lunedì 27 gennaio 2020

La Battaglia Finale del Diavolo



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Questo libro svela ed analizza le macchinazioni politiche, che hanno  chiaramente influenzato l’atteggiamento di alcune autorità diplomatiche  del Vaticano nei riguardi del Messaggio di Fatima. Non v’è alcun dubbio  che i fautori della “Ostpolitik” conciliatoria del Vaticano considerino il  Messaggio di Fatima assai scomodo. Ma è comunque improbabile che  queste semplici considerazioni diplomatiche, da sole, abbiano potuto  persuadere il Vaticano ad ignorare un messaggio proveniente dal Cielo. Per  riuscire in questo, ci deve essere per forza qualcos’altro in gioco, una forza  più profonda e più oscura della semplice diplomazia.
Questo malessere più profondo e oscuro è il vero soggetto di questo  libro: la Chiesa Cattolica è stata trasformata in modo tale da lasciare i  fedeli confusi e disorientati, mentre chi non ha Fede si trova davanti una  Chiesa che mantiene solo in apparenza la sua normale funzione, ma che in  realtà dietro a quella maschera cela una trasformazione radicale.
Vista da fuori, la Chiesa Cattolica sembrerebbe un istituzione che  cambia assai lentamente e con grande riluttanza. Il processo di riforme  iniziato dal Vaticano II negli anni ’60 ha portato tuttavia a dei cambiamenti  senza precedenti nella Chiesa (quali, ad esempio, le Messe in lingua locale,  l’abbandono dell’abito talare, ecc.) che possono essere sembrati drammatici  per chi li ha vissuti internamente ad essa, ma che sono passati quasi  inosservati per chi ne era all’esterno, perché a confronto con i cambiamenti  che hanno caratterizzato il mondo nell’ultima metà del ventesimo  secolo, la Chiesa sembrava resistervi strenuamente, mantenendo i propri  insegnamenti riguardo al celibato sacerdotale, all’ordinazione delle donne,  alla contraccezione, al divorzio e all’aborto. In tutti questi casi, la Chiesa  sembra tuttora fermamente radicata nel mantenere e difendere quelle  posizioni che ha fatto proprie nel corso degli ultimi 2 millenni.
Ma questo vuol dire forse che l’indirizzo del Vaticano sia di stampo  marcatamente tradizionalista? Ad un estraneo che valutasse certe cose  solamente sulla base delle dichiarazioni pubbliche del Papa, potrebbe anche  sembrare così. Ma come spiega questo libro, chi vive all’interno della Chiesa  sa bene che la realtà è tutt’altra. La Chiesa Cattolica odierna non è quella che  sembra all’esterno, e questo divario tra la percezione pubblica di essa e le Sue  condizioni reali è al cuore stesso della controversia su Fatima. Perché anche  se alcune tradizioni vengono tuttora difese ufficialmente, per certi versi,  molte altre sono state invece abbandonate o minate alle loro fondamenta. Inoltre, mentre quelle posizioni che vengono ancora difese  ufficialmente ricevono una vasta eco mediatica, delle altre che sono state  invece abbandonate o corrotte non se ne parla praticamente mai. I Cattolici  che una volta condividevano tutta una serie di credenze in tutto il mondo,  vagano ormai alla deriva senza una meta o un obiettivo comune, costretti  a seguire una guida sempre più contraddittoria ed incerta, a tutti i livelli. Persino il successore di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI (il cui ruolo  nella controversia di Fatima, svolto al tempo come Cardinale Joseph  Ratzinger, verrà analizzato in queste pagine) ha riconosciuto che questa  crisi riguarda l’inconsistenza con cui si tramanda la Tradizione Cattolica, che viene ormai difesa ufficialmente solo in merito a certi punti specifici,  mentre molti altri vengono abbandonati o minati alle fondamenta. Questa  crisi ha spinto Papa Benedetto a dichiarare, nello storico Motu Proprio  del 7 luglio 2007, che la Messa tradizionale in Latino non era “mai stata  abrogata” e che tutti i sacerdoti sono liberi di officiarla, oltre a chiedere  in generale “un’ermeneutica della continuità”, per risolvere la percezione  che viene data di una vera e propria “rottura” con il passato stesso della  Chiesa – due raccomandazioni sorprendenti, che hanno confermato ancor  più l’esistenza di questo malessere profondo e oscuro, diagnosticato già  nella prima edizione di questo libro e che continua a colpire la Chiesa  anche anni dopo, ora che va in stampa questa seconda edizione. La Chiesa  Cattolica, un tempo considerata monolitica, ormai non lo è più. Il suo  elemento umano è pieno di divisioni e fratture che questo libro individua  alla radice, rivelando una leadership Cattolica divisa, nella quale la prima e  più evidente dicotomia è proprio quella tra il Papa, che crede ardentemente,  ed i suoi subordinati più immediati, che non credono affatto come lui.
La prima edizione di questo libro ha esaminato dettagliatamente le  azioni di quattro ecclesiastici Vaticani di alto rango, i quali oramai non  rivestono più le posizioni che avevano all’epoca: il Cardinale Ratzinger,  ovviamente, è ora il nostro Santo Padre Benedetto XVI; Il Cardinale Angelo  Sodano è andato in pensione nel 2006 e non è più Segretario di Stato  del Vaticano; Il Cardinale Dario Castrillón Hoyos, all’epoca Prefetto della  Congregazione per il Clero, è stato rimpiazzato nel 2006 dal Cardinale  Claudio Hummes. Solo il quarto prelato del Vaticano, l’ex Arcivescovo  Tarcisio Bertone, rimane una pedina chiave nella vicenda di Fatima,  insieme allo stesso Pontefice. Dopo aver servito come Segretario della  Congregazione per la Dottrina della Fede, sotto il Cardinale Ratzinger,  Bertone è stato elevato a rango di Cardinale ed ha sostituito Sodano come  Segretario di Stato. In questa veste, Bertone è diventato il protagonista  principale del dramma di Fatima, in quanto si è assunto la responsabilità  di continuare a perpetrare quella che il nostro libro definisce “la linea del  partito,” ecumenica e diplomatica, architettata del Segretario di Stato nei  confronti del Messaggio di Fatima e del Terzo Segreto in particolare.
La seconda edizione di questo libro continua a documentare  ampiamente il ruolo di tutti quei quattro prelati nella campagna intrapresa  per far “chiudere il libro” su Fatima, in quanto “espressione politicamente  scorretta” di credenze tradizionali Cattoliche. Anche se è impossibile essere  certi delle motivazioni di ciascuno di loro, è altrettanto impossibile non  concludere che le loro azioni abbiano contribuito all’attuale crisi di fede  e di disciplina nella Chiesa. Tuttavia, cambiamenti radicali nel dramatis  personae ed il nuovo pontificato di Benedetto XVI hanno imposto, in questa  seconda edizione del libro, un certo cambiamento di approccio ai gravi  problemi in esso affrontati; questi “aggiustamenti” saranno evidenti a chi  ha letto la prima edizione.
Questa seconda edizione prende anche in considerazione i grandi sviluppi  che ha avuto la vicenda di Fatima a partire dalla pubblicazione, nel 2006, del  libro Il quarto segreto di Fatima di Antonio Socci, il noto intellettuale e scrittore  Cattolico, un tempo amico e collaboratore del Cardinale Bertone nonché dell’allora Cardinale Ratzinger. Il libro di Socci contiene l’indagine, da lui  inizialmente avviata al fine di confutare i “Fatimiti” e le loro teorie, secondo  le quali l’apparato Vaticano (ora guidato da Bertone e dalla sua Segreteria  di Stato) avevano nascosto un testo del Terzo Segreto che spiegherebbe  l’ambigua visione del “Vescovo vestito di bianco.” Dopo aver studiato la  prima versione di questo libro, tuttavia, Socci scoprì che i “Fatimiti” avevano  ragione, e che “è certo” che un testo riguardante un qualcosa di “indicibile”  sia tenuto nascosto – un testo che, come scrive Socci, conterrebbe le “parole  della Madonna [che] preannunciano una crisi apocalittica della Fede, nella  Chiesa, a partire dalla sua sommità” e ”anche una spiegazione della visione  … (rivelata il 26 giugno 2000).”1
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Padre Paul Kramer

MARIA MADRE DI DIO



Figli, non indurite i vostri cuori... La massoneria non viene da Dio, ma da Satana ed è inserita all'interno della Chiesa, cercando di allontanare tanti dal cammino della verità e dei sacramenti. Chi muore come massone non andrà in paradiso, ma al fuoco dell'inferno.

Geremia



I boccali di vino, segno della collera di Dio

12Il Signore Dio d'Israele mi disse: 'Geremia, va' a dire alla gente che ogni boccale deve essere riempito di vino. Tutti ti risponderanno che lo sanno benissimo. 13Allora dirai loro che io, il Signore, riempirò di vino gli abitanti di questa regione: i suoi re che siedono sul trono di Davide, i sacerdoti, i profeti e gli abitanti di Gerusalemme, finché non saranno tutti ubriachi. 14Poi li farò sbattere l'uno contro l'altro, giovani e vecchi, e andranno in frantumi come boccali. Non avrò pietà, compassione e misericordia: li distruggerò completamente'.

STORIA UNIVERSALE DELLA CHIESA CATTOLICA



DAL PRINCIPIO DEL MONDO FINO AL Dì NOSTRI

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DELL'ABATE ROHRBACHER

domenica 26 gennaio 2020

LA MISERICORDIA DIVINA NELLA MIA ANIMA



8.1.1936. Quando andai dall'Arcivescovo e gli dissi che Gesù voleva da  me che pregassi per impetrare la Misericordia divina per il mondo e che  sorgesse una congregazione che impetrasse la Misericordia divina per il  mondo e lo pregai perché mi concedesse l'autorizzazione per tutto quello  che Gesù voleva da me, l'Arcivescovo mi disse queste parole: « Per  quanto riguarda le preghiere, sorella, l'autorizzo, anzi l'esorto a pregare il  più possibile per il mondo e ad impetrare per esso la Misericordia di Dio,  poiché tutti abbiamo bisogno di Misericordia e certamente anche il confessore non le impedisce di pregare secondo questa intenzione. Per  quanto riguarda questa congregazione attenda, sorella, che le cose si  dispongano un po' più favorevolmente. Questa faccenda per sé è buona,  ma non bisogna affrettarsi; se è volontà di Dio, un po' prima o un po'  dopo si farà. Per qual motivo non dovrebbe esserci? Dopo tutto ci sono  tante diverse congregazioni, qui di anche questa sorgerà, se Dio lo vuole.  La prego di stare pienamente tranquilla; il Signore può tutto. Procuri di  stare strettamente unita a Dio e stia di buonanimo ». Queste parole mi  procurarono una grande gioia. Dopo che avevo lasciato l'Arcivescovo,  udii nell'anima queste parole: « Per confermare il tuo spirito parlo  attraverso i Miei rappresentanti, in conformità di quello che  esigo da te, ma sappi che non sarà sempre così. Ti  contrasteranno in molte cose e per questo si manifesterà in te  la Mia grazia e che questa faccenda è Mia, ma tu non aver  paura di nulla, Io sono sempre con te. Sappi ancora questo, figlia Mia, che tutte le creature, sia che lo sappiano, sia che non  lo sappiano, sia che vogliano, sia che non vogliano, fanno  sempre la Mia volontà».

Diario di Santa Sr. Faustina Kowalska 

PREGHIERA ALLA S. FAMIGLIA



Cuori molto uniti di Gesù, di Maria e di Giuseppe, io pongo tutta la mia confidenza in voi; governate e proteggete la nostra famiglia perché non cada oggi, domani e sempre in nessuna disgrazia, in alcun errore, in alcun peccato, e in alcuna insufficienza di lavoro utile e di carità soprannaturale.
Cuore santissimo di Gesù, abbi pietà di noi. Cuore immacolato di Maria, prega per noi. Cuore purissimo di San Giuseppe, prega per noi.

(Della Confraternita dei S. Cuori di Gesù, Maria e Giuseppe - Brasile, 1785)

IL VANGELO DALLA SINDONE



Dio è amore

La terza conclusione è che Dio veramente è amore, come dice l'apostolo S. Giovanni. Dio è come il sole: egli non ha bisogno degli uomini, ma gli uomini hanno bisogno assoluto di lui per poter vivere.
La sua natura è di amare e beneficare, come la natura del sole è illuminare e riscaldare.
Ciascuno di noi muore per forza superiore, non per volontà propria.
Nessun uomo va di sua spontanea volontà incontro alle torture e alla morte, ma fa di tutto per sfuggirle.
Gesú ha voluto morire ed ha voluto andare incontro alle torture.
«Per questo, egli dice, mi ama il Padre, perché io sacrifico la mia vita per nuovamente riprenderla. Nessuno me la toglie, ma la do io da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla» (Mt. 10.17).
Quando si avvia a Gerusalemme dice chiaramente: « Ecco, saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà dato nelle mani dei gran Sacerdoti e degli Scribi. Essi lo condanneranno a morte e lo consegneranno a Gentili, perché lo scherniscano, lo flagellino e crocifiggano, ma il terzo giorno risorgerà» (Mt. 20,18-19).
S. Pietro, che tanto amava Gesú, gli dice quello che probabilmente gli avremmo detto anche noi: «E allora non andare!»
Gesú gli risponde rudemente: «Va indietro, Satana, tu mi sei di impedimento» (Mt. 16,23).
Ma è mai possibile che gli uomini prendano prigioniero un Dio, lo leghino, lo spoglino, lo flagellino, lo incoronino di spine, lo sputino, lo pestino tutto, o appendano nudo con chiodi, come oggetto di ludibrio in una croce e restino a insultarlo fino a quando muore?
Gli Ebrei restarono scandalizzati di questo: conclusero che Gesú non poteva essere il figlio di Dio; e come ultima concessione per potergli credere gli fecero questa sulla croce: « Se sei il figlio di Dio scendi dalla croce » (Mt. 27,40). I Greci e i Romani, sentendo che i cristiani adoravano un Dio crocifisso, rispondevano invariabilmente: «Ma voi siete pazzi!».
Viene spontaneamente da dire e agli Ebrei e ai Greci e Romani: «Avete ragione! »
E se Gesú non avesse dimostrato la sua divinità con la prova formidabile della sua resurrezione, né noi, né nessun altro uomo avrebbe creduto che Gesú è Dio. Avremmo conservato una stima immensa per la sua bontà, per la sua saggezza e per la sua dottrina; ma avremmo cercato una qualunque altra spiegazione ai suoi miracoli.
È veramente inconcepibile che il creatore e reggitore dell'universo, il dominatore della spaventosa forza della materia, colui che gioca non solo coi fulmini, ma con le « novae » e « supernovae » coi « pulsar » e coi « quasars », colui che fa germogliare tutti i fili d'erba e tutte le piante, colui che fa nascere, vivere e morire tutti gli animali e tutti gli uomini, colui che guida i popoli e le stelle si sia lasciato far fare tutte queste torture dagli uomini.
La nostra fortuna è questa: di essere stati creati dal DioAmore. E Gesú, parlando della sua prossima passione, dice: « Ho da essere battezzato con un lavacro (di sangue) e come sono angustiato fino a quando lo compio! » (Lc. 12,50) Ma perché questa sete di un martirio cosí spaventoso come quello della croce?
La risposta è ancora la stessa: Per dare al Padre e agli uomini la massima prova d'amore. Dio è amore e non vede l'ora di salvare l'umanità dall'inferno e di dare a tutti gli uomini che a lui si rivolgono la possibilità e la certezza di raggiungere la felicità del Paradiso. Con la sua passione Gesú compie l'opera che il Padre gli aveva affidata, di redimere, salvare congregare in uno tutta l'umanità. Tale congregazione è la Grande Opera compiuta da Gesú, la Chiesa, ossia il suo Corpo Mistico, ossia il regno di Dio, formato dagli uomini che nel loro cuore fanno regnare Dio.
Il Corpo Mistico non è altro che l'unione super-organica ossia mistica e perfettissima di tutti gli eletti tra loro e con Gesú, cosí da divenire insieme una cosa sola e da venire consumati nell'unità e nella felicità (Gv. 17,23).
Quando Gesú con la sua opera avrà completato il numero degli eletti consegnerà tale regno al Padre; e allora Dio sarà tutto in tutti (I Cor. 15,28).
Ma per poter regnare Dio tutto in tutto l'uomo e in tutti gli uomini e per rendere completa la nostra felicità, era necessaria la nostra resurrezione. A tal fine Gesú, prima di morire, avendo amato gli uomini li amò sino alla fine e istituí l'Eucarestia; con essa egli diviene in noi il germe della resurrezione e il pegno della gloria futura.

IL PURGATORIO NELLA RIVELAZIONE DEI SANTI



« NOVISSIMA TUA!... »


Sorella Morte

Eccoci al letto di un cristiano morente: la Chiesa gli ha già impartito l'ultima benedizione; per l'ultima volta ha sentito riposar sul suo cuore il Cuore santissimo di Gesù nel Sacramento dell'amore. Quel Dio che si era fatto amico di lui -  e di quale amicizia! - fin da quando con la prima Comunione  era disceso nel suo petto, sapendolo infermo ha lasciato il suo  tabernacolo per venire a visitarlo, e fra le mani del suo ministro  ha percorso, inosservato le vie della città, ovvero, seguito da  pochi fedeli, gli aspri sentieri della campagna; ha fatto il suo  ingresso in quella stanza funerea, trasformata per un momento  in santuario, si è posato su quelle labbra che il soffio della  morte agghiaccerà fra brevi istanti, ed in un mistico ed intenso colloquio con la sua anima gli ha lasciato intravedere i misteri  della vita avvenire e gli splendori della eternità beata. Indi  l'estrema Unzione, come ad atleta che debba prepararsi alla  pugna. Intorno a quel letto i parenti mormorano a bassa voce  parole e preghiere e se ne allontanano solo per dare sfogo alle  lacrime. L'orecchio del morente è già stato ripercosso dal  formidabile appello: - Parti adunque, o anima cristiana!... - Ed  ecco all'improvviso un movimento convulso scorrere per quel  corpo irrigidito, ed un singhìozzo soffocato por fine al rantolo  dell'agonia: esso ha esalato l'estremo sospiro morto. Si  sollevano allora da ogni parte i gemiti e i lamenti della  famiglia, che si appressa a colui che or non è altro che un  cadavere; gli vengono chiusi quegli occhi che non si apriranno  mai più fino al giorno dell'universale giudizio; gli vengono  conserte le mani in attitudine di preghiera, e molte volte, per nascondere ai viventi l'orrore della morte, vien posto un velo su quel volto sfigurato; quindi gli amici e i vicini si allontanano  tessendo l'elogio del defunto. Finalmente tutto piomba nel  silenzio. Questo è l'aspetto esteriore del gran dramma della  morte, che per quanto ci possa sgomentare, non è davvero il  più importante. Noi abbiamo considerato il defunto disteso sul  letto funebre con le mani congiunte, col Crocifisso sul petto,  nell'attitudine così ben descritta da Lamartine, in quei suoi  mirabili versi. Dai sacri ceri ormai l'ultima fiamma guizzava, e  il prete mormorava il canto sì dolce della morte, a lamentevole  nenia simile, che la donna mormora al pargolo assopito. Di  speranze la sua fronte le tracce serba ancora, e sul suo volto di  beltà soave un raggio spira; il labile dolore la sua grazia  v'impresse, e la severa sua maestate vi scolpì la morte.

Sac. Luigi Carnino


I SEGNI DI DIO



ANTICO TESTAMENTO 

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Il grande Maestro italiano più esoterico di tutti i riti massonici, quello di Memphis Misraim, Francesco Brunelli, richiama, in un'unica citazione, De Chardin e Marx, riconoscendo l'affinita' del loro pensiero con quello massonico. 
Il massone Lepage ha dichiarato: "Io non penso che i teologi possano riconoscere il padre Teilhard de Chardin come uno dei loro; ma e' certo che tutti i massoni, bene addentro alla loro arte, lo possano salutare come loro fratello in spirito e verita'". 
Lo scrittore Pablo Maria la Porcion afferma che Teilhard de Chardin fu "massone dell'ordine Martinista. Questo Ordine massonico ha, come dottrina base, l'evoluzione! Lo stesso Scrittore prova che il Ministro della Giustizia del Governo di Petain, nel 1940, sul "Libro d'oro della Sinarchia" (massonica), avrebbe scritto la seguente postilla: "Pietro Teilhard de Chardin e' il rappresentante della Sinarchia presso la Chiesa "Cattolica". Pablo del la Porcion conclude affermando che, oggi, l'antico sospetto e' certezza indubitabile: cioe' che e' certo che Pierre Teilhard de Chardin fu un "massone" dell'Ordine Martinista!". 

Dalla negazione dei miracoli della Genesi e' altresi' scaturita la teoria del "materialismo marxista" dannosissima per l'umanità. xxiii 
" In seguito alzammo gli occhi alla Madonna che ci disse con bonta' e tristezza:"Avete visto l'inferno dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. Se faranno quel che vi diro', molte anime si salveranno ed avranno pace. La guerra sta per finire; ma se non smetteranno di offendere Dio, durante il pontificato di Pio XI ne comincera' un'altra ancora peggiore. 
Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta (Lucia ritenne che la "straordinaria" aurora boreale nella notte del 25 Gennaio 1938 era il segno di Dio per l'inizio della guerra), sappiate che e' il grande segno che Dio vi da' che sta per castigare il mondo per i suoi crimini, per mezzo della guerra, della fame e delle persecuzioni alla Chiesa ed al Santo Padre. 
Per impedirla, verro' a chiedere la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato e la comunione riparatrice nei primi sabati. Se accetteranno le mie richieste, la Russia si convertira' ed avranno pace; se no, spargera' i suoi errori per il mondo, promovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avra' molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte. Finalmente, il mio Cuore Immacolato trionfera'. 
Il Santo Padre mi consacrera' la Russia, che si convertira', e sarà concesso al mondo un periodo di pace." xxiv - "A proposito della beatificazione di 122 martiri della guerra civile spagnola uccisi dai miliziani rossi il papa ha esclamato:"La forza della fede, della speranza e dell'amore si e' mostrata più forte della violenza. E' stata vinta la crudelta' dei plotoni di esecuzione e l'intero sistema dell'odio organizzato". xxv 

La Madonna, invece, per dimostrare  la verita' delle parole bibliche per cui "Nulla e' impossibile a Dio" (Luca 1,37) e per ovviare alle interpretazioni umane di coloro che "Sono usciti di mezzo a noi ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma doveva rendersi manifesto che non tutti sono dei nostri" (1 Giovanni 2,19) e che "Verra' giorno, infatti, in cui non si sopportera' più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verita' per volgersi alle favole" ( Timoteo 4,3), ha mostrato a Fatima e a Medjugorje il miracolo del sole. Il miracolo del sole e' stato il segno visibile richiesto e concesso dalla Vergine perchè tutti credessero. A Fatima  un autorevole testimone oculare, il dott. Jose' Maria Proenca de Almeida Garret, professore nell'Universita' di Coimbra, lo descrisse cosi':"Erano quasi le due del pomeriggio, una pioggia torrenziale cadeva sulle persone in attesa. Il sole trapasso' con i suoi raggi la fitta coltre di nubi e gli occhi di tutti si rivolsero lassu' come magnetizzati. Il sole apparve come un disco dai chiari contorni, lucente, ma non abbagliante; possedeva la luminosita' chiara e iridescente come una perla, sembrava una ruota splendente proveniente dall'involucro argenteo di una conchiglia, non aveva la minima somiglianza col sole che spunta fra la cortina nebulosa. Il disco solare non era indistinto o velato, ma invece si stagliava chiaro dallo sfondo e dall'atmosfera circostante. Questo disco variopinto e lucente sembrava preso da un movimento frenetico: ruotava su se stesso con enorme velocita', allo stesso tempo si liberava dal firmamento ed avvicinava, rosso di sangue, alla terra minacciando di stritolare tutto con la sua furia infuocata". xxvi 

Anche a Medjugorje i prodigi solari sono stati numerosissimi, molti testimoni oculari li hanno visti, specialmente all'inizio delle apparizioni, e li hanno filmati xxvii . 
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di Arrigo Muscio

SE MI APRI LA PORTA...



Grande obbedienza

Io non ho mai cercato di comparire e di comandare; vi ho sempre dato l'esempio di grande obbedienza. Cerca di stare soggetta anche tu.
Non voler essere neppure il piedestallo di una bella statua, perché se fosse artistico, sarebbe tenuto anch'esso in considerazione e apprezzato. Sii piuttosto come il pavimento che sta di sotto, che nessuno vede e potrebbe essere di qualunque materia.
Mi incarico poi Io di dare valore a questo volontario nascondimento e a renderlo prezioso. Vale più un atto di puro amore, che tutte le cariche e gli onori di questo mondo...

Fa' conto di essere come scomparsa, di non esistere più; e allora non ti farà pena se sei dimenticata, posposta ad altre persone e tenuta per niente.
Sii silenziosa, unita a Me, e nulla ti mancherà per essere felice con il tuo Gesù. Non v'è riposo, né dolcezza né soddisfazione più completa dell'esercizio della vera umiltà.
Taci sempre quando ti accorgi che il tuo interno è sconvolto. Le tue malinconie sono prodotte dal tuo amor proprio. Che tu ne senta le punture, è naturale; ma Io vorrei che subito ricorressi a Me, facendomi dono dell'umiliazione subita e della confusione che ne è derivata.
L'umiliazione accettata fa sempre bene! Tiene in equilibrio lo spirito e toglie le vertigini alla superbia. Accetta le umiliazioni come permesse dalla mia mano paterna, e credimi che ti sono più vantaggiose che non le lodi e le carezze.
Capisco come sia altéra la vostra natura. È ben per questo che Io vi apprezzo tanto quando sapete umiliarvi. L'umiltà è il midollo della vostra personalità. Con essa rinunciate alla vostra orgogliosa indifferenza per consacrarvi a Me.

La tua santità deve essere un tessuto di atti umili, senza appariscenza esteriore. Sarà un lavoro conosciuto e apprezzato da Me, anima cara, che ti farà sempre più bella agli occhi miei e gradita alla Madonna.
Così, al riparo dell'amor proprio, diventerai padrona di una miniera di grazie per te e per il tuo prossimo, senza che nessuno se ne avveda.
Ecco il tuo ideale: vivere nascosta nel mio Cuore; che nessuno ti veda, né sappia cosa farne di te.
La vera e soda pietà si trova soltanto nel nascondimento voluto e cercato con saggezza e rettitudine di cuore. 

DON RENZO DEL FANTE 

È il risultato del vostro tempo!



I tempi sono duri per molti dei Nostri figli e la vostra resistenza è messa a dura prova. Questa non è  una prova inflitta da DIO, ma è il risultato della vostra perdita di fede, della vostra società dell’io e della diffusione di  Satana nel vostro tempo.

Se tutti i Nostri figli fossero restati sulla retta via, allora la vostra terra oggi sarebbe bella e non ci sarebbe tutta questa sofferenza e miseria che spezza il cuore a molti dei Nostri figli e pesa oscura e opprimente  sulle loro anime.

Figli Miei. Non è ancora troppo tardi. Dichiaratevi  adesso per Mio Figlio, il vostro Salvatore e gran parte  del male della vostra terra verrà allontanato da voi.

Pregate, figli Miei, pregate perché la vostra preghiera ottiene moltissimo.

Io vi amo. Pregate per i peccatori, così aiutate a portare il Bene sulla vostra terra. Amen. Così sia.

La vostra Mamma Celeste che vi ama.

Mamma di tutti i figli di Dio. Amen.

Geremia



La sorte di una cintura di lino

1Il Signore mi disse: 'Va', comprati una cintura di lino e legatela ai fianchi. Però non lavarla'. 2Io comprai la cintura, come aveva detto il Signore, e me la misi attorno ai fianchi. 3Dopo un po' il Signore mi disse: 4'Prendi la cintura che hai comprato e che porti ai fianchi. Va' al torrente Fara e nascondila tra le pietre'. 5Io andai e la nascosi là dove mi aveva detto il Signore. 6Molto tempo dopo il Signore mi disse ancora: 'Va' a riprendere la cintura che hai nascosto nel torrente Fara'. 7Ritornai al torrente, cercai nel posto dove avevo nascosto la cintura e la tirai fuori: era completamente marcita e non serviva più. 8Allora il Signore mi parlò 9e mi disse: 'Allo stesso modo farò marcire la grande superbia di Giuda e di Gerusalemme. 10Questo popolo malvagio ha rifiutato di ascoltare le mie parole; è stato ostinato e ribelle, ha onorato e servito altri dèi. Perciò lo farò diventare come questa cintura che non serve più a niente. 11Io volevo legare a me il popolo d'Israele e di Giuda proprio come si lega una cintura ai fianchi. Volevo che fossero il mio popolo, il mio onore e la mia gloria, ma essi non hanno voluto ascoltarmi'.

Santi Martiri del I – II e III Secolo



La Prima Chiesa di Roma e notizie di S. Marziale. 


Diaconia Quarta di Santa Maria in Via Lata al Corso. 

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Raccogliesi agevolmente da  questa Istorica narrativa l'origine  della fondazione di questa  Venerabil Chiesa; ma non già si  raccontano i memorabili auvenimenti in questo santissimo luogo  occorsi, li quali per essere le  santificate primizie della Religione  Cristiana in Roma, ed i primi  Trofei dell'Apostolico Principato  ci pare ragionevole, (Pag. 807) di qui almeno in compendio, per  non uscire dal nostro Istituto, riferire; perche dalla pietà de’ Fedeli s'apprenda la santità di  questo Sagrosanto Oratorio per  auventura il più venerabile, e  pieno di sagre, ed erudite  memorie, che habbia Roma;  parendoci, che nell'entrarvi e nel rimirare quel sotterraneo Albergo de’ SS Apostoli, e Paradiso de’ Santi, primizie della primitiva  Chiesa, non vi debba essere alcuno, che con quel sagro, e  divoto orrore, non baci quel pavimento; non adori quelle sante  Immagini, non abbracci quelle  colonne; non veneri quelle pareti;  non genufletta a quegli Altari, e  non prenda un sorso dell'acque  salutari di quel pozzo, che già  furono beati rigagni della Divina  grazia a prò di tanti Cristiani quivi  rinati; potendosi giustamente dire,   che quivi furono le prime  Radunanze, e Sinassi della Romana Cristianità. 
Quì dunque e in questa  fortunata grotta, santificata in Oratorio con i Sagrosanti Divini  misteri fù dove l'Apostolo delle  Genti Paolo fù trattenuto in  prigione, quando la prima volta  venne a Roma, quando sottraendosi all'insidie de’ Giudei in  Gierosolima; fù da un Colonnello de’ Soldati mandato a Cesarea con buona Guardia, e consegnato al Governatore di quella Provincia,  detto Felice, al quale succedendo  Festo, ed accorgendosi il Santo,  che nel giudicarlo piegava ingiustamente a favore de’ Giudei suoi auversari, si appellò dalla loro insolenza, come Cittadino Romano (com'erano per privilegio  tutt'ì cittadini di Tarso sua Patria)  in Roma all'Imperatore: costretto  Festo di farlo condurre a questa  Città, fù dato in guardia ad un Capitano, detto Giulio, accolto da’ Fedeli di Roma con sommo  amore, ed incontrato lungi da  Roma da una parte di essi,  bramosi di essere i primi a vederlo  51 miglia al luogo detto il Foro d'Appio, e da un'altra gran parte  alle trè Taverne, distante 33 miglia  che hora stimasi essere Cisterna, luogo de’ Prencipi Gaetani, o poco discosto, sù l'Antica Via  Appia; come distintamante narra  S. Luca negli Atti Apostolici. Quì  egli tosto giunto in Roma, se bene  stretto nelle catene, convocò i  principali Giudei, li ragguagliò  della sua venuta; con istabilire il  giorno per udirlo ragionare della  Cristiana Religione, come fece per  un giorno intero dalla mattina sino  alla sera, mostrando loro le manifeste verità co’l testimonio de’ Profeti.  
Ma vedendoli sempre più  ostinati, disse loro il S. Apostolo quelle parole: Quia bene Spiritus Sanctus  locutus est per Isaiam Prophetam  ad Patres nostros, dicens:Vade ad populum istum, et dic ad eos:  Aure audietis, et non intelligetis, et  videntes videbitis, et non  perspicietis. Incrassatum est enim  cor populi hujus, etc. Notum ergo  sit vobis quoniam gentibus missum est hoc salutare Dei, ipsi audient. 
Profetizzando la felicità di Roma,  che d'Idolatra far si doveva capo  della Religione Cristiana. Quì fù il  duro, ma prezioso Ospizio per  due anni del Santo Difensore della fede. Qui egli nelle prime sue  difese per timor di Nerone crudelissimo Prencipe, tutti l'abbandonarono, com'egli scrive a Timoteo; e qui gl’apparve il Signore  confortandolo in questa sua  grande afflizione: Dominus autem  mibi aflitit, et confortavit me, et liberatus sum de ore Leonis. Così chiamando Nerone per la sua  fierezza, non rimettendo mai il suo  generoso cuore, se bene egli sotto le  Guardie, della sua magnanima  libertà.
Qui egli studiò le difese per la  sua causa, la quale trattossi non  solamente avanti Nerone; ma nel Senato, e nel Collegio de’ Pontefici, per essere cosa di  Religione: e facendosi le angustie,  nelle quali si trovava il Santo Apostolo, per agitar la sua causa,  che era comune a tutta la Chiesa, i  fedeli delle parti Orientali, e trà gli altri da’ Filippesi, gli mandarono una legazione con buon soccorso  di denari per Epafrodito loro  Santissimo Vescovo, e quelli d'Iconio per Onesiforo. 
Soggiunse S. Giovanni  Grisostomo, che il Santo visitò per quanto si diceva, il Coppiere, e la  Concubina di Nerone, Poppea  Sabina; per arrivare per mezzo  loro a far penetrare all'Imperatore  le sue ragioni e difese. 
E qui fù dove verisimilmente  egli convertì alcuni della famiglia  di Nerone, com'ei medesimo  scrisse di quà a gli stessi Filippensi. 
Salutant Vos omnes sancti;  maximè autem qui de Cæsaris domo sunt . Uno dè quali fù S.  Torpete coronato poi di Martirio.  Di quà egli con sue lettere  ragguagliò i suoi più cari amici  dell'Oriente delle cose auvenutegli, narrando con qualche, se ben  (pag. 808) moderata doglianza, l'abbandonamento de’ suoi Discepoli in Roma per pusillanimità, e timore. Cosi egli in  questo luogo scrisse al suo  dilettissimo Timoteo: Demas me  reliquit diligens hoc feculum o  faculum, abiit Tessalonicam,  Crescens in Galatiam, Titus in  Dalmatiam, Lucas est mecum solus.
Quà di nuovo, rauvedutosi  dell'errore della sua poca fedeltà,  ritornò Dema, e qui ministrogli  prima ancora, che di prigione  liberato fosse. Qui abitò S. Luca  Evangelista, qui servì al Santo  Apostolo fedelissimo discepolo ne' suoi maggiori travagli; qui dipinse  non solamente questa divotissima  Immagine di Maria Vergine, ma  molte altre che sono in Roma, ed in  molte parti della Cristianità, come si  tiene per pie tradizioni né fedeli.  

A cura di Mario Ignoffo

sabato 25 gennaio 2020

L'azione generale di Dio.



Qual è il lavoro di Dio? Che fa egli?
Mediante la sua Provvidenza egli dirige il movimento universale  delle cose. Le creò e le regge. Le creò per uno scopo e le dirige verso  questo scopo. Sai che tutte le cose sono strumenti: strumenti di Dio  prima di tutto, strumenti di cui egli si serve; poiché è lui l'autore e  l'ordinatore degli innumerevoli movimenti degli esseri. Tu vedi i  movimenti del mondo fisico, quelli del mondo morale, ma non oso aggiungere: tu vedi i movimenti del mondo soprannaturale; questi  forse tu li vedi meno, e bisognerà imparare a vederli meglio.
Tutti questi movimenti sono collegati, coordinati, orientati con la  stessa precisione dei complicatissimi movimenti delle diverse parti  d'una macchina. Questo collegamento tu non lo conosci quasi niente,  e invece bisogna che impari a conoscerlo. Infine, tutti questi  movimenti devono ottenere un risultato, quello stesso che è voluto da  Dio, e in vista del quale egli li mantiene. E questo risultato finale che devono raggiungere è il perfezionamento dei suoi eletti; non solo il  perfezionamento generale, ma anche quello individuale di ciascuno.  Infatti la sua sapienza è cosi abile da far concorrere tutte le cose al  bene generale, come al bene individuale.
La sapienza dei sapienti non giunge a tanto. Essi vedono la fissità  delle leggi fisiche, ma ignorano la connessione ch'esse hanno con le  leggi morali. e non comprendono lo scopo finale del movimento  creato. Quindi la loro vista è continuamente offuscata da quella che a  loro sembra un'incoerenza, e l'ultima parola della loro scienza è il  caso. Il caso! parola tanto vuota di senso quanto di fede. È una di quelle parole fallaci, con l'aiuto delle quali l'ignoranza cerca  d'ingannar se stessa, e di cui la mala fede abusa per permettersi di  bestemmiare e disconoscere la sua azione.
Poiché tu vuoi essere cristiano, ed esserlo con la massima serietà,  io ti prometto di farti fare in seguito delle meravigliose scoperte a  questo riguardo. Se finora la vista su questo orizzonte ti fu chiusa per  la tua vita troppo superficiale, imparerai d'ora innanzi a penetrare i  misteri dell'azione di Dio, ed io t'assicuro che sono dei misteri stupendi. I Santi che sono i veri veggenti, sono in continue estasi,  contemplando siffatte meraviglie nascoste. Essi vedono le  coincidenze e i collegamenti, la continuazione e l'opportunità di ogni  cosa. Vedono come le creature sono gli strumenti di Dio per uno  scopo unico, che è la formazione dei Santi. Tutto ciò che si fa, dice S.  Paolo, tutto senza eccezione, concorre ad una medesima opera, e  quest'opera è il bene di quelli che la volontà di Dio chiama alla  santità35. Cosi i movimenti fisici e morali hanno uno scopo e un  risultato, a cui sono coordinati e adattati. Colui che ignora lo scopo e il  risultato che ne deve seguire, non può comprendere nulla in fatto di  movimento.
Quando tu ti metti nel centro di un circolo, vedi tutti i raggi  giungere a te in linea retta; nessuno è tagliato o spezzato. Per poco  che ti sposti, subito le linee s'imbrogliano, si spezzano, si tagliano,  nessuna sembra più una retta, salvo l'unica linea su cui ti sei  spostato. Forsechè in realtà i raggi sono meno convergenti di prima?  No, ma solo il tuo raggio visuale si è cambiato; e tutto ti sembra falso  pel fatto della tua posizione falsa. Per veder giusto bisogna mettersi  nel punto giusto; e non sarai al punto giusto, se non quando sarai  arrivato veramente alla cima della vita cristiana; fino a quel momento  ci sarà sempre qualche cosa che ti apparirà falsa ed incomprensibile.  Nondimeno avanzandoti verso questa cima, vedrai ogni giorno nuove  disposizioni di Dio chiarirsi per il fatto del raddrizzamento della tua  posizione.

François de Sales Pollien

Non avete capito nulla!



Figli Miei. Non avete compreso nulla! Non vedete che vi trovate nel bel mezzo della fine dei tempi! Aprite i vostri occhi e le vostre orecchie, guardate con attenzione e ascoltate, perché tutto ciò che vi abbiamo profetizzato e ciò che vi comunichiamo nei Nostri messaggi, è ORA!

Vi resta solo poco tempo, per la vostra preparazione, perché questa terra scomparirà e una nuova terra, più bella e sana vi sarà regalata. Su di essa, però, vi potranno vivere soltanto quei figli che si sono preparati per quest’avvenimento, che sono rimasti fedeli a Mio Figlio, che LO seguono e hanno fiducia in LUI!

In profondo amore.

La vostra Mamma Celeste.

Amen.



“Presto verrò per stare di fronte a ciascuno di voi. Preparatevi per questa “festa” perché sarà un evento straordinario.

Tenete pronte delle candele, in modo che il male non possa entrare nelle vostre case. Devono essere benedette (da un sacerdote cattolico) altrimenti non hanno nessun effetto. Ditelo a tutti i figli in modo che tutti possano preparare queste candele.

L’incontro con Me sarà meraviglioso, però voi dovete esservi preparati, altrimenti vi può spaventare. Io vi amo.

In profondo amore,

il vostro Gesù.”

venerdì 24 gennaio 2020

Né una causa pregiudica una altra causa, né una persona pregiudica una altra persona.



Questo però lo hanno dichiarato 5 quando gli abbiamo detto: "  Il concilio, che voi citate contro Ceciliano, non danneggia l'assente  Ceciliano, così come il consesso, celebrato per la causa di  Massimiano, nel quale fu condannato Primiano, non pregiudica  l'assente Primiano ". In effetti, essi citarono un concilio di poco più  di settanta vescovi che condannò Ceciliano assente, mentre si parla  di un centinaio di vescovi del loro partito che condannarono  Primiano assente. Per questo, dunque, abbiamo contestato loro che  quel concilio non danneggiò Ceciliano, come il secondo non nocque  a Primiano, in quanto i due concili furono celebrati contro imputati  assenti. Costoro, non sapendo più cosa rispondere e ridotti ad un  terribile imbarazzo, sostennero che né una causa pregiudica  un'altra causa, né una persona pregiudica un'altra persona. Questo  principio, la Chiesa cattolica lo ha sempre sulle labbra per  controbattere tutte le calunnie degli uomini, ma oggi lo sostiene con  ben maggiore energia e libertà, ora che la confessione stessa dei  suoi nemici è venuta a confermare ciò che la verità ha sempre  sostenuto. Chi, dunque, potrà tollerare senza profonda tristezza, chi  reprimerà il proprio gemito, chi non scoppierà in lacrime e in grida  di dolore, se considererà degnamente questo fatto? Eccolo: nel primo caso si tratta di conservare l'episcopato a Primiano,  condannato dai vescovi del partito di Donato, o di tutelare la setta  di Donato da eventuali reazioni di Primiano per la sua condanna,  perché una causa non pregiudica un'altra causa, né una persona  pregiudica un'altra persona; nel secondo caso, invece, si tratta di  spogliare del proprio titolo episcopale Ceciliano, ugualmente  condannato in sua assenza dai suoi nemici, e di contaminare con la  sua colpa tutti i popoli cristiani fino agli estremi confini della terra,  perché una causa pregiudica l'altra causa e una persona pregiudica  l'altra persona. 

Sant'Agostino

PREGHIERE CHE SCONFIGGONO I DEMONI



Preghiere di Liberazione 
              
     Preserva la mia anima, e liberami (Sal 25:20). 
              Sii soddisfatto, o Signore, di liberarmi (Sal 40:13). 
              Affrettati, o Dio, a liberarmi (Sal 70:1). 
              Liberami nella tua giustizia (Sal 71:2). 
              Liberami, o Dio, dalla mano del nemico (Sal 71:4). 
              Liberami dai miei persecutori (Sal 142:6). 
              Liberami dalle grandi acque (Sal 144:7). 
              Liberami dall'oppressione dell'uomo (Sal 119:134). 
              Liberami secondo la tua parola (Sal 119:170). 
              Libera la mia anima da labbra menzognere e lingua ingannevole (Sal 120:2). 
              Liberami dai miei nemici, e nascondimi (Sal 143:9). 
              Circondami con canti di liberazione (Sal 32:7). 
              Comanda liberazioni per la mia vita (Sal 44:4). 
              Liberami da tutte le mie paure (Sal 34:4). 
              Liberami da tutti i miei guai (Sal 54:7). 
              Liberami da coloro che mi odiano (Sal 69:14). 
              Liberami dalle mie angustie (Sal 107:6). 
              Manda la Tua Parola, e liberami dalla distruzione (Sal 107:20). 
              Libera la mia anima dalla morte, i miei occhi dalle lacrime, ed i miei piedi dalla caduta (Sal  116:8). 
              Esorto il nome di Gesù, e sono liberato (Gioele 2:32). 
              Liberami dal potere del leone (Dan. 06:27). 
              Attraverso la Tua conoscenza sono liberato (Prov. 11:09). 
              Attraverso la tua saggezza sono liberato (Prov. 28:26). 
              Ricevo miracoli di liberazione per la mia vita (Dan. 06:27). 

LE SETTE ARMI SPIRITUALI



Santa Caterina da Bologna 


La via della santa religione 

Ora sapete di quali virtù dovete essere ornate; ma è necessario che comprendiate, anche, di dovere perseverare nel luogo ove Dio vi ha chiamate. Dicono bene i versi:  

O peccator te pentirà tu mai 
ché del mio sangue te ricomparai 
su la croce con mortali tormenti? 
D'unde t'ho post voglio te contenti. 

e per ribadire questa verità, vi racconterò ancora un fatto di quella religiosa che subì l'apparizione del nemico nelle sembianze del crocifisso.  

Essa entrò in questo luogo all'inizio della sua conversione, e dopo qualche anno, presa dalla soavità dell'amore divino che gustava nella orazione, sentì un grande desiderio di appartarsi in un luogo solitario e deserto; desiderio alimentato e favorito, anche, dalla mancanza di ostacoli, perché questo luogo, allora, non era ancora soggetto a religione. Tuttavia, nel timore di sbagliare, per sfiducia verso sé stessa, cercò di sapere se ciò che aveva in animo di fare piacesse a Dio e, così, lo supplicò con grande e quasi continua preghiera, di giorno e di notte, di indicarle la via da seguire. Dopo più giorni di ansiosa e sollecita preghiera, una mattina, circa nella terza ora, mentre in questa chiesa pregava con tutto il cuore la divina Maestà di esaudirla, la clemenza di Dio le rivelò quanto dovesse fare e che ogni persona deve rimanere nello stato e nel luogo nei quali Dio chiama; e le disse anche altre cose, qui non scritte per buon rispetto. Perciò essa abbandonò il suo progetto e rimase, in obbedienza alla rivelazione divina e alla volontà del nostro Signore Dio.  

Se una novizia fosse tentata d'instabilità o da qualsiasi altra tentazione, ricordi - e non solo all'inizio della sua vita religiosa, ma per sempre - che è ottima cosa rimanere con animo costante ove Dio ci chiama; mediti il pensiero del sacrato dottore Sant'Agostino sulla tentazione, vita dell'anima nella esistenza terrena; stia forte e perseveri, perché beata è la religiosa sempre combattuta e mai consenziente.  

Lo dimostra anche quanto mi narrò un venerabile religioso.  

Un giovane, entrato nel suo monastero pieno di fervore nel servizio di Dio, dopo avere ricevuto l'abito, subito fu fortemente tentato di andarsane; pur gravato da tale insistente pensiero, con pazienza e costanza seguì la strada della obbedienza e delle altre virtù, adempiendo sempre, e con grande prontezza, tutto ciò che gli era imposto; perseverò virtuosamente nella battaglia contro la continua tentazione e finì la sua vita nel luogo stesso della sua conversione. E Iddio volle che in morte compisse miracoli, a dimostrazione della santità conquistata nel resistere alla incessante tentazione, per amore di Cristo.  
Da questo comprendiamo quanto piaccia a Dio la virtù della pazienza nel sopportare le tentazioni e nel sostenere, per suo amore, le avversità e le pene che Egli permette, da qualunque parte esse vengano. Come dice San Bernardo, il capo coronato di spine non si confà alle membra delicate; se volete essere membra di Cristo e sue vere serve e spose, andate per la via spinosa e seguite le sue tracce che per onore e altezza esso venne a torre despregio e bassezza; e, per abundanzia e ricchezza, povertade e necessità; e, per piacere e diletto, pena e dispetto; e, per segnoria e libertade, ubidienzia e penalitade; e, per fortezza e sanitade, debilezza e infirmitade; e, per sua alta baronia, el bò e l'asenello in compagnia; e, per dignitade papale, como sacerdoto magno ave Josef per compagno; e, per regali servituri, li poveri pescaturi; e, per lo cibo celestiale, mendicando volse andare; e, per sua divinitade, prese nostra mortalitade; e, per la imperiale altezza, i ladruni in sua bassezza.  

Or te goldi sorella mia 
caminando per la via 
del to Cristo vero Messia 
e in essa finisci tua giornata 
se non voli esser ingannata 
perciò che tutta la brigata 
la quale in cielo è andata 
per tale via è caminata. 

Dilette sorelle, ora potete stimare quanto siano necessarie le battaglie e le tentazioni alla vera religiosa. Reputate somma felicità, essere al massimo sottomesse e umiliate; grande ricchezza, essere misere e mendiche; grande onore, essere disprezzate, grande altezza, essere infime in tutte le cose; grande consolazione, essere afflitte e tribolate nel fare il bene; grande sanità, essere inferme per Cristo; somma scienza, essere reputate stolte per amore di Lui e, per lo stesso amore, finire la vita corporale in grande e acerbo martirio, per poi godere in eterno.  

Carissime sorelle, questi sono gli ornamenti che vi fanno bellissime al cospetto del nostro invisibile e immortale Dio e, per l'amore che gli porto, non mi stancherò mai di esortarvi a sopportare con vera pazienza ogni affanno della vita presente.  

E voi, novizie, non comportatevi come le stolte religiose, persone di poco spirito e di povera mente, che stanno bene solo se sono ben viste dalle loro prelate, e si arrovellano per uno sguardo severo, o per un rimprovero. La buona figliola, quando è percossa dalla materna carità su di una guancia, deve umilmente porgere l'altra; a maggior ragione la novizia, più è condotta per la via stretta dalla sua superiora, più deve sforzarsi di riverirla e di amarla, sull'esempio dell'agnello mansuetissimo Cristo Gesù, che mai mancò al proprio Padre nella obbedienza e che, per adempierla pienamente, fu odiato e disprezzato, sottoposto a penosi colpi e duri tormenti. Perciò non si rattristi, la buona e umile obbediente, quando le pare di essere odiata, afflitta e tribolata; non incolpi nessuna creatura umana, ma sopporti tutto, con forza e vera pazienza, e si rallegri dello speciale beneficio che le concede il Padre eterno:  

Egli, infatti, la lascia cadere nelle pene solo per farla partecipe della eredità del suo diletto Figlio, che, per primo, percorse la via stretta e, sul suo esempio, ci invita a seguirla.  

La serva fedele non può essere tanto stolta da gettare via ciò che volle prendere dal suo Signore, ossia la croce della mente e del corpo; e diceva bene l'apostolo Paolo: - Noi giustamente ci gloriamo solo nella croce del Signore nostro Gesù Cristo. - Dunque, non essere pigra nel fare il bene e timorosa nel patire il male, perché se con grande violenzia non te forzarai, de Jesu Cristo vera sposa non serai; e se per lui pena portarai, con esso in gloria sempre viverai; e quanto più per lui te medesma abbandonarai, in verità sappi che esso trovarai e abbandonata mai non serai. Sono verità le parole: - Se tutto vuoi, tutto dona a Gesù benedetto e con vera umiltà offriti sempre a ogni suo volere. - perché più la persona va verso la perfezione, più si congiunge al divino volere; e più è vicina alla perfezione, più è necessario il santo timore.  

E affinché restiate sempre in grande timore, anche dopo avere ricevuto molte grazie, e mai crediate di conoscere le insidie diaboliche, né che il bene possa prevalere sul male se non in quanto Iddio porga lume, intelligenza e forza, la religiosa, alla quale apparve il nemico in forma di crocifisso, vi fa sapere quanto segue. Ma prima essa vuole dirvi, in tutta verità e senza timore di sbagliare, che avanti i predetti inganni le erano state concesse, per grazia di Dio, tante virtù e tante vittorie sulle tentazioni, da essere troppo lungo a narrare: comunque, delle molte, ne dirà alcune, a lode di Cristo e per vostro esempio e cautela. Intanto, considerate che quella sorella, per alcuni anni, fu data parzialmente al potere dei diavoli, per essersi creduta capace di resistere alla malizia e alla potenza diabolica con le sole proprie forze: eppure, essa aveva già percorso i gradi della perfezione, ricevuto la grazia di conoscerli profondamente nel passare per ciascuno di essi, infine aveva visto la sua anima tornata e restituita alla prima innocenza.  

Illuminata Bembo