venerdì 8 dicembre 2023

IL DISCERNIMENTO DEGLI SPIRITI

 


Caratteri dello spirito diabolico circa i moti o atti della volontà, affatto opposti ai caratteri dello spirito di Dio. 


***


§. V. 

 130. Il quarto carattere si è, la durezza della volontà in arrendersi alla obbedienza de' superiori. Abbiamo di una tal durezza un grande esempio nel cuore di Faraone. Gli fa Iddio intendere per mezzo di Mosè, che lasci in libertà il popolo Ebreo; ed egli punto non si arrende ai comandi del ministro di Dio: “Però il cuore del faraone si ostinò e non diede loro ascolto, secondo quanto aveva predetto il Signore” (Es.7,13). Fa prova Mosè di ammollire quel cuore duro con i prodigi; ma quello non si piega. Tenta di spezzarlo con i castighi, flagellando in mille guise il suo regno e la sua reggia; ma quello a colpi sì neri non si riscuote. Parve bensì una volta vinto dal terrore de' castighi, mentre s'indusse a concedere al popolo la bramata licenza; ma tosto diede a conoscere ch’era più duro che mai, perché dopo la partenza del popolo, l'inseguì col suo esercito, lo perseguitò fino alle acque del mar Rosso; né mai si quietò, finché non rimase miseramente annegato dentro quelle onde. Pare che un cuore umano non potesse naturalmente essere capace di tanta durezza, se il demonio non vi avesse molto trasfuso del suo spirito protervo. 

Una simile cosa accade a quei che sono dominati dallo spirito diabolico. Hanno una certa durezza di volontà, per cui o si oppongono apertamente, o almeno con molta difficoltà si arrendono alle persuasioni, ai consigli, ai comandi ed alle riprensioni de' ministri di Dio, che o nello spirituale o nel temporale in luogo di Dio li governano. 

 131. Né di ciò punto si meraviglierà il lettore, se rifletterà a ciò che dice Cornelio A-Lapide interpretando quelle parole di S. Paolo: “Quale intesa tra Cristo e Belial, o quale collaborazione tra un fedele e un infedele?” (2Cor 6,15). Insegna egli, che la parola Belial, secondo l'espressione della lingua santa, significa il diavolo, in quanto è il principe ed il padre de' disobbedienti; mentre fu il primo ad apostatare ea scuotere il giogo della obbedienza e soggezione dovuta all'Altissimo. 

E però i disobbedienti. gli apostati, i ribelli, i contumaci sono chiamati figliuoli di Belial, cioè figliuoli del diavolo, per lo spirito recalcitrante e ribelle che hanno ricevuto dal loro perfido padre (Cornel. A-Lap. In 2Cor 6, 15). E qui s'intenderà perché Samuele sgridando Saulle disobbediente, gli dicesse, che il ripugnare alla obbedienza è peccato quasi eguale alla scelleraggine della idolatria: “Poiché peccato di divinazione è la ribellione, e iniquità e perfino l'insubordinazione. Perché hai rigettato la parola del Signore, Egli ti ha rigettato come re» (1Sam 15,23): perché è un voltare le spalle a Dio che alla obbedienza ci stimola con i suoi comandi, per seguire l'interno istinto del demonio che alla disobbedienza ci spinge col suo spirito superbo e contumace. 

 132. Da questo segue, che lo spirito diabolico non c'inclina mai ad aprir schiettamente ai superiori, o ai padri spirituali gl'interni moti della nostra anima, perché, come dice lo stesso Cornelio A-Lapide, per scoprire le sue frodi, non v'è più sano consiglio (se vogliamo credere ai padri, ai santi ed alla stessa esperienza) che palesare ogni nostro pensiero ed ogni movimento del nostro cuore ad un uomo prudente, dotto e pio, specialmente al confessore, e soggettarsi al suo consiglio. Ma perché il demonio non vuole essere scoperto. abborrisce queste aperture di coscienza, instilla nel cuore de' suoi seguaci un certo orrore ad aprirsi, e loro lo vieta con le sue suggestioni (Cornel. A-Lap. In 2Cor 11,14). 

 133. Cassiano dice di più, che il demonio teme tanto di questa apertura sincera, che il solo conferire con i superiori le proprie tentazioni basta, acciocché cessi dal molestarci; e che altro non vi vuole, acciocché egli rompa la tela de' suoi inganni, e si ritiri da noi svergognato e confuso (Cassian. Coll. 2. cap. 10). Riferisce di sé l'abate Doroteo in un suo sermone, che in tempo della sua giovinezza era talvolta tentato di non aprirsi all'abate Giovanni suo direttore, sul supposto, che già sapeva la risposta che ne avrebbe riportata. Egli però non si dava per vinto: ma conoscendo la suggestione del nemico, la rigettava con sdegno, e correndo ai piedi del santo vecchio, gli svelava sinceramente gli arcani del suo cuore (Abb. Doroth. doctr. 5). 

 134. E in realtà troverete, che il demonio trasformato in angelo di luce talvolta esorti alcuno, fraudolentemente, a far orazione ed affliggere il corpo con aspre penitenze, a zelare sopra gli altrui difetti, e fino ad obbedire ai propri superiori, come accadde a santa Caterina di Bologna, a cui il demonio, apparendo in figura di Gesù Cristo, diede più volte questo santo consiglio, benché con fine perverso, conforme la relazione, ch'ella stessa ne fa in una sua opera (S. Cater. di Bol. Lib., Delle 7 armi necessarie alla battaglia spirituale.). Ma non troverete ch'esortasse mai alcuno ad aprirsi. In tutto con sincerità e con candore ai propri direttori: perché egli ha le proprietà de' traditori e de' ladri, che di niuna cosa temono più, quanto di essere scoperti. Resti dunque concluso: che durezza di volontà in obbedire, e cupezza in aprirsi ai padri spirituali è manifestamente spirito diabolico. 

G. BATTISTA SCARAMELLI SERVUS IESUS 


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