lunedì 23 ottobre 2023

L'esser perfetto nella sua vocazione altro non è, che fare i doveri o gli uffizi, che uno per la sua condizione è obbligato di fare ; ma farli bene, ed unicamente per l'onore ed amore di Dio

 


DIARIO SPIRITUALE

di Anonimo napoletano


" L'esser perfetto nella sua vocazione altro non è, che fare i doveri o gli uffizi, che uno per la sua condizione è obbligato di fare ; ma farli bene, ed  unicamente per l'onore ed amore di Dio, col riferir tutto alla gloria di lui. Chi  così opera, dicesi perfetto nel suo stato, ed uomo secondo il cuore, e secondo  la volontà di Dio. " S. Francesco di Sales. 

Nelle Vite de' SS. PP. si narra dell'Abbate Pafunzio, tanto celebre in santità, che un giorno mostrò desiderio di  sapere dal Signore se egli avesse alcun merito presso di lui ; e gli fu risposto, ch'era giunto ad uguagliare il  merito di un tal gentiluomo, Barone di una terra, che gli nominò. Si portò subito il Santo a trovar colui, dal  quale fu ricevuto benignamente, e ben trattato, e terminata la cena lo pregò di manifestargli il tenore della  sua vita. Si scusò il Barone con dire di non aver egli in sé virtù alcuna: ma poi importunato dall'altro gli  disse, ch'era attentissimo ad albergare i Pellegrini, e in provvederli di quanto era loro necessario per lo  viaggio: che mai non disprezzava i poveri, e li soccorreva nei loro bisogni ; che faceva amministrar la  giustizia rettamente, e dava sempre le sentenze giuste, non partendosi mai dalla ragione né per  raccomandazioni, né per affetto: che non facea verun' angaria a' suoi sudditi: che lasciava seminar ne' suoi  campi a chiunque voleva, e non prendeva più del dovere: che niuno si poteva lamentare d'aver mai ricevuto  danno, o molestia dalla sua famiglia, o da' suoi bestiami: che non avea mai contristato alcuno, né mai detto  male d'altrui ; ma onorava tutti, amava tutti, aiutava tutti in quel che poteva, e si studiava di mantenere tutti  in pace e concordia. In udir ciò restò il S. Abate grandemente consolato, ed intese, che la vera Perfezione non  sta in tante cose, ma in adempiere i suoi doveri. In S. Cesario, Terra della Provincia di Lecce, vi era una  Monaca di casa, tenuta in concetto di santità nel tempo che viveva il B. Giuseppe da Cupertino ; il quale  trovandosi un giorno in casa del marchese di quel luogo, e richiesto dal medesimo del suo parere circa la  fama di santità, che correa di quella Monaca, rispose: una ne avete qui vera santa, che non è conosciuta ; e gli  nominò una povera vedova, di cui non glie n'era stata mai fatta parola. S'informò il Marchese della qualità di  questa, e trovò, che se ne stava sempre chiusa nella sua piccola casuccia insieme con alcune sue figliole,  faticando continuamente per potersi mantenere, e non si lasciavano mai vedere fuorché una volta il giorno,  ch'era la mattina di buon'ora, che andavano alla Chiesa per sentire la Messa. 

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