martedì 23 febbraio 2021

Giornata per la vita. Mons. Suetta: «Abrogare la 194»

 


Nel suo ultimo messaggio alla Diocesi in occasione della 43esima Giornata per la vita che si celebrerà domenica 7 febbraio ha usato parole chiare per definire l’aborto «un delitto, un omicidio che nel 2020 è stata la principale causa di morte nel mondo con i suoi 42,6 milioni di vittime».
Più dell’infarto (17,9 milioni), più del cancro (8,7 milioni) e più del covid con i suoi 1,8 milioni di morti. Ma ha denunciato che di fronte all’«atrocità di questa pratica spaventosamente diffusa (…) tanto “buonismo” e tante affermazioni di principio a tutela dei diritti umani vanno a schiantarsi contro la malvagia convinzione che sia possibile sopprimere una vita nel grembo materno».

Il vescovo di Sanremo e Ventimiglia Antonio Suetta (in fototeme soprattutto una cosa: «L’insistente propaganda che tende ad assuefare le coscienze» e il fatto che «molti cristiani si avventurano a dire sciaguratamente che sia legittimo o addirittura doveroso garantire una sorta di “diritto all’aborto”». La Bussola lo ha intervistato alla vigilia della ricorrenza.

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Eccellenza, che cos’è l’assuefazione all’aborto? 
È il diffondersi della legislazione sull’aborto a livello mondiale, che produce una mentalità dilagante che fa considerare che quello che viene autorizzato e approvato dalla legge civile sia automaticamente accettabile sotto il profilo morale.
Non è così, la legge naturale viene calpestata, si impone una concezione dell’uomo al centro dell’universo e i diritti dell’uomo vengono posti in una visione limitata e limitante. Si passa per diritto ciò che non è nemmeno un bisogno, è un capriccio.

Eppure, non se ne parla…
Noto purtroppo con grande preoccupazione che la vis polemica che era tipica di qualche tempo fa oggi è scomparsa.

Anche il mondo cattolico?
Spero che non sia per le stesse ragioni, ma credo che da parte di molti credenti ci sia l’idea di considerare questa come una battaglia persa. Molti pensano che tutto quello che si poteva dire sia stato detto, quello che si poteva fare sia stato fatto, d’altra parte il Catechismo e il Magistero sono molto chiari. E così si pensa, sbagliando, che sia ormai inutile e inefficace portare avanti questa battaglia.
C’è chi lo fa con la prospettiva che è quella di non esasperare o di non toccare i temi cosiddetti divisivi, però questo mi pare conduca a un grande equivoco, perché è vero che con molte persone di buona volontà noi cattolici possiamo condividere tante positive visioni della vita, ma non è possibile creare una sorta di livellamento in basso e al male oggettivo.

La Giornata per la vita nasce dopo l’approvazione della legge 194 che liberalizza l’aborto. Ma è una giornata ormai solo di semplice testimonianza. Quando secondo lei il mondo cattolico ha abbandonato le armi?
Ho vissuto da seminarista la stagione della lotta contro la legge nel ’78, la Chiesa combatté coraggiosamente, ho vissuto nel mondo della scuola i dibattiti, io da insegnante di religione, con i docenti, spesso di Filosofia e di Sinistra. E con la testimonianza di Santa Madre Teresa di Calcutta e gli esempi del grande movimento pro-life americano abbiamo toccato vette di dialettica importanti, poi però, direi dopo la morte di San Giovanni Paolo II questo spirito si è andato un po’ perdendo. Non perché i pontefici che gli sono succeduti abbiano trascurato di dire una parola chiara, anzi, ma forse perché la cultura dominante ha impoverito la riflessione, cercando di distogliere l’attenzione.

In che modo?
La cultura che è frutto della scristianizzazione e nello stesso tempo punta a una ulteriore e definitiva cancellazione dei cristiani ha pensato di poter sferrare un attacco decisivo.

Quando?
Ad esempio il mondo cattolico è stato aggredito dalla questione della pedofilia. Questione che andava affrontata, perché è una piaga consistente e distruttiva dentro la vita della Chiesa certo, però mi pare che da parte dei poteri dominanti e nella maggior parte dei media in mano a questi poteri, si sia usato questo argomento per screditare la Chiesa nel tentativo di toglierle voce e autorevolezza su tutte le altre questioni su cui è chiamata a pronunciarsi.

Il risultato oggi è che dire che l’aborto è un omicidio è fonte di impopolarità e a volte di rischio.
La forma del linguaggio ha il suo valore dal punto di vista della comunicazione. Oggi si tende a parlare di omicidio e si intendono determinati avvenimenti, poi si parla di efferati delitti e se ne intendono altri, quelli che sono da tutti riconosciuti come delitti efferati, come la violenza sul minore o sulle donne, poi però sembra che l’aborto, da un punto di vista lessicale, sia relegato a una categoria a sé stante: questa mancanza di chiarezza da punto di vista linguistico serve a supportare quella concezione sbagliata per cui ciascuno, credente o no, sia libero di ritenere l’aborto lecito o non lecito, ma ritenga che tuttavia sussista una sorta di diritto all’aborto da parte di chi lo richiede. Questo non è accettabile. Il fatto stesso che l’argomento dell’aborto sia relegato alla voce “salute riproduttiva” è improprio.

Non trova che il problema sia anche politico? Oggi nessun partito è davvero contrario all’aborto, I pochi che ne parlano in termini negativi si fermano al sostegno alle donne che decidono di non abortire. Lodevole, ma insufficiente…
Uno dei fattori dominanti nella vita politica è quello di cercare il consenso. Chi fa politica vuole realizzare i suoi programmi, ma si ferma a una considerazione troppo superficiale della popolarità che fa ritenere che quello che non riscuote successo, o peggio che viene deriso e emarginato perché ritenuto oscurantista, non possa essere detto. Dovremmo interrogarci anche noi su questo.

In che senso?
L’unico modo per combattere efficacemente questa attitudine sbagliata è quello che la Chiesa insista sempre di più nel presentare diffusamente la dottrina. Dobbiamo porci il problema non solo di avvicinare le persone a un senso di Dio, a una spiritualità, alla preghiera e al servizio del prossimo, ma nello stesso tempo bisogna rendere consapevoli i credenti che la fede ha un suo patrimonio nel depositum di verità che va praticata. Se la vita non è più concepita secondo la prospettiva evangelica diventa più difficile per chi si impegna in campo politico individuare correttamente il bene comune.

Oggi dell’aborto sappiamo tante cose: conosciamo le sue ricadute psicologiche, abbiamo gli strumenti per aiutare le donne, la scienza toglie anche le “scuse” che un tempo erano usate. Eppure, parlare di abrogazione della legge 194 è ancora tabù.
È vero. Le donne che hanno affrontato la tentazione dell’aborto testimoniano di aver compreso l’errore e le donne che sono cadute nella trappola dell’aborto hanno capito il male profondo che sta dentro questa scelta contro la vita, i grandi progressi della scienza medica, sono tutti fattori che dovrebbero essere a favore della scelta per la vita. Le condizioni per superare questo tabù ci sono tutte, nulla ci deve impedire di parlare serenamente di un superamento della legge sull’aborto. Non solo evitare il ricorso a essa, ma anche la sua stessa abrogazione dal punto di vista legislativo.

Perché ancora questo tabù, allora?
Il tabù dipende da una posizione ideologica, che è assolutamente rigida e tragica, la quale dipende da una concezione utilitaristica della vita. Sotto sotto, anche se si dice nella maniera più elegante, ma passa l’idea che il rimanere in pochi, sani e belli per stare tutti bene e felici, sia la soluzione migliore. È questa l’idea che oggi serpeggia. È una prospettiva utilitaristica non solo sbagliata, perché mortifica la dignità dell’uomo, ma è miope. Infatti, le società più opulente e progredite sono anche le società più vecchie e spente demograficamente.

Abbiamo scritto di un sacerdote siciliano, padre Bruno De Cristofaro che è stato “linciato” mediaticamente per aver paragonato l’aborto all’olocausto. È anch’egli un martire della verità?
Il cattolico è sempre chiamato a dare testimonianza con la disponibilità di dare anche la vita, ma anche laddove non si raggiungano questi fenomeni di persecuzione fisica e cruenta, la persecuzione ideologica è una sorta di ostracismo assoluto nei confronti dei cristiani da parte dell’intellighenzia e dei media. Credo che la vicenda di padre De Cristofaro, a cui va la mia solidarietà, la mia comprensione e la mia condivisione, sia emblematica di questa situazione.

Aborto come l’olocausto?
È un paragone, non significa negare una tragedia, non significa dire che una tragedia è peggiore di un’altra, ma è un sottolineare come la diversità delle modalità o del contesto non possano essere mai un’attenuante rispetto all’aggressione della vita umana.

È stato attaccato per aver parlato di Mengele…
Il ragionamento di De Cristofaro era giusto, ha fatto riferimento alla barbarie di Mengele, il quale aveva tracciato una linea sul muro e usava quella linea come criterio di selezione. Non ha avallato in nessun modo, né ha attenuato la tragedia dell’Olocausto, che, ribadisco anche io in tutta la sua gravità e la sua vergogna. Ma la stessa cosa va detta anche oggi: l’aborto c’è e, pur nella diversità di contesto, ha lo stesso valore in gioco, la stessa responsabilità.

fonte: https://www.lanuovabq.it/it/il-vescovo-suetta-aborto-basta-tabu-abrogare-la-194

 

C’è assuefazione all’aborto, molti cattolici pensano che ormai la battaglia sia persa. Invece i tempi sono maturi per superare il tabù dell’abrogazione della legge 194». Intervista al vescovo di Sanremo, Suetta, alla vigilia della 43esima Giornata per la vita. «I partiti cercano il consenso, ma se la Chiesa non insiste sulla vita in prospettiva evangelica, è difficile che il politico individui il bene comune». La solidarietà al prete “linciato” per il paragone tra aborto e Olocausto: «Ha ragione, il suo è come un martirio, la persecuzione ideologica è l’ostracismo assoluto».

lunedì 22 febbraio 2021

Robert F. Kennedy Jr smaschera i traffici di Bill Gates in India

 


Robert F. Kennedy Jr, il nipote dell’ex presidente americano John F. Kennedy, in un lungo pezzo ha esposto le attività di Bill Gates in India e la sua “ossessione per i vaccini”

Sulla base di un rapporto di intelligence intercettato, scoppiò una controversia in Nigeria in cui fu rivelato che Bill Gates offrì 10 milioni di dollari per un programma di vaccinazione per il Coronavirus alla Camera dei Rappresentanti nigeriana.

Le parole di Robert Kennedy Jr:

I vaccini, per Bill Gates, sono una filantropia strategica che alimenta i suoi numerosi affari legati ai vaccini (compresa l’ambizione di Microsoft di controllare un’impresa globale di ID di vaccinazione) e gli danno il controllo dittatoriale della politica sanitaria globale.

L’ossessione di Gates per i vaccini sembra essere alimentata da una convinzione di salvare il mondo con la tecnologia.

Promettendo la sua parte di 450 milioni di dollari su 1,2 miliardi di dollari per sradicare la polio, Gates ha preso il controllo del National Technical Advisory Group on Immunization (NTAGI) dell’India che ha imposto fino a 50 dosi (vedi tabella 1di vaccini contro la polio attraverso programmi di immunizzazione sovrapposti ai bambini prima dei cinque anni.

I medici indiani incolpano la campagna Gates per una devastante epidemia di paralisi flaccida acuta non polio (NPAFP) che ha paralizzato 490.000 bambini oltre i tassi previsti tra il 2000 e il 2017

Nel 2017, il governo indiano ha ridimensionato il regime di vaccini di Gates e ha chiesto a Gates e alle sue politiche sui vaccini di lasciare l’India. I tassi di NPAFP sono scesi precipitosamente.

Nel 2017, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha ammesso a malincuore che l’esplosione globale della polio è prevalentemente un ceppo vaccinale.

Le epidemie più spaventose in Congo, Afghanistan e Filippine, sono tutte legate ai vaccini. Infatti, 

Nel 2018, il 70% dei casi globali di polio erano di ceppo vaccinale.

Nel 2014, la Fondazione Gates ha finanziato test di vaccini HPV sperimentali, sviluppati da Glaxo Smith Kline (GSK) e Merck, su 23.000 ragazze( ovvero circa il 5%) in remote province indiane. Circa 1.200 hanno subito gravi effetti collaterali, tra cui disturbi autoimmuni e di fertilitàSette sono morte.

Le indagini del governo indiano hanno accusato i ricercatori finanziati da Gates di aver commesso violazioni etiche diffuse: pressioni sulle ragazze dei villaggi vulnerabili per la sperimentazione, prepotenza dei genitori, falsificazione dei moduli di consenso e rifiuto delle cure mediche alle ragazze ferite. Il caso è ora alla Corte Suprema del paese.

Nel 2010, la Fondazione Gates ha finanziato un trial di fase 3 del vaccino sperimentale contro la malaria della GSKuccidendo 151 neonati africani e causando gravi effetti avversi tra cui paralisiconvulsioni convulsioni febbrili a 1.048 dei 5.949 bambini (vale a dire circa il 18%).

Durante la campagna MenAfriVac di Gates del 2002 nell’Africa subsahariana, gli operatori di Gates hanno vaccinato con la forza migliaia di bambini africani contro la meningite. Circa 50 dei 500 bambini vaccinati hanno sviluppato la paralisi

I giornali sudafricani si sono lamentati:

Siamo cavie per i produttori di farmaci

L’ex economista senior di Nelson Mandela, il professor Patrick Bond, descrive le pratiche filantropiche di Gates come 

“spietate e immorali”.

Nel 2010, Gates ha impegnato 10 miliardi di dollari per l’OMS dicendo: “Dobbiamo fare di questo il decennio dei vaccini!

Un mese dopo, Gates ha detto in un Ted Talk che i nuovi vaccini “potrebbero ridurre la popolazione

Bisogna avere il coraggio di dire le cose, in pratica, Adolf Hitler era un principiante nella mefistofelica arte della morte, direi che Bill Gates lo stia surclassando con diabolica perversione.

Nel 2014, l’associazione dei medici cattolici del Kenya ha accusato l’OMS di aver sterilizzato chimicamente milioni di donne keniote riluttanti con una campagna di vaccini contro il “tetano“. Laboratori indipendenti hanno trovato una formula di sterilità in ogni vaccino testato. 

Dopo aver negato le accuse, l’OMS ha finalmente ammesso di aver sviluppato i vaccini contro la sterilità per oltre un decennio. Accuse simili vennero dalla Tanzania, Nicaragua, Messico e Filippine.

Uno studio del 2017 (Morgenson et. al. 2017) ha dimostrato che il popolare vaccino DTP dell’OMS sta uccidendo più bambini africani delle malattie che previene. Le bambine vaccinate al DTP hanno subito un tasso di mortalità 10 volte superiore a quello dei bambini che non avevano ancora ricevuto il vaccino.

L’OMS ha rifiutato di ritirare il vaccino letale che impone ogni anno a decine di milioni di bambini africani.

I sostenitori della salute pubblica globale in tutto il mondo accusano Gates di allontanare l’agenda dell’OMS dai progetti che hanno dimostrato di contenere le malattie infettive: acqua pulita, igiene, nutrizione e sviluppo economico. La Fondazione Gates spende solo circa 650 milioni di dollari del suo budget di 5 miliardi di dollari in queste aree. Dicono che ha deviato le risorse dell’agenzia per servire la sua filosofia personale che la buona salute arriva solo in una siringa.

Oltre a usare la sua filantropia per controllare l’OMSl’UNICEFGAVI PATH, Gates finanzia una società farmaceutica privata che produce vaccini, e inoltre sta donando 50 milioni di dollari a 12 società farmaceutiche per accelerare lo sviluppo di un vaccino contro il coronavirus.

Nelle sue recenti apparizioni sui media, Gates sembra fiducioso che la crisi del Covid-19 gli darà ora l’opportunità di forzare i suoi dittatoriali programmi di vaccinazione sui bambini americani.

Permetterai che Bill Gates e i suoi compagni di merenda si arrichiscano vendendo questo siero malefico dagli effetti collaterali irreversibili e che il tuo governo ti forzi ad iniettarti questa sostanza sperimentale nel tuo braccio? La tua vita vale meno di quella di Bill Gates e soci?

Tratto da: databaseitalia

Comunione sulla mano? NO! é sacrilegio!

 


Risposta alle principali obiezioni


Ma la “Comunione sulla lingua” non è forse contraria all’igiene? 

Si è cercato di far credere anche questo: che la “nuova prassi” della “Comunione sulla mano” è più… igienica! Ma è del tutto pretestuoso, perché il toccare la lingua a un fedele che si comunicava era talmente raro che non poteva certo giustificare un cambio di metodo! Comunque, si può benissimo affermare che mai, in tutta la storia della Chiesa, si siano trasmesse malattie attraverso la “Comunione nella bocca”! Poi, è assolutamente falso che la saliva sia, per se stessa, un veicolo di trasmissione di malattie. Se così fosse, bisognerebbe abolire le banconote, i libri, le riviste; bisognerebbe non baciare più nessuno, neppure i parenti; bisognerebbe non parlare neppure con chi ti spruzza addosso saliva, e via dicendo! Ma poi, è forse “igiene” dare in mano l’ostia consacrata a persone che, prima, hanno toccato maniglie, passamani di case e di negozi, sostegni su autobus e taxi, hanno stretto le mani ad amici, hanno maneggiato denaro che pure accumula milioni di bacilli sui polpastrelli e sulle mani? E che “igiene” si osserva dando la “Comunione in mano” a zingari, a mendicanti, a barboni, a semi-dementi… abitualmente lerci e con mani sudice?.. Una volta, invece, con la distribuzione della “Comunione sulla lingua”, il sacerdote, prima di celebrare, doveva, ancora in sagrestia, lavarsi le mani; e questo gesto lo doveva ripetere ancora all’inizio della “liturgia eucaristica”, come era espressamente prescritto dalla “Institutio Generalis”134. Inoltre, il sacerdote, se gli doveva succedere di toccare la lingua del fedele comunicante, si lavava subito le dita con l’acqua dell’ampollina, sempre disponibile sull’altare. E non parliamo, qui, anche del permesso di dare la Comunione sotto le due specie, perché, permettendo ai singoli di intingere la particola nel calice, è pure facile che avvenga la caduta di gocce del “Sangue di Cristo”; ciò che direi quasi inevitabile somministrandola ai timidi, ai malati di nervi, ai frettolosi, ai disattenti, ai faciloni, ai maleducati e ai… malintenzionati!..

del sac. dott. Luigi Villa

Il Messaggio di Fatima contro la Linea del Partito

 


La Battaglia  Finale del Diavolo

Qual è stato l’effetto dei repentini e drammatici cambiamenti avvenuti  nella Chiesa nel XX secolo? Come hanno osservato diversi scrittori  Cattolici, lo spettacolo al quale hanno assistito i fedeli, specialmente  negli ultimi 40 anni, rappresenta una sorta di “stalinizzazione della  Chiesa Cattolica Romana,” che assomiglia preoccupantemente a quel  processo di “Adattamento” che all’epoca vide l’Ortodossia Russa chinarsi  alle richieste del regime Stalinista.

La sovversione della Chiesa Ortodossa da parte di Stalin è  sicuramente uno degli sviluppi che la Madonna di Fatima aveva  previsto in Russia. Fu proprio per questo genere di eventi che la Vergine  era giunta per chiedere la consacrazione della Russia al Suo Cuore  Immacolato: affinché la Russia abbracciasse l’unica vera religione e  l’unica vera Chiesa, e non quella scismatica Ortodossa basata su di  una ribellione umana contro Roma e causata dal suo abbandono del  Corpo Mistico di Cristo più di 500 anni fa, e quindi costituzionalmente  incapace di evitare il suo Adattamento totale allo Stalinismo.

Quest’Adattamento degli Ortodossi ebbe ufficialmente inizio  quando il Metropolita della Chiesa Russo Ortodossa, Sergius, pubblicò  un “appello” sull’Isvestia del 19 agosto 1927. (Sergius fu uno dei pochi  sacerdoti Russo-Ortodossi sopravvissuti alle persecuzioni Staliniste.  Nel 1917 esistevano in Russia circa 50,000 sacerdoti Russo-Ortodossi,  mentre nel 1935 il loro numero si era ridotto a 500).

L’appello di Sergius pose nuove basi per l’attività della Chiesa  Russo Ortodossa. Il laico russo Boris Talantov lo descrisse come “un  Adattamento alla realtà atea presente in Unione Sovietica”. In altre  parole, la chiesa dovette trovare, per così dire, i suoi spazi vitali  all’interno di quella “realtà atea” che si era instaurata nella Russia di  Stalin. Sergius propose quello che sarebbe stato poi conosciuto come  “l’Adattamento”.

Questo Adattamento consisteva in primo luogo in un’erronea  separazione tra i cosiddetti bisogni spirituali dell’uomo, cioè le sue  esigenze di carattere puramente religioso, ed i suoi bisogni sociopolitici. In altre parole, una separazione definitiva tra Chiesa e Stato. La  Chiesa Ortodossa avrebbe quindi dovuto soddisfare i bisogni puramente  religiosi dei cittadini dell’Unione Sovietica, ma senza toccare la struttura  socio-politica costruita dal Partito Comunista.

Quest’Adattamento in Russia richiese una nuova amministrazione  della chiesa, secondo le linee guida che erano state proposte dopo la pubblicazione dell’appello di Sergius. Fondamentalmente, si giunse  ad un accordo per cui la chiesa non avrebbe più criticato la linea del  partito225 dell’Unione Sovietica di Stalin. Questo si sarebbe riflettuto  in tutte le attività in cui era coinvolta la Chiesa. Qualsiasi forma di  opposizione al regime Sovietico da parte della Chiesa Russo Ortodossa,  pertanto, sarebbe stata vista come una deviazione dalle attività  puramente religiose che le competevano e quindi come una specie di  contro rivoluzione, tutte cose che non le erano più permesse né tollerate. In effetti la Chiesa Ortodossa, con il suo silenzio, divenne  un‘estensione dello stato Sovietico. Sergius, infatti, sarebbe arrivato a  tal punto nel difendere questo tradimento, da chiedere addirittura la  condanna ai campi di concentramento per i suoi ex confratelli Ortodossi  colpevoli di presunte attività anti rivoluzionarie. Talantov, che condannò  l’intero concetto di Adattamento, lo descrisse in questa maniera: “Tutte  le attività religiose furono ridotte in pratica a meri riti esteriori. La  predicazione ecclesiastica di quei religiosi che aderivano strettamente  all’Adattamento era assai remota dalla vita reale e quindi non aveva  alcuna influenza sul popolo. A causa di ciò, la vita intellettuale, sociale  e familiare dei credenti e la crescita delle nuove generazioni avvenne al  di fuori dell’influenza religiosa. Non si può adorare Cristo ed allo stesso  tempo mentire nella società ed in famiglia, compiere atti ingiusti, usare  violenza e sognare un paradiso in terra”.226

Ecco cosa fu l’Adattamento: La chiesa avrebbe taciuto i mali del  regime stalinista, sarebbe rimasta silente in presenza della Linea del  Partito - ripetuta ossessivamente dal regime - e sarebbe diventata una  mera comunità “spirituale” e “astratta”; non si sarebbe più opposta  al regime Comunista, non ne avrebbe più condannato gli errori e le  menzogne e sarebbe quindi diventata la Chiesa del Silenzio, come fu  spesso definita la Cristianità all’interno della Cortina di Ferro.

L’appello di Sergius causò una spaccatura all’interno della Chiesa  Russo-Ortodossa. I veri credenti che avevano rifiutato l’Adattamento,  denunciato l’Appello ed erano rimasti fedeli al Metropolita Joseph  piuttosto che a Sergius, furono arrestati ed inviati ai campi di  concentramento. Talantov stesso sarebbe morto in prigione, prigioniero  politico del regime stalinista. Nel frattempo, la Chiesa del Silenzio  veniva trasformata a tutti gli effetti in un organo del KGB. Stalin decimò  la Chiesa Russo Ortodossa; tutti i fedeli Ortodossi realmente credenti  vennero inviati nei campi di concentramento, assassinati, o rimpiazzati  da membri del KGB.

Poco prima di morire, nell’agosto del 1967, Talantov scrisse quanto segue, nei riguardi dell’Adattamento: 

L’Adattamento all’ateismo compiuto dal Metropolita Sergius è stato portato a termine dal tradimento della Chiesa Russo Ortodossa,  nella figura del Metropolita Nikodim e di altri rappresentanti  ufficiali del Patriarcato di Mosca che vivevano all’estero. Questo  tradimento è provato, irrefutabilmente, dai documenti citati e deve  essere messo a conoscenza di tutti i credenti in Russia e all’estero,  perché una tale attività del Patriarcato, basata sulla cooperazione  con il KGB, rappresenta un grave pericolo per i fedeli. In verità, i leader atei del popolo Russo ed i principi della Chiesa si sono  riuniti assieme per combattere il Signore e la Sua Chiesa.227

Talantov si riferisce al Metropolita Nikodim, che aveva convinto  il Vaticano ad entrare nel famigerato Accordo Vaticano-Mosca, grazie  al quale (come abbiamo visto nel Capitolo 6) la Chiesa Cattolica fu  obbligata a tacere sul Comunismo, durante il Concilio Vaticano II. Così, quello stesso prelato ortodosso che aveva tradito la Chiesa Ortodossa fu  strumentale a quell’ accordo, grazie al quale anche la Chiesa Cattolica  venne tradita. Alcuni elementi della Chiesa, presenti al Vaticano II ed in  accordo con Nikodim, permisero quindi che anche la Chiesa Cattolica si  trasformasse in una Chiesa del Silenzio.

Sin dal Concilio infatti, la Chiesa Cattolica è rimasta quasi sempre  in silenzio, non solo in merito agli errori del Comunismo – errori che  la Chiesa ha quasi completamente cessato di condannare, persino nei  riguardi della Cina Comunista, dove riceve persecuzioni malvagie e  senza tregua – ma anche in merito agli errori del mondo in generale.  Non dobbiamo dimenticare le parole pronunciate da Papa Giovanni, all’  apertura del Concilio, con le quali il Pontefice ammetteva liberamente  che il Concilio (e quasi tutta la Chiesa insieme ad esso) non avrebbero  più condannato gli errori del mondo, ma si sarebbero anzi aperti ad  esso attraverso un presentazione “positiva” dei Propri insegnamenti agli  “uomini di buona volontà”. Ciò che seguì a quest’impostazione non fu  certo, come aveva sperato Papa Paolo VI, la sperata conversione degli  “uomini di buona volontà” bensì, per usare le stesse parole di Paolo VI,  “una chiara invasione nella Chiesa da parte del pensiero secolare”. In  altre parole, per quanto è possibile che accada nella Chiesa Cattolica  (che non potrà mai venir meno del tutto alla Sua missione), si verificò  una specie di Adattamento di tipo Sergiano del Cattolicesimo Romano.

Nel 2000, seguendo fedelmente questo Adattamento della Chiesa  Cattolica, il Messaggio di Fatima fu piegato con fermezza alle esigenze  del nuovo orientamento della Chiesa. Era stato ormai deciso da alcuni  membri dell’apparato Vaticano che la Russia non avrebbe dovuto più  essere nominata in una qualsiasi cerimonia di consacrazione che il  Papa potesse intraprendere in risposta alle richieste della Vergine di  Fatima. Nel novembre del 2000, la rivista Inside the Vatican riportò  un’affermazione di un eminente cardinale, che la rivista indicava come  “uno dei consiglieri più vicini al Papa” (successivamente, il direttore della rivista affermò che si trattava del Cardinale Tomko), il quale  aveva affermato che: “Roma è preoccupata che i Russi Ortodossi  possano ‘offendersi’ se si dovesse nominare specificatamente la Russia  in una simile preghiera, come se la Russia avesse bisogno di un aiuto  particolare, mentre è il mondo intero, tra cui anche l’occidente Cristiano,  ad affrontare problemi assai gravi …”228 Lo stesso Cardinale-Consigliere  aveva aggiunto: “Cerchiamo d’evitare di diventare troppo letterali”.

In altre parole, “Roma” – ovvero qualche membro dell’apparato  Vaticano che fa da consigliere al Papa – ha deciso di non onorare le  specifiche richieste della Madonna di Fatima per paura di recare offesa  alla Chiesa Russo Ortodossa. “Roma” non desidera dare l’impressione  che la Russia debba essere convertita alla Fede Cattolica tramite la sua  consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, perché questo sarebbe in  aperto contrasto con il nuovo “dialogo ecumenico” lanciato dal Vaticano  II. La consacrazione e la conversione della Russia richiesta dalla Madre  di Dio sarebbero inoltre in contrasto con gli accordi diplomatici del  Vaticano (contenuti nella dichiarazione di Balamand del 1993),  secondo i quali il ritorno degli Ortodossi scismatici a Roma sarebbe solo  “ecclesiologia datata” – un’affermazione che, come abbiamo già visto,  contraddice apertamente i dogmi Cattolici infallibilmente definiti,  secondo i quali gli eretici e gli scismatici non possono ricevere la  salvezza eterna al di fuori della Chiesa Cattolica. Tenendo fede a questa  tendenza ad allontanarsi sempre più dagli insegnamenti Cattolici,  l’amministratore apostolico Vaticano per la Russia, l’Arcivescovo Tadeus  Kondrusiewicz, ha affermato pubblicamente, nel gennaio 1998, che “Il  Concilio Vaticano II ha dichiarato che la Chiesa Ortodossa è la nostra  Chiesa Sorella ed ha gli stessi mezzi per ottenere la salvezza. Non vi è  quindi ragione di continuare una politica di proselitismo”.229

Per via di questo abbandono de facto  del costante insegnamento  della Chiesa, che abbiamo esaminato nel capitolo precedente, secondo  il quale gli eretici, gli scismatici, gli Ebrei ed i pagani se vogliono salvarsi  devono entrare a far parte della Religione Cattolica, una Consacrazione  della Russia al Cuore Immacolato di Maria che comporti la conversione  della Russia al Cattolicesimo doveva essere esclusa a priori – almeno  per coloro che promuovono questo nuovo orientamento della Chiesa.  Così, il 13 maggio 1982 ed il 25 marzo 1984, il Papa consacrò  il mondo al Cuore Immacolato, ma non nominò la Russia. In nessun  caso i vescovi del mondo vi parteciparono230. Pertanto, nessuno dei  due requisiti richiesti, che Suor Lucia aveva confermato più volte  durante la sua vita, fu soddisfatto. Il Papa stesso, riconoscendo questo  fallimento, alla cerimonia del 1984 e dinanzi a 250.000 persone rilasciò  un‘affermazione chiarissima. Durante la cerimonia, infatti, davanti alla  grande folla assiepata a Piazza San Pietro, egli aggiunse queste righe, di  sua spontanea volontà, al testo preventivamente preparato: “Illumina  specialmente quei popoli di cui Tu aspetti la nostra consacrazione e il  nostro affidamento”231. Alcune ore dopo la cerimonia, come riportato  sull’ Avvenire, quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, il Santo  Padre pregò all’interno della Basilica di San Pietro davanti a 10.000  fedeli, chiedendo alla Madonna di benedire “quei popoli per i quali Tu  stessa aspetti la nostra consacrazione ed il nostro affidamento”.232 La  Russia non era stata consacrata al Cuore Immacolato di Maria, ed il  Papa lo sapeva. Persuaso probabilmente dai propri consiglieri, Giovanni  Paolo II rivelò al Vescovo Cordes, a capo del Pontificio Concilio per i  Laici, di aver omesso esplicitamente qualsiasi riferimento alla Russia  perché “sarebbe stata interpretata come una provocazione da parte dei  leader Sovietici”.233

Padre Paul Kramer,

Adesso lo Spirito Santo scenderà su di voi, vi voglio purificare tutti, fatevi trovare pronti perché non riuscirete a sopportare quello che vi aspetta. Perché insistete con le cose del mondo?

 


Trevignano Romano 20 febbraio 2021
Messaggio di Gesù

Figli miei, quanto soffro, Io sono tra voi, piango per tutte le sofferenze che mi stanno causando. Figli adorati, oh quanto soffro! Cosa mi sta facendo la mia Chiesa! Sono già qui e l’umanità ancora non crede, non capisce quanto dolore sento e quanto dolore per questa mia Chiesa; mi ha voltato le spalle, eppure io l’ho edificata insieme a Pietro, è la mia Chiesa e non lascerò che il demonio ne prenda possesso, ma rinascerà nella Gloria. Figli miei, fate attenzione alle false dottrine, non cadete in questa trappola. I miei prediletti (sacerdoti) renderanno conto per ciò che stanno facendo! Pregate per i veri sacerdoti, quelli di Gesù Cristo, perché la persecuzione è in atto. Cantate inni al Signore vostro Dio, lamentatevi per tutto ciò che accadrà e urlate che Io sono qui. Figli miei convertitevi adesso, pregate, pregate, pregate tanto, i tempi che arriveranno saranno per la purificazione della terra, nulla di ciò che conoscete rimarrà su questa terra e voi che pensate ancora alle cose terrene. Confessatevi e tenetevi pronti perché il tempo è al limite. Tenetevi pronti nella preghiera, siate nella mia Grazia. Figlia mia, porta con gioia la mia sofferenza, questa sarà una Pasqua speciale. Guarda figlia mia, guarda questo sangue prezioso, è per tutti anche per i miei figli ingrati e per i peccatori che non capiscono. Figlia mia, quanto soffrirai in questa Pasqua, quanta sofferenza per tutti i peccatori, aiutami amore mio, aiutami, fallo con gioia per il tuo Signore. Io sono qui per purificarvi. Adesso lo Spirito Santo scenderà su di voi, vi voglio purificare tutti, fatevi trovare pronti perché non riuscirete a sopportare quello che vi aspetta. Perché insistete con le cose del mondo? Perdonate, amate, abbiate carità, non siate indifferenti. Il mio Spirito è tra di voi e resterà con voi. Figli miei, state insieme più di prima, aiutatevi perché presto tutto sarà perduto. Il fuoco e l’acqua si stanno preparando, ma voi verrete rapiti dai miei Angeli e portati in un luogo sicuro finché non risorgerà come un paradiso: in una nuora era, in una nuova terra, con nuovi cieli. Seguite me e le mie orme, Io sono la verità, la via e la vita. Questa casa è benedetta, dove i miei angeli dimoreranno per proteggervi. Figli miei, non abbiate timore di nulla, io vi ho segnati uno ad uno, come satana ha segnato i suoi fedeli. Figli, quante anime avete radunato a me, quante anime! Ora passerò uno per uno per benedirvi, inginocchiatevi e chinate il capo, abbiate la vita eterna, nel nome del Padre, nel Mio nome e dello Spirito Santo, Amen.

Il vostro caro Gesù

La profonda ferita dell’amore

 


Il dì 7 febbraio 1815, così racconta di sé la povera Giovanna Felice. Nella santa Comunione fui trasportata in luogo molto eminente, mi fu permesso di penetrare i preziosi gabinetti del Re supremo. Lui stesso si degnò farsi incontro all’anima mia, per accompagnarla nel suo tabernacolo, per unirla a sé dolcemente. Che cosa sublime! che cosa eccelsa è mai questa!

Introdotta che fu l’anima mia nel tabernacolo del Signore, fu sopraffatta da sublime virtù. Poco e niente so spiegare i mirabili effetti che produssero in me queste sublimi virtù. Al momento fui rivestita di giustizia, che mi rendeva per partecipazione simile all’amato mio bene, per parte di scambievole compiacenza divenne l’anima mia una stessa cosa con lui.

Il dì 7 febbraio 1815, ultimo giorno di carnevale, così Giovanna Felice; il giorno dopo il pranzo mi portai a santa Maria Maggiore a visitare il SS. Sacramento esposto, mi trattenni due ore e mezzo. In questo tempo il mio spirito fu nuovamente condotto nei segreti gabinetti del supremo Re. Introdotta che fui in questo prezioso luogo, che non so descrivere per la sua sublimità, l’anima mia, ebria di amore, tutta ansiosa cercava, per gli ampli spazi di questo divino luogo, l’amato suo bene.

Tanto era profonda la ferita dell’amore, che nelle surriferite unioni aveva ricevute dal dolce strale dell’amato, che mortalmente l’aveva ferita, dico mortalmente ferita, perché l’anima mia morta ad ogni altro bene, non solo terrestre, ma ancora celeste, non sapeva prendere alcuna compiacenza in questo vastissimo, magnificentissimo luogo, ma qual cerva ferita, bramosa solo della perenne fonte del Salvatore, a lui solo erano rivolte le mie premure, il mio cuore non restò appagato né per la magnificenza del luogo, né per il grande onore che ricevetti da quei felici abitatori, che tutti a piena voce si congratulavano con me, lodando e benedicendo il Santo dei santi, miravano l’anima mia qual trionfo dell’infinita misericordia, e pieni di gioia invitavano le gerarchie angeliche a lodare e benedire il Signore, Dio degli eserciti; ma l’anima mia neppure in queste sonore lodi prendeva compiacenza, ma tutta assorta in Dio, cercava l’occhio del bel sole di giustizia.

«Mio Dio», diceva l’anima mia, «a me non basta vedere i vostri splendori; ma desidero e voglio essere stemperata, liquefatta dai cocenti raggi di voi, bel sole di giustizia!».

Intanto l’anima mia andava struggendosi di amore verso l’amato suo bene, e, non potendo più sostenere la forza dell’amore, si adagiò sopra prezioso sgabello. Ecco dunque che è apparso il divin Salvatore, circondato da molte schiere angeliche, tutto amore verso di me si andava approssimando. L’anima mia, alla vista del suo diletto, si andava liquefacendo di amore, e, annientata in se stessa, fu sopraffatta da amoroso deliquio.

DIARIO - Beata Elisabetta Canori Mora


VITA DI CRISTO

 


L'obbedienza e il Fanciullo al tempio  

In occasione della prima Pasqua che cadeva dopo il dodicesimo anno di vita di Gesù, i genitori Lo condussero a Gerusalemme, insieme con gli altri Nazareni. La Legge imponeva che tutti i Giudei di sesso maschile assistessero alle tre solenni festività: la Pasqua, la Pentecoste e i Tabernacoli. Ed è probabile che nel salire al tempio il Divin Fanciullo osservasse, com'era costume, tutte le ingiunzioni della Legge ebraica: a tre anni aveva indossato una veste guernita di fiocchi; a cinque, aveva imparato, sotto la guida della madre, quei passi della Legge ch'erano stati incisi sui rotoli; a dodici, cominciò a portare le filatterie, che sempre i Giudei indossavano ogni qualvolta avevano da recitare la preghiera quotidiana. Parecchi giorni impiegarono per percorrere i sentieri che da Nazaret portano alla Città Santa; e probabilmente, al pari di tutti i pellegrini, la Sacra Famiglia cantò, cammin facendo, i Salmi processionali, intonando il Salmo 121 allorché giunsero in vista delle mura del tempio.  

Può darsi che Giuseppe si recasse al tempio per sgozzare l'agnello pasquale, e che il Bambino, raggiunta l'età legale per partecipare alle cerimonie del tempio, osservasse il sangue dell'agnello che veniva fuori dalla ferita, per poi spargersi ai piedi dell'altare nelle quattro direzioni della terra. Ancora una volta la Croce era dinanzi ai Suoi occhi. È inoltre probabile che il Fanciullo assistesse al modo come si preparava la carcassa dell'agnello per il festino; operazione che, in base alla prescrizione della legge, si compiva infilando due spiedini di legno attraverso il corpo: l'uno attraverso il petto, l'altro attraverso le cosce, così che l'agnello sembrasse inchiodato su una croce.  

Adempiuti i riti, gli uomini e le donne ripartirono, in due carovane separate, per poi ricongiungersi la sera; ma il fanciullo Gesù rimase in Gerusalemme ad insaputa dei Suoi genitori, i quali, supponendo ch'Egli si trovasse coi loro compagni di viaggio, camminarono per una giornata intera prima di accorgersi della Sua assenza. Talché Gesù venne «perduto» per tre giorni. Nel corso della Sua infanzia si era parlato di «contraddizione», di «spade», di «impossibilità di trovare alloggio», di «esilio», di «strage»: ora si parlava di «perdita». In quei tre giorni Maria giunse alla conoscenza di uno degli effetti del peccato: della perdita di Dio, si vuol dire. Sebbene ella fosse senza peccato, conobbe i timori e la solitudine, le tenebre e l'isolamento propri a ogni peccatore che perda Iddio. Fu come una sorta di sublime giuoco in cui l'una parte si nascondeva e l'altra cercava. Siccome Egli le apparteneva, ella Lo cercava; e però, siccome Egli attendeva alla redenzione, l'aveva lasciata ed era andato al tempio. In Egitto, ella aveva provato la notte buia del corpo; adesso, in Gerusalemme, provava la notte buia dell'anima. Le madri devono abituarsi a portar croci. Non soltanto il suo corpo ma anche la sua anima doveva pagar caro il privilegio d'esserGli madre. Per altri tre giorni, in séguito, ella avrebbe patito: quelli che corrono dal Venerdì Santo alla Domenica di Pasqua. Codesta prima «perdita» era parte della sua preparazione.  

Cristo si trova sempre in siti insospettati: in una greppia Lo avevano trovato i Magi; in un paesino Lo si trova poi, ch'è spregiato perfino dagli Apostoli. Nel tempio, ora, Lo trovarono inaspettatamente i genitori. Lo trovarono dopo tre giorni, allo stesso modo che il terzo giorno, appunto, Maria Lo avrebbe ritrovato dopo il Calvario. Dal tempio, perché costituiva la minuscola immagine, il modello minuscolo del Cielo, Egli era grandemente attratto: la casa del Padre era la Sua dimora, e in essa Egli si sentiva a Suo agio.  

C'era, nel tempio, una scuola, nella quale alcuni rabbi insegnavano: il mite Hillel era forse ancora in vita e può darsi che si trovasse nel tempio per partecipare alla discussione tenuta dal Divin Fanciullo; e può darsi anche che del numero facessero parte il figlio di Hillel, rabbi Simeone e, chissà, perfino il maggiore dei suoi nipotini, Gamaliele, che sarebbe poi stato il maestro di San Paolo, sebbene a quel tempo Gamaliele dovesse avere soltanto l'età, poco più, poco meno, del Divin Fanciullo. Quanto ad Anna, era stato appena nominato sommo sacerdote, e per certo, se non era presente di persona, ebbe modo di sentir parlare di Lui.  

In codesta scuola di rabbi, appunto, Lo trovarono Maria e Giuseppe.  

«Stava nel tempio, seduto in mezzo ai dottori in atto di ascoltarli e d'interrogarli: e tutti che l'udivano stupivano del suo senno e delle sue risposte» (Luca 2: 46-48)  

Che Egli sedesse in mezzo ai dottori indicava che essi non Lo avevano accolto come un semplice allievo, sebbene come un maestro. C'è nel Vangelo a proposito di questa scena, una palese «limitazione» che contrasta con certi scritti apocrifi. Nel Vangelo di Tommaso, che è del secondo secolo e non fa testo, Nostro Signore vien rappresentato come un maestro; e un vangelo arabo, d'un periodo posteriore, parla perfino d'insegnamenti metafisici e astronomici. I Vangeli ispirati, invece, si rivelano quanto mai sobri nella rappresentazione della vita di Nostro Signore, propensi come sono ad attenuarne gli aspetti.  

«Al vederlo, essi furono meravigliati» (Luca 2: 48)  

Probabilmente, erano meravigliati per la dottrina di cui dava prova. Il Salmista aveva predetto ch'Egli sarebbe stato più sapiente dei Suoi maestri perché oggetto del Suo studio sarebbero state le testimonianze di Dio. Ma lo stupore può anche prodursi dal fatto che una madre, talvolta, stenta ad intendere come il figlio possa essersi rapidamente mutato in adulto e, pertanto, trovarsi in grado di affermare un suo proprio scopo di vita.  

In un paese in cui suprema era l'autorità del padre, non fu Giuseppe, il padre adottivo, ma Maria a parlare:  «Figlio mio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, contristati, andavamo in cerca di te» (Luca 2: 48)  

In codesta sua domanda era implicito il riferimento alla Nascita Verginale. Da quel suo domandare, si capisce com'ella insistesse sull'essere Egli il Figlio suo ancor più che sull'essere anche il Figlio di Dio; e tale distinzione, inoltre, sottolineò accennando altresì alla paternità di Giuseppe, là dove disse: «Tuo padre e io».  

Al che, il Divin Fanciullo rispose distinguendo tra colui ch'Egli rispettava come padre terreno e l'Eterno Padre. Tale risposta stabili una disgiunzione, perché, pur non diminuendo in alcun modo il rispetto filiale ch'Egli riconosceva di dovere a Maria e a Giuseppe, tant'è vero che immediatamente tornò a loro sottomesso, li pose decisamente in secondo piano.  

Sono codeste le prime parole che i Vangeli registrino di Gesù, e vengono pronunziate in forma interrogativa:  «Perché mi cercavate? Non sapete che io devo attendere a ciò che riguarda il Padre mio?» (Luca 2: 49)  

C'è qui un palese riferimento alle parole di Maria: «Tuo padre e io». Nel dire che Sua madre avrebbe dovuto sapere ch'Egli attendeva a quanto riguardava il Padre Suo, si riferiva evidentemente a quanto le era stato rivelato all'atto dell'Annunciazione, allorché l'Angelo le aveva detto:  «Lo Spirito Santo scenderà in te, e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra, e perciò il santo che nascerà da te sarà chiamato figlio di Dio» (Luca 1: 35)  

Sul tema dei rapporti di parentela con la madre sarebbe tornato in occasione delle nozze di Cana; ora aveva stabilito la natura dei rapporti di parentela col padre adottivo. E cioè: aveva disconosciuto la paternità fisica, affermando, per Sé, la Paternità Divina, quella del Padre Suo Celeste. A Cana, avrebbe detto alla madre:  «Che [importa] a me e a te, o donna?» (Giov. 2: 24)  

Allora avrebbe inteso parlare di una maternità ben diversa da quella della carne, così come ora aveva alluso a una paternità ben diversa da quella esercitata da Giuseppe. Né di Giuseppe si farà mai più cenno nei Vangeli.  

Al tempio, Nostro Signore si sottrasse al diritto del padre adottivo, allo stesso modo che più tardi, a Cana, si sarebbe sottratto ai diritti della madre. Il Suo supremo fine era d'essere un Salvatore, il che tuttavia comportava, per il momento, l'obbedienza ai Suoi custodi terreni. Il Fanciullo si riferiva a una realtà storica di cui la madre e il padre adottivo sarebbero dovuti essere a conoscenza, una realtà che giustificava la Sua presenza in quel luogo e quindi escludeva qualsiasi motivo di ansietà loro nei confronti Suoi. Questa la ragione per cui domandò: «Perché mi cercavate?»; questa la ragione per cui aggiunse: «Non sapete che io devo attendere a ciò che riguarda il Padre mio?» Con ciò, insomma, intendeva dire che appunto li, nel tempio del Padre Suo, Egli doveva essere. E fu quello il primo dei molti «devo» che il Nostro Signor Benedetto avrebbe pronunziati nel corso della Sua vita ad indicare che aveva accettato una missione, che obbediva all'ordine di costituire un riscatto. Il fatto stesso ch'Egli associasse la parola «devo» al Padre Suo Celeste significava che la Sua condizione di Figlio implicava obbedienza. A dodici anni, Egli s'imponeva ciò che alla Sua natura umana avrebbe recato sofferenza, ma l'intera natura Sua tendeva al compimento di un «devo» divino.  

Se c'è qualcosa che dissipa l'erronea credenza che la Sua consapevolezza dell'unità col Padre si sia sviluppata gradatamente, è appunto questa scrittura, dalla quale risulta come Egli, fanciullo dodicenne, accennasse alla Propria misteriosa origine e alla natura meramente putativa del padre, nonché alla piena coscienza d'esser tutt'uno con la Divinità. Già Egli, insomma, si rendeva perfettamente conto delle divine costrizioni che signoreggiavano la Sua vita. E più volte adoperò la parola «devo».  

Devo predicare il Regno di Dio.  Devo dimorare nella tua casa.  Devo attendere all'opera di Colui che mi ha mandato. Molte sono le cose che il Figlio dell'Uomo deve patire. Il Figlio dell'Uomo dev'essere innalzato.  Il Figlio dell'Uomo deve soffrire per partecipare della gloria di Dio.  Il Figlio dell'Uomo deve risorgere.  

Parlava sempre come un esecutore d'ordini. Pur libero dalle coercizioni dell'eredità, delle circostanze o della famiglia, questo Fanciullo di dodici anni disse di esser vincolato da un incarico celeste, epperò aveva domandato perché mai Lo cercassero, stupito che ad essi occorresse una qualche altra spiegazione, che non fosse quella ch'Egli obbediva alla volontà del Padre Suo. L'imperativo dell'Amor Divino si manifestò in quel «devo». Non c'era una differenza sostanziale tra il Fanciullo nel tempio e l'Uomo che avrebbe detto di «dover essere innalzato» sulla Croce. Egli sarebbe dovuto morire per amor di salvezza: la Sua filiale obbedienza al Padre coincideva con la Sua pietà per gli uomini. Ma non sarebbe stata una tragedia, «perché il Figlio dell'Uomo sarebbe risorto dopo tre giorni». Alle menti umane il Suo disegno si rivelò per gradi, ma nella Sua mente non si produsse una rivelazione graduale, un intendimento nuovo, della ragione della Sua venuta.  

L'attendere per tre giorni nel tempio a ciò che riguardava il Padre Suo non differiva in alcun modo dall'attendere per tre giorni nel sepolcro a ciò che riguardava il Padre Suo. Come tutti gli altri episodi della Sua infanzia, anche questo testimoniò della Missione della Croce. Tutti gli uomini nascono per vivere: Egli era nato per adempiere l'incarico del Padre, ossia morire e, pertanto, salvare. Queste Sue parole, le prime di cui si abbia testimonianza, somigliano le gemme di un fior di passione: la Domenica di Pasqua Maria Lo avrebbe ritrovato nel tempio, nel tempio del Suo Corpo glorificato.  

Già la spada si avvicinava a Maria, ancor prima che la Croce al Figlio, perché ella sentiva già il taglio della separazione. Sulla Croce, nella Sua natura umana, Egli avrebbe pronunziato il grido della Sua suprema angoscia: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?», ma Maria lo pronunziò quando Egli era ancora un fanciullo, smarrito nel tempio. Delle pene dell'anima, le più penetranti sono quelle imposte da Dio, in quanto Gesù impose quelle alla madre Sua. Solo esternamente le creature possono ferirsi a vicenda, ma la fiamma purificatrice di Dio può entrare nelle loro anime come una spada dal duplice taglio. Entrambe le nature di Lui rivelavano a lei com'ella dovesse prepararsi alla vita dolorosa del Figlio: la Sua natura umana, celando a lei per quei tre giorni, o, meglio, per quelle tre notti, la soavità del Suo Volto; la Sua Natura Divina, proclamando che il Padre Lo aveva mandato sulla terra per assolvere un compito celeste: quello di aprire il cielo all'umanità pagando il debito contratto dagli umani peccati. 

Venerabile Mons. FULTON J. SHEEN

GESÙ, VERO E UNICO DIO NOSTRO

 


a che cosa è l'uomo, perché tu ti prenda tanta cura? Tu lasci la tua celeste reggia per venire in cerca della traviata pecorella. Ti manifesti a essa, e con impulsi della tua grazia incessantemente la chiami, ne muovi il cuore verso di te, affinché a te d'appresso ti conosca, ti ami, ti adori. ai tu forse bisogno di essa per essere pienamente felice nel tuo paradiso? No, è la tua solita bontà che ti piega verso di essa, è il tuo amore, che ama espandersi e conquistarla per renderla felice di quella stessa felicità di cui tu sei ripieno. O Gesù, noi siamo un brutto nulla, e tu ci cerchi proprio per questo: per darci l'essere tuo divino, mediante l'operazione e la comunicazione della tua grazia. O Gesù, e chi potrà resisterti? Lascia che povero, quale io sono, ti chiegga tutto quello che mi bisogna per piacere a te, che sia di te, che dia gusto a te. Dammi e conservami quella fede viva che mi faccia credere e operare per tuo solo amore. E questo è il primo dono che ti presento e unito ai santi magi, ai tuoi piedi prostrato, ti confesso senza alcun umano rispetto dinanzi al mondo intero per vero e unico Dio nostro.

Epistolario 4,1014 

PADRE PIO


L’ORA DELLA VOSTRA ELEVAZIONE A ME È GIUNTA.


L’Amore Perfetto è con voi, o figli di Gerusalemme, il Dio dell’Eterno Amore discende a voi per benedirvi e custodirvi in Sé.

Amati miei, il vostro sì così fedele è per Me gioia immensa. Il vostro cuore è in Me, puro e sincero. Vedo il vostro essere in Me: ... delizia ai miei occhi! Credete fermamente nella mia Parola e ditemi che siete solo miei, che volete solo Me, il Dio d’Amore infinito.

Solleverò a Me tutti voi che Mi state seguendo con fedeltà e vi metterò in un luogo dove pace, amore e gioia sono, sarete nella Nuova Era, entrerete in Me e sarete finalmente tutti miei.

L’ora della vostra elevazione a Me è giunta,
il tamburo già batte suoni di morte per i lontani da Me, per i traditori,
ma cembali e cetra suonano a festa per i miei eletti.

Guiderò il mio nuovo popolo nelle mie Praterie e lo benedirò in eterno, gli concederò ogni gioia nell’amore e lo istruirò delle Cose di Dio. Avanzeranno come angeli al cospetto del loro Dio Salvatore e godranno del suo amore, nel suo Tutto entreranno e conosceranno l’Immenso Dio: tutto è racchiuso in Lui, in Lui c’è tutto ciò che conoscete e non conoscete ma che presto conoscerete per grazia Divina.

Sapienti delle Cose di Dio entrerete in Dio e parlerete la lingua perfetta del Dio Perfetto, sigillati nell’Amore Perfetto sarete perfetti e sarete eterni nell’Eterno.

Voglio raccomandare a tutti coloro che ancora non vogliono ascoltare la mia voce, perché non Mi riconoscono quale loro Dio, di svegliarsi in fretta dal sonno nel quale sono caduti a causa del peccato, a causa di Satana che lavora le loro menti.

Dio ascolta la voce del povero, ascolta il lamento di Israele! Ecco è in arrivo il suo Aiuto, attendete con santa pazienza perché ormai tutto è compiuto, non c’è più da aspettare, il Dio dell’Eterno Bene viene a rinnovare ogni cosa in Sé e riportare in Sé tutto ciò che Gli appartiene, far godere in Sé nell’amore perfetto tutti i suoi figli.

Mettetevi in Me, fate in fretta! Queste mie parole sono ripetitive ma ogni giorno è sempre più vicino al mio intervento, non disdegnate queste mie parole per non trovarvi poi spiazzati e privi di Me.

Io Sono la salvezza, Sono il vostro Tutto, chi non ascolta Me e chi non segue Me andrà perduto, l’Inferno attende di risucchiarvi in sé, Satana ha predisposto per gli stolti un mondo di maledizioni e dolore infinito.

Non ascoltate le eresie degli uomini ma state fermi nel Santo Vangelo, leggete le Sacre Scritture. Informatevi per come eravate ieri e come oggi siete, tutto è peggiorato, l’uomo non ha preso esperienza dal passato, … è caduto nell’orribile dramma della morte.

Attenti, o uomini, il Cancello del Giardino Celeste è aperto per tutti coloro che vogliono la vita eterna in Dio Padre, non attendete di raggiungere quel Cancello per poi rimanerne fuori.

Il Verbo è per essere Carne! Il Dio dell’Eterno Amore grida il suo intervento! Pace per gli uomini di buona volontà e sofferenza grande per tutti i lontani da Dio.

Siate i benedetti di Dio, siate i suoi santi apostoli, … il mondo conosce, ma voi conoscete di più! …  non siate stolti. Amen

Carbonia 20-02-2021

 


Maria, ancora di salvezza

 


L'14 febbraio 2021, questa anima californiana ha “visto” il numero 326 del Libro blu. Questo messaggio è stato originariamente dato a P. Stefano Gobbi il 7 giugno 1986, festa del Cuore Immacolato di Maria  


Maria, ancora di salvezza

Oggi voglio esprimervi la mia materna gratitudine per aver accettato il mio invito a consacrarvi al mio Cuore Immacolato. Hai risposto in gran numero, da tutte le parti del mondo. Continuate a rispondermi con generosità e lasciatevi condurre da me nel rifugio sicuro che il mio amore materno vi ha costruito. In questi tempi, dovete affrettarvi tutti a rifugiarvi nel rifugio del mio Cuore Immacolato, perché gravi minacce di male incombono su di voi.

Questi sono prima di tutto i mali di un ordine spirituale, che possono danneggiare la vita soprannaturale delle vostre anime. Il peccato si sta diffondendo come la peggiore e più perniciosa delle epidemie, che sta portando malattie e morte ovunque a molte anime. Se vivi abitualmente nel peccato mortale sei spiritualmente morto e, se arrivi alla fine della vita in questo stato, la morte eterna all'inferno ti aspetta. L'inferno esiste, è eterno, e oggi molti corrono il pericolo di andarci, perché sono contaminati da questa malattia mortale.[1]

Ci sono mali di un ordine fisico, come infermità, disastri, incidenti, siccità, terremoti e malattie incurabili che si stanno diffondendo. Anche in ciò che vi accade nell'ordine naturale, vedete voi stessi un segnale di avvertimento. Dovresti vedere un segno di giustizia divina, che non può permettere che gli innumerevoli crimini che vengono commessi ogni giorno rimangano impuniti. Ci sono mali di un ordine sociale, come divisioni e odio, carestia e povertà, sfruttamento e schiavitù, violenza, terrorismo e guerra. Per essere protetti da tutti questi mali, vi invito a mettervi al riparo nel rifugio sicuro del mio Cuore Immacolato. 

Ma, in questi tempi, avete bisogno soprattutto di essere difesi dai terribili lacci del mio Avversario, che è riuscito a stabilire il suo regno nel mondo. È il regno che si oppone a Cristo; è il regno dell'Anticristo. In quest'ultima parte del tuo secolo, questo suo regno raggiungerà l'apice della sua forza, del suo potere, della sua grande seduzione. Si sta preparando l'ora in cui l'uomo dell'iniquità, che vuole mettersi al posto di Dio per farsi adorare come Dio, sta per manifestarsi in tutta la sua potenza. Sotto il flagello sanguinoso di questa terribile prova, come evitare di essere dispersi e scoraggiarsi e rimanere saldi nella fede e fedeli solo a Gesù e al suo Vangelo? Il mio Cuore Immacolato diventerà la tua difesa più forte, lo scudo di protezione che ti proteggerà da ogni attacco del mio Avversario.

Ma oggi hai un bisogno speciale di essere consolato. A chi potrai rivolgerti nei momenti dolorosi che ti attendono, quando la grande apostasia raggiungerà il suo culmine e l'umanità arriverà al vertice del rinnegamento di Dio e della ribellione, dell'iniquità e della discordia, dell'odio e della distruzione, della malvagità e dell'empietà. Nel mio Cuore Immacolato sarai consolato! Per questo ripeto oggi a ciascuno di voi quello che ho detto a Fatima a mia figlia, Suor Lucia: "Il mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e la via sicura che ti condurrà a Dio". In questo giorno, dedicato dalla Chiesa alla sua particolare venerazione, desidero che il mio Cuore Immacolato appaia come l'ancora di salvezza per tutti.[2]