domenica 11 febbraio 2024

IL DISCERNIMENTO DEGLI SPIRITI

 


Caratteri dello spirito diabolico circa i moti o atti della volontà, affatto opposti ai caratteri dello spirito di Dio. 

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§. VI. 

 135. Quinto carattere si è, la mala intenzione nell'operare. Se il demonio tenta ad opere malvage, già non si può dubitare che ingerisce nella mente di chi opera mala intenzione: se procura di corrompere le opere per sé stesse buone, ciò fa suggerendo qualche perverso fine, acciocché abbiano una bella apparenza di virtù; ma siano viziose nella sostanza. Così esercitandosi alcuno nelle elemosine, nelle orazioni, negli atti di carità e di misericordia. e cose simili, gli sveglia nel cuore una certa voglia di comparire con quelle operazioni su gli occhi altrui, e di acquistarsi estimazione e credito di bontà, o almeno gli mette stima appresso di sé stesso, studiandosi che da tali opere gliene risulti un gran compiacimento; ed un gran concetto di sé. Ed in questo modo miseramente l'inganna, facendogli parere virtù ciò che per la rea intenzione è un vero vizio. A questo volle alludere S. Gregorio, laddove spiegando quelle parole del santo Giobbe (Gb.40,13): dice che la cartilagine pare osso, e non è osso; così vi sono alcuni atti viziosi che sembrano retti e virtuosi, ma per la pravità della intenzione non sono tali. Sotto tali atti si nasconde il nemico per illuderci, facendoci comparire per virtù ciò ch'è vera colpa, e degno di premio ciò che talvolta è meritevole di eterno castigo (S. Greg. moral. lib. 32. cap. 17). 

136. Insegna altrove lo stesso santo dottore, che quando il demonio non può con le sue perverse intenzioni guastare qualche nostra opera buona, perché Iddio ci assiste con la sua grazia, procura almeno che la ritrattiamo o la viziamo dopo di averla fatta, rimettendola alla mente con ammirazione, con vanagloria e con vanto. Così ottiene, che oltre il mancamento presente, rimaniamo un'altra volta privi della divina assistenza, in pena della nostra vanità (S. Greg. Registr. epistolar. Lib. 7. indice 2, epist. 127, ad Recharedum Regem.). 

 137. Avverta però il direttore, che tentando il nemico di guastare ai suoi penitenti le opere sante che van facendo. con suggerire loro fini storti,  o di vanità, o di diletto, o di qualche vile guadagno, non dia mai loro per rimedio contra tali tentazioni il tralasciare, o intermettere dette operazioni; perché questo non sarebbe uno schivare, ma un aderire alle suggestioni del demonio, il quale, suscitando queste viziose intenzioni, ha due mire: o che si lascino le opere virtuose, o che si facciano male. Gli ordini piuttosto di rettificare le sue intenzioni, ed a sostituire ai fini bassi e difettosi altri fini nobili e perfetti come della gloria e del gusto di Dio, o pure della propria salute e perfezione. Così opererà con spirito retto, e con merito; e farà, che restino deluse le trame del nemico infernale. 

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G. BATTISTA SCARAMELLI SERVUS IESUS 

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