sabato 30 ottobre 2021

ALLA RICERCA DEL PARADISO PERDUTO

 


Quest'uomo è dunque un 'convertito'. Convertito alla dottrina cristiana dopo lettura, rilettura e meditazione di un'opera come quella di Maria Valtorta. 

Padre Roschini scrisse: "Chi vuol conoscere la Madonna (una Madonna in perfetta sintonia col Magistero ecclesiastico, partico- larmente col Concilio Vaticano II, con la S. Scrittura e la Tradizione ecclesiastica) legga la Mariologia della Valtorta!...". 

Padre Gabriele M. Allegra - dopo uno studio approfondito dell'opera - ne darà questo lapidario giudizio: 

'Doni di natura e doni mistici armoniosamente congiunti spiegano questo capolavo- ro della letteratura religiosa italiana e forse dovrei dire della letteratura cristiana mondiale'. 

Anche la Valtorta ebbe i suoi 'critici', ma credo che il suggerimento più saggio lo dette veramente Papa Pio XII: 'Pubblicate questa Opera così come sta, senza pronunciarvi dell'origine straordinaria o meno di essa: chi legge, capirà...'. 

Ma il 'Gesù' della Valtorta - quello che in visione la chiama affettuosamente 'piccolo Giovanni', come l'apostolo prediletto, e le detta i suoi 'ammaestramenti - cosa dice dell'Opera? 


Dice Gesù: 

E anche il terzo anno di vita pubblica ha fine. Viene ora il periodo preparatorio alla Passione. Quello nel quale apparentemente tutto sembra limitarsi a poche azioni e a poche persone. Quasi uno sminuirsi della mia figura e della mia missione. In realtà Colui che pareva vinto e scacciato, era l'eroe che si preparava all'apoteosi e intorno a Lui non le persone, ma le passioni delle persone erano accentrate e portate ai limiti massimi. 

Tutto quanto ha preceduto, e che forse in certi episodi parve senza scopo ai lettori mal disposti o superficiali, qui si illumina della sua luce fosca e splendente. E specie le figure più importanti. Quelle che molti non vogliono riconoscere utili a conoscere, proprio perché in esse è la lezione per i presenti maestri che vanno più che mai ammaestrati per divenire veri maestri di spirito. Come ho detto a Giovanni e Mannaen, nulla è inutile di ciò che fa Dio, neppure l'esile filo d'erba. Così nulla è di superfluo in questo lavoro. Non le figure splendide e non le deboli e tenebrose. Anzi per i maestri di spirito sono di maggior utile le figure deboli e tenebrose che non le figure formate ed eroiche. 

Come dall'alto di un monte, presso la vetta, si può abbracciare tutta la conformazione del monte e la ragione di essere dei boschi, dei torrenti, dei prati e dei pendii, per giungere dalla pianura alla vetta, e si vede tutta la bellezza del panorama e più forte viene la persuasione che le opere di Dio sono tutte utili e stupende e che una serve e completa l'altra e tutte sono presenti per formare la bellezza del Creato; così, sempre per chi è di retto spirito, tutte le diverse figure, episodi, lezioni, di questi tre anni di vita evangelica, contemplate come dall'alto della vetta del monte della mia opera di Maestro, servono a dare la visione esatta di quel complesso politico, religioso, sociale, collettivo, spirituale, egoistico sino al delitto o altruistico sino al sacrificio, in cui Io fui Maestro e nel quale divenni Redentore. La grandiosità del dramma non si vede in una scena ma in tutte le parti di esso. La figura del protagonista emerge dalle luci diverse con cui lo illuminano le parti secondarie.  

Ormai presso la vetta, e la vetta era il Sacrificio per cui mi ero incarnato, svelate tutte le riposte pieghe dei cuori e tutte le mene delle sette, non c'è che da fare come il viandante giunto presso la cima. Guardare, guardare tutto e tutti. Conoscere il mondo ebraico. Conoscere ciò che Io ero: l'Uomo al di sopra del senso, dell'egoismo, del rancore, l'Uomo che ha dovuto essere tentato, da tutto un mondo, alla vendetta, al potere, alle gioie anche oneste delle nozze e della casa, che ha dovuto tutto sopportare vivendo a contatto del mondo e soffrirne perché infinita era la distanza fra l'imperfezione e il peccato del mondo e la mia Perfezione, e che a tutte le voci, a tutte le seduzioni, a tutte le reazioni del mondo, di Satana e dell'io ha saputo rispondere: 'No', e rimanere puro, mite, fedele, misericordioso, umile, ubbidiente, sino alla morte di Croce. 

Comprenderà tutto ciò la società di ora alla quale Io dono questa conoscenza di Me per farla forte contro gli assalti sempre più forti di Satana e del mondo? 

Anche oggi come venti secoli or sono la contraddizione sarà fra quelli per i quali Io mi rivelo. Io sono segno di contraddizione ancora una volta. Ma non Io, per Me stesso, sibbene Io rispetto a ciò che suscito in essi. I buoni, quelli di buona volontà, avranno le reazioni buone dei pastori e degli umili. Gli altri avranno reazioni malvagie come gli scribi, farisei, sadducei e sacerdoti di quel tempo. Ognuno dà ciò che ha. Il buono che viene a contatto dei malvagi scatena un ribollire di maggior malvagità in essi. E giudizio sarà fatto sugli uomini, come lo fu nel Venerdì di Parasceve, a seconda di come avranno giudicato, accettato e seguito il Maestro che, con un nuovo tentativo di infinita misericordia, si è fatto conoscere una volta ancora. 

A quanti si apriranno gli occhi e mi riconosceranno e diranno: 'É Lui. Per questo il nostro cuore ci ardeva in petto mentre ci parlava e ci spiegava le Scritture'? 

La mia pace a questi e a te, piccolo, fedele, amoroso Giovanni. 3  


Dunque la Valtorta fu una mistica e, al pari di altri mistici ebbe visioni, rivelazioni, dettati o, come è più prudente dire, 'locuzioni interiori'. 

Vi è però un aspetto che mi ha lasciato perplesso relativamente alle visioni o locuzioni interiori di questi mistici, ed è stato il raffronto analitico che ho fatto fra alcune visioni da lei avute ed altre di contenuto analogo ma con 'forme' diverse avute da altri mistici, indiscutibilmente 'santi' e 'famosi'. Chi vede Gesù biondo e con gli occhi azzurri, chi moro e con gli occhi neri o castani, chi rivive i particolari della 'Passione' in un modo e chi nell'altro, chi vede materialmente la sua croce nella sua forma classica, chi la vede fatta a 'T' e chi a 'Y'. Chi vede la resurrezione con certe modalità e chi secondo altre, e così via. 

Una spiegazione di ciò in chiave 'psicologica' è già stata ipotizzata. Il 'mistico' riceverebbe da Dio una illuminazione che riguarda la 'sostanza', la 'sostanza ideale', l'idea di un certo fatto, ed egli può a seconda dei casi riprodurla 'fedelmente' oppure - dopo averla filtrata per mezzo del suo cervello nella sua psiche inconscia e fatta riemergere attraverso la mente conscia - riprodurla arricchita o modificata a seconda delle 'opinioni' inconsce, dei 'vissuti interiori', del suo stesso subconscio più o meno... 'creativo'. 

Il mio linguaggio non ha la pretesa di essere corretto dal punto di vista psicanalitico ma spero sia servito almeno a rendere l'idea. 

Lo stesso procedimento di 'ricezione' e possibile 'rielaborazione' può valere per le 'locuzioni interiori' e per i famosi 'dettati'.  

San Giovanni della Croce e Santa Teresa d'Avila, 'Dottori' della Chiesa vissuti nel '600, hanno scritto pagine di grande acutezza psicologica e spirituale - anche perché basate su esperienze mistiche dirette - sulle visioni e sulle locuzioni dettando i criteri per distinguere - con il discernimento - fra quanto viene da Dio, dal proprio 'io', dal subconscio se non addirittura da Satana che, tutte le volte che può ci mette lo 'zampino', anche coi Santi... 

Per parte mia - vista la loro esperienza ed autorevolezza, anche dal punto di vista dottrinario - sto dalla loro parte. 

Ma, riflettendo, mi sono poi dato anche una 'mia' personale spiegazione aggiuntiva su questi fenomeni e su certe differenze che si notano fra santo e santo, mistico e mistica, veggente e veggente. Parlo ovviamente di quei casi che non siano dovuti a mistificazioni, o a malattie mentali, allucinazioni, suggestioni o simili. Più in particolare a mio avviso, Dio - il cui giudizio è libero e ovviamente insindacabile per definizione - sceglie 'Lui' le circostanze e gli stessi 'strumenti' ai quali si rivela, stabilendo 'Lui' il quando, il come e il dove, secondo quello che giudica 'Lui' e non come preferiremmo noi seguendo il nostro modo umano di ragionare. 

Il 'mistico', oppure quello 'strumento' che senza essere mistico riceve - anche temporaneamente - questo 'dono' o - per dirla come S. Paolo - questi particolari 'carismi', è semplicemente un 'veicolo', un 'canale', un 'utensile' in un certo senso 'stupido' che deve limitarsi a farsi utilizzare senza metterci niente di 'suo'. Lo potremmo allora 'immaginare' come una persona immersa in piena notte nel buio. Ad un certo punto la notte viene squarciata da un lampo di luce, lo strumento 'vede' e descriverà poi quello che è riuscito, più che veramente a vedere, a intravvedere, se non intuire della realtà che aveva davanti. Nulla vieta che, nel descriverla, sovente anche a posteriori, egli la 'corredi' inconsciamente di particolari che non vi erano ma che servono a dare un senso compiuto al quadro che altrimenti non sembrerebbe sufficientemente completo secondo l'interiore inconscio canone estetico e di giudizio del veggente. 

Se poi la stessa persona ricevesse poco dopo un secondo 'lampo di illuminazione', di durata un po' più lunga, questa volta il suo 'quadro' si potrebbe arricchire di molti particolari in più, mentre altri particolari - prima appena intravisti di sfuggita e neanche messi a fuoco - acquisterebbero corpo, come invece altre precedenti 'ombre' interpretate in un certo modo si rivelerebbero nient'altro che 'ombre' alle quali era stato dato erroneamente corpo. 

Se infine il 'lampo' non fosse più un semplice lampo ma un potente riflettore, una 'illuminazione' costante e potente (e chi può impedirlo a Dio?), allora lo 'strumento' potrà descrivere con grande calma e precisione tutto quello che vede, con dovizia di particolari e sfumature. 

Credo io - per inciso - che in questo ultimo caso rientri appunto l'esperienza mistica di Maria Valtorta, tanto è eccezionale ed incredibilmente... credibile la natura della sua Opera. 

Infine, mi dico che la potenza dell'illuminazione e la sua durata non è poi detto debbano neanche dipendere dalla 'santità' di uno strumento (La Madonna – a Guadalupe,  Lourdes, La Salette, Fatima, per non dire anche a Medjugorje - non si è rivelata a 'santi' o personaggi illustri ma a persone umili, semplici, specie fanciulli e ragazzi) bensì dalla 'volontà' e dal 'fine' che si propone Dio. 

Quanto alle particolarità, divergenti nei contenuti, di certe visioni di taluni mistici o strumenti, mi dico che - senza andare ora a cercare persone che provino a individuare al buio dei 'particolari' illuminati da lampi di luce - basta riflettere su certe 'testimonianze' che rendono su uno stesso fatto dei testimoni oculari diversi, per accorgersi di quante cose non noti uno, quante invece ne noti un altro e di quante volte lo stesso episodio o fatto viene da ciascuno descritto - se non con modalità proprio diverse - quanto meno da angolazioni diverse che, pur lasciando inalterata la sostanza, ne cambiano la 'prospettiva', sovente arricchendola dei propri contenuti emotivi inconsci. 

Nel nostro subconscio, insieme alla sua enorme memoria storica (dove tanti particolari - come illustra la letteratura sull'ipnosi - vengono meticolosamente memorizzati e poi archiviati, pronti per essere richiamati fuori da qualche misterioso 'comando' quasi fosse il tasto che batte sulla tastiera di un enorme computer) sembra quasi risiedere una non ben identificata capacità 'creativa', basti pensare ai nostri sogni. Ma non per questo si deve a mio avviso necessariamente giungere alla affermazione 'scettica' che tutto è sempre frutto della 'capacità creativa' del 'subconscio'.  

O meglio, se ciò non si può escludere non lo si può nemmeno 'provare', perché ci muoviamo infatti su di un terreno, quello spirituale, che non adotta le stesse 'leggi' di quello naturale e non è quindi conoscibile e 'sperimentabile' con le stesse tecniche e metodologie.  

Guido Landolina 

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