creato per essere il focolare dell’amore, è diventato il focolare centrale del rifiuto di Dio, del peccato dell’uomo che si distoglie da Dio per attaccarsi ad ogni genere d’idoli»150. 
D’altronde, il grave problema dell’uomo contemporaneo non sta tanto nel fatto di commettere abitualmente peccati, quanto nel fatto di aver perso il senso stesso del peccato, la coscienza del peccare. Convinto di essere ormai diventato adulto e autosufficiente, egli ignora o rifiuta la Rivelazione e la promessa della Redenzione, per rinchiudersi nei paradisi artificiali che lo anestetizzano da ogni sentimento di colpevolezza e gl’impediscono di pentirsi. Così egli si mette al riparo dalla divina Misericordia, nella illusione che la giustizia non arriverà mai; ma in questo modo egli si preclude quel soprassalto di pentimento che, solo, potrebbe evitargli il duro risveglio della inevitabile punizione divina.
Il dramma del nostro tempo ha dunque origine morale e religiosa; pertanto esso va risolto usando soprattutto mezzi spirituali, senza trascurare certo quelli materiali. 
Se ben praticata, la devozione al Sacro Cuore è forse l’arma per eccellenza contro questo processo sociale e spirituale che avversa la salvezza delle anime. Spiega un gesuita contemporaneo: «Prima della Rivoluzione Francese, il fedele aveva l’appoggio esterno della società cristiana; ma oggi che la società non è più tale, l’uomo deve trovare dentro di sé la forza per vivere da discepolo di Cristo, dev’essere rafforzato nella fede e nell’ amore. La devozione al Sacro Cuore non è altro che questo rafforzamento dell’ uomo interiore. E dato che la laicizzazione si manifesta oggi in tutta la sua estensione e gravità, solo ora questa devozione corrisponde ai tempi»151. 
L’efficacia del culto al Sacro Cuore ci viene confermata dalla grande avversione che i rivoluzionari provano verso di esso: quando non possono proprio ignorarlo, lo ridicolizzano o lo combattono in ogni modo. Il venerabile catalano José Torras i Bages (1846-1916), vescovo di Vich (Spagna), constatava: «La Rivoluzione è nemica dichiarata della devozione al Sacro Cuore di Gesù, perché un potente istinto le fa capire che è la devozione destinata a distruggerla»152.
Questa devozione costituisce l’estremo rimedio della divina misericordia, al quale dobbiamo ricorrere se vogliamo salvarci sia dalla rovina eterna che da quella temporale. Il padre Jules Chevalier scrisse già nel 1891: «La devozione al Sacro Cuore di Gesù venne rivelata dal Signore stesso e raccomandata dalla Chiesa come un efficace rimedio ai mali del mondo moderno»153. 
Leone XIII ha paragonato il simbolo del Sacro Cuore al segno celeste – certamente la Croce – apparso nel lontano 313 all’ Imperatore romano Costantino come pegno di vittoria: «In hoc signo vinces», «con questo segno vincerai» 154. Secondo il Papa, il Sacro Cuore è oggi il nuovo segno celeste che dev’essere inciso dovunque, a cominciare dai nostri cuori;  il suo messaggio è quello che dev’ essere accolto da tutti i fedeli, per affrontare le grandi sfide della nostra epoca contro la Fede. 
La Chiesa vincerà perché ha la promessa fattale dal Redentore nel Giovedì Santo: «Abbiate fiducia: io ho vinto il mondo!» (Gv.,16,33). Eppure, appena il giorno dopo avveniva la tragedia della Passione e la sconfitta di Gesù sembrava irrimediabile. Egli era stato tradito, condannato a morte, ucciso. Era stato perfino abbandonato dai suoi discepoli e rinnegato da Pietro. Tutto sembrava finito. Ma, agli occhi di Dio, era l’opposto: tutto ricominciava preparando il trionfo della Risurrezione. 
E’ in questa prospettiva, è con questo spirito che devono vivere i fedeli del Sacro Cuore, immersi nel caos del mondo moderno. Anche sotto l’apparenza della indifferenza più sconfortante o della sconfitta più avvilente, essi devono aver fiducia e sperare senza timori né esitazioni, vedendo le cose nell’ ottica della Divina Provvidenza e ricordando sempre la promessa del Redentore stesso: Egli regnerà, nonostante i suoi nemici.

Guido Vignelli

Accendi nel mio cuore la fiamma dell'amore eterno.



Caro Gesù, accendi nel mio cuore la fiamma dell'amore eterno.
Falla crescere e diventare tanto  grande da non far avvicinare nessun male a me, e che io possa incontrare tutti i figli di Dio nel Suo amore.
Amen
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Charles de Foucauld



L’obbedienza è l’ultimo, il più alto e il perfetto dei gradi dell’amore. Quello dove si cessa di esistere per se stessi, dove ci si annulla, dove si muore come Gesù sulla croce. 


I NOSTRI MORTI



Come vederli
Come aiutarli
Come ci aiutano


LA RESURREZIONE DEI MORTI NEL NUOVO TESTAMENTO

Se l'immortalità dell'anima e la sua sopravvivenza dopo la morte, è affermata, direttamente o indirettamente, in tutti i libri dell'Antico Testamento, la risurrezione dei corpi è una verità che solo la pienezza della rivelazione di Gesù presenta con chiarezza e certezza assolute. Dell'Antico Testamento, oltre le affermazioni del libro dei Maccabei già riferite, è opportuno ricordare le parole del profeta Daniele, forse le più chiare di tutte. Eccole: Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l'infamia eterna. I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come stelle per sempre (Dn. 12,2-3). Vi sono anche altri testi, ma oscuri e di dubbio significato; da ciò si comprende perché i Sadducei, ricordati nel Vangelo, non credessero alla risurrezione dei morti (Mt. 22,23). 
          In polemica con i Sadducei sul problema della risurrezione dei morti, Gesù sentenzia: Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete letto quello che vi è stato detto da Dio: Io sono il Dio di Abramo e il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? Ora, non è il Dio dei morti, ma dei vivi (Mt. 22,31-32). Dio è il Vivente (Ap. 1,18) per eccellenza, e se dà la vita allo spirito non può tralasciare il corpo che forma, con lo spirito, il composto umano. L'affermazione più solenne della risurrezione dei morti è riportata dal Vangelo di Giovanni. Gesù distingue la morte spirituale da quella fisica, e attesta che quanti ascoltano la sua parola e credono al Padre che lo ha mandato, hanno la vita eterna. Questa risurrezione spirituale, è opera del Figlio che ha la vita in se stesso, e che il Padre ha mandato come salvatore di tutto l'uomo: corpo e anima. Proprio questa risurrezione spirituale è la caparra della risurrezione anche del corpo che Gesù annuncia con fermezza, prevenendo ogni difficoltà: Non vi meravigliate di questo perché verrà l'ora che tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna (Gv. 5,28-29).
          La consolante verità della risurrezione dei morti, affermata da Gesù, è ripresa dall'apostolo Paolo, il quale non solo la conferma, ma la illustra e ne dà le ragioni teologiche. Paolo è chiamato in giudizio davanti al Sinedrio a motivo della risurrezione dei morti (At. 24,21). Quando, poi, fu giudicato dal governatore Felice, dichiarò davanti a tutti: ... nutrendo in Dio la speranza, condivisa pure da costoro, che ci sarà una risurrezione dei giusti e degli ingiusti (At. 24,15). Per san Paolo, quindi, non vi è alcun dubbio: tutti gli uomini, giusti ed ingiusti, risorgeranno da morte nel tempo stabilito da Dio, cioè alla fine dei tempi. 

Del Padre francescano Pasquale Lorenzin