mercoledì 29 gennaio 2020

MONDO NUOVO PROFETIZZATO



NUOVI CIELI E NUOVA TERRA RIVELATI.


Messaggi del Cielo sull’Era nuova.

Perché tante apparizioni in questi tempi? Qualche anno fa questa domanda era sul la bocca di molti, ma ora è svanita anch’essa, e le persone che danno peso alle  apparizioni soprannaturali sono un numero esiguo. È come se tutti si fossero stancati di ricevere messaggi celesti. Eppure nulla è più importante di questi messaggi, che ci dicono e ridicono che questi tempi sono preziosi per preparare l’Era nuova. Nel “Libro azzurro” di don Stefano Gobbi si trova il testo seguente:

 La Madonna a don Gobbi: – «È vicino il Regno glorioso di Cristo, che si stabilirà fra voi con la seconda venuta di Gesù nel mondo. È il suo ritorno nella gloria . È il suo glorioso ritorno per instaurare fra voi il suo Regno, e riportare l’intera umanità, redenta con il suo preziosissimo sangue, allo stato del suo nuovo  Paradiso terrestre. Quanto si prepara è cosa tanto grande che mai è stata dalla creazione del mondo. Preparatevi con umiltà, con fede, e con intensa preghiera.  Preparatevi raccogliendovi tutti nel Cenacolo spirituale del mio Cuore Immacolato. Preparatevi nel silenzio e nell’attesa. ... Con un piccolo numero di questi piccoli bambini, il Signore instaurerà presto sulla terra il suo glorioso Regno  d’amore, di santità e di pace. » (13 ottobre 1990).

Come saranno la futura Chiesa e la futura Umanità? È normale, mi sembra, che il  corpo della Chiesa risuscitata sia come quello di Gesù risuscitato: glorioso. Su  tale argomento il brano seguente è per noi di grande interesse.

Gesù a Vassula Ryden: «Come in passato già lo dissi davanti a tutti, ve lo ridico ora: un tempo verrà – e l’ora è vicina – in cui il vostro spirito, benché in mezzo agli uomini, sarà in Cielo a glorificare la nostra Santità trinitaria. Mentre il vostro corpo si muoverà tra gli uomini, la vostra anima ed il vostro spirito, catturati nella mia Volontà e riempiti della nobiltà della mia Luce, saranno  simili a quelli degli angeli. Camminerete nell’Eden, in Paradiso, tra gli angeli e i santi, perché la vostra unione con Me sarà completa. (...)  Ah! Sarà la nostra gioia il rispecchiarci in voi. Avrete in voi l’immagine di quel Dio mai visto, ed in voi Noi contempleremo il Cielo. Possedendo Noi sarete capaci di condurre quel tipo di vita che ci aspettavamo da voi, una vita che raggiungerà la conoscenza più completa della nostra Divina Volontà, grazie ad una saggezza e a una comprensione spirituale perfette. La vita che voi condurrete, bambini miei carissimi, voi che siete stati creati per le nostre Corti Imperiali sarà sotto tutti  gli aspetti conforme al mio Pensiero. Vi santificherò, e riceverete il potere di  diventare devoti completamente. Benché tutte queste cose siano state già annunciate nel Messaggio di Verità, molto pochi tra di voi hanno capito la mia Parola.  Oggi il mondo sente, ma non capisce proprio. Vede, ma contempla immagini che per lui non hanno significato. » [111]

Coloro che accettano le parole appena ascoltate si rendono conto che a cambiare  la faccia della terra sarà l’ideale del Divin Volere, quello che Dio ci propone  tramite Luisa Piccarreta. La scelta che gli uomini faranno di vivere nel Divin Volere trasformerà le loro anime in altrettanti Paradisi, e l’associazione di tutti questi Paradisi individuali finirà per costituire il grande Paradiso terrestre finale. [112]  Tutto questo ci permette di dedurre che il genere umano, creato  nella santità (santità d’innocenza), si spegnerà pure nella santità (santità di  penitenza). [113] La grande notizia del tempo presente potrebbe quindi essere formulata nel modo seguente:

Il Piano di Dio sarà riattivato là dove il Peccato originale lo ha interrotto. A  riattivarlo sarà un atto di volontà umana contrario a quello che Adamo ed Eva hanno compiuto rifiutando la Volontà di Dio (per seguire la loro propria).

L’esempio che segue è tratto dal mondo delle automobili, e ci dà un’idea di che  mondo ci aspetta. L’umanità attuale è come un’automobile accidentata. L’incidente che ha avuto si chiama “Peccato Originale”. Ognuno sa che un’automobile che già fu coinvolta in un incidente stradale non è più quella di prima, soprattutto se l’incidente era grave. Nei casi meno disperati la macchina può ancora avanzare , ma con estrema fatica. L’incidente l’ha mezza distrutta, e tutto vi è precario : vetri rotti, carrozzeria contorta, volante incrinato, leve di comando che funzionano sì e no, freni che frenano e non frenano... Tutto è precario, e assieme al conforto è sparita la sicurezza. L’uomo sensato deplora l’incidente, ma non si  lascia abbattere oltre misura, anche perché suo Padre gli ha promesso che un giorno Lui stesso rimetterà il veicolo a nuovo. Quel giorno è arrivato, perché Dio  Padre ci manda a dire che sta per iniziare un nuovo corso di eventi. Ci manda a  dire che grazie al suo intervento e alla nostra collaborazione, l’umanità sarà  come un’auto rimessa a nuovo. Dell’incidente non si vedranno più le tracce. Del  Peccato originale rimarrà sì e no il ricordo.

Per inaugurare questo suo Nuovo Regno, che sarà un regno di giustizia, di verità , e di pace, Gesù ritornerà nella gloria. Non può non essere vero. È da credersi . Si tratta della Venuta Intermedia di Gesù, della sua Parusia Intermedia. Siamo  alla vigilia di un’Era Nuova di pace, quella che S. Giovanni descrive in Apocalisse 20, 1 6. L’Eterno Padre mantiene la promessa che fece all’Umanità quando Ad amo ed Eva furono cacciati dal Paradiso Terrestre, quello iniziale. [114]

Gesù a Vassula Ryden: «Ornerò questa terra in una Primavera, la mia Primavera. Che cos’è la Primavera di Yahvé? La mia Primavera, o miei eletti, sarà quando la  mia intera creazione brillerà di fulgida luce. Il battesimo della Purificazione  vi avrà riformato secondo la vostra immagine iniziale, e grazie a questa Purificazione ognuno aspirerà a una più intima unione d’amore con Me. I vostri cuori cercheranno con ardore la Verità, la Via, e la Vita. La vostra anima, dotata del mio Spirito di grazia, sarà resa perfetta nella Verità, e così potrà gustare sapori inebrianti. Non esisterà più la vostra immagine opaca perché Io, vostro Sposo , e il più dolce dei Padri, brillerò su di voi. L’Amore è sulla via del ritorno  per restaurare il suo Regno. Sarà il mio Regno terrestre, e la mia Volontà sarà  fatta sulla terra come lo è in cielo. L’ora del pentimento è dunque l’ora presente, quella di adesso. È un’epoca cattiva, ma le vostre vite la devono redimere.  Rinunciate alla vostra volontà e troverete grazia presso di Me riconoscendo quello che è la mia Volontà. Ah! Vassula benedetta della mia Chiamata, diffondi le mie parole in fiumi di misericordia e di speranza. ... »  

Perché è bene prepararsi a questa nuova Era? Perché l’uomo prepara sempre in anticipo le cose importanti che desidera fare: feste, matrimoni, discorsi, concerti , cerimonie, etc. Nulla è più importante di questa nuova Terra Promessa.
Gesù a JNSR: «Dopo l’Evangelizzazione del mondo intero, allora scenderò dal Cielo, e il mio Nome sarà cantato anche dagli uccellini del nido. La natura intera canterà il mio Ritorno glorioso. Il Vento d’Amore è già alle vostre porte. Ed ecco che Io vengo. Amen. » [116]

Il lavoro che la Madonna sta facendo per preparare i nostri cuori a vivere bene  i gravi avvenimenti che ci aspettano, le sue numerose apparizioni, le sue locuzioni interiori, tutto il suo comportamento attuale fanno pensare a una mamma che  si prodiga in tutti i modi per salvare i suoi figli. Per Maria noi siamo figli,  ma figli che dispongono di un libero arbitrio. In virtù di esso noi siamo liberi  di accettare l’acqua e le cure che ci sono offerte in questi tempi di siccità,  oppure rifiutarle. Se le rifiutiamo, che conseguenze non avrà il nostro rifiuto? 

di: Johannes De Parvulis

Per questo la maledizione divora la terra, i suoi abitanti ne scontano la pena;



“Ecco che il Signore spacca la terra, 
la squarcia e ne sconvolge la superficie 
e ne disperde gli abitanti. 
Avverrà lo stesso al popolo come al sacerdote, 
allo schiavo come al suo padrone, 
alla schiava come alla sua padrona, 
al compratore come al venditore, 
al creditore come al debitore, 
a chi riceve come a chi dà in prestito. 
Sarà tutta spaccata la terra, 
sarà tutta saccheggiata, 
perché il Signore ha pronunziato questa parola. 
È in lutto, languisce la terra; 
è squallido, languisce il mondo, 
il cielo con la terra perisce. 
La terra è stata profanata dai suoi abitanti, 
perché hanno trasgredito le Leggi, 
hanno disobbedito al Decreto, 
hanno infranto l’Alleanza eterna. 
Per questo la maledizione divora la terra, 
i suoi abitanti ne scontano la pena; 
per questo sono bruciati gli abitanti della terra 
e sono rimasti solo pochi uomini…” 
                                                                                                                  (Isaia, 24,1-6) 



“Ma tu  dirai  in  quel  giorno: 
Ti ringrazio, Signore; Tu eri adirato con me, 
ma la tua collera si è calmata e Tu mi hai consolato. 
Ecco, Dio è la mia salvezza; 
io confiderò, non avrò mai timore, 
perché mia forza e mio canto è il Signore, 
Egli è stato la mia salvezza. 
Attingerete con gioia alle sorgenti della salvezza. 
In  quel  giorno  direte: 
Lodate il Signore, invocate il Suo nome,  manifestate tra i popoli le sue meraviglie,  proclamate che il Suo nome è sublime!” 
                                                                                                                  (Isaia, 12,1-4) 

Altre chiacchiere con il demonio



Il nostro Tobia, di ritorno dalla notte trascorsa a S. Martino di Schio, lamenta di soffrire molto, quasi si sente male.  Vuole iniziare l’esorcismo con la confessione. Da subito il  demonio comincia a disturbarlo per impedire di confessarsi e  soprattutto di ascoltare i miei consigli e gli incoraggiamenti.   A Schio aveva fatto un buon incontro di preghiera, ma  era stato fortemente ostacolato dai pensieri. La sua mente era  stata fortemente martellata da ogni genere di immagini e fantasie per fargli venire la nostalgia del passato e la tentazione  di tornare alla vita poco cristiana di prima della possessione.   Iniziamo poi il S. Rosario, ma il demonio non vuole che  Tobia continui a pregare e già nei primi misteri lo porta in  trance. Tobia lotta per rimanere in preghiera, ma il demonio  occupa le sue facoltà e subito cerca di instaurare il dialogo,  una discussione con me. 
È chiaro che la presenza, possessione del demonio spinge il posseduto a fare quello che vuole lui. E questo succede anche quando si tratta del vessato. Il demonio ora lo lascia pregare, ora lo spinge a bestemmiare o a maledire, o ad offendere le persone presenti, anche se si tratta del Vescovo. Forse proprio perché il Vescovo lo vuole allontanare per dissuaderlo a fare l’esorcismo, come  avevo proposto. È successo anche al mio Vescovo durante la  Visita Pastorale.  
P.Amorth a radio Maria ricorda che anche la piccola Araba, un’anima bella, è stata  posseduta, vessata per un certo tempo dal demonio. La faceva bestemmiare, lei, che per amore al Signore si era consacrata, ne soffriva molto. È chiaro che  le bestemmie, poste sulle labbra del vessato o posseduto, sono  del demonio.    
Questo può avvenire anche se un soggetto, per la maledizione o fattura avuta, è spinto a comportamenti contrari alla  morale e perversi, che mai prima aveva pensato di compiere,  avendo sempre respinto le tentazioni. Qui si incontra il misterioso progetto di Dio che permette al demonio questa presenza per il bene delle anime, per santificarle, insieme alla terribile malizia e cattiveria del demonio che spera di rovinarle.    Il demonio all’incontro di preghiera in pochi minuti fa  tacere Tobia, occupa le sue facoltà: e lui parla, ma non prega.  Ha il solito lamento: “Soffro moltissimo, non ne posso più”.  E si dimena proprio come sia pestato dalla sofferenza. Io gli  ripeto la mia soddisfazione nel vederlo soffrire molto e la speranza che sia proprio stanco, se ne torni all’inferno e lasci liberi i due giovani Tobia e Sara.  
Il demonio chiama di nuovo ‘Eurigma’ in aiuto ed io lo derido: “L’hai chiamato tante volte, hai cominciato prima della Confessione e non ho ancora visto che venga ad aiutarti; a  soffrire sei sempre tu”. 
Conosco già le bugie che vuoi dirmi: ma sei tu che ti lamenti e chiedi aiuto. So anche che poi farai soffrire Tobia: sei  un delinquente perché ti vendichi contro un innocente”. 
“Quanto sei stupido! Credi che mi offenda perché mi chiami delinquente e faccio solo del male? Sono contento di sentirmelo dire. Non vorrai che io faccia del bene!”. 
Alla sua affermazione di essere il più forte, lo invito a guardare sull’altare: “Lui è il più Forte e non tu”. Ancora una volta il demonio si rifiuta di guardare. Fisicamente non può  vedere perché tiene gli occhi rovesciati, vede con gli occhi  dello spirito perché è puro spirito.   
Mentre recito le preghiere di liberazione avvicino a Tobia Gesù Eucaristia e dico al demonio: “Ecco il più Forte! Grida ora, se sei capace, afferma che sei tu il più forte! Il demonio  tace e finge di assopirsi. Gli è venuto a mancare il coraggio  della menzogna: sa di non poter mentire a Gesù. 
Di tanto in tanto gli pongo qualche domanda di sfida o lo aspergo con l’acqua santa per stimolarlo. Questa volta non reagisce,  non si risveglia spaventato; rimane indifferente, non  dà importanza alle abbondanti gocce d’acqua santa. 
Ma alla aspersione conclusiva, all’ultima benedizione per interrompere lo stato di trance, scatta veramente forte, rimane con gli occhi sbarrati, spaventato. Allora io chiamo Tobia per portarlo fuori dalla trance e continuare con lui il dialogo. 
A questo punto inizia il giovane a lamentarsi per i forti dolori soprattutto agli arti, tali da farlo quasi svenire. Lo incoraggio ricordandogli: “Abbiamo bastonato bene il demonio, ora si vendica facendoti soffrire, me l’ha detto durante le preghiere, ma ora sistemiamo le cose”. Lo ungo con l’Olio degli infermi soprattutto negli arti inferiori, essendo i più doloranti; la sofferenza si attutisce e diviene subito più sopportabile. Il demonio non è d’accordo, chiama Eurigma, mentre io completo le unzioni. 
Nel dialogo avevo detto al demonio: “Vedo che vai ancora  a S. Martino di Schio; in seguito anch’io ci verrò, anche se tu mi hai detto di non immischiarmi in un problema più grande  di me. Allora ci troveremo là e ti bastonerò più forte con l’aiuto di Maria, finché lascerai Tobia”, 
“No, lui è mio”! 
“No, Tobia è di Cristo perché l’ha comprato con il suo Sangue. Tu e altri demoni, presenti in altri posseduti, avete detto di essere i più forti e che non avreste abbandonato i posseduti, perché erano vostri. Ma ad un certo punto, stanchi di  soffrire per le preghiere e gli esorcismi, ve ne siete andati ed  avete lasciato la preda al Padrone, al più Forte”.  
“Ma tu non verrai a S. Martino, il Vescovo non ti lascerà”.  “Io invece credo che verrò”. “No, tu non verrai”!  
“Ma tu non dici la verità, stai mentendo. Ed allora nel nome di Gesù dimmi la verità se io verrò o no a S. Martino”.  Ha cercato di resistere anche alla seconda domanda, ma  alla terza non risponde più e alla quarta dice: “Io non so niente, io non so niente”. “Ah, vedi che sei falso! Prima sapevi che io non venivo a S. Martino perché il Vescovo non mi lasciava;  ora non sai più niente”! 
Fuori della trance Tobia mi racconta: “Ieri sono stato da P.Dino e durante l’esorcismo, ad insaputa mia e del demonio,  ha voluto registrare tutto l’esorcismo. Mentre ero in trance avevo percepito questo ed anche l’intervento del demonio che  si opponeva e diceva: “Vedrai che ti farò uno scherzo”.  
  Dopo l’esorcismo dico a P.Dino: “Provi a riascoltare la registrazione. Io conoscevo già nella mia mente che non aveva  registrato nulla. Infatti sente solo i numeri: uno-due-tre-prova  e poi tutto silenzio. Non era la prima volta che gli succedeva. 
Durante uno dei primi esorcismi le donne delle pulizie,  non sapendo della nostra presenza in chiesa, cercano di aprire la porta, ma non ci riescono perché è chiusa dal di dentro e la  chiave infilata nella toppa. Poco dopo ci riprovano. Io vado  alla porta per dire loro di attendere e la porta si è aperta. Il  demonio per due volte mi aveva detto: “Va a farti un giretto”.  Solo il demonio poteva aprire la porta. Le donne poco prima  non erano riuscite ad aprire, perché la chiave stava nella toppa per impedire a chiunque di entrare durante l’esorcismo.   Sono rimaste stupite nel vedere la porta aperta con la  chiave inserita nella toppa dal di dentro e chiusa. Al termine  delle preghiere quelle signore hanno riprovato ad aprire con  la chiave inserita nella toppa all’interno: subito si sono arrese  dicendo: “È impossibile”!  
Il demonio voleva interrompere la preghiera perché soffriva molto, o tentare di far scattare qualche protesta e denuncia. Tobia mi aveva suggerito più volte di chiudere anche i vetri delle finestre perché da fuori non odano le sue grida. 
Temeva mi succedesse qualcosa di simile a quanto è successo a P. Cristoforo: è stato denunciato e portato in prigione mentre faceva un esorcismo a Tobia al Santo di Padova! Fortuna che il Maresciallo, credeva agli esorcismi e P. Cristoforo ha potuto chiarire. Ma ha dovuto trovare un altro posto fuori della Basilica del Santo a Padova per continuare gli esorcismi.

FRATELLO ESORCISTA

PREGHIERA ALLA TRINITA DELLA TERRA



Gesù, Maria e Giuseppe sono una Trinità ammirabile, per il cui mezzo l'intelligenza, la memoria e la volontà che caddero nell'impotenza, nell'ignoranza e nella concupiscenza, arricchite con la fede, la speranza e la carità si elevano fino alla Trinità sovrana del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
O Trinità pietosa, Gesù, Maria e Giuseppe, senza i quali, mai l'uomo caduto, avrebbe conseguito la vita e la gioia della divina Trinità! lo ti lodo, ti venero, ti glorifico, ti invoco fin dal più profondo dell'abisso del mio nulla. Gesù, mio Salvatore, Maria Santissima, che sei sua Madre, Giuseppe, che sostentasti Gesù e Maria!
Gesù apra sopra di me la fonte delle sue grazie, della sua vita e della sua morte piena di meriti.
Maria, piena di grazia, stilli anche sopra di me una goccia di questa pienezza. Giuseppe, il più giusto di tutti gli uomini, mi faccia partecipe del frutto dei suoi travagli e dei suoi meriti, e siano Gesù, Maria e Giuseppe, tutti e tre, la regola, la misura dei miei pensieri, delle mie opere, delle mie parole, perché per loro mezzo siano gradite al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Amen.


(Padre F. Joanne de Carthagena, sec. XVI)

Regina della Famiglia



Apparizioni a Ghiaie


Dodicesima apparizione, martedì 30 maggio 

Il dott. Loglio scrive: 
"30 maggio: A questa visione assiste una folla assai numerosa ed il dott. Zonca, la dott.ssa Maggi ed altri. Da questa  visione fu allontanata la sig. Masper Amabile, zia della bambina, perché da taluni era giudicata sospetta, quasi influenzasse  lei stessa la nipote. 
La visione ha inizio alle 18,50 e termina alle 19; il polso sale dapprima sino a 120, poi ridiscende a 75; rilevo i soliti sintomi; la Roncalli avverte un pizzicotto datole dalla dott.ssa  Maggi. Non fu possibile interrogare la bambina". 
La relazione della dott.ssa Maggi: 
"La apparizione avvenne alle 18,50. La piccola grondava sudore, l'afa era terribile, il polso da 84 salì a 120 prima dell'apparizione. Davanti a questo fatto invitai alcuni colleghi  vicini a cronometrarsi il polso che in tutti risultò frequente come  quello della piccola. A mio avviso questa frequenza era dovuta  al caldo ed alla stanchezza in Adelaide, al caldo ed alla fatica di tutti noi nel dovere sostenere l'urto della folla che premeva e  pesava sulle nostre spalle paurosamente. 
Nella piccola la pulsazione si normalizzò durante l'apparizione, scendendo subito a 84, poi a 75. Uguali ai precedenti  furono i risultati degli esami della sensibilità fisica e tattile:  vivace fu la reazione ad un pizzicotto datole da me ad un piede,  che però non distolse la sua attenzione, come non la distolse il  rumore di un trimotore che passò a bassissima quota sulla folla  ivi convenuta spaventandola...". 
I dottori Giovanni Zonca e Vittore Borroni confermano le osservazioni precedenti. 
Adelaide scrive: 
"30 maggio: In questa apparizione la Madonna mi apparve  vestita di rosa col velo bianco. Non aveva gli oscuri colombi fra  le mani ed attorno a lei vi erano solo gli angioletti. Con un  sorriso più che materno mi disse: "Cara bambina, tu sei tutta mia,  ma pure essendo cara al mio cuore, domani ti lascerò in questa  valle di pianto e di dolore. Mi rivedrai nell'ora della tua morte e  avvolta nel mio manto ti porterò in cielo. Con te prenderò pure  quelli che ti comprendono e soffrono". Mi benedisse e si  allontanò più lesta delle altre sere". 

Severino Bortolan 

“CI SONO LOTTE IN QUESTA VITA… NON CI SONO BUFFONATE.”



Lasciò detto s. Paissios: “La vita molle rovinerà gli uomini”. S. Josif l’esicasta gli fa eco: “La vita presente è uno stadio dove si fa la guerra”


“Non ti meravigliare… Il dolce Gesù si trova in mezzo alle tribolazioni. Appena lo cerchi, ti mette davanti le tribolazioni. Il suo amore è all’interno dei tormenti. Ti mostra un po’ di miele e sotto ha nascosto un’intera dispensa di amarezza.

Precede il miele della grazia e segue l’amarezza delle prove. Quando vuole metterti i tormenti ti informa e quale messaggero ti manda la relativa grazia. Come per dirti: “Sta pronto! Sta in attesa (per vedere) da dove il nemico ti attaccherà e ti colpirà. E così comincia la lotta e il combattimento. Fa attenzione, non essere timoroso. Non ti meravigliare quando “tuonano i cannoni”, ma sta ritto virilmente come soldato di Cristo, come atleta provato, come nobile guerriero. Poiché qui, la vita presente è uno stadio dove si fa la guerra. Lassù ci
sarà il riposo. Qui (è) esilio, lassù (è) la nostra patria.

[…] Ci sono lotte in questa vita se vuoi ottenere un guadagno, non ci sono buffonate! Devi combattere contro gli spiriti impuri, i quali non ci lanciano dolci e lukumi (tipico pasticcino greco), ma proiettili acuti che uccidono l’anima, non il corpo. (…) Non puoi facilmente sfuggire alle loro unghie. Non può il diavolo – anche se lo volesse - non può da solo mandarci al tormento (eterno), se noi non cooperiamo con la sua malvagità; ma nemmeno Dio vuole da solo salvarci, se anche noi non diveniamo cooperatori con la sua grazia per la nostra salvezza. 

Sempre Dio aiuta, sempre previene, ma vuole che lavoriamo anche noi. Vuole che facciamo quello che possiamo. Per cui non dire che non hai progredito e (non chiederti) perché non hai progredito, e altre cose simili. Perché il progresso non sta solo nell’uomo, anche se vuole e fatica molto. La potenza di Dio, la sua grazia benedetta, essa opera il tutto, una volta che ha preso quanto è da noi. Essa rialza chi è caduto a terra, rimette in piedi chi si è accasciato (Sal. 144,14) … ”

 Dalle “Lettere” (n. 24) di s. Josif l’esicasta (nella foto) [mn. eremita-aghiorita e professore del deserto del Monte Athos /Grecia) – 1898/1959]

LA’ DOVE CIELO E TERRA SI INCONTRANO



La preghiera e la Messa nella vita del cristiano


Preghiera e vita soprannaturale

Se la preghiera è necessaria sul piano naturale come creature libere, lo diventa ancora di più sul piano soprannaturale, come figli di Dio. Davanti alla nostra chiamata a vivere la vita divina noi siamo infinitamente sproporzionati e assolutamente impotenti. L’ordine della grazia esige il canale della preghiera e perciò non c’è salvezza senza di essa. E tanto meno è possibile la santità, alla quale siamo chiamati in forza del Battesimo che abbiamo ricevuto.
 E’ significativo che nella Liturgia del Battesimo il primo invito che la Chiesa ci rivolge appena ricevuta l’acqua battesimale è quello di rivolgerci a Dio con la preghiera propria dei figli: il Padre nostro.  Il Battesimo è dunque il sacramento che ci abilita alla preghiera e al colloquio filiale con Dio, anzi ci rende capaci di partecipare e di fare nostra la stessa preghiera di Cristo, quella che egli ha fatto qui sulla terra come fratello nostro, come vittima innocente che ci ha redenti, e quella che Egli continua a fare nel cielo come avvocato nostro, come Re e Signore della gloria.
 Siamo sulla terra, ma siamo chiamati vivere vita soprannaturale, vita divina, a rendere cioè divino ogni nostro agire, ogni realtà nobile e retta che entra nella nostra vita quotidiana.  La preghiera educa il nostro cuore all’intimità con Dio, fa spazio alla sua presenza divina nella nostre intenzioni e nella nostra vita interiore, e garantisce la dimensione soprannaturale a tutta la nostra esistenza.  Senza la preghiera tutti nostri pensieri e i nostri progetti hanno la pretesa di essere autosufficienti, cioè indipendenti da Dio, dalla sua azione e dal suo aiuto; essi perciò restano vani e sterili per il regno dei cieli.
 Fratelli, non perdete questa meravigliosa, unica, occasione che avete di vivere sulla terra vita divina; non dimenticate che siete stati chiamati a condurre non semplicemente una vita buona e onesta, ma una vita “cristiana” cioè di Cristo, appunto vita divina.

Ferdinando  Rancan

1962 Rivoluzione nella Chiesa


***
I cattolici hanno visto, insomma, una resa totale e senza condizioni della loro Gerarchia dopo ben tre secoli di lotte coraggiose, di condanne e di sacrosante scomuniche, lanciate proprio contro i fautori di quel liberalismo, di quell’ecumenismo e di quella democrazia - di cui si era sempre fatta portabandiera la Massoneria internazionale - che essa ha ora proditoriamente accettato nell’ultimo Concilio: contro, cioè, i fautori della pax œcumenica, la “pace mondiale” dell’Anticristo, che a null’altro serve se non a relativizzare e annientare dapprima la Chiesa, e poi Cristo stesso, nell’amalgama del Nuovo Ordine Mondiale prossimo venturo. Obiettivo che viene manifestato sempre più apertamente dai vertici occulti che manovrano popoli e nazioni.

Un cedimento, comunque, che è più che sufficiente a spiegare perché il Gran Maestro del Grande Oriente Massonico d’Italia abbia potuto scrivere a lode del defunto Papa Paolo VI: “Per noi è la morte di chi ha fatto cadere la condanna (della Massoneria: n.d.r.) di Clemente XII e dei suoi successori. Ossia, è la prima volta, nella storia della Massoneria moderna, che muore il Capo della più grande religione occidentale non in stato di ostilità con i Massoni. (...) Per la prima volta nella storia, i Massoni possono rendere omaggio al tumulo di un Papa, senza ambiguità né contraddizione”.6

Un cedimento che spiega anche perché lo stesso Grande Oriente di cui sopra abbia voluto recentemente assegnare il premio massonico nazionale “Galileo Galilei” a Giovanni Paolo II (che ovviamente l’ha rifiutato: ma ciò non toglie il valore significativo dell’avvenimento), affermando che gli ideali promossi da quel Papa sono gli stessi della Massoneria.7

Un cedimento che spiega con eloquenza perché la Gran Loggia Massonica di Francia nel 1986 abbia entusiasticamente acclamato il medesimo Giovanni Paolo II per l’inaudito “incontro di preghiera di Assisi” con la seguente testuale dichiarazione: “I massoni della Gran Loggia Nazionale Francese desiderano associarsi di tutto cuore alla preghiera ecumenica che il 27 ottobre raccoglierà ad Assisi tutti i responsabili di tutte le religioni a favore della pace nel mondo”.8

Un cedimento totale, come si ricava infine dalle seguenti considerazioni di un altro Gran Maestro del medesimo Grande Oriente, Armando Corona: “La saggezza massonica ha stabilito che nessuno può essere iniziato se non crede nel G.A.D.U. (Grande Architetto dell’Universo: n.d.r.), ma che nessuno può essere escluso dalla nostra Famiglia a causa del Dio nel quale crede e del modo in cui Lo onora. A questo nostro interconfessionalismo si deve la scomunica da noi subita nel 1738 ad opera di Clemente XII. Ma la chiesa era certamente in errore, se è vero che il 27 di ottobre del 1986 l’attuale Pontefice ha riunito ad Assisi uomini di tutte le confessioni religiose per pregare assieme per la pace. E che altro andavano cercando i nostri Fratelli se non l’amore fra gli uomini, la tolleranza, la solidarietà, la difesa della dignità della persona umana quando si riunivano nei Templi, considerandosi eguali, al di sopra delle fedi politiche, delle fedi religiose e del vario colore della pelle?”.9 

Tenendo presente che la Massoneria aveva collezionato, in soli due secoli e mezzo d’esistenza, quasi 600 (seicento!) condanne ufficiali da parte della Chiesa10, c’è veramente di che restare allibiti. Lo Spirito Santo, insomma, a quanto pare, secondo i membri dell’attuale Gerarchia conciliare, avrebbe abbandonato la Chiesa (ovviamente oscurantista, illiberale ed antiecumenica, e perciò oggetto degli inarrestabili tua culpa di Giovanni Paolo II), o almeno non l’avrebbe compiutamente illuminata, per la bellezza di quasi duemila anni, fino cioè al fatidico Superconcilio, il Vaticano II, che avrebbe visto la nascita di una nuova “Chiesa conciliare”, di una nuova “figura di Chiesa” - così l’ha chiamata Giovanni Paolo II - rimasta, secondo lui, nascosta per due millenni in quella “preconciliare”.11

Una “Chiesa” nuova di zecca, dunque, e naturalmente tutta improntata ai suddetti princìpi illuministi e massonici, come peraltro rivelato chiaramente dall’allora card. Ratzinger già diversi anni fa: “Il Vaticano II - aveva spiegato infatti il Cardinale - aveva ragione di auspicare una revisione dei rapporti tra Chiesa e mondo. Ci sono infatti dei valori che, anche se nati fuori della Chie sa, possono trovare il loro posto, purché vagliati e corretti, nella sua visione. In questi anni si è adempiuto a questo compito”12; mentre in una sua precedente intervista (alla rivista “Jesus”, novembre 1984) era stato ancor meno cauto lasciandosi sfuggire che si trattava proprio dei “valori migliori espressi da due secoli di cultura liberale”, i quali sono per l’appunto, come sanno anche gli studenti delle scuole medie inferiori, “valori” illuministi e massonici.
Lo stesso card. Ratzinger successivamente, forse sentendosi più sicuro dopo venticinque anni di lavaggio conciliare del cervello del “popolo di Dio”, non ha avuto più nessuna difficoltà ad ammettere apertamente e spudoratamente che le famose “novità” del Vaticano II e dell’attuale Magistero pontificio sono in aperta opposizione con il Magistero dei Papi “preconciliari”, Magistero che egli ha dichiarato ormai “superato”: “Ci sono decisioni del Magistero - ha infatti dichiarato il Prefetto dell’ex Sant’Uffizio - che non possono essere un’ultima parola sulla materia in quanto tale, (...) ma sono (...) anche un’espressione di prudenza pastorale, una specie di disposizione provvisoria (...). Al riguardo si può pensare sia alle dichiarazioni dei Papi del secolo scorso sulla libertà religiosa, come anche alle decisioni antimodernistiche dell’inizio di questo secolo, soprattutto alle decisioni della Commissione biblica di allora. Nei particolari delle determinazioni contenutistiche esse furono superate, dopo che nel loro momento particolare esse avevano adempiuto al loro compito pastorale”. (Conferenza-stampa per la pubblicazione dell’Istruzione sulla vocazione ecclesiale del teologo, a cura della S. Congregazione per la Dottrina della Fede).13

Ecco, dunque, un’assoluzione e una riabilitazione in piena regola del liberalismo e del modernismo, proferita pubblicamente dalla massima Autorità dottrinale dopo quella del Papa, evidentemente a copertura e giustificazione dell’ingiustificabile operato della Gerarchia conciliare.
E come meravigliarsi poi della crisi di fede che sta distruggendo la Chiesa e perdendo le anime, quando persone di tal fatta occupano, a partire dall’era di Paolo VI, i posti più elevati in Vaticano, non poche Sedi vescovili, le cattedre delle Università pontificie, dei Seminari e degli Istituti cattolici, i vertici degli Ordini e delle Congregazioni dei Religiosi e le redazioni dei media, cosiddetti cattolici, in tutto il mondo?
***
Sac. Andrea Mancinella

LE GRANDEZZE DI MARIA



ELEVAZIONE A DIO ED ALLA VERGINE

Oh Dio! Oh Vergine! Oh Dio potente! Oh Vergine beata! In quel felice momento, o Vergine santa, Voi dovete essere Madre per la virtù dell'Altissimo, e il Figlio dell'Altissimo vuole essere l'umile Figlio di Maria.


In un mistero dove tutto è grande, tutto è puro e celeste, tutto è santo e divino, guardiamoci da qualsiasi pensiero basso, impuro o terreno.

Colui che nasce è il Verbo eterno che vuole avere una nascita nuova, ma degna della sua Divinità, e della sua prima Nascita. Colei che lo concepisce è madre, ma è vergine anche nel concepirlo, Madre e Vergine tutt'assieme: madre, ma Madre di Dio ed è pure madre per operazione divina; è degna Madre di Dio, e la sua azione materna è una azione degna di concepire e, generare un Dio, di concepirlo santamente, puramente e divinamente nelle sue sante viscere. Questa Vergine è un cielo in terra, un cielo animato, un cielo che Dio ha fatto onde vi sia posto un Sole più lucente di quello che ci rischiara, un cielo nuovo per una terra nuova, un cielo empireo per una gloria più elevata di quella dei beati. Nei nostri pensieri sopra un argomento così singolare e così elevato procediamo ordinatamente, contemplando noi pure Colei che il cielo contempla in Nazaret. È più pura e più celeste dei cieli medesimi ed è l'oggetto degli sguardi del cielo. È più angelica degli angeli e dei serafini medesimi; è un oggetto che li rapisce.

O Vergine sacra, io vi contemplo insieme con gli angeli, e vi riverisco in questo istante glorioso tra tutti gli istanti della vostra vita! Vi vedo più pura, più celeste, [73] più divina che mai; vi vedo con Dio e vedo Dio solo con Voi; vedo il vostro spirito e il vostro corpo nella mano di Dio. Dio eleva il vostro spirito al disopra di tutti gli spiriti creati ed infiamma il vostro corpo coi raggi d'un amore celeste, tutto divino, onde trarne santamente una sostanza pura e nuova, per il Verbo eterno che da Voi vuole nascere.

Dio solo è l'artefice di quest'opera, e con le sue proprie mani vuole formare un Adamo nuovo, come con le sue proprie mani aveva formato il primo Adamo; anzi possiamo pensare che quando creò il primo uomo, Egli non prese in mano quel po' di terra di cui ne formò il corpo, se non perché in questa era compresa quella porzione di sostanza di cui vuole ora formare Gesù, suo Figlio unico e salvezza degli uomini 35.

Contemplando quest'opera che deve rinnovare il mondo, mi sembra che vi sia in quella una relazione con ciò che avvenne nella creazione del mondo, ma una relazione che nella sua somiglianza è molto più eminente nelle grandezze e nei benefici effetti. Anche qui vedo un Dio, un Adamo e un Paradiso, ma oh Dio! quale Eva; quale Adamo e qual Paradiso! In quella cella di Nazaret, vedo bene il medesimo Dio che ha creato il mondo, ma lo vedo che opera meraviglie più grandi e più divine che nella creazione.

Allora Egli creò questo universo: qui forma il Sovrano dell'universo e il Creatore medesimo.

Allora Egli formò un Adamo che ai suoi figli diede la morte piuttosto che la vita, e che dà loro la morte dando la vita: qui Egli forma un nuovo Adamo che ai suoi figli darà la vita, anzi darà loro la vita con la sua morte e darà una vita eterna. [74]

Allora Egli fece un paradiso, ma un paradiso terrestre; qui fa un paradiso celeste su la terra.

Allora Egli trasse Eva da Adamo, e qui trae il nostro Adamo da Eva, vale a dire Gesù da Maria che è la vera Madre dei viventi e ciò, che è ben di più la Madre del Dio vivente.

Allora Egli faceva per Adamo un paradiso effimero; qui forma un paradiso dove riposerà parecchi mesi e nel quale per parecchi anni troverà le sue delizie. La Vergine, infatti, è un paradiso di delizia, anzi un paradiso preparato per Gesù, onde sia la dimora di Gesù, la dimora dove Gesù troverà le sue delizie. Tra poco Gesù sarà in Lei e vi rimarrà per nove mesi interi, poi sarà con Lei per trent'anni. E fuori della Vergine Gesù non troverà che croci e dolori, umiliazioni e obbrobri; solo in Maria e con Maria Gesù troverà il suo riposo e le sue delizie 36.

O Vergine santa! O Paradiso preparato per Gesù! O dimora per Gesù deliziosa e fiorita! Perciò siete in Nazaret e di Nazaret: siete un giardino più fiorito, un paradiso più santo, più felice, da Dio maggiormente visitato e dagli angeli meglio custodito, che non fosse l'Eden che chiamiamo paradiso terrestre!

È tempo che Dio venga in questo suo paradiso. È tempo che si apra il cielo, e scenda la rugiada del cielo. È tempo che compaia il Desiderato dalle genti; che la luce, la salvezza e la gloria di Israele si faccia vedere; che il Verbo sposi la natura umana, che Dio sia uomo e la Vergine sia Madre. È tempo che venga infine quel felice momento nel quale sia vero di dire che il Verbo si è fatto carne: è tempo che lo vediamo e lo adoriamo pieno di grazia e di gloria. [75]

CARD. PIETRO DE BÉRULLE

PREGHIERA PER I MALATI



O Maria, Madre di Dio e Madre nostra, ti presentiamo i malati che sono qui o in casa  o negli ospedali.  

O Madre Addolorata, ottieni per loro pazienza e forza. Fa' loro accettare con pazienza  e amore la croce per il bene loro e del mondo.  

Fa' loro capire che l'importante è avere la salute dell'anima. Dà pazienza e carità a  tutti i familiari che li devono assistere. O Salute degli infermi, ci rivolgiamo con  fiducia a Te perché intercedi presso il tuo Gesù per la loro guarigione. Tante volte  l'hai fatto quando ti abbiamo pregato nei tuoi santuari. Che Gesù ascolti anche oggi la  tua preghiera: apra il suo cuore, mostri la sua potenza.  

Noi crediamo che Lui può e vuole guarirli.  

Manifesti la sua gloria e accresca la nostra fede per testimoniare agli altri le  meraviglie dell'amore di Dio.  

O Vergine potente contro il male, una volta hai liberato tanti paesi dalla peste,  liberaci dalla peste che oggi ha altri nomi: il cancro, l'aids...  

Liberaci da satana e da tutti i suoi influssi sulle persone e sulle abitazioni.  

Per questo, o Madre di Dio e Madre nostra, prega per noi il tuo Gesù.

martedì 28 gennaio 2020

Geremia



La grande siccità

1Quando venne la siccità, il Signore disse
a Geremia:
2'La terra di Giuda è in lutto:
le sue città stanno morendo,
la gente è abbattuta per il dolore,
tutta Gerusalemme grida e cerca aiuto.
3I ricchi mandano i servi
ad attingere acqua:
quelli giungono ai pozzi
ma li trovano asciutti
e ritornano indietro con i secchi vuoti;
scoraggiati e confusi, si nascondono il volto.
4Non è più caduta la pioggia
sulla nostra terra:
tutto il terreno è screpolato
e i contadini, avviliti, si nascondono il volto.
5Le cerve partoriscono nei campi
e abbandonano i cuccioli appena nati
perché non c'è più un filo d'erba.
6Gli asini selvatici si fermano sulle colline
e fiutano il vento come sciacalli:
per mancanza di cibo non ci vedono più'.
7La gente grida:
'Anche se i nostri peccati ci accusano,
salvaci, Signore, per amore del tuo nome.
È vero, troppe volte ti abbiamo tradito,
abbiamo peccato contro di te.
8Tu sei la speranza d'Israele,
tu ci hai salvati
nei momenti di disgrazia.
Perché ora ti comporti
come uno straniero in mezzo a noi,
come un viaggiatore
che si ferma solo una notte?
9Perché ti comporti
come un uomo colto di sorpresa,
come un uomo forte,
ma incapace di aiutare?
Eppure tu sei in mezzo a noi, Signore!
Noi siamo il tuo popolo:
non abbandonarci!'.
10Così dice il Signore riguardo a questo popolo: 'Ci provano gusto a vivere in modo sregolato, senza tener conto di me. Ma io non posso approvarli. Conosco il loro comportamento malvagio e li punirò per i loro peccati'. 11Il Signore mi disse: 'Non chiedermi di aiutare questo popolo. 12Anche se digiuneranno, non ascolterò le loro grida che invocano aiuto; anche se mi faranno offerte o bruceranno in mio onore carne di animali, non mi faranno piacere. Anzi, li sterminerò con la guerra, la carestia e la peste'.
13Allora esclamai: 'Signore mio Dio, tu sai che purtroppo i profeti assicurano al popolo che non ci sarà né guerra né carestia e che tu hai garantito una pace perfetta nella nostra terra'. 14Ma il Signore mi rispose: 'È falso quel che i profeti dicono a nome mio. Io non li ho inviati, non ho dato nessun ordine, non ho rivolto loro la mia parola. Vi annunziano solo visioni false, predizioni senza senso e invenzioni della loro fantasia. 15Questi profeti non li ho mandati io, anche se parlano a nome mio. Annunziano che non ci sarà né guerra né carestia in questa regione. Ebbene, io li farò morire proprio in guerra e a causa della carestia. Te lo assicuro io, il Signore. 16La gente che li ha ascoltati, farà la stessa fine: morirà di fame e per la guerra. I loro cadaveri saranno gettati per le strade di Gerusalemme e nessuno li seppellirà. Questo capiterà anche alle loro mogli, ai figli e alle figlie. In questo modo farò ricadere su di essi la loro malvagità'.

LA VIA NEGATIVA



(Il problema ―dell‘esistenza‖ di Dio in S. Tommaso) 


Per giungere a una conoscenza di Dio che tenga conto simultaneamente delle esigenze di queste due ispirazioni divergenti, Tommaso impiega un metodo che certamente richiede tutte le risorse della ragione, ma che consiste piuttosto nel negare che nell‘affermare, nello scartare successivamente «tutto ciò che non è Dio» più che pretendere di precisare ciò che egli è. Si tratta dunque dell‘impiego della «via di separazione» (via remotionis) ereditata dallo Pseudo-Dionigi e di cui si trova un bell‘esempio in ciò che costituisce, per così dire, la prefazione della Somma contro i Gentili. In questa prima grande opera della maturità, Tommaso non era ancora dominato dalla preoccupazione di brevità, forse eccessiva, che caratterizza la Somma di teologia; vi si trovano perciò spesso delle spiegazioni più ampie che aiutano il lettore a comprendere più facilmente. Nelle due opere, una volta data per acquisita l‘esistenza di Dio («esiste un primo essere al quale diamo il nome di Dio»), rimane da interrogarsi su ciò che egli è in se stesso:  «Nel considerare la realtà divina si deve ricorrere soprattutto alla via della negazione. La sostanza divina infatti sorpassa con la sua immensità tutte le forme che la nostra intelligenza può raggiungere, e quindi non siamo in grado di app renderla in modo tale da conoscere «ciò che essa è‖ (quid est). Ne avremo pertanto una certa conoscenza sapendo «ciò che essa non è‖ (quid non est). E tanto più ci avvicineremo a tale conoscenza, quanto più numerose saranno le cose che col nostro intelletto potremo escludere da Dio» 66 .  Il paragone è un po‘ grossolano, ma si può provvisoriamente azzardare l‘immagine: Tommaso utilizza un‘idea tanto semplice quanto quella che si trova alla base di alcuni giochi di società in cui si tratta di indovinare quale è la persona o la cosa alla quale pensa il partner. La cosa più semplice è procedere per eliminazioni successive: si tratta di una cosa o di un essere vivente? Di un animale o di una persona? Di un uomo o di una donna?... Di eliminazione in eliminazione si arriva a poter azzardare un nome. Le cose sono tuttavia meno semplici quando si tratta di Dio:  «Infatti noi conosciamo tanto più perfettamente una realtà quanto più ne scorgiamo le differenze che la distinguono dalle altre: poiché ogni cosa possiede un essere proprio che la distingue da tutte le altre. Cosicché noi cominciamo col situare nel genere le cose di cui conosciamo le definizioni, e questo ce ne dà una certa conoscenza comune; si aggiungono in seguito le differenze che distinguono le cose le une dalle altre: così si raggiunge una conoscenza completa della cosa».  Per chi non fosse familiarizzato con questo modo di ragionare, sarà sufficiente un esempio per capirlo. In questa prospettiva, le cose si definiscono innanzitutto tramite i loro aspetti più generali (il genere) ai quali si aggiungono delle note caratteristiche (la differenza specifica). Così, quando si tratta dell‘essere umano definito come «animale razionale», «animale» lo situa nel genere degli esseri animati, distinguendolo dai vegetali o dai minerali, mentre «razionale» indica la differenza specifica che caratterizza l‘uomo fra tutti gli animali. Con questo non si vuol dire di sapere tutto dell‘uomo né soprattutto di ogni uomo. Questa conoscenza dell‘universale «uomo» non è che una conoscenza astratta che prende in considerazione proprio gli aspetti più generali, ma che lascia sfuggire la conoscenza del singolare (quella di Pietro o di Paolo, che appartiene a tutt‘altro tipo di approccio). Ora, nemmeno questa conoscenza, per quanto povera sia, è possibile quando si tratta di Dio: «Ma nello studio della sostanza divina, poiché non possiamo cogliere «ciò che è‖ (quid) e prenderlo come genere, e dato che non possiamo nemmeno desumere la sua distinzione con le altre cose tramite le differenze positive, siamo obbligati a desumerla dalle differenze negative».  Noi possediamo una differenza positiva quando «razionale» si aggiunge ad «animale» per definire l‘uomo; ma poiché questo non può valere per Dio, in tal caso bisognerà dire piuttosto: non cosa, non animale, non razionale... Ne seguirà dunque una procedura analoga:  «Come nel campo delle differenze positive una differenza ne implica un‘altra e aiuta ad avvicinarsi maggiormente alla definizione della cosa sottolineando ciò che la distingue da molte altre, così una differenza negativa ne implica un‘altra ed evidenzia la distinzione da molte altre. Se affermiamo per esempio che Dio non è un accidente, lo distinguiamo in tal modo da tutti gli accidenti. Se poi aggiungiamo che non è un corpo, lo distinguiamo ancora da un certo numero di sostanze; e così, progressivamente, grazie a codeste negazioni, arriviamo a distinguerlo da tutto ciò che non è lui. Si avrà allora una considerazione appropriata della sostanza divina quando Dio sarà conosciuto come distinto da tutto. Ma non sarà una conoscenza perfetta, poiché si ignorerà ―ciò che è in sè stesso» (quid in se sit)».  Malgrado la sua lunghezza e la sua difficoltà, occorreva citare questo testo che risulta molto chiaro sia in se stesso sia riguardo all‘intenzione di san Tommaso. Egli è animato dalla profonda convinzione che non è piccola cosa sapere di Dio ciò che non è. Ciascuna di queste differenze negative determina con una precisione crescente la differenza precedente e coglie sempre meglio il contorno esterno del suo oggetto: «E così, procedendo per ordine e distinguendo Dio da tutto ciò che non è, tramite negazioni di questo genere, arriveremo ad una conoscenza non positiva ma vera della sua sostanza, poiché lo conosceremo come distinto da tutto il resto» 67 23 L‘immagine del nostro gioco di società rivela qui la sua insufficienza; l‘apparente parallelo non funziona fino in fondo. Supponendo che io sia riuscito a identificare la persona o la cosa che bisognava riconoscere, mi trovo ormai in un campo conosciuto e non vi è più mistero per me. Non così accade per quanto riguarda Dio. Io posso affermano in verità con un giudizio positivo, ma non posso farmene un‘idea, un concetto che esprimerebbe il suo proprio mistero. «Non è una definizione che ce lo fa conoscere, ma la sua distanza da tutto ciò che non è. Ciò che è, non è conosciuto ma affermato, cioè stabilito con un giudizio» 68 . La teologia negativa non è in alcun modo una teologia negatrice.  Oltre alla sua pertinenza intellettuale, questo testo è anche molto illuminante circa ciò che amerei chiamare l‘implicito metodo spirituale del Maestro d‘Aquino. Non sarà mai abbastanza l‘attenzione prestata al rigore di questa dialettica negativa; essa costituisce in se stessa un ‘ascesi con esigenze poco comuni. Se si sforza di praticarla nello stato d‘animo che abbiamo tentato di suggerire nelle prime pagine di questo libro, il teologo non può non considerare le tappe del suo cammino che come altrettanti gradi ascendenti nella via che conduce verso Dio. Se, come ogni credente, deve abbandonare gli idoli per rivolgersi verso il Dio vivente (cf. At 14, 14), egli deve anche rinunciare alle costruzioni del suo spirito, idoli personali che non sono i meno tenaci. A suo modo, è a questo che invita Tommaso quando distingue la contemplazione dei filosofi e la contemplazione cristiana. La prima ha sempre la tentazione di fermarsi alla gioia della conoscenza in se stessa ed è in fin dei conti ispirata dall‘amore di sé; la seconda, la contemplazione dei santi, totalmente ispirata dall‘amore di carità per la Verità divina, termina all‘oggetto stesso 69 . Interamente oggettiva, nel senso che è l‘oggetto stesso che ne comanda lo svolgimento, questa ascesa richiede da parte del soggetto che vi si consacra una spoliazione a misura della pienezza che dovrà colmano. L‘esercizio della teologia si rivela così come una scuola di vita spirituale.

a cura di P.Tito S. Centi  e P. Angelo Z. Belloni 

PIO IX



1846-1849: L'ORA DELLA SCELTA


Vigilia di Rivoluzione: le società segrete nello Stato Pontificio

Il 20 maggio 1846, quasi presago della prossima morte e come scosso da funesti presentimenti, Gregorio XVI fece chiamare al Quirinale Jacques Crétineau-Joly, lo storico della Vandea e della Compagnia di Gesù. Il Papa, nemico implacabile del liberalismo e delle sètte nei quindici anni del suo difficile pontificato, volle affidare come "testamento" allo storico francese l'incarico di scrivere una Storia delle società segrete e delle loro conseguenze 1. A tale fine gli consegnò una serie di eccezionali documenti, tra i quali le Istruzioni e la corrispondenza sequestrata all'Alta Vendita, i cui réseaux costituivano i più profondi canali della penetrazione rivoluzionaria in Europa negli anni della Restaurazione.

"Madre" riconosciuta dal ramificato mondo settario era la Massoneria, ufficialmente fondata a Londra nel 1717 e insediatasi in Italia tra il 1730 e il, 1750 2. La denuncia dei pontefici ne aveva osteggiato la diffusione e lo sviluppo, a partire dal 28 aprile 1738, data del primo documento ufficiale di condanna: la costituzione apostolica In Eminenti di Clemente XII 3. Accanto alla Massoneria, operava soprattutto in Italia meridionale e nello Stato Pontificio la Carboneria, che si proponeva di trasportarne i principi dall'ideologia astratta all'azione concreta 4. Contro la Carboneria, il 13 settembre 1821, Pio VIII aveva pubblicato la costituzione Ecclesiam a Jesu Cristo, dichiarando che essa costituiva l'imitazione, «se non addirittura l'emanazione», della Massoneria già condannata dai suoi predecessori. Alcuni anni dopo, il 13 marzo 1825, la costituzione apostolica Quo graviora di Leone XII reiterava le precedenti condanne, precisando che esse si applicavano ad ogni società segreta, presente o futura, qualunque ne fosse l'appellativo, e che avesse per scopo di «cospirare a detrimento della Chiesa e dei poteri dello Stato». Leone XII anatemizzava in modo speciale la setta dei carbonari, la quale si era assunta «il compito di combattere la religione cattolica e, nell'ordine civile, i legittimi sovrani».

Nell'Italia settentrionale, la Carboneria agiva in collegamento con la società dei Sublimi Maestri Perfetti costituita nel 1818 da Filippo Buonarroti 5, il cui programma di radicale comunistizzazione della società veniva rivelato solo agli adepti dei gradi superiori. «I supremi dirigenti, ignoti a tutti - osserva il maggior storico di Buonarroti ­ manovravano in maniera dittatoriale la grande massa dei vari settari (...). I federali piemontesi del 1821 come i congiurati lombardi del conte Confalonieri avevano un bell'ignorare i legami che li univano al patriarca comunista del 1796 e un muoversi sulla piattaforma di un programma esclusivamente di monarchia costituzionale; non per questo erano segretamente meno manovrati dei buonarrotiani Sublimi Maestri Perfetti» 6.

Dalle fila della Carboneria veniva Giuseppe Mazzini 7 che intendeva la Rivoluzione come una "missione" e si proponeva come guida delle nuove generazioni di cospiratori. Se il carbonarismo si ispirava ancora al volterianesimo, la "religione" di Mazzini si orientava verso il panteismo: sul piano politico, essa si richiamava apertamente alla Repubblica democratica.

Più nell'ombra operava un'Alta Vendita costituita da quaranta membri che si nascondevano dietro pseudonimi, e diretta da "Nubius", un aristocratico italiano che ne aveva preso la direzione il 3 aprile del 1824 8. Grazie alla sua posizione egli aveva accesso presso alti prelati e posto i suoi agenti nelle principali cancellerie europee, come quella del principe di Metternich. Rivolgendosi a quest'ultimo il cardinal Consalvi, in una lettera inviatagli il 4 gennaio 1818, dopo i processi carbonari del 1817, scriveva: «Gli elementi componenti le società segrete e specialmente quelli che formano il nerbo del carbonarismo sono ancora dispersi e non bene costituiti, sono come in germe; viviamo tuttavia in tempi tanto propizi alle congiure, e così avversi al sentimento del proprio dovere, che una semplice circostanza può facilmente causare una terribile coalizione di queste sparse società» 9.

Queste parole erano state confermate dai moti carbonari che nel 1820-21 avevano sconvolto l'Italia. Dopo il fallimento della rivolta, e soprattutto dopo lo scioglimento di molte vendite napoletane, le società segrete avevano scelto per campo d'azione lo Stato Pontificio, dove Nubius aveva il suo quartier generale. 

Roberto De Mattei

POTENZA DELL’ETERNO



O potenza dell’eterno che tutto predisponesti nel tuo
Cuore.
Per il tuo Verbo tutte le cose sono state create, come tu
Volesti,
e lo stesso tuo Verbo si rivestì della natura umana
nel mondo ereditato da Adamo.
Così le sue vesti furono deterse dalla più grande soffeRenza.
O quanto grande è la misericordia del Salvatore
Che ogni cosa purificò con  la sua incarnazione
Che la Divinità infuse senza vincolo di peccato.
Così le sue vesti furono deterse dalla più grande soffeRenza.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Così le sue vesti furono deterse dalla più grande sofferenza.

Santa Ildegarda di Bingen