domenica 19 aprile 2020

È fondamentale lo scopo che la nostra intenzione dà alle cose.



In tutto ciò che esiste, Dio ha messo una finalità. Tante finalità secondarie, magari subordinate le une alle altre, ma tutte in funzione di una sola, grande, sublime Finalità: dare compimento al suo Regno, al decreto eterno del suo Volere Divino, fare che i tanti figli siano in tutto simili al Figlio e una cosa sola con Lui.  
Ma, ad immagine di Dio, anche noi mettiamo una finalità in ogni cosa che facciamo. Essa deve essere subordinata ed in funzione della nostra finalità ultima, la quale deve sempre più coincidere con la Finalità di Dio, vale a dire, con il Volere di Dio. Altrimenti “chi con Lui non raccoglie, disperde” e tutto ciò che fa va perso, è inutile, è pura perdita. In altre parole: ogni cosa che facciamo, la facciamo per Dio oppure per il proprio “io”. La finalità che diamo ad ogni nostra azione (anche inconsciamente) determina la direzione che essa prende: verso Dio o verso il nostro “io”. Immaginiamo una fila di aerei sulla pista di decollo di un aeroporto: uno dopo l’altro decollano e partono, e tutti dovrebbero salire in alto, verso il cielo, ma purtroppo tanti non si elevano e finiscono per precipitare e schiantarsi. Non s’improvvisa l’ultima e definitiva risposta a Dio, non si cambiano i gusti, l’oggetto dei desideri: “là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,21). 
Anche i ragionamenti e i discorsi umani, apparentemente ben congegnati e che mostrano delle finalità buone in sé stesse, ma secondarie, spesso nascondono una intenzione (una finalità ultima) che si discosta da quella di Dio. Così sono i suggerimenti e le tentazioni del padre della menzogna, come quando tentò il Signore nel deserto, o quando s’insinuò per bocca di Simon Pietro. 

P. Pablo Martin Sanguiao

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