lunedì 5 settembre 2022

IO, GESÙ, SONO UNO

 


IO, GESÙ, SONO UNO

          Benedetto, figlio mio, dove si coltiva il mio amore, non permetterò a nessuno di fare del male ai miei figli. Voglio che d'ora in poi siano liberi dal male che si abbatte sulla Terra. Io, Gesù, Salvatore dell'umanità, non posso più vedere i miei figli soffrire. Ciò che il diavolo ha fatto è imperdonabile. Quelli che sono suoi hanno già i giorni contati. Ora il conto alla rovescia è terminato.

          Benedetto, figlio Mio, le vie senza scrupoli, compiute dal Mio avversario, hanno tracciato la terra ovunque. È come un esercito di sole persone malvagie, ognuna delle quali ha un piano diverso per danneggiare i miei seguaci. Ovunque si trovi un Mio figlio, il nemico gli lancia addosso i suoi soldati. Il buio per loro è come il giorno per i miei figli. Per i miei figli il giorno sono Io, Gesù, che benedico; le tenebre, per loro, sono la legge del diavolo, per trascinare le giovani a fare il male. La prostituzione nel mondo è così grande che non riesco più a sopportarla. È animale che continua in questa vita, è anima che è già stata venduta al diavolo. Leggi che lui stesso ha creato per svergognarmi. Non darò più tregua a questo bandito. Farò quello che voleva, lo getterò all'inferno con i suoi seguaci per non disturbarmi mai più.

          Io, figlio mio Benedetto, la cosa che mi fa più male è vedere una mia figlia trascinata via da un uomo che non meritava nemmeno di toccare con un dito ciò che è mio. Mi rattristano gli abusi che mi fanno. Darò la massima punizione a questo gruppo di vagabondi che non riconoscono mai il male che fanno. Il perdono, figlio mio, lo do quando vedo nel cuore della persona che la provocazione non era sua, ma del diavolo. Entrambi sono caduti nell'errore, ma poi si sono purificati da ciò che hanno fatto. Ma quelli che lo fanno per piacere, quelli non li perdono. Come può una famiglia dare l'esempio ad un'altra se non ha nemmeno il controllo della propria casa? Non posso essere presente, è un disastro, i bambini comandano i genitori, i genitori non fanno nulla e lasciano che la loro casa cada a pezzi.

          La Mia Luce, Mio figlio, deve essere degno di rispetto, ma se ognuno tira dalla sua parte, Io, Gesù, non posso aiutare, perché nemmeno la Mia Presenza viene rispettata. Nella casa in cui manca il vero amore, manca tutto. Per cominciare, una famiglia non può essere divisa, ognuno cerca la sua chiesa. Io, Gesù, sono uno. Ora, il ladro viene, ruba per la sua casa, che non è la mia, poi viene a dire che sono io che lo faccio parlare in lingue; è una menzogna di chi lo dice. Io non faccio confusione, è il diavolo che la fa per confondere i miei disegni. Se queste persone sapessero a cosa vanno incontro, scapperebbero e non si guarderebbero più indietro.

          La mia pazienza, figlio mio, è già esaurita. Ovunque metterò mano, d'ora in poi pulirò tutto. Non voglio che lo sporco rimanga lì. D'ora in poi manderò solo esempi perché questo gruppo di bugiardi impari che io, Gesù, sono uno. La divisione della Chiesa appartiene al Mio nemico, che ha piantato ciò che non è buono. Il mio regno non può essere diviso, il suo sì, e lui fa quello che vuole. La sua forza sta già per finire, per non ingannare più. I falsi pastori saranno cancellati dalla faccia della terra e quelli che rimarranno saranno miei. Rimarranno solo i miei figli della luce; quelli delle tenebre spariranno.

          Grazie, figlio mio, resta con Dio.

          Vi benedico.

GESU'

09/02/1995


CRISTO ARTEFICE DELLA NOSTRA REDENZIONE E TESORO INFINITO DELLE NOSTRE GRAZIE

 


CRISTO, VITA DELL'ANIMA 

Che bisogna intendere quando diciamo che Cristo è la causa soddisfattoria e meritoria della nostra salvezza e della nostra santificazione?  

   Come sapete, Dio, creando il primo uomo, l'aveva stabilito nella giustizia e nella grazia; ne aveva fatto il proprio figlio ed il proprio erede. Ma il disegno divino è stato attraversato dal peccato; Adamo, costituito capo della sua progenie, ha prevaricato. - Egli ha perduto immediatamente, per sé e per i suoi discendenti, ogni diritto alla vita e all'eredità divina. Tutti i figli di Adamo, divenuti prigionieri del demonio (1), divideranno la sua disgrazia. 

Perciò essi nascono, dice S. Paolo, «nemici di Dio» (2), «oggetti di collera» (3), e, per questa ragione, esclusi dalla beatitudine eterna (4).  

   Fra i figli di Adamo, non ci sarà nessuno, che riscatterà i propri fratelli e toglierà la maledizione che pesa su di loro? Nessuno, poiché tutti hanno peccato in Adamo; né per sé, né per gli altri, nessuno potrà dare una adeguata soddisfazione.  

   Il peccato è un'ingiuria fatta a Dio, ingiuria che deve essere espiata; l'uomo, poiché è una semplice creatura, è incapace di saldare degnamente il debito contratto verso la Maestà divina per una colpa, la cui malizia è infinita.  

   Una soddisfazione, per essere adeguata, deve essere offerta da una persona di una dignità equivalente a quella dell'offeso. La gravità di una ingiuria si misura dalla dignità della persona offesa; la medesima ingiuria fatta ad un principe è di una maggiore gravità, per via del grado dell'offeso, di quello che sarebbe se fosse fatta ad un contadino (1). Per la soddisfazione, bisogna rovesciare il principio.  

La grandezza di una riparazione si valuta, non dalla dignità di colui che la riceve, ma di colui che la dà. Lo stesso re riceve l'omaggio di un contadino e di un principe: è evidente però che l'omaggio di un principe prevale su quello di un contadino.  

   Tra noi e Dio c'è l'infinito. - L'umanità dovrà dunque disperare? l'oltraggio fatto a Dio non sarà mai riparato? L'uomo non rientrerà mai in possesso dei beni eterni? Dio solo poteva risponderci, Dio solo poteva dare una soluzione a questo angoscioso problema.  

*** 

   Voi sapete quale è stata la risposta di Dio, la soluzione piena, nello stesso tempo, di misericordia e di giustizia che egli ha portata. Nei suoi inscrutabili disegni, egli ha decretato che il riscatto dell'umanità avverrebbe soltanto per mezzo di una soddisfazione uguale ai diritti della sua infinita giustizia, e che questa soddisfazione sarebbe data dal sacrificio sanguinoso di una vittima che si sostituirebbe liberamente, volontariamente all’umanità peccatrice. Quale sarà questa vittima? Quale sarà questo salvatore? (2) Dio l'ha promesso all’indomani della colpa, ma migliaia d'anni passano prima che egli venga; migliaia d'anni durante i quali l'umanità leva le braccia dal fondo di un abisso senza nome, dal quale è impotente a sollevarsi; migliaia d'anni durante i quali accumula sacrificio su sacrificio, olocausto su olocausto per liberarsi della sua servitù.  

Ma «quando viene la pienezza dei tempi», Dio manda il Salvatore promesso, il Salvatore che deve riscattare il creato, distruggere il peccato e riconciliare gli uomini con Dio. Chi è il Figlio di Dio fatto uomo.  

Essendo uomo, disceso dalla progenie di Adamo, egli potrà sostituirsi volontariamente a tutti i fratelli e rendersi per così dire, solidale del loro peccato. Accettando liberamente di soffrire e di espiare nella sua carne passibile, egli sarà capace di meritare. Essendo Dio il suo merito avrà un valore infinito, la soddisfazione sarà adeguata, la riparazione sarà completa. Non c'è, dice S. Tommaso, soddisfazione pienamente sufficiente all’infuori di una operazione pienamente infinita nel suo valore, vale a dire di una operazione che un Dio soltanto poteva compiere (1). Come l'ordine della giustizia domanda che la pena risponda alla colpa, sembra domandare anche, dice S. Tommaso, che colui che ha peccato dia soddisfazione per il peccato, ed ecco perché si è dovuto prendere, nella natura corrotta della colpa, ciò che doveva essere offerto in soddisfazione per tutta questa natura (2).  

Questa è la soluzione che apporta Dio stesso. Egli avrebbe potuto apportarne altre; ma alla sua saggezza, alla sua Potenza, alla sua bontà, è piaciuto di darsi questa soluzione.  

Dobbiamo quindi contemplarla e lodarla, poiché è veramente ammirevole. «L'umanità di Cristo, dice S. Gregorio, gli permetteva di morire e di soddisfare per gli uomini; la sua divinità gli dava il potere di renderci la grazia che santifica» (3), La morte era uscita da una natura umana insozzata dal peccato; da una natura umana unita ad un Dio, sarebbe scaturita la sorgente della grazia e della vita (4). 

Beato Dom COLUMBA MARMION 


PREGHIERA PER IL CLERO PER PREPARARE LE ANIME PER LA SECONDA VENUTA

 


Sì, è vero, questi sono tempi di prova e, come vi è già stato detto, è un tempo di placcatura d'oro.

 


Rosario - Messaggio UNICO


Messaggio di Nostro Signore Gesù Cristo a J. V.


Parla il nostro Signore Gesù Cristo.

Figlioli, state entrando in questi tempi che, in un certo senso, ho sperato di vedere  chi sono veramente coloro che mi seguono. Vi chiederete a cosa mi riferisco e vi dirò che ho voluto vedervi come ho vissuto io stesso sulla Terra, essendo altri Cristi. Come vi ho chiesto, questi sono i tempi in cui dovete agire come ho agito io, vivere come mi ha chiesto mio Padre e dare ciò che mio Padre mi ha dato da condividere con voi. Sono momenti in cui dovete dare ciò che avete ricevuto, e intendo sia materialmente che spiritualmente.

La nostra Divina Provvidenza si è presa cura di voi, vi ha dato ciò che è necessario per prendersi cura del vostro corpo, della vostra vita umana, le risorse necessarie per prendersi cura di voi e dei vostri, ma questi sono anche tempi in cui vi è stato chiesto di dare, spiritualmente, ciò che vi è stato dato nel vostro cuore e ciò che avete imparato durante la vostra esistenza. Sì, è vero, questi sono tempi di prova e, come vi è già stato detto, è un tempo di placcatura d'oro.

L'oro viene purificato, affinché rimanga in totale purezza, e questi sono tempi (lingue...) questi sono tempi in cui sarete purificati, affinché mostriate, davanti alla Nostra Santissima Trinità, chi siete veramente, se siete veri figli di Dio, seguaci di Mio, il vostro Salvatore, o state solo attraversando un periodo, in cui non state portando frutto e non avete approfittato di questo tempo per produrre del bene per i vostri fratelli e dare Gloria alla Nostra Santissima Trinità.

Prestate molta attenzione a ciò che vi dico: è un tempo di purificazione, in cui dovete essere ancora più cauti in ciò che dite, in ciò che fate, dovete avere cura delle vostre azioni, dei vostri pensieri, dovete mettere in pratica ciò che avete imparato da Me, vostro Dio, vostro Signore, vostro Maestro. Questi sono tempi in cui godrete anche delle benedizioni della Santissima Trinità su di voi e della cura di Mia Figlia, la Sempre Vergine Maria, Mia Sposa, Mia Madre, e della cura che Ella avrà su di voi contro le forze di satana, che saranno anche fortemente scatenate, per cercare di distruggere, prima di tutto, voi, quelli che hanno ricevuto di più e che stanno portando frutto, frutto di preghiera, frutto di esempio, frutto di una vita esemplare.

Dovete curare perfettamente tutto il vostro essere, sia fisicamente che spiritualmente, e prepararvi affinché, dopo la purificazione, possiate godere del tempo più bello che vi sarà dato come ricompensa per la vostra fede, la vostra fiducia, il vostro amore per Noi che ci siamo presi tanta cura di voi e che vi abbiamo guidato alla perfezione.

Ricevete, piccoli Miei, la Nostra Benedizione e godetene, e chiedete tutto ciò che volete all'interno di questa benedizione, affinché vi sia data e possiate raggiungere quella perfezione, come vi ho detto, a cui dovete arrivare, affinché con essa possiate godere fortemente del dono che vi sarà dato. Più un'anima ha raggiunto la perfezione, più avrà gioia, perché comprenderà ancora meglio i Nostri Misteri d'Amore.

Godete, dunque, di ciò che vi è stato dato e non disprezzate nulla di ciò che accade nella vostra esistenza, soprattutto perché l'illuminazione dell'anima sia benefica e totale.

Grazie, Miei piccoli.

03 agosto 2022


 


domenica 4 settembre 2022

Pregate per la Russia e pregate affinché non venga toccato il nucleare. Pregate per la Chiesa che regna nella confusione.

 


Trevignano Romano 3 settembre 2022

Cari figli, grazie per aver risposto alla mia chiamata nel vostro cuore. Figli, piccoli bambini miei, la vostra fede mi commuove, perché conosco le vostre difficoltà, ma quando pregate e chiedete a mio Figlio Gesù, Lui fa scendere la provvidenza, ed eccovi qui in ginocchio a pregare con il Rosario tra le mani. Figli miei, questa terra sarà purificata con il fuoco, ma sarà anche benedetta dall’acqua che sgorgherà nei luoghi Mariani per la guarigione dell’anima e del corpo. Figli, pregate per la Russia e pregate affinché non venga toccato il nucleare. Pregate per la Chiesa che regna nella confusione. Oggi tra voi c’è una persona che vuole affacciarsi al sacerdozio, devi dire che Gesù ha bisogno di Santi sacerdoti. Gesù benedice questi nuovi sposi. Oggi, tante saranno le grazie che scenderanno su di voi. Figli, non perdete la strada della via, verità e vita.  Ora vi benedico nel nome della Santissima Trinità, amen.


Il patriarca Abramo - Ven. Anne Catherine Emmerick

 


VECCHIO TESTAMENTO 

Secondo le visioni del  

Ven. Anne Catherine Emmerick 


Il patriarca Abramo 

Abramo e i suoi discendenti appartenevano a una razza di uomini di grande statura. Essi conducevano una vita pastorale e non erano in realtà originari di Ur, in Caldea, ma vi erano emigrati. A quei tempi la gente aveva un modo particolare di appropriarsi della terra, un misto di giustizia e potere. Arrivavano in una regione non occupata dove c'era un buon pascolo, segnavano i confini dei loro possedimenti, erigevano pietre a forma di altare e in questo modo la terra designata diventava di loro proprietà. Nella sua giovinezza accadde ad Abramo qualcosa di simile a ciò che accadde al bambino Mosè: la sua balia gli salvò la vita. Al capo tribù era stato predetto che avrebbe avuto un discendente che sarebbe stato un bambino meraviglioso e che, col passare del tempo, sarebbe diventato pericoloso per lui. Il capo ha preso misure precauzionali. La madre di Abramo fu tenuta nascosta e il bambino nacque nella stessa grotta in cui aveva visto Eva nascondere Seth dall'ira degli inseguitori.  Abramo è stato allevato qui in segreto dalla sua balia Maraha. Questa donna visse come una povera serva nel deserto e aveva la sua dimora non lontano dalla grotta che in seguito, a causa sua, fu chiamata grotta del latte e dove, su sua richiesta, fu sepolta da Abramo. Abramo era di alta statura. I suoi parenti lo ammisero insieme agli altri, perché a loro sembrava che dovesse essere nato prima della profezia ricevuta. Era però in pericolo a causa della sua straordinaria prudenza, che lo distingueva troppo dagli altri. La balia lo salvò di nuovo e lo nascose a lungo nella grotta. Ho visto che in questa occasione sono stati uccisi molti bambini della sua età. Abramo fu sempre molto grato a questa balia e la portò con sé nei suoi viaggi su un cammello. Abramo visse con lei a Sukkot. Morì all'età di cento anni e Abramo le preparò una sepoltura in un blocco di pietra bianca che, come una piccola collina, restringeva la grotta stessa. Questa grotta divenne un luogo di pellegrinaggio e di devozione, soprattutto per le madri. 

In tutta questa storia c'è un mistero e una prefigurazione della persecuzione che Maria e il bambino Gesù avrebbero subito, poiché la Vergine nascose il Bambino Gesù proprio in questa grotta, quando i soldati di Erode si stavano avvicinando e cercavano il Bambino per ucciderlo. Il padre di Abramo conosceva molte arti segrete e possedeva molti doni. La gente della sua stirpe aveva il dono di conoscere e scoprire dove c'era l'oro nella terra, ed egli fece alcuni idoli d'oro come quelli che Rachele aveva preso da Labano. Ur è la città a nord della Caldea. Ho visto in questa regione, in molti luoghi della pianura e delle montagne, un fuoco bianco che usciva, come se la terra stesse bruciando. Non so se questo fuoco sia stato naturale o provocato dall'uomo. 

Abramo era un grande conoscitore delle stelle: vedeva le proprietà delle cose e l'influenza delle stelle sulle nascite. Vide molte cose grazie alle stelle; ma riferì tutto a Dio, seguì Dio in ogni cosa e servì solo Lui. Insegnò anche ad altri questa scienza in Caldea; ma legò tutta questa scienza a Dio. Ho visto che ha ricevuto da Dio in una visione l'ordine di lasciare il suo Paese. Dio gli mostrò un altro Paese; e Abramo, senza dire nulla a nessuno, la mattina dopo sistemò tutto il suo popolo e partì. In seguito vidi che aveva piantato la sua tenda in una regione della Terra Promessa, che mi sembrò essere il luogo dove poi si trovava Nazareth. Qui Abramo eresse un grande altare di pietre, con un tetto. Mentre era inginocchiato davanti all'altare, si accese una luce su di lui e apparve un angelo, un messaggero di Dio, che gli fece un dono molto luminoso. L'angelo parlò ad Abramo ed egli ricevette il sacramento o mistero della benedizione, il santo mistero del cielo.  Aprì la sua veste e se la mise in petto. Mi è stato detto che questo era il sacramento dell'Antico Testamento. Abramo non ne conosceva ancora il contenuto; gli era sconosciuto, come il Sacramento dell'Eucaristia è nascosto a noi. Gli fu dato, però, come mistero e pegno di una discendenza promessa e santificata. L'angelo che gli apparve era come l'angelo che apparve alla Vergine Maria annunciando l'immacolata concezione del Messia. Questo angelo era mite, tranquillo nei suoi modi, e non così rapido e veloce come vedo altri angeli quando danno le loro comunicazioni.

Penso che Abramo abbia sempre portato con sé questo sacro mistero. L'angelo parlò ad Abramo di Melchisedec, che avrebbe tenuto davanti a sé un sacrificio, che sarebbe stato completato dopo la venuta del Messia e sarebbe durato per sempre. Abramo prese poi cinque grandi ossa da una scatola e le pose sul suo altare a forma di croce. Accese un lume davanti ad esso e offrì un sacrificio. Il fuoco brillava come una stella; al centro era bianco e alle estremità era rosso. 

In seguito ho visto Abramo in Egitto con Sara. Era emigrato per necessità di sostentamento, ma anche per riscattare un tesoro che, attraverso la parente di Sara, era stato portato lì. Questo gli era stato rivelato e ordinato da Dio. Il tesoro era un registro dei discendenti dei figli di Noè, in particolare da Seth fino a quel momento. Il disco era fatto di pezzi d'oro, a forma di triangoli infilati. Una figlia di una sorella della madre di Sarah l'aveva rubata e portata in Egitto. Era arrivata in Egitto con i popoli pastorali della razza laterale del patriarca Giobbe, in qualche modo decaduta dalla civiltà. Lì aveva prestato servizio come serva. Aveva rubato il tesoro proprio come Rachele aveva rubato gli idoli di Labano. Questo albero genealogico era fatto a forma di bilanciere con fili o corde, formato da pezzi triangolari collegati con altre linee laterali. Su questi pezzi d'oro erano incisi, in cifre e in lettere, i nomi dei patriarchi, da Noè e soprattutto da Shem, fino a quella data. Una volta sciolte queste corde, l'intero artificio veniva racchiuso nel piattino. Mi è stato detto quanto valeva questo tesoro, ma l'ho dimenticato. Questo albero genealogico era caduto nelle mani dei sacerdoti d'Egitto e del Faraone, che per mezzo di esso avevano cercato di contare e fissare le loro genealogie; ma avevano fatto tutto in modo falso. Quando poi il faraone fu colpito da gravi piaghe e disgrazie, si consultò con i suoi sacerdoti idolatri e consegnò ad Abramo tutto ciò che gli aveva chiesto. 

Quando Abramo tornò nella Terra Promessa, vidi Lot con lui nella tenda e Abramo che indicava con la mano tutta la distesa. Abramo era molto simile nei modi ai Magi: una lunga veste di lana bianca con maniche, una cintura bianca con nappe davanti e un cappuccio dietro. Sul capo portava una specie di berretto e sul petto uno scudo di metallo o pietra preziosa a forma di cuore. Portava una lunga barba. È impossibile per me esprimere quanto fosse gentile e generoso. Quando aveva qualcosa che gli altri amavano possedere, soprattutto gli animali, lo donava immediatamente. Era un avversario dell'inimicizia, dell'invidia e dell'avidità. 

Lot era vestito come Abramo, ma non aveva una statura elegante e un portamento nobile. Era buono, anche se un po' avido. Ho visto come i suoi servi litigavano e litigavano, e come si allontanava da Abramo; ma ho visto buio e nebbia intorno a lui. Su Abramo ho visto la luminosità. Vidi che se ne andò via di lì, vagando, e che eresse un altare di pietre, sotto un padiglione. Gli uomini erano abbastanza industriosi da ricavare figure dalle pietre, e sia il padrone che il servo lavoravano a questo scopo. Questo altare si trovava a Ebron, che in seguito fu la dimora di Zaccaria, il padre del Battista. La regione scelta da Lot era molto buona, come tutti i campi intorno al Giordano. Ho visto che le città in cui viveva Lot furono saccheggiate ed egli stesso fu portato via con tutto ciò che possedeva. Ho visto che un fuggitivo è riuscito a raccontarlo ad Abramo. Pregò e uscì con tutti i suoi servi all'inseguimento dei briganti, li sorprese e liberò suo fratello Lot. Lot lo ringraziò e mostrò rammarico per essersi allontanato da Abramo. I capi e i guerrieri nemici, soprattutto i giganti che razziavano e sottomettevano con arroganza e che questa volta furono sconfitti, non erano vestiti come Abramo e il suo popolo. Indossavano abiti più stretti e corti; i loro vestiti erano più pieghettati, con molti bottoni e ornamenti di stelle e gioielli. 


La gelosia spirituale è una cosa terribile.

 


AMORE DI DIO

Figlia Mia prediletta, la gelosia spirituale è una cosa terribile e affligge molti dei Miei veggenti. 

Essa affligge pure quei Miei discepoli che si sentono esclusi e un po‟ delusi quando scelgo alcune anime per aiutarMi a salvare l‟umanità. Invece devono sapere che amo tutti allo stesso modo. 

Come Mi si spezza il cuore quando anime elette si sentono minacciate, soprattutto, da altre anime elette. 

A ciascun‟anima che ho scelto, è stato dato un com pito diverso e le è stato chiesto di fare un diverso cammino. Il comune denominatore è sempre lo stesso. Desidero che tutti i Miei visionari, veggenti e profeti intraprendano una missione sacra per salvare le anime. 

Mi servo di diverse anime, umili di cuore, per raggiungere i Miei obiettivi. 

Satana cercherà sempre di trasformare i cuori delle Mie anime elette facendosi beffe di loro. Sa come toccare un nervo scoperto nelle loro anime dicendo loro che le altre anime elette sono più importanti di quanto esse lo siano. 

Dopodiché egli crea una sensazione di dolore nei loro cuori e di gelosia. Questo significa che, anziché amarsi l‟un l‟altro e mantenersi in stato di grazia, sono tentati di guardarsi reciprocamente dall‟alto verso il basso. In molti casi essi immediatamente si allontanano fra di loro e permettono al peccato d‟orgoglio di invadere le loro anime. 

Moltissimi Miei discepoli non solo disapprovano i visionari e i veggenti da Me prescelti, ma li trattano con disprezzo. Esattamente nel modo in cui anch‟Io venni trattato dai Farisei ipocriti. 

Durante il Mio tempo sulla terra non hanno fatto altro che analizzare ogni parola che usciva dalle Mie labbra. Ogni genere di sfida astuta Mi è stata presentata per prenderMi in contropiede e poter dimostrare che Io ero un bugiardo. Così saranno trattati anche i Miei profeti e veggenti del tempo presente. 

Satana tormenta quei Miei discepoli seminando dubbi nelle loro menti sui Miei messaggeri perché egli vuole screditare la Mia Santa Parola. Questo è il suo obiettivo. 

Pregate intensamente che ognuno di voi possa ricevere le grazie di rispettare la Mia Parola attraverso la penna dei Miei preziosi veggenti. 

Veggenti, non cadete mai nella trappola di soccombere alla gelosia spirituale. È indecoroso e trafigge il Mio Cuore come una spada. 

Amatevi a vicenda. 

Portatevi rispetto e onore l‟un l‟altro nel Mio nome. 

Questa è la lezione più importante. 

Se trovate difficile fare questo, allora tutto il resto del lavoro per Me sarà inutile. 

Il Vostro Maestro e Salvatore 

Gesù Cristo. 

12 Dicembre 2011

IL DISCERNIMENTO DEGLI SPIRITI

 


Si espongono i mezzi per cui il direttore può acquistare la predetta discrezione degli spiriti. 


45. Il terzo mezzo si è, che il direttore abbia in sé stesso almeno qualche sperienza delle diverse qualità degli spiriti; perché come dice egregiamente Gersone, le sacre scritture, i padri, i dottori ci hanno date regole generali, le quali difficilmente possono applicarsi ai casi particolari se la persona non gli abbia sperimentati in se stessa (Gerson. De probat. spirit.). E prima di lui avevaci insegnato lo Spirito Santo, che da noi stessi abbiamo a prendere regole per intendere ciò che passa negli animi altrui (Eccl. 31,18). Quindi segue, che un direttore deve seriamente attendere allo studio dell'orazione, e particolarmente della meditazione; acciocché conoscendo per esperienza cosa è luce, cosa è tenebre; cosa è moto santo, e moto falso; cosa è consolazione, e desolazione di spirito, sappia poi negli altri ancora giudicare con rettitudine circa tali cose: perché, come dice S. Gregorio, non può dar giusto giudizio delle tenebre, chi non ebbe mai alcuna notizia della luce (S. Gregor. Mor. lib. 5. cap. 27). Come, dunque, saprà distinguere le opere tenebrose del nemico infernale un padre spirituale, che non è avvezzo a ricevere la luce divina che d'ordinario nell'orazione s'infonde? 

46. Segue ancora, come appunto insegna Riccardo di S. Vittore, che debba attendere di proposito all’acquisto delle cristiane virtù, affinché le conosca, dirò così, non solo di vista, ma anche in prova: sappia il modo con cui si praticano, le difficoltà che si incontrano, e le maniere con cui si superano. Reso esperto dalle proprie cadute, conosca i pericoli in cui si sdrucciola, i modi in cui si sorge, e le all'ti con cui si prende lena dalle stesse cadute per correre più velocemente alla perfezione (Rich. De praep. ad contem. cap. 67.). Se poi il direttore fosse passato per tentazioni, per scrupoli. per aridità, per desolazioni, e fosse stato posto al cimento di grandi prove, sarebbe, senza fallo, più atto a condurre altri per queste vie scabrose: giacché dice l'Ecclesiastico: che può mai sapere chi non è stato tentato? (Eccl. 34, 9) 

G. BATTISTA SCARAMELLI SERVUS IESUS 

IL CUORE DEL PADRE

 


Il cuore del Padre e la passione di Cristo

Rimane da vedere come si è comportato il Padre in quella battaglia dell'amore che fu la tragedia del Calvario; perché, sia pure invisibile, egli non era meno presente a quell'avvenimento unico nella storia del mondo, e nessuno avrebbe potuto esservi più intimamente partecipe di lui.

Affinché il sacrificio di Cristo sia un dono del Padre e la testimonianza suprema del suo amore, é necessario che il Padre vi sia veramente dato a noi attraverso il Figlio, si sia veramente impegnato col suo cuore paterno nel dramma della passione. San Paolo lo dà per certo quando afferma che il Padre non ha risparmiato il suo stesso Figlio e che l'ha sacrificato per noi. Ma quest'atto deve essere costato caro al Padre; e in ciò sta tutta la portata del suo amore.

Potremmo allora rappresentarci ancora il Padre freddo e insensibile davanti allo spettacolo della sofferenza del Figlio? Bisognerebbe considerarlo un Dio astratto, inaccessibile agli avvenimenti della terra, e perciò chiuso in una superba insensibilità anche davanti al supplizio del Calvario. Ma non si può, sia pure in nome del principio della impassibilità divina che tuttavia dobbiamo rispettare, vuotare il cuore del Padre dei sentimenti paterni che sogliono accompagnare indissolubilmente un vero amore. Sarebbe un voler fargli ingiuria attribuirgli una freddezza glaciale davanti allo spettacolo, così straziante per noi, di Gesù crocifisso.

Nella Scrittura troviamo un esempio toccante del dolore di un padre per la morte del figlio. Quando viene annunciata a David, come una buona notizia, la morte del figlio ribelle, il re tutto tremante si ritira a piangere nella sua camera, e lo si ode ripetere

« Figlio mio, Assalonnel Figlio mio, figlio mio Assalonne! Perché non sono io morto in tua vece? Assalonne, figlio mio! ». Chi oserebbe dire che David si è lasciato sviare dal dolore? Nel suo cuore paterno il dolore naturalmente esisteva, e ne rivelava la nobiltà dimenticando il ribelle per non pensare che al figlio. È evidente che non possiamo stabilire uno stretto paragone col Padre celeste, poiché questi non può mai trovarsi nella situazione di un padre umano; ma come potremmo negare a lui, che aveva creato a sua somiglianza il cuore paterno di Davide, la grandezza d'animo di un padre che si commuove sulla sorte del proprio figlio?

Riconoscendo al Padre i privilegi della divinità, non è necessario attribuirgli un amore meno grande che a un padre umano; tanto più se osserviamo Maria partecipare con tutto il suo cuore materno alla passione del Figlio. L'affetto che colmava il suo cuore le veniva in realtà dal cuore del Padre, da cui deriva ogni amore paterno o materno, e nel quale, al momento del Calvario, non poteva albergare meno bontà compassionevole che in quello degli spettatori terreni del dramma.

L'arte cristiana ha colto nella compassione della Vergine l'immagine più suggestìva dei sentimenti del Padre ed ha rappresentato, prendendo a modello la Pietà, cioè Maria che raccoglie il corpo del Figlio, il Padre celeste che lo riceve inanimato. Gli artisti dell'inizio del secolo XV si sono soprattutto interessati a quest'aspetto invisibile del sacrificio del Golgota. n Hanno voluto, dice Émile Male, associare Dio Padre non all'idea astratta del sacrificio, ma ai dolori della passione, convinti che se Dio è amore, come dice san Giovanni, deve aver sentito la pietà ». Lo stesso storico dell'arte prosegue commentando un'illustrazione estremamente commovente contenuta in fin breviario e che egli considera un capolavoro « Il corpo di Gesù sanguinante e livido è disteso in terra. La Vergine vuol gettarsi su di lui, ma san Giovanni glielo impedisce e, mentre cerca di trattenerla con tutte le sue forze, volge la testa verso il cielo quasi volesse rimproverare la cosa a Dio. Qui appare il volto del Padre; il suo sguardo è triste e sembra dire: 'Non farmi rimproveri, perché io pure soffro ».

È vero che, propriamente parlando, non si può attribuire la sofferenza al Padre. Abbiamo detto che era necessario salvaguardare il principio dell'impassibilità divina; sarebbe un cadere nell'antropomorfismo immaginare Dio in preda semplicemente a un dolore di tipo umano. D'altra parte non possiamo contestare la profonda verità contenuta in quest'opera d'arte cristiana, la nobile e commovente idea che essa ci offre dell'atteggiamento del Padre davanti alla passione di Gesù. Vi scorgiamo, infatti, un autentico cuore paterno, anche se l'espressione forzatamente umana che gli è conferita non può rendere adeguatamente la sublimità di ciò che accade in Dio.

D'altronde noi troviamo spesso nella Scrittura Dio presentato come un Essere veramente accessibile alla misericordia e alla pietà. Questo, anzi, è il sentimento fondamentale che Dio nutre nei confronti degli uomini: la pietà per le loro miserie e i loro dolori. Come pensare, allora, che egli non abbia pietà del Figlio suo morente sulla croce?

Ora, misericordia e pietà presuppongono una partecipazione al dolore altrui, partecipazione che si può chiamare simpatia o compassione. Ed è per l'appunto una forma superiore di simpatia quella che il Padre prova per Cristo crocifisso: il dramma della morte del Figlio è stato vissuto nel suo cuore paterno con tutta l'intensità del suo amore.

Indubbiamente, i sentimenti intimi del Padre celeste non si esprimono che nel mistero. Il Padre ha sempre posseduto la pienezza della felicità divina, e tuttavia ha intimamente partecipato al dramma del Calvario. A lui andava la riparazione, perché Cristo solo ha sofferto sulla croce meritandoci la salvezza, egli solo ha offerto il sacrificio; e tuttavia, accogliendo questo sacrificio, il Padre stesso si trovava impegnato, perché aveva donato il Figlio. Se la posizione del Padre ci appare complessa, è perché essa racchiude tutti gli aspetti di un insondabile amore paterno, per il Figlio unico e per noi tutti.

Faceva parte dunque della perfezione di questo amore simpatizzare profondamente con Cristo crocifisso. Poteva sembrare, esteriormente, che Gesù fosse abbandonato dal Padre; e anche nell'intimo dell'animo suo Cristo aveva avuto come un senso di vuoto e d'assenza, perché la sua abituale intimità col Padre era come coperta da un velo. Ed é in questo vuoto che risuona il grido: « Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? ». In realtà l'unione del Padre e del Figlio persisteva, e anche nel vuoto di quell'abbandono, in cui aveva lasciato Cristo, il Padre simpatizzava con lui.

Per comprendere il cuore del Padre in questa circostanza dobbiamo sempre avere presente questa simpatia, questa comunione in profondità col Figlio. Essa ci mostra a quale punto il Padre abbia impegnato tutto il suo affetto paterno nel sacrificio della croce e come il vero atteggiamento del Padre nei riguardi della sofferenza umana non sia di completa insensibilità. Allo stesso modo che ha sacrificato il Figlio, destinandolo espressamente al supplizio del Calvario, così il Padre ci manda delle prove; ma ciò non significa che le consideri con uno sguardo freddo e indifferente; né il fatto che egli é Dio significa che sia splendidamente inaccessibile a tutte le miserie che permette o dispone quaggiù. Poiché tutta la Rivelazione ci ha manifestato la misericordia divina, il Padre accompagna con tutta la sua pietà i dolori che ci manda, impegnando per primo il suo cuore paterno e avendo compassione in anticipo, nel mistero della sua divinità, delle prove che mette sul nostro cammino. Egli, che é il primo in tutte le cose, che ha portato nel suo cuore la passione di Cristo prima che divenisse reale, porta all'inizio nel suo cuore paterno il destino doloroso di coloro che vuole associare a questa passione. E quando il destino si compie, il Padre rimane con noi, legato a noi da una simpatia profonda, com'era rimasto unito al Figlio sofferente.

Questo prova l'immensa eco che tutte le umane miserie trovano nel suo cuore paterno e prova anche che in tutto il suo comportamento egli agisce esclusivamente in qualità di Padre. Più si scruta la sua maniera d'agire e i moventi della sua azione, più ci si convince che egli è unicamente guidato dall'amore paterno.

Di Jean Galot s. j.


IO SONO IL GIUSTO E FARÒ GIUSTIZIA E COLORO CHE HANNO FAME E SETE DI GIUSTIZIA SARANNO SAZIATI.

 


IO SONO IL GIUSTO E FARÒ GIUSTIZIA E COLORO CHE HANNO FAME E SETE DI GIUSTIZIA SARANNO SAZIATI.


Tutti i Miei figli, tutto si capovolgerà e ciò che è bianco diventerà nero e ciò che è nero diventerà bianco. Io, Gesù, vi parlo.

I potenti saranno rovinati e gli afflitti saranno riempiti di gioia, perché questa generazione malvagia non vuole adorare il proprio Dio e Signore, e quindi il castigo si vedrà già in questa vita. Io, Gesù, vi parlo.

Voi che mi siete fedeli, non avete nulla da temere, perché vi proteggerò come la pupilla dei miei occhi, ma dovete rimanere fedeli quando le cose si metteranno male per voi, perché allora la vostra fede mi darà molta gloria e salverà molti indecisi. Io, Gesù, vi parlo.

Non desiderate la sorte dei ricchi, perché li svuoterò (Lc 1,53) delle loro case sontuose e cambierò il loro benessere in lacrime e dolore. Siate pazienti nella tribolazione, io vi vedo e sono al vostro fianco anche se non mi sentite. Io sono il Giusto e il Giusto renderà giustizia in abbondanza a coloro che mi hanno seguito fino alla fine.

Guai a quei sacerdoti che hanno usato il loro ministero per vivere in modo opulento, guai ai pastori (vescovi) che hanno fatto orecchie da mercante alle denunce e ai reclami di abusi da parte dei loro sacerdoti. Io sono il Giusto e farò giustizia, e chi ha fame e sete di giustizia sarà saziato (Mt 5,6). Io, Gesù, vi parlo.

Tutto è pagato davanti alla Mia Maestà, il bene avrà la sua ricompensa e l'iniquità il suo castigo, perciò non piangete, figli Miei, per il male che vedete e di cui siete vittime, perché Io, Gesù, il Giusto, vi farò giustizia.

Beati quelli che piangono perché saranno consolati (Mt 5,4) E quanto sarà grande la vostra consolazione, tanto che non potete immaginarla, ma vi chiedo di resistere ancora un po', di resistere a questa tribolazione che molti di voi stanno subendo e vedrete come trasformerò il vostro dolore in una gioia immensa. Io, Gesù, vi parlo e vi istruisco. Pace a tutti coloro che leggono questo messaggio e lo mettono in pratica.


La vita è come arrampicarsi sui vetri

 


Padre Pasquale Cataneo sulla corriera: la vita è come arrampicarsi sui vetri 

Aveva deciso di confessarsi da Padre Pio e, sulla corriera da Foggia a San Giovanni Rotondo,  si concentrò sull’esame di coscienza per preparare la sua confessione. Quando la corriera stava per entrare in paese egli concluse l’esercizio di introspezione alquanto perplesso: 

“Questa vita spirituale a volte sembra come arrampicarsi sui vetri!” Con queste parole  concluse il suo esame di coscienza, e poi se ne dimenticò del tutto. Quando giunse in chiesa, si mise infila ed aspettò il suo turno per confessarsi. Arrivato il suo turno andò dietro la  tendina, e si inginocchiò per la confessione. Padre Pasquale egli stesso descrive il seguito:  “Durante la confessione parlai delle cose che mi stavano a cuore e lui mi diede le risposte che  attendevo; quindi mi diede l’assoluzione. Dopo l’assoluzione, guardandomi sottecchi con un  pizzico di bonomia mi disse: ‘Questa vita spirituale a volte sembra come arrampicarsi sui  vetri?!’ Misericordia! Egli aveva letto il mio pensiero prima che arrivassi a San Giovanni  Rotondo, e adesso me l’aveva ripetuto tale e quale, mentre io non me ne ricordavo più! Ero  stupefatto ma allo stesso tempo ricevetti un grande incoraggiamento. Ripetendo quello che io  avevo pensato Padre Pio mi stava certamente dicendo: ‘Tu credi di avere delle difficoltà? Che  dovrei dire io riguardo alle mie? Coraggio!’” 29 

Giuseppe Caccioppoli 

LA SOFFERENZA ALL’OMBRA DELLA CROCE

 


CONFERMATI I SEGRETI DE LA SALETTE  

Il Dott. Imbert Gourbéyre ha riunito i testi raccolti delle estasi di Marie-Julie che confermano le rivelazioni della SALETTE: 

“Io prego, dice la Santa Vergine, piango, soffro. Sono venuta sulla terra per avvertirli. Ho promesso la salvezza se si farà penitenza. 

Ho rivelato al clero fatali predizioni; li ho minacciati se nella tempesta verranno meno alla FEDE… Ho pianto sulla Francia. Vi ho segnato la Via Crucis. Ho fatto sgorgare l’acqua per guarire gli ammalati. Ho consolato il mio popolo promettendo di proteggerlo. Tutto questo non riguarderà i colpevoli… Sono rimasti nelle loro colpe, il CASTIGO è vicino.” (29.11.1877) 

“Ho rinnovato più volte, disse il Signore, il segreto dell’umile figlia della montagna. Mia Madre porterà lo strumento della mia PASSIONE.” E ripeteva: 

“I cristiani saranno così pochi che sembreranno come gli alberi nel deserto… per ora sono tanti! 

“Rimarranno poche persone in questi paesi, tante chiese saranno vuote, nemmeno una sola anima… Tutto avverrà secondo l’iniquità!” (19.9.1882) 

“Ricordati queste dure parole sulla montagna de La Salette. Il sacerdote non è umile né rispettoso…”  (19.9.1882) 

“Ho ancora davanti agli occhi, dice la Santa Vergine, il segno delle lacrime che giorno dopo giorno ho versato, volendo portare ai miei figli la Buona Novella… se si convertissero!. Ma è triste notizia se perseverano nei loro peccati… Non si è fatto caso a ciò che ho rivelato. I miei figli, mi ricordano dopo quel giorno sulla Santa Montagna: ho rivelato i miei consigli e le lacrime alla terra… quando mi ricordo la durezza con la quale hanno inteso le mie parole… Non tutti, ma molti. Quelli che avranno dovuto farlo mi hanno ascoltata con una fiducia immensa e profondamente. Altri le hanno disprezzate e molti hanno rifiutato il mio amore. 

Quando la terra sarà giudicata, vi assicuro che tutte le pie promesse, i miei segreti, si realizzeranno, saranno visibili. Quando vedo ciò che succederà sulla terra…. Non posso trattenere le lacrime. 

E quando la terra sarà giudicata e purificata dai castighi per i suoi crimini e per tutti i vizi, vi saranno giorni migliori con il SALVATORE da noi scelto, sconosciuto dai miei figli.” (29.9.1901) 

“Ultimamente ho sofferto molto… Quando Santi Pastori hanno voluto che le mie lacrime e le ultime parole dei miei segreti sulla montagna del dolore… saranno conosciuti dal mio popolo, altri si sono ribellati…  

Provo grande dolore nel vedere rifiutate queste ultime pagine che dovevano essere donate al mondo. 

E’ compito dei Pastori e del sacerdozio… che ci si è ribellati e ‘chiuse’ le ultime pagine di questo divino segreto. Come volete che i castighi non cadano sulla terra? 

Si rifiuteranno le mie ultime parole sulla Santa Montagna, per disperderle…. fino a far soffrire coloro che si sono dedicati a questa santa causa con la gioia di glorificarmi in questa solenne rivelazione. 

E’ perché le ultime righe sono rivolte ai sacerdoti? Io stessa le ho pronunciate e rivelate… insegnando come si serve mio Figlio con gli Ordini Sacri e come si vive il SACERDOZIO…” (4.8.1904) 

Marie-Julie Jahenny

I MIEI GIOVANI

 


I MIEI GIOVANI

          Quando sono venuto al mondo, figlio mio, la mia persona non era diversa da quella di tutti i giovani. Man mano che crescevo, la mia partecipazione tra loro era normale; non c'era distinzione tra i nostri rapporti. Ho parlato con i ragazzi e le ragazze con il massimo rispetto; sono stati loro a notare in me una forza potente. Nei momenti di interrogazione che mi hanno posto, Io, Gesù, ho mostrato loro che una sola Via avrebbe condotto tutti a un Regno che non ha fine.

          Benedetto, figlio mio, la mia giovinezza è stata straordinaria. Per le strade, ovunque passassi, la maggior parte dei giovani correva a parlare con Me. Amavano farmi domande. Sapevano che dalla Mia bocca si potevano ascoltare solo parole che riempivano i loro cuori. Mentre mi facevano domande, Io, Gesù, rispondevo a tutte. Allora rimase un dubbio tra loro: "Come fa a sapere tutto se non ha studiato? Ah, figlio mio Benedetto, in mezzo a loro sono sempre stato il consigliere. Le ragazze mi guardavano, ma non avevano il coraggio di chiedermi perché non avessi una ragazza. Non sapevano con chi stavano parlando; sapevano solo che io, Gesù, ero il Figlio di Maria e Giuseppe, ma non conoscevano la mia origine. Durante i miei diciotto, vent'anni, ho continuato a stare con i miei genitori, aiutandoli anche; non mi sono allontanata da loro per alcuni anni. Nelle notti di luna, a quel tempo, c'era sempre un divertimento tra ragazze e ragazzi: si trattava di vedere chi sarebbe arrivato più velocemente a una torta che qualcuno aveva preparato per il nostro gioco. Chi arrivava per primo era il proprietario della torta, ma non la riceveva mai da solo, la condivideva con tutti. Ecco come ci siamo divertiti. Le ragazze erano belle, istruite, uscivano solo con il permesso dei genitori. Nessuno poteva uscire senza il permesso dei genitori. A volte i ragazzi mi facevano delle domande: perché ero così diverso, avevo un così grande carisma, ma non uscivo con nessuno? Io, Gesù, ho sempre dato loro una buona risposta, affinché non si vergognassero di me. L'idea che avevano di Me era che fossi il Figlio unico, che non volessi lasciare soli i miei genitori. Così, il tempo passò. La domenica, come sapete, a quei tempi si osservava il sabato, ci riunivamo e facevamo una specie di banchetto. Tutti sono stati invitati a partecipare e ognuno ha portato quello che poteva. Abbiamo dato al padrone di casa i preparativi che erano stati fatti, ed è stato lui a stabilire come si sarebbe svolta la festa. Le ragazze sono rimaste al loro posto, i ragazzi dall'altra parte, ma prima dei pasti c'è stata una preghiera di ringraziamento a Dio. Io, mio figlio, ero così felice perché tutto questo era direttamente per Me, ma loro non sapevano che Io, Gesù, Figlio dell'Altissimo, ero così vicino a loro. Vidi che nei loro cuori c'era solo gioia, così mi sentii così felice che chinai il capo e parlai al Padre mio: Quanto è buono, Dio mio! Io, con Te, non ho nulla da nascondere. Siamo Uno per l'altro e non c'è nulla di nascosto che io non possa vedere. Ora, Padre mio, in Te metto tutto il mio amore a sua disposizione.

          Allora, Benedetto, figlio mio diletto, mentre passavo la mia età, all'età di trent'anni andai a fare ciò che era già scritto: andai a predicare le Leggi del Padre mio in luoghi molto sassosi. Non c'erano strade buone come adesso, ma nulla mi ha fermato, perché quello che volevo era parlare di un Nuovo Regno. Ci sono stati luoghi in cui sono stato accolto bene, ma spesso in certi villaggi non ero il benvenuto. Così ho passato quasi tre anni a parlare di Dio, mio Padre. Solo che a quel tempo c'erano dei fanatici come adesso; loro erano quelli che sapevano tutto, io non sapevo nulla, senza sapere che stavano parlando con il Figlio del vero Dio. Quando ero già con i miei dodici apostoli, è stato il momento più difficile per me, perché pensavano che avessi un male che attirava i miei seguaci. Fu allora che Pilato mi fece arrestare, pagando a Giuda trenta pezzi d'argento per consegnarmi. Lì ho pianto, perché il diavolo ha cominciato ad agire con tutta la sua forza. Le parole che hanno detto a Me, dopo l'arresto, non dovrebbero essere dette nemmeno ai cani. E io, mio Figlio, dovevo essere crocifisso per salvare i miei figli dalle grinfie di Satana. Se non fosse per il mio sacrificio, l'uomo non potrebbe entrare in Paradiso, perché non è ancora stato lavato nel mio sangue. Io, Gesù, vivo fino ad oggi soffrendo, perché la mia morte in croce ha potuto salvare solo chi mi ama; ma il resto è solo tristezza per me.

          Benedetto, mio amato figlio, non c'è niente di meglio a questo mondo per una persona che donarsi anima e corpo a Me, perché in questo è garantita la sua Vita Eterna.

          È così, figlio mio, che chi è con me è con Dio, perché noi due siamo una cosa sola.

          Che tu sia benedetto, figlio, per tutti i momenti della tua vita. Ti amo molto.

GESU'

08/02/1995


VITA ETERNA - ESSERE UN SANTO: VOLERE

 


VITA ETERNA 


ESSERE UN SANTO: VOLERE 

Il famoso filosofo greco Diogene allestì un negozio nella piazza del mercato di Atene, sul quale appose la seguente iscrizione: "Qui si vende la saggezza". Un passante, che aveva letto l'iscrizione e ne aveva riso fragorosamente, chiamò un suo servo, gli diede tre sesterzi e disse: "Chiedi a quello spaccone quanta saggezza darà per tre sesterzi". Il servo si recò lì, diede le tre monete ed eseguì la richiesta del suo padrone. Diogene mise via il denaro e disse: "Di' al tuo maestro la seguente massima: 'In tutte le tue opere, tieni gli occhi fissi sul fine'". Questa massima piacque così tanto al maestro che la fece incidere a lettere d'oro sulla porta della sua casa per risvegliare in sé e in tutti coloro che vi entravano il ricordo della sua stessa fine. 

È saggio guardare alla fine della nostra vita, alla sua fine temporanea, per trovare il vero fine delle nostre azioni. Solo gli stolti, gli animali, sono mossi dal fine immediato, senza riferimento al fine ultimo. Pertanto, è insensato non voler pensare alla morte e alla fine della vita per fare ciò che si vuole, anche a costo di offendere Dio, senza alcuna coscienza. Se il peccato è il vero male che ci allontana dal nostro vero obiettivo finale - la vita eterna - e quindi dobbiamo evitarlo a tutti i costi, pensare alla fine della vita non ci farà male a volte. "Ricorda la fine della tua vita e non peccherai mai" (Qo 7,40), dice la Sacra Scrittura. 

Pensate alla fine, al Paradiso, che è la meta da raggiungere. E chi sono coloro che entrano in Paradiso? Quelli che fanno la volontà del Padre celeste, ci ha detto Gesù (cfr. Mt 7,21). E cosa serve per fare la volontà di Dio? Volere. Si racconta che in una certa occasione sua sorella Teodora chiese a San Tommaso d'Aquino: "Tommaso, cosa bisogna fare per essere santi?". Era una buona domanda, con molti contenuti. Poiché il fratello di solito rispondeva con risposte lunghe che esaurivano l'argomento, Teodora probabilmente aveva abbastanza pergamena in mano per scrivere quello che avrebbe detto. Ma questa volta il fratello fu sorprendentemente breve: "Teodora", disse fissandola, "per essere santa basta essere disposta. 

Dio ci ha rivelato tutte le verità necessarie per la salvezza, ci ha dato i sacramenti, lo Spirito Santo, è rimasto nell'Eucaristia, ci ha dato sua Madre? L'unica cosa di cui abbiamo bisogno è questa: voler essere santi. Ma molte persone non vogliono farlo. Se si facesse un sondaggio e l'unica domanda fosse: "Vuoi essere felice, vuoi andare in Paradiso?" Tutti, assolutamente tutti risponderebbero di sì, perché quello è il fine della vita. Ma se l'intervistatore guardasse l'intervistato e chiedesse di nuovo lentamente: "Vuole davvero andare in Paradiso?". Forse molti di loro resterebbero pensierosi, perché desiderare davvero di andare in Paradiso comporta tante cose? E lì, nel profondo della nostra volontà, si decide il premio eterno. Perché per andare in Paradiso è necessario fare la volontà di Dio: adempiere ai comandamenti, obbedire alla Chiesa, cercare la volontà di Dio per se stessi nella preghiera e nella direzione spirituale, e realizzarla; rispondere sì alla vocazione alla santità che Dio vi ha dato, e alle varie vocazioni - chiamate - di ogni giorno. E questo richiede uno sforzo. "Mi dici che lo vuoi. -Ebbene, ma tu vuoi come un avaro vuole il suo oro, come una madre vuole il suo bambino, come un uomo ambizioso vuole gli onori, o come un povero sensuale vuole il suo piacere? - Non è vero? -Allora non vuoi" (San Josemaría, Il cammino). 

Tutti abbiamo bisogno di avere un'illusione nella vita, un motivo, una speranza. Se non ce l'hai in cielo, ce l'hai nel fine settimana, nell'acquisto di qualcosa o nella lotteria. C'erano una volta due persone molto povere sedute per strada che, in occasione del Natale, avevano comprato dei biglietti della lotteria. Alla domanda di un passante sul perché, se avevano a malapena di che mangiare, avessero comprato i biglietti della lotteria, uno di loro ha risposto: "Non si può vivere senza speranza, e noi abbiamo comprato la speranza". Si possono preferire i beni terreni al Cielo, si può riporre la propria illusione, la propria speranza in qualcosa di più immediato che si può ottenere a breve termine. Dipende da cosa si vuole ricevere. Il Signore disse a Santa Caterina da Siena: "Devi sapere, figlia mia, che devi ricevere queste due corone, una dopo l'altra. Vuoi ricevere la corona di spine mentre vivi in questo mondo e ricevere la corona di pietre preziose nell'eternità? Perché potete ricevere la vostra corona di pietre preziose anche in questa vita. Ma in questo caso bisogna indossare la corona di spine nell'altro. Scegli quello che vuoi" (Sigrid Undset, Santa Caterina da Siena). 

Volere o non volere, questo è il problema. Perché uno potrebbe non voler andare in Paradiso. Forse preferite non pensare, non essere saggi, perché in questo modo state bene per il momento? Si racconta che un giorno il Signore apparve a Santa Teresa di Gesù e le disse: "Teresa, volevo.... Ma gli uomini non hanno voluto".

Jesús Martínez García 

I SEGNI DEI TEMPI - BUGIE IDEOLOGICHE

  


FREUD 

Sigmund Freud, fondatore della psicoanalisi, fu attratto dalle teorie di Darwin; Freud credeva che la razza umana agisse principalmente per il piacere, diceva che tutto iniziava e finiva con il sesso, secondo le sue teorie, l'uomo viveva costantemente represso dai costumi ipocriti della società, che non gli permettevano di soddisfare liberamente i suoi desideri sessuali; questa repressione lo trasformava in un essere infelice e represso perché c'era un conflitto tra la ricerca del piacere e le regole imposte dalla società.  

Pertanto, il mondo era pieno di nevrotici, paranoici e di tutti i tipi di malati mentali. Per Freud non c'era una ragione per l'esistenza dell'uomo; non c'era nemmeno Dio, e l'uomo stesso non ha uno scopo specifico da raggiungere durante la sua esistenza, quindi tutto gli è permesso. Con queste teorie Freud ha posto le basi perché il mondo di oggi diventi una società permissiva in cui la licenziosità è la bandiera che tutti sventolano, e naturalmente questo ha trovato grande consenso tra gli intellettuali, i media e tutte le persone in generale, che difendono la licenziosità confondendola con la libertà.  

Padre Ernest Ben Odevecq 

il mondo dovrà opporsi ai governanti che vogliono le forze nucleari

 


LUNEDÌ 20 GIUGNO 1983 

APPARIZIONE 

(NOSTRA SIGNORA; PEÑABLANCA)


Caro diario:

Oggi sono andato con Baudilio Cuadra e Jesús Aguirre alla collina. Quel giorno siamo andati a cantare sulla collina. Quando arrivammo in cima alla collina, cominciammo a recitare il Rosario, poi cominciarono i lampi e la Signora apparve e mi disse:

Venite, figlioli, il Signore è con voi.

Salve, Milady, come va?

Beh, ha risposto con un sorriso.

Poi cominciò a piovere e lei mi disse: "Di' ai tuoi compagni che ci sarà una grande pioggia con vento.

Poi mi disse che la pioggia ci avrebbe colpito in faccia, come uno schiaffo, e che avremmo dovuto sopportare il dolore. Era l'espulsione dei peccati.

Poi fece entrare Salvador Aguirre che cantò l'Ave Maria.

Poi Salvador Aguirre mi disse: "Dille se posso avere una ragazza".

Lei lo guardò con un sorriso e mi disse: "Questa è la gioventù di questi tempi, pensano solo a divertirsi e a fare cose che vanno bene per loro".

Poi cominciò a chiedere la penitenza e disse: "Penitenza, penitenza per la conversione dei peccatori".

Poi disse: "Andate dall'altra parte della strada e troverete delle pietre bianche, portatele qui".

Siamo andati a cercarli, abbiamo iniziato a sistemare il posto e lei mi ha detto:

Michele, vieni il 12 luglio con i credenti, perché chi mi chiederà in quel giorno, gli sarà concesso dal Padre. Non oro o ricchezze, ma grazia e favore per i fratelli. Pregate per le anime del purgatorio.

Mia signora, può dirmi chi è lei?

Sono venuto per dare un'altra possibilità all'uomo e al suo ambiente. Non costringermi a lasciare la mano di mio Figlio, perché questo mondo è pieno di peccato. L'ira di Dio si abbatterà sul mondo, ma guai a chi è ipocrita e lascia passare inosservate queste parole.

Ma lei disse: "Le parole che state scrivendo saranno rispettate alla lettera. Porterete rose e piante colorate, rosse, gialle e bianche.

Mi guardò e disse: "Il 12 luglio verrai a portare le candele e il tuo rosario. Ma dite ai vostri compagni e alla gente di portare i rosari e saranno benedetti dal Padre Onnipotente. A chi viene con fede sarà dato, non oro o ricchezze, ma le suppliche che porta saranno esaudite; così portate i credenti.

Questo è il messaggio di pace: il mondo dovrà opporsi ai governanti che vogliono le forze nucleari, perché altrimenti, guai a chi le usa, perché dovranno piangere forte.

Poi, tristemente, mi disse: Il mondo non vuole capire, ma preferisce la distruzione. Satana è in mezzo a loro, sta intervenendo e ha preso tutto il controllo, ma coloro che credono in Gesù e nel mio Sacro Cuore, avranno il mio rifugio.

Mia Signora, qual è il destino del mondo?

Lei rispose: È quello che l'uomo fa per sé e chi non crede a queste parole non sarà mai salvato. Beati i credenti, perché saranno salvati. Chiunque reciti il Rosario sarà salvato.

Ebbene, venite il 12 luglio con i credenti.

Arrivederci, vi sto aspettando.

Alzò gli occhi al cielo, aprì le braccia e si alzò per scomparire. Amen!


Nota: Qualche tempo dopo, nel 1987, Baudilio Cuadra commentò: "Quando ho smesso di pregare, l'immagine della Madonna di Michelangelo è sparita. Io, disse il ragazzo, conoscevo solo il Padre Nostro e mi ero stancato di pregarlo, allora Miguel Ángel mi colpì sul braccio e mi disse: continua a pregare o Lei se ne andrà.

Nella stessa occasione il ragazzo disse: "La Madonna ci ha mandato dall'altra parte della strada a cercare delle pietre bianche. Siamo andati a portarli nel luogo in cui è apparsa e l'abbiamo segnato.

La volta successiva che arrivammo sul posto, guardammo le pietre e vedemmo che c'era qualcosa di luccicante.

Michelangelo disse alla Signora: "Che bello, posso prenderne uno?

Lei ha risposto di sì. Michelangelo ne prese poi uno piccolo.

Disse: "Sono d'oro" e aggiunse: "Figlio, il cielo non ha trovato in te la cupidigia".

Il cielo ha messo alla prova Michelangelo davanti a ciò che l'uomo brama di più: oro, denaro, ricchezza, e lui prende solo il più piccolo. Da questo fatto potrebbe nascere una parabola, non è vero?


LA VERGINE MARIA

 


LA VERGINE MARIA negli scritti di Luisa Piccarreta


Perché il Verbo si incarnasse, Maria ha dovuto coprire tutte le creature con il Volere Divino 

“… Sappi che per attirare il Verbo e farlo scendere dal Cielo, la mia Mamma prese questo impegno,  di girare per tutte le generazioni e, facendo suoi tutti gli atti di volontà umana, Lei ci metteva il Volere  Divino, perché ne aveva tanto di questo capitale del Volere Supremo, da sorpassare tutto quello che  dovevano avere tutte le creature insieme, e ad ogni giro che faceva moltiplicava questo capitale. Onde Io, Verbo Eterno, vedendo che una delle più fide delle nostre creature con tanta grazia e amore aveva  cosparso tutti gli atti umani col Volere Divino, prendendo a petto suo ciò che ci voleva per fare ciò,  vedendo che nel mondo c’era il nostro Volere, attirato, scesi dal Cielo…” (16°, 6-12-1923) 

a cura di P. Pablo Martín 

L’ECCELLENZA DI DIO

 


L’ECCELLENZA DI DIO 

Dall’altezza dell’eccellenza di Dio, guardavo tutta la creazione, che per me era, davanti al pensiero divino, così bella e così glorificatrice dello stesso Dio; e tornava ad apparire nuovamente il filo di paglia o la gocciolina di acqua persa nella immensità immensa degli innumerevoli mari che la creazione contiene…

Ma, tra la gocciolina di acqua e gli immensi mari, o la fogliolina di un albero tra i milioni e milioni di foglioline di alberi che racchiude la terra –tutte diverse tra loro per la sovrabbondanza della ricchezza ricolma ed esuberante che racchiude la creazione, come espressione in modo finito e come riflesso dello stesso Creatore–, c’era solo distanza di quantità, neppure però distanza infinita di quantità.

Tra una gocciolina di acqua e l’immensità di tutti i mari non c’era distanza infinita; alla fin fine erano due creature create che, per quanto pletoriche ed esuberanti fossero, passavano, davanti all’eccellenza di Dio, nell’intuizione del mio sguardo spirituale, come a non essere ed a non avere altra distanza che essere creature che un giorno non furono, che oggi sono dipendenti dall’Infinito Essere, infinitamente distinte e distanti dalla sua sovrabbondante eccellenza, e che domani forse cesseranno di essere…

E l’eccellenza di Dio continuerà ad essere ugualmente eccellente davanti a tutte le creature che per Lui sono, che per la sua volontà si mantengono e che, dipendenti dalla sua stessa volontà, continueranno ad essere o lasceranno nuovamente di esistere…!

Come intesi che solo Dio si è…! Che distanza immensa quella dell’Infinito Essere, da tutto ciò che non è Lui…!

E durante tutta questa mattina di Pentecoste del 1975, la mia anima sommersa in preghiera, ripeteva come una melodica lode in inno di gloria davanti alla magnificenza maestosa dell’infinita potenza di Colui che si È:

Ma che ha a che vedere la creatura con il

Creatore…!

Sembra che Dio se ne compiacesse; poiché, quanto più lo ripetevo, tanto più dentro entravo, più spiccavo il mio volo, più piccolina vedevo la creazione, e più eccellente appariva davanti al mio sguardo spirituale il coeterno e trascendente Essere…

Ed anche, nella mia ascensione di fronte all’Essere, apparvero davanti al mio sguardo spirituale diversità di creature: gli Angeli ribelli…, Adamo…, Eva…

Come poterono, se conobbero qualcosa dell’eccellenza di Dio, ribellarsi contro di Lui…?! Come poterono credersi come Dio o desiderare di essere come Lui, se nel momento in cui si ribellarono ebbero qualche conoscenza simile a quella che io, nella mia limitazione, ho avuto oggi…?!

Com’è possibile che, in questa verità che io oggi vivo, si possa desiderare qualcosa che non sia essere lode di gloria davanti alla magnificenza del Coeterno Essente…?!

Quale conoscenza avevano di Lui, e fin dove arrivò la penetrazione della loro conoscenza, che furono capaci di dire a Dio: «non ti servirò»3, o di desiderare qualcosa che non fosse adorarlo…? 

Madre Trinidad de la Santa Madre Iglesia