sabato 19 gennaio 2019

I MISTERI DELL’ALDILA’ SVELATI A JOSEFA




1972
Paolo VI all'udienza generale "Liberaci dal Male".
"Oggi si preferisce mostrarsi spregiudicati, atteggiarsi a positivisti, aprire la propria anima alle esperienze licenziose dei sensi, a quelle deleterie degli stupefacenti, come pure alle seduzioni degli errori di moda .... Cerchiamo di dare senso ed efficacia all'invocazione della nostra principale orazione:
Liberaci dal male!
Oggi il bisogno maggiore è la difesa da quel male che chiamiamo Demonio. Il male non è più soltanto una deficienza, ma un'efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore.
Terribile realtà: misteriosa e paurosa".

AVVERTENZA
" ... Non ci sia in mezzo a voi ... chi fa l'indovino o predice le sorti o mago, nè chi fa incantesimi o consulta gli spettri e gli spiriti, nè chi evoca lo spirito dei morti. Chiunque pratica queste cose è in abominio davanti al Signore ..." (Deu t. 18, 10-12)
Alle evocazioni medianiche non rispondono le anime dei morti, ma gli spiriti del male.
Le anime dei morti parlano talora per espresso volere di Dio ad insegnamento dei viventi.
Quello che Josefa ci trasmise riguardo all'Inferno non deve spaventare nessuno, ma farci conoscere meglio l'infinita bontà di Dio che vorrebbe tutti salvi.
Il demonio poi è come un cane a catena e può solo quello che Dio gli permette.
Il Signore parlò a Josefa (*) dal 1920 al 1923, anno della sua morte. La Società del Sacro Cuore serbò nel segreto questi scritti fino al 1938 quando il Cardinale Pacelli, allora Protettore della Società, volle farli conoscere al mondo e divenuto poi Pio XII ne benedì largamente la diffusione.
Ben spesso Gesù ripeteva a Josefa: "Non per te, ma per le anime, io parlo". Attualmente questi scritti sono tradotti in tutte le lingue conosciute.
II testo aggiornato e completo del Messaggio si trova nel libro: "Gesù Cristo ieri e oggi” e “Colui che parla dal fuoco”. M. L.

1920
Il demonio, pur restando invisibile, tormenta Josefa in mille modi per farle abbandonare la sua vocazione.
"Una sera, al principio di aprile, la tentazione di andarmene mi assalì più violenta; durante l'intera giornata non avevo fatto che ripetere: - "Dio mio, Ti amo! " - risoluta com'ero di essergli fedele. Nel coricarmi misi il Crocifisso, come sempre, sotto il guanciale. Verso mezzanotte mi svegliai e, baciandolo, dissi con tutto il cuore: "da questo momento ti amerò sempre più! ". In quell'istante stesso mi trovai afferrata da una forza invisibile e sentii tale una scarica di colpi, come di pugni, che credetti morirne. Quel supplizio durò tutta la notte e continuò durante la meditazione e la Messa. Ero così spaventata che non potevo staccarmi dal mio Crocifisso; ero sfinita e non osavo fare alcun movimento. Finalmente, al momento dell'Elevazione, vidi passare presso di me un bagliore, quale un lampo, e sentii un rumore come un forte soffio. Tutto cessò all'improvviso, ma restai indolenzita per parecchi giorni".
In tal modo Josefa iniziò quella lotta che sosterrà tutta la vita contro il nemico delle anime. Però resta calma ed ugualmente fedele al suo giornaliero dovere e alla regola. La sua confidenza e l'obbedienza verso la Maestra delle novizie aumenta e presso di lei trova pace e forza per soffrire maggiormente.

5 giugno 1920
Dopo un più formidabile assalto infernale, Josefa, decisa a partire, entrava con 1e consorelle, in cappella per l'adorazione eucaristica pomeridiana. Gesù l'attendeva. Essa, sotto l'azione diabolica, disse:
"No, non vestirò l'abito, voglio tornare a casa! ".
"Per cinque volte dissi così - scriveva più tardi - ma non potei ripeterlo di più. O Gesù, quanto sei stato buono con me! ".
Ad un tratto Josefa avvolta da quello che ella chiamava ingenuamente "placido sonno" si risvegliò nella ferita del Cuore Divino.
"Non posso spiegare ciò che avvenne in me. Altro non ti chiedo, Gesù - ella scrive - che di amarti e rimanere fedele alla mia vocazione! ".
Nella luce da cui è circondata, vede i peccati del mondo e si offre a dare la vita per consolare il Cuore trafitto di Gesù. Un desiderio veemente di unirsi a Lui la consuma, e nessun sacrificio le sembra troppo arduo per restar fedele alla propria vocazione. Le tenebre dello spirito si sono dissipate nella Luce divina, e la desolazione è scomparsa, dando luogo ad una felicità indicibile.
"Dio ha fatto questo cambiamento - ella osserva negli appunti scritti per obbedienza - mi sento confusa per tanta bontà! Vorrei amarlo pazzamente e non gli chiedo che due cose: amore e riconoscenza per il Suo Cuore adorabile! Conosco più che mai quanto sono debole, ma altresì più che mai aspetto da Lui forza e coraggio... Non avevo mai riposato in quella divina ferita.... ora so dove andare a rifugiarmi nei momenti della tribolazione ho trovato il luogo del riposo e dell'amore! ".
Santa Teresa in una pagina mirabile ha descritto la sua discesa nell'inferno che le lasciò nell'anima tracce incancellabili.
Josefa ha più volte stesa, per obbedienza, la relazione delle sue lunghe discese nell'abisso del dolore e della disperazione, discese numerosissime e in certi periodi quotidiane. Questa documentazione, altrettanto impressionante che semplice, si collega, dopo quattro secoli, alla descrizione classica della grande contemplativa di Avila. Rende la medesima risonanza di sofferenza e di contrizione, di amore riparatore e di zelo ardente.
La SS. Vergine disse a Josefa: - "Tutto quello che il Signore permette che tu veda e soffra delle pene infernali, è perchè tu lo faccia sapere per la gloria del Cuore di Gesù e per la salvezza di molte anime".
Il dogma dell'Inferno, così spesso combattuto o semplicemente taciuto da una spiritualità incompleta, con danno reale delle anime e perfino con pericolo della loro salvezza, viene così rimesso in luce. Chi potrà dubitare dell'esistenza di una potenza infernale accanita contro Cristo e il Suo Regno leggendo in queste pagine ciò che Josefa ha visto, inteso e sofferto? Chi potrà, inoltre, misurare il merito riparatore di quelle lunghe ore trascorse in quella prigione di fuoco? " Josefa, che vi si crede imprigionata per sempre, testimone degli sforzi accaniti del demonio per rapire eternamente le anime a Gesù Cristo, sperimenta il dolore dei dolori, quello di non poter più amare.
Qualche estratto dei suoi scritti potrà giovare a molte anime. Non sono forse un grido di allarme gettato a quelle che debbono risalire un pendio? E soprattutto, non sono un richiamo dell'amore per quelle che si decideranno a nulla risparmiare per strappare le anime alla perdizione? ...



Giugno 1921


Gesù si mostra con tre nuove ferite nel Cuore:- 'Sono tre sacerdoti che feriscono il mio Cuore, offri per essi tutto ciò che farai'.'
Da quel momento molte sofferenze di anima e di corpo affliggono Josefa.
Gesù aprì il Suo Cuore a Josefa dicendole:
"Entra qui e continua ad affidarmi ciò che ti ho chiesto".
"E i tre sacerdoti? ".
"Chiedili al mio Cuore. Non sono ancora tornati, ma si ravvicinano a Me".

3 giugno 1921 - Festa del Sacro Cuore
"Il Suo Cuore si è acceso maggiormente e mai l'avevo visto così! ...".
"Si, oggi è il giorno del mio amore. Le anime, queste anime che amo tanto, mi riempiono di gioia venendo a cercare forza e rimedio nel mio Cuore che desidera tanto arricchirle. Ecco quello che mi glorifica e mi consola di più! ".
- "Che vuoi? dimmelo! ".
"Ma Gesù mio, non lo sai forse e i tre sacerdoti?... Te ne supplico, poichè lo desideri tanto:.. Tu solo puoi far ciò! ...".
Allora, con solennità maestosa e, ad un tempo, con letizia divina, Gesù mostrando il Cuore disse:
"Josefa, sono tornati al mio Cuore! ". Poi, come pervaso da commozione intensa proseguì:
“Se avessero respinto la mia Grazia, sarebbero stati responsabili della perdita di molte anime”.




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