giovedì 26 novembre 2020

ETERNITÀ

 


PRIGIONIERO DI AMORE 

E CARCERIERE DELLA MIA PRIGIONE

Vivo penando nella mia reclamante appetizione, perché mi sento spinta verso il giorno eterno della luce, verso le chiarezze dell’immenso Sole; e, dinanzi agli splendori del suo contatto, resto oscurata dalla nebbia della fede e dai veli dell’esilio, in necessità torturanti del giorno della luce. (9-12-72)

A volte il desiderio dell’eternità stringe tanto l’anima, che costa piangere il rimanere qui benché sia un minuto in più, per la veemenza dell’Amore che la chiama a Sé e per la volontà di questo stesso Amore che la trattiene. (22-11-63)

Com’è dura la vita! Com’è lungo l’esilio! Com’è dolce l’Eucaristia! Com’è vicino Dio...! Come potremmo vivere nel carcere del nostro pellegrinare se Dio stesso non si fosse fatto nostro carceriere? (9-7-75)

Nelle mie mattine di preghiera, cariche d’amori, ricolmo nell’esilio, nel modo qui possibile, le mie nostalgie di possedere l’Essere. (11-5-76) 2.160. Che gaudio poter vivere sulla terra tempi d’eternità con desideri d’amore puo ed in risposta di amore all’Amore infinito, amandolo con lo stesso amore dello Spirito Santo! (25-1-75)

Il tabernacolo m’invita all’eternità, mi spinge ad essa e mi parla del suo mistero; per questo la mia eternità sulla terra la trovo ai piedi del tabernacolo. (14-9-74)

Le mie mattine passate dinanzi al tabernacolo sono anticipo e vicinanze d’eternità, poiché la mia eternità, nell’esilio, è dentro il tabernacolo. (14-9-74)

Come si cammina faticosamente per il deserto...! Ma l’Amore infinito sta spiando ansimante in tutti i crocicchi per i quali va passando l’anima:

«Non temere, lì dove tu andrai, andrò io con te per proteggerti con la mia nube di fuoco». (9-7-75) 2.164. Di fronte a ciò che vivo in paese straniero, l’eternità mi chiama, ed il cantare Dio, senza sapere, mi sostiene. (26-9-63)

Signore, voglio vivere d’eternità nell’esilio, essendo manifestazione del tuo Mistero tra gli uomini. (11-12-74)

Dio mio, sei l’unico sostegno con cui la mia anima tribolata può, rinforzata, continuare la sua corsa di dolore: dolore che si converte in amore nello sperimentare che il carico della mia croce per me diviene soave e dilettoso. (22-7-61)

La mia urgenza di Dio è torturante, per cui il mio contatto con ciò che non è Lui mi diviene straziante; tanto, che a volte mi sembra di stare per morire... «Ma non morrò, vivrò per cantare le gesta del Signore!». E quanto più soffrirò, tanto meglio, potrò offrire di più per la mia Chiesa mia. (21-11-74)

Amatore di amori, nel mio esilio ti sei fatto mio Prigioniero d’amore e Carceriere della mia prigione. Grazie, Signore! Se non fosse così, chi mi sorreggerebbe in questa cella tenebrosa!? (10-11-75) 

MADRE TRINIDAD DE LA SANTA MADRE IGLESIA

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