venerdì 26 maggio 2023

Madre del Buon Consiglio

 


Maria è invocata quale Madre del Buon Consiglio.

1. Il dono del consiglio sta in un saggio discernimento operativo. È una prudenza nelle azioni, nella scelta dei mezzi in ordine ai fini.

Il suo esercizio è agevolato dalla sapienza che porta ad agire per spontanea connaturalità col bene, dall'intelletto che consente di meglio intuire la portata di ogni cosa, dalla scienza che fornisce i dati necessari per la scelta migliore. Suppone la generale purezza del cuore che apre l'anima allo splendore meridiano di Dio. «Cammina alla mia presenza e sarai perfetto» (Gn 12, 2).

Il dono del consiglio è indispensabile in misura delle responsabilità di un uomo: soprattutto a chi governa gli altri, specialmente nello spirito. Si sviluppa in una ponderazione calma dei fini e dei mezzi, dei pro e contro, delle conseguenze di ogni scelta: tutto questo non appare normalmente in un attimo, ma esige la tranquillità che permetta ai vari elementi di affiorare, pazienza col tempo, e soprattutto un supplemento di luce dall'alto che consenta di vedere più in là dell'occhio semplicemente umano.

Vizi contrari sono: la precipitazione che non lascia tempo di riflettere, la temerarietà che non misura adeguatamente i rischi, la trascuratezza che non pondera le conseguenze di un'azione, la lentezza inconcludente, la passione che confonde le idee e inclina il cuore a gesti sconsigliati.

2. Nessuna creatura abbisognava di questo dono dello Spirito Santo quanto Maria, posta nella necessità di scelte che avrebbero avuto ripercussioni enormi nella redenzione dell'umanità; nessuna ne fu arricchita come lei. Ciò appare fin dalle prime righe del Vangelo: si trattava di decidere in merito alla stessa Incarnazione del Verbo. La Madre del Buon Consiglio riflette attentamente sulle parole dell'Angelo, misura la portata della proposta angelica, vede le difficoltà, chiede spiegazioni, e alla fine, rassicurata su ogni aspetto, pronuncia il suo si con parole tanto prudenti: «Ecco la serva del Signore: si faccia di me secondo la tua parola». Maria riconosce la sua condizione di creatura di fronte a un mistero insondabile, e comprende che solo Dio, che è l'autore della proposta angelica, può condurla a termine. «Si faccia», e non «Farò», essa dice. Sa che «nulla è impossibile a Dio», quindi si affida con estrema riverenza al disegno dell'Altissimo.

Sempre condotta dal dono del consiglio, la «Vergine prudentissima» affronta le situazioni che si dispiegano imprevedibili lungo il suo cammino: si reca da Elisabetta, risolve l'angoscioso problema del fidanzamento con Giuseppe, si reca a Betlemme, offre il suo Bimbo nel Tempio, fugge in Egitto, si mette coraggiosamente ai piedi del Figlio crocifisso, rimane con gli Apostoli a pregare in attesa della discesa dello Spirito Santo.

Si tratta di azioni cariche di risonanza salvifica, in cui occorre armonizzare le sue scelte personali con le situazioni a volte indecifrabili disposte dalla Provvidenza: si pensi allo smarrimento di Gesù nel tempio.

3. Il dono del consiglio crea questa sintesi felice tra disposizioni e corrispondenza, tra la luce che viene dall'alto e la necessaria riflessione umana. Ove Dio si manifesta chiaro, non resta che eseguire con estrema fedeltà; ove Dio non si pronuncia, occorre mettere in atto la propria riflessione orientando con purezza d'intenzione ogni atto al suo fine immediato e ultimo.

La Vergine Illuminata, fatta Madre della Chiesa, è impegnata a dare ai figli che la invocano il dono del consiglio perché non incorrano in passi imprudenti (quanto sono facili e frequenti nella vita!), evitino implicanze disastrose, si destreggino nelle difficoltà spirituali e anche umane.

Noi la invocheremo nei momenti decisivi, e anche nelle scelte quotidiane: ove fa difetto la chiaroveggenza umana, la luce che viene dall'alto dissiperà tentazioni e pericoli, ispirerà le scelte migliori (dello stato di vita, del coniuge, del tipo di studi, ecc.).

 

Un culto solido e vivo

«Il Sacrosanto Concilio (...) esorta caldamente i teologi ed i predicatori della parola divina, ad astenersi con ogni cura da qualunque falsa esagerazione, come pure dalla grettezza di mente, nel considerare la singolare dignità della Madre di Dio.

I fedeli a loro volta si ricordino che la vera devozione non consiste né in uno sterile e passeggero sentimentalismo, né in una certa quale vana credulità, ma bensì procede dalla fede vera, dalla quale siamo portati a riconoscere la preminenza della Madre di Dio e siamo spinti al filiale amore verso la Madre nostra e all'imitazione delle sue virtù» (LG 67).

«Si sa bene che la Santa Vergine è la Regina del Cielo e della terra, ma ella è più madre che regina, e non si dovrebbe far credere, come io ho spesso inteso dire, che a causa delle sue prerogative ella ecclissa la gloria di tutti i santi, come il sole al suo sorgere fa sparire le stelle.

Ma, mio Dio, com'è strano questo modo di dire! Una madre che fa sparire la gloria dei suoi figli!

Io penso tutto il contrario: io credo che Ella aumenterà di molto lo splendore degli eletti.

E’ bene parlare delle sue prerogative, ma non bisogna limitarsi ad esse. Bisogna farla amare». S. Teresina del Bambin Gesù (23 agosto 1897)


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