martedì 19 ottobre 2021

"Questo segnerà l'inizio degli ultimi tempi" "Vi ho dato questo messaggio in molti modi" "Continuate a confidare nelle Mie parole, nelle Scritture"

 


Avola, domenica 10 Maggio 2009, ore 08 – Messaggio del Signore Gesù


Giuseppe Auricchia. "Il 10 Maggio 2009 di buon mattino prego costantemente Gesù e Maria per la Sua promessa. Sono le ore otto e vedo una grande Luce, è Gesù che così mi dice".

Signore Gesù.

"Ecco figlio la Mia promessa, scrivi, le Mie parole sono veraci,
ti ricordo che ho portato la Mia nuova Alleanza d’Amore,
il comandamento che dice di amare Dio e il vostro prossimo.
Questo è l'adempimento delle Scritture che vi amiate vicendevolmente.
Sono morto per voi, non per una parte ma per tutta l’umanità senza distinzione di razza
e di colore, affinché il Mio sangue cancelli la colpa dei vostri peccati.
Vi è sempre la punizione dovuta al peccato ma ho pagato il prezzo per voi,
affinché il perdono sia sempre disponibile se solo vorrete fare il primo passo a chiederlo.

Questa è la Mia Alleanza d'Amore, che voi siate il Mio popolo, che Io sia il vostro Dio amorevole.
Vi metto in guardia da questi falsi testimoni maledetti di questi ultimi tempi che tentano di cambiare la Mia legge morale.
Io sono un amico eterno e immutabile, non si possono professare queste leggi di cui parlo senza chiedere perdono.
Chi predica contro queste leggi verrà gettato nel fuoco col diavolo e i suoi angeli ribelli.
Badate a queste parole perché molti verranno nel Mio nome cercando di dissuadere persino gli eletti ma non ascoltateli.
Pregatemi per ottenere il discernimento e interpretare ogni falso insegnamento, confidate tutto al Signore.
Figlio fai attenzione, guarda alla tua destra, cosa vedi?


Giuseppe Auricchia. “Gesù dolcissimo, io vedo una lapide con tanta gente attorno, cosa significa Gesù?”

Signore Gesù.

"State assistendo tutti che il Mio figlio amato Benedetto XVI invoca la pace ma molti cuori sono pieni d’odio,
in tutte le nazioni, anche nel tuo Paese.
Tutti vorrebbero il potere e poi a poco a poco sarete privati dei diritti garantiti dalla vostra Costituzione originaria.
Vi saranno sempre più persecuzioni religiose sotto la parvenza di giustizia.
Questo segnerà l'inizio degli ultimi tempi.

Come sapete, dovete rimanere vicino a Me nella preghiera con le vostre anime poiché
vi sarà un grande periodo di prova che tutti dovranno sopportare.
Figlio guarda sempre alla tua destra, cosa vedi?


Giuseppe Auricchia. “Io vedo un crocifisso che è diventato un enigmatico egiziano e poi un arabo con un copricapo bianco. Gesù cosa significa tutto questo?”

Signore Gesù.

"Ascoltami e scrivi. Sono tutti coloro che studiano storia e capiscono che non vi sarà mai la pace nella zona del Medio Oriente, poiché ognuno ne rivendica il possesso.
Vi saranno continuamente tumulti in quella zona e nel mondo che culminerà la battaglia delle battaglie.
La battaglia di Armageddon tra le forze del bene e le forze del male.
Proprio quando l'anticristo e le sue forze sembrano destinate a vincere Io interverrò e darò inizio alla loro caduta.
Vi dico che egli assurgerà per un periodo al potere ma non durerà a lungo.
La prova del male deve essere abbreviata per salvare i Miei eletti.
Questo alla fine è un messaggio di speranza ma vi sarà una prova per un certo periodo.
Continuate a pregare costantemente e rimanete vicino a Me per fare la Mia volontà e del Mio corpo.
E' la realtà in cui vi chiamo continuamente, vi ho dato questo messaggio in molti modi,
che è vero quanto è vero che ho adempiuto alla Mia promessa di morire in croce per voi.
Continuate a confidare nelle Mie parole, nelle Scritture. Non vi deluderò per tutto ciò che chiedete nel Mio nome.
Benedicendoti, Gesù Cristo vostro Salvatore”.

IMPORTANTI INFORMAZIONI SPIRITUALI CHE DEVI SAPERE PER ESSERE SALVATI

 


Poi abbiamo la tentazione della curiosità "Che è stimolata dalla brama degli occhi" secondo la famosa opera di Sant'Agostino "Le Confessioni". Non c'è dubbio che la tentazione della curiosità è uno dei motivi più comuni per cui le persone si mettono in occasione del peccato, e quindi commettono il peccato mortale con questo atto. Nel capitolo 35 che tratta l'argomento "Un altro tipo di tentazione è la curiosità, che è stimolata dalla concupiscenza degli occhi" vediamo molto chiaramente quanto sia malvagia e pericolosa questa curiosità:

"Oltre a questa c'è un'altra forma di tentazione, più complessa nel suo pericolo. Infatti, oltre a quella concupiscenza della carne che sta nell'appagamento di tutti i sensi e piaceri, in cui periscono i suoi schiavi che sono lontani da Te [Dio], pertiene all'anima, attraverso gli stessi sensi del corpo, una certa vana e curiosa brama, mascherata sotto il nome di conoscenza e apprendimento, non di avere piacere nella carne, ma di fare esperimenti attraverso la carne. Questo desiderio, poiché ha origine in un appetito di conoscenza, e la vista è il principale tra i sensi nell'acquisizione della conoscenza, è chiamato nel linguaggio divino, la concupiscenza degli occhi. (1 Giovanni 2:16) Poiché vedere appartiene propriamente agli occhi; tuttavia applichiamo questa parola anche agli altri sensi, quando li esercitiamo nella ricerca della conoscenza.  Infatti non diciamo: Ascolta come brilla, annusa come luccica, gusta come brilla, o senti come lampeggia, poiché tutte queste cose si dicono viste. Eppure non diciamo solo: Vedi come brilla, cosa che i soli occhi possono percepire; ma anche: Vedi come suona, vedi come odora, vedi come ha sapore, vedi come è duro. E così l'esperienza generale dei sensi, come è stato detto prima, è chiamata la concupiscenza degli occhi, perché la funzione del vedere, in cui gli occhi detengono la preminenza, gli altri sensi per similitudine se ne impossessano, ogni volta che cercano una qualsiasi conoscenza.

"Ma da questo si discerne più chiaramente quando il piacere e la curiosità sono perseguiti dai sensi; perché il piacere segue oggetti belli, melodiosi, fragranti, saporiti, morbidi; ma la curiosità, per sperimentare, cerca il contrario di questi, non per subire il disagio, ma per la passione di sperimentarli e conoscerli. Perché che piacere c'è a vedere, in un cadavere lacerato, ciò che fa rabbrividire? Eppure, se giace vicino, ci accorriamo per rattristarci e impallidire. Anche nel sonno si teme di vederlo. Come se da svegli qualcuno li spingesse ad andare a vederla, o se qualche notizia della sua bellezza li attirasse! Così è anche per gli altri sensi, che sarebbe noioso perseguire. Da questa malattia della curiosità derivano tutte quelle strane vedute che si esibiscono nel teatro [i cattivi mezzi di comunicazione dei loro giorni]. Da qui si procede alla ricerca delle potenze segrete della natura (che non è il nostro fine), che conoscere non giova, e dove gli uomini non desiderano altro che conoscere. Così, anche, con lo stesso fine di conoscenza perversa, consultiamo le arti magiche. Così, ancora, anche nella religione stessa, Dio è tentato, quando gli si chiedono avidamente segni e prodigi - non desiderati per alcun fine salvifico, ma solo per mettere alla prova.

"In questo deserto così vasto, pieno di insidie e di pericoli, ecco, molti ho tagliato e scacciato dal mio cuore, come Tu, o Dio della mia salvezza, mi hai permesso di fare. E tuttavia, quando oso dire, visto che tante cose di questo genere ronzano intorno alla nostra vita quotidiana - quando oso dire che nessuna di queste cose mi rende intenzionato a vederla, o crea in me una vana sollecitudine? È vero che i teatri non mi portano mai via, né mi interessa conoscere il corso degli astri, né la mia anima ha mai consultato gli spiriti defunti; tutti i giuramenti sacrileghi li aborro. O Signore mio Dio, al quale devo ogni umile e solitario servizio, con quale subdola suggestione il nemico mi induce ad esigere da Te qualche segno! Ma per il nostro Re, e per la nostra pura terra casta Gerusalemme, ti prego, come ogni consenso a tali pensieri è lontano da me, così possa essere sempre più lontano. Ma quando Ti supplico per la salvezza di qualcuno, il fine a cui miro è ben altro, e Tu che fai ciò che vuoi, mi dai e mi darai volentieri di seguirti. (Giovanni 21:22)

"Tuttavia, in quante cose più minute e spregevoli è tentata quotidianamente la nostra curiosità, e chi può contare quante volte soccombiamo? Quante volte, quando la gente racconta storie inutili, cominciamo a tollerarle, per non offendere i deboli; e poi a poco a poco le ascoltiamo volentieri! Oggi non vado al circo per vedere un cane che insegue una lepre; ma se per caso ne vedo uno che corre nei campi, forse mi distrae anche da qualche pensiero serio, e mi attira dietro di lui - non che io metta da parte il corpo della mia bestia, ma l'inclinazione della mia mente. E a meno che Tu, dimostrandomi la mia debolezza, non mi avvisi prontamente, o attraverso la vista stessa, con qualche riflessione per elevarmi a Te, o completamente per disprezzarla e passarci sopra, io, vanitoso, ne sono assorbito. Come mai, quando sono seduto a casa, una lucertola che cattura le mosche, o un ragno che le impiglia mentre si precipitano nelle sue reti, spesso mi arresta? Il sentimento di curiosità non è lo stesso perché si tratta di creature così piccole? Da esse procedo a lodare Te, il meraviglioso Creatore e Disponente di tutte le cose; ma non è questo che attira per primo la mia attenzione. Una cosa è rialzarsi rapidamente, un'altra è non cadere, e di queste cose è piena la mia vita; e la mia unica speranza è nella Tua grandissima misericordia. Perché quando questo nostro cuore è fatto il ricettacolo di tali cose, e porta folle di questa sovrabbondante vanità, allora le nostre preghiere sono spesso interrotte e disturbate da ciò; e mentre in Tua presenza dirigiamo la voce del nostro cuore alle Tue orecchie, questa così grande questione è interrotta dall'afflusso di non so quali pensieri oziosi." (Sant'Agostino, Le Confessioni, Libro X, Capitolo XXXV. lussuria degli occhi).

GENESI BIBLICA EVOLUZIONE O CREAZIONE? CAINO E’ LA CHIAVE DEL MISTERO

 


Dagli scritti di Don Guido Bortoluzzi  


Breve premessa 

di don Guido 


Non importa sapere chi è l’autore di queste righe. Sono un uomo che cerca la Verità,  come è dovere di ogni creatura intelligente. Non ho meriti né titoli accademici che mi  raccomandino. La visione che descrivo non è una favola né un sogno o frutto di  autosuggestione: è ‘un fatto reale’, non sperato, non chiesto e non accolto con docilità.  La mia diffidenza, le mie reazioni di contestazione che l’hanno accompagnata, stanno a  dimostrare la mia ignoranza e i miei preconcetti e la longanimità dell’Incomparabile  Regista, Dio-Padre, che, non in una ‘nube di fuoco’ come a Mosè, ma in un ‘alone di  luce ròsea’, mi ha seguito in diversi luoghi dentro la mia casa con un quadro visivo a  colori dove mi ha fatto vedere ciò che Egli, l’Onnipresente, ha registrato nella Sua  Memoria dal primo atomo alla formazione del macrocosmo, dalla prima cellula vivente,  ed in particolare alla nascita della prima Bambina, ultimo atto in cui è intervenuto  direttamente con la Sua Potenza Creatrice. Dopo di che ‘cessò dal creare qualsiasi altra 9 specie’, essendo raggiunto il finalismo della Creazione .  

 

9 Per alcuni scienziati anche dopo la creazione dell’Uomo apparvero altre nuove specie inferiori. La frase  biblica potrebbe esprimere in questo caso che dopo la creazione dell’Uomo, Dio non creò altre specie  superiori all’Uomo.  


Al termine ebbi piena coscienza della portata della rivelazione e della mia pochezza:  doveva toccare proprio a me?  

Capii che era un messaggio per tutti gli uomini della terra: chi mi crederà?  

Mi vennero allora in mente alcune parole bibliche: “Da un testimone null’altro si  richiede se non che sia fedele nel riferire”.  

Prevedo che molti non crederanno. Nessuna meraviglia.  

È obbligato a credere solo chi riceve la rivelazione.  

Ma se la rivelazione s’accorda con i dati biblici e li spiega ed è conforme ai dati della  scienza ed al retto uso della ragione, non è giusto rifiutarla.  

Sarà di grande conforto per il Papa, per i Vescovi, per i Sacerdoti e per tutti i credenti  nell’unico Dio, sapere che Egli parla ancora agli uomini come agli antichi Patriarchi e  Profeti, a tu per tu, con grande familiarità e magnanimità, anche scherzando.  

Non si offendano gli Ebrei e i Musulmani se Dio ha parlato ad un Sacerdote della  Chiesa Cattolica Apostolica Romana e perseguitata. Egli parla a chi vuole, quando lo  crede più opportuno e rivela le cose che la scienza non riesce a scoprire, oppure che essa  interpreta erroneamente.  

È nel Suo stile scegliere per Suoi messaggeri e confidenti persone non quotate per  posizione sociale o per intelligenza. Richiede solo “ut fidelis qui inveniatur”, cioè che il  messaggero trasmetta fedelmente il Suo messaggio.  

Non mi ha detto di scrivere il Suo messaggio, né di trasmetterlo a voce o per iscritto,  ma è evidente che questa rivelazione è per il bene dell’umanità credente e non credente.  

Come renderne convinti i poligenisti?  

La mia testimonianza non basta.  

Se vedessero anch’essi e sentissero ciò che mi fu detto, crederebbero? Forse alcuni di  essi sarebbero ancora più diffidenti di quanto non lo sia stato io all’inizio e crederebbero  ad un’allucinazione, se non ad un’autosuggestione.  

Io cercavo la verità su alcuni problemi e la VERITÀ STESSA mi è venuta incontro  inaspettata, immeritata, chiara, sovrabbondante, bella, confortante.  

“Volentibus et conantibus Deus non denegat gratiam”, Dio non nega la conoscenza  di Sè a coloro che desiderano e insistono nella ricerca della verità.  

Quanto scrivo può essere dichiarato di origine soprannaturale solo dalla competente  Autorità Ecclesiastica, la quale, pur riconoscendone l’autenticità, può fare le sue ricerche  sulla opportunità della pubblicazione di tutto o di certe parti dello scritto.  

Mi sottometto a qualunque decisione verrà presa dal Magistero Ecclesiastico, sia sul  contenuto della visione che sul commento esplicativo che l’accompagna10.    

10 L’intenzione di don Guido era retta, ma l’incredulità e le difficoltà incontrate nei suoi Superiori non gli  consentirono di veder realizzato il suo desiderio. Questo è il motivo per cui, dopo la sua morte, ho ritenuto  opportuno pubblicare l’Opera, considerandola patrimonio dell’umanità intera.  

Don Guido Bortoluzzi  

Non sprecate, miei piccoli, quei momenti in cui potete stare davanti a Me, inginocchiati davanti alla Croce, perché guadagnerete molto, molto.

 


Messaggio di Nostro Signore Gesù Cristo a J. V.


28 settembre 2021

Rosario del mattino - Messaggio unico


Primo mistero. Nostro Signore Gesù Cristo parla.

Figlioli, vedete Me qui, inchiodato sulla Croce, e coloro che vivono in stato di Grazia, in preghiera, che Mi cercano e vogliono conoscere i Miei Misteri d'Amore, sono per loro come un libro aperto.

Colui che vuole imparare di più di Me, della Sapienza del Cielo, sarà estasiato, mentre sta davanti a Me, perché gli sto insegnando a conoscere tutte le tappe della mia vita, dalla mia concezione alla mia ascensione al cielo. E così si dice nelle Sacre Scritture che se tutto fosse scritto nei libri sulla Mia Vita, non ci sarebbe spazio per i libri nel mondo. Perché la Mia Saggezza è così tanta, così tanta che Io, come Dio, posso darvi, che sareste estasiati, e infatti succede con coloro che Mi cercano. Quando imparano ad entrare nella preghiera profonda e ad avere Me davanti a loro, li porto a conoscermi più profondamente, insegno loro a pregare, come io ho pregato davanti al Padre mio, molto spesso, di notte.

Non potete immaginare cosa potete imparare da Me stando davanti alla Croce, inginocchiati e desiderosi, come studenti. Essendo di fronte a un maestro che ha una scienza e una saggezza meravigliosa e da cui puoi trarre molto beneficio, perché è così che pensi all'umano, immagina cosa puoi imparare da Me, come Dio, che tutto, tutto il Creato, visibile e invisibile, appartiene a Me, nella Mia Santissima Trinità, e per questo, chi si avvicina a Me, ottiene una Saggezza, una Scienza molto più alta di qualsiasi tuo fratello che non Mi cerca.

Non sprecate, miei piccoli, quei momenti in cui potete stare davanti a Me, inginocchiati davanti alla Croce, perché guadagnerete molto, molto. Imparerete i Segreti Divini che sono dati alle anime che veramente Mi cercano e che vi fanno piangere di gioia.

Quelli che sono estasiati davanti alla Mia Presenza, quando comincio a parlargli, a fargli conoscere tutti quei Segreti e come imparare ad amare di più la Mia Santissima Trinità, Mia Madre, il Cielo intero, è allora che potete rimanere per ore, inginocchiati, aspettando di saperne di più, aspettando le Mie Parole, la Mia Conoscenza, il Mio Amore per voi. Ma, purtroppo, sono così pochi quelli che Mi cercano, quelli che desiderano essere migliori e raggiungere la perfezione a cui siete chiamati, che questo vi porta alla santità della vita e ad una gioia immensa, ma con una grandissima Umiltà.

Certamente, più sapete, più imparate da Me, il vostro Dio, più diventate piccoli, perché c'è tanto, tantissimo, che posso darvi, e quando vi vedete davanti alla Mia infinita Saggezza e Scienza, vi rendete conto della vostra realtà, che siete molto, molto piccoli, ma io vi amo tanto, vi amo tanto. Tu non puoi immaginare come il Mio Cuore batte di gioia quando un'anima Mi cerca ed è costante e ha veramente bisogno di Me, e Mi cerca, non per crescere in orgoglio e imparare di più per mettersi in mostra con i suoi fratelli, ma quando Mi cerca per imparare ad essere un altro Cristo.

Io, come Servo del Padre, così vi rivolgete a Me, miei servi, di Cristo Gesù, e con immensa gioia, imparate a vedere le cose come sono realmente, imparate a dare ad ogni cosa creata il suo valore, ed è quando imparate ad apprezzare, infinitamente, tutto ciò che viene da Me, e che la grande maggioranza di voi, non apprezza tutto ciò che viene da Me. Dell'Amore, della Conoscenza, della Saggezza, dell'Umiltà e di tutto, tutto ciò che fa di me il vostro Dio.

Prenditi il tuo tempo, non ti chiedo molto, all'inizio starai, forse, cinque o dieci minuti inginocchiato davanti alla Croce, cercando Me, aspettando quel colloquio Divino, e quando lo raggiungerai, non saranno più cinque o dieci minuti davanti a Me, potranno essere molti di più, fino a raggiungere ore, diverse ore, Possono essere molte di più, fino a ore, parecchie ore, davanti a Me, senza nessuna stanchezza, ma con grande gioia, perché sarete davanti a Me, parlerete con Me, godrete con il vostro Dio, tutto il mio Amore, tutta la mia Conoscenza, tutta la mia Saggezza, tutte le Scienze. Avrete un'eternità per conoscermi e non ci vorrà un'eternità perché un'anima arrivi a conoscermi completamente.

Questi sono i Miei Doni d'Amore, i Miei piccoli, e più saprete, come vi ho detto, più diventerete piccoli e più avrete fame e sete di Me, perché tutto ciò che viene da Me è un cibo sostanzioso per la vostra anima.

Cominciate allora, miei piccoli, a cercarmi, entrate nel vostro cuore e conversate con Me, il vostro Dio, e quando vedrò che lo fate veramente con onestà, lo fate per amore, lo fate con umiltà, allora comincerà la conversazione e non vi allontanerete più. Vi farò innamorare della Mia Presenza, vi farò innamorare di tutto ciò che imparerete, non vorrete allontanarvi da Me, perché sarò il vostro Unico Vero Amore.

Grazie, miei piccoli.

TESORI DI RACCONTI

 


Il Santo calzolaio di Faenza. 

Il beato Novellone, calzolaio di Faenza, essendo guarito in modo quasi miracoloso da una gravissima malattia, si consacrò tutto al divino servizio, distribuì ai poveri ogni sua sostanza, e stabilì di voler impiegar di lì innanzi al soccorso dei medesimi una buona porzione del ricavato dai suoi lavori. Un giorno, avendogli un mendicante chiesta l'elemosina, ingiunse alla moglie di dargli del pane. Questa rispose che nell'armadio non v'era più pane; ma Novellone insisteva tuttavia e replicava: In nome del Signore va, e fa la carità a questo poveretto. Tocca da tali parole, la moglie apre l'armadio ed oh meraviglia! lo trova pieno colmo di un pane prodigioso. Colpita da tale avvenimento, ella che aveva fino allora guardato di malocchio la carità sì generosa del marito, e più volte ne aveva menato lamento, si associò da quel punto a tutte le opere di carità e di misericordia del medesimo. Essendo poi ella morta, Novellone non lasciò sfuggire veruna occasione di soccorrere i poveri, e distribuì ad essi tutta l'eredità pervenutagli dalla defunta. Trovandosi egli stesso per tanta generosità ridotto all'estrema indigenza, si vide forzato a ricoverarsi nell’eremitaggio di alcuni solitari. Un giorno che si trovava sulla strada per un'opera di carità, stimolato dalla fame si presentò ad un oste, pregandolo di un tozzo di pane. Ma siccome non aveva danaro da pagarlo, gli fu rifiutato col dirgli che andasse di porta in porta a mendicarlo. Allora il buon servo di Dio pregò il Signore a volerlo soccorrere in tanto estremo, e tosto comparve ai suoi piedi una moneta, che servì al pagamento del pane.  

Questo fatto colpì talmente d'oste, che da quel momento divenne pieno di carità e di fervore nel sovvenire i poveri.  

DON ANTONIO ZACCARIA 

Ma per i giusti, Egli farà la pace e proteggerà gli eletti; su di loro sarà la benevolenza e tutti saranno del Signore, prospereranno, saranno benedetti e la luce di Dio splenderà per loro.

 


IL LIBRO DI ENOCH


Libro 1 - Vigilanti 

 

Enoch 1 

Enoch, uomo giusto, i cui occhi erano stati aperti dal Signore, e vedeva una visione santa  nei cieli, parlò e disse: (Questo è) quel che gli Angeli mi hanno mostrato; io ascoltai tutto  da essi e tutto io conobbi, io che vedo non per questa generazione, ma per quella che  verrà, (per le generazioni) lontane. 

Io parlai a proposito degli eletti e parlai, per loro, col Santo e Grande che uscirà dalla sua  sede ed (è) dominatore del mondo. Di colà Egli andrà sul Monte Sinai ed apparirà nel  Suo tabernacolo, nella possanza della Sua forza, dal cielo. E tutti temeranno, e  tremeranno gli angeli vigilanti, e li prenderà spavento e grande terrore, fino ai confini  della terra. E le alte montagne si spaventeranno, si abbasseranno le alte colline e si  liquefaranno come cera al fuoco. E la terra sarà sommersa, tutto quel che è in essa perirà  e sarà giustizia su tutto e su tutti i giusti. 

Ma per i giusti, Egli farà la pace e proteggerà gli eletti; su di loro sarà la benevolenza e  tutti saranno del Signore, prospereranno, saranno benedetti e la luce di Dio splenderà per  loro. Ed ecco: Egli è venuto con 10.000 Santi, per far giustizia su loro e distruggerà gli  empi e redarguirà tutte le umane creature per tutto quel che gli empi ed i peccatori hanno  fatto contro di Lui. 

Ognuno dovrà bere dalla coppa amara il sorso che gli serve per la sua salvezza, chi di più, chi di meno, secondo la Mia Logica.

 


Gesù 07-04-2002

Dico agli uomini di questa generazione: chiedete la Mia Misericordia, implorateLa, oggi è il momento favorevole, non attendete nel dubbio: abbiate piena fiducia in Me…

Sposa amata, finirà presto questo tempo felice che ora dono all’Umanità perché ho già dato ordine ai Miei angeli di versare le coppe che daranno le vertigini: esse faranno capire a molti che il salario del peccato ricorrente è il grande dolore.

Mi dici: “Adorato Gesù, pazienta ancora un poco perché i fatti che accadono facciano capire bene in quale tempo ci troviamo, attendano gli angeli a versare le coppe di veleno sulla terra, si preparino i cuori alla grave prova per poterla sostenere senza farsi cogliere dalla disperazione.”

Amata sposa, i Miei angeli sono pronti, al Mio Ordine tutto avverrà ma, si sappia, che le prove dure sono la risposta alla durezza dei cuori che non vogliono spalancarsi al Mio Amore…

Amata sposa, nessuna tristezza ci sia in te per quello che ho detto: il mondo troppo ricco Mi ha dimenticato ed ha cambiato le Mie Leggi a suo piacere, occorre che giunga l’indigenza perché molti tornino a Me col cuore e con la mente, vedendo scarseggiare i beni cercheranno il Cielo e supplicheranno la Mia Misericordia.

Spiega al mondo con le Mie Parole ciò che avviene, ogni uomo lasci il suo egoismo e la sua superbia, torni a Me con cuore pentito, aneli a Me con tutta l’anima ed Io, ancora perdonerò!

Amata, chi ricorre a Me e supplicherà il Mio Aiuto, L’avrà, sosterrò ogni cuore lacerato che Mi cerca e Mi desidera ma se uno che Mi ha rifiutato, nella prova ancora Mi rifiuta e non accoglie la Mia Misericordia, ebbene costui avrà ciò che ha voluto, quello che si è scelto con la sua insipienza.

Porta, amata sposa, al mondo il Mio Messaggio perché ognuno si prepari: le prove saranno collettive ma anche e specialmente individuali.

Ognuno dovrà bere dalla coppa amara il sorso che gli serve per la sua salvezza, chi di più, chi di meno, secondo la Mia Logica.


Gesù 11-03-2002

Amata sposa, ho parlato con Amore al Mio popolo, come non avevo mai fatto in passato, con Messaggi giornalieri.

Chi si è ben preparato, ora è forte come una quercia che ha affondato le sue radici in un terreno solido e compatto.

Il vento di tempesta non spezzerà neppure uno dei suoi rami, ti dico che non farà cadere neppure una delle sue foglie: resterà al suo posto maestosa e imponente.


Gesù 08-04-2002

Amata sposa, questo che dono è il tempo più grande: mai nella storia c’è stato un tempo così significativo e mai ci sarà nel futuro.

I segni che concedo sono eloquenti per chi conosce un po’ le S.Scritture, sta accadendo quello che è stato preannunciato dai Miei profeti.

Tutto avverrà secondo le profezie, si sta compiendo il Mio sublime Progetto di salvezza universale.

Il Mio Trionfo è vicino, sposa amata, assieme a Quello del Cuore Immacolato di Mia Madre, dopo il grande travaglio, voluto dagli uomini ribelli, ci sarà la grande primavera dei popoli.


Le forze occulte che manovrano il mondo - La folle arroganza degli Ebrei

 


La folle arroganza degli Ebrei

Esiste un Popolo, del tutto straordinario, di circa 17 milioni di anime disperso sulla faccia della Terra che, reputandosi la razza superiore del genere umano, presume — nientedimeno! — diventare l'assoluto dominatore dell'intero globo terraqueo, tanto dal punto di vista politico come da quello economico.

Questo — senza impressionarsi, perché la cosa sarà all'istante dimostrata — è il popolo d'Israele. Gli Israeliti pensano che, pervenuti a detto scopo. giunta sarà per essi l'era messianica. Ora, nessuno, dotato d'un po' d'intelletto, potrà dubitare che tale sia il preciso obiettivo cui gli Ebrei disperatamente anelano.

Lo sappiamo, infatti, dalla bocca stessa dei maggiori loro esponenti, come un Isacco Crémieux. il quale, unitamente ad un Carlo Marx, un Engels, un Lassalle e ad uno stato maggiore israelita, fondò a Parigi, nel 1881, «La Alleanza Israelita Universale», di cui oggi, più che mai, è necessario tenere presente il programma.

I capi di questa organizzazione affermarono che: «...la Sinagoga avesse torto di ostinarsi nell'attesa di un Messia umano. Si erano mal compresi i vecchi testi rabbinici quando questi annanziavano un Re temporale coperto di sangue in mezzo alle battaglie, schiacciante sotto le ruote del suo carro le nazioni che avessero voluto resistere all'impero universale promesso da Israele e governante, con una verga di ferro, le nazioni che sarebbero state a lui sottomesse. Era, invece, il Popolo israelita stesso, e non questo o quell'altro figlio che, prendendo coscienza della sua superiorità etnica, doveva vincere il mondo e piegarlo sotto il giogo della razza israelita».

(Salluste. «Revue de Paris» l° Giugno 1928, a. 35, n. 11, p. 573).

Il fondatore dell'«Alleanza» diffuse, in quell'occasione, fra gli Ebrei, il seguente proclama, che fu pubblicato dal «Morning Post» di Londra e ristampato, nel 1906, dal giurista russo Alessio Shmakof nel suo libro «La libertà e gli Ebrei»:

«L'unione che noi vogliamo fondare non è né francese, né inglese, né irlandese, né tedesca, ecc..., ma un'unione ebraica universale. La nostra causa è grande e santa. Il suo successo è assicurato. La rete che Israele getta sul globo terrestre si allarga e si estende ogni giorno più e le profezie dei nostri santi libri stanno infine per avverarsi. (Se le parole hanno un senso, queste sono tali che ben ci dovrebbero fare aprir gli occhi).

«Il tempo si approssima in cui Gerusalemme diverrà la casa di preghiera di tutti i popoli e le nazioni, in cui il vessillo della Monodivinità ebrea sarà spiegato ed inalberato sulle più lontane rive. (Che significa ciò? Si avrebbe forse intenzione di distruggere il cristianesimo?).

«Sappiamo approfittare delle circostanze. La nostra potenza è immensa; impariamo ad utilizzarla per il trionfo della nostra causa. Che potremmo noi temere?

«Il giorno non è lontano, in cui tutte le ricchezze, tutti i tesori della terra saranno nelle mani dei figli d'Israele». (Non so come si potrebb'essere più espliciti di così).

Una breve ma significativa lettera, diretta, in quel tempo, dall'ebreo Baruch Levy a Carlo Marx e riprodotta altresì nello stesso numero della citata «Revue de Paris» (p. 574). ci illumina sui mezzi che i Giudei adopreranno per raggiungere lo scopo. Eccola:

«Il Popolo israelita, preso collettivamente, sarà esso stesso il proprio Messia. Il suo regno si otterrà con la unificazione delle razze umane, la soppressione delle frontiere e delle monarchie, che sono la difesa del particolarismo, e con l'istituzione di una Repubblica Universale, che riconoscerà dappertutto i diritti di cittadini agl'Israeliti.

«In questa nuova organizzazione dell'umanità i figli d'Israele, sparsi da tempo su tutta la superficie del globo, tutti della stessa razza e della stessa conformazione naturale, senza tuttavia costituire una nazionalità distinta, diventeranno senza contrasti l'elemento ovunque dirigente, soprattutto se riusciranno ad imporre alle masse operaie la direzione stabile di qualcuno fra essi. «I governi delle nazioni, che formano la Repubblica Universale, passeranno tutti senza sforzo nelle mani degli Israeliti in favore della vittoria del proletariato.

«La proprietà individuale potrà allora essere soppressa dai governanti di razza giudaica, che amministreranno dappertutto la fortuna pubblica. Così si realizzerà la promessa del Talmud che, allorquando i tempi del Messia saranno venuti, gli Ebrei terranno sotto le loro chiavi i beni di tutti i popoli del mondo».

Da parole sì chiare, chi non vede manifesto il deliberato proposito del giudaismo, di realizzare — attraverso la vittoria del proletariato, ossia il trionfo del Comunismo — il suo sogno di dominazione mondiale?

Proposito, questo, da non prendersi alla leggera, perché della sua gravità siamo confermati dall'osservare la storia d'ognidì.

In relazione a sì bieche intenzioni, è assolutamente necessario, che quanti hanno possibilità di decisioni politiche e sociali nonché tutti gli onesti, imparino a valutare la realtà del mondo contemporaneo, cercando di capire, come il pericolo comunista sia oltremodo maggiore di quello che comunemente si pensa.

Inoltre, è estremamente importante avere presente:

1) Che tale partito è stato esclusivamente inventato ed è diretto dai Giudei, i quali se ne servono — a mo' di sgabello — per piegare l'umanità sotto il giogo della razza israelita (come nettamente si deduce dalla lettera citata) e ciò per uno scopo messianico.

2) Che l'ebraismo, al fine di agevolare il raggiungimento del suo obiettivo, si avvale ancora, di varie forze occulte (specificate nel capitolo V e seguenti), le quali aiutano il comunismo e sono dotate di tale potenza, da influenzare e perfino sostituirsi ai poteri costituiti, cui l'opinione pubblica attribuisce responsabilità e capacità, che, viceversa e in pratica, non hanno o non esercitano.

Consultando gli «Archives Isräelites» (a. 1861) si può ancora rilevare la seguente testimonianza del già citato Isacco Crémieux: «Un messianismo dei tempi nuovi deve sorgere: una Gerusalemme del nuovo ordine, santamente collocata fra Oriente e Occidente, deve soppiantare il doppio regno imperiale e papale».

Tale concetto è confermato da quanto scrive un altro giudeo, il Ruthendorf, in «Rechtfertigung» (III, p. 321): «Noi, sulla base della luce che promana dalle Scritture, possiamo aspettarci che Gerusalemme sarà la capitale del mondo».

Si potrebbe qui aggiungere il testo di un discorso-programma, tenuto a Praga, nel 1880, dal rabbino Reichhorn in un solenne convegno rabbinico, ed un gravissimo documento, emanato dal Comitato Centrale della Lega Israelita di Pietrogrado nel 1919; ma rimando il lettore ai capitoli, rispettivamente XII e XXIV.

Sono tutte prove schiaccianti che attestano appieno la verità di quanto sopra.

Del resto i dotti e i maestri nelle Sinagoghe — interpretando a loro modo le scritture come hanno sempre fatto — vi finiscono d'ordinario i discorsi, con l'immancabile affermazione del trionfo di Israele sul mondo e con la promessa di tutti i beni; di questa pazza credenza i Giudei sono dappertutto invasati.

Ora, è possibile pensare che costoro se ne stiano con le mani in mano, e non operino nulla per il conseguimento dello scopo agognato?

Operano, miei lettori! In modo incessante e con la più fine astuzia, servendosi della pelle degli altri, come appresso, con serie ragioni, ampiamente vedremo. Prima, però, di passare alle dimostrazioni conviene, per meglio intenderle, mettere in chiaro un aspetto, molto fondamentale della mentalità ebraica nei nostri riguardi, che ci farà bene capire, in base a quali principi e teorie si comportano i Giudei verso di noi.

“Vermijon” agosto 1957

Il Futuro dell’umanità nelle profezie di Maria Valtorta

 


"Questo linguaggio è troppo duro! Costui vuole fare di noi delle vittime della sua follia" dicono tuttora gli uomini quando lo li esorto a vita giusta e li istruisco sul come va intesa e praticata la Religione per farne forma di vita che dia Vita eterna. E non si accorgono che così dicendo confessano di essere degradati dalla loro condizione di uomini. Parlano di evoluzione, di superuomo. Orbene, mettiamo l’uomo quale Io l’ho trovato portato a questo punto dopo la sua discesa dal Paradiso. Fa il diagramma come Io ti conduco la mano e finito il diagramma vedrai che non vi è superamento ma abbassamento. Evoluzione? Quando i superbi e falsi superbi di ora parlano di evoluzione presuppongono il concetto "ascesa". Ma evolversi vuole dire procedere da un punto verso l’altro. E allora per spirali si può procedere verso l’alto come verso il basso. Non sai fare la spirale? Fa una parabola.

Vedi? Se faceva la parte di destra evolveva al Cielo. Ha voluto quella di sinistra. Si è evoluto verso l’Inferno. Ecco il "superuomo" attuale, "l’evoluto" attuale! Al quale pare follia vivere almeno da "uomo" se non riesce a divenire "angelo". E si dice: "vittima", perché lo esorto a vivere da uomo. E folle mi dice. Sì, molto folle! Per amore! Amami. Amami tu piccolo Giovanni...".

"I Quaderni dal 1945 al 1950", pagg. 146 - 148

 

"Ti ho detto un giorno che l’eterno invidioso cerca di copiare Dio in tutte le manifestazioni di Dio, Dio ha i suoi arcangeli fedeli. Satana ha i suoi. Michele: testimonianza di Dio, ha un emulo infernale; e cosi l'ha Gabriele: forza di Dio. La prima bestia, uscente dal mare, [Ap 13,1-10] che con voce di bestemmia fa proclamare agli illusi: "Chi e simile alla bestia?", corrisponde a Michele.

Vinta e piagata dallo stesso nella battaglia fra le schiere di Dio e di Lucifero, all’inizio del tempo, guarita da Satana, ha odio di morte verso Michele, e amore, se d’amore può parlarsi fra i demoni, ma è meglio dire: soggezione assoluta per Satana. Ministro fedele del suo re maledetto, usa della intelligenza per nuocere alla stirpe dell’uomo, creatura di Dio, e per servire il suo padrone. Forza senza fine e senza misura e usata da essa per persuadere l’uomo a cancellare, da se stesso, il mio segno che fa orrore agli spiriti delle tenebre. Levato quello, col peccato che leva la grazia, crisma luminoso sul vostro essere, la Bestia può accostarsi ed indurre l’uomo ad adorarla come fosse un Dio ed a servirla nel delitto.

Se l’uomo riflettesse a quale soggezione si dona collo sposare la colpa, non peccherebbe. Ma l’uomo non riflette. Guarda il momento e la gioia del momento, e peggio di Esaù baratta la divina genitura per un piatto di lenticchie. Satana, però, non usa soltanto di questo violento seduttore dell’uomo. Per quanto l’uomo poco rifletta, in genere, vi sono ancora troppi uomini che, non per amore, ma per timore del castigo, non vogliono peccare gravemente.

Ed ecco allora l’altro ministro satanico, la seconda bestia. [Ap 3,11-18] Sotto veste d’agnello ha spirito di dragone. È la seconda manifestazione di Satana e corrisponde a Gabriele, perché annuncia la Bestia ed è la sua forza più forte: quella che smantella senza parere e persuade con tanta dolcezza che è giusto seguire le orme della Bestia. É inutile parlare di potenza politica e di terra. No. Se mai potete riferire alla prima il nome di Potenza umana e alla seconda di Scienza umana. E se la Potenza di per sé stessa produce dei ribelli, la Scienza, quando è unicamente umana, corrompe senza produrre ribellione e trae in perdizione un numero infinito di adepti. Quanti si perdono per superbia della mente che fà loro spregiare la Fede e uccidere l’anima con l’orgoglio che separa da Dio! Che se Io mieterò all’ultimo giorno la messe della terra, già un mietitore è fra voi. Ed è questo spirito di Male che vi falcia e non fa di voi spighe di eterno grano, ma paglia per le dimore di Satana".

"I Quaderni del 1943", pagg. 152 - 153

 

29 - 10. Dice Gesù:

Quando faccio dire a Sofonia che io porterò via ogni cosa dalla terra, gli faccio profetare ciò che avverrà nella antivigilia del tempo ultimo, quello che poi io annunciai parlando, adombrato sotto la descrizione della [887] rovina del Tempio e di Gerusalemme, della distruzione del mondo, e ciò che profetò il Prediletto nel suo Apocalisse.

Le voci si susseguono. Anzi posso dire che, come in un edificio sacro elevato a testimoniare la gloria del Signore, le voci salgono da pinnacolo a pinnacolo, da profeta a profeta antecedente a Cristo, sino al culmine maggiore su cui parla il Verbo durante il suo vivere d’uomo, e poi scendono da pinnacolo a pinnacolo, nei secoli, per bocca dei profeti susseguenti al Cristo.

È come un concerto che canta le lodi, le volontà, le glorie del Signore, e durerà sino al momento in cui le trombe angeliche aduneranno i morti dei sepolcri e i morti dello spirito, i viventi della terra e i viventi del Cielo, perché si prostrino davanti alla visibile gloria del Signore e odano la parola della Parola di Dio, quella Parola che infiniti hanno respinta o trascurata, disubbidita, schernita, disprezzata, quella Parola che venne [888]: Luce nel mondo, e che il mondo non volle accogliere preferendo le tenebre. >>> leggi tutto

"I Quaderni del 1943", pagg. 506 - 511

 

Ispira la nostra tenerezza

 


Ispira al nostro cuore, Spirito Santo,  

la tenerezza che conviene all’amore;  

fa’ che nella nostra condotta appaia, in riflesso,  

la tenerezza di Dio.  

Ispiraci la vera, sincera bontà  

che si apre largamente 

alle gioie e ai dolori di ogni fratello e sorella, 

per prendervi parte. 

Ispiraci le parole di calda simpatia, 

di delicata attenzione, 

che possano recare sostegno, conforto, 

a tutti gli afflitti. 

Ispiraci l’azione più appropriata, il gesto affettuoso 

che sappia soccorrere, calmare, rallegrare, 

far dimenticare la pena. 

Ispiraci sempre una mitezza più forte 

degli istinti di lotta, 

per procurare in mezzo ai conflitti, 

unione e riconciliazione. 

Saranno i Miei Angeli che vi guideranno ai rifugi divini e non a quelli umani.

 


Messaggio di Nostro Signore Gesù Cristo a J. V.


27 settembre 2021

Rosario del mattino - Messaggio unico


Primo mistero. Nostro Signore Gesù Cristo parla

Figlioli, vi è stato detto che siete gli apostoli di questi tempi finali. Ora vi chiedo: qual è il compito di un apostolo? La preghiera e la predicazione, e questo ve lo porto, affinché meditiate su ciò che molti di voi stanno pensando di fare, che sono questi rifugi. Rifugi che contraddicono la Parola: che chi vuole salvare la sua vita la perderà, e chi darà la sua vita per Me sarà salvato.

Non siete venuti a nascondervi, ricordate la torre di Babele che fu fatta per sfidare mio Padre, il vostro Dio.

Tu stai sfidando la Volontà della Nostra Santissima Trinità. Voi siete altri Cristi in questi tempi, mi sono nascosto dai Romani e da quelli del tempio che volevano distruggermi? No, miei piccoli, ho affrontato la realtà per la quale sono venuto sulla Terra, per dare la Conoscenza del Cielo agli uomini, per dare la Conoscenza affinché possiate raggiungere la Santità alla quale siete chiamati, per darvi la Conoscenza per crescere nelle Virtù e nell'Amore.

Andavo di città in città portando la Parola, dando l'esempio che il Padre mio era con me, non mi nascondevo mai, mi donavo a tutti.

Ora è il vostro tempo di essere altri Cristi, quando dovete dare voi stessi completamente, come io ho dato me stesso. Quando verrà il momento in cui Io vi porterò via dal mondo per la vostra protezione, vi ho già detto che lo farò, con il Mio Potere Divino, ma quei tempi non sono ancora arrivati, e inoltre, saranno i Miei Angeli che vi guideranno ai rifugi Divini, e non ai rifugi umani.

Vi avevo già detto, molto tempo fa, che dovevate formare delle comunità di preghiera, affinché la vostra preghiera fosse potente, per lottare contro le forze di satana, affinché foste una barriera di contenimento contro la forza di satana, e questo non si può ottenere nascondendosi in rifugi umani.

Ripeto, voi siete gli apostoli di questo tempo, voi siete i Cristi di questo tempo e il vostro obbligo, il vostro compito, la vostra missione, è di portare la mia parola, la mia presenza, il mio amore a tutti gli uomini. Certamente, questi sono tempi difficili e questi sono tempi di salvezza, come in quei tempi, quando c'erano tanti che erano ingannati da satana. Ho portato loro la Luce, ho dato loro la Mia Vita, ho dato loro il Mio Cibo Divino, che voi ora avete, con il quale vi nutrite, ma ho dato Me stesso, e non mi sono nascosto e, ripeto ancora: chi vuole salvare la sua vita la perderà, e chi la dà per Me, come io l'ho data per voi, sarà salvato.

Meditate su questo, miei piccoli, non lasciate che satana continui a frustarvi e a portarvi alla paura e che vi faccia fraintendere la vostra missione missionaria, salvifica, di intercessione. Voi siete altri Cristi e questo è un grande onore concessovi dal Cielo, non nascondete agli uomini la Mia Presenza che abita in voi, siete Miei, date voi stessi, come Io ho dato Me stesso.

Grazie, miei piccoli.

L'ALDILA’ STUPENDA REALTA’ - Il Paradiso

 



«Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove Cristo si trova assiso alla destra di Dio; gustate le cose di lassù, non quelle della terra» (Col. 3, 1-2).


L'incredulo dice che l'aldilà è una mera illusione perché con la morte finisce tutto.

Il cristiano, invece, basandosi sulla parola infallibile di Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, afferma senza esitazione: «Credo nella resurrezione della carne (cioè del corpo) e la vita eterna (cioè l'aldilà)».

L'uomo su questa terra si affanna tanto in cerca della felicità e della vita duratura, per le quali Dio l'ha creato. Anche se si professa ateo, incredulo circa l'aldilà, tuttavia egli lavora, si affatica, vive nell'attesa della felicità. Questa, con la sua potente attrattiva, sostiene i suoi sforzi e stimola la sua attività. Come la rondine che vola nell'aria per prendere al suo passaggio l'insetto che le serva di nutrimento, così il suo spirito, la sua anima, bramosa, cerca incessantemente qualche cosa che possa soddisfare le sue aspirazioni. Siamo tutti degli insoddisfatti, dei mendicanti, degli affamati della felicità.

Per una inclinazione naturale, invincibile, noi andiamo sempre in cerca di un bene che ci manca per essere pienamente contenti, soddisfatti, felici. Però nessuna cosa terrestre può saziare la fame di felicità piena e duratura, di cui è bramoso il cuore umano.

Tanti s'illudono di supplire a questa fame di felicità coi beni del potere, della gloria, della ricchezza, dei piaceri. Ma essi non possono saziare l'uomo. L'autorità e il potere possono accarezzare l'amor proprio, ma non possono darci la felicità. Possono dare qualche soddisfazione effimera, ma quanti affanni e pericoli, quante prove e difficoltà!

Tanti fanno della gloria l'unico scopo della loro vita. Si mettono in mostra per essere visti, ammirati, esaltati dagli uomini. Ma la gloria è vana perché, per quanto brillante e intensa possa essere, essa non soddisfa pienamente i suoi favoriti, i quali invano sono sempre in cerca di qualche altra cosa che li soddisfi pienamente, che li renda felici.

Non può saziare la ricchezza. La preoccupazione degli affari, l'amore del commercio, il miraggio del guadagno, l'avidità del denaro fanno dimenticare agli uomini che su questa terra sono di passaggio e dovranno lasciare tutto, perché Dio non li ha creati per questo. La ricchezza quindi non ci può dare la felicità perché essa è fonte di innumerevoli preoccupazioni, di grandi inquietudini, di molti affanni.

Non ci può dare la felicità il piacere. Tanti fanno dei piaceri sensuali uno dei principali scopi della loro esistenza, illudendosi di trovare in essi la felicità di cui sono assetati. Mangiare bene, immergersi il più possibile nei piaceri della carne è la mira costante del loro agire. Ma questi lussuriosi arriveranno mai a soddisfare le loro grossolane brame? No, perché il corpo carnale si disgusta presto e, volubile com'è, brama sempre qualche nuovo piacere più saporoso. Insaziabile, va sempre in cerca di nuove sensazioni e più ne sperimenta, più le brame di acutizzano.

Anche l'amore matrimonale non può soddisfare le esigenze del cuore umano, perché l'amore umano è sempre limitato e quindi incapace di quell'amore illimitato e durevole di cui l'uomo sente il bisogno. Per tanti poi la «luna di miele» si muta in «luna di fiele» con le tristi conseguenze delle infedeltà coniugali, delle separazioni, dei divorzi, ecc. Altro che gioia e felicità!

L'uomo, quando riflette o spontaneamente o perché costretto da qualche evento doloroso che l'ha colpito, si chiede sempre se con la morte tutto finisca, oppure ci sia una vita futura, un aldilà che l'attenda. A questa intima domanda risponde il Concilio Vaticano II (Gaudium et Spes, n. 18): «In faccia alla morte l'enigma della vita umana diventa sommo. Non solo l'uomo si affligge al pensiero dell'avvicinarsi del dolore e della dissoluzione del corpo, ma anche, ed anzi più ancora, per il timore che tutto finisca per sempre. Ma l'istinto del cuore lo fa giudicare rettamente, quando aborrisce e respinge l'idea di una totale rovina e di un annientamento definitivo della sua persona. Il germe dell'eternità che portà in sé, irriducibile com'è alla sola materia, insorge contro la morte. Tutti i tentativi della tecnica, per quanto utilissimi, non riescono a colmare le ansietà dell'uomo: il prolungamento della longività biologica non può soddisfare quel desiderio di vita ulteriore che invincibilmente sta dentro il suo cuore.

La Chiesa, istruita dalla Rivelazione divina, afferma che l'uomo è stato creato da Dio per un fine di felicità oltre i confini della miseria terrena. C'insegna inoltre che la morte corporale, dalla quale l'uomo sarebbe stato esentato se non avesse peccato, sarà vinta dall'onnipotenza e dalla misericordia del Salvatore quando l'uomo sarà restituito allo stato perduto per il peccato originale. La fede cristiana quindi dà la risposta alle ansietà dell'uomo circa la sua sorte futura».

La rivista «Il Messaggero di S. Antonio» dell'aprile 1988 riporta quanto scrive l'articolista Myriam: «Oggi, nell'onda della Risurrezione trionfante, dei fiori che germogliano e che sbocciano, degli insetti che ronzano, delle farfalle che veleggiano con i colori dell'arcobaleno dipinti sulle ali; e delle scadenze liturgiche che celebrano la risurrezione del Signore, in quest'ondata trionfante di vita che sconfigge la morte, vorrei domandarti, Signore, come sarà quella vita futura che attendiamo e che già cominciamo misteriosamente a vivere, ma che vivremo disvelata dopo il sipario della morte. Vorrei domandartelo, Signore, vorrei saperlo perché talvolta mi spaventa, come spaventa l'ignoto.

Questa vita terrestre, Signore, la conosco: con i suoi limiti, le siíe povertà, i suoi dolori, ma anche gli amori, ma anche le dolcezze. Ormai mi ci sono adattata e lei mi aderisce come un vestito, come una pelle: è la mia pelle, quella che tu mi hai dato e che io mi sono abituata a vivere. E la amo così: con i suoi limiti e i suoi ritmi: il sole che si leva al mattino, fa il suo giro nel cielo e, la sera, tramonta. E l'uomo che si perde nel sonno: una parentesi d'incoscienza che però ci dà, ogni giorno, la gioia del risveglio; e di poter ricominciare col ricominciare del pellegrinaggio del sole.

E della luna. Già: la luna. Non ce la ruberai, per caso, la luna in Paradiso? Mi sembrerebbe un paradiso triste senza questa dolce pellegrina della notte che scandisce il tempo con i suoi quarti, la sua pienezza luminosa, la sua oscura rinnovazione quando, come nella notte di Pasqua, morte e vita s'incontrano e la luna vecchia che termina coincide con la luna nuova che ricomincia il ciclo col suo peregrinare in cielo.

Io la luna, Signore, ce la vorrei di là, e anche le nuvole del cielo, e gli animali della terra: i passi felpati dei gatti, lo zoccolare dei cavalli e i conigli fulvi che saltano nei boschi.

Forse, Signore, il mio è un paradiso troppo umano; ma non ci hai fatto tu uomini? Non ce le hai dato tu queste cose? Noi siamo impastati con la terra, perciò, con noi, deve risorgere anche la terra: quei cieli nuovi e quelle terre nuove che ci hai promesso e di cui parlano i profeti.

Quelli sono la vera Gerusalemme eterna, la vera terra promessa di cui la Palestina "dove scorre latte e miele" era soltanto un simbolo e una anticipazione molto povera perché il latte e miele erano solo un'immagine che rinviava al di là. Così come l'antico paradiso era anch'esso un'immagine di quello definitivo ed ultimo, e la felicità dell'Eden un'embrionale profezia del paradiso che diremo "celeste "per distinguerlo da quello "terrestre"; ma è una distinzione puramente lessicale perché, da quanto abbiamo detto, risulta chiaro che anche il paradiso celeste è un paradiso terrestre; così come quello iniziale che, convenzionalmente chiamiamo terrestre, era, per la sua parte, celeste perché la terra e il cielo non sono separati; e tu scendevi, nelle sere di brezza, a passeggiare per i suoi sentieri.

E quest'immagine - che dice come tu lo abitavi - ci fa capire come fosse "celeste" quel giardino terrestre. Così, Signore, amo pensare il paradiso, beato regno della risurrezione: una dimensione, una situazione, uno stato abitato e beatificato da te e quindi essenzialmente divino, eppure in un modo molto umano perché fatto per uomini».

Parlare del Paradiso è evidentemente una cosa molto difficile, perché gli stessi mistici, che furono favoriti di visioni al riguardo, non riuscivano a descrivere quanto avevano visto, come per esempio, l'Apostolo San Paolo, che, scrivendo di se stesso in terza persona, dice (2 Cor. 12,2-4): «Conosco un uomo in Cristo, che 14 anni fa... fu rapito in Paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare (perché evidentemente è impossibile)», perché (1 Cor. 2,9) «Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano».

La trattazione, oltre al poco rivelatoci da Gesù, oltre all'insegnamento della Chiesa e della sana Teologia, oltre a quanto ci fa dedurre la nostra ragione umana, lascia pure un piccolissimo spazio alla fantasia e al sentimento, perché anche queste due facoltà contribuiscono a farci capire e sentire meglio una realtà così lontana da noi: una stupenda realtà che appagherà ogni nostro desiderio di felicità; sazierà tutte le esigenze del nostro cuore che anela ad amare ed essere amato senza misura; soddisferà ogni esigenza della nostra mente che vuol conoscere tutto senza alcun limite; realizzerà ogni esigenza del nostro spirito che vuole immergersi nell'infinito e nell'eterno.

Attenzione

È un cosa comune dire: nessuno è venuto dall'aldilà.

Agli atei se non si citano loro delle apparizioni di morti, vi trovano una conferma alla loro affermazione.

Se invece vengono loro citate, le negano per principio, però si guardano bene dal farne una ricerca.

E inspiegabile come uomini, anch'essi come tutti, desiderosi di non morire mai, non abbiano alcun desiderio di vedere se ha fondamento la dottrina che insegna e prova la sopravvivenza. Tanto può il pregiudizio!

Ebbene: per smentire coloro che, come i Testimoni di Geova, affermano che con la morte muore pure l'anima e non resta più nulla; per smentire gli increduli, i quali, per negare i miracoli, dicono la solita storia di un fatto che ieri era ritenuto miracoloso, oggi invece non lo è più, per es. una guarigione per mezzo della penicellina. Costoro ignorano cosa la Chiesa intende per miracolo.

Il miracolo è una guarigione improvvisa, totale, senza impiego di alcun medicinale e senza alcun intervento umano da una malattia grave, debitamente diagnosticata.

Nel miracolo generalmente avviene la creazione e l'annientamento di un corpo, ad esempio l'annientamento di una massa tumorale e la creazione al suo posto di cellule normali. Ora in natura niente si crea e niente si distrugge. L'annientamento come la crazione sono opere esclusive di Dio, e, dove avvengono, manifestano l'intervento di Dio. Così avviene l'intervento di Dio quando in una guarigione mancano i fattori tempo, medicine, intervento umano; per sfatare coloro che affermano che nessuno è venuto dall'aldilà per dirci che c'è l'altra vita; per confermare coloro che credono nell'altra vita, ma alle volte vengono assillati da dubbi, alla fine di ogni capitolo si riporta un fatto storico, preceduto dalla dicitura «Chi è venuto dall'aldilà?», che ci conferma l'esistenza dell'altra vita.

- Se non ci fosse l'aldilà, non varrebbe la pena di vivere nell'aldiquà. Considerando la nostra vita così rapida e fuggente, sarebbe spaventoso pensare che tutto finisca con quello che chiamiamo «morte». Quindi non solo con la fede, ma anche con la ragione credo nell'aldilà e spero che sia gioia di amare illimitatamente. (Pro f. Enrico Medi - scienziato) -

P. GNAROCAS N.I.


Il Libro di Baruc contiene una Lettera di Geremia agli esuli che sono in Babilonia perché non si lascino ingannare dai molti dèi della città.

 


LIBRO DEL PROFETA DANIELE 

Lettera di Geremia 

Copia della lettera che Geremia mandò a coloro che stavano per essere condotti prigionieri a Babilonia dal re dei Babilonesi, per annunciare loro quanto era stato ordinato a lui da Dio. 

Per i peccati da voi commessi di fronte a Dio sarete condotti prigionieri a Babilonia da Nabucodònosor, re dei Babilonesi. Giunti dunque a Babilonia, vi resterete molti anni e per lungo tempo fino a sette generazioni; dopo vi ricondurrò di là in pace. Ora, vedrete a Babilonia idoli d’argento, d’oro e di legno, portati a spalla, i quali infondono timore alle nazioni. State attenti dunque a non divenire in tutto simili agli stranieri; il timore dei loro dèi non si impadronisca di voi. Alla vista di una moltitudine che prostrandosi davanti e dietro a loro li adora, dite a voi stessi: «Te dobbiamo adorare, Signore». Poiché il mio angelo è con voi, ed è lui che si prende cura delle vostre vite. 

Essi hanno una lingua limata da un artefice, sono coperti d’oro e d’argento, ma sono simulacri falsi e non possono parlare. E come per una ragazza amante degli ornamenti, prendono oro e acconciano corone sulla testa dei loro dèi. Talvolta anche i sacerdoti, togliendo ai loro dèi oro e argento, lo spendono per sé, e lo danno anche alle prostitute nei postriboli. Adornano poi con vesti, come gli uomini, gli dèi d’argento, d’oro e di legno; ma essi non sono in grado di salvarsi dalla ruggine e dai tarli. Sono avvolti in una veste purpurea, ma bisogna pulire il loro volto per la polvere del tempio che si posa abbondante su di essi. Come il governatore di una regione, il dio ha lo scettro, ma non stermina colui che lo offende. Ha il pugnale e la scure nella destra, ma non si libererà dalla guerra e dai ladri. Per questo è evidente che essi non sono dèi; non temeteli, dunque! 

Come un vaso di terra una volta rotto diventa inutile, così sono i loro dèi, posti nei templi. I loro occhi sono pieni della polvere sollevata dai piedi di coloro che entrano. Come per uno che abbia offeso un re si tiene bene sbarrato il luogo dove è detenuto perché deve essere condotto a morte, così i sacerdoti assicurano i templi con porte, con serrature e con spranghe, perché non vengano saccheggiati dai ladri. Accendono lucerne, persino più numerose che per se stessi, ma gli dèi non possono vederne alcuna. Sono come una trave del tempio il cui interno, si dice, viene divorato, e anch’essi, senza accorgersene, insieme con le loro vesti sono divorati dagli insetti che strisciano fuori dalla terra. Il loro volto si annerisce per il fumo del tempio. Sul loro corpo e sulla testa si posano pipistrelli, rondini, gli uccelli, come anche i gatti. Di qui potrete conoscere che essi non sono dèi; non temeteli, dunque! 

L’oro di cui sono adorni per bellezza non risplende se qualcuno non ne toglie la ruggine; persino quando venivano fusi, essi non se ne accorgevano. Furono comprati a qualsiasi prezzo, essi che non hanno alito vitale. Senza piedi, vengono portati a spalla, mostrando agli uomini la loro vile condizione; provano vergogna anche coloro che li servono, perché, se cadono a terra, non si rialzano più. Neanche se uno li colloca diritti si muoveranno da sé, né se si sono inclinati si raddrizzeranno, ma si pongono offerte innanzi a loro come ai morti. I loro sacerdoti vendono le loro vittime e ne traggono profitto; allo stesso modo le mogli di costoro ne pongono sotto sale una parte e non ne danno né ai poveri né ai bisognosi. Anche una donna mestruata e la puerpera toccano le loro vittime. Conoscendo dunque da questo che essi non sono dèi, non temeteli! 

Come dunque si potrebbero chiamare dèi? Poiché anche le donne sono ammesse a servire questi dèi d’argento, d’oro e di legno. Nei loro templi i sacerdoti guidano il carro con le vesti stracciate, le teste e le guance rasate, a capo scoperto. Urlano alzando grida davanti ai loro dèi, come fanno alcuni durante un banchetto funebre. I sacerdoti si portano via le vesti degli dèi e le fanno indossare alle loro mogli e ai loro bambini. Gli idoli non potranno contraccambiare né il male né il bene ricevuto da qualcuno; non possono né costituire né spodestare un re. Allo stesso modo non possono dare né ricchezze né denaro. Se qualcuno, fatto un voto, non lo mantiene, non lo ricercheranno. Non libereranno un uomo dalla morte né sottrarranno il debole dal forte. Non renderanno la vista a un cieco, non libereranno l’uomo che è in difficoltà. Non avranno pietà della vedova e non beneficheranno l’orfano. Sono simili alle pietre estratte dalla montagna quegli dèi di legno, d’oro e d’argento. Coloro che li servono saranno disonorati. Come dunque si può ritenere e dichiarare che essi sono dèi? 

Inoltre, persino gli stessi Caldei li disonorano; questi, infatti, quando vedono un muto incapace di parlare, lo presentano a Bel, pregandolo di farlo parlare, quasi che costui potesse capire. Ma, pur rendendosene conto, non sono capaci di abbandonare gli dèi, perché non hanno senno. Le donne siedono per la strada cinte di cordicelle e bruciano della crusca. Quando qualcuna di loro, tratta in disparte da qualche passante, si è coricata con lui, schernisce la sua vicina perché non è stata stimata come lei e perché la sua cordicella non è stata spezzata. Tutto ciò che accade loro, è falso; dunque, come si può credere e dichiarare che essi sono dèi? 

Essi sono stati costruiti da artigiani e da orefici; non diventano nient’altro che ciò che gli artigiani vogliono che siano. Coloro che li fabbricano non hanno vita lunga; come potrebbero le cose da essi fabbricate essere dèi? Essi hanno lasciato ai loro posteri menzogna e vergogna. Difatti, quando sopraggiungono la guerra e i mali, i sacerdoti si consigliano fra loro dove potranno nascondersi insieme con i loro dèi. Come dunque è possibile non comprendere che non sono dèi coloro che non salvano se stessi né dalla guerra né dai mali? In merito a questo si riconoscerà che gli dèi di legno, d’oro e d’argento sono falsi; a tutte le nazioni e ai re sarà evidente che essi non sono dèi, ma opere degli uomini, e non c’è in loro nessuna opera di Dio. A chi dunque non è evidente che essi non sono dèi? 

Essi infatti non potranno costituire un re sulla terra né concedere la pioggia agli uomini; non risolveranno le contese né libereranno chi è offeso ingiustamente, poiché non hanno alcun potere. Sono come cornacchie fra il cielo e la terra. Infatti, se il fuoco si attacca al tempio di questi dèi di legno, d’oro e d’argento, mentre i loro sacerdoti fuggiranno e si metteranno in salvo, essi bruceranno là in mezzo come travi. A un re e ai nemici non potranno resistere. Come dunque si può ammettere e pensare che essi siano dèi? 

Né dai ladri né dai briganti si salveranno questi dèi di legno, d’oro e d’argento, ai quali i ladri toglieranno l’oro e l’argento e le vesti che li avvolgevano, e fuggiranno; gli dèi non potranno aiutare neppure se stessi. Per questo è superiore a questi dèi bugiardi un re che mostri coraggio oppure un oggetto utile in casa, di cui si servirà chi l’ha acquistato; anche una porta, che tenga al sicuro quanto è dentro la casa, è superiore a questi dèi bugiardi, o persino una colonna di legno in un palazzo. Il sole, la luna, le stelle, essendo lucenti e destinati a servire a uno scopo, obbediscono volentieri. Così anche il lampo, quando appare, è ben visibile; anche il vento spira su tutta la regione. Quando alle nubi è ordinato da Dio di percorrere tutta la terra, esse eseguono l’ordine; il fuoco, inviato dall’alto per consumare monti e boschi, esegue l’ordine. Gli dèi invece non assomigliano, né per l’aspetto né per la potenza, a queste cose. Da questo non si deve ritenere né dichiarare che siano dèi, poiché non possono né rendere giustizia né beneficare gli uomini. Conoscendo dunque che essi non sono dèi, non temeteli! 

Essi non malediranno né benediranno i re; non mostreranno alle nazioni segni nel cielo né risplenderanno come il sole né illumineranno come la luna. Le belve sono migliori di loro, perché possono fuggire in un riparo e aiutare se stesse. Dunque, in nessuna maniera è evidente per noi che essi siano dèi; per questo non temeteli! 

Come infatti uno spauracchio che in un campo di cetrioli nulla protegge, tali sono i loro dèi di legno, d’oro e d’argento; ancora, i loro dèi di legno, d’oro e d’argento si possono paragonare a un arbusto spinoso in un giardino, su cui si posa ogni sorta di uccelli, o anche a un cadavere gettato nelle tenebre. Dalla porpora e dal bisso che si logorano su di loro comprenderete che non sono dèi; infine saranno divorati e nel paese saranno una vergogna. È migliore dunque un uomo giusto che non abbia idoli, perché sarà lontano dal disonore. (Bar 6,1-72). 

Nabucodònosor può anche costruire una statua alta duecento cubiti e larga trenta, ma è sempre un’opera delle sue mani. È lui il suo autore. 

Nella verità delle cose è invece Dio che ha fatto l’uomo. Mai l’uomo potrà fare un Dio. L’opera fatta è sempre inferiore a colui che la fa.  

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI