lunedì 28 novembre 2022

LE IMPOSSIBILITÀ

 


CHE MANCHI UN PROGETTO PER L' UMANITA’

Dinnanzi alla moltitudine sconfinata degli uomini si resta perplessi. Già restiamo sbalorditi dinnanzi alla folla di 100 o 200.000 persone presenti in uno stadio o in un raduno. Non riusciamo neanche ad immaginare una folla di 50 o 2oo milioni di persone. E tuttavia una simile folla è insignificante dinnanzi ai 5 miliardi di uomini viventi nella terra. Perché tutti questi miliardi di miliardi di uomini che ci sono stati, ci sono e ci saranno nella terra? Erano proprio necessari?

La stessa domanda ci facciamo dinnanzi alla moltitudine sconfinata di stelle e di galassie: perché tutto questo sfoggio di materia e di stelle delle quali non riusciremo neanche a conoscerne l'esistenza? La scienza ce ne ha già dato la risposta: Dio non ha creato niente di inutile. Dio ha creato quella quantità di materia che era necessaria perché vi potessero esistere quelle leggi della gravità e dell'inerzia che rendono possibile l'esistenza di quanto esiste: quantità che è chiamata critica.

È assurdo che egli non abbia avuto un programma per l'umanità talmente alto e perfetto da giustificare l'opera immensa di tutta la creazione, o che non sia riuscito a realizzarlo.

È assurdo che tutta la creazione abbia a finire sulla Terra con un grandioso falò procurato dal sole o da una guerra nucleare.

Ma, se c'è un programma, qual'è questo?

L'uomo, naturalmente, non può entrare nella mente di Dio a scoprirlo. Se un programma c'è, Dio solo, che lo ha progettato, ce lo può rivelare. Di fatto, egli ce lo ha rivelato: è il Cristo, il suo Figlio Unigenito, che avrebbe dovuto venire sulla Terra, farsi uomo, morire e risuscitare per riunire in uno tutti i figli di Dio. Questo è il mistero nascosto dai secoli e da generazioni e rivelato ora ai suoi santi (Col 1,26).

« Gesú è l'immagine dell'invisibile Dio, il primogenito di tutta la creazione, perché in lui sono state create tutte le cose nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili, i Troni, le Dominazioni, i Principati, le Potestà: tutto è stato creato da lui e per lui. Egli è prima di tutte le cose e tutto sussiste in lui. Cristo è la testa del corpo, cioè della Chiesa; egli è il principio, il primogenito fra i morti, cosí da essere il primo in tutte le cose, perché il Padre si compiacque di far abitare in lui la pienezza, e per lui, che ha ristabilito la pace per virtú del sangue della sua croce, riconciliare con sé tutto ciò che esiste sulla terra e nei cieli » (Col 1,15-20).

« Conveniva, infatti, che colui, per il quale e dal quale sono tutte le cose e che conduce alla gloria molti figli, perfezionasse, per mezzo di sofferenze, l'autore della salvezza » (Ebr 2,10).

« Ma poiché i figli avevano una natura di sangue e di carne, egli pure la prese per distruggere, con la morte, colui che ha il potere della morte, cioè il diavolo, e liberare tutti coloro che il timore della morte teneva per la vita intera soggetti alla schiavitú » (Ebr 2,14).

E cosí conclude: « ... perché tutto appartiene a voi, e Paolo, Apollo, e Pietro, e il mondo, e la vita, e la morte, e le cose presenti e le future, tutto è vostro; ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio » (i Cor 3,22).

Ma a Gesú non bastò salvarci individualmente dalla morte eterna: ha voluto divinizzarci unendoci a sé intimamente cosí da divenire ognuno di noi con lui e tutti insieme con lui una cosa sola. Lo dice espressamente s. Giovanni: « Gesú è venuto per riunire in uno tutti i figli di Dio che erano dispersi » (Gv 11,52).

Per tal motivo Dio ha progettato dall'eternità la creazione di quella quantità di uomini necessaria per ricavarne il numero giusto, occorrente per la realizzazione di quello che s. Paolo, chiama il Corpo mistico di Cristo: non uno piú, non uno meno. In questo progetto Dio, naturalmente, doveva utilizzare uomini liberi, non pietre, né animali, e quindi ha dovuto prevedere ed ha previsto e, in conseguenza, pedestinato tutti quelli che lo avrebbero accolto, ed ha dato loro il potere di diventare figlio di Dio (Gv 1,12), e tutti quelli che lo avrebbero rifiutato. L'unico che avrebbe potuto realizzare questo suo progetto era il suo stesso Figlio. Per questo il centro di tutta la creazione e di tutta la storia è Gesú; e, contemporaneamente, ne è lo scopo. La piú grande meraviglia del Corpo Mistico è che Dio riesce a edificarlo mediante la libera cooperazione, spesso addirittura incosciente o inconsapevole, di miliardi di miliardi di uomini, e nonostante gli ostacoli e la guerra di innumerevoli suoi nemici.

S. Paolo specifica la natura di questo "uno": « Come il corpo è uno solo ed ha molte membra, ma tutte le membra sue, pur essendo molte, non sono che un solo corpo; cosí il Cristo. Infatti, noi tutti siamo stati battezzati in un solo spirito, Giudei, Gentili, servi e liberi, per formare un solo corpo, e tutti siamo stati dissetati con un solo Spirito.

Infatti anche il nostro corpo non è un membro solo, ma è composto da molte membra... Dio ha disposto il nostro corpo in modo da dare maggiore onore alle membra che non ne avevano, affinché non ci fosse divisione nel corpo e le membra avessero la medesima cura a vicenda. Sicché se un membro soffre, tutte le altre membra soffrono con esso; se invece un membro viene glorificato, gioiscono con esso tutte le membra. Ora voi siete il corpo di Cristo e sue membra, ognuno secondo la propria parte ».

Quindi s. Paolo fa vedere come ogni cristiano è ordinato per la formazione di tale corpo: « E Dio ne ha stabilito diverse nella Chiesa: in primo luogo gli apostoli, in secondo luogo i profeti, in terzo i maestri, poi il dono dei miracoli, il dono di guarire, di assistere, di governare, di parlare diverse lingue.

Sono forse tutti apostoli? O tutti profeti? O tutti maestri? O tutti hanno il dono dei miracoli? O tutti hanno il dono delle guarigioni? O tutti parlano le lingue? O tutti le interpretano? Aspirate ai doni piú elevati ». E, poi, specifica qual'è tale dono: « Anzi, vi insegno una via che sorpassa ogni altra: Quand'anche io parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, se non ho la carità, io sono un bronzo che suona o un cembalo che squilla. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi una fede tale da trasportare le montagne, se non ho la carità, io sono un niente. E se distribuissi anche tutti i miei beni ai poveri e dessi il mio corpo ad essere bruciato, se non ho la carità, tutto questo non mi giova a nulla. La carità è longanime, la carità è benigna, non è invidiosa, la carità non si vanta, né si insuperbisce, non manca di rispetto, non cerca le cose sue, non si irrita, non tiene conto del male che riceve, non gode dell'ingiustizia, ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta » (i Cor ia-13).

Con queste parole s. Paolo ci ha voluto dire come ciò che formerà la nostra bellezza e la nostra felicità eterna è la carità, cioè l'amore di Dio e l'amore del prossimo. Quindi gli eletti piú grandi, piú belli e gloriosi, piú felici del paradiso non sono quelli che hanno rivestito un ruolo piú importante nella vita o nella stessa Chiesa, fosse pure quello di un Papa o di un imperatore, ma quelli che hanno esercitato tale ruolo con maggiore amore, fosse pure il ruolo di un povero servo o di una povera vecchia o di un handicappato.

E, come le membra di un corpo vengono azionate dal capo e dallo stesso capo acquistano la loro bellezza; e vengono mantenute in vita dall'anima, e senza il capo o senza l'anima perdono ogni bellezza e la stessa vita, si corrompono, si disgregano e vengono seppellite; cosí noi tutti cristiani riceviamo la vita nel momento che lo Spirito Santo, anima della Chiesa, ci inserisce con la sua grazia nel Corpo Mistico di Gesti, cioè nella Chiesa; ci manteniamo in vità finché tale grazia è in noi, ossia finché non la perdiamo col peccato, e acquistiamo la bellezza divina di figli di Dio, divenendo e restando membra del Corpo Mistico per mezzo del nostro capo, che è Gesú, e da Gesú riceviamo, mediante la preghiera, la meditazione del Vangelo, la comunione, la forza di operare il bene. « Senza di me, ha detto infatti Gesú, non potete fare nulla» (Gv 15,5).

Per quelli che si staccano dal Corpo Mistico non resta che venire seppelliti nell'inferno.

E, infine, come la funzione di ogni petalo è di rendere piú bello il fiore; come la funzione di ogni strumento musicale in un'orchestra è di rendere piú melodiosa e suggestiva l'esecuzione dell'opera; cosí la funzione eterna di ogni singolo eletto è di rendere piú bello e piú affascinante il Corpo Mistico e lo stesso paradiso. Infatti la felicità del paradiso consiste nella visione beatifica di Dio e nella comunione e consumazione degli eletti in "uno", cioè nel Corpo Mistico con Gesú, con Maria e con tutti gli eletti. Fino a che esiste il mondo è segno che il numero degli eletti non è stato ancora raggiunto e che quindi c'è posto in paradiso per tutti gli uomini ancora viventi nella terra, perché Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi e raggiungano la conoscenza della verità (1 Tm 2,4); ma per tutti quelli che rifiutano il suo invito al paradiso, trova subito i sostituti che occuperanno il loro posto, come nella parabola del banchetto (Lc 14,21).

Appena il numero degli eletti sarà raggiunto e il Corpo Mistico si sarà formato in tutta la sua pienezza e bellezza, verrà la fine.

Allora, dice s. Paolo « Gesú consegnerà il regno al Padre, dopo aver distrutto ogni Principato, Dominazione e Potenza. Perché è necessario che Cristo regni fino a che non abbia messo sotto i suoi piedi tutti i nemici. L'ultimo nemico ad essere distrutto sarà la morte. Dio, infatti, tutto ha posto sotto i piedi di lui. Ma quando dice che tutto gli è stato assoggettato, è chiaro che si deve eccettuare Colui che gli ha assoggettato ogni cosa. E quando avrà assoggettato a lui tutte le cose, allora il Figlio stesso farà atto di sottomissione a Colui che gli ha sottoposto ogni cosa, affinché Dio sia tutto in tutti » (1 Cor 14,24-28).

ILDEBRANDO A. SANTANGELO


Nessun commento:

Posta un commento