domenica 27 marzo 2022

LE IMPOSSIBILITÀ

 


QUALCOSA DI PIÚ GRANDE DELLA PASSIONE DI GESÚ

Dio ha creato l'universo per giungere a creare e a far vivere l'uomo; ha creato l'uomo perché il suo Figlio Unigenito avesse potuto farsi uomo. Niente c'è di piu grande dell'incarnazione del Figlio di Dio.

Se uno smisurato gigante avesse potuto prendere e comprimere fra le mani il sole, cosí da ridurlo una pallina da gioco, avrebbe fatto una cosa infinitamente piú piccola di quanto ha fatto Dio facendosi un piccolo uomo.

Tra gl'infiniti ordini possibili di Provvidenza Dio ha scelto questo nel quale l'uomo soffre, perché il suo Figlio potesse soffrire; ha scelto quest'ordine di Provvidenza nel quale l'uomo muore, perché il suo Figlio potesse morire; ha scelto, infine, quest'ordine di Provvidenza nel quale il suo Figlio sarebbe morto fra orrendi supplizi, perché potesse rivelare nella maniera piú sublime e inequivocabile il suo attributo piú grande: Dio è amore (i Gv 4,16). Gesú, infatti, non è morto perché avesse bisogno di qualcosa, ma per partecipare a noi la sua stessa felicità.

Dinnanzi a Gesú crocifisso c'è da restare sbalorditi e ammutoliti: colui che tiene in mano tutta la spaventosa energia della materia dell'universo e l'organizza in maniera da formare gli elementi fisici, le galassie e le stelle; colui che fa nascere, crescere, vivere tutti i fili d'erba, tutti gli alberi, tutti gli insetti, tutti gli animali; colui che manteneva in vita, perché non cadessero nel nulla, i suoi stessi crocifissori, viene da essi legato, sputato, bastonato, vilipeso, crocifisso, ammazzato; ed egli li lascia fare, mansueto come un agnello, mentre con un semplice atto della sua volontà, in un istante avrebbe potuto non solo farli morire, ma addirittura annientarli ... E perché tutto questo? Unicamente per farci commuovere, per farci aprire all'amore, per farci capire che il peccato è un suicidio, prima ancora di essere un deicidio, per farci convertire verso di lui, e, per mezzo di lui, farci raggiungere la felicità del paradiso.

Lo aveva già detto: « Quando sarò elevato da terra, trarrò tutto a me » (Gv 12,32). Per questo giustamente dice Bossuet: « Niente vi è nell'universo di piú grande di Gesú; niente vi è nella vita di Gesú di piú grande della sua passione; niente, nella sua passione, di piú grande della sua morte ».

Perché questo avesse potuto verificarsi occorreva anzitutto che ci fosse un popolo adatto dal quale il Figlio di Dio avesse potuto nascere e dal quale egli avesse potuto venire crocifisso. E Iddio preparò tale popolo

chiamando Abramo da Ur dei Caldei, facendolo staccare dal popolo degli Aramei, facendolo venire e isolare in Palestina, dandogli, contro ogni legge biologica, un figlio dalla moglie sterile e vecchia.

Quindi per figurare la nascita, il cammino e il destino del popolo cristiano fece formare tale popolo sotto la schiavitú dei faraoni in Egitto, apri ad esso un passaggio attraverso l'acqua del Mar Rosso, lo guidò per 4o anni con prodigi, miracoli e segni ancora piú strepitosi attraverso il deserto, fino a giungere nella Palestina. Vigilò con ogni cura e durezza sulla sua fede per mezzo dei profeti e di tremendi castighi (sconfitte, pestilenze, siccità, carestie, deportazioni), perché conservasse il piú rigoroso monoteismo. Soltanto da un simile popolo il Figlio di Dio poteva non essere confuso con altri dei, poteva venire crocifisso e poteva divenire credibile presso i popoli pagani, cioè presso tutto il mondo. Senza Gesú resta inspiegabile la storia degli ebrei.

Ma un avvenimento cosí enorme come la passione del Figlio di Dio non poteva chiudersi come un semplice fatto di cronaca; doveva restare presente per tutta la durata della storia umana, anzi doveva tutta lievitarla e cambiarla.

Per ottenere questo Gesú istituí l'Eucarestia, e subito dopo, ordinò ai suoi apostoli e ai suoi sacerdoti di fare quanto aveva fatto lui: ciò che i sacerdoti fanno celebrando ogni giorno la santa messa.

Cosí Gesú, presentando continuamente al Padre nell'eucarestia il suo sacrificio, vive sempre per intercedere per noi (Ebr 7,25), e ottine misericordia e perdono per il mondo, ne impedisce la distruzione da parte della giustizia di Dio e, contemporaneamente, nutre, vivifica e sviluppa il suo Corpo mistico, la Chiesa.

L'Eucarestia è il vertice dell'amore e dell'annientamento di Gesú. Mentre nella sua passione si mette nelle mani di un gruppo di ebrei, che lo sacrificano convinti di farlo per zelo verso Dio; nell'eucarestia si riduce a un pezzettino di pane e si mette nelle mani di tutti; e tutti possono fare di lui ciò che vogliono, anche sacrificarlo a satana come si fa giornalmente in centinaia, e forse in migliaia di messe nere.

ILDEBRANDO A. SANTANGELO


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