Gabriele Amorth racconta...
Stupisce la «fisicità» degli attacchi; anche se è proprio in quel periodo che Padre Pio
comincia a esprimere in maniera chiara che la sua personale battaglia rientra nel grande
affresco di una lotta nata subito dopo la creazione. «Babbo carissimo, io mi trovo assai
contento. Gesù non cessa di volermi bene, anche contro ogni mio demerito, perché non
cessa di farmi affliggere di più da quei brutti ceffoni. Oramai sono sonati venti- due giorni continui che Gesù permette a costoro di sfogare la loro ira su di me. Il mio corpo, padre mio, è tutto ammaccato per le tante percosse che ha contato fino al presente per mano dei nostri nemici.
Più di una volta sono giunti a togliermi perfino la camicia e a percuotermi in tale stato. Ora
ditemi, non è stato forse Gesù che mi ha aiutato in questi sì tristi momenti in cui, sì privo di
tutti, i demoni hanno cercato di distruggermi e perdermi? Aggiungete ancora che anche
dopo che costoro si sono allontanati, sono rimasto svestito per molto tempo, perché impotente a muovermi, con questa stagione sì rigida. Quanti malanni avrebbero dovuto scatenarmi su di
me, se il nostro dolcissimo Gesù non mi avesse aiutato! Ignoro quello che mi accadrà; so
soltanto però una sola cosa, con certezza, che il Signore non verrà mai meno nelle sue
promesse: “Non temere, io ti farò soffrire, ma te ne darò anche la forza”, mi va ripetendo Gesù.
“Desidero che l’anima tua con quotidiano e occulto martirio sia purificata e provata; non ti
spaventare se io permetto al demonio di tormentarti, al mondo di disgustarti, alle persone a
te più care di affliggerti, perché niente prevarrà contro coloro che gemono sotto la croce per
amor mio e che io mi sono adoperato per proteggerli”» (Pietrelcina, 13 febbraio 1913).

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