venerdì 21 maggio 2021

CHIAMAMI PADRE

 


DIO, IL PADRE DEI POVERI E DEI SOFFERENTI

O Padre, che scegli i piccoli e i poveri per farli ricchi nella fede ed eredi del tuo regno, aiutaci a dire la tua parola di coraggio a tutti gli smarriti di cuore, perché si sciolgano le loro lingue, e tanta umanità malata, incapace perfino di pregarti, canti con noi le tue meraviglie.


COME CONCILIARE LA PROVVIDENZA DEL PADRE CON LA SOFFERENZA DELL'UOMO?

Domanda: se Dio è onnisciente e onnipotente, come conciliare la sua Paternità, con la triste realtà della sofferenza, soprattutto quella nei piccoli e negli innocenti?

Come conciliare la Provvidenza con la sofferenza?

Cosa pensare di un Padre che si definisce onnipresente e provvidente e che sembra

- tanto lontano,

- tanto assente,

- tanto indifferente,

-          tanto muto,

-          tanto distaccato dalla realtà di un mondo nel quale sembrano trionfare solo il male, il peccato, l'ingiustizia, l'arroganza, la morte?

Il problema angoscia tutti, e proprio perché «il mondo è radicato nella sofferenza», urge dare una risposta, «se non si vuole che la fede si tramuti in una droga consolatoria o in una superstizione paurosa e infantile».


QUANTI MALI!

È difficile compilare un elenco dei molti mali che, da sempre, affliggono gli uomini, anche perché le sofferenze, specie quelle morali, acquistano diverse forme a seconda del carattere e della sensibilità di ciascuno.

S. Agostino afferma che, nell'antichità, i termini usati per indicare la felicità erano 288; ma quelli usati per indicare le varie forme di sofferenza erano oltre 400!

E commenta: «la vita presente è un pellegrinaggio faticoso, di incerta durata, pieno di miserie e intessuto di errori. Tutti i mali vi si danno convegno fino alla morte, e se la felicità vi appare, è solo per far sentire la sua assenza».

E stando così le cose, è davvero fallimentare la condizione dell'uomo, perché:

-          è creato per la vita e sa che deve morire,

-          è alla ricerca della gioia e non trova che sofferenza,

-          cerca l'amore e deve vivere in un mondo di odi e di divisioni,

-          aspira alla giustizia ed è circondato da tante ingiustizie,

-          vuole la pace ed è oppresso dalla guerra.

Come dunque conciliare questi opposti? Come ammirare la sapiente Provvidenza del Padre? Come continuare a dare credibilità a un Dio che sentiamo tanto lontano dai nostri problemi?

 

ALCUNI TENTATIVI DI SOLUZIONE

Lungo il corso della storia sono state tentate tante risposte e tante soluzioni ma esse sono risultate tutte parziali, provvisorie, inutili, e incapaci di dare senso e scopo al dramma della vita.

Nonostante le mille interpretazioni filosofiche e le mille scoperte mediche e scientifiche, il dolore resta il compagno fedele e il denominatore comune di ogni esistenza umana.

Il problema non ha che due alternative:

- o ammettere che tutto è assurdo;

- o accettare la presenza del mistero.

Alcuni affermano: il dolore è un assurdo, è cioè una realtà inspiegabile, che non ha alcun fondamento razionale. E inammissibile l'esistenza di un Dio creatore e provvidente, perché se esistesse, avrebbe già eliminato tutto ciò che si oppone alla sua bontà.

L'uomo non ha che una strada: soggiacere a un destino crudele e trascinare, con sofferta rassegnazione, un'esistenza che non ha senso e scopo.

Altri dicono: il dolore non è un assurdo, ma semplicemente un mistero.

L'assurdo è una contraddizione in termini (come ad es. un cerchio quadrato).

Il mistero è una verità del tutto superiore, ma non contraria alla nostra mente, e che noi accettiamo non per l'evidenza della cosa rivelata, ma per l'autorità infallibile di colui che ce la rivela.

Il dolore, dicono, non è un assurdo, ma un mistero. Non esclude Dio, ma lo interpella perché dia una risposta accettabile all'uomo che, da solo, non sa rendersi conto della presenza del male e del dolore.

 

L'UNICA SOLUZIONE RAGIONEVOLE VIENE DALLA FEDE

Noi ci accostiamo al mistero della sofferenza attraverso la via della Fede, perché essa è la sola che può garantirci l'assoluta verità di ciò che propone.

È troppo arduo il problema per accontentarci di opinioni umane sempre parziali e contraddittorie!

Abbiamo bisogno di sapere con certezza assoluta che cosa si nasconde dietro il buio dell'immenso dolore dell'umanità. Abbiamo bisogno di sapere chi è l'invisibile Regista che guida, dietro la scena, il susseguirsi delle vicende umane.

Abbiamo bisogno di sapere i criteri che ispirano i suoi interventi spesso per noi tanto strani e incomprensibili.

Ci accostiamo così all'unica fonte del nostro sapere.

Ovviamente, con l'umiltà dovuta e con quel senso dei nostri limiti che allontana ogni atteggiamento di meschina arroganza.

Affidiamo alla divina Rivelazione la soluzione del mistero.

DON NOVELLO PEDERZINI

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