giovedì 30 settembre 2021

LA ROVINA DELLA CITTÀ DI ROMA

 


Mirabili avvertimenti anche a Costantinopoli. 

7. Anche pochi anni fa, a Costantinopoli, sotto l'imperatore  Arcadio (sono forse qui presenti ad ascoltare, in mezzo a questa  gente, alcuni che erano presenti anche là) Dio volle atterrire la città, per emendarla con lo spavento, convertirla con lo spavento,  purificarla, mutarla. E si rivelò a un suo servo fedele, a un militare,  si dice. Gli annunciò che la città sarebbe perita per un fuoco sceso  dal cielo, e lo incaricò di darne notizia al vescovo. Al vescovo la  notizia fu data, ed egli non trascurò l'avvertimento, parlò al popolo.  La città si convertì in lutto di penitenza, come un tempo l'antica  Ninive 19. Tuttavia perché gli uomini non credessero che colui che  aveva dato l'annunzio fosse caduto in un abbaglio o avesse voluto  ingannare, avvenne che nel giorno indicato dalla minaccia di Dio:  mentre tutti stavano sospesi e aspettavano con gran timore il  realizzarsi della predizione, all'inizio della notte, quando le tenebre  cominciavano a scendere sul mondo, apparve dall'Oriente una nube  di fuoco. Essa era prima piccola, poi, mano a mano che si  avvicinava alla città, sempre più grande e minacciosa, fino a  quando su tutta la città incombeva un terribile spavento. Si vedeva  un'orrenda fiamma sovrastare dal cielo e non mancava neppure  l'odore di zolfo. Tutti fuggivano in chiesa, il luogo non riusciva a  contenere la folla. Esigevano con forza l'amministrazione del  Battesimo, a chiunque lo potesse dare. Si esigeva la salvezza del  sacramento non solo nella chiesa, ma anche per le case, per le vie  e per le piazze, per sfuggire all'ira [divina] non presente senz'altro,  ma imminente. Tuttavia dopo quella grande minaccia, quando Dio  ebbe mostrato la fedeltà del suo servo, la veridicità dell'annuncio  che il suo fedele aveva dato, la nube, così come s'era addensata,  così cominciò a diminuire e, a poco a poco, si dissolse. Il popolo,  fattosi un poco tranquillo, udì un'altra predizione: che bisognava  evacuare totalmente la città, perché essa il sabato successivo  sarebbe andata in rovina. Uscì, insieme con l'Imperatore, tutta la  cittadinanza. Nessuno rimase in casa, nessuno chiuse la sua casa. I  cittadini, allontanatisi alquanto dalle mura, con gli occhi rivolti alle  dolci case, davano piangendo l'estremo saluto alle carissime  residenze lasciate. Quella moltitudine, che si era allontanata  parecchie miglia e si era radunata tutta in uno stesso luogo per  pregare insieme il Signore, poté scorgere a un tratto un grande  fumo [sulla città] e alzò al Signore un grande lamento. Poi, visto  tutto tranquillo, mandò alcuni in esplorazione perché riportassero  notizie. Trascorsa l'angosciosa ora della predizione, e d'altra parte  riportando notizia gli inviati che tutti gli edifici erano salvi, le case in  piedi, tutta la popolazione, con grandissima gioiosa riconoscenza,  ritornò in città. Nessuno perse la minima cosa della sua casa e la  ritrovò con la porta aperta, così come l'aveva lasciata. 

Sant'Agostino

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