giovedì 18 novembre 2021

IL REGNO DEI GIORNI FELICI

 

Il Paradiso visto da me. 

Lo Spirito Santo non rifiuta il dialogo, e nemmeno di essere trattato da amico se vede che le parole del dialogo sono condite con sentimenti d’amore. 

Me ne rendevo conto sempre di più. Allora mi è venuta l’idea di approfittare di un momento di pace e tranquillità per confidarmi con Lui a proposito di una “sete” che avevo dentro di me, e che non ero mai riuscito a spegnere, una specie di smania che mi sentivo dentro fin dalla fanciullezza. Si trattava del Paradiso, o piuttosto dell’idea che noi umani ci possiamo fare del  Paradiso vivendo qui sulla terra. Volevo capire, almeno un po’, com’era fatto il Paradiso, ma più cercavo e meno trovavo. Per esempio, durante una Messa  domenicale mi ero lasciato convincere dal predicatore che in Paradiso tutte  le anime sono felici di una felicità perfetta, totale; ma poi durante una  lezione di catechismo ero rimasto colpito dalla spiegazione che la maestra di  turno, una suora, ci aveva dato in proposito. Aveva detto che in Cielo certe anime sono “più vicine” a Dio, e quindi più fortunate e felici di certe altre. 

Chi dei due aveva ragione? Il predicatore o la maestra? 

Siccome l’immagine del Paradiso che pian piano mi ero già costruito mentalmente rifletteva quella di un anfiteatro, in cuor mio concludevo che gli  abitanti del Paradiso non potevano essere tutti felici allo stesso modo, perché  in un  anfiteatro i posti non sono tutti in prima fila. A causa di tutto questo,  la mia logica di fanciullo, già mezzo adolescente, era un po’ in rivolta. In certi momenti mi capitava persino di pensare che forse il Cielo perfetto era un’invenzione, una specie di utopia. Siccome la cosa durava, e ormai mi sentivo come un topolino preso in trappola, un bel giorno mi sono rivolto al  Creatore con una preghiera del genere: 

 «Dio d’amore, vorrei parlarvi della questione del Paradiso. Non ce l’avete  per caso una maniera per spiegarmi com’è fatto? Una maniera adatta al mio modo di pensare? Il vecchio parroco del paese dove sono nato (pace all’anima sua), ha sempre rifiutato di rispondermi su questo argomento, e mi sembra che  con le mie domande sono riuscito a dargli persino fastidio. Vi ricordate di quando ho scoperto l’esistenza della parola: “elucubrazione”? È stato lui a farmela scoprire. Diceva che per lui i miei discorsi erano delle “elucubrazioni  mentali”. Non vorrei importunarvi con delle “elucubrazioni mentali”. Vorrei solo informarmi se sì o no presso di Voi esiste una spiegazione, un qualcosa che  sia in grado di aiutarmi ad uscire dalla trappola mentale nella quale mi sento  preso a proposito del Paradiso."  

“Pfaff”... Due bottiglie mi si presentano davanti, ed è come se le vedessi,  anche se con i miei occhi umani non vedo niente. Una è grande, l’altra è più piccola di circa la metà. La Voce immateriale mi dice: “Attenzione! Ora le riempio d’acqua. Sappi che quest’acqua rappresenta  la felicità, e che le due bottiglie sono due anime appena arrivate in Paradiso.” 

Il tempo di riempirle, e il mio “Dolce Ospite” immateriale riprende la sua spiegazione dicendo:  

– Adesso che le due anime sono riempite di felicità, ognuna secondo le  sue capacità, pensi che siano completamente felici ambedue?  

– Sì! Sono certo che ambedue sono pienamente, totalmente felici. 

– Pensi che la più piccola potrebbe sentirsi “frustrata” di non avere una felicità più grande? 

– No, è impossibile. Essa è al massimo delle sue capacità, perfettamente riempita d’“acqua”, cioè di felicità; non è quindi possibile che in lei nascano sentimenti di frustrazione o di gelosia nei confronti della sua compagna più  grande. La bottiglia più piccola è perfettamente felice, felice in assoluto. Ho  anche capito, sicuramente per grazia vostra, che se nel corso della nostra vita terrena qualcuno di noi vuole diventare una grande “bottiglia”, grandissima,  una bottiglia gigante, magari grande come una damigiana, la cosa è possibile.  Basta che aderisca alle vostre ispirazioni, quelle che ci mandate in fondo al  cuore regolarmente. Ogni volta che le accogliamo, esse ci fanno spiritualmente  crescere. Dico bene?  

– Dici bene. Vuoi che ti aiuti ora ad avanzare ancora un po’ su questa via? 

– Sì, lo voglio.  

Non più bottiglie, ma un lampadario maestoso, sospeso al centro di una  cattedrale altrettanto maestosa. Le lampade che lo fanno risplendere  formano dei cerchi concentrici il cui diametro aumenta gradualmente verso il  basso. La luce è unica, ma le lampade ardenti sono innumerevoli e varie,  secondo il grado al quale appartengono. Ne risulta una sola armonia  luminosa, ma grande, dove ogni lampada è felicissima di far luce secondo la  sua potenza e il suo colore. Allora la Voce immateriale mi dice: 

“Questo lampadario potrebbe rappresentare il Paradiso. Come vedi, le lampade che hanno solo 100 watt non sono gelose di quelle che ne hanno tre o  quattro volte di più. Non pensano di fare più luce di quel che fanno, perché la  pienezza le abita, e la loro luminosità è in armonia con la luminosità del rango al quale appartengono.”  

Mi accorgo che la bellezza di questo lampadario è legata alla sua luce  maestosa, la quale dipende dall’elettricità, la quale rappresenta la potenza di  Dio. Questa immagine mi fa capire che Dio è l’Energia che fa brillare il Paradiso con la sua Potenza Divina d’Amore sempre presente. A questo punto il mio “Dolce Ospite” interno m’invita a visitare la cripta della  cattedrale. Scendo con Lui le scale che conducono alla cripta, e vi trovo un  lampadario simile a quello di sopra, ma meno risplendente. Mi rendo conto  che la sua luce è veramente debole, non tanto a causa delle sue dimensioni  ridotte, ma soprattutto a causa delle sue lampadine, che sono quasi tutte  spente, bruciate o svitate. La Voce immateriale mi dice: 

«Di sopra hai visto la Chiesa trionfante, che è quella del Paradiso, qui  vedi la Chiesa militante, che è quella della terra. La luce di questo lampadario  è molto più debole perché, come vedi, le lampadine sono quasi tutte spente:  bruciate o svitate. Per ora la situazione è così, come tu la vedi, ma fra poco questo lampadario sarà rimesso a nuovo. Le lampadine svitate saranno riavvitate, e quelle bruciate saranno rimpiazzate con lampade nuove. Così il  lampadario sarà in grado di rischiarare bene tutta la cripta.» 

Il significato di queste parole, credo, è che fra qualche tempo, non  molto, Dio ridarà alla sua Chiesa militante lo splendore che la Terra  possedeva prima del Peccato originale. Mi nasce in cuore una preghiera: 

“Venga il tuo Regno, Signore Gesù, e venga presto”.  

Parvulis

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