mercoledì 7 aprile 2021

IL PURGATORIO NELLA RIVELAZIONE DEI SANTI

 


Si legge nella vita della ven. Agnese di Gesù, religiosa  domenicana, che per più di un anno sottopose il suo corpo ad  asprissime penitenze, ed innalzò a Dio molte e ferventi  preghiere pel defunto padre del suo confessore. Quest'anima le  appariva sovente implorando i suffragi di lei, e un giorno  avendole toccata una spalla con la mano, ebbe a soffrirci per  più di sei ore gli ardori intollerabili del Purgatorio: finalmente  il defunto fu liberato dopo tredici mesi da quelle torture. Sopra  di che gli autori delle memorie sulla vita della madre Agnese  fanno osservare il rigore dei divini giudizi; poiché il defunto  avea santamente vissuto nel secolo, era un confessore della  fede, essendo stato perseguitato dai protestanti di Nimes, i  quali si erano impadroniti de' suoi beni, l'aveano gettato in  prigione e vessata con ogni sorta di angherie; prima di morire  aveva sopportato con pazienza esemplare una lunga e dolorosa  malattia; eppure nonostante tanti meriti acquistati, nonostante i  digiuni, le preghiere, le discipline della caritatevole Agnese,  nonostante le numerose Messe celebrate dal figlio suo, ei restò  più di un anno in mezzo a quelle torture spaventose. Ma udite  un esempio ancor più meraviglioso. Allorché questa stessa  madre Agnese era priora del suo monastero, una delle religiose  per nome suor Angelica, venuta a morte, il dì seguente a quello  in cui era spirata, il confessore della comunità ordinò alla  superiora che si recasse a pregare sulla tomba di lei. Vi andò  ella infatti, e trovandosi là inginocchiata tutta sola e nel cupo della notte, fu assalita da un subitaneo timore, insinuatole forse  dal demonio, che voleva distrarla da quel caritatevole officio.  Abituata però com'era alle sue astuzie, si tenne salda ed offrì a  Dio quello spavento in espiazione per la defunta,  rappresentandogli come non fosse curiosità ma obbedienza che  la induceva ad interessarsi dello stato di quell'anima, e poiché  era a lui piaciuto di farla custode in vita di quella povera  pecorella, fosse naturale ch'ella trepidasse per lei dopo la  morte. Ed ecco venirle innanzi la morta in abito da religiosa,  emettendo dal capo come una fiamma ardente, il cui calore  bruciava quasi il viso della priora, alla quale suor Angelica con  grande umiltà domandò perdono dei dispiaceri causatile  durante la vita, ringraziandola dell'affettuosa assistenza che le  avea prodigata nell'ultima malattia. La madre Agnese, da parte  sua, tutta confusa, domandava perdono alla suora, pretendendo  nella sua umiltà di non averle prestato tutte quelle cure, alle  quali sarebbe stata tenuta nella sua carica di superiora. Ma suor  Angelica seguitava a ringraziarla e ad attestarle la sua  riconoscenza, perché in vita le aveva spesso inculcate quelle  parole del Vangelo: «Maledetto colui che compie con  negligenza l'opera di Dio». La spronava in pari tempo ad  eccitare le suore a servir Dio con sollecitudine e ad amarlo con  tutto il cuore, e soggiunse: - Se si potesse arrivare a  comprendere quanto son grandi i tormenti del Purgatorio, si  starebbe sempre all'erta per cercare di evitarli.

Tutti sanno quanto grande fosse il fervore delle prime  compagne di S. Teresa, di quelle anime elette, che ella si era  associate per la riforma del Carmelo. Eppure malgrado la loro  santità e le loro eroiche penitenze, quasi tutte dovettero provare  le pene del Purgatorio. Ecco quanto racconta a tal proposito la  Santa stessa (Vita S. Teresa, scritta da lei stessa, cap. 30).  « Una religiosa di questo monastero, gran serva di Dio, essendo  morta appena da due giorni e recitandosi per lei in coro l'Ufficio dei defunti, mentre una suora leggeva una lezione ed  io ero in piedi per dire il versetto, alla metà della lezione vidi  l'anima della suddetta uscire dal fondo della terra e salire al  cielo. Nello stesso monastero moriva, in età di diciotto o venti  anni circa, un'altra religiosa vero modello di fervore e di virtù,  la cui vita era stata una serie non interrotta di patimenti e di  dolori sofferti con ammirabile pazienza. Io non dubitavo che  sarebbe libera dalle fiamme del Purgatorio; eppure, mentre  circa quattro ore dopo la sua morte recitavo l'Ufficio, vidi  parimenti la sua anima uscir dalla terra e salire al cielo ».

Sac. Luigi Carnino,

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