domenica 15 marzo 2020

LA PRESENZA REALE



TRIONFO DI GESÙ CRISTO NELL'EUCARISTIA
Christus vincìt, Christus regnat, Christus imperat, Christus ab omni malo plebem suam defendat.

Il Sommo Pontefice Sisto V fece scolpire queste parole sull'obelisco che sorge nel mezzo della piazza di San Pietro, in Roma.
Queste grandi parole sono al tempo presente e non al passato per dirci che il trionfo di Gesù Cristo è sempre in atto e che va compiendosi per mezzo dell'Eucaristia e nell'Eucaristia.

I. - Christus vincit. - Gesù Cristo è vincitore. Nostro Signore ha combattuto, è rimasto padrone del campo di battaglia e vi ha fissato il suo stendardo e la sua dimora, voglio dire l'Ostia adorabile, il tabernacolo dell'Eucaristia.
Ha vinto i Giudei ed il loro tempio, e possiede un Tabernacolo sul Calvario, a cui vengono tutte le genti per adorarlo sotto i veli del Sacramento.
Ha vinto il paganesimo ed ha scelto per sua capitale Roma, la città dei Cesari. Il suo Tabernacolo è nel tempio di Giove Tonante.
Ha vinto la falsa sapienza dei filosofi, e al cospetto della divina Eucaristia che sorge sull'orizzonte e diffonde i suoi raggi su tutta la terra, le tenebre dell'errore fuggono, come le ombre della notte all'appressarsi del sole. Gl'idoli furono rovesciati, i Sacrifici aboliti: Gesù in Sacramento è un conquistatore che mai non si arresta, sempre va innanzi: vuol sottomettere tutto il mondo al suo dolce impero. Allorché diviene padrone di un paese, vi fissa la regale sua tenda eucaristica, che l'erezione di un Tabernacolo è la sua presa di possesso. Ai dì nostri ancora va verso i popoli selvaggi, e ovunque è portata l'Eucaristia, là i popoli si convertono al cristianesimo: è questo il segreto del trionfo dei nostri missionari cattolici e insieme della sterilità della predicazione protestante. Qui è l'uomo che combatte; là Gesù, Gesù che trionfa.

II. - Christus regnat. - Gesù Cristo regna. Gesù non regna sui territori degli Stati, ma sulle anime e per mezzo dell'Eucaristia.
Un re deve regnare per mezzo delle sue leggi e dell'amore dei sudditi per lui.
Ora l'Eucaristia è la legge del cristiano, la legge della carità, promulgata nel Cenacolo, con l'ammirabile discorso dell'ultima cena: Amatevi a vicenda; è il mio comandamento. Amatevi come vi ho amati io. Rimanete in me e osservate i miei comandamenti. Legge rivelata nella Comunione, perché per essa, come già i discepoli di Emmaus, il cristiano è illuminato e conosce la pienezza della legge.
La partecipazione del Pane eucaristico era ciò che rendeva i cristiani cosi forti in faccia alle persecuzioni, così fedeli a praticare la legge di Gesù Cristo: erant perseverantes..... in communicatione fractionis panis: erano perseveranti nella partecipazione alla frazione del pane.
La legge di Gesù Cristo è una, santa, universale, eterna; nulla né sarà mutato, nulla l'indebolirà; la custodisce Gesù stesso, suo divino autore. Egli l'imprime nei nostri cuori per mezzo del suo amore. Il legislatore in persona promulga la sua divina legge a ciascuna anima.
E' una legge d'amore. Or quanti sono i re che regnino con l'amore? Fuori di Gesù Cristo non ve n'è forse alcun altro il cui giogo non sia imposto con la forza: il regno di Gesù è la dolcezza stessa; i veri suoi sudditi gli sono devoti per la vita e per la morte: muoiono per restargli fedeli.

III. - Christus imperat. - Gesù Cristo impera. Nessun re comanda all'universo intero; tutti hanno degli eguali negli altri. Ma l'Eterno Padre ha detto a Gesù Cristo: Io ti darò le nazioni in tua eredità. E Gesù, inviando i suoi rappresentanti in tutto il mondo, dice loro: E' stata data a me ogni potestà in cielo e in terra: andate adunque, istruite tutte le genti.
Ora, come questi ordini furono intimati nel Cenacolo, così il Tabernacolo dell'Eucaristia, estensione, moltiplicazione del Cenacolo, è il quartiere generale del Re dei re. Là né ricevono gli ordini tutti quelli che combattono la buona battaglia. Innanzi a Gesù in Sacramento tutti sono sudditi, tutti obbediscono, dal Papa, Vicario di Gesù Cristo, al semplice fedele. Gesù Cristo impera.

IV. - Christus ab omni malo plebem suam defendat. - Gesù Cristo difenda il suo popolo da ogni male. L'Eucaristia è la salvaguardia divina che storna dal nostro capo i fulmini della divina giustizia. Come una madre tenera e coraggiosa, per sottrarre il figlio alla collera del padre irritato, lo nasconde stringendolo al seno tra le sue braccia e gli fa riparo del suo corpo, così Gesù si è moltiplicato sulla faccia della terra, la copre e l'abbraccia con la misericordiosa sua Presenza. La divina giustizia non sa più dove colpire, né osa più farlo.
E qual difesa contro il demonio! Il Sangue di Gesù, che imporpora le nostre labbra, ci rende terribili a satana: siamo segnati col Sangue del vero Agnello, l'angelo sterminatore non entrerà nell'anima nostra.
L'Eucaristia difende il colpevole affinché abbia il tempo di ravvedersi: in altri tempi l'assassino, cercato dagli esecutori della legge, si rifugiava in una chiesa, e non si poteva trarlo di là per fargli subire la pena; era salvo all'ombra della misericordia di Gesù Cristo.

Ah, senza l'Eucaristia, senza questo Calvario perpetuo, quante volte la collera di Dio si sarebbe scaricata sul nostro capo!
E come sono infelici i popoli che non hanno l'Eucaristia! Quale oscurità quale anarchia nelle menti, che freddezza nei cuori! satana vi è sovrano e con esso regnano tutte le malvagio passioni.
Ma noi beati! L'Eucaristia ci libera da tutti i mali: Christus vincit. Christus regnat, Christus imperat, Christus ab omni malo plebem suam defendat! 

di San Pietro Giuliano Eymard

ADAMO E LA SUA VITA NELL’UNITA’ DEL SUO CREATORE E PADRE



Dio nel creare l’uomo non lo distaccò da Sé quindi si trova nella condizione di necessità d’amarlo. E l’ultimo assalto dell’Amore Divino alla sua creatura è farle il gran dono della Volontà Divina. Il Creatore nel creare l’uomo stendeva nel fondo della sua anima l’ordine delle sue Qualità divine, come tanti cieli. 

[…]  Gesù ha voglia di parlare dell’amore rigurgitante con cui fu creato l’uomo.  […]
 “Figlia del mio Voler Divino, voglio farti conoscere tutte le particolarità con cui fu creato l’uomo, per farti comprendere l’eccesso del nostro amore ed il diritto del nostro Fiat di regnare in lui.  
Tu devi sapere che il nostro Essere Divino nella creazione dell’uomo si trovava nella condizione di necessità dell’Amore d’amarlo, perché tutto ciò che gli demmo non restò distaccato da Noi, ma trasfuso in Noi;  tanto vero che alitandolo gli infondemmo la vita, ma non distaccammo il nostro alito da quello creato in lui, ma lo lasciammo immedesimato col nostro, in modo che come l’uomo fiatava sentivamo e sentiamo il suo fiato nel nostro.  Se [il nostro Essere Divino] col nostro Fiat creò la parola, col pronunziarsi sulle sue labbra non restò distaccata la parola, dono grande datogli da dentro il nostro Voler Divino;  se creammo in lui l’amore, il moto, il passo, quest’amore restò vincolato col nostro amore, col moto nostro, e la virtù comunicativa dei nostri passi nei suoi piedi.  Sicché sentivamo l’uomo dentro di Noi, non fuori di Noi;  non il figlio lontano, ma vicino, anzi immedesimato con Noi.  Come non amarlo se era nostro e la sua vita stava nella continuazione degli atti nostri?  Non amarlo sarebbe andare contro la natura del nostro amore.  E poi chi è che non ama ciò ch’è suo e ciò ch’è stato formato da lui?
Perciò il nostro Essere Supremo si trovava e si trova tutt’ora nella condizione di necessità d’amarlo, perché l’uomo è ancor tutt’ora quello da Noi creato, il suo fiato lo sentiamo nel nostro, la sua parola è l’eco del nostro Fiat, tutti i nostri doni non li abbiamo ritirati;  siamo l’Essere immutabile né siamo soggetti a mutarci:  l’amammo e l’amiamo;  ed è tanto questo nostro amore, che Noi stessi Ci mettemmo in condizione di necessità d’amarlo.  Ecco, perciò i nostri tanti stratagemmi d’amore e l’ultimo assalto che vogliamo dargli:  il gran dono del nostro Fiat, affinché lo faccia regnare nell’anima sua;  perché senza del nostro Volere l’uomo sente gli effetti della sua vita, ma non scorge la causa e perciò non si cura d’amarci.  Invece la nostra Divina Volontà farà sentire Chi è che gli dà la vita ed allora anche lui si sentirà la necessità d’amare Colui che è causa primaria di tutti gli atti suoi e che tanto l’ama”.
(E Luisa continua:)  
Onde seguivo il mio giro nella Creazione ed il mio sempre amabile Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, vedi che ordine c’è nella Creazione di tutto l’universo;  ci sono cieli, stelle, soli, tutti ordinati.  Molto più nel creare l’uomo, il nostro Essere Divino stendeva nel fondo della sua anima l’ordine delle nostre Qualità divine, come tanti cieli.  Quindi stendevamo in lui il cielo dell’Amore, il cielo della nostra Bontà, il cielo della nostra Santità, della nostra Bellezza e così di seguito.  E dopo d’aver disteso l’ordine dei cieli delle nostre Qualità divine, il nostro Fiat nella volta di questi cieli si costituì Sole dell’anima, che colla sua luce e calore, riflettendo in lui, doveva [far] crescere e conservare la nostra vita divina nella creatura.  E come le nostre Qualità divine Ci additano il nostro Essere Supremo, così questi cieli distesi nell’uomo additano che lui è nostra abitazione.  Chi può dirti il modo, l’amore con cui Ci dilettammo nel creare l’uomo?  Oh, se lui conoscesse chi è, che possiede, oh, come si stimerebbe di più e starebbe attento a non macchiare l’anima sua, ed amerebbe Colui che con tant’amore e grazia lo ha creato!”

scelta di Brani dagli Scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta

1962 Rivoluzione nella Chiesa



cronaca dell’occupazione neomodernista della Chiesa Cattolica

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Come si potrà notare in seguito, questa “Breve cronaca” sarà, soprattutto, una cronaca dei progressivi cedimenti dei Papi “conciliari” e dei loro più stretti collaboratori a livello di Curia Romana. Ci si potrebbe chiedere perché concentrare tanto l’attenzione su di essi, anziché sugli innumerevoli esempi che si sarebbero potuti citare nell’ambito delle Diocesi e dei vari episcopati.
Non sarebbe forse stato preferibile sorvolare sulle pur numerose défaillances dei quattro ultimi Successori di Pietro, invece che metterle in questione, cosa che, oltre ad essere particolarmente sgradita e dolorosa per ogni cattolico che cerca di essere fedele, e dunque anche per chi scrive queste righe, comporta almeno in parte il rischio di scandalizzare i più deboli nella fede, che non conoscono bene la dottrina cattolica sul Papato?
Il fatto è che non si poteva fare diversamente. In altre parole, ne siamo stati costretti da un motivo semplicissimo e che si può riassumere in poche parole: il Papa non è un Vescovo qualsiasi, bensì il Vicario di Cristo.
È lui a guidare l’intera Chiesa militante, con le parole e ancor più con l’esempio; e nella Chiesa, tutti, clero, religiosi e semplici fedeli, sono giustamente abituati a “seguire Pietro”, vedendo in lui il loro Pastore terreno e una guida spirituale sicura.
Si pensi allora che cosa potrebbe provocare un’eventuale ascesa al Soglio di Pietro di Papi impregnati di una teologia erronea, già condannata dalla Chiesa (cosa che Dio può benissimo permettere, a punizione dei nostri peccati: tanto che l’ha permessa...): ebbene, sarà la catastrofe, per la stragrande maggioranza delle anime, le quali continueranno a seguirlo anche là dove non dovrebbero, fino a mettere a rischio, se non a perdere del tutto, la fede e la salvezza eterna. Ciò che appunto si è verificato e continua a verificarsi a partire dal Concilio Vaticano II.
Di qui, il necessario ma pur sempre ingrato compito di mettere in guardia clero e fedeli perché non si lascino trascinare, per nessun specioso motivo, nell’abisso dallo “spirito del Concilio” e dalle sue nuove dottrine, anche se propagate dall’attuale Successore di Pietro.  E questo perché al primo Papa e ai suoi Successori - lo ricordiamo - “lo Spirito Santo non è stato promesso perché manifestassero, per sua rivelazione, una nuova dottrina, ma perché con la sua assistenza custodissero santamente ed esponessero fedelmente la rivelazione trasmessa agli Apostoli, cioè il deposito della fede”.24 

Del resto, e ciò sia detto a nostro conforto, non c’è veramente nulla di nuovo sotto il sole: non è questa certamente la prima volta nella storia che dei Papi, agendo ovviamente al di fuori dell’esercizio dell’infallibilità, per seguire imprudentemente idee personali più o meno devianti, mettono a rischio la conservazione della Fede e la stessa sussistenza della Chiesa. 
Si pensi, tanto per fare un solo esempio, al noto caso di Papa Liberio (IV secolo) il quale, per cercare a tutti i costi un impossibile ed illecito accordo ecumenico con gli eretici ariani, accettò ambigui compromessi dottrinali, arrivando addirittura al punto di proibire ai cattolici rimasti fedeli di lottare contro l’eresia, scomunicando - del tutto invalidamente, è ovvio - il grande vescovo Sant’Atanasio di Alessandria, che non voleva scendere a compromessi a danno della Fede.
È, infine, alla Santissima Madre di Dio sempre Vergine che affido queste pagine, a Lei che ha sempre schiacciato il capo di tutte le eresie: Gaude, Maria Virgo: cunctas haereses sola interemisti in universo mundo! 

sac. Andrea Mancinella

ALLA SCUOLA DELL'AMORE



Una triplice presenza

Questa realtà del mistero implica una triplice presenza: presenza della Vergine, per la presenza della Vergine la presenza dello Spirito cui vi abbandonate, e per l'abbandono allo Spirito Santo la presenza stessa del Cristo, che vi prende e vi possiede come uno sposo la sposa, perché diveniate con lui un solo corpo, perché possiate vivere con lui una medesima vita, e possiate dire con l'apostolo Paolo: «Vivo io, ma non sono più io che vivo, il Cristo vive in me».
Non è questo già il Paradiso? Sì, il Paradiso non è nulla di più; noi viviamo questo nella fede, lo vivremo domani nella visione, quando i nostri occhi saranno capaci di vedere quello che oggi noi crediamo. Ma la realtà rimane la stessa, è comunione dolcissima con la Vergine pura, è abbandono totale di noi allo Spirito di Dio, è amore infinito del Cristo, che ci assume per divenire con noi un solo corpo vivo: questo è il Paradiso! Allora noi lo vedremo Dio, lo vedremo con gli occhi stessi del Verbo, perché divenuti una sola cosa con lui; una sarà la vita del Cristo con l'anima, una la lode del Cristo e dell'anima al Padre celeste. Lo facciamo già qui, perché ogni tempo per l'anima veramente fedele si apre nell'eternità di Dio, ogni luogo per l'anima veramente fedele si apre alla divina immensità. Ogni tempo e ogni luogo è per noi il segno e il sacramento che fa presente la realtà di questo mirabile mistero, il mistero di un amore infinito che si comunica al mondo, del Cristo e dello Spirito di Dio.
Ma questo mistero di comunione divina, di comunicazione divina, indubbiamente esige la presenza della Vergine, perché è la Vergine che ha creduto e deve insegnare anche a noi come si crede. Ricordate quello che dice Elisabetta alla Vergine, proprio quando la Vergine va a visitarla? «Beata tu che hai creduto, perché si compiranno in te tutte le cose che ti ha detto il Signore». Se dunque dobbiamo vivere questa comunione con Dio e con lo Spirito, noi vivremo questa comunione se parteciperemo alla fede stessa della Vergine, che ha creduto alla parola dell’Angelo. Che anche voi, possiate credere come Maria. Ecco perché Maria si fa presente, per donarvi e per parteciparvi qualche cosa della sua fede, e per vivere della medesima unione di amore. Fede, ma fede pura, fede semplice; ed è la fede che anche renderà possibile a voi, nella comunione della vostra anima con Cristo, di vivere l'amore stesso di Maria, la purezza di Maria, la semplicità di Maria, l'umiltà della Vergine pura.

Divo Barsotti

Le grandezze di Gesù



Elevazione alla ss. Trinità

All’Eterno Padre

O Padre eterno e onnipotente, che da tutta la vostra potenza producete in Voi stesso, e non già in un seno estraneo, un Figliolo unico a Voi eguale, e lo producete sempre senza mai nessuna interruzione in questa produzione divina, singolare e ineffabile, senza fine e senza principio come la Vostra propria Essenza: Io vi amo e vi adoro come Padre Eterno e Onnipotente, sempre Padre, sempre in atto di generare il vostro Figlio, l’Immagine viva, unica e eterna delle vostre grandezze. Io vi lodo e vi benedico nell’amore con cui date questo vostro unico Figlio alla umana natura tratta dalla Vergine, e per infinito amore lo date in un modo sì magnifico, sì singolare e sì assoluto che la nostra umana natura riceve in se stessa la persona del Vostro Figlio unico come sua propria persona e sussistenza, e in Lui la vostra stessa Essenza.

Card. Pietro de Bérulle

Dio vi sta dando l’opportunità di cambiare il corso della vostra vita, prima che una terribile sofferenza che vi affliggerà e vi trasformerà per sempre venga nel mondo.



Messaggio della Regina del Rosario e della Pace

Pace miei amati figli, pace!
Figli miei, Io vostra madre, vi invito alla preghiera, alla preghiera, alla preghiera. Questo è il momento di un cambiamento di vita, di decidere per Dio, di pentirvi sinceramente dei vostri peccati. Figli miei, Dio vi parla, ma così tanti di voi si rifiutano di ascoltarlo e di obbedirgli, ecco perché Satana guadagna più spazio nel mondo e riesce a vincervi attraverso il dolore, la sofferenza e la mancanza di fede.

Vi ho comunicato i Miei Messaggi per molto tempo, sono venuta dal cielo per chiamarvi a Dio, ma molti non mi ascoltano con un cuore aperto e le Mie Parole cadono nel vuoto di molti cuori freddi e senza amore. Ritornate al Signore, aprite a Lui i vostri cuori. Permettete ai Miei Appelli di cambiare le vostre vite e quelle delle vostre famiglie, con la santità di vita, seguendo le orme di mio Figlio Gesù.
Dio vi sta dando l’opportunità di cambiare il corso della vostra vita, prima che una terribile sofferenza che vi affliggerà e vi trasformerà per sempre venga nel mondo. Io vi amo e come vostra Madre, mi preoccupo della vostra felicità e della vostra eterna salvezza.
Pregate, pregate figli miei e Dio manderà i Suoi Angeli dal Cielo per aiutarvi e proteggervi da tutti i mali e i pericoli creati dagli uomini malvagi che desiderano eliminare la vita di migliaia di persone, a causa dei loro cuori posseduti da Satana, che desiderano causare loro dolore e sofferenza.
Io vostra Madre, vi copro con il mio Manto Immacolato, voi e le vostre famiglie, e vi do la Mia Benedizione materna. 
Ritorna alle vostre case con la pace di Dio. 
Vi benedico tutti: nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!

25 Febbraio 2020

ANGELI IN AZIONE



l’Angelo della guarigione

Tutti conosciamo la bellissima storia dell’arcangelo san Raffaele, descritta nel libro di Tobia.
Tobia cercava una persona che lo accompagnasse nel lungo viaggio verso Media, perché in quei tempi spostarsi era molto pericoloso. “...Si trovò davanti l’angelo Raffaele... non sospettando minimamente che fosse un angelo di Dio” (Tb 5, 4).
Prima della partenza il padre di Tobia benedisse suo figlio: “Fa’ dunque il viaggio con mio figlio e poi ti darò ancora di più”. (Tb 5, 15).
E quando la madre di Tobia scoppiò in lacrime sconsolata, perché suo figlio era in partenza e non sapeva se sarebbe tornato, il padre le disse: “Un buon angelo infatti lo accompagnerà, riuscirà bene il suo viaggio e tornerà sano e salvo” (Tb 5, 22).
Quando tornarono dal lungo viaggio, dopo che Tobia si sposò con Sara, Raffaele disse a Tobia: “Io so che i suoi occhi si apriranno. Spalma il fiele del pesce sui suoi occhi; il farmaco intaccherà e asporterà come scaglie le macchie bianche dai suoi occhi, così tuo padre riavrà la vista e vedrà la luce ... Spalmò il farmaco che operò come un morso, poi distaccò con le mani le scaglie bianche dai margini degli occhi ...Tobia gli si buttò al collo e pianse dicendo: ti rivedo, o figlio, luce dei miei occhi!” (Tb 11, 7-13).
San Raffaele arcangelo è considerato medicina di Dio, come se fosse un medico specialista di tutte le malattie. Faremmo bene ad invocarlo per tutte le malattie, al fine di ottenere la guarigione per sua intercessione.

Padre ángel Peña O.A.R.

SULLA PREGHIERA



LA PREGHIERA MENTALE / ORAZIONE 

Se la preghiera vocale è caratterizzata dalle parole, la preghiera mentale si caratterizza piuttosto come un’operazione della mente senza parole, benché, come vedremo più avanti, si possa appoggiare su parole, specialmente per iniziare il processo della preghiera.  

Il beneficio di questo genere di preghiera viene espresso da santa Teresa d’Avila quando dice: ‘Un quarto d’ora d’orazione al giorno e ti prometto il cielo’. In altre parole l’orazione ci santifica. In questo senso possiamo intendere le parole seguenti di san Paolo in 2Cor. 3.18: ‘Noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore’. 

1.  Difficoltà della Preghiera Mentale ed i suoi rimedi 

a) Difficoltà della Preghiera Mentale 

Ciò che diremo adesso si riferisce alla preghiera mentale, anche se – mutatis mutandis – può riferirsi altresì alla preghiera vocale, benché ad un grado minore. 

Ora, ci sono tre cause della difficoltà della preghiera. 

i)  La Debolezza dell’Anima  
          
L’anima è la più debole dei tre esseri spirituali: il primo essere spirituale essendo Dio, lo Spirito perfetto ed infinito; il secondo nell’ordine di perfezione essendo l’angelo; il terzo l’anima umana. L’anima umana è, per la sua propria natura, indirizzata verso il corpo, indirizzata ad esserne la forma, a costituire con esso una sola sostanza. Può esistere fuori del corpo, ma solo in modo imperfetto. A causa della sua fragilità, l’anima non può stare a lungo in contemplazione delle cose celesti ma cade sempre verso le cose inferiori e in divagazioni. 
        
Scrive s an Gregorio: ‘L’anima non può restare fissata a lungo nella soavità di un’intima contemplazione, perché l’immensità della luce che la colpisce la richiama a sé stessa: e allorché gusta le delizie interiori, brucia d’amore e si sforza di elevarsi al di sopra di sé, essa ricade nelle tenebre della sua debolezza e comprende che non può vedere ciò che ama così ardentemente’. 

ii)  La Natura Caduta 

A causa del Peccato Originale, i sensi e l’immaginazione hanno una certa indipendenza dalla ragione e cercano le loro proprie soddisfazioni. Occorre dunque un lavoro di disciplina per controllarli e sottometterli ai dettami dello spirito. 

iii)  Il Demonio 

Se un’anima consacra tempo e sforzo alla preghiera, essa è persa per il demonio. Per questo il demonio fa il possibile per sviare una persona che prega da questo così santo esercizio.  

b) Rimedi alle difficoltà della Preghiera Mentale                           

       ‘Osservate colui che s’arrampica su una montagna’ dice sant’Alberto Magno, ‘e seguite il suo esempio. Se la nostra anima si lascia incantare e sedurre dalle cose che incontra sul suo passaggio, spesso si smarrisce in sentieri ignoti, si sfibra e si divide in tante frazioni quanti sono i suoi desideri. Segue allora un movimento senza scopo, una corsa senza profitto, una stanchezza senza riposo. Se, al contrario, il nostro corpo ed il nostro spirito, sedotti dall’amore e dal desiderio, si liberano dalle distrazioni di quaggiù, abbandonano a poco a poco le cose umane per raccogliersi nel solo bene immutabile e vero, vi si fissano coi vincoli dell’amore, essi si fortificano, e il loro raccoglimento sarà tanto maggiore quanto più in alto si eleveranno sulle ali della conoscenza e del desiderio’. 

i)  La Mortificazione  

Per arrivare al raccoglimento che lo spirito dell’orazione richiede, è indispensabile sorvegliare i sensi esterni ed interni. Questi, difatti, in virtù delle loro concupiscenze incessanti e della loro sregolatezza naturale impediscono allo spirito di unirsi a Dio. Per questo bisogna mantenerli rigorosamente sotto il controllo della ragione. 

Il senso della vista, quello più nobile di tutti, è anche il più pericoloso; più strettamente unito all’anima, ne è come la porta, e se mal sorvegliato la consegna ai suoi nemici che la depredano senza misericordia; perciò il profeta Geremia dice: ‘Il mio occhio ha depredato la mia anima’. 

Innumerevoli sono i peccati che hanno per origine l’imprudenza degli sguardi, soprattutto nel campo della collera, della gelosia, della gola, e della sensualità. A questo riguardo possiamo citare le seguenti parole del Signore: ‘La luce del tuo corpo è l’occhio. Se il tuo occhio è semplice, anche il tuo corpo è tutto nella luce; ma se è cattivo, anche il tuo corpo è nelle tenebre. Bada dunque che la luce che è in te non sia tenebra. Se il tuo corpo è tutto luminoso senza aver alcuna parte nelle tenebre, tutto sarà luminoso, e illuminerà te come la luce della folgore’ (Lc. 11.34-36). 

Dopo la vista, il senso più utile all’intelligenza, dice san Tommaso, è l’udito, perché è esso che percepisce le parole che servono come veicoli alle concezioni intellettuali. È per questo canale che la Dottrina di Dio, il Verbo, la Saggezza Eterna, penetrano nelle nostre anime. Occorre tenerlo puro, dunque, e per questo evitare non solo le conversazioni cattive, ma anche le chiacchiere frivole, dove la Carità è troppo spesso ferita. 

Insieme alla mortificazione dell’udito viene quella della lingua, che san Giacomo chiama ‘l’università dell’iniquità: un male inquieto, pieno di veleno mortale’. 

Ed infine c’è la mortificazione dei pensieri. I salti continui dell’immaginazione sono uno dei tormenti della vita contemplativa. I più grandi santi, loro stessi, non ne erano esenti. La mortificazione dell’immaginazione consiste nel non trattenersi su cose pericolose o inutili, su cose che possano sviare l’anima dal pensiero di Dio, e trascinarla ai piaceri dei sensi, che alterano la sua purezza. L’esperienza ci mostra che è un lavoro non trascurabile. 

‘ Mi sono alzata per aprire al mio amato’ dice la sposa nel Cantico dei Cantici, esprimendo con queste parole il proponimento dell’anima che decide di intraprendere lo sforzo necessario perché il Nostro Signore venga ad abitare in essa. Ella aggiunge subito: ‘Le mie mani hanno distillato la mirra e le mie dita sono piene della mirra più fine’. Ora la mirra, che ha un profumo amaro, è il simbolo della mortificazione. La sposa dice dunque che le sue mani distillano la mirra per mostrare che ella cerca senza pausa di mortificarsi, e che le sue dita, cioè le sue più piccole azioni, sono bagnate di questo liquore amaro. Ella dice difatti che questo profumo piace a Dio e che Lui vuol vederne penetrate le anime che tendono al Suo amore. Sì, questo è il dono che Lui aspetta dalle anime regali, le anime abituate, come i Re Magi, a contemplare le stelle e a cercare la luce della vera saggezza. La mirra è uno dei tre doni che Dio aspetta da loro assieme all’incenso della loro preghiera ed all’oro della loro Carità. 

ii)  La Perseveranza 

Chi vuol impegnarsi nella vita dell’orazione, deve sapere che intraprende un lavoro penoso e che dovrà passare attraverso un cammino stretto e difficile. Incontrerà molto più spesso l’aridità, il disgusto, e la desolazione, che non la consolazione e la gioia. Il lavoro che lo aspetta è simile a quello che deve affrontare l’uomo che vuole trasformare un terreno coperto di spine in un giardino pieno di fiori: gli occorrerà molto sudore e molta pazienza per ottenere un risultato. 

Santa Teresa d’Avila, parlando della difficoltà dell’orazione, scrive le p arole seguenti nella sua Vita (cap. 8): ‘Sì! In verità tanto violento era il combattimento a cui mi ha consegnato il demonio o forse la mia cattiva natura per impedirmi di recarmi all’orazione, tanto profonda era la tristezza con cui mi sono sentita presa fin dalla mia entrata in oratorio, che avevo bisogno, per vincermi, di raccogliere tutto il mio coraggio che è, si dice, non poco’. 

Possiamo dedurre dalle parole della santa che la disposizione principale richiesta dalla preghiera mentale è un coraggio risoluto e una ferma volontà di continuare fino alla fine, una volta cominciato lo sforzo: costi quel che costi. Ma la ricompensa di questo lavoro sarà grande. 

Osserva Padre Tommaso di Gesù OCD: ‘Quando si è entrati nella via dell’orazione risolutamente e coraggiosamente, e si è ben decisi a non abbandonarla mai, qualunque siano le sofferenze, le difficoltà, o le tentazioni che si presentano, non si tarda di solito ad essere gradualmente elevati da Dio Stesso fino ad una perfetta contemplazione’. 

Quanto all’aridità interiore in particolare, è precisamente per mezzo di questo cammino che l’anima fa i più grandi progressi e merita i più alti favori. ‘Quando fai un passo per andare a Dio nello stato di abbandono’, dice un certo padre Giuseppe, ‘questo vale mille a causa della sua forza e della sua purezza’. 

Due sono di fatti i vantaggi della preghiera nell’aridità: il primo è che una preghiera del puro amore non cerca le consolazioni, che non vengono date, ma solo Dio; il secondo vantaggio è che l’anima deve entrare nella conoscenza del suo nulla davanti a Dio, della sua miseria e impotenza, e questo aumenta grandemente la sua umiltà. 

Possiamo imparare da queste considerazioni che ciò che aspetta Dio da noi, ciò che costituisce il nostro merito ai Suoi occhi, è la nostra fedeltà a questa pratica, la volontà energica di dimorare nella Sua Presenza durante il tempo che ci siamo stabiliti, malgrado tutte le difficoltà che la natura o il demonio ci possono suscitare. 

iii)  La Grazia 

Abbiamo appena parlato della mortificazione e della perseveranza; più sopra abbiamo accennato alla purezza ed all’umiltà; più avanti (nella sezione sulla contemplazione) parleremo del distacco (un frutto della mortificazione). Tutte queste virtù sono utili per la meditazione, mentre per la contemplazione sono essenziali, in quanto la contemplazione è per i perfetti (o almeno per coloro che si stanno perfezionando) e dunque richiede niente di meno che la perfezione (in quel senso) da parte del soggetto.  

Come raggiungiamo queste virtù e la loro perfezione che consiste nel dono totale di sé a Dio? Osserva Dom Jean de Monléon (op. cit.) che non possiamo fare niente nell’ordine della nostra santificazione senza la Grazia. Cita san Paolo (Rom. 9.16): ‘Userò misericordia con chi vorrò, e avrò pietà di chi vorrò averla. Quindi non dipende dalla volontà né dagli sforzi dell’uomo, ma da Dio che usa misericordia’, e commenta: ‘Se i santi sono divenuti santi, non è che fossero fatti di una natura diversa da quella degli altri uomini, bensì, secondo l’esempio dell’Apostolo san Giovanni (1Gv. 4.16), hanno compreso l’amore di Dio per l’uomo, e si sono affidati ciecamente a quell’amore’.  

Dom de Monléon si riferisce a s anta Teresa d’Avila (Vita, cap. 8): ‘Supplicavo il Signore di venire in mio aiuto, ma una cosa mi mancava senza dubbio… cioè non mi affidavo intieramente alla Sua Maestà, e non diffidavo del tutto di me stessa...’ Ne consegue, dunque, che per ottenere questo distacco da tutte le cose, questa autodonazione totale, bisogna ricorrere alla preghiera (Mt. 7.7): ‘Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto’. 

iv)  La Preparazione alla Preghiera 

Chi vuol fare orazione si deve ritirare in una chiesa o in un luogo solitario e là, lasciando da parte ogni ricordo delle creature e del mondo presente, si deve mettere nella condizione di conversare con Dio solo, come se fosse già sull’orlo dell’eternità. Però, se la casa dove dimora è calma e la persona gode di una libertà sufficiente, sarebbe meglio non uscire, e fare la propria orazione subito dopo essersi alzati, prima di incontrare qualcuno.  

L’ora più adatta alla preghi era è subito dopo essersi alzati, l’ora che precede il pasto di sera, ed a mezzanotte; da evitare sono le ore dopo i pasti, quando lo spirito non ha l’agilità necessaria per alzarsi verso Dio. 

Si può pregare in qualsiasi posizione del corpo, ma la postura non deve essere troppo rilassata o comoda, per evitare che l’intelligenza e il cuore perdano la loro vivacità normale, e per non raffreddare nell’anima l’azione divina che porta a non soddisfare i sensi, ma piuttosto alla mortificazione. 

Per la preparazione immediata alla preghiera, due atteggiamenti sono particolarmente utili: il primo è il ricordo della Maestà di Dio e il secondo è il ricordo del nulla del soggetto. Per il primo basta normalmente uno sguardo verso il Crocifisso; per il secondo, la considerazione dei nostri peccati. In merito, dice santa Teresa nella sua Vita, cap. 13: ‘La considerazione dei nostri peccati e la conoscenza di noi stessi sono il pane con cui bisogna, nella via dell’orazione, prendere ogni altro nostro nutrimento, per quanto squisito sia: senza esso l’anima non si potrebbe sostenere’. 

San Benedetto enumera tre elementi di riflessione utili alla preghiera: il primo è la purezza del cuore, ossia la volontà di staccarsi da tutto ciò che contamina l’anima; il secondo elemento è la compunzione delle lagrime, ossia il pentimento d’aver offeso Dio; il terzo elemento è ‘l’intenzione del cuore’, espressione che significa la conversione del cuore verso Dio come verso il Suo fine ultimo, con la ferma volontà di raggiungerLo e di unirsi a Lui. 

Padre Konrad zu Loewenstein 

L'azione malefica del nemico di Dio si diffonderà ovunque, ma voi potete vincerlo con la preghiera.




Cari figli, dateMi le vostre mani e Io camminerò con voi. Voglio condurvi per il cammino sicuro. Quando sentite il peso della croce, chiamate Gesù. In Lui è la vostra vittoria. Soffro a causa delle vostre sofferenze. Pregate molto davanti alla croce. Ancora vedrete orrori sulla Terra. AscoltateMi. Vivete nel tempo dei dolori ed è arrivato il momento del vostro Sì alla Mia Chiamata. Non incrociate le braccia. Dio ha fretta. Non vi allontanate dalla verità. L'umanità si è contaminata con il peccato e i Miei poveri figli berranno il calice amaro della sofferenza. L'azione malefica del nemico di Dio si diffonderà ovunque, ma voi potete vincerlo con la preghiera. Coraggio. Cercate forze nel Vangelo e nell'Eucaristia. Giorni difficili verranno, ma il Mio Gesù sarà con voi. Avanti. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per averMi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Io vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

sabato 14 marzo 2020

Il povero che è nudo sarà vestito;



Il povero che è nudo sarà vestito; così l'anima la quale si spoglierà dei suoi appetiti, dei suoi affetti, del suo volere e disvolere, sarà rivestita da Dio della sua purezza, del suo gusto e della sua volontà.

IL MANOSCRITTO DEL PURGATORIO



Il 15 febbraio 1874 dovette subire il primo colloquio... E fu così che fino al novembre del 1890 fra l'anima di Suor Maria Gabriella e Suor Maria della Croce si ebbero le misteriose relazioni


29 SETTEMBRE. - Sì, conoscevo tutte le pene del vostro Padre; ecco perché, alla vostra domanda se si fosse un po' riavuto dopo le sofferenze patite, rispondevo di no, senza aggiungere altro particolare, perché non volevo farvi stare in apprensione. Sareste rimasta inquieta, sapendolo talmente sofferente, e poiché pensate a lui dinanzi al buon Dio, anche più del solito, senza dubbio per un'ispirazione particolare, ho creduto esser meglio che egli stesso vi facesse conoscere tutti gli strazi da lui provati. Gesù gliene terrà conto; le anime che tanto rimpiange si trovano in questo momento in Purgatorio, ma per poco tempo, soprattutto il sacerdote che il buon Dio voleva ricompensare e i due giovani che voleva preservare togliendoli da questo mondo, in cui quanto vi ha di migliore può divenir cattivo. Ditegli che si consoli al pensiero che Gesù lo ama molto e gli riserba, a preferenza di tanti altri, un posto tutto speciale nel suo Cuore. Lì egli deve andare in ispirito a riposarsi e a ritemprar l'animo per continuare quel che ha intrapreso per il suo divin Signore.

SUOR MARIA DELLA CROCE

Fuori sarà come “l’inferno in terra”!



Quando la luce sulla vostra terra finirà, sappiate che la fine è vicina. Abbiate in casa candele (benedette) e provviste. Tenete a portata di mano i vostri Libri Sacri e immergetevi in profonda e devota preghiera.

Durante i 3 giorni di buio, durante i quali il caos, la confusione e il dolore dilagheranno sulle strade (persone che non saranno preparate), restate nelle vostre case coprite le finestre oscurandole, sbarrate finestre e porte e non apritele in nessun caso! Il diavolo vi porrà delle trappole, ma se voi restate nelle vostre case, non vi potrà accadere nulla di male.

Sarà l’ultimo tentativo del diavolo di spingervi negli abissi dell’inferno, prima di essere sconfitto e incatenato. Gli scenari sulla vostra terra in questi 3 giorni saranno terribili, perché il vostro mondo andrà distrutto e i figli, che non portano il Sigillo del Signore, saranno trascinati nella morte.

Dovete ascoltare la Nostra Parola e restare nelle vostre case, altrimenti anche voi morirete sotto le macerie. Fuori sarà come “l’inferno in terra” prima che Satana e i suoi seguaci siano sconfitti, ma voi non dovete azzardarvi a guardare fuori, perché Satana vorrà catturarvi, finchè non sarà incatenato e rinchiuso nell’inferno, infatti fino ad allora tenterà di tutto per gettare nella dannazione i figli del Signore.

Figli Miei. Ascoltate la Nostra Parola e non aprite nè finestre nè porte! Restate nella preghiera e non cedete né alle tentazioni né alla curiosità! Queste sono trappole del male, che non riposa mai e che prima della sua sconfitta getta le anime nella sventura! Siate completamente con Noi e pregate! Questa è la vostra unica occasione per sfuggire alla fine del mondo e per entrare con Gesù nel Suo Nuovo Regno.

Figli Miei. Il tempo è vicino! Preparatevi e purificatevi! Siate completamente con Noi e obbedite alle Nostre istruzioni. Alla fine dei 3 giorni di buio arriverà per voi la luce del Signore e la conoscenza dello Spirito Santo v’illuminerà.

La vostra amorevole Mamma Celeste.

Mamma di tutti i figli di Dio e Madre della Salvezza.

Amen.

TRATTATO DELLO SPIRITO SANTO








Monsignor GAUME

PREGHIERA ALLO SPIRITO SANTO



Chi sei, dolce Luce che mi inondi e rischiari la notte del mio cuore?
Tu mi guidi come la mano di una madre;
ma se mi lasci non avanzerei più di un passo.
Tu sei lo spazio che circonda il mio essere e in cui si nasconde.
Se mi abbandoni cado nell'abisso del nulla,da dove mi hai chiamato ad esistere.
Tu, vicino a me più di me stessa, più intimo del mio intimo.
Eppure nessuno può toccarti o comprenderti e infrangi le catene di ogni nome:
Spirito Santo - Eterno Amore!...

(Santa Teresa Benedetta della Croce)

Ma a poco a poco, come una peste, si impossesserà di una Nazione dopo l'altra ed il Mio Popolo patirà gli orrori causati dall'uomo stesso.



NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO


L'orrore e lo spavento si sono riversati sull'umanità, alcuni Paesi non percepiscono ancora gli effetti dell'alterazione emozionale dell'uomo; ma a poco a poco, come una peste, si impossesserà di una Nazione dopo l'altra ed il Mio Popolo patirà gli orrori causati dall'uomo stesso.

La vita viene completamente sdegnata da alcune persone ed è esibita come un trofeo di guerra, quando viene strappata con le armi belliche, o alterando gli uomini stessi.


I grandi potenti della Terra che adorano il dio denaro, si uniscono un'altra volta e decidono il destino di tutta l'umanità. Da questo ne conseguirà che a poco a poco l'umanità sarà insidiata ed invasa da differenti epidemie create in laboratorio dall'uomo stesso e utilizzate dai potenti della Terra allo scopo di sterminare i Miei figli.


COME VI HO ANNUNCIATO, LE EPIDEMIE GIUNGERANNO SULL'UMANITA' UNA DOPO L'ALTRA..., MA VOI SAPETE CHE IO NON VI ABBANDONO, NE' MIA MADRE VI LASCERA' LA MANO.


04.07.2014

Regina della Famiglia



La Madonna tiene fra le mani due colombi 

Adelaide commentando, nella decima apparizione, la  visione dei due colombi tra le mani di Maria dice che non vi può  essere una famiglia santa se i suoi membri non vivono fiduciosi  fra le mani materne di Maria. Il pittore Galizzi che ha dipinto il  quadro della Madonna, che tiene in mano due colombi, come la  vide Adelaide, disse che la visione presentava aspetti  originalissimi, che la rendevano inconfondibile con qualsiasi  altra immagine finora rappresentata. Anche da questo particolare,  egli trasse la convinzione della verità delle apparizioni. 
Con questa visione la Madonna approfondisce l'insegnamento sulla famiglia. Ci dice che la famiglia è comunione d'amore; ci fa vedere la sua bellezza, il suo carattere sacro e inviolabile, e il nido in cui si vive questa realtà, sono le mani di  Maria, è il suo Cuore. 
Questa comunità di vita, fondata dal Creatore il quale le ha  dato leggi proprie, è stabilita dal patto coniugale, cioè da un  consenso personale irrevocabile. Tale patto non è tanto un atto  giuridico, quanto piuttosto un atto umano libero col quale gli  sposi si danno e si accettano per sempre, nella buona e nella cattiva sorte. 
Il matrimonio non è il frutto di una società, di un tempo  ormai passato, ma trae la sua origine da Dio, il quale lo ha dotato di valori e di fini. Il matrimonio è la realizzazione più alta  dell'unione tra due creature umane che si possa avere sulla terra  ed è la forma di vita che più manifesta l'amore di Dio per noi. Il  matrimonio indica l'unione della natura divina e della natura  umana nella Persona del Figlio di Dio e mostra l'unione di Dio  con la nostra anima. Il matrimonio indica soprattutto l'unione di  Cristo con la Chiesa. 
Più volte nelle apparizioni la Vergine Maria è circondata  dagli angioletti alternativamente vestiti con abiti di colore celeste e di colore rosa. Gli angioletti indicano i figli che crescono  numerosi in una famiglia che vive secondo la legge di Dio. Gli  angeli non hanno il corpo e quindi non si distinguono per il  sesso; in questo caso è il colore delle loro vesti che ci richiama la  presenza nella famiglia dei bambini, che secondo il nostro  costume portano le vesti di colore celeste e delle bambine che  portano le vesti di colore rosa. 
Vengono alla mente le parole del Salmo 128: "Beato  l'uomo che teme il Signore e cammina nelle sue vie. Vivrai del  lavoro delle tue mani, sarai felice e godrai d'ogni bene. La tua  sposa come vite feconda nell'intimità della tua casa; i tuoi figli  come virgulti d'ulivo intorno alla tua mensa (1-3). 
Tra i beni di una famiglia che vive secondo la legge di Dio,  come ho già ricordato, ci sono i figli che daranno ai genitori  gioia e aiuto, soprattutto nelle necessità e nei momenti difficili  della vita. 

Severino Bortolan

LA SIGNORA DI TUTTI I POPOLI SOTTO QUESTO TITOLO SALVERO IL MONDO



LA PREGHIERA

Signore Gesù Cristo,
Figlio del Padre,
manda ora il tuo Spirito sulla terra.
Fa abitare lo Spirito Santo
nei cuori di tutti i popoli,
affinché siano preservati dalla corruzione,
dalle calamità e dalla guerra.
Che la Signora di tutti i Popoli,
che una volta era Maria,
sia la nostra Avvocata.
Amen.(*)



Già fin dal primo messaggio, il 25 Marzo 1945, la Madonna parla della sua preghiera, come se fosse ormai conosciuta: "La preghiera deve essere divulgata". In realtà la rivela soltanto sei anni dopo, mentre la veggente era in Germania.

Il fatto che Maria abbia dettato la sua preghiera durante la visione del Concilio Vaticano II, è un chiaro segno dell’importanza di questa preghiera per la Chiesa e per il mondo.

Ancora prima che la Signora incominci a parlare, Ida viene portata davanti alla Croce e resa partecipe di una grande sofferenza: "Mi trovavo ancora con la Signora davanti alla Croce e poi mi disse: "Ripeti quello che dico"... Innalzò le mani, che aveva sempre aperte e le mise insieme. Il suo viso divenne così celeste, così sublime, da non potersi descrivere. La sua figura diventò ancora più trasparente e più bella... La Signora disse allora: "Signore Gesù Cristo, Figlio del Padre...". Ma come lo diceva! Penetrava nelle ossa! Non l’ho mai sentito dire nel mondo da nessuno in quel modo. "Manda ora il tuo Spirito" accentuando "ORA" e "Fa abitare lo Spirito Santo nei cuori di tutti i popoli", dicendo con particolare enfasi la parola "TUTTI". La Signora pronunciò anche la parola "Amen" in un modo così bello, così solenne... Mentre la Signora diceva "Amen", tutto restava scritto in grandi lettere davanti a me".

All’inizio, le parole "che una volta era Maria" causarono meraviglia e perplessità, non soltanto nella gerarchia ecclesiastica, ma anche nella stessa veggente e nel suo padre spirituale. Quando nella prima pubblicazione queste parole problematiche vennero semplicemente eliminate, Maria precisò in messaggi successivi che non era contenta di quel cambiamento del testo: "Che la Signora di tutti i Popoli, che una volta era Maria, sia la nostra Avvocata": questo deve rimanere così" (06.04. 1952). La Madonna spiega in modo chiaro, breve e semplice: "Che una volta era Maria: significa che molti uomini hanno conosciuto Maria come Maria. Ora però voglio, in questo nuovo periodo, essere LA SIGNORA DI TUTTI I POPOLI. Questo è comprensibile a tutti". Ciò significa che Maria, la giovane Piena di Grazia, al principio non era la Madre di tutti gli uomini, ma con la sua fedele corrispondenza alla Grazia e per mezzo della sua sofferenza, unita a suo Figlio, diventò LA MADRE DI TUTTI I POPOLI.

Lei stessa spiega perché insegna questa nuova preghiera: "Essa è data affinché scenda sul mondo il vero Spirito" (20.09.1951). "Non puoi comprendere il valore che avrà, perché non sai ciò che il futuro apporterà" (15.04.1951).

La sua richiesta speciale è rivolta al Santo Padre, affinché spieghi questa preghiera ai popoli: "Apostolo di Nostro Signore Gesù Cristo, insegna ai popoli questa semplice, ma così significativa preghiera" (10.05.1953). Maria promette ancora: "Tramite questa preghiera, la Signora salverà il mondo" (10.05.1953). "Voi non sapete quanto sia grande e significativa questa preghiera presso Dio. Egli ascolterà sua Madre, se essa vorrà essere la vostra Avvocata" (31.05.1955). "Recitate questa preghiera in ogni cosa che fate" (31.12.1951). Per quanto sia possibile, dobbiamo dire questa semplice preghiera ogni giorno davanti alla Croce, lentamente, devotamente, come desidera Maria.