mercoledì 27 gennaio 2021

Fra loro vi erano alcuni Giudei: Daniele, Anania, Misaele e Azaria;

 


LIBRO DEL PROFETA DANIELE 

Il capo dei funzionari del re eseguì l’ordine del suo signore. Scelse giovani non solo fra i Caldei, ma anche tra i Giudei. Il testo parla di quatto giovani. 

Fra loro vi erano alcuni Giudei: Daniele, Anania, Misaele e Azaria . Vengono nominati solo questi quattro nomi. Non sappiamo se ve ne fossero altri. 

Dei giovani vengono indicati solo i nomi: Daniele, Anania, Misaele e Azaria. Ignoriamo i loro casati e le loro famiglie. Di sicuro sono della tribù di Giuda. 

Si parla della deportazione avvenuta tra i figli di Gerusalemme. La città santa era abitata dalla tribù di Giuda. Le altre tribù erano del regno del Nord. 

7 però il capo dei funzionari di corte diede loro altri nomi, chiamando Daniele Baltassàr, Anania Sadrac, Misaele Mesac e Azaria Abdènego. 

Ai quattro giovani vengono cambiati i nomi. Da nomi giudaici si passa a nomi caldei: Baltassàr, Sadrac, Mesac e Abdènego. 

Però il capo dei funzionari di corte diede loro altri nomi, chiamando Daniele Baltassàr, Anania Sadrac, Misaele Mesac e Azaria Abdènego. 

Oggi si parlerebbe di integrazione. Scuola caldea, scrittura caldea, nomi caldei, corte caldea, ministeri e responsabilità caldei, cibi e bevande caldei.  

Sul significato dei nomi è sufficiente consultare un qualsiasi testo di esegesi e lì si troveranno tutti i possibili significati e ogni congettura.  

A noi interessa attestare che si è voluta e creata una perfetta “integrazione”. Il corpo appare ora caldeo, ma lo spirito è anch’esso caldeo? 

Integrazione per noi può avere solo un significato, non altri. Per il cristiano l’integrazione è vivere da vero corpo di Cristo con i pensieri di Cristo. 

Vivere con i pensieri di Cristo non è però essere l’uno fotocopia dell’altro. Fare tutti la stessa cosa. Ognuno nel corpo di Cristo vive di carisma diverso. 

Anche di ministero diverso si vive nel corpo di Cristo. E anche se si vive lo stesso ministero, differente è il carisma che rende personale il ministero. 

Fuori del corpo di Cristo e della mozione dello Spirito Santo, mai si potrà parlare di integrazione. Lo attesta il martirio cristiano, lo attesta il Crocifisso.  

Il Crocifisso e i martiri di Cristo dicono la non possibilità di vivere di integrazione piena. L’integrazione finisce quando iniziano coscienza, fede, verità. 

Quando anche una legge esterna ti obbliga a rinnegare la coscienza, la fede, la verità, la luce, la Parola, il Vangelo, uno è obbligato anche al martirio. 

L’integrazione è possibile in tutto ciò che non rinnega la coscienza, la verità, la fede. Dove entra in campo la coscienza e la fede lì non c’è più integrazione. 

L’integrazione esteriore non è integrazione interiore, né integrazione del corpo e dell’anima e neanche dei costumi, della fede, dei principi morali. 

Il cristiano si lascia mettere in prigione, si sottopone anche alla Croce se l’uomo così decide, mai però potrà rinnegare Cristo, la sua verità, la fede in Lui.  

Potranno questi giovani evitare anche l’integrazione di fede e di verità nel Dio dell’Alleanza? Tutto ciò che non turba la fede, si deve sempre operare. 

Quanto invece turba la fede, la stravolge, la rende vana o addirittura la uccide nel cuore, allora queste cose mai dovranno essere operate.  

Si sceglie la morte, si offre il corpo in sacrificio sulla propria fede, senza alcuna ribellione o rivolta, si subisce ogni pena degli uomini. Si conserva la fede. 

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI 

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