martedì 19 dicembre 2023

Il Dogma dell'Inferno

 


Santa Cristina vergine, giustamente sopranomata l'Ammirabile, nata a Santrond nel 1150, risuscitò da morte, e visse di poi quarantadue anni, sopportando inauditi patimenti per sollievo delle anime purganti e per la conversione dei peccatori. Dopo la giovinezza passata nell'innocenza, pazienza ed umiltà, morì ella di trentadue anni in odore di santità, e ne fu portato il cadavere scoperto nella chiesa di Nostra Signora per celebrarvi le esequie. Or mentre i fedeli, concorsivi numerosi, le stanno pregando requie, all'Agnus Dei; la defunta si solleva dal feretro, e pochi momenti appresso si lancia leggiera come piuma in alto, e tranquilla si asside sopra una cornice. A tale portento tutta la gente fugge atterrita, lasciando soli la maggior sorella della morta ed il parroco celebrante. Il quale, compiuta la messa, ordina a Cristina di calare; ed ella scende all'istante soavemente, come non avesse peso il suo corpo, e colla sorella tornasi tranquillamente a casa; dove interrogata dai parenti e dagli amici, ella rispose così: «Quando ebbi dato l'estremo sospiro, l'anima mia uscita dal corpo trovossi attorniata da uno stuolo di angeli, che la trasferirono in luogo buio e pauroso, dove accoglieasi moltitudine innumerevole di anime umane. Ed io vidi pene e tormenti da non potersi esprimere da lingua creata. Fra' tormentati ravvisai parecchi da me conosciuti in vita; all'aspetto dei crudi loro supplizii mi senti a compresa da vivissima compassione, e chiesi alle mie guide che luogo fosse quello. Io lo riputava l'Inferno; ma mi fu risposto che era il Purgatorio. Appresso mi furono dati a vedere i tormenti dei reprobi, e là pure ravvisai alcuni di mia conoscenza. Poscia gli angeli mi trasportarono in Paradiso al trono di Dio; e lo sguardo pieno di amore, a me da lui rivolto, mi ricolmò d'ineffabile allegrezza, che mi facea sentire come per tutta l'eternità io avrei goduto di quella beatissima presenza. Ma il Signore, in risposta a' miei pensieri, disse: Sì, o figliuola, tu sarai meco eternamente: ma per ora lascio a tua scelta, o di goder subito della beatitudine, o di tornare anche in vita, a soffrire in corpo mortale le pene delle anime immortali, senza però che possano queste arrecargli guasto alcuno. Per tali pene libererai tu le anime testè vedute con sì grande tua compassione, e contribuirai validamente alla conversione e santificazione dei vivi, compiuto il tempo di tua missione, qua ritornerai al possesso del mio regno. - Non esitai punto a scegliere la parte della carità, e Dio mostrandosene contento ordinò agli angeli di ricondurmi sulla terra. E voi, o miei cari, non vi maraviglierete ai grandi portenti che vedrannosi nella mia persona; poiché saranno opera del Signore, il quale fa ciò che gli piace, secondo i suoi disegni, sovente occulti, ma sempre adorabili». A tale narrazione, ben si capisce, gli astanti rimasero colpiti di un santo sbigottimento, e mirando sbalorditi a Cristina, tremavano al pensiero dei patimenti serbati a questa risorta figliuola. E di fatto, ella da quel punto venne a parere un'anima del Purgatorio in corpo mortale, di maniera che la vita sua riuscì un tessuto di prodigii e di dolori non più veduti. Si ritrasse dal commercio degli uomini, vivendo abitualmente in solitudine. Dopo udita messa, ove sovente comunicava, si vedea fuggire verso i boschi e le selve, a durarvi giorno e notte  in orazione; e com'era dotata dell'agilità, volava da un luogo all'altro colla prestezza del lampo, lanciavasi al sommo degli alberi, sui tetti delle case, sulle torri dei castelli e delle chiese; sicché spesso i passaggeri la vedeano posare sui rami di una pianta, e tosto dileguavasi via al loro approssimarsi. Non usava di ricovero alcuno; ma vivea come gli animali del bosco, esposta a tutte le ingiurie del cielo, anche nella più rigida stagione: il suo vestire era modesto, ma grossolano e poverissimo: mangiava, come gli animali, ciò che incontrava per via. Se vedeva un fuoco acceso, v'introducea le mani, i piedi, e, se potea, tutto il corpo, durando nel tormento quanto più le era possibile: spiava le occasioni di gittarsi nelle ardenti fornaci, nei forni arroventati, nelle caldaie bollenti. D'inverno passava le notti nelle gelate acque dei fiumi: talvolta lasciavasene portare dalla corrente sotto le ruote dei mulini, ad esserne travolta, sbattuta, conquassata. Altra industria della insaziabile sua brama di tormenti era di stuzzicare le frotte di cani, perché la mordessero e straziassero; o di ravvoltolarsi fra sterpi e spine, fino a grondare tutta di sangue. Sono questi alcuni dei modi, ond'ella non cessava di tormentare il proprio corpo; e cosa mirabile, ma conforme alla promessa fattagliene da Dio, all'uscire del suo supplizio non ritenea veruna piaga, né si vedea tocco il suo corpo dalla minima lesione. La quale vita di patimento tornò ad edificazione di un numero grandissimo di fedeli, che ne furono testimonio per tanti anni; ed ella dopo convertiti moltissimi peccatori, volò infine a goder della gloria degli eletti, l'anno 1224. Ora se rigori somiglianti ci fanno fremere, che pensare dei tormenti dell'altra vita? Là un'ora di pena sarà più tremenda che cento anni passati quaggiù in rigorosissima penitenza, dice l'autore della Imitazione.

R. P. SCHOUPPES S.J.

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