lunedì 29 luglio 2019

La nube della non-conoscenza



Come si fa a sapere se un pensiero è da considerare peccato o meno; e se è peccato, quando è mortale e quando è veniale


Ma questo non vale per qualsiasi ricordo di una persona vivente o, di qualunque altra cosa materiale o mondana. Quel pensiero spontaneo e improvviso che nasce dentro di te senza che tu lo abbia cercato o voluto, non ti può certo essere imputato a peccato. Lo si può sì considerare peccato, in un certo senso, in quanto è la conseguenza del peccato originale, che ti ha privato del dominio sui tuoi pensieri. Dal peccato originale però sei stato purificato nel battesimo.
Diventa, invece, un vero e proprio peccato se questo impulso improvviso non lo metti subito a tacere. Il tuo cuore di carne è così fragile che ne sarebbe facilmente attratto o per una specie di compiacimento, se si tratta di qualcosa che ti piace o ti è piaciuto in passato, o per una specie di risentimento, se si tratta di qualcosa che ti fa soffrire o ti ha fatto soffrire in passato.
Per coloro che già vivono in peccato mortale, l’attaccamento a questo impulso non è altro che un ulteriore peccato mortale; ma per te e per tutti coloro che hanno volontariamente lasciato il mondo per vivere devotamente, in un modo o nell’altro, in obbedienza alla santa chiesa (non importa se con voti pubblici o privati), intendendo così essere governati non dalla vostra volontà o opinione personale, ma dalla volontà e dai consigli dei vostri superiori, religiosi o secolari; per voi, dunque, un tale attaccamento del vostro cuore carnale, o per compiacimento, o per risentimento, non va certo al di là di un peccato veniale.
La ragione di tutto questo è che la tua intenzione era già basata e radicata in Dio quando ancora eri all’inizio dello stato di vita in cui ora ti trovi, grazie anche all’assistenza e ai consigli di qualche buon padre spirituale. Ma se tu concedi ampio spazio a questo compiacimento o risentimento legato al tuo cuore carnale, senza far niente per reprimerlo, allora finisce per piantar radici nel tuo cuore spirituale, cioè nella tua volontà, e tutto questo con il tuo pieno consenso. In tal caso è peccato mortale.
E questo accade ogni qualvolta tu, o uno di quelli di cui ho appena parlato, rievochi deliberatamente alla memoria qualche persona vivente o qualche oggetto materiale o mondano. Se si tratta di qualcosa o di qualcuno che ti fa soffrire o ti ha fatto soffrire in passato, allora nasce in te una passione furiosa e una sete di vendetta: ecco l’ira.
Oppure ti mostri sdegnato e provi un certo disgusto nei confronti di quella persona, e fai dei giudizi severi e malevoli sul suo conto: ecco l’invidia.
O ancora, si fa strada dentro di te una certa stanchezza e indifferenza di fronte a qualsiasi buona occupazione, sia materiale che spirituale: ecco l’accidia.
Se invece si tratta di qualcosa che ti piace o ti è piaciuto in passato, allora provi uno smodato piacere ogni qualvolta ci pensi sopra, qualunque cosa sia, così che ti riposi all’ombra di questo pensiero, e finisci per legarvi il tuo cuore e la tua volontà, e per nutrire di questo solo pensiero il tuo cuore carnale. A questo punto non pensi di poter desiderare nient’altro di meglio se non di vivere e riposare in pace, in compagnia di questo piacevole pensiero. Ora, se questo pensiero che tu rievochi deliberatamente o a cui fai spazio quando viene o su cui ti soffermi con piacere, riguarda l’eccellenza della natura o del sapere, il fascino o la posizione sociale, i privilegi o la bellezza, allora ecco la superbia.
Se invece si tratta di beni terreni, ricchezze o proprietà, o qualsiasi altra cosa si può possedere o di cui si può essere padroni, ecco la cupidigia.
Se poi si tratta di cibi e bevande raffinati, o di qualsiasi altra forma di delizie del palato, ecco la golosità.
Infine, se c’entra l’amore o il piacere, o una forma qualsiasi di impurità, di allettamento o di lusinga, verso gli altri o verso se stessi, allora ecco la lussuria.

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