Ci deve forse recar meraviglia che, a questa vittima scelta per una missione redentrice e
associata in modo così speciale a l'opera di N. S. Gesù Cristo, il Divin Maestro abbia
voluto imprimere i segni esteriori dell'amor crocifisso?
“Tu sei martire di Gesù Cristo - Egli le aveva dichiarato un giorno - Disponiti a ricevere
le mie Piaghe una dopo l'altra”.
Il 12 giugno 1874 all'alba della festa del Sacro Cuore Suor M. Marta era stesa a terra.
Mentre si offriva all'Eterno Padre in unione si intima col suo Divin Figlio che le sembrava
di essere trasformata in Lui, ecco che apparve N. S. Gesù Cristo... Subitamente essa sentì
l'impressione, che un ferro rovente le trapassasse il piede sinistro.
Le nostre due antiche Madri, Maria Alessia Blanc e Teresa Eugenia Revel, esaminarono
la ferita: era assai profonda, della larghezza di una moneta di cinquanta centesimi, e
dolorosissima.
Passati quindici giorni, l'eletta del Signore fu ferita parimenti al piede destro e, questa
volta, il dolore fu così forte che la Serva di Dio stentava a camminare. La povera Sorella
fu presa allora da un gran timore che qualcuno si accorgesse del nuovo favore di cui era
l'oggetto, e supplicò Gesù a ritirarglielo o, almeno, a renderlo tutto interiore. Passarono
diversi mesi senza che potesse ottenerlo. “Ogni mercoledì il sangue cominciava a
scorrere da queste piaghe e cessava solo il venerdì sera. Le prime volte scorreva in tale
abbondanza da empirne le scarpe”. ( Deposizione della On.ma Madre Eugenia Teresa
Revel ).
Nel mese di Novembre, Gesù cedendo infine alle istanze della Sua Sposa, lasciò
sussistere, di queste piaghe, soltanto una piccola ferita che sanguinava leggermente ogni
venerdì. Nel Maggio dell'anno seguente, le stimmate ricominciarono a gettare sangue in
abbondanza tre volte la settimana; ma con nuove e più vive istanze, Suor M. Marta
ottenne che il Salvatore le cangiasse questo patimento, in altro meno visibile. (Agosto
1875)
Le piaghe si chiusero, e scomparvero persino le cicatrici, ma il sangue affluì con violenza
alla testa, facendole soffrire atroci spasimi. Questi dolori fisici però, erano nulla in
paragone delle torture morali che soffrì allora la Serva di Dio, cosicché poté
sperimentare le verità della parola, che le aveva detto un giorno la nostra S. Sorella
Margherita Maria: “Avere in cuore Gesù Crocifisso è una grazia più grande che le
stimmate ed è più nascosta”. Sotto quest'ultima forma Suor M. Marta fu stimmatizzata
in modo, come a pochissime anime fu mai concesso.
In modo non meno efficace, Nostro Signore, in questo stesso periodo di tempo,
affermava il suo impero assoluto sull'anima della Sua Sposa.
Per dimostrarle che Egli voleva “essere il suo tutto” volle per quattro anni di seguito, che
il suo unico cibo fosse la SS. Eucarestia. Però fu solo a poco a poco, che la introdusse in
questo stato soprannaturale. Potremmo seguire la nostra Sorella di giorno in giorno,
durante questi mesi di preparazione; ma ci limitiamo agli ultimi appunti dei già citati
manoscritti:
“Il 25 Gennaio 1869 la Serva di Dio non prese assolutamente nulla, nemmeno una goccia
d'acqua! Il 26 e il 27, divorata dalla sete, bevve un po' d'acqua fresca. Il 28, dopo
mezzogiorno, le facemmo prendere una tazzina d'acqua e zucchero, che le cagionò forti
dolori di stomaco.
“Il giorni seguenti prese solo un po' d'acqua, ad eccezione di un giorno, in cui ottenne il
permesso da N. Signore di andare al refettorio per tranquillizzare la Comunità che stava
in pena per lei.
“Il martedì grasso, 9 Febbraio 1869, essa venne ancora con le Sorelle nella sala di
Comunità, a prendere parte alla ricreazione e bevve una tazza di caffè e latte... Non prese
di poi più nulla fino alla prima domenica di Quaresima in cui fece colazione con un po'
di brodo, che le fece male.
“Al principio di questa Quaresima, la compassione ci spingeva a portarle una volta o due
alla settimana un po' di vino indolcito o qualche altro corroborante; ma bisognò
rinunziarvi. La cara Sorella dové accontentarsi di bere ogni tanto qualche goccia d'acqua
pura e, ben presto il Padrone assoluto delle anime e dei corpi, le tolse anche questo
leggero sollievo. D'allora, per lo spazio di quattro anni e mezzo, la Santa Comunione
divenne assolutamente l'unico suo nutrimento. Ora la nostra giovane Sorella, scrive la
Superiora, gode di una robusta salute e sta meglio di quando prendeva i suoi pasti, come
tutte le altre. Essa lava, strofina i pavimenti, è meravigliosa!.... e alla fine dice, tutta
contenta: “Non sento affatto la debolezza; oggi ho lavorato con tanta facilità!.... mi sento
più in forze del solito”. E nonostante le fatiche della giornata la si vede sacrificare ancora
il suo sonno nel silenzio delle notti ai piedi di Gesù Sacramentato.
Non di meno però - leggiamo nel manoscritto - Suor M. Marta sente talvolta mancarsi
le forze. Gesù lo permette e si compiace del suo ingenuo e confidente ricorso alla Sua
bontà, nonché nel vederla prostrata davanti la grata del Coro, lamentandosi, con
amorosa umiltà: “Vedi, Gesù mio, sono ridotta senza forze, come un pugno di polvere”.
Gesù non sa resistere oltre all'umiltà di tale preghiera, e le apre il suo Cuore tutto
sfavillante di celesti splendori: “Ecco la tua forza.... Vieni a ricevermi. Io sarò come olio
sparso che fortificherà le tue membra”. Un sangue nuovo sembra allora rifluire nelle sue
vene, comunicandole un meraviglioso vigore. La Sorella si affretta a riprendere le sue
fatiche e affronta, senza sgomentarsi, gl'imprevisti, col soccorso del suo Diletto.
Altre volte la vittima di Gesù prova il “martirio della fame”. Quando N. Signore giudica
bene nei suoi misteriosi disegni, di sottometterla a questa tortura, le indica però il modo
di ottenere un soccorso efficace: “Quando hai fame prega con le labbra appoggiate sul
mio Cuore”.
Poi quando essa ha così lungamente sofferto, contento della fedeltà dell'anima sua, Gesù
le mostra le Sue Piaghe e inonda di Sé la sua umile Serva, l'attira sul Suo Cuore: “Vieni,
mia Diletta, a nutrirti nelle mie Piaghe!... Prendi... tu potrai nutrirtene ma avrai sempre
fame, non ne sarai mai sazia.”
“Figlia mia, fa come l'uccellino, nessuno gli prepara niente ma Io lo nutro. Vieni a
“beccare” qua dentro; nutriti delle mie Piaghe”.
“Sembra allora alla Serva di Dio di bere a lunghi sorsi al Costato Sacratissimo di Gesù...
Tutte le gioie della terra sono men che nulla in paragone alle delizie che ella gusta in
quei felici momenti. Non è però in suo potere di goderne quando vuole, né distogliersene
quando Iddio gliele concede... Questa gioia la segue ovunque e ricolma tutto il suo
essere”.
( Manoscritto )
Tuttavia era per Suor M. Marta, una pena sensibilissima il vedersi esclusa dalla via
comune, e se ne sfogò col Santo Fondatore: “Padre mio, non permettete che mi perda
facendo altra cosa di ciò che ci avete prescritto”. Questo tenero Padre la tranquillizzò:
“Figliola, segui la strada che Gesù ti ha tracciata: questa è la tua Regola”.
Non ancora soddisfatta, Suor M. Marta seguitò i suoi umili lamenti: “Mio Dio, soffro
tanto di non poter andare al refettorio con le altre”. “Sappi Figliuola, le rispose il
Salvatore, che ho i tempi prestabiliti per accordare le mie grazie; quando andavi al
refettorio te le concedevo per l'adempimento della Regola; ora te le dò in un'altra
maniera. In una Comunità ognuno deve seguire il proprio sentiero, senza occuparsi di
quello degli altri”.
Dopo più di quattro anni, che Suor M. Marta viveva in modo così miracoloso, il Signore
arrendendosi alle sue continue preghiere, le permise di riprendere a poco a poco i suoi
pasti ordinari e alla fine del Settembre 1873 le fu concesso di riprendere posto al
refettorio.
“Già da diversi mesi essa ci aveva fatto questa domanda - racconta la fedele narratrice
della sua vita. Ci occorre la prova che Gesù lo vuole, le rispondemmo, vi daremo per otto
giorni un po' di nutrimento, se non vi fa male riconosceremo la volontà del Signore. Ma
la semplice minestrina che essa prese la fece sì orribilmente soffrire, che dovemmo
desistere.
Il 20 Settembre 1873, per assicurarci ancora della volontà Divina ricominciammo la prova
e il cibo non le fece più male, cosicché pochi giorni dopo poté riprendere posto al
refettorio.
Essa ci va a tutti i pasti, con inesprimibile consolazione di poter seguire in questo la
Comunità; ma del suo “regime Eucaristico” le restò un distacco totale da tutto ciò che
non è Dio. Essa non appartiene più a se stessa: è di Gesù. Con Lui essa è delle anime: in
loro favore compie la sua “missione”.
SANTA MARIA DI CHAMBERY

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