domenica 28 marzo 2021

I Dieci Comandamenti

 


Alla luce delle Rivelazioni a Maria Valtorta


Il sesto Comandamento: “Non commettere atti impuri”. 


Il mezzo 

Il mezzo: l'albero e il pomo. Due cose piccole, insignificanti, se paragonate alle dovizie che Dio aveva concesso all'uomo. 

E che? Si era dato Lui: Dio, e vietava di mirare un frutto?  

E che? Aveva dato alla polvere la vita naturale e soprannaturale, aveva infuso il suo soffio nell'uomo, e vietava di cogliere un frutto?  

E che? Aveva fatto l'uomo re di tutte le creature e lo considerava non suddito suo, ma figlio, e vietava di mangiare un frutto? 

A chi non sa sapientemente meditare , questo episodio può sembrare un puntiglio inspiegabile, simile al capriccio di un benefattore che, avendo ricoperto un mendico di ricchezze, gli vieti, poi, di raccogliere un sassolino giacente nella polvere. Ma così non è. 

Il pomo non era solo la realtà: frutto. Era anche il simbolo. Il simbolo del diritto divino e del dovere umano. 

Anche quando Dio chiama e benefica straordinariamente, i beneficati devono sempre ricordarsi che Egli è Dio e che l'uomo non deve mai prevaricare, anche se si sente straordinariamente amato.  

Eppure questa è la prova che pochi eletti sanno superare.  

Vogliono più di quanto già non abbiano avuto, e vanno a cogliere il non dato. E trovano così il Serpente ed i suoi frutti velenosi. 

Attenti, o eletti di Dio! Ricordate sempre che nel vostro giardino, così colmo dei doni di Dio, c'è sempre l'albero della prova e intorno ad esso cerca sempre di avvinghiarsi l'Avversario di Dio e vostro, per strappare a Dio uno strumento e sedurvi alla superbia e cupidigia, alla ribellione. Non violate il diritto di Dio. Non calpestate la legge del dovere vostro. Mai. 

Molti 109 sembrano, troppi secondo alcuni, gli strumenti di Dio, le "voci". Io dico a voi tutti, teologi e fedeli, che cento volte cento di più sarebbero, se tutti coloro che Dio chiama a speciale ministero sapessero non cogliere ciò che Dio non ha dato, per avere più ancora. 

Tutti i fedeli hanno nel Decalogo, albero della scienza del Bene e del Male, la loro prova di fede, di amore, di ubbidienza. Per le " voci " e gli strumenti straordinari più che mai è allettante quell'albero e insidiato da Satana. Perché più grande è il donato, e più è facile il sorgere della superbia e della cupidigia, la presunzione di essere sicuri di salvarsi in ogni modo. Invece Io vi dico che chi più ha avuto, più è in dovere d'essere perfetto per non avere grande condanna, quale non sarà data a chi, avendo poco avuto, ha l'attenuante dell'avere poco saputo. 

Prevengo una domanda. Quell'albero portava dunque frutti buoni e frutti cattivi? 

Portava frutti non diversi da quelli di ogni altra pianta. Ma era pianta di bene e di male, lo diveniva a seconda del comportarsi dell'uomo, non tanto verso la pianta quan to verso l'ordine divino. Ubbidire è bene. Disubbidire è male. 

Dio sapeva che a quell'albero sarebbe andato Satana, per tentare. Dio tutto sa. Il malvagio frutto era la parola di Satana gustata da Èva. Il pericolo di accostare la pianta era nella disubbidienza. Alla scienza pura che Dio aveva dato, Satana inoculò la sua malizia impura, che presto fermentò anche nella carne. Ma prima Satana corruppe lo spirito facendolo ribelle, poscia l'intelletto facendolo astuto. 

Oh! ben conobbero, dopo, la scienza del Bene e del Male! Perché tutto, persino la nuova vista, per cui conobbero d'esser nudi, li avvertì della perdita della Grazia, che li aveva fatti beati nella loro intelligente innocenza sino a quell'ora, e perciò della perdita della vita soprannaturale. 

Nudi! Non tanto di vesti quanto dei doni di Dio. Poveri! Per aver voluto essere come Dio. Morti! Per aver temuto di morire con la loro specie se non avessero agito direttamente. 

Hanno commesso il primo atto contro l'amore con la superbia, la disubbidienza, la diffidenza, il dubbio, la ribellione, la concupiscenza spirituale e, per ultimo, con la concupiscenza carnale.  Dico: per ultimo. Alcuni credono che sia invece stato l'atto primo la concupiscenza carnale. No. Dio è ordine in tutte le cose. 

Anche nelle offese verso la legge divina, l'uomo peccò prima contro Dio, volendo essere simile a Dio: " dio " nella conoscenza del Bene e del Male, e nella assoluta, e perciò illecita, libertà di agire a suo piacere e volere contro ogni consiglio e divieto di Dio; poscia contro l'amore, amandosi disordinatamente, negando a Dio l'amore riverenziale che gli è dovuto, mettendo l'io al posto di Dio, odiando il suo prossimo futuro: la sua stessa prole, alla quale procurò l'eredità della colpa e della condanna; in ultimo contro la sua dignità di creatura regale che aveva avuto il dono di perfetto dominio sui sensi. 

II peccato sensuale non poteva avvenire sinché durava lo stato di Grazia e gli altri stati conseguenti. Poteva esserci tentazione ma non consumazione della colpa sensuale sinché durava l'innocenza, e perciò il dominio della ragione sul senso. 

a cura del Team Neval 

Riflessioni di Giovanna Busolini  

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