domenica 11 giugno 2023

La razza ebraica e le profezie di Geremia.

 


Dice Gesù: 

«Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora comprenderete Chi sono e che da Me nulla faccio,  ma dico ciò che mio Padre mi ha insegnato e faccio ciò che Egli vuole. Ne già Colui che mi ha mandato  mi lascia solo, ma è meco. Così come l'ombra segue il corpo, altrettanto dietro Me, vegliante, presente se  pur invisibile, è il Padre. È dietro di Me e mi conforta e aiuta e non si allontana, perché Io faccio sempre  ciò che a Lui piace. Dio si allontana invece quando i suoi figli non ubbidiscono alle sue leggi e alle sue  ispirazioni. Allora se ne va e li lascia soli. Per questo molti in Israele peccano. Perché l'uomo lasciato a se  stesso difficilmente si conserva giusto e facilmente cade fra le spire del Serpente. E in verità, in verità vi  dico che, per il vostro peccato di resistenza alla Luce e alla Misericordia di Dio, Dio si allontana da voi e  lascerà vuoto di SÉ questo luogo e i vostri cuori, e ciò che pianse Geremia15 nelle sue profezie e nelle sue lamentazioni si compirà esattamente. Meditate quelle parole profetiche e tremate. Tremate e rientrate in  voi stessi con spirito buono. Sentite non le minacce, ma ancora la bontà del Padre che avverte i suoi figli  mentre ancora è loro concesso di riparare e salvarsi. Sentite Dio nelle parole e nei fatti e, se non volete  credere alle mie parole, perché il vecchio Israele vi soffoca, credete almeno al vecchio Israele. In esso  gridano i profeti i pericoli e le sciagure della Città Santa e di tutta la Patria nostra, se non si converte al  Signore Iddio suo e non segue il Salvatore. Su questo popolo già pesò la mano di Dio nei secoli passati.  Ma nulla sarà il passato e il presente rispetto al tremendo futuro che lo aspetta per non aver voluto accogliere il  Mandato da Dio. Né in rigore, né in durata è paragonabile ciò che attende Israele che ripudia il Cristo. Io ve lo  dico, spingendo lo sguardo nei secoli: come pianta stroncata e gettata su un turbinoso fiume, così sarà la razza  ebraica colpita da anatema divino. Tenace, cercherà di fermarsi sulle rive, in questo o quel punto, e rigogliosa  come è getterà polloni e radici. Ma quando crederà di essersi messa a dimora, la riprenderà la violenza della  fiumana e la strapperà ancora, la spezzerà nelle radici e nei polloni, ed essa andrà più là, a soffrire, per abbarbicarsi,  per essere di nuovo strappata e dispersa. E nulla potrà darle pace, perché la fiumana che l'incalza sarà l'ira di Dio  e lo sprezzo dei popoli. Solo gettandosi in un mare di Sangue vivo e santificante potrebbe trovare pace. Ma essa  fuggirà quel Sangue perché, nonostante che esso avrà ancora voci d'invito per essa, sembrerà ad essa che abbia  la voce del sangue d'Abele verso essa: Caino dell'Abele celeste».  

L’EVANGELO COME MI È STATO RIVELATO 

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