venerdì 25 settembre 2020

TRATTATO DI DEMONOLOGIA

 


GERMANA CELE, NATAL, SUDAFRICA 1906-1907

***

Una buona confessione caccia il diavolo

Quando si sentiva maggiormente tormentata dalle vessazioni diaboliche Germana, che ne era  pienamente cosciente, domandava di confessarsi e dalla confessione ricavava sempre un visibile  beneficio. Lo stesso si dica della sua compagna Monika che era soggetta agli stessi fenomeni. La  cosa però non era delle più facili per il confessore che non riusciva a distinguere se parlasse la  giovane o se, attraverso lei, parlasse il demonio. Talvolta il padre Erasmo aveva l’impressione che  da una stessa bocca parlassero due persone. Germana diceva:

— Voglio dir tutto al confessore. Sono stufa di te, non ne posso più. Mi confesso e mi sento libera di te.

La giovane cominciava la confessione, ma stentata- mente, fermandosi spesso quasi non potesse  parlare. La sua gola era come chiusa e legata. Essa era in grado di dire quello che voleva e  rispondere a tutte le domande, ma non di dire i peccati. Solo dopo una speciale benedizione del  confessore poteva dir tutto.

Quando si accostava alla comunione doveva essere sempre assistita perché il demonio la incitava e  spingeva a sputar fuori l’ostia o a togliersela dalla bocca con le dita. Suor Giuliana con altre due  ragazze le stava sempre al fianco per impedire qualunque profanazione del sacramento. Spesso  Germana trovava difficile inghiottire l’ostia, la sua faringe, malgrado ogni sforzo, sembrava chiusa.  Solo dopo che il sacerdote aveva messo nella sua bocca le due dita consacrate l’impedimento  cessava. Durante la comunione talvolta tremava in tutto il corpo, ma poi si calmava. Arrivata la sera del giorno in cui si era confessata e comunicata, di solito riprendevano con più furia gli assalti  demoniaci. Il demonio si vendicava con rabbia rinnovata. Lo si sentiva per gli insulti e i rimproveri  che le rivolgeva per essersi confessata e comunicata.


Dio sa cavare il bene anche dal male

Tutto ciò che Dio fa nel mondo è per il bene dell’uomo. Tutto ciò che egli vuole e tutto ciò che egli  permette — e anche il male, che egli permette ma non vuole — porta talvolta dei frutti buoni. Il  demonio, che odia Dio e odia l’uomo, diventa così, involontariamente, uno strumento per dare  gloria a Dio e per portare la salvezza all’uomo. Anche nel caso che stiamo esaminando è capitato lo  stesso.

Il demonio, per bocca di Germana, diceva cose ignorate dai più e che per via naturale non si  sarebbero mai scoperte, specialmente riguardo a malefatte, mancanze e peccati commessi dai  ragazzi e dalle ragazze della scuola missionaria, e che essi si erano ben guardati dal dire in  confessione perché si vergognavano. Gli interessati diventavano pallidi e tremavano dalla paura. E  siccome queste cose erano dette in pubblico, in faccia a tutti grandi e piccoli, senza riguardo e senza distinzione, con facile scandalo di qualcuno, il padre Erasmo dovette intervenire più volte per farlo  tacere.

La relazione parla di due ragazzi, Ludovico e Franco, che in presenza di padre Erasmo e delle suore  e delle altre alunne della scuola, furono accusati di una serie di brutte azioni, avvelenamenti,  stregonerie, seduzioni di ragazze e altre cose. Alloro tentativo di difesa Germana, cioè il diavolo,  ricordava le circostanze di tempo, di luogo, di persona, delle azioni commesse e rivolto a Franco  diceva:

— Sei ancora un ragazzo, giovane di anni ma vecchio di malizia e di brutte azioni. Sei peggiore di  me. Per questo sei completamente mio, non ti lascerò più finché non ti avrò portato con me nell’inferno.

Il ragazzo, pallido come un cencio e tremando, tirò fuori dalla tasca la corona del rosario, pregando  il padre Erasmo di farlo tacere.

— Taci! — gli ordinò il padre.

Il demonio si azzittì ringhiando come un cane. I due ragazzi corsero subito in chiesa a confessarsi.  Ludovico morì pochi anni dopo assistito dal sacerdote e con tutti i sacramenti, di una malattia che  egli stesso si era comprata coi suoi vizi. Franco, dopo aver recato grave danno a una donna e portato alla rovina altre persone, morì pazzo.

Lo stesso capitò ad altre due ragazze di nome Cordula e Crescenza. Al sentirsi dire apertamente le  loro malefatte si misero a tremare piene di vergogna senza poter dire una parola. A una terza, che da molto tempo non si era più confessata, Germana, cioè il demonio, disse:

— Ah! tu sei mia, sei una mia schiava che fa tutto quello che voglio io.

E battendole confidenzialmente la mano sulla spalla continuò:

— Già, tu sei la mia compagna carissima. Non confessarti, non confessarti più, non serve a niente  confessarsi.

I superiori e gli alunni della missione, che in un modo o nell’altro venivano a sapere di questi fatti,  ne restavano molto impressionati. Era il demonio che parlava e sapendo da che pulpito veniva la  predica, si poteva capirne meglio anche il significato e capirne le conseguenze. I confessionali erano sempre affollati di penitenti. Essi avevano capito che solo una confessione ben fatta poteva tener  lontano da loro un avversario così feroce. Così gli interventi sfacciati e volgari del demonio  servivano praticamente ad allontanare da lui le anime e ad avvicinarle di più a Dio.

***

Paolo Calliari

Nessun commento:

Posta un commento