domenica 20 gennaio 2019

LA SANTISSIMA EUCARESTIA



LA PRESENZA REALE


L'ISTITUZIONE DELL'EUCARISTIA

Gesù, avendo amato i suoi ch'erano nel mondo, li amò sino alla fine. (Giovanni, XIII, 1).

Com'è buono il Signore Gesù, quanto ci ama! Non contento di essersi fatto nostro fratello nell'Incarnazione, nostro Salvatore nella Passione, non pago d'aver dato se stesso per noi sulla croce, vuol spingere l'amore sino a divenire nostro Sacramento di vita. Con qual gioia Egli preparò questo grande e supremo dono della sua dilezione! Con qual trasporto istituì l'Eucaristia e ce la lasciò in testamento! Seguiamo la divina sapienza nella preparazione dell'Eucaristia. Adoriamo la sua potenza che si esaurisce in tale atto d'amore.

I. - Gesù rivela l'Eucaristia molto tempo innanzi. Nasce a Betlemme, la casa del pane, domus panis. Là è adagiato sulla paglia, che sembra così portare la spiga del vero frumento. A Cana, quando cambia l'acqua in vino, e nel deserto allorché moltiplica i pani, Gesù prenunzia l'Eucaristia e la promette: è una promessa pubblica e formale. Assicura con giuramento che darà la sua carne a mangiare ed il suo sangue a bere. E' la preparazione remota.

Viene il momento della preparazione prossima. Gesù vuol tutto disporre personalmente. L'amore con passa i suoi impegni ad altri; fa tutto da sé e se né gloria. Designa dunque Gesù la Città: Gerusalemme, la città del sacrificio dell'antica Legge. Indica la casa: il Cenacolo. Sceglie i ministri dell'opera sua: Pietro e Giovanni, il discepolo della fede e quello dell'amore. Fissa l'ora: l'ultima di cui potrà disporre liberamente al termine della sua vita.

Infine, venendo da Betania al Cenacolo, è lieto, affretta il passo, gli tarda di giungere. L'amore vola incontro al sacrificio.


II. - Ma eccoci all'istituzione dell'augusto Sacramento. Quale istante: L'ora dell'amore è suonata; la Pasqua mosaica ha termine: il vero Agnello succede alla figura: il Pace di vita, il Pane del Cielo sostituisce la manna del deserto... Tutto è pronto; gli Apostoli sono puri: Gesù ha loro lavati i piedi. Il Maestro siede umilmente a tavola: la Pasqua novella deve mangiarsi stando seduti, nel riposo di Dio. Si fa un gran silenzio: gli Apostoli guardano, attenti. Gesù è raccolto in se stesso: prende nelle sante e venerabili sue mani del pane, alza gli occhi al Cielo, rende grazie al Padre dell'ora sospirata, stende la mano, benedice...

E mentre gli Apostoli, penetrati di rispetto, non osano domandare il significato di simboli così misteriosi, Gesù pronunzia le portentose parole, onnipotenti come quelle della creazione: Prendete e mangiate, questo è il mio Corpo. Prendete e bevete questo è il mio Sangue.

Il mistero d'amore è consumato. Gesù ha compiuto la sua promessa. Nulla più gli rimane a dare se non la sua vita mortale sulla croce: la darà, e risusciterà, per divenire nostra perpetua Ostia di propiziazione, di comunione, di adorazione.

Il Cielo è rapito alla vista del mistero. La SS. Trinità lo contempla con amore. Gli Angeli l'adorano in un'estasi di ammirazione. Ed in quali fremiti di rabbia prorompono i demoni nell'inferno!

Sì, Gesù Signor mio, tutto è consumato! Tu non hai più nulla a dare all'uomo per provargli il tuo amore. Ora puoi morire; morendo non ci lascerai. Il tuo amore è perpetuato sulla terra. Ritorna pure nel Cielo della tua gloria, l'Eucaristia sarà il Cielo del tuo amore.

O Cenacolo! dove sei? O Mensa santa, che portasti il Corpo consacrato di Gesù! O focolare divino, che Gesù accese sul monte Sion, brucia, divampa, incendia il mondo! O Padre santo, voi sempre amerete gli uomini: essi posseggono per sempre Gesù Cristo! Voi non avrete più folgori, né diluvi per devastare la terra: l'Eucaristia è il nostro arcobaleno. Amerete gli uomini, perché Gesù Cristo, vostro Figlio, tanto li ama!

Quanto ci amò il buon Salvatore! Ciò non basta per avere la nostra riconoscenza? Che vogliamo di più per consacrargli in ricambio il nostro affetto, la nostra vita? Abbiamo ancora qualche altro desiderio?

Domandiamo qualche nuova prova dell'amor di Gesù? Ahimè, se l'amore di Gesù nel Santissimo Sacramento non ci rapisce il cuore, Gesù è vinto! La nostra ingratitudine è grande più della sua bontà; la nostra malizia più potente della sua carità! Oh, no, mio buon Salvatore, la tua carità mi spinge, mi stimola, mi avvince! Voglio tutto dedicarmi al servizio ed alla gloria del tuo Sacramento; voglio, a forza di amore, farti dimenticare che sono stato così ingrato finora; servendoti a tutta prova, voglio farmi perdonare di averti così tardi amato! 

di San Pietro Giuliano Eymard

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