lunedì 27 settembre 2021

IL ROSARIO

 


Per parlare del Rosario dobbiamo partire da un concetto basico: che "chi prega si salva,  chi non prega si danna ", cioè dalla necessità della preghiera o rapporto d’amore e di vita  con Dio. Come il respiro continuo è essenziale alla vita fisica, così la preghiera è condizione  indispensabile per la vita spirituale, perché l’uomo non è solo (come dicono) "homo sapiens",  ma creato da Dio a sua Immagine e Somiglianza, elevato all’ordine soprannaturale di un   eterno rapporto di vita e di amore con Dio. Da qui, che il Signore raccomanda di pregare  incessantemente. Da qui pure, che la preghiera deve essere come respirare, un incessante  ricevere e dare, ricevere e contraccambiare ("mi ami, Ti amo"), apparentemente ripetitivo,  ma al tempo stesso sempre nuovo. Il vero amore mai si ripete, è sempre nuovo, pur dicendo  sempre la stessa cosa. Così sono le Avemaria del Rosario.  

La finalità della preghiera non è di compiere un obbligo o fare un esercizio mentale, ma  entrare in intimità con Dio, un "inzupparsi" di Dio, della sua conoscenza, del suo Amore  trasformante. Dopo la preghiera dobbiamo essere migliori, almeno nell’intenzione.  

 La preghiera si rivolge sempre a Dio: cioè, al Padre, a Gesù Cristo, allo Spirito Santo.  

Quando ci rivolgiamo al Padre, lo facciamo sempre "per Cristo, con Cristo e in Cristo",  mediante l’azione dello Spirito Santo; e si dà il caso che Gesù Cristo ha voluto la  partecipazione e l’unione inseparabile di sua Madre in tutto.  

Se è pensare a Gesù o guardarlo, occorre farlo con gli occhi o con il Cuore di Maria,  affinché il nostro pensiero o il nostro sguardo possa arrivare a Lui e possa interessargli; se si  tratta di guardare Maria o rivolgersi a Lei, occorre farlo con gli occhi e con il Cuore stesso di  Gesù per no tradire il suo Amore Divino di Figlio.  

Maria "recitava il Rosario": ma come? E’ vero che a Lourdes Santa Bernadette la vedeva  farsi il segno della Croce, dire con lei el Padrenostro e il Gloria; durante le Avemaria Lei non  diceva nulla ma passava con le dita i granelli del rosario. Ma il modo di dire el Rosario lo  troviamo nel vangelo di San Luca: "Maria  –dice per ben due volte–  meditava tutte le cose   di suo Figlio nel proprio Cuore".  In questo consiste il Rosario! 

Perciò si può dire che è come una fotocopiatrice, mediante la quale possiamo copiare  ogni giorno le varie scene (i misteri) della Vita di Gesù e di Maria nella pagina in bianco della  nostra vita. Per tanto, se abbiamo stampato qualunque altra cosa che a ciò non corrisponda,  dobbiamo cancellarla; altrimenti dire il Rosario risulta inutile, non riempie né produce frutto.   Ad ogni mistero, le Avemaria sono come passare dieci volte la pagina sotto l’immagine che  vogliamo fotocopiare e il "flash" di luce è l’azione dello Spirito Santo. La fotocopiatrice,  possiamo dire pure, è il Cuore Immacolato di Maria.  

Possiamo considerare il Rosario come la mano materna che ci prende per mano per  condurci attraverso le pagine fondamentali del Vangelo; perciò mi piace prendere il Rosario  all’inizio e sollevarlo in alto, come il bambino che dà la mano alla sua mamma.  

Padre Pio lo chiamava "l’arma" nella lotta di spiriti che stiamo vivendo. I miei amici  colombiani lo chiamano "il mitra delle cinquanta pallottole". Suppongo che in mano a Davide  sia stata la fionda con cui colpì il gigante Goliat. La battaglia di Lepanto, che fermò  l’avvanzata irresistibile dei turchi in Europa, fu vinta  mediante il Rosario: da questo è nata  l’invocazione "Aussiliatrice dei Cristiani" e l’istituzione della sua festa del 7 Ottobre, fatta dal  Papa San Pio V. Il Sultano disse: "Io non temo i cannoni dei cristiani; ciò che temo è quel  vecchio a Roma col suo rosario in mano". E con il Rosario fu liberata l’Austria, metà della  quale era occupata dall’Armata sovietica da alcuni anni dopo la fine della guerra.  

Senza dubbio è la catena con cui, secondo l’Apocalisse, San Michele deve incatenare il  drago per rinchiuderlo nell’inferno; sta aspettando che tutti insieme la completiamo. O come  diceva San Bartolo Longo, è  "la dolce catena che ci unisce a Dio". 

Esso è un continuo ripassare la vita di Gesù e di Maria per ricambiare in amore quanto  per noi hanno fatto, hanno sofferto, ci hanno preparato. E’ un girare –anche la stessa forma della “coroncina” lo dice– per imprimere insieme alla nostra Mamma il nostro doveroso atto  di adorazione, di lode, di benedizione, di ringraziamento, di riparazione e di amore, e per  invocare in ogni scena o mistero del Rosario il frutto di tutta la vita di Gesù e di Maria, cioè, il  compimento del Regno…  

Come al tempo di Giosuè, per conquistare Gerico, anche noi dobbiamo girare in silenzio  tante volte seguendo la vera “Arca dell’Alleanza”, che è Maria, servendoci appunto del  Rosario… Ma ricordiamo il testo biblico:  Gerico era saldamente sbarrata dinanzi agli Israeliti;  nessuno usciva e nessuno entrava. Disse il Signore a Giosuè: «Vedi, io ti metto in mano Gerico e il  suo re. Voi tutti prodi guerrieri, tutti atti alla guerra, girerete intorno alla città, facendo il circuito della  città una volta. Così farete per sei giorni. Sette sacerdoti porteranno sette trombe di corno d'ariete  davanti all'Arca; il settimo giorno poi girerete intorno alla città per sette volte e i sacerdoti  suoneranno le trombe. Quando si suonerà il corno dell'ariete, appena voi sentirete il suono della  tromba, tutto il popolo proromperà in un grande grido di guerra, allora le mura della città crolleranno e  il popolo entrerà, ciascuno diritto davanti a sé». (Giosuè, 6,1-5)  

Non dimentichiamo mai lo scopo del Rosario: plasmare in noi la stessa vita interiore  vissuta da Gesù e da Maria. In questo consiste esattamente il Regno di Dio, il Regno della  Divina Volontà che tutti domandiamo!  

Perciò è piuttosto triste vedere come tante persone buone limitano il Rosario ad una  cantilena: enunciano “il titolo” di ogni mistero –nessuna considerazione o contemplazione–   e subito aggiungono una qualche intenzione da chiedere (del tipo: “… preghiamo in questo  mistero per il nonno della nipote della zia di Clotilde”, oppure “… preghiamo per i bambini  strabici del Biafra” )  

Lo può recitare chiunque, dal Papa fino alla vecchietta che non sa leggere né scrivere. Si  può dire ovunque e in ogni momento, viaggiando, a casa, in una chiesa, persino in ospedale,  come un caro sacerdote (che adesso è in Cielo), il quale una volta, ricoverato appunto,  arrivò ad un accordo con gli altri tre infermi (comunisti) che erano con lui nella stessa stanza:  cioè, che al mattino avrebbero letto insieme “L’Unità” (il giornale del partido comunista) e il  pomeriggio avrebbero detto insieme il Rosario… Immaginate chi vinse!  

Per concludere, a chi non ha ancora familiarità con esso, raccomando dirlo all’inizio con  una sola decina (un “mistero”), indicando l’argomento o contenuto del mistero con un  pensiero semplice, un’applicazione alla propria vita… e poi regolare la velocità (per esempio,   riducendo la marcia come in una macchina e la velocità, per aumentare la potenza del  motore e rendersi conto di ciò che sta dicendo e a chi lo sta dicendo, come pure con chi lo  sta dicendo e  perché lo sta dicendo… ecc.  

Per chi si distrae facilmente nel recitarlo da solo, può essere un buon rimedio dire le  preghiere in voce alta, mantenendo il “ritmo” o cadenza delle frasi, in modo che ascolti la  propria voce e così “si tenga un po’ di compagnia”.  

Il Rosario poi moltiplica la sua potenza e il suo “sapore” quando si recita in famiglia: 

“Famiglia che prega unita, rimane unita”. Questo era il motto di Padre Peyton, nella sua  “Crociata del Rosario”.    

Quando lo si recita in gruppo (in chiesa o a casa) e sono per esempio 15 persone,  conviene che chi lo guida faccia notare che non debbono essere “15 rosari”, ma un solo  rosario, e che per tanto ognuno prenda coscienza di tutte le altre persone, si renda conto di  chi è lì presente e che lui fa parte del gruppo, appunto. Quindi non si debbono sentire “voci  ammucchiate”, ma per quanto possibile una sola voce, un vero coro nel quale non c’è chi  corre più degli altri né chi ritarda e finisce dopo gli altri.  

Insomma, spero che questa conferenza non finisca se non con un bel Rosario detto tutti  insieme, con una sola voce e un solo cuore, passandosi per esempio, una bella immagine  della Madonna di mano in mano, al tempo stesso che ogni persona dice un’Avemaria.  Questo potrebbe essere una delle quasi infinite maniere di dirlo. 

P. Pablo Martín 

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